24 ottobre – VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 8 La legittimità di rincorrere un’utopìa…e la concretezza di fronte alla realtà

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 8 La legittimità di rincorrere un’
utopìa…e la concretezza di fronte alla realtà

Le mie riflessioni sono dettate da un profondo convincimento: non esservi alcuna alternativa possibile migliore rispetto al quadro politico amministrativo attuale. Spero sia stato chiaro in tale direzione da sempre, quando ho trattato in modo critico l’azione del Governo, in particolar modo nel settore che da sempre conosco in modo diretto, come studioso, come genitore, come docente: la Scuola.

Ho rilevato alcuni comportamenti che non mi sono piaciuti nell’attuale Ministro della Pubblica Istruzione; l’ho scritto e lo sottoscrivo ancora, perché “la classe non è acqua” ed il cattivo gusto non può essere tollerato, alla pari di chi, accedendo ad un ruolo amministrativo, pensi di potersi presentare in un’ Aula consiliare vestita con maglietta e short. E’ quindi, a mio parere, intollerabile che in modo indegno si attacchi il proprio predecessore  – peraltro appartenente alla stessa forza politica – ed è emendabile l’utilizzo di espressioni volgari davvero triviali non adatte al ruolo che si ricopre pur temporaneamente.

Poi, per tutto il resto, si può sognare un futuro roseo per il proprio settore di competenza, è del tutto legittimo rincorrere un’utopìa. Ma, per poter percorrere agevolmente  quei “sentieri”, occorre partire da dati reali, concreti, non basarsi su posizioni fantasticate. Ciò che ancor più sorprende è la superbia con cui ci si contrappone ai rilievi critici, che fa forza sulle presunte competenze acquisite “sul campo”, che, a conti fatti, sono riferibili a pochissime minime parziali impalpabili esperienze, pur se di recente culminate in una abilitazione al ruolo di Dirigente scolastica. Diciamo che, con un po’ di impegno e di serietà, la Ministra Azzolina potrebbe pur divenire una buona Dirigente: è giovane e si spera che anche questa esperienza governativa le abbia potuto offrire la possibilità di capire meglio i meccanismi “concreti” della Scuola italiana.

E’ legittimo che chi governa auspichi il buon funzionamento del settore cui è assegnato; a patto che tenga conto dello “stato delle cose” che già da molto tempo prima dell’emergenza sanitaria in corso era precario e tormentava i sonni degli amministratori seri.

Già negli anni scorsi era difficile far entrare in ambienti sempre più stretti ed inadatti gli studenti che facevano domanda di iscrizione. Già il carosello dei docenti era un’abitudine consolidata agli inizi di settembre e il disagio si trascinava per tutto il mese successivo, quando andava bene. Già le tecnologie in un turbinìo di innovazioni progressive divenivano obsolete, superando le stesse conoscenze di base faticosamente acquisite dal personale docente, spesso riottoso ad appropriarsene con i necessari doveosi aggiornamenti: d’altra parte, non si può rinnovare “in toto” con un colpo di spugna la classe docente di pari passo con i mutamenti tecnologici.

La Ministra, però, si è lasciata affascinare da un tema in modo particolare, connesso alle urgenze che la pandemìa aveva sollevato per il mantenimento di una distanza tra studenti nelle classi: la necessità di avere postazioni individuali. In poche parole, i banchi. I vecchi banchi, pur in qualche caso abbastanza nuovi, non apparivano garantire tale prerogativa. In fretta e furia, si è decretata la “morte” dei vecchi banchi e si è deciso di acquisirne di nuovi, alcuni dei quali “a rotelle” per poterli meglio disporre e spostare. Davvero non so chi sia stato l’autore di questa idea e non so chi per davvero l’ha sponsorizzata. Può darsi che sia stata l’urgenza, la fretta; e in quel periodo caotico ci può stare, così come ci sta che eravamo così intontiti da prendere per buona qualsiasi menata……

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN parte 7

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN parte 7

Speravo di poter procrastinare il commento preannunciato per “i prossimi giorni” sulla questione dell’ “autonomia scolastica” ma la “capronaggine” con la quale la Ministra Azzolina persegue ad argomentare intorno alle questioni che riguardano gli Istituti scolastici locali e le Istituzioni Regionali, minacciando di ricorrere al TAR per impugnare la scelta fatta da alcuni governatori (Lombardia e Campania, dimenticando il Lazio – chissà perché – e la Liguria che si muovono nella stessa identica  direzione) nel prevedere l’utilizzo della Didattica a Distanza nelle scuole superiori di secondo grado, con modalità diverse (solo le ultime classi, alternanza per gruppi, alternanza settimanale, alternanza per discipline) mi spinge ad anticipare il mio commento.

Sono portato a scrivere soprattutto perchè ho avvertito la possibilità che in Toscana si desse avvio ad un pericoloso tentativo di espropriazione dei livelli di autonomia propria degli Istituti scolastici in relazione al DPR 275 del 1999.

La servile proposta, camuffata da consiglio di buon padre di famiglia è stata avanzata dal neo Presidente della Regione Toscana: avocare pur se temporaneamente al livello regionale (Ufficio Scolastico Regionale) la scelta decisionale della possibile chiusura temporanea di alcuni settori dell’Istruzione con il contemporaneo esercizio della Didattica a Distanza.

