L’ECO DEL VAFFA La sacrosanta pratica del “vaffa”

 

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L’ECO DEL VAFFA

La sacrosanta pratica del “vaffa”

Chi lo avrebbe mai detto che avremmo potuto ripagare della stessa identica “moneta” liberatoria il Movimento 5 Stelle che, complice il suo insigne fondatore, l’aveva utilizzata. Parlo di quel “vaffa” con seguito delle parti posteriori adoperato “ad libitum” come se fosse un brindisi conclusivo festoso.

Se lo meritano a gloria, anche perché stanno utilizzando la loro primitività abbinandola ad una spropositata dabbenaggine, sottovalutazione, a mo’ di novello “Candide” volteriano, al quale tutto va bene. Ovviamente non si può non riconoscere che dabbenaggine e spudoratezza, irrisione e presunzione, arroganza e protervia non siano state già utilizzate a piene mani da quell’epigono berlusconiano, che è stato Matteo Renzi.

Ma ancora ancora tra quelle figure che hanno tenuto bordone ai precedenti governi vi si trovavano personalità di livello medio-alto, che in questo nuovo andranno ricercate con il lumicino, temo con scarsi risultati. Ma tant’è: mi si risponderà che i tempi sono cambiati e che io – in compagnia di molti altri – sono innegabilmente (confesso di esserne anche convinto) “retrò”.

Perchè mai un vecchio rimbambito come me dovrebbe allora mandare a quel paese i rappresentanti di questo Governo ed in modo principale i pentastellati?

E’ presto detto: costoro “governano” in modo molto originale (eh già! Sono i paladini del cambiamento); quando alcuni di loro (per esempio, e che esempio!, il Presidente della Camera, terza carica dello Stato) aprono la bocca distinguendosi da una linea peraltro inesistente (il contratto di Governo è quanto di più aleatorio possa immaginarsi) ci si appresta a dichiarare che “parlano a titolo personale”. Anche lo stesso Presidente del Consiglio parla più o meno a titolo personale e agisce nello stesso modo quando, sollecitato dal Presidente della Repubblica, forse sgomento davanti a tale “brancaleonata”, ha dovuto dare ordine di far sbarcare i 67 della motovedetta Diciotti. Ed a titolo personale parla, a sentire Di Maio, l’altro vice-premier Salvini, quando brontola in modo sconnesso, perché non gli si è consentito fare quel che caspita vuole fregandosene delle regole: lui che ne dovrebbe essere garante e tutore, come Ministro degli Interni.

Quindi s’è capito? “un sonoro  infinito “VAFFA” con annessi e connessi al Governo, al Movimento 5 Stelle e ai suoi sostenitori ovunque essi siano. Andate pure!

 

Joshua Madalon

 

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Ancora sui vitalizi aboliti(!?) e l’immigrazione

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Ancora sui vitalizi aboliti(!?) e l’immigrazione

L’intervento sui vitalizi è un ignobile stratagemma per soddisfare il desiderio insano, vendicativo di presunti soprusi,  di una parte della popolazione, forse anche maggioritaria (!), che ritiene in toto che chi si è impegnato nel lavoro politico lo abbia da sempre fatto in modo indegno, valorizzando i propri interessi e sottovalutando quelli del popolo da cui aveva attinto fiducia. Ovviamente, come è ormai riconoscibile in ogni azione umana di gruppo, ci sono stati casi molto limitati di indegnità conclamata e per molti la responsabilità non può essere assegnata all’individuo, dal momento in cui questo rispondeva ad una gestione politica centralistica, tipo – per fare un solo esempio – quella dell’attuale M5S. Ma la stragrande maggioranza dei parlamentari ha agito in modo straordinariamente corretto; ma, lo si sa, a far notizia e scandalo sono quei pochi che hanno puntato sulla loro carriera personale perseguendo vantaggi limitati a se stessi ed ai loro diretti protetti (ed in questo caso nessuno dei Partiti e dei movimenti può vantare primazie positive).

Sarebbe certo opportuno apportare modifiche come quelle sulla reversibilità, che non ha senso dal momento in cui i meriti di un impegno non possono essere, al pari dei demeriti, travasati sui congiunti e gli eredi. Ma interventi simili non avrebbero attratto tanti consensi: il “popolo” aveva bisogno di vedere scorrere il sangue, intendendo solo pur macabramente ciò un simbolo.

Sarà probabilmente lo stesso popolo come accade sempre nella Storia a ricredersi, allorquando concretizzerà la realtà dei fatti verificando che simili interventi non producono effetti sostanzaili: anzi!

Il rischio è che invece che vantaggi su un recupero di quegli emolumenti alle casse dello Stato si otterranno svantaggi per un esborso successivo di gran lunga maggiore. La protervia e la caparbietà hanno già dato i loro frutti con la vicenda del referendum istituzionale del 4 dicembre 2016. E non fa bene ignorare tutto questo.

Oltretutto un altro aspetto è quello degli interventi sui temi dell’immigrazione. Qui l’Italia si è infilata in un vicolo cieco, raccogliendo soltanto il sostegno dei paesi “sovranisti” che, ovviamente, sono ciascuno per la chiusura dei propri confini. Con queste prospettive è a rischio la Sicurezza. Creando ghetti in patria e chiudendo le frontiere in modo indiscriminato sarà più facile per chi ha progetti terroristici infiltrarsi, cooptando gente sempre più arrabbiata perché esclusa da un Paese che nega l’accoglienza e l’integrazione, rinchiuso sempre più in se stesso a difesa di valori che vanno sbiadendosi progressivamente a vantaggio di altri meno positivi con uno sguardo vetero-nazionalistico.

