PROVE DI RIPARTENZA

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PROVE DI RIPARTENZA

Non sarà possibile un vero cambiamento politico, come più volte annunciato in modo altisonante con slogan e gesti simbolici da parte della “nuova” classe politica, che ha sostituito quella “vecchia”, senza un vero e proprio patto sociale condiviso in modo ampio nelle sue diverse e complesse articolazioni.

Abbiamo assistito spesso inerti ed inermi alla trasformazione antropologica progressiva della società italiana, debilitata ulteriormente da progressivi interventi governativi che dagli anni Ottanta del secolo scorso sono arrivati fino a noi, rendendo normale l’edonismo sospinto dalle luci mediatiche ed elevato a stile di vita principale. Con interventi permissivi progressivi sono stati praticamente sdoganati comportamenti illeciti che hanno consentito ai più furbi di farsi strada ed assurgere ad esempi considerati positivi pur nella loro palese illegalità. Il debito pubblico ha continuato a lievitare, mentre l’elusione e l’evasione fiscale assumeva livelli sempre più alti. Anche per questo, in modo sommerso l’economia ha continuato a girare indisturbata, contando su compensi praticamente “a nero”, che hanno consentito di non porre in modo eccessivo in evidenza la crisi economica. Si ricorderanno le affermazioni paradossali delle “pizzerie strapiene” e degli “aeroporti affollatissimi” portate ad esempio di una società florida, che poneva in discussione la denuncia di una sempre più diffusa sofferenza di un numero sempre più alto di cittadini.

In effetti, quando si gira nei nostri centri storici e nelle cattedrali del consumismo, stracolme di giovani spensierati e festanti, la sensazione di ritrovarsi in un mondo dorato è molto alta e viene da chiedersi da dove provengano le risorse che in ogni caso in quei contesti vengono redistribuite in modo legale. Lavoretti marginali malpagati a nero o cespiti provenienti dai risparmi delle famiglie sono spesso la base primaria per le “piccole spese nel tempo libero” dei giovani. Ma per loro, in generale e ad ogni modo, non si apre un futuro così roseo da poter prevedere di mantenere il tenore di vita degli anni verdi, sia quello loro di adesso che quello dei loro genitori sin dagli anni della loro giovinezza.

Troppe volte l’atteggiamento maramaldesco non è in grado di fare i conti con le realtà: tutto sembra possibile, tutto quello che “gli altri hanno fatto o non fatto” è da rivedere, modificare o ribaltare, tutto sembra molto facile perché si basa sull’idea che per essere concreta deve invece essere posta al vaglio della realtà. Se non si cambia il modello comportamentale costruito, ad essere superficiali ed imprecisi, in quasi più di mezzo secolo, non si può modificare la struttura socio antropologica del nostro Paese.

Questo messaggio non è solo per chi governa, ma è soprattutto rivolto a chi non ha mai governato di fatti, la Sinistra, che deve mettere da parte l’impianto ideologico e scendere nel concreto delle dinamiche, rinunciando alla sua posizione su di un comodo piedistallo sterile di chi si fa forza con i valori ma non li mette a confronto con il mondo reale che continua a girare sotto i suoi piedi. Modificare i modelli comportamentali significa anche saper riconoscere il marcio che viene tante volte rappresentato da chi si trincera dietro il paravento ideologico rivoluzionario e finisce per non riuscire a distinguere la legalità dall’illegalità, il rispetto delle regole e delle leggi dall’insolenza rozza, la conoscenza dalla presunzione.

Joshua Madalon

 

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AVERE LA FACCIA COME IL ….

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AVERE LA FACCIA COME IL ….

E ‘ un modo di dire “popolare” forse un po’ troppo “popolare” forse un po’ tranchant forse un po’ rozzo e volgare ma dire che i capi e gli “ultras” del Movimento 5 stelle “hanno la faccia come il culo” mi sembra il minimo, visto i tempi che corrono. Costoro infatti non si accorgono che stanno ridiscutendo senza ammetterlo, nel pieno del fervore ipocrita del Potere raggiunto, molti aspetti che avevano fatto breccia anche tra quanti erano di Sinistra. Ma non solo: a fronte di promesse mirabolanti non riusciranno a realizzare neanche briciole minori dei progetti. Lo avevamo previsto, annotando quel che in realtà avremmo potuto realizzare con “quel che passa il convento”, anche perché sapevamo perfettamente che sia per ragioni economico finanziarie sia per motivazioni antropologiche diffuse e generali non appartenenti a fazioni politiche particolari non sarebbe stato possibile applicare un “reddito di cittadinanza” generalizzato. Praticamente sarebbe stato un intervento assistenziale non riconosciuto come tale da chi lo proponeva. Appare addirittura ridicolo l’atteggiamento critico verso il Centrosinistra dopo che, in primis, è stato coinvolto come possibile partner di un “Contratto”: a quella parte ci si rivolge con disprezzo annunciando che presto verrà distrutta non tanto come avversaria la qual cosa avrebbe la sua logica, ma come espressione della vecchia Politica. Si dimentica che oltre un terzo di quella vecchia Politica è sua attuale partner e tra una virgola ed un esclamativo di imbarazzo se ne appoggiano le scelte che, non è un mistero ormai, sembrano aver preso il sopravvento nel gruppo di Governo.

Nel 2019 si voterà anche per le Europee e ad osservare il quadro politico il Movimento 5 Stelle non ha una sua visione politica europea e la sua leadership sarà sempre più prigioniera di una visione demagogica sterile ed anche molto pericolosa per la tenuta economica e democratica del Paese.

Alla Sinistra, quella oltre il Partito Democratico che è in preda ad una profonda crisi di identità (la qual cosa è a mio parere comunque elemento positivo), tocca avviare una riflessione profonda, ricca di contenuti culturali, non succube dei potentati locali e nazionali, per evidenziare tutte le contraddizioni che sono emerse nel corso dei decenni passati oltre a quelle espresse da questi nuovi movimenti che prefigurano cambiamenti nel mentre approfittano dei vantaggi della vecchia Politica, così come ad esempio accade con le proposte miserevoli della Lega che non sa fare altro che riproporre gli strumenti dei “condoni” pur camuffandoli dal punto di vista lessicale (ma “ccà nisciuno è fesso!”) e dopo aver offeso la Magistratura, che ha portato avanti molto prima che si profilasse il successo del 4 marzo la sua indagine, va a contrattare con lo Stato dilazioni vergognose dei milioni indebitamente sottratti (vorrei che non si dimenticasse che l’attuale leadership della Lega era ben presente ed attiva in quei tempi di “vacche grasse” a spese dei contribuenti) che sono un pugno nello stomaco della gente, in particolare di quella che sulla bocca di Di Maio, espressione dell’altra parte del Governo, è onnipresente e reale, “cinque milioni di poveri”.

