Nuovi documenti sulla mia attività istituzionale in Circoscrizione 19 giugno 2003 – 1

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Nuovi documenti sulla mia attività istituzionale in Circoscrizione 19 giugno 2003 – 1

Proseguo la mia disamina intorno al tema della partecipazione ed alle ragioni per cui ho proposto, nell’ambito della preparazione del Programma elettorale per le amministrative del 2019 all’interno di Prato in Comune, di rimettere in moto le energie positive presenti sui territori con una riedizione delle cinque Circoscrizioni, di cui fino al 2014 la città era dotata.
Lo faccio con un documento diviso in quattro parti in cui introduco in un pubblico dibattito il tema delle attività formative diffuse sul territorio nell’occasione della preparazione di un progetto, “Gestire il cambiamento”, che partiva da una serie di iniziative collegate ai “Circoli di studio” che avevano mosso e promosso nuovi orizzonti culturali. Era il giugno del 2003 ed intervenivo come Coordinatore delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni.

Il titolo del mio intervento era

Il decentramento delle attività formative sul territorio

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Fu negli anni Ottanta che a Prato, dietro la spinta di alcune personalità di rilievo, la nostra città si distinse nel panorama regionale e nazionale per una attenzione particolare verso il settore dell’educazione degli adulti: è vero, c’era stata anche la stagione delle 150 ore, ma il lavoro egregio che fu realizzato da personaggi come Massimo Bellandi (a proposito, avevo bisogno di un’occasione come questa, per dire che senza Massimo io non avrei potuto fare tutto quello, e per me è davvero tanto, che ho fatto a Prato), quel lavoro prezioso che vide la collaborazione di uomini eccellenti e particolarmente sensibili e preparati come il professor Filippo Maria De Santis ed il giovane prof. Paolo Federighi fu assolutamente impagabile, perché costituì il banco di prova della politica formativa riguardante gli adulti, sia dell’educazione formale che vide fino all’inizio degli anni Novanta il Comune impegnato in maniera diretta nella struttura del corso biennale in preparazione di quello triennale che poi si svolgeva prevalentemente al “Dagomari”, dove ancora oggi è in piedi un intero Corso “Sirio” tutto serale, sia dell’educazione non formale con alcuni corsi tendenti non soltanto ad un bisogno di cultura quanto ad una richiesta non sempre esplicita di socializzazione.
Non so se sarà possibile vederli, ma ho portato con me quattro spot che pubblicizzavano proprio alcuni progetti di educazione degli Adulti realizzati dal Comune di Prato negli anni 1992\93.
Poi per motivi diversi, sia di stanchezza, sia perché molti dei protagonisti di quegli anni si erano dedicati ad altro, sia perché chi se ne doveva occupare a livello amministrativo non ci credeva troppo e privilegiava altri percorsi, sia perché di fronte alle difficoltà ed alle novità che emergevano dal mondo del lavoro bisognava attrezzarsi diversamente, puntando con più forza sulla qualificazione e riqualificazione in itinere, suscitando e raccogliendo nuove domande preparando nel contempo le giuste idonee risposte in grado anche di precorrere le nuove moderne esigenze del mondo del lavoro; soprattutto per tutte queste ragioni i progetti EDA furono abbandonati dal Comune di Prato, ed anche le riflessioni, gli approfondimenti, le elaborazioni furono abbandonate e da esso saltuariamente riprese in poche occasioni, sospinto da pressanti richieste, particolarmente sentite proprio dalle Circoscrizioni.

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Joshua Madalon

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Appunti sui temi della partecipazione

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Appunti sui temi della partecipazione