Anche la Chiesa sta facendo sentire la sua voce, attraverso figure simbolo. Svolga un ruolo civile rispondendo in particolare alle mistificazioni portate avanti da alcuni protagonisti, allorché si dicono ispirati dal Vangelo. Si sottolineino, come se si trattasse di un’eresia, queste affermazioni ignobili proprio perchè non rispondenti al vero. Cristo si apre agli ultimi, agli umili, ai poveri, ai diseredati, agli emarginati e tra questi vi sono molti di nostri connazionali ma vi è un mondo intero che bussa alle porte dell’Occidente. Per ora bussa, certo, bussa con pudore. Domani chissa!

Non facciamo prevalere l’egoismo: se ogni paese con ordine avesse aperto le porte a questa gente in proporzione agli spazi di cui dispone, avremmo avuto meno problemi e molte risorse attive legali a disposizione. Si è preferito lucrare sulle paure irrazionali, riferendosi a pochi casi, piuttosto che corrispondere a criteri logici realisticamente possibili.

C’è chi, come il Sindaco di Riace, ha mostrato la strada, prendendosi gli improperi beffardi del leader della Lega, che fondamentalmente ha agito come un “piccolo cane” di fronte ad un presunto pericolo: abbaiando.

 

Joshua Madalon

 

 

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Un novello Capitan Fracassa e…il suo servo sciocco (una reinterpretazione della “commedia dell’arte”)

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Un novello Capitan Fracassa…e il suo servo sciocco (una reinterpretazione della “commedia dell’arte”)

Ma chi crede di essere, quel rude individuo degno di rappresentare la barbarie veteroleghista,  che attenua  ipocritamente con un eloquio che ricerca di rassicurare utilizzando bonarie terminologie (“Papà”), allorquando in modo guascone digrigna i denti e mostra il volto rabbioso da novello Capitan Fracassa?

La sua ambizione è quella di essere l’unico depositario del Potere; è per questa ragione uno dei personaggi paradossali che ci tocca incontrare più pericolosi per la diffusione di un cattivo esempio che ha già generato momenti di “ordinaria follia” come quelli di Macerata (cari italiani, la “memoria” di fatti anche recenti non va sotterrata) , a Caserta poco meno di un mese fa e di Latina (11 luglio scorso).

Anche per questo occorre un pieno sostegno alla decisione del Presidente della Repubblica di telefonare al Premier (!) Conte per chiedergli di intervenire nella soluzione della vicenda della nave della Guardia costiera Diciotti. Fa bene, molto bene, a stupirsi Salvini; fa parte della sua (in)cultura ed il suo livello di (non)rispetto dei valori trascritti nella Carta costituzionale. E’ pericoloso questo atteggiamento, questo comportamento, questo modo di agire che parte da una precisa volontà di derogare da quelle che sono le basi delle regole costituzionali, a partire dallla divisione dei poteri (il potere giudiziario è autonomo e non può rispondere nè direttamente nè indirettamente a diktat).

Tra le altre cose è proprio il Governo nella sua interezza a fare una pessima figura. Certo che c’è da stupirsi: abbiamo un Presidente del Consiglio a servizio ridotto (a prescindere dalla sua qualità umana e accademica) che è del tutto incapace di gestire la squadra. E’ del tutto evidente che, andando avanti, se continua la Storia di questo Governo, ci saranno più disastri fallimentari che successi.

 

 

 

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Un altro esemplare momento di festa è stato quello intorno all’approvazione del taglio dei vitalizi. Agli italiani smemorati stanno raccontando fandonie: i vitalizi per quel che è necessario in “tempi di vacche magre e di giustizia sociale” sono stati già aboliti. Con l’Ordine del giorno approvato in Commissione alla Camera sono stati ricalcolati retroattivamente alcuni vitalizi di ex parlamentari. Questa operazione puramente mediatica approvata anche dal PD avrà esiti disastrosi anche in relazione  a quel ventilato maxi(!)risparmio, e pagheremo con gli interessi questa aberrazione.

Io sono a favore di una riduzione, anche ulteriore, dei benefit in modo complessivo ma considero un’altra forma “giacobina” contornata da acredini odiose questa battaglia retroattiva.

Ecco, siamo appena agli inizi di questa XVIII legislatura. Non c’è nulla di buono da festeggiare: anche quell’annuncio di superamento del Job’s Act è una falsità. Ci sono degli aggiustamenti molto limitati tanto da non avere alcun effetto positivo nè per i lavoratori nè per i datori di lavoro.

 

Joshua Madalon

 

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Una Maddalena del Terzo Millennio – parte terza

 

Foto di Agnese Morganti

 

Una Maddalena del Terzo Millennio – parte terza

E’ sera tardi. Claudio è al computer nel suo studio, tranquillo. Scrive. Ha riacceso il cellulare privato inserendo la modalità silente. Ed ha provato anche a ricomporre il numero di Laura. Lo fa lanciando soltanto due squilli.

Mentre prepara un documento lo ha sotto gli occhi davanti al monitor. Ed è così che ad un certo punto nel semibuio della stanza il piccolo schermo si illumina: c’è un messaggio. “Ci sono”, breve ma chiaro.  “Ci sono” e’ quasi mezzanotte. Tutto tace e l’ambiente è molto lontano dallo spazio notte della famiglia. Claudio tuttavia ha una forte titubanza a chiamare a quell’ora. E, poi, davvero non sa cosa dire; forse non sa come dirlo: la sua è una curiosità senile, non c’è un ardore maschile irrefrenabile e insoddisfatto. Di quella donna, peraltro, non sa nulla e si rifiuta di pensare a lei come ad una comune squillo.  Quando l’ha sentita, in quelle brevi battute, l’ha percepita come fosse una sua amica con la quale avviare un rapporto di complicità. Non più di tanto. Di lei conosce la voce molto diversa da quella di “altre” che nei contatti si sono proposte; e conosce le sue cosce (almeno lui crede siano le sue), unica parte in vendita sui banchi del sito che ha visitato.

Claudio pensa che, forse, proprio a quell’ora nel silenzio della notte in quella parte riservata della casa sia sia il tempo migliore per rompere gli indugi; anche per capire meglio chi sia Laura.