 

Joshua Madalon

 

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – parte 3

Ci siamo avviati verso il centro, ripassando accanto alla Chiesa di San Vincenzo ed al Monumento ai Caduti e oltrepassando l’ampio arco sotto la strada che pota al Rione Terra. La piazza della Repubblica era già gremita di avventori seduti ai tavolini dei bar che ormai occupano lo spazio centrale in lungo e in largo, lasciando ai passanti non consumatori piccoli varchi. Anche questo è un segno della modernità sconosciuta a noi quando eravamo giovani. Qualcuno dei miei coetanei si rammarica di questi aspetti ma tende a minimizzare l’impatto che nella nostra società ha avuto l’era berlusconiana, peraltro preceduta da quella craxiana e seguita da quella renziana. Di quei periodi siamo tutti responsabili, e non possiamo fingere di non esserlo. Li abbiamo subìti tirando a campare: alcuni addirittura ne hanno usufruito ed il dilemma è se siano ipocriti o pentiti. Anche per questo motivo fino all’ultimo nostro respiro, mostrando il ravvedimento, a rischio di essere sbeffeggiati ed insultati, di non essere creduti, dobbiamo impegnarci a riprendere il cammino di una vera e propria Sinistra di Governo. Attraversiamo dunque una parte del Corso della Repubblica e svicoliamo per via Cosenza, detta ‘O canalone, perché fino ai primi anni del secolo scorso a causa dei fenomeni bradisismici Pozzuoli poteva sembrare una piccola Venezia, attraversata come era dal mare. Oltre a qualche foto antica di repertorio cartolinesco ci sono dei frame nel film muto “Assunta Spina” del 1915 che riprendono proprio questa strada invasa dall’acqua e corredata di ponteggi per l’attraversamento: non proprio la Venezia dei ponti ma quella dell’acqua alta.

 

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Decidiamo di dirigerci poi verso le rampe San Giuseppe, più agevoli di altre per portarci verso casa in collina. Si attraversano i binari della ferrovia Cumana, vetusta linea che da Torregaveta, frazione di Monte di Procida, porta a Napoli Montesanto, luogo centrale che attraverso la base dei Quartieri spagnoli e Pignasecca esce verso Piazza Salvo d’Acquisto e via Toledo, centro vitale della città di Napoli. Si cominciano a salire le scalinate lunghe che lasciano tempo anche al riposo, aiutate da un panorama eccelso di una parte del centro flegreo e del golfo fino a intravedere Monte Nuovo e il castello aragonese di Baia.

Le pareti delle rampe che portano poi alla Chiesa del Ss Nome di Gesù nota tuttavia come San Giuseppe ed all’ingresso secondario della Villa Avellino, che prende il nome da un archeologo Francesco Maria Avellino che la possedette a partire dal 15 marzo 1836, sono state decorate dalla fine del 2014  con murales da artisti locali come Stefania Colizzi, Aida Guardai, Antonio Isabettini, Bianca Ida Gerundo. Rappresentano con riferimenti locali i quattro elementi della natura Acqua, Aria, Terra e Fuoco. Gli elementi della natura sono anche accompagnati da riferimenti leggendari mitologici ed epici. Anche se un po’ invecchiate con il tempo sono forme gradevoli che rendono ancor meno faticoso il procedere. Salendo inoltre si incrocia la parte occidentale del complesso di palazzo Toledo, quella però meno pubblica. In alto poi si raggiunge la Chiesa e viale Capomazza per riprendere, passando accanto alla splendida chiesa barocca di San Raffaele, la strada che conduce al complesso di Villa Avellino-De Gemmis e si inerpica verso la Solfatara.

Joshua Madalon

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

 

Abbiamo deciso di scendere verso via Napoli attraverso le rampe Cappuccini sul far della sera per godere dell’ultimo sole d’estate rinfrescato però dalla brezza marina attenuata, quel caldo ma non tanto, piacevole frescolino serale. Lavi è scesa indossando un paio di infradita che hanno deciso di interrompere la loro collaborazione ed una dopo l’altra in diverse parti l’una dall’altra si sono rotte. Scegliere di utilizzare la pianta nuda dei piedi in un ambiente come quello di Pozzuoli non è proprio l’optimum e  allora dopo un tentativo di Mary, fallito, di riaggiustarle alla meglio, mia moglie stessa decide di andar in uno dei negozietti cinesi della città, che di certo è aperto nonostante sia domenica e per giunta di sera, a cercare un paio di ciabatte per sostituirle. Lavi ed io siamo rimasti seduti alla prima panchina libera che abbiamo trovato sul lungomare.

Si sorride del caso, rilevando che ogni volta che si decide di venir fuori qualche caso strano ci accade. Ricordiamo l’episodio dell’ape sulla spiaggia di Acquamorta che ci ha costretti a cambiare programma e temiamo possa accadere qualcosaltro di nuovo. “Questa è mia figlia Lavinia!” dico ai due amici gentili che si sono avvicinati. Gentili anche per un cortese passaggio serale di qualche giorno prima, quando eravamo scesi giù Mary ed io e li avevamo incontrati sullo stesso percorso. Spiegato l’accaduto, la gentilezza si ripete: “Se avete bisogno, questo è il mio numero di cellulare! Chiamateci e vi riportiamo volentieri su, più tardi”. “Grazie, ad ogni modo vi aggiornerò brevemente”.