Come già scrivevo nei post precedenti ho vissuto in diretta la fase più alta della parabola delle Circoscrizioni di Prato. Arrivato in questa città da Feltre con l’esperienza politica acquisita – in modo modesto ma in ogni caso attivo – nella struttura politica locale del PCI e dell’ARCI e nello specifico agone creato dai Decreti delegati, dalle 150 ore, dalla nascita del Distretto scolastico e la partecipazione come Segretario al Consultorio familiare fu quasi naturale che continuassi ad occuparmi di quei temi. Tra gli altri impegni, soprattutto nella Scuola e nel Cinema, potei partecipare anche come “esterno” al progetto dei Quartieri. Poi dal 1995 al 1999 sono stato Consigliere comunale e dal 1999 al 2009 consigliere di Circoscrizione (Est) membro dell’Esecutivo (presidente Comm.ne Scuola e Cultura)..
Il picco della presenza delle Circoscrizioni a Prato è stato nel corso della seconda legislatura amministrativa di Fabrizio Mattei. Già allora si intravedevano gli aspetti critici ma i gruppi amministrativi erano omogenei e questo garantiva la tenuta. Non intendo dire che la forza delle Circoscrizioni dipendesse dal collegamento con l’Amministrazione comunale, ma c’era ancora un ottimo rapporto tra le diverse strutture. E soprattutto funzionava il Coordinamento tra i diversi Comitati Esecutivi sia quello dei Presidenti di Circoscrizione sia quello tra i Presidenti delle Commissioni.
Indubbiamente le modifiche legislative progressivamente introdotte nella legislazione italiana, a partire dalla Legge 142 del 1990 che assegna forti responsabilità ai funzionari per poi andare a quella per l’elezione diretta del Sindaco (Legge 25 marzo 1993 n.81), stavano lentamente modificando il rapporto tra Centro e Circoscrizioni periferiche (cinque, compreso anche quella “Centro” che aveva gran parte del territorio e della popolazione di riferimento fuori le mura della città.
Si è andato producendo sempre più una divaricazione intorno a quelli che erano i “progetti” dell’Amministrazione centrale rispetto a quelli che afferivano attraverso un rapporto molto più costante e diretto dai consigli circoscrizionali. I Comitati periferici o tematici potevano confrontarsi molto più rapidamente con una “parte” dell’Amministrazione ed in questo modo gli interessi trovavano ascolto ed in moltissime occasioni condivisione di vedute. Ovviamente non tutti, ed in particolare le leadership politiche, erano felici di dover accogliere proposte che a volte erano assai lontane e diverse rispetto a quanto da loro previste. Dal punto di vista amministrativo centrale nella parte finale del mio impegno mi è capitato di trovarmi di fronte ad un vero e proprio braccio di ferro con il Comune; ovviamente le forze erano a quel punto impari ma tutti avevano la sensazione di trovarsi davanti ad un vero e proprio “De profundis” per le Circoscrizioni: politici e funzionari arrivavano con progetti complessivi praticamente “indiscutibili” vista l’urgenza con cui occorreva approvarli. Si trattava fondamentalmente di una umiliazione inferta a chi si era impegnato “praticamente in forma volontaria” per un po’ di anni (noi percepivamo un gettone di presenza dimezzato del 50% rispetto a quello dei consiglieri comunali, ma svolgevamo un lavoro intenso per lo meno pari alo loro): parlo di me ma non soltanto di me.
Con la fase amministrativa conclusiva dell’esperienza delle Circoscrizioni abbiamo avuto anche una disomogeneità strutturale che non ha fatto bene, anche se il destino era già segnato. Cosa dire? Ripeto che Prato può ambire ad una deroga rispetto alla Legge che regola l’istituzione di Circoscrizioni (vedasi post di ieri 15 luglio).

Joshua Madalon

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PERCHE’ GIUDICO AMENA LA PROPOSTA AVANZATA IN CONSIGLIO COMUNALE DA “DEMOS” attraverso il suo leader pratese

PERCHE’ GIUDICO AMENA LA PROPOSTA AVANZATA IN CONSIGLIO COMUNALE DA “DEMOS” attraverso il suo leader pratese

In forma di “Preambolo”
Sono stato per dieci anni Presidente della Commissione Scuola e Cultura della Circoscrizione Est dal 1999 al 2009 con un incarico di Coordinatore delle Circoscrizioni delle Commissioni Scuola e Cultura.
Sono stato allo stesso tempo strenuo sostenitore del ruolo delle Circoscrizioni come avamposto politico democratico per la partecipazione attiva della cittadinanza.

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L’attuale proposta di DEMOS cui parliamo è assolutamente inutile a ricreare quel clima partecipativo necessario a far emergere risorse umane creative sui territori periferici. Quella idea, così come appare, serve semplicemente a garantire il potere del centro amministrativo formato soprattutto da funzionari e personale politico. Sarebbe un’ulteriore mortificazione dei cittadini attivi, nè più nè meno di quanto finora accaduto.
Nel corso della campagna elettorale delle amministrative 2019 noi di Prato in Comune abbiamo considerato indifferibile la scelta di poter ritornare alla ricostituzione di strumenti partecipativi come le Circoscrizioni. Dopo la nostra, il 15 novembre scorso fu lo stesso Massimo Carlesi a rilanciare in parte quella proposta.

https://www.tvprato.it/2018/11/carlesi-centro-solidale-propone-di-istituire-i-consigli-di-quartiere-per-sostituire-le-circoscrizioni/

Con quella attuale fa degli ulteriori poderosi passi indietro; e non è per noi una sorpresa. Non c’è alcuna forza innovativa, non vi è coraggio. Ci si ferma di fronte agli ostacoli legislativi (art.17 D.l 18 agosto 2000, n.267) che negherebbero la possibilità alla città di Prato di dotarsi di tali istituti democratici partecipativi decentrati.
Noi pensiamo che la città di Prato abbia tante caratteristiche per poter avere una deroga a quelle limitazioni: la persistenza di uno stato di crisi del distretto tessile, la presenza di più di cento comunità straniere, l’altissimo livello di abbandono scolastico, etc etc. E su queste basi, avendo in ogni modo il riconoscimento ormai accreditato di essere la terza città per numero di abitanti di tutto il Centro Italia, un’Amministrazione forte che voglia per davvero dotarsi di tali strumenti e non si limiti a crearne dei cloni inutili può benissimo alzare il tono della richiesta di “deroga” al Decreto di cui sopra e far rimettere in moto le energie civiche periferiche per creare progettazioni condivise utili al miglioramento della vita della popolazione.
In un prossimo post si porrà in luce i motivi veri per cui le Circoscrizioni sono state fatte fallire, per cui ancor di più possiamo sottolineare come la proposta di DEMOS abbia in sostanza una valenza inferiore al tradizionale “pannicello caldo” e si caratterizzi semplicemente come atto di volontà rappresentativa “comunque” cioè fatta tanto per fare, una proposta “amena”, inutile. Il significato di “ameno” lo posso rappresentare in forma dialettale partenopea: “‘a capa fresca”.