“Ciao.  Penso sia difficile che tu ti ricordi di me. Ci siamo sentiti qualche giorno fa. Eri a casa di amici”

“Sì, mi ricordo, ma…”

“Non ho potuto richiamarti prima, sono stato via alcuni giorni”

“Ah…ma allora?”

“Non ho avuto modo di pensare ad incontrarti, immagino che tu abbia inserito l’annuncio per questo, no?”

“Certamente…”

“Beh, diciamo la verità, sono molto curioso di conoscerti. Dove stai?”

“Io abito ad Agliana, ma ho un posto riservato a Lamporecchio. Quando vuoi venire?”.

Claudio, a quel punto, rompe gli indugi, aiutato anche dalla leggerezza della conversazione telefonica

“Va bene anche domattina, intorno alle 10. Sono a Prato, ci impiegherò un’ oretta, non sono un Nuvolari”

“Magnifico! Tu vieni su e quando sei a Lamporecchio mi richiami e ti do le ultime indicazioni per arrivare fino a casa mia. Hai il navigatore?”

“Sì, dai. A domattina, allora!”

Una di quelle casette a schiera utilizzate dal turismo estivo; Claudio ha ricevuto tutto in dettaglio.

Quella mattina si è alzato come sempre intorno alle 8. Ha detto alla moglie che usciva per uno dei soliti appuntamenti al Circolo e si è diretto verso Pistoia salendo sulle strade che si inerpicano lievemente sul Montalbano Ovest.

Laura così come aveva detto la notte prima, non appena lui aveva superato il cartello che indicava l’ingresso al paese, gli aveva fornito telefonicamente l’indirizzo, provando anche a descrivere bene le caratteristiche del luogo.  Claudio aveva mostrato di sapersi districare sui meccanismi tecnologici che gli davano precise indicazioni ed aveva visto su Google maps il cancello corrispondente al numero civico.

“Quando sarò fuori parcheggerò e poi ti chiamo”. Poi impostò il navigatore e gli si affidò.

fine parte terza….

 

J.M.

 

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reloaded Una “Maddalena” del Terzo Millennio intro prima e seconda parte

 

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Una “Maddalena” del Terzo Millennio

 

Sarà forse la “selva oscura” o una delle tante modalità con cui noi maschi sperimentiamo la nostra sessualità, mettiamo in gioco il nostro “appeal”, o ancor più intraprendiamo una ricerca quasi all’interno di un gioco di ruolo che nella conduzione “correct” dell’esistenza è considerata rischiosa, proibita; sarà tutto o in parte questo, ma forse sarà il bisogno naturale di aprirsi a nuove esperienze….e così nel finire dell’inverno come una marmotta o un ghiro ancora insonnolito che si risveglia ai tepori Claudio lancia un’occhiata a quegli annunci particolari attraverso i quali donne per lo più giovani si lanciano alla ricerca di maschi proponendo prestazioni meravigliose ed orribili allo stesso tempo, alcune delle quali per Claudio, che ha consapevolezza della sua forza e dei suoi limiti, sono praticamente impossibili. “Alla mia età” egli pensa a voce alta “ non bastano promesse di quel tipo, non ce ne vogliono di più, ne abbisognano di diverse!”. E allora si dà sotto a sfogliare le pagine con le offerte, gustandosi in senso estetico alcune forme femminili rotondeggianti e sinuose, scoprendo l’esistenza di sorprendenti cadeaux verso i quali Claudio prova immediato rigetto, fino a quando la sua attenzione non si sofferma sull’unica foto di un annuncio stringato e cortese nel quale una persona decide di farsi apprezzare attraverso un semplice scorcio anonimo di cosce in posizione più che casta e pudica…………………………………………..

  1. A chi abitualmente ricerca “sesso” su quei siti difficilmente quelle immagini possono bastare; ed anche l’”annuncio” nella sua stringatezza ed essenzialità dignitosa non risulta per niente carico di promesse allettanti. Claudio come un esperto giocatore di poker decide di “vedere” ma più che altro, vista l’unica foto, di sapere qualcosa di più. Innanzitutto si affida ad un indirizzo mail che non garantisce la verifica della ricezione del suo messaggio.
    Infatti passano alcuni giorni, durante i quali Claudio è preso dai suoi impegni ed ha del tutto dimenticato di controllare la sua mail riservata ed anonima, o meglio contrassegnata da un nickname improbabile; lo fa raramente anche perché vuole tenere per sè quelle storie, laddove si concretizzino. Ha anche dimenticato che nel contatto da lui richiesto ha lasciato un numero di un cellulare, anche quello riservato, che non utilizza mai ed a volte lo smarrisce, dimenticandolo nel fondo di un cassetto. E quando se ne ricorda e lo recupera, dopo aver digidato la password gli appare un messaggio laconico: “Contattami. Ci sono! Laura”. Claudio capisce che si tratta di quella ragazza: le parole e l’immagine che la presentano si congiungono. Il messaggio, però, è della sera avanti, lo ha inviato alle 23.31 ed ora sono le 19.40 del giorno dopo. Che fare? Claudio recupera il numero contando sul fatto che anche lei, Laura, avrà memorizzato il suo. E’ una domenica sera; c’è una certa tranquillità in casa: “Ciao. Sono Claudio. Laura?” “Sì” “Ti disturbo?” “Niente affatto. Sono, però…a casa di amici e…non posso parlare troppo. Mi richiami?” “…Scusami. Non accendo questo cellulare così spesso…certo che ti richiamo” “Allora sentiamoci anche più tardi verso le 23 quando sarò a casa, sola!”

«Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia», usava dire Bertrand Morane. Per tutta la vita è stato ossessionato e guidato dal fascino delle donne, e di certo gli sarebbe piaciuta la vista di tante paia di belle gambe al suo funerale…

Utilizzo come mio punto di riferimento proprio il testo collegato al film di François Truffaut “L’uomo che amava le donne” del 1977

 

Una “Maddalena” del Terzo Millennio – seconda parte

“Ma tu…dove abiti?”
Il telefono tacque…la voce, pensò Claudio, era giovanile….poteva avere l’età di sua figlia o anche di meno e non gli dispiacque di non aver accennato a contratti specifici…. e quella sera, dopo le 23, Claudio era già da più di un’ora nelle braccia di Morfeo e poi trascorse più di dieci giorni senza pensare tanto a quel contatto; dopo tutto….a quella età si diradano gli impulsi passionali e vengono sostituiti per lo più da considerazioni puramente estetiche… epidermiche ma non superficiali.
All’interno di quelle pulsioni si sviluppano in modo particolare i diversi sensi di cui gli umani dispongono fin dalla nascita ed a volte con il tempo si vanno perdendo ma non sempre capita che trovino un loro adattamento che li rende migliori e più attenti.

L’udito, innanzitutto, attraverso cui una voce e l’uso che ne viene fatto anche attraverso le scelte espressive e lessicali ti rende più familiare l’approccio: a Claudio in altre occasioni come quelle di cui ragioniamo ha dato molta noia, fino a farlo diventare ostile, quando a telefono senza conoscerlo (ma sarebbe lo stesso se a proferire tale termine con quelle modalità suadenti ed affettate fosse sua moglie) abusano del termine “a-mo-re” e si propongono apertamente con precisi e non richiesti dettagli. E poi l’olfatto che rende più gradevole il contatto umano con i profumi delicati e naturali di una pelle giovane in un ambiente sgombro di orpelli; ed il tatto, dalla prima stretta di mano sicura e forte ma non vigorosa fino alle carezze esplorative delle dolci sinuosità femminili. La vista, quella di un viso dolce, tranquillo, sereno, sorridente su un corpo aggraziato non eccessivamente abbondante nè smagrito; ed il gusto acquisito attraverso le labbra e con la lingua sin dai primi timidi, perchè non autorizzati del tutto, approcci.

Passano dunque un po’ di giorni e Claudio ritrova su uno dei fogli vaganti sui tavoli stracolmi di appunti il contatto di quella ragazza, Laura.
Forma di nuovo il numero, dopo un’iniziale titubanza.
Libero ma non risponde: c’è la segreteria ma a Claudio non piace lasciare messaggi, non lo fa nemmeno con gli amici.

E’ il tardo pomeriggio e deve uscire per raggiungere un gruppo di amici al Circolo. Come sempre fa, spenge il cellulare e lo lascia nel cassetto della sua scrivania: non ne ha bisogno, a casa sanno come fare per chiamarlo nel caso fosse necessario, ma non è mai accaduto.

 

fine intro prima e seconda parte (domani la terza)

 

J.M.

 

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reloaded ALTRI TEMPI?

 

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ALTRI TEMPI ?

Mio padre mi ammoniva rispetto alla “politica” nel ricordo degli anni bui della sua “giovinezza”, ma di certo era molto orgoglioso dei miei “impegni” sociali culturali e politici.
Un amico mi ha detto qualche giorno fa parlando dei “giovani” impegnati nell’agone politico in questo ultimo ventennio: “Non credo che si divertano quanto ci si divertiva noi alla loro età!….”. Dissento.

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“Ci sono le Primarie… e io vi partecipo. Non solo come elettore, sono tra i candidati”. 
Giuliano, quella sera era tornato a casa galvanizzato dalla prospettiva di potersi mettere alla prova in quella “contesa” tutta interna al suo Partito.
“Guarda di non esagerare” riflettè Silvia, la sua compagna “non sei ancora così conosciuto…ed in politica sei troppo giovane…”.
Giuliano da poco era arrivato in quella città e politicamente in verità non si era distinto; la politica è fatta di rapporti intensi e compromissori; la sua presenza era stata orientata alle problematiche culturali ed anche nel Partito, dopo vicende drammatiche di livello nazionale, da poco tempo si occupava di Cultura e, si sa, questa non è mai stata, se non a chiacchiere per acchiappare qualche consenso passeggero, nelle priorità di nessuna forza politica.
“Ecco dunque un’occasione per evidenziare il mio valore” ebbe a pensare il giovane e si scrollò di doso il pessimismo pragmatico di Silvia. La quale in verità più di una buona ragione ce l’aveva: quelle Primarie erano riservate in modo esclusivo alle iscritte ed agli iscritti; non erano “aperte” e Giuliano era conosciuto solo da una minima parte di militanti, e i concorrenti erano temibilissimi.

C’era però una clausola che lo incoraggiava a sperare: erano Primarie un po’ strane, si potevano segnalare anche, nel segreto del gabbiotto, delle indicazioni in negativo, una sorta di “gioco al massacro consentito dalle regole”. E lui pensò che la sua militanza attiva, anche – e forse proprio per questo motivo – se non lo aveva fatto conoscere a tantissimi, proprio per il fatto che in quella città era arrivato da non molto, tre-quattro anni, non aveva avuto il tempo di produrre giudizi e concrezioni negative, e lui quindi sperava in un saldo positivo.

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Era la prima volta che nelle Amministrative si votava con una nuova Legge, quella che avrebbe affidato un ruolo di primissimo piano ai Sindaci con una votazione a preferenza unica e con la trascrizione del cognome del consigliere prescelto da parte dell’elettore.
Fino ad allora si era votato con tre preferenze e bastava segnare accanto al simbolo dei numeretti, la qual cosa aveva prodotto un vero e proprio mercato dei consiglieri che si organizzavano attraverso il Partito con delle cordate ben precise ed orientate allo scopo anche di stabilire preventivamente la scelta del Sindaco.
Tutte le campagne elettorali si basavano su questi pre-accordi e di norma circolavano queste “terne” sui “pizzini” che candidati e loro galoppini distribuivano ad amici ed amici degli amici.