Di lì a poco, un messaggio whatsapp di Mary ci annuncia che ha trovato un paio di ciabatte e che arriva, noi di risposta diamo indicazione del luogo dove ci troviamo.  Sono buffe le ciabatte, tipicamente cinesi, che ci porta Mary, ma dopotutto Lavi le utilizzerà. Annunciata da una telefonata, appare anche Teresa, la zia e la cognata, che ci ha raggiunto per fare una passeggiata. Finalmente. Ci fermiamo sul Lido che è stato strutturato quest’anno  sulla scogliera ed argomentiamo intorno alla difficoltà di poter nuotare lì davanti con le onde che battono sulle impalcature: pensiamo anche ai bambini che non sanno ancora nuotare e ci chiediamo anche come si possa investire in strutture turistiche marine in assenza di balneabilità, accertata e palesata con cartelli diffusi su tutta la linea della riva. So che potrebbero rispondere che lo spazio, piuttosto elegante, opera come “solarium” e la discesa a mare attraverso delle ampie e sicure scale in legno serve esclusivamente per bagnarsi senza immersione.

In questo scorcio di fine estate la sera, prefestiva e festiva, gli spazi vengono utilizzati come bar esclusivo, il cui accesso è sorvegliato da un giovanotto che facendo passare chi lo desidera comunica agli addetti al servizio del locale quanti posti sono necessari preparare. Un segno, questo, di professionalità che fa piacere scoprire e che, tutto sommato, rende meno severa la critica. Non è il mio mondo, questo; non lo è mai stato. Ma ne conosco l’esistenza e non mi ergo a giudice sulle scelte libere soprattutto dei giovani.

Ci si muove per procedere. La serata è calda piacevole, come si era annunciata.

Joshua Madalon

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

 

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PASSEGGIATE FLEGREE DI META’ SETTEMBRE 2018 – ‘o Valione

L’impatto è devastante; il Valione è uno dei luoghi dove Mary ed io andiamo frequentemente. Ci sono molti motivi che ci spingono a farlo. Nei prossimi post ne parleremo. Tornando in questi luoghi nel settembre 2018 dopo una mia breve assenza da Pozzuoli abbiamo visto che non è accessibile più “per lavori”. E ci siamo chiesti: Qual è il Piano alternativo per la fruizione anche parziale dello spazio detto “O Valione” da parte dell’Amministrazione comunale di Pozzuoli ora che stanno per partire i lavori di risistemazione di quella parte? Come sarà possibile accedere alla Chiesetta della Madonna Assunta ed al Laboratorio Vallozzi? E come si pensa di rendere meno complicata la vita dei pescatori che avevano accesso per trasportare tutto ciò che era necessario per il loro lavoro?

Non penso di potermi ergere a loro interesse e difesa, non ne ho il diritto né le competenze. Ma ho la sensazione che tutto sia stato ordinato senza concordare preventivamente le soluzioni. Da un giorno all’altro sono state sistemate delle  alte recinzioni che hanno delimitato il perimetro della darsena e  ne hanno limitato l’accesso.

 

 

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Abbiamo incontrato qualche giorno fa Antimo Vallozzi, l’ultimo rappresentante di una famiglia di Maestri d’ascia, davanti al suo Laboratorio; aria stanca che tuttavia sparisce quando lo si coinvolge nel racconto di quello che è stato il suo lavoro. Ha davanti a sé un modellino di nave: è del nipote e lo sta restaurando.      Ci parla anche delle caratteristiche della barca “puzzulana” (di Pozzuoli)  della cui costruzione è specializzato tecnico e descrive la differenza tra questa e quella “sorrentina”. . Ci racconta del progetto “ultima barca” preparato da alcuni anni e mai avviato a causa di vari eventi e condizioni sfavorevoli. Ne volevano fare un documentario che seguisse le varie fasi; poi sono morti un fratello ed uno degli organizzatori locali ed il documentario è stato realizzato solo in parte attraverso interviste e documentazioni  (“Una città in barca” è il lavoro di Dario Antonioli del 2014 contornato ancora da un lieve ottimismo relativo al futuro)  ma l’ultima barca non è stata costruita.      Antimo Vallozzi rammaricato ci dice che tutta la legna che doveva servire per quel progetto è accatastata là dentro il casotto e non ha più né la forza né la voglia di metterci  mano:  avverte la stanchezza e la solitudine. Tra l’altro l’Associazione che avrebbe dovuto sovraintendere a quel lavoro “si è sfasciata” come una vecchia barca. Inoltre denuncia gli atti di vandalismo subiti e lo scarso rispetto che i giovani hanno per quel luogo, utilizzato spesso come bivacco notturno dove ubriacarsi e far trascorrere “allegramente” la serata. Antimo Vallozzi è forse anche disilluso dalla trascuratezza vissuta anche umiliazione da parte delle istituzioni che non sono state in grado di valorizzare le sue competenze aiutando a trasmetterle a nuove generazioni. Vita difficile e grama, con scarsi risultati economici ma vita sana certamente e aiutata da interventi pubblici e privati di sostegno culturale a questa attività. Ma purtroppo non c’è la giusta sensibilità verso il passato tale da poter traghettare al futuro la conoscenza tecnica di quel mestiere.

Ci siamo andati insieme a nostra figlia Lavinia, curiosa osservatrice degli aspetti sociologici ed antropologici della terra di origine dei suoi genitori. Ci siamo arrivati dopo un sopralluogo alla ricerca dei ricordi, così come qualche giorno prima ci eravamo andati, Mary ed io.

“Ah, mastu Peppe era proprio nu scassacazzo! T’’o ricuorde?” e chi era Mastu Peppe? La prossima volta ne parleremo.

 

 

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PROMEMORIA PER UNA SINISTRA CHE VUOLE RIPARTIRE

 

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PROMEMORIA PER UNA SINISTRA CHE VUOLE RIPARTIRE

Cosa spinge tanti fra gli elettori italiani oggi a sostenere la Lega, il M5S e tutto il Governo? La possibilità che costoro incidano sulle situazioni economiche sociali di una parte sempre più consistente della popolazione preoccupata non solo delle proprie condizioni di vita ma anche di quelle dei propri figli e nipoti.

A fronte di tali perduranti presupposti  il sostegno a chi prospettava e rappresentava un “cambiamento” continua ad essere molto forte, o addirittura in crescita. Tanti elettori avevano avanzato  richiesta di presa in carico ed avvio a soluzione dei problemi ma questa  è risultata sostanzialmente inevasa ed inappagata anche a causa di una ben precisa volontà di privilegiare le rendite finanziarie, quelle imprenditoriali e quelle, spesso connesse ad entrambe le precedenti, immobiliari,  prescelta dai precedenti Governi a guida sia del Centrodestra che del Centrosinistra. Non era strana  in verità l’impressione che gli opposti schieramenti avessero condiviso alcune scelte di fondo.