Joshua Madalon
Foto di Agnese Morganti

Sui temi della partecipazione ed intorno ad una proposta “amena” del leader di Demos di Prato, Massimo Carlesi

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Sui temi della partecipazione ed intorno ad una proposta “amena” del leader di Demos di Prato, Massimo Carlesi

Nel preparare la campagna elettorale di “Prato in Comune” mi sono interessato di vari aspetti in vista della redazione del Programma. Uno di questi è stato il tema della partecipazione, che nelle passate amministrazioni, soprattutto dopo la chiusura dell’esperienza delle Circoscrizioni, è stato sempre più sottovalutato ancorchè venissero annunciate aperture e disponibilità all’ascolto concreto attraverso strumenti del tutto illusori ed ingannevoli come la Legge Regionale di riferimento e il Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Le cittadine ed i cittadini hanno potuto verificare concretamente quanto siano state prese in considerazione le loro idee e proposte da parte dell’Amministrazione. E’ del tutto evidente che la stessa proposta avanzata dal leader di Demos (Democrazia Solidale) Massimo Carlesi è in assoluto insufficiente e rappresenta soltanto una “foglia di fico” per celare le insoddisfazioni e riproporre soluzioni abborracciate che garantirebbero in maniera esclusiva l’Amministrazione, mortificando gli sforzi progettuali che potrebbero emergere con una soluzione di riproposizione delle realtà circoscrizionali amministrative con pieni poteri, ripartendo dagli errori e dalle sottovalutazioni che hanno portato alla loro chiusura.

Quelli che seguono sono una serie di appunti progettuali. In un prossimo intervento su questo Blog avvierò degli ulteriori suggerimenti.

Il tema della partecipazione, del decentramento, della democrazia partecipata e diffusa e dei patti di collaborazione è strutturalmente trasversale a tutti gli altri temi

I percorsi di partecipazione condivisa attivati dall’Amministrazione hanno certamente aspetti positivi e questo va riconosciuto. Allo stesso tempo sono le “pratiche” che appaiono segnate da ipocrisia quelle che dobbiamo combattere e superare (un esempio può essere la recente vicenda legata a viale Montegrappa, laddove un buon progetto rischia di essere vanificato per l’opposizione pregiudiziale di una parte dei residenti) attraverso l’uso di referendum, successivi ad un ampio coinvolgimento della popolazione. Non diversamente è avvenuto a San Paolo sia nella vicenda della “pista ciclabile” sia in quelle più recenti della “nuova piazza” Vivaldi e, per quanto ne sappia, in Piazza Ciardi, laddove le scelte (o le non scelte) sono state caratterizzate da visioni precostituite molto centralistiche.

Abbassare dunque la quantità minima di sottoscrizioni necessarie per avviare attraverso referendum percorsi condivisi ed annullare il quorum partecipativo, dopo aver condotto però una campagna di informazione capillare e diffusa

Aver previsto di attivare i “Patti di collaborazione” anche a Prato non basta, laddove poi questi ultimi nello specifico vengono essenzialmente disattesi rispetto alla volontà della popolazione semmai per utilizzare progetti già preparati e tacitamente in larga parte approvati “politicamente”.

Il Comune ha attivato una piattaforma www.oppidoo.com ma non l’ha pubblicizzata a dovere. D’altronde l’utilizzo di Internet ha indubbiamente i suoi limiti generazionali ed in una società sempre più vecchia larghe fette di popolazione che potrebbe essere attiva socialmente è tagliata fuori. In pratica, pur tecnologicamente al passo dei tempi, essa accresce la solitudine.

Non è in assoluto necessario strutturare o ristrutturare nuovi “luoghi” se si desse il via ad un raccordo tra quelli già esistenti sui territori (luoghi di culto, associazioni, comitati, società sportive, etc) costruendo attraverso di loro una rete di opportunità culturali di diffusione delle conoscenze e dei saperi.

Costruire quindi una Rete di coesione tra le varie entità associative a 360° nel nome dell’interesse comune e generale e non particolare mantenendo come unica discriminante quella “antifascista” e “costituzionale”

Attivare iniziative di rieducazione alla convivenza, anche ma non solo interculturale, a fronte della progressiva chiusura di spazi collettivi ed all’aumento di un senso di frustrazione e solitudine.

Un ritorno al passato virtuoso dei “paesi”, delle frazioni e delle “sub-frazioni”.

Invertire il percorso delle politiche sociali e culturali partendo dalle periferie, non come avviene da troppo tempo (ed in questo non c’è stata differenziazione tra Centrodestra e Centrosinistra)

I livelli di sicurezza nelle periferie possono essere migliorati proprio attraverso una Rete di luoghi e di gruppi strutturati ed autonomi ma che abbiano comuni obiettivi, partendo da postazioni di prossimità che curino i beni comuni, come giardini e spazi condominiali, spazi pubblici e privati disponibili alla condivisione, solidali ed inclusivi.

Nella Storia della partecipazione della città di Prato abbiamo avuto 11 Quartieri e poi 5 Circoscrizioni. Dobbiamo pensare a moltiplicare queste realtà ricomponendo la struttura complessiva del territorio: pensiamo ad un minimo di 55 spazi che portino ad un solo nucleo centrale “dentro le mura”.