Eh sì, ti dicono “sono tutti uguali” e ti ci incazzi perché alla fine dei conti hai vissuto tante belle stagioni e tante avventure politiche entusiasmanti senza mai chiedere e, quando ti è andata bene, hai recuperato una parte delle spese (ho imparato che “il tempo è denaro” quando ho incontrato la Politica attiva, quella per la quale “se do qualcosa devo ricevere altro in cambio; e l’ho imparato tra il centro ed il Nord dell’Italia e forse non è un caso!”). Ma non bisogna chiedere, bisogna dare anche se chi è abituato a questo meccanismo del “do ut des” non lo potrà mai capire, cosicché a Prato un tipo di ringraziamento è quell’ “a buon rendere!” che è tutto dire, no?

….Giuliano ne aveva fatte di campagne elettorali su e giù per le montagne bellunesi e conosceva molto bene quei meccanismi ma non gli sarebbero tornati utili: ognuno, in quel 1995, era praticamente da solo, non esistevano più accordi possibili tra candidati per lo stesso incarico: tutt’al più le cordate potevano avere un consigliere comunale, un consigliere circoscrizionale e un consigliere provinciale. Lui lo sapeva, ma non tutti sembravano averlo compreso anche per ignoranza.

“La Commissione di Garanzia vuole incontrarti” a telefono la Gisella, impiegata al Partito, chiamò Giuliano.

“Vieni nel pomeriggio”

“Di che si tratta?”

“Non mi hanno detto altro. Vogliono, evidentemente te, vogliono vederti”

“Va bene, alle 17.00 va bene, allora?

“Ok alle 17.00”.

Giuliano arrivò al Partito intorno alle 16.30 e ci trovò altri candidati convocati, ma nessuno di loro conosceva il motivo per il quale erano stati lì chiamati.
Quando fu il suo turno e si trovò di fronte ai “saggi garanti” lo scoprì: “Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni, ovviamente dobbiamo mantenere l’anonimato, su alcune tue scorrettezze”

Lo sguardo di Giuliano mostrò sorpresa: in fondo non capiva di che cosa si potesse trattare e la domanda non fu necessaria. “Ti stai muovendo in modo autonomo al di fuori delle regole del Partito: scrivi lettere personali, distribuisci bigliettini che invitano a votare per te, qualcuno a cui hai telefonato ci ha mostrato una grande sorpresa perché non sei tra i designati del suo territorio” e poi minacciarono sanzioni, anche gravi: era nelle loro mani.

Giuliano però poteva essere considerato uno sprovveduto da parte di quei “vecchi saggi” ma non lo era affatto: aveva ben studiato le nuove regole e conosceva quelle precedenti e, punto per punto, confermando tutti gli addebiti, smontò le accuse e pur con rispetto, sottolineò: “Evidentemente non conoscete la nuova legge elettorale”………

No, non è possibile prendersela con tanti tra quelli che, giovani, si sono imbarcati in un’avventura nella quale credono in buona fede: sono loro il nostro futuro “buono”. A loro vanno segnalate quelle vecchie (a volte giovani ma vecchie nell’animo) volpi, furbe ma non tanto da convincere me, che hanno semplicemente subodorato la ghiotta occasione (sono come “vampiri assetati di sangue”) e si sono aggregati (sono le più pericolose persone che troveranno il modo, se il vento cambia, di cambiare casacca, così come hanno fatto con il “bullo” di Rignano) al trenino che passava…..

Ma Giuliano non aveva scelto lui quelle modalità di campagna elettorale che ai “saggi” apparivano scorrette: vi era stato costretto. Avrebbe potuto anche abbandonare, ma…

“Ti sono state assegnate quattro sezioni elettorali”

gli aveva detto la funzionaria del Partito, quando era andato a regolare e concordare le formalità con cui ciascuno dei candidati avrebbe potuto e dovuto agire in campagna elettorale e Giuliano accoglieva con entusiasmo tutto questo “rito”…

“Chiama Giovanni Di Dio, lo conosci, no?…Si metterà a tua disposizione…” 

E sì, Giovanni era il segretario di una Sezione di Partito in una delle frazioni della sua città: più che una frazione, un Paese vero e proprio, un po’ periferico ma tra quelli più vitali ed attivi. E Giuliano che veniva da esperienze in realtà popolari anche se i suoi ambiti culturali lo spingevano in quegli ultimi anni ad occuparsi di attività diverse mostrò di apprezzare quella proposta, che d’altronde per regolamento non poteva discutere. Anche se…a Giuliano avrebbero dovuto assegnare ben altro, visto che nelle Primarie, con quel giochino al massacro, aveva ottenuto un ottimo risultato, sorprendente davvero per un outsider.

“Ciao, Giovanni…” Giuliano, appena fu a casa aveva messo in pratica le indicazioni ricevute “la Francesca mi ha detto di rivolgermi a te. Sai già tutto, no? Io sono pronto…quando posso venire per concordare le modalità della nostra campagna elettorale?… Tu lo sai, di pomeriggio o di sera prima o dopo cena, io sono….”

Giovanni non gli diede il tempo di dire che era “libero” e

“Senti, forse non è il caso che tu venga , sarebbe imbarazzante per me ed una perdita di tempo per te…. Qui…si stanno già organizzando per altri due candidati e sono già avanti con la “campagna”…. Mi dispiace…ma….”.

Giuliano ringraziò per la franchezza ed essendo una persona essenzialmente gentile, soggiunse: “Vedrò allora di organizzarmi da solo…”.

Fu una campagna elettorale emozionante, intensa, ricca di motivazioni soprattutto culturali. Giuliano chiese due settimane di permesso dal lavoro e si impegnò a fondo. Ebbe modo di incontrare tanta gente che già conosceva e di conoscerne di nuova e molti dei vecchi e nuovi amici si impegnarono a farne conoscere. Alla fine fu eletto tra i primissimi cinque, sorprendendo se stesso ma anche tanta parte del Partito, che evidentemente non lo amava, anche perché – come sempre accade – avrebbe preferito persone meno autonome, più “affidabili” su cui far veicolare scelte e valutazioni dei soliti gruppi di potere, lobby di costruttori e di categorie professionali, uguali in ogni tempo, ogni stagione. Ma Giuliano era un giovane uomo di Sinistra, fiero della propria intelligenza e della propria libertà, un esempio da non imitare per chi volesse allora ed oggi far carriera.