Anche in questa direzione occorre interpretare i sondaggi che in larga misura premiano il sovranismo ed il populismo delle due forze politiche. Ed il premio è basato su dati ancora percettivi, vista l’assenza di scelte significative. La luna di miele è stata peraltro contraddittoriamente dilatata a causa del tragico evento di Ferragosto, che ha impegnato l’Esecutivo in attività purtroppo straordinarie, anche se i mesi estivi di solito non possono essere conteggiati a pieno nel processo legislativo.

I conti, che non sono i due viceministri del Premier Conte, verranno al pettine a fine anno quando dovranno essere state comprese nella loro pienezza le linee governative.

C’è allo stesso tempo un’ansia di prestazione che è ben comprensibile nel proporre rispetto delle promesse. Una di queste riguarda lo spoil system che prevede il cambio ai vertici di molti Istituti ed Aziende controllate dallo Stato: i vertici precedenti sono sotto pressione e finiranno per essere sostituiti  a prescindere dal loro valore.  Il vero problema sta infatti nelle competenze che una massa di funzionari dello Stato, onesti, possedevano a monte ed hanno conseguito; e non solo: il loro allontanamento costerà molti quattrini e ridurrà drasticamente il risparmio previsto da una sorta di spending  review.   C’è accanto alla volontà di cambiamento una rabbia che emerge e fa diventare rozzo e volgare gran parte di questo Governo.  C’è poi una imperizia culturale e politica che ai più appare ruspante e baldanzosa, ma che genera a livello internazionale forte preoccupazione (e non si tratta di una apprensione immotivata, visto che non c’è futuro senza l’Europa: piuttosto mettiamoci d’accordo su come vogliamo che essa sia) che spinge ancor più all’angolo la nostra economia.

Alcune affermazioni sono state improvvide, anche se applaudite dagli ultras. Minacciare di non versare i contributi all’Europa significa in primo luogo non sapere nemmeno di che cosa si stia parlando. Tra persone ignoranti si può condividere e plaudere;  ma un’Economia che viene messa ai margini comporta un livello di disperazione e miseria che già è stata sperimentata a poche miglia dalle nostre coste ioniche.

Alzare la voce contro l’immigrazione può essere doveroso, se si denunciano le irregolarità, che poi devono essere provate; ma non a casaccio  e semmai andando ad affrontare le problematiche legate ai processi  di integrazione che sono stati spesso lasciati alla libera scelta di organizzazioni senza  che venissero  accompagnate da regole precise.

Per non parlare, oggi, di quella bella proposta avanzata dal M5S: il cosiddetto reddito di cittadinanza. Ne parleremo; ne riparleremo.

Joshua Madalon

 

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 3

Mi ero ripromesso di pubblicare su questo mio Blog il testo di un mio libretto preparato in occasione dei 2500 anni dalla fondazione di Dicearchia, nome greco della mia città di provenienza, cioè Puteoli – nome romano – Pozzuoli. Avevo da tempo questa intenzione. Ora, in coda alla mia presenza estiva su questi luoghi della mia infanzia adolescenza e giovinezza, mi appresto a pubblicarlo. Può apparire datato; tuttavia, le problematiche antropologiche e sociali sono peggiorate o perlomeno poco è cambiato, a volte tuttavia in peggio. La mia non è una critica senza dolore; nell’intenzione del giovane che ero esisteva la volontà di un cambiamento in meglio. Tuttavia ritorno alla mia terra e non rilevo miglioramenti nella sua cura. Anche i tanti interventi prodotti potenzialmente  positivi subiscono il degrado antropologico ormai strutturale.

So bene che gli amministratori sono dotati di una volontà propositiva  eccellente; pur tuttavia non riescono per motivi che mi sfuggono a superare le numerose difficoltà che incontrano ed anche alcuni interventi  che avrebbero dovuto e potuto produrre effetti positivi  sono stati poi negletti e disattesi come ad esempio lo spazio antistante l’uscita dal tunnel del tram chiamato Piazza Rione Terra, nel quale peraltro si celebrava la Storia della città, la mia, di Pozzuoli.

Sul mio Blog dall’inizio ho parlato del mio ritorno in questi luoghi che mi hanno visto crescere. Non ho mai accettato di ricevere rimproveri per essermene allontanato che tendevano a ribaltare su coloro che da qui sono partiti la responsabilità del degrado che se non è peggiorato – come io credo –  è di certo rimasto ai livelli precedenti. Non sarei stato in grado di cambiare e forse sarei rimasto invischiato in quei meccanismi antropologici che io critico o mi sarei isolato come è accaduto a qualcuno dei miei amici antichi. Quindi non ho  volontà specifiche  sanzionatorie nei confronti di chi ha amministrato ed amministra e di quella “intellighentia” alla quale avrei potuto essere affiliato.

Dal libretto possiamo comprendere l’entusiasmo di un neofita: nel 1971 avevo 24 anni e la volontà di produrre un cambiamento. Sono andato via da questa città poco dopo per lavoro e quando ne avevo la possibilità non sono ritornato. Non avrei potuto cambiare nulla; ma il mio sguardo mitteleuropeo l’ho potuto costruire rimanendo tra l’Alto Veneto e l’Alta Toscana. Non sono pentito di averlo fatto.

 

PASSEGGIATA NEI CAMPI FLEGREI novembre 1971

Prendendo il treno della Metropolitana e andando verso Napoli c’è, prima di entrare nel tunnel, un rapido scorcio panoramico di rara bellezza. Ma non viene notato. Immaginiamo allora di essere dei viaggiatori cui questa terra è sconosciuta e sentiremo, a vederla, un certo brivido. E’ proprio vero, bisogna per un attimo trasformarsi  per godere a pieno di un simile spettacolo.

Per il turista che invece arriva da Napoli per la Domitiana (leggi “Domiziana”), i Campi Flegrei si presentano dapprima con la conca cratere di Agnano una volta sede di un lago e di una vegetazione ed ora di industrie e cemento. Il verde si assottiglia.