Joshua Madalon

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UNA SERA D’ESTATE 2019

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UNA SERA D’ESTATE 2019

Scrivevo ad un compagno l’altro giorno su una chat “L’estate è una brutta bestia: smorza le passioni, ci si disperde per motivi logici (si va in vacanza non solo fisica ma anche mentale): bisogna costruire obiettivi concreti, strutturare un metodo ed avviare a compimento la creazione di un gruppo che si senta coinvolto e partecipe. C’è il rischio che ciascuno o da solo o come gruppetto corra dietro a forme di progettualità non condivise. E’ naturale, non è del tutto fuori della logica umana. E’ accaduto, accade, accadrà. Spetta a chi ha più esperienza avanzare preoccupazioni. Senza pretese”.
Rispondevo ad un “quid?” su una mia preoccupazione. Parlavo di corpo debole, ancora informe, le cui cellule potrebbero disperdersi o rincorrere utopie. E’ sempre stata bella l’utopia, affascinante anche per me, ed in qualche modo ancora oggi ci corro dietro come “un ragazzo (che) segue l’aquilone”
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Si è avviata la nuova stagione amministrativa. Puledri scalpitano e vorrebbero correre avanti per precedere tutti marcando territori, che ritengono di poter governare. Affacciarsi sul palcoscenico senza aver prima imparato a recitare il proprio ruolo provoca il dileggio degli spettatori. Al giovane che crede di poter essere protagonista della storia consiglio prudenza e soprattutto umiltà, non quella finta che si vende a un euro a tonnellata al mercato del lunedì. E soprattutto gli chiedo di avere rispetto vero e di non farci perdere del tempo: altri prima di lui hanno provato a convincerci in modo subdolo di seguirli, affinchè potessero poi accreditarsi come federatore delle pecorelle sperdute. Non hanno raccolto consensi lusinghieri: troppo era il discredito accumulato negli anni come “folli banderuole”.
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Intanto questa estate è anche segnata dal risveglio “sindacale”. Non tanto quello delle sigle che hanno il maggiore credito, ma quello “di base”. Quello che parte dai bisogni dei singoli e dalle ingiustizie che essi patiscono in una società schizofrenica. Non conosco, forse, nessuno di quei lavoratori; ma con qualcuno di loro ho parlato durante le ore in cui vengono a lezione di lingua italiana in San Bartolomeo. Alle nove di mattina arrivano, spesso non in orario, stanchi affamati sporchi e assonnati. “Dove lavori?” “In fabbrica” “Hai un contratto?” “Sì” (D’altronde il contratto serve per avere il permesso di soggiorno) “Ho un contratto di quattro ore” con un sorrisino amaro che è tutto un programma “Però….lavoro otto ore al giorno quando va bene e…mi pagano per quattro” Le ditte sempre più spesso sono anch’esse a conduzione straniera e infatti “I proprietari sono cinesi” aggiungono lanciando un sorriso verso i colleghi di quella comunità, che frequentano lo stesso corso.
La dignità del lavoro non appartiene soltanto ai nostri connazionali. Il “prima gli italiani” non vale per loro: anche se qualcuno, più di qualcuno, ritiene che questa nuova Politica aggressiva verso gli stranieri porterà loro benefici, e non si rende conto degli interessi macroscopici che finiranno per prevalere sulle loro teste. E’ un balletto macabro che parte dal rendere clandestini la maggior parte degli stranieri, spingendoli nelle braccia apparentemente fraterne di imprenditori famelici, che utilizzeranno a bassissimo costo quella manodopera, con contratti “regolari” ma immorali, che verranno accettati anche da molti dei nostri connazionali, piegati dalla crisi ed esclusi nel contempo dagli interventi governativi.
Le proteste delle ultime settimane sono state contrassegnate da interventi poco chiari da parte delle forze dell’ordine e questo è un altro degli elementi su cui le principali parti sociali, sindacali e amministrative della città di Prato dovrebbero rapidamente riflettere ed agire. Nessuno di loro deve voltare lo sguardo; non c’è neanche il tempo per chiedersi “cosa posso fare?” Occorre attivarsi creando condivisione ampia per puntare ad un solo scopo: riportare “dignità” sui luoghi di lavoro. Se si attende troppo tempo, sarà alla fine troppo tardi.

Joshua Madalon

Un dibattito intorno al tema della “Democrazia” – aprile 2008 – 4

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Un dibattito intorno al tema della “Democrazia” – aprile 2008 – 4

Subject: Cos’è la Politica

Gentilissime\i
che io abbia prediletto Pasolini lo sapete. A Prato nel 2005 sono stato fra i pochi che lo ha voluto ricordare a trenta anni dalla tragica fine; non ero solo ma in questa città non erano molti coloro che hanno apprezzato il “ricordo” di un “rompiscatole”. Come sanno molti di voi, spesso ricordo Pasolini leggendo qualche brano, commentandolo, nelle diverse occasioni pubbliche. L’ultima volta, l’ 8 marzo, ho letto la “Ballata delle madri”. Sono convinto che Pasolini manca a tanti di noi; e manca ai giovani che non hanno dei punti di riferimento così controversi e dirompenti, non hanno chi dia loro ad esempio il consiglio di affidarsi “più ai dubbi che alle certezze” come faceva Pier Paolo. Ora, in questi giorni, mentre qualcuno dice che mi sente un po’ giù, mi sono trovato a rispondere che “mi aiutano le passioni” ed infatti ho visto e rivisto con maniacale attenzione alcuni documentari su Pasolini: ho soprattutto ascoltato le sue parole. Mi affascina la sua capacità di accogliere una “religione laica” o se vogliamo una “Laicità religiosa” che potrebbe anche farne malauguratamente un’icona del PD. Credo che Pasolini possa essere oggi utile, a patto che chi gli si avvicina sia disponibile a mettersi in discussione. Dove sono i giovani “impegnati” che vogliano mettersi in discussione? Spero di poterne trovare di “nuovi” perchè i “vecchi” sono ormai fin troppo vecchi pur avendo un aspetto giovanile.
Ora la Politica la si può anche fare ripercorrendo la Cultura dei nostri grandi più vicini a noi, rileggendone alcuni passi e verificandone i contenuti

Saluti. A presto
G.M.