Mio padre mi ammoniva rispetto alla “politica” nel ricordo degli anni bui della sua “giovinezza”, ma di certo era molto orgoglioso dei miei “impegni” sociali culturali e politici.

L’ESTATE DEL NOSTRO SCONTENTO

 

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L’ESTATE DEL NOSTRO SCONTENTO

Avevo già deciso da tempo; sin dal breve periodo di vacanza al mare che mi ha limitato tecnologicamente. Leggevo quel che accadeva a Prato intorno alla questione del vecchio Ospedale con gli interventi di alcuni protagonisti della querelle.

Avevo già partecipato tra alcune incomprensioni pregiudiziali a quel dibattito, quando mi son ritrovato a lamentare l’inadeguatezza della nuova struttura ospedaliera di Galciana.        In quell’occasione ci si chiedeva perchè mai, nel periodo in cui sarebbero rimaste in piedi le vestigia del “vecchio”, per rafforzare “temporaneamente” le deficienze del “nuovo” (in partenza già si sapeva che la nuova struttura non avrebbe potuto rispondere alle esigenze peraltro aumentate della popolazione) non fosse stato utile l’impiego di una parte di quelle strutture. A mio parere, si è voluto prioritariamente rispondere ai timori di quanti in primis agognano la realizzazione di spazi più “verdi”, preoccupati dal fatto che, non riuscendo a fornire risposte adeguate ed in un certo senso immediate ai bisogni, la demolizione di quegli spazi fosse rinviata alle calende greche. Tutto sommato, ritengo che così facendo abbiano contribuito, volontariamente o involontariamente poco importa, a rendere più difficile la vita dei cittadini, in primo luogo incapienti e fasce deboli, e di riflesso hanno sospinto gran parte dei contribuenti verso la sanità privata, arricchendola a dismisura.

Ora il tempo è passato ed è sempre più complicato tornare indietro: non ho mai pensato che non sarebbe stato, e non sarebbe, attraente la creazione di grandi spazi verdi contornati da pochi manufatti da utilizzare per Cultura e Svago (Giardini, Luoghi riservati ai bambini, alle famiglie ed agli anziani, spazi dedicati all’espressione delle Arti). Lo trovo affascinante; ma il rischio che ciò non soddisfi le mire imprenditoriali di società peraltro incapaci di riconvertire il proprio operato è molto alto.

Dall’altra parte, il settore della Sanità pubblica è squassato da inefficacia e sciatteria, che stanno culminando in uno scandalo del tutto inatteso, con l’arresto di numerosi medici dell’Ospedale Santo Stefano di Prato, accusati di peculato e truffa ai danni dello Stato.

Parlo di inefficacia e sciatteria complessiva, e mi chiedo perché mai non siano messe sotto accuse tutte le componenti ospedaliere che “non potevano non sapere, non capire”  perché non può accadere che, in un Ospedale (qualsiasi),  si possa così frequentemente saltare la lista di prenotazioni.

Intanto la città attende di capire meglio la sorte del Progetto del nuovo Distretto Sanitario di San Paolo. Ho scritto già che non basta aver prodotto scartoffie per rassicurare una popolazione delusa per più diverse ragioni, in quanto nei testi scritti e nelle parole sono espressi concetti ampi ed indistinti nella loro vaghezza.

E, mentre scrivo, parte la questione dell’aumento del costo dell’utilizzo del mezzo pubblico urbano ed extraurbano. Non si tratta di un lieve incremento, ma di un vero e proprio disincentivo all’utilizzo del mezzo pubblico. L’intervento viene giustificato dai dirigenti dell’azienda CAP, autorizzata in ciò dalla Regione Toscana, con il porre in relazione ad importanti migliorie. Verrebbe da obiettare che sarebbe davvero questo il caso di “Pagare moneta, vedere cammello!”. Ovverosia non sarebbe meglio mostrare “prima” quali siano oggettivamente le migliorie e, successivamente, alzare il prezzo?

 

Joshua Madalon

AMNESIA malattia mortale degli italiani

 

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AMNESIA malattia mortale degli italiani

Molti miei post hanno trattato questo tema. Quel che sta accadendo nel nostro Paese è certamente da collegare alla scarsissima attenzione che viene riservata alla Cultura ed all’Istruzione. Gli investimenti nel comparto educativo sono tra i più infimi a livello europeo; dopo di noi c’è soltanto la Grecia, della quale però conosciamo la grande difficoltà economica ancor più acuta nell’ultimo decennio.

Non è dunque difficile che gli stessi esponenti governativi finiscano per rappresentare la media del nostro popolo, ignorante suo malgrado ma ugualmente colpevole perchè acquiescente complice di tale condizione. A darne dimostrazione vi sono i cosidetti “social” dove ci si imbatte costantemente in castronerie colossali. E negli ultimi tempi ve ne sono ancor più, visto che a risultare tra i vincitori della competizione politica vi è una masnada di ignoranti presuntuosi ed ambiziosi senza merito. La loro vittoria ha dato la stura al peggior florilegio di stupidaggini contornate da arroganza repressa. Ovviamente, anche io in tutto questo bailamme, come potete vedere, non taccio.

Oggi mi dedico alla riflessione su uno degli aspetti più confortanti, che conferma il dato sul grado di affidabilità di una delle due parti, quella peraltro in partenza maggioritaria, che formano l’attuale compagine governativa.

“Onestà, cambiamento, rifiuto di compromessi” sono state tra le parole d’ordine simboliche cui tante elettrìci ed altrettanti elettori hanno creduto (o dobbiamo arguire che fossero incapaci di intendere?).