Poco più avanti l’Accademia Aeronautica, da un belvedere, si può godere lo stupendo panorama del Golfo di Pozzuoli e delle isole dell’Arcipelago napoletano: Capri (a sinistra), Procida a destra e, dietro di questa, Ischia.

….fine parte 3…..   continua

Joshua Madalon

 

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PASSEGGIATE FLEGREE – settembre 2018

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PASSEGGIATE FLEGREE – settembre 2018

“Mi scusi, saprebbe indicarci una Farmacia? La ragazza è stata punta da un’ape” ci eravamo rivolti al vigile urbano che presidiava la struttura comunale che avevamo incrociato lungo la strada principale che da Acquamorta portava verso la piazza di Monte di Procida. Quella mattina avevamo deciso di fare due passi lungo un breve tratto di mare ed avevamo scelto di utilizzare quello che si distende a destra del molo. Avevamo parcheggiato sullo sterrato antistante il parco marino di Torrefumo e poi a piedi, attraversando il porto dei pescatori, tutti intenti a ripulire le reti, per la goduria di alcuni gabbiani espressa con stridolini irripetibili, siamo ritornati indietro verso il molo. E così mentre mia moglie e Lavi passeggiavano lungo la battigia scattavo foto sullo splendido autunno. La spiaggia di Acquamorta non è baciata dal sole per larga parte della mattinata e rende il paesaggio di fronte nel contrasto molto più luminoso: l’isolotto di San Martino luogo di scorribande giovanili dei tempi andati mi ricorda la tragedia di Genova con il suo pontile interrotto e mai più ricostruito. Dall’altra parte l’isola di Ischia si eleva sovrastando la piccola Procida che appare ad un tiro di schioppo: in mattinata c’è sempre un vaporetto che collega Acuamorta con Procida ad un prezzo più che vantaggioso rispetto a quanto costa partire da Pozzuoli e molti, facendo un po’ di conti lo utilizzano d’estate, mentre nel resto dell’anno è utile agli studenti del Nautico.

Fotografo anche quel che resta delle caverne ricavate nel costone tufaceo per riparare le barche dei pescatori negli anni in cui non c’era il bel porto costruito da qualche decennio, ma molto recente rispetto al tempo dei miei ricordi.

Senza molte storie “Lavi è stata punta da un’ape sotto il piede” mi dice Mary. Le vedo far ritorno e pregusto una passeggiata anche a Torrefumo, ma il benvenuto di questa terra è un po’ più amaro anche se risolvibile con un goccio di ammoniaca.  “Chiediamo a quei signori che sono là sotto quelle panchine” gli anziani pescatori presidiano il territorio. “Mia figlia è stata punta da un’ape. Avete dell’ammoniaca?” ci guardano molto perplessi e poi “Ma siete proprio sicure? Non è che si tratta di una tracina?” “Guardate che abbiamo visto anche l’ape divincolarsi morente dopo aver punto il piede!” ma intanto si è compreso che non c’è nulla che possa servire al caso: il punto colpito comincia a gonfiarsi e allora si procede salutando cortesemente. Andiamo verso la scogliera a lavare bene il piede pieno di sabbia. “Aspettate qua” dico e vado a riprendere l’auto.

“Ci fermeremo in Farmacia” e così procediamo sui tornanti verso la piazza. “C’è un vigile” dice Mary “chiediamo a lui dove sia la Farmacia”.

Ci accostiamo. All’apertura del finestrino il vigile fa il suo saluto militare ponendosi a disposizione. Ascolta “Ma sì, intanto perché non prendete quattro o cinque erbe diverse, tra quelle naturali che crescono nei cespugli e le passate sulla parte punta?”  “ Grazie, sì. Ora che passiamo da Monte Grillo ci si ferma”. “Ma aspettate” ci dice e poi attraversa la strada che intanto, essendo abbastanza stretta, si è affollata di auto in transito e di un autobus che fatica a muoversi in quella contingente difficoltà creata dalla nostra sosta non del tutto corretta. Sparisce, il vigile, dietro alcune recinzioni e riappare dopo alcuni minuti con un pugno di erbe. Ringraziamo e, mentre nostra figlia si stropiccia sotto il piede quell’impacco naturale, riparto verso casa. Anche se sorridiamo, in fondo quei rimedi naturali sono davvero portentosi. A casa poi l’ammoniaca farà il resto. Per oggi la nostra vacanza è accompagnata dal piacevole incontro del vigile cortese.

Joshua Madalon

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ANTIFASCISMO senza ipocrisie

Prato

ANTIFASCISMO senza ipocrisie

Mi chiedo a cosa sia servito portare in Commissione, credo la prima, e poi in aula del Consiglio comunale di Prato un Ordine del giorno per chiedere l’applicazione di leggi dello Stato in materia di concessioni di spazi e di manifestazioni a coloro che a titolo personale o collettivo nei fatti si richiamano ad ideologie nazifasciste e anticostituzionali. La soluzione di affidare ad una dichiarazione, che nella pratica risulterebbe mendace e dunque passibile penalmente, di rispetto della Costituzione italiana è un escamotage che non può che essere considerato un appoggio esplicito a che queste persone possano manifestare impunemente la loro ideologia intrisa di violenza verbale e fisica.

Questo è avvenuto lo scorso anno più o meno in questo periodo. Ne ho scritto in modo indiretto attraverso una narrazione solo in parte inventata quasi a ridosso dell’evento. Ieri ho ripubblicato il racconto ispirato a quella vicenda.

Personalmente sono molto colpito dall’inazione del Comune e delle autorità preposte, che mostrano un atteggiamento quasi curiale da semplici travet dello Stato. E’ inammissibile che si esalti per giunta con gesti e grida minacciose la storia di un passato intriso di sangue e di sopraffazioni antidemocratiche, prefigurando la possibilità di un balzo all’indietro del tempo. Non si tratta di limitazione delle libertà ma di una difesa di queste di fronte ad una prospettiva molto diversa.