Che cos’è la Politica? e che cos’è la Democrazia? che cos’è il Partito che abbiamo voluto chiamare Democratico?
Volevamo, o no, nel costruire il PD, rinnovare anche le modalità di accesso alla Politica? parlavamo di un Partito aperto, di un Partito nuovo, diverso da quelli che ci volevamo lasciare alle spalle; parlavamo di un Partito che avrebbe dovuto vedere abbattuti gli steccati non solo ideologici, utilizzando tutto il buono dei grandi valori ed abbandonando gli schematismi inutili delle appartenenze a questa o quella combriccola, un Partito che avrebbe dovuto sentirsi ricco delle differenze e soprattutto che avrebbe dovuto sapere valorizzare anche le “critiche”. E’ accaduto invece tutto il peggio di quel che poteva accadere: avevamo messo in conto che le antiche leadership avrebbero opposto una resistenza ufficialmente sotto una forma di continua dilazione delle scelte e di una decisa pur se silenziosa sottovalutazione degli elementi positivi che si andavano costituendo verso il PD nuovo. L’avevamo messo in conto ma non avevamo messo in conto che la malattia endemica del potere avrebbe coinvolto anche alcuni di quelli che apparivano sinceramente partecipi del processo verso il nuovo. Avevamo messo in conto tutte le possibili difficoltà ma siamo stati presi in un ingranaggio frenetico che ha fatto il gioco del pre-potere e che sta portando il PD attuale verso una situazione che solo fra una settimana riusciremo in qualche modo a giudicare. Abbiamo utilizzato e sentito utilizzare slogan sul PD fatto per i giovani, dove i giovani vengono soltanto utilizzati per la manodopera e dove la maggior parte della “vecchia guardia” di fatto decide per tutti. Abbiamo assistito ad un tempo preelettorale nel quale le scelte venivano prese di fatto così e così certamente si intenderebbe continuare a fare. A Prato decide forse la Coordinatrice, ma forse decide l’onorevole Giacomelli o forse decide Manciulli o forse decide Franceschini forse Veltroni.
E’ questa la Democrazia? E’ questo il PD? E’ questo il PD che se vuole realizzare un’iniziativa a livello decentrato la deve in ogni sua parte concordare con il Centro?
Bene. Sono fieramente all’opposizione di una simile procedura: questo non solo non è il PD che volevamo; non è nemmeno un Partito “democratico”. Con questo Partito non rinnoveremo un bel niente: ed infatti non servirà nè ridurre il numero nè i vantaggi dei Parlamentari. Non è questo quel che speravamo. Noi pensiamo ad un Partito che sappia indicare alle giovani generazioni una via diversa rispetto alla Politica che non sia più vista come una carriera ma come un vero e proprio servizio civile al quale ci si presta per brevi tratti della propria esistenza. Troppi sono davanti ai nostri occhi gli elementi negativi che caratterizzano la Politica degli affari, dei compromessi e delle clientele; è impossibile perpetuare questo stato di cose che può essere sopportato soltanto provvisoriamente con gesti umanitari nei confronti degli attuali fruitori di queste beneficenze. In tal senso tuttavia – se c’è qualcuno che ha segnali diversi li comunichi con urgenza! – non c’è alcun segnale. E dunque come pensate che si possa gioire di questo PD?
Confermo anche a quegli amici che hanno ritenuto concluso il lavoro del Comitato per il PD (quello detto Prato Democratica) che tale impegno proseguirà perchè non siamo soddisfatti di questo Partito; lo vogliamo come pensavamo e come non è: lo vogliamo diverso da DS e Margherita ed invece è ancora troppo collegato agli aspetti peggiori di quei due Partiti.

Ora pensiamo al voto; ma non dimentichiamoci che, subito dopo, come vada vada, dobbiamo lavorare di più alla forma Partito e dobbiamo “davvero” costruire il PD che vogliamo.

A presto. Giuseppe Maddaluno

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Un dibattito intorno al tema della “Democrazia” – aprile 2008 – 3

Un dibattito intorno al tema della “Democrazia” – aprile 2008 – 3

Rincorrendo il filo della memoria per evitare che chi non mi conosce abbia di me un’idea che non corrisponde alla realtà, che non sia ancorata alle vicende vissute, ma sia offuscata da pregiudizi fuorvianti vado recuperando testi che contrassegnano il “tempo” passato e lo riportino in vita, perché tutto sia più chiaro, alle nuove generazioni ma anche a coloro i quali, non del tutto giovani, ignorano o sono smemorati

Nel testo ci sono dei nomi; non è un mistero che alcuni non si fidassero di me. Altri, soprattutto i più giovani, capirono la mia buona fede e non si preoccuparono della mia libertà di pensiero.