Il Movimento 5 stelle, sul quale sto puntando la mia attenzione, ha esordito escludendo qualsiasi tipo di accordo con Berlusconi, condannato in via definitiva; ma i suoi dirigenti, a partire da Di Maio, non esprimono lo stesso sdegno nei confronti di un’altra sentenza, anch’essa de-fi-ni-ti-va, per la quale la Lega è chiamata a versare allo Stato 49 milioni di euro. Poco  importa che si tratti di vicende collegate a figure, in questo momento, di secondo piano (Bossi e Belsito); certamente quelle somme – se effettivamente detenute e nascoste –  hanno costituito (se non altro) la base attraverso la quale l’attività politica di quel Partito si è potuta mantenere e sviluppare fino ad oggi. L’attuale Segretario della Lega ha beneficiato probabilmente di quei cespiti rassicuranti e, come accade nelle famiglie, non può controbattere che si tratta di una storia vecchia della quale non avverte responsabilità personalmente. Le colpe dei padri spesso ricadono sui figli e oltre. Sarà “dabbenaggine” o “strategia tipo prima Repubblica” quella del Di Maio che assolve il suo compagno di Governo? Certamente dovrebbe essere imbarazzante per gli elettori del M5S, in particolare quelli che ambivano e credevano al “cambiamento”, trovarsi di fronte a tali contraddizioni! E qui scatta il tema dell’amnesia! Negli ultimi giorni, poi, molteplici contraddittorietà si sono sviluppate all’interno della compagine governativa, dando il via a dichiarazioni da parte di esponenti di primissimo piano, come il Presidente della Camera, Roberto Fico, che ha dichiarato che le Ong “fanno un lavoro straordinario” ed ha chiesto che i porti non siano preclusi ad esse. Fico mette in discussione così la linea di una parte del Governo, quella della Lega, che sta tendendo la corda intorno alle tematiche dell’immigrazione con modalità violente tipiche della peggiore Destra, rifiutando di ragionare sulla ricerca di soluzioni condivise. E cosa ha fatto Di Maio? ha detto che “quella di Fico” era un’opinione personale. Certamente lo era; buono a sapersi; ma cosa dicono coloro che fanno parte di quel gruppo – pur limitato e sparuto – di elettrìci ed elettori di Sinistra? Ah già, dimenticavo! Per Lega e 5 stelle, oltre che per tanta gente comune non esiste più nè la Destra nè la Sinistra. Eppure, perlomeno io (ma non sono così solo) che mi sento di Sinistra, vedo agire tanti che accredito come appartenenti alla Destra, reazionaria, retriva, ignorante.

 

Joshua Madalon

 

 

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GRAZIE!

 

 

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GRAZIE!

Vuoi vedere che dobbiamo anche ringraziarlo, quell’ineffabile marmocchio infantile che è ormai entrato nella Storia del XXI secolo, come il “rottamatore” di quello che fu (ormai è del tutto assodato) uno dei tentativi più ardui di “riformismo democratico” succeduti al “compromesso storico” ed alla caduta del Muro di Berlino con i suoi annessi e connessi?

Quelli come noi che, forse un tantino ingenuamente, sostenemmo lo sforzo per la costruzione del Partito Democratico verso la fine del primo decennio di questo secolo, avevamo rincorso le riflessioni alte sui vari temi, dal rapporto tra cattolici e laici a quello della “cittadinanza” e dei diritti, da quelle sulla ricerca di “identità” con particolare attenzione ai territori a quelle sulla giustizia, da quelle sulla libertà a quelle sulla pace contrapposta alla guerra, dai temi connessi al mondo del lavoro a quelli sull’innovazione, e via dicendo (Donne, Giovani, Cultura, Ambiente, Equità e oltre).

Già allora la più grande difficoltà era collegata alla pratica della “democrazia”: non era rispettato nè tantomeno tollerato il dissenso, ancor più quello ragionato. La nascita di un Comitato del tutto esterno alle pratiche politiche fu avversato ed i suoi promotori furono emarginati. Eppure appariva prioritario per tanti di noi il puntare al rinnovamento dei metodi e delle pratiche centralistiche che avevano caratterizzato le forze politiche promotrici del “nuovo” Partito.

Che il percorso del”nuovo” non dovesse essere diverso da quelli precedenti lo si comprese allorquando nel 2008-2009 si procedette dall’interno del Partito in modo infido a costruire un falso sondaggio sulla figura del Sindaco Romagnoli per screditarlo e preparare il terreno per una candidatura gradita all’establishment. Già allora tuttavia si era andata costituendo un’opposizione “popolare” verso il sistema; di ciò non tennero conto i dirigenti che forzarono, a norma di Regolamento, la sottoscrizione da parte di un numero spropositato di membri dell’Assemblea provinciale a sostegno del candidato gradito dal Potere. Era un gioco facile, almeno così sembrava: dalle stanze della Segreteria chiamavano le compagne ed i compagni e facevano sottoscrivere loro, singolarmente, il sostegno alla candidatura. Ovviamente molte/i non sapevano che stavano cooperando ad una vera e propria ingiustizia.

Nacque però un movimento intorno ad una figura diversa da quella proposta dalla Segreteria che, sempre nel rispetto del Regolamento, si impegnò a raccogliere, oltre ai residui dei membri dell’Assemblea, numerosissime adesioni di semplici iscritte ed iscritti. E le Primarie che ne scaturirono diedero ragione a questa ultima scelta.

Ho riportato in modo molto stringato (molti conoscono poi il seguito)  i contorni di quella vicenda per evidenziare come quella classe dirigente, giubilata dalla base, fondamentalmente sconfitta nel suo ambiguo progetto, abbia poi ripreso vigore con l’avvento della “meteora” renziana.

Lo “sconquassatore”, il “barbaro” egocentrico ed arrogante apparve a molti come una giusta alternativa al berlusconismo (“in fondo, con quel carattere così volitivo e simile a quello del fu-Cavaliere, avrebbe potuto contrapporglisi”, pensarono). Ma molti altri come noi compresero che quel Progetto, a cui avevamo lavorato per rafforzare i valori della Sinistra in un soggetto che pur si intendeva collegare alle forze democratiche e progressiste del Centro, era ormai destinato al fallimento.