Ho pertanto aderito con la mia Associazione di Cultura Politica e Democratica “Dicearchia 2008” alla stesura del documento che è stato inviato alla Stampa. Lo ripropongo qui di seguito

 

Comunicato stampa

Ieri rigurgiti fascisti in piazza delle Carceri. SI, PAP, PRC, CGIL Prato e numerose associazioni: “perché le istituzioni hanno autorizzato il presidio ? Le forze politiche “democratiche” ne prendano le distanze o si dimostreranno quantomeno impotenti davanti a  questi infausti rigurgiti”

Prato, 10 settembre. Esprimiamo stupore e forte disappunto per la concessione dell’autorizzazione concessa a un presidio ieri in piazza delle Carceri che ha fatto sfoggio, nelle motivazioni e nello svolgimento,  di evidente apologia del fascismo (e dei fascisti) “sfregiando” con tutto ciò non solo la storia di una città come la nostra medaglia d’argento per la resistenza, ma – specificamente – anche la memoria delle deportazioni che proprio una targa ricorda in quel luogo. Perché le istituzioni – Comune, prefettura, questura ecc – hanno concesso l’autorizzazione o comunque non si sono opposte? L’amministrazione non aveva disposto la non concessione degli spazi a chi non avesse fatto pubblica dichiarazione di riconoscersi nei valori anti fascisti?

Chiediamo che le forze politiche prendano pubblicamente le distanze da tutto questo e condannino l’accaduto. E non lo facciamo solo per il rispetto dei drammi del passato, ma anche per il presente e soprattutto per il futuro. Per due motivi: il clima che si sta registrando nel paese è di montante razzismo e xenofobia, e  richiede non solo dichiarazioni di facciata e mobilitazioni mediatiche, ma anche una ferma condanna diffusa sui territori e in tutte le città. Il secondo motivo, strettamente legato al primo, è che non vorremmo che questo silenzio – e queste autorizzazioni – fossero dovute ad un bieco calcolo politico: quello di far rialzar la testa a simili rigurgiti per poi passare all’incasso con appelli al fronti unici in vista di appuntamenti elettorali prossimi. Sarebbe ignobile, sull’anti fascismo (e anti razzismo) non si gioca! Noi continueremo – così come abbiamo fatto con la partecipazione al presidio organizzato da ANPI venerdì scorso proprio in Piazza delle Carceri e contestando poi l’appuntamento – ad opporci in ogni modo a tutto questo, appunto per il presente e per il futuro. La politica, e diremmo la città tutta (se si escludono appunto rari casi registrati) esca da un silenzio che su questi temi – al di là delle volontà – non è mai neutro e rischia di farsi complice. La condanna delle leggi razziali e poi il silenzio e l’autorizzazione di tutto questo sono fatti che stridono, non vorremmo pensare che essa sia stata – a livello nazionale – una condanna di circostanza. E’ arrivato il momento – anche a Prato – per autorità e forze politiche, di dimostrarlo.

CGIL Prato

Sinistra Italiana Prato

Potere al Popolo Prato

Rifondazione Comunista Prato

Associazione Dicearchia 2008 Prato

Associazione Le Mafalde Prato

Left Lab Prato

MeltinPo

https://www.facebook.com/106708932732379/videos/695449714145001/

A seguito di questa presa di posizione rivolta a tutte le forze politiche costituzionali sorprende la dichiarazione attraverso Facebook  del segretario del Partito Democratico di Prato, Gabriele Bosi. In essa rilevo una profonda incapacità a venir fuori dalla palude creata intorno al suo Partito da una leadership arrogante e presuntuosa incapace di poter rappresentare la maggioranza dei propri cittadini. Forse se avesse letto a fondo il documento avrebbe compreso che all’Amministrazione comunale si addebitava la responsabilità di trasmettere alle altre Istituzioni il dettato dell’Ordine del giorno di cui parlo sopra,  la cui validità non è soltanto data dall’approvazione di un Ordine del giorno (vedi sopra) a larghissima maggioranza ma anche dal riferirsi alle leggi dello Stato ed agli articoli della Costituzione italiana. A tutta evidenza non c’è stato il necessario collegamento tra le varie Istituzioni, ben diversamente da altre occasioni (ma la storia settembrina pratese dovreste conoscerla meglio di alcuni di noi, o no?) e la maggiore responsabilità di questo “disguido” è del Comune. Forse si sta chiedendo, Gabriele Bosi, come mai alcune forze politiche e sindacali ed alcune Associazioni non abbiano sentito il PD come proprio alleato, pur non disconoscendone l’appartenenza all’antifascismo? E’ molto probabile che tutto ciò accada per la preoccupazione che un’operazione comune venga interpretata, con le dovute mistificazioni, come un preambolo ad accordi politici, che non sono a vista, soprattutto a causa di una non volontà di riconoscere le ragioni profonde del recente disastro elettorale, che è allo stesso tempo culturale e politico.

Ecco il testo della breve

 

 

Dichiarazione di Bosi

A me sinceramente dispiace che dopo il presidio di 23 neofascisti in Piazza delle Carceri una serie di associazioni e partiti abbia come prima cosa attaccato l’Amministrazione comunale per aver concesso loro il permesso.
L’Amministrazione comunale non ha concesso nessuna autorizzazione, come si sarebbe potuto appurare facendo magari un paio di telefonate.
Ricordo a tutti che questo Sindaco ha ricevuto recentemente minacce esplicite accompagnate da simboli neofascisti. 
Forse sarebbe il caso di fare fronte comune su queste cose, invece di dividersi tra antifascisti.

 

++

Ipocrisia o ignoranza? Il Segretario Bosi forse non sa che già il 6 settembre, in vista della parata di Casa Pound, era stato inviato alle tre Istituzioni – Comune, Prefettura e Questura – dall’ANPI un esposto per chiedere l’annullamento di quella manifestazione, offensiva della memoria della deportazione.

Le forze politiche, sindacali e antifasciste  hanno  espresso la loro solidarietà agli atti minacciosi ricevuti dal Sindaco ed il segretario Bosi non può ricordarlo a noi; sia egli a ricordarselo!

Richiamarsi ai valori comuni degli antifascisti, va ribadito, non appartiene ad una sola parte. Coloro che hanno protestato, non solo in questa occasione, hanno avvertito il silenzio e l’incuria delle Istituzioni, e lo hanno denunciato.