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La mail che segue è inviata a Mauro Banchini, giornalista. Mauro era stato contattato da me per mettere in piedi la lista di sostegno a Rosy Bindi nella campagna delle Primarie costitutive del Partito Democratico. Mauro era in convalescenza per un problema serio e mi chiese di non essere coinvolto. Io allora lo ringraziai e poi chiesi a Paolo Rappuoli, segretario della Bindi, di poter contattare Massimo Carlesi e con lui avviammo il lavoro ricognitivo per costruire una lista. In questo scambio però siamo in un momento successivo alle Primarie.

in coda poi la mail di Mauro Banchini a cui rispondo. Il richiamo a Pier Paolo Pasolini mi onora immensamente

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Gentilissime\i
ho ricevuto una mail da Mauro Banchini.
Ve l’allego in coda. Gli ho scritto in modo diretto ma la riflessione può essere socializzata e quindi ho aggiunto anche una ulteriore precisazione per Edo Rosadoni.

Carissimo Mauro
ti ringrazio infinitamente anche perchè ho una strana sensazione che mi pervade in questi ultimi giorni; mi sento assolutamente inefficace a contribuire ad un effettivo (lento, non sarebbe male; perlomeno si muoverebbe) cambiamento della Politica. Vedi. Ciascuno di noi in questi ultimi mesi ha operato per il PD e correndo dietro ai sogni ed alle utopie che si arricchivano di belle parole in modo diversificato abbiamo creduto di poterlo costruire per noi, per i nostri figli ed anche per gli altri (perchè il PD fosse una forma esemplare di guardare in modo diverso e nuovo alla Politica).
Ora sono stanco, sia perchè non vedo una via d’uscita diversa da quella che preveda un insuccesso elettorale che faccia riflettere e sono preoccupato perchè ho paura di vincere, capisci, ho paura di vincere perchè se si vincesse (non importa nemmeno come!) nessuno sarebbe disponibile a promuovere la necessaria autocritica.
Non credo più neanche agli amici che mi dicono che “ora” non è il momento, perchè purtroppo mentono consapevolmente e sanno bene che, soprattutto se si vincesse questa competizione così complessa, non riusciremmo più a trovare persona alcuna che si impegnasse a migliorare questo Partito.
Mi chiedo perchè ad esempio mi devo ritrovare a pensare che voterò con una certa riottosità il Partito per il quale da anni mi sono battuto. E l’ho fatto mentre la stragrande maggioranza degli attuali Dirigenti (quando decidevano eventualmente di concederci l’onore della loro presenza) non riusciva neanche a balbettare qualche timida frase imparata a memoria dai discorsi dei leaders.
Intendo – ora – rispondere a Edo Rosadoni che mi invita a riflettere, a stare calmo (lo fa con affetto, lo so): mi sento profondamente responsabile di quanto vado scrivendo e vado dicendo ed è per me un grande onore, allorquando rileggo tutto quello che abbiamo scritto e detto insieme come Comitato per il PD, riconoscere che i motivi, per i quali alcuni Signori (non persone qualsiasi, intendiamoci: il Sindaco, il Presidente della Provincia, i due capogruppi in Comune ed in Provincia, il giovane astro nascente del PD poggese, la signora Minozzi ed il signor Dini che per un lapsus “freudiano” ho chiamato Lamberto e non Mario) hanno posto nei miei confronti un veto per la mia presenza in Direzione Regionale, sono tutti ancora fortemente attuali. Il Partito Democratico deve caratterizzarsi per una assoluta discontinuità rispetto al passato e non può avvalersi di vecchi strumenti arruginiti nelle mani di vecchie “vestali” della vecchia politica italiana.
Mi ha fatto molto piacere aver avuto il sostegno di giovani come Matteo Biffoni, del giovane Barni, di Cristina Sanzò, di Monia Faltoni e naturalmente di Salvatore Bruno: tutti giovani, e di questo – credetemi – vado fortemente fiero. Li ringrazio. Vorrei poter ringraziare tanti altri, soprattutto quegli “amici” che tacciono, che hanno taciuto spesso e che continuano a farlo, forse sperando in uno scampolo di “carriera” all’interno di un Partito che, visto così, non ha proprio nulla da invidiare a quelli vecchi.

Vi saluto. Alla prossima
Giuseppe Maddaluno

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Da: Banchini
A: Giuseppe Maddaluno
Inviato: Lunedì 31 marzo 2008, 20:58:23
Oggetto: Re: Cos’è la Politica

Caro Giuseppe:

ricorderai di sicuro il Giulio Andreotti (e dico: Giulio Andreotti !!!) che qualche anno fa arrivò a scrivere una cosa incredibile (“Se avessimo, tutti quanti, dato più retta a Pasolini, adesso staremmo di sicuro meglio”).

Ti ringrazio molto per questa bella sottolineatura, della quale – immagino – interesserà un tubo a chi, senza sforzo e senza democrazia, sta per andare in Parlamento.

Fra i miei ricordi più intensi, conservo ancora – una ventina di anni fa – la visita alla tomba, in quel piccolo paesino del Friuli, con Pasolini sepolto insieme alla mamma, vicino al muro di confine (bel segnale) del piccolo cimitero. Con un roseto che veniva fuori dalla terra, sulla tomba.

Anche per me – curioso ma parecchio pessimista sul futuro di questa strana “cosa” chiamata PD – PPP avrebbe dovuto essere quella “icona” di cui anche tu senti la mancanza. Ma che ci vuoi fare? Per la politica plastificata di oggigiorno, Pasolini è forse troppo complicato … o troppo impegnativo .

Un abbraccio.