E che il PD, permanendo al suo interno il gruppo dirigente che ha sostenuto, per convinzione o convenienza poco importa, Matteo Renzi, sia destinato a sparire, lo avrebbero dovuto capire da tempo coloro i quali gli si sono opposti (pochi, in verità; e pochissimi in modo serio). Grande pena verso coloro che hanno utilizzato il “carrettino” per soddisfare le loro ambizioni. Ma è davvero curioso che da parte di chi gli si è opposto e che ha scelto di non abbandonare non vi sia stato ancora un moto d’orgoglio: occupate il Nazareno, per piacere e defenestrate i renziani!

Non appartiene alla democrazia quella forma di arroganza che ha espresso nell’Assemblea; è pura violenza! Vi rendete conto che costui è stato, oltre che il Segretario di un Partito storico, il Presidente del Consiglio del nostro Paese?

Ecco perché, dopo averlo ascoltato ieri, quasi quasi lo ringrazio per aver suffragato ampiamente le ragioni di una scelta.

 

Joshua Madalon

 

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UNA SERA DI LUGLIO ALLA FESTA POPOLARE DI FIGLINE di Prato

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UNA SERA DI LUGLIO ALLA Fe jp9STA POPOLARE DI FIGLINE di Prato

Bizzarra e stravagante la proposta (forse una provocazione?): costruire una coalizione senza il PD chiedendo a quella forza di farsi da parte e consentire ad una varietà di sigle civiche di partecipare alla competizione elettorale amministrativa del 2019 a Prato. L’ha lanciata Maurizio Giardi, in rappresentanza dell’Associazione “Prato 2040”.

Ieri sera – 6 luglio –  una parte consistente della Sinistra ha partecipato all’incontro organizzato da “Potere al Popolo” nell’ambito della Festa Popolare di Figline di Prato. Il tema era ‘Prato in Comune: costruiamo l’Alternativa a Sinistra’. L’idea era venuta dopo un incontro “non casuale” tra alcuni esponenti di Rifondazione Comunista, di Sinistra Italiana, di SI Toscana a Sinistra e dell’Aggregazione Democratica San Paolo, preoccupati dallo stallo perdurante intorno alla necessità di costruire un Progetto unitario della Sinistra a Prato, alternativo al PD, condiviso in modo ampio e competitivo.

Dopo un intervento di apertura di Leonardo Becheri c’è stato quello di Tiziana Nadalutti, rappresentante della coalizione di Sinistra “Diritti in Comune”, formata da  Una Città in Comune, Rifondazione Comunista e Possibile (in avvio era presente anche Sinistra Italiana che poi ha deciso di correre da sola), che a Pisa ha partecipato alle comunali del 2018 ottenendo un risultato confortante per il futuro (il 7,8%). Il contributo di Tiziana è stato estremamente utile, proprio nella parte in cui ella ha descritto in modo sintetico ma esauriente e preciso il metodo utilizzato per la costruzione di un Programma di Governo della città. Incontri e confronti come questi andranno realizzati proprio per consentire di condividere le “buone pratiche” sia nelle fasi ideative e progettuali sia in quelle, eventualmente, realizzative.

All’incontro ha partecipato anche Andrea Martinelli di Sinistra Italiana che ha confermato, in larghe linee, l’esigenza di aprire un confronto a 360° nell’ambito della Sinistra per preparare una Piattaforma programmatica anche, e soprattutto, in vista dell’appuntamento, concomitante con le Amministrative, delle Europee.

Dopo Andrea ho svolto in modo disordinato anche la mia riflessione. Rappresentavo poco più di me stesso, non avendo riferimenti a forme di Partito o associazioni. Ma ho parlato dell’esperienza del “Circolo delle Idee” e di “Trame di Quartiere” come elementi di riferimento metodologici di elaborazioni programmatiche coinvolgenti le realtà di un territorio come quello di San Paolo in Prato. Ho peraltro chiesto forse in modo anche accorato di mettere da parte le identità minime per condurle alla realizzazione di identità più ampie, siano poi esse singolarmente espresse in un contenitore unico o in una coalizione. Ho esposto anche il rammarico relativo all’abbandono di quel progetto chiamato “Alternativa 2019 – Prato a Sinistra” al quale avevamo partecipato tutti.

Hanno poi parlato esponenti di Comitati come quello di Prato Sud impegnati da tempo sulle tematiche ambientali, lamentando la perenne disattesa da parte delle autorità amministrative comunali intorno alle loro richieste. E’ intervenuto anche Luca Mori, puntando l’attenzione soprattutto sulle questioni valoriali connesse ai temi europei, e Roberto Marcelli, che ha apprezzato lo sforzo che si va compiendo in direzione unitaria. Altri ed importanti temi di politica nazionale proiettata sul locale sono stati svolti con competenza da Tommaso Chiti di SI Toscana a Sinistra, impegnato fortemente sul territorio nella conduzione di Comitati specifici  intorno ai temi dell’accoglienza e dell’integrazione.

Sorprendente e spiazzante in tale contesto è stata la proposta di Maurizio Giardi, della quale ho accennato in apertura. Se non altro, ne parleremo: di certo, sarebbe davvero curioso che il PD rinunciasse a presentare una sua lista (e, ne deriva, un suo candidato)  consentendo di mettere in piedi un’ampia coalizione della Sinistra. Per ora, a mio parere, si tratta di fantapolitica di cui non tener conto, per andare avanti, pur con ritardo (ma non perdiamo altro tempo a correr dietro a queste stramberie), nella costruzione di un nostro Progetto.

 

Joshua Madalon

 

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Le due immagini riprendono alcuni materiali di propaganda elettorale utilizzati da DIRITTI IN COMUNE a Pisa – appartengono alla fase precedente l’avvio della competizione, nel corso della quale Sinistra Italiana decise di partecipare da sola con una sua candidatura.