 

Joshua Madalon

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RACCONTO D’AUTUNNO riproposto

Prato

c’è un Teatro al quale si accede gratis in un luogo stupendo dove di tanto in tanto duellano con le parole, sprecandole sovrabbondanti ed inutili, semplicemente per auto convincersi che hanno un ruolo. Quel che è strano è che non sempre ciò che si dice vuol dire quel che una persona normale crede di capire….
In un’Aula di Consiglio comunale si discute di un Ordine del giorno e Alfonso, un ragazzino vispo ed intelligente cerca di capire. Ce la farà mai?

– RACCONTO D’AUTUNNO –

“…ha detto che loro sono pienamente d’accordo con il testo e che vogliono aggiungere degli elementi per migliorarla…Buono, no?”.

Un marziano che fosse per caso piombato in quell’Aula, a parte il fatto che non ci avrebbe capito un gran che, si sarebbe convinto di quanto espresso dal giovane Alfonso che accompagnava la madre ed un gruppo di sostenitori dell’ANPI.
Si trovavano in Consiglio comunale ed assistevano ad un dibattito su un Ordine del giorno presentato dalla maggioranza relativo al divieto di concessione di spazi pubblici ad Associazioni, gruppi e singoli che non dichiarassero nel loro Statuto apertamente di ispirarsi ai valori esplicitati nella Carta costituzionale, chiaramente antifascisti. Aveva appena finito di parlare uno dei rappresentanti dell’opposizione di Centrodestra e ad Alfonso era parso che fosse d’accordo con i contenuti dell’Ordine del giorno ma chiedeva che venissero approvate delle integrazioni. Tra l’altro appariva quasi offeso dal fatto che quelli che gli erano di fronte si considerassero “antifascisti” lasciando intendere che, dunque, dall’altra parte fossero “fascisti” o “filofascisti”.
La madre di Alfonso, Rebecca De Vivo, presidente dell’ANPI, cercò velocemente di spiegare ad Alfonso “Guarda, molte volte quel che si dice qui dentro non significa quel che a te sembra…quello lì semplicemente vuole annacquare tutto, metterci ancor più elementi per rendere impossibile poi la vera applicazione di quel che si chiede…alla fine non sarà possibile concedere spazi a nessuno per cui…li si concederanno a tutti….Sei troppo giovane ancora…”. Alfonso con tutti gli sforzi possibili cercò di capire ma non ci riusciva: perché mai uno per dire una cosa ne deve dire una che è esattamente il contrario?
Tra l’altro aveva sentito anche interventi della maggioranza che anche loro non capivano perché mai quegli altri non capissero ma ci aggiungevano tutta una serie di riferimenti a fatti orrendi che si erano verificati settanta anni prima ed esprimevano l’orrore verso alcuni che inneggiavano a coloro che li avevano commessi, accusando l’opposizione di volerli proteggere e fiancheggiare. Si parlava anche di una ripresa delle forze di Destra e del pericolo che correva la Democrazia.
Tra i banchi dell’opposizione ad Alfonso parve di intravedere la figura di Agathe Clery; lo disse a Lucio, che era tra i rappresentanti più giovani dell’Associazione, e questi “Ma no! Agathe Clery è un personaggio inventato…quella è solo una consigliera!”. Eppure aveva le stesse sembianze di quella dirigente d’azienda che odiava dal profondo dell’anima la gente dal coloro scuro e che era stata colpita da una rara malattia che progressivamente le avrebbe fatto cambiare la pelle rendendola simile alle persone che disprezzava.
Intervenne poi una donna dai banchi dell’opposizione, seduta in fondo quasi a volersi distinguere dagli altri e si diffuse in un intervento pedagogico facendo l’elenco dei parenti e degli amici e dei valori comuni a cui ella si era ispirata sin da quando era ragazza, e teatralmente aveva dato anche libero sfogo alle lacrime: un intervento che ad Alfonso apparve una lezione non richiesta di Storia in un contesto che aveva bisogno di un Si o di un NO. Aveva anche aggiunto che la Storia dell’antifascismo era ormai di dominio pubblico e che la studiavano alle elementari, alle medie inferiori ed anche a quelle superiori. Non disse “Uffà” ma poco ci mancava. Chiese lumi a Lucio mentre Rebecca si intratteneva a parlare con alcuni dei consiglieri di maggioranza. “Si tratta di una consigliera eletta nella maggioranza ma che ha lasciato quella parte non condividendone più le linee del Sindaco, lo stesso che aveva convintamente sostenuto in campagna elettorale…Alfò, è un altro dei misteri della Politica. Oggi ti stai proprio facendo una cultura…”