Mauro Banchini

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NOTERELLE sparse intorno a “L’attimo fuggente” presentato a Coiano l’altra sera con sorpresa finale – 2

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NOTERELLE sparse intorno a “L’attimo fuggente” presentato a Coiano l’altra sera con sorpresa finale – 2

Poesia ritmata.

Quella della poesia ritmata è una tradizione anglosassone che viene da lontano. Non è dunque sorprendente o fuori luogo la scena del film “L’attimo fuggente” nella quale i giovani che hanno deciso di seguire le orme di Keating nel riproporre la Setta dei Poeti Estinti leggono brani poetici all’interno della Grotta Indiana e battendo ritmicamente su tamburi recitano ripetutamente in coro come un “rap” ante litteram i versi del poeta Vachel Lindsay

Preso dalla fede ebbi una visione, | dall’orgia io fuggivo ma non senza derisione. | Vidi il fiume Congo, scavare con la testa, | e una lingua d’oro tagliare la foresta.

La poesia come espressione di libertà.

Insegnare la struttura di un’opera poetica è di per sè una contraddizione in essere. Keating nell’invito a strappare le pagine teoriche del prof. Prichard esercita il suo ruolo. Oggi lo riconosciamo ma non era così nel 1959 ed a volte ancora oggi il gesto del prof. Keating non è apprezzato soprattutto dai nuovi bacchettoni, protagonisti e figli del Sessantotto.

“Continuate a strappare ragazzi. Questa è una battaglia, una guerra e le vittime sarebbero i vostri cuori e le vostre anime. Grazie mille Dalton. Armate di accademici avanzano misurando la poesia. No! Non lo permetteremo. Basta con i J. Evans Prichard. E ora, miei adorati, imparerete di nuovo a pensare con la vostra testa. Imparerete ad assaporare parole e linguaggio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. Quello sguardo negli occhi di Pitts dice che la letteratura dell’Ottocento non c’entra con le facoltà di economia e di medicina, vero? Può darsi. E lei, Hopkins, è d’accordo con lui e pensa: “Eh, sì, dovremmo semplicemente studiare il professor Prichard, imparare rima e metrica e preoccuparci di coltivare altre ambizioni.” Ho un segreto da confessarvi, avvicinatevi. Avvicinatevi. Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Walt Whitman, «Oh me, oh vita, domande come queste mi perseguitano. | Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. | Che v’è di nuovo in tutto questo, oh me, oh vita? | Risposta. | Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, | che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso.» Quale sarà il tuo verso?”

La passione per la poesia che non finisce.

Uno dei giovani, il più sensibile Nell, legge i versi di Tennyson che sono un invito alla condivisione

«Venite amici, | che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. | Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, | e se anche non abbiamo l’energia che in giorni lontani | mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi. | Unica, eguale tempra di eroici cuori, | indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia | di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere.»

E sul vecchio libro del prof. Keating dei versi di Henry David Thoreau scritti a mano come un’epigrafe.

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita. Per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

Sorpresa finale

Sto ritornando verso casa dopo l’intervista a Massimo Smuraglia. Non sono ancora tranquillo perché non ho ricevuto notizie di Daniele che è andato a Parigi dalla sorella Lavinia. Parcheggio lungo il perimetro dei giardini e poco più avanti un’altra auto si è appena fermata: scendono tre giovani ragazzi. E’ passata la mezzanotte. Facciamo qualche passo insieme a distanza di pochi metri. Chiacchierano e poi si siedono sulle panchine sotto i glicini folti. Sono curioso. “Cosa ci fate qui, a quest’ora? Io abito lì sopra”. Rispondono con cortesia, anche se avrebbero potuto mandarmi a quel paese. E così scopro che si ritrovano come i giovani de “L’attimo fuggente”. Lo conoscono, il film e questo è un’altra bella sorpresa consolatoria. Quel giardino per loro è come la Grotta Indiana: e allora mi ritorna in mente anche il video che girai proprio su quel giardino.

Joshua Madalon

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Giuseppe

Un dibattito intorno al tema della “Democrazia” aprile 2008 – 2

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Non rinnego quell’impegno; anche se avrei dovuto essere più prudente: i segnali funesti erano, a buon vedere, abbastanza chiari. Avevamo una grande difficoltà a ragionare in modo “libero” intorno al futuro di un Partito nel quale non si confrontavano soltanto passioni e ideali, ma forti interessi personali a difesa del mantenimento delle leadership, come dire gattopardescamente “cambiare tutto per non cambiare niente”

A coloro che storcono il naso quando alcuni di noi, come me, appaiono ipercritici e pregiudizialmente (non lo rinnego) sospettosi verso i cadeaux che a volte provengono da quella parte, consiglio di andarsi a rileggere le loro storie, intrise di fregature e delusioni, mentre erano nei loro bunker ideologici a ragionare di massimi sistemi.

Un dibattito intorno al tema della “Democrazia” aprile 2008

Care\i amiche\ci

Era il lontano aprile 2007
Qualcuno, molto convincentemente scriveva:

“Il Partito Democratico potrà nascere solo così, dalla fusione, e non dall’accostamento, del pensiero della sinistra democratica e liberale, del personalismo cristiano, del com’unitarismo, dell’ambientalismo, di una parte di quella critica radicale della società che non è più ideologica e che si può ritrovare in un contenitore ampio, dei nuovi apporti culturali che il nostro tempo così veloce produce, dei linguaggi e delle forme di partecipazione che arrivano dalla Rete. E’ necessario che tutte queste culture, e le forze che a esse si richiamano, comprendano che per andare avanti dovranno superare alla radice la loro parzialità, la loro separatezza, la loro insufficienza. Non basta la sola somma di due Partiti come DS e Margherita, che pure sono indispensabili per la nascita del Partito democratico. Bisogna andare oltre, guardare allo spirito che contraddistingueva l’ Ulivo del ’96, a quella coesione di esperienze e di linguaggi, alla larghezza di quel perimetro che allora comprendeva Pds, Ppi, Rinnovamento italiano, i Verdi, lo Sdi. Si tratta di dare vita a una forza politica che possa aspirare al 40% dei consensi, che arrivi a essere, in Italia, tendenzialmente maggioritaria, in un contesto bipolare.”

“Partito Democratico Le parole chiave” a cura di Marco Meacci Editori Riuniti “Sintesi” di Walter Veltroni

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Dobbiamo buttare via quelle pagine? In meno di un anno si può fare davvero a meno di quelle argomentazioni?
Quel che ancor meno alla fin fine convince, in questa ultima fase, è anche l’affermazione – solo ad esempio – che se si governasse finalmente potremo fare a meno delle riunioni di maggioranza.
Sono preoccupato per questa deriva strisciante di presidenzialismo rampante- oltre che silente – che si è appalesato sin dai primi vagiti del neonato PD.
Ai lettori aggiungo che se governasse il “nostro” PD potremmo stare tranquilli; non ci sarebbe alcun bisogno di mettere in piedi discussioni; tanto decide tutto il leader.
E’ ovvio se le cose andassero bene che non mi preoccupo di mantenere viva l’attenzione su tutte le questioni importanti: una volta finita questa sagra dell’ipocrisia che rappresenta la Campagna elettorale, una campagna indistinta e non diversa da quella dell’opposizione.
Se le cose non andassero bene, avremo tempo per crescere. Chi oggi dispera lo fa o strumentalmente o ingenuamente. E forse di fronte a chi il “Presidente – ghe penso tutto mi” lo ha fatto ogni volta che ha potuto troveremo le ragioni comuni per rimettere nella giusta carreggiata la “DEMOCRAZIA”.
A presto. Giuseppe Maddaluno

…..2……

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NOTERELLE sparse intorno a “L’attimo fuggente” presentato a Coiano l’altra sera con sorpresa finale – 1

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NOTERELLE sparse intorno a “L’attimo fuggente” presentato a Coiano l’altra sera con sorpresa finale – 1

Non vedevo Massimo (Smuraglia) da alcuni anni; ci eravamo sfiorati in qualche occasione culturale ma nulla di più. Quando Mario Barbacci mi ha chiesto di partecipare ad uno degli eventi dell’Estate al Circolo di Coiano ho accettato e l’ho fatto ancor più volentieri perché si trattava di un doppio lieto evento per me, quello di intervistare Massimo che avrebbe parlato de “L’attimo fuggente”. Se si andasse a riavvolgere il nastro delle nostre vite (quella mia e quella di Massimo) troveremmo due elementi comuni: il Cinema e la Scuola. Entrambi (noi e il film) – pensai – qualcosa possiamo mettere a disposizione della società attuale.
Ci siamo sentiti qualche giorno prima utilizzando squarci di tempo libero per concordare qualche aspetto dell’intervista. Massimo poi mi ha anche inviato il suo curriculum con tanti tasselli che non conoscevo. Ne ricavo solo una parte: non avremo molto tempo a disposizione. E così decido di preparare le domande. Partirò dai “sogni” del ragazzo e poi via via verso la maturità, seguendo anche la sceneggiatura del film di Peter Weir.
Riguardo il film e mi sorprendo a scoprire atmosfere dimenticate ( non quelle intorno a Keating e il “Carpe Diem”, o l’”Inno alla gioia” e le scene di giubilo, nè l’ “O Capitano mio Capitano!” finale”).
Arriviamo insieme a Coiano venerdì 5 luglio. Gli chiedo se ha letto le domande. Credo di sì, ma lui si schermisce borbottando non so quale scusa per dirmi che no, non le ha lette. Gliele riassumo. Il resto è quel che è accaduto: tutto alla perfezione. Domande sintetiche al massimo per ridurre il tempo, risposte piene di riferimenti colti non solo cinematografici.
Poi la proiezione.

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“Cane, signore?” “O no, oggi no!” “Guardi che un cane fa bene ogni tanto!….Uno può fare un pasto completo a base di cane…” dallo schermo Keating irriverente e provocatorio legge brani assurdi ai suoi giovani attenti e coinvolti allievi. La signora accanto a me, che aveva tra le sue braccia un canino piccolo piccolo si alzò ed a me sembrò che andasse via, offesa e preoccupata di quel che sarebbe seguito: un vero e proprio menù a base di cane. “Si comincia con cruditè di dalmata, si continua con un bel cocker flambèe, e per finire un pechinese al pepe rosa”. Si allontanò di poco forse per dissetare il canino e poi tornò, proprio mentre andava in scena uno dei momenti clou del film, quando Keating invita i suoi studenti a cambiare il punto di vista, saltando sulla cattedra.

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ED IO MI SENTO come Keating sessanta anni dopo

“Perché sono salito quassù? Chi indovina?
Per sentirsi alto.
No […]. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.”

Joshua Madalon fine prima parte

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