Alfonso era arrivato più tardi rispetto alla madre ed ai suoi collaboratori; si era attardato per seguire gli esiti di un match di volley internazionale che non si decideva a concludere. Abitavano a pochi passi dal Salone del Consiglio ed era abituato a girare per le vie del centro da solo: aveva tredici anni e la Politica lo interessava così a grandi linee, ma quel giorno, invitato dalla madre ad accompagnarlo aveva soltanto chiesto di rimanere ancora un po’ a casa.
Salì per le scale alte insieme ad uno dei vigili che faceva lo stesso percorso ed al quale aveva chiesto come fare per entrare nella sala del Consiglio. Lo seguì e prima di entrare, così come gli aveva suggerito raccomandandosi Rebecca, silenziò il suo cellulare.
Che meraviglia! Un luogo nel quale non era mai stato: la famiglia di Alfonso non era originaria di Prato; era arrivato da circa due anni e non aveva avuto, anche per pigrizia, mai occasione di visitare il Palazzo comunale. Non salutò neanche con un cenno del capo, tutto preso dal girare lo sguardo intorno verso gli affreschi ed i fregi che arricchivano quel luogo. Si diresse pian piano verso il gruppo, che mostrava una grande attenzione al fiume di parole che proveniva dai banchi dei consiglieri attraverso i microfoni. Lui non capiva assolutamente nulla di quel che stavano dicendo perché non aveva per niente capito i meccanismi di quel tanto parlare e dell’agitazione che ciò faceva nascere sia tra chi interveniva sia tra una gran parte di quelli che ascoltavano e si esprimevano con gesti e parole spezzate.
Lucio gli spiegò in larghe linee i motivi della contesa, proprio mentre interveniva un uomo maturo, brizzolato, che dimostrava di essere molto esperto dei duelli politici, apparendo leader della maggioranza: difese l’operato della sua parte, rilevando che fosse necessario creare un argine alla deriva antidemocratica che andavano proponendo gruppi di estrema Destra sempre più presenti in città con le loro provocazioni.
Alfonso era un ragazzino di intelligenza superiore alla media ed afferrò immediatamente il senso del dibattito, anche se non riusciva a capire perchè si esprimessero con tanta foga, poco meno di quella che aveva accompagnato l’esito della partita di pallavolo le cui fasi conclusive aveva voluto seguire poco prima.
Il più anziano del gruppo, Andrea, che era seduto in prima fila insieme a Rebecca, notò l’interesse di Alfonso e si complimentò con lui, chiese però di abbassare le voci, annunciando che stava per intervenire il più folcloristico rappresentante dell’opposizione e che forse, al di là del giusto rispetto dovuto per il luogo, valeva la pena ascoltarlo. Folcloristico lo era doppiamente, anche perchè il suo slang era poco chiaro, parlando in un italiano incerto, ma aggressivo nei toni, disprezzante, irridente. “Voi volete approvare quest’Ordine del giorno solo per continuare a strumentalizzare a vostro vantaggio alcuni episodi irrilevanti. E’ un vero e proprio schiaffo alla Democrazia, alla libertà di espressione. Non c’è differenza tra noi e voi sul piano dell’antifascismo! Siamo forse più antifascisti noi di quanto lo siate voi!”.
Dall’altra parte chiese di intervenire una consigliera di maggioranza. “Se quel che dite rispondesse a verità, e cioè che siete più antifascisti di noi, innanzitutto non stareste a rinfacciarcelo non riconoscendo che la discriminante antifascista è nel nostro DNA costitutiva più di quanto lo possa essere nel vostro che riscontra – o finge di farlo – l’esistenza dell’antifascismo in modo strumentale, e lo dimostrate nell’agire quotidiano, spesso sostenendo in modo celato ma anche aperto le azioni provocatorie di forze dell’estrema Destra in questa città… Anche per questo il vostro tentativo di rendere tutto una melassa confusa ed indistinta non può che fallire. Mentite sapendo di mentire ed in modo non dissimile dallo stile che contraddistingue chi, da antifascisti (se in realtà voi lo foste), dovreste combattere. Non siete credibili in questa farsa da guitti di strada!”

Si andava facendo sera, ma era ancora più buio del solito. Ed infatti ad un certo punto le parole sparse dell’interno furono contrastate da un roboante tuono e per un attimo ci fu anche un calo di pressione dell’energia elettrica. Niente di importante, ma la Presidente del Consiglio titubò un poco, cincischiò con delle frasi smozzicate prima di concedere la parola ad un tizio nei banchi alla sua Destra che somigliava un poco a Dick Tracy e che rivelò subito la sua verve popolare radicata nelle modalità con cui si esprimeva che tuttavia rivelava una buona esperienza oratoria “Non si comprende perché mai avete tutta questa fretta per approvare un Ordine del giorno su questi temi: a noi non sembra che vi sia tanta urgenza. Riparliamone in Commissione.” E sullo stesso schema intervenne un altro dei giovani seduto a Destra “Strano davvero questa fretta di approvare tale delibera: non si è mai visto che si discuta in Consiglio nei primissimi giorni di settembre…”.
Strano, sì. Perché mai? Anche Alfonso se lo chiese e lo chiese a Lucio, che però era attratto da un paio di gambe che sbucavano tra le sedie dei consiglieri ed andava spippolando sul suo smartphone. Non ottenne risposta, ma non insistette più di tanto, anche perché dalla Presidenza venne annunciato che non vi erano più iscritti a parlare e che si poteva procedere alle dichiarazioni di voto.
Ribadirono tutti le loro motivazioni, chi avrebbe votato il Documento chi avrebbe votato gli emendamenti e non avrebbe approvato l’Ordine del giorno se non fossero passati quelli e poi prese la parola una giovane seduta anch’ella sulla Destra, che aveva per tutto il tempo confabulato con altri due consiglieri, un giovane ed una ragazza dai capelli rossi tipo Pippi Calzelunghe, ed annunciò che il suo Gruppo, evidentemente quei tre, avrebbe votato a favore sia dell’Ordine del giorno sia degli emendamenti, a prescindere dal fatto che questi fossero poi approvati o meno dalla maggioranza.
Alfonso aveva ben ragione di essere confuso. Che strano modo di ragionare! Guardò perplesso Andrea che con un sorriso gli rispose: “Alfò, questa è la Democrazia! D’altronde meglio così; un Ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza sarebbe stato “zoppo”: dobbiamo anche ringraziarli! anche se continuano ad essere ambigui e la loro scelta è orientata a non scontentare il plafond dei loro elettori, un po’ di Centro un po’ di Destra ed un altro po’ di Sinistra!”.
Qualcuno poi suonò una campanella ed alcuni consiglieri che erano fuori posto si sistemarono per votare….
Alfonso, quella sera, tornando a casa, non ne volle nemmeno parlare. Era andato con curiosità a seguire quel dibattito; forse era ancora troppo giovane. Non ci aveva proprio capito nulla: anzi, era più confuso di prima. E decise che, sì, forse tra qualche anno ci sarebbe tornato. Forse! Ma chissà! La Politica non faceva davvero per lui: aveva un carattere da sognatore. La fantasia non gli mancava. Quel pomeriggio però non era riuscito ad utilizzarla. Era così arida la Politica? Eppure è uno dei compiti più importanti per chi voglia contribuire a migliorare il mondo, a partire dal suo.

— fine —-

anche se alcune figure possono essere riconoscibili il testo ha puramente valore pedagogico orientato come è verso la conquista di una pratica politica che sia meno rigida e che dia più spazio alla fantasia . C’era una volta il Consiglio comunale dei ragazzi: purtroppo finiva per scimmiottare pedissequamente quello dei loro genitori. Invece sarebbe bello che i giovani si esprimessero molto liberamente e al di fuori degli schematismi precostituiti; forse Alfonso avrebbe molto da dire ed altri come lui potrebbero davvero insegnare ai grandi l’essenzialità e la concretezza.

 

 

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