Eugenio Giani, e la Ministra Azzolina, non sa o dimentica che la situazione all’interno degli Istituti scolastici è estremamente variegata, per responsabilità che vengono da molto lontano. In Toscana  queste hanno avuto un segno costante dal punto di vista amministrativo: e sarebbe bene che egli stesso, erede di tanto disastro, se ne assumesse in pieno il carico.

Sinceramente c’è da sconfortarsi. Si è trascorsa l’estate a discutere di “banchi a rotelle” e si è avviato uno scaricabarile tra le strutture amministrative statali, regionali e provinciali (o interprovinciali come quella di Prato e Pistoia) circa le iniziative da prendere per rendere possibile la riapertura delle scuole il 14 settembre (vi ricordo che in Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta si votava il 20 ed il 21 senza dimenticare che in quei giorni si votava anche in 1.050  Comuni, tra cui grandi città come Venezia e Reggio Calabria, ma questo è un “carico” di senso critico). Ci si è però dimenticati – e qui lo ricordo, ma nei miei post l’ho già ampiamente segnalato nei mesi scorsi – che la situazione nelle scuole italiane – e toscane, per quel che meglio conosco – quanto a livello di sicurezza, è molto variegata e da collegare a problematiche annose (spazi angusti, sovraffollamento, mancanza di strutture che consentano l’espletamento di quella “socialità” della quale la Ministra ed i suoi servitori sciocchi si riempiono la bocca). La Ministra – e l’attuale Governo – non ne portano la responsabilità; pur tuttavia non hanno mai saputo denunciare ampiamente che lo “stato delle cose” nel settore delle “strutture scolastiche” non poteva consentire una facile ripresa.

Vanno precisate anche alcune questioni, che valgono per l’intero territorio italiano: quando si indica come alternativa una variazione di orario di ingresso e/o un utilizzo di lezioni pomeridiane si dovrebbe tener conto della impreparazione strutturale congenita ad adempiere a tale soluzione (mancanza di utili collegamenti, identico sovraffollamento dei mezzi pubblici, assenza di strutture adeguate per il servizio mensa e per il tanto legittimo bisogno di “socialità”).

La Ministra, così come i suoi predecessori, hanno visitato alcuni “istituti” virtuosi (non ne mancano ma sono una sparuta minoranza); lo hanno fatto in assenza dei flussi ordinari, semmai andando in quelle scuole fortunate che hanno visto arrivare in tempo utile (!) i nuovi banchi. A proposito dei quali, ci sarebbe molto da dire.

…7….

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 6

Parte 6 – VERSO UN NUOVO LOCKDOWN

Che sia gentile non possiamo che sperarlo; non si ha più tanta fiducia di questa classe “politica” ormai compromessa nell’assoluta incapacità. Il giudizio non è “ideologico”, non si vuole contrapporre per lucrare vantaggi di una parte su un’altra. Si è detto “classe politica” e la si critica in toto. E, d’altra parte, non ci resta che attendere che finisca, in un modo o nell’altro, questa commedia, con il rischio che si trasformi da ”commedia” in una vera e propria “tragedia”. Una tragedia non solo per i numeri dei contagiati e di quelli che non ce la faranno a rimanere in vita ma anche per le istituzioni che chiamiamo “democratiche”. Già oggi, ed è sempre più estremamente evidente, non si sa più chi decida, cosa decida, chi presiede,  chi coordina. C’è un inutile  “surplus” di personaggi, alcuni dei quali fanno davvero invidia agli inventori di “satira”.

Se, come abbiamo sempre supposto, non esiste una alternativa credibile a questo Governo (e, se esiste, è considerata peggiorativa rispetto all’attuale situazione), vuol dire che l’unico motivo per cui si continua a sostenere questo Esecutivo non è per la sua validità ma per assoluta “disperazione”.

Avevo lasciato il blocco 4 riferendomi alla trasmissione di Fabio Fazio su Rai Tre.    

 Mentre si attendevano le “comunicazioni” del Presidente del Consiglio, che tardavano (“per comunicare le decisioni alle forze politiche di Opposizione” dirà lui stesso subito dopo),  intorno alle 21.00 il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca argomentava su alcune delle “anticipazioni” ricevute  affermando che era stata tenuta in considerazione ciò che sia lui che altri Presidenti di Regione avevano chiesto circa la possibilità di attivare nelle ultime classi della scuola media superiore di secondo grado l’utilizzo della Didattica a Distanza (DAD). Ovviamente non sono mancati gli accenni ironici anche se moderati nel rispetto del contesto. Intorno alle 21.15 c’è stato finalmente il “messaggio comunicativo” del Premier Conte. Relativamente alla questione della DAD non c’è stata alcuna indicazione, se non generiche raccomandazioni (“le attività scolastiche continueranno in presenza…per le scuole superiori…verranno favorite attività ancora più flessibili di organizzazione dell’attività didattica, con ingresso degli alunni a partre dalle ore 9.00 e, se possibile, anche con turni pomeridiani” ha detto) che evidenziano ancora di più la profonda ignoranza delle condizioni in cui continua – malgrado l’insistente battage pubblicitario dell’Azzolina – a versare la scuola italiana.

Ecco, per l’appunto l’Azzolina che ieri sera (20 ottobre) nella “zona di protezione” offerta da La7 che titolava la puntata di “Otto e mezzo” con un trionfante “La rivincita della Ministra più attaccata”. Ovviamente dopo il palcoscenico di “In Onda” dei primi di agosto con Telese e Parenzo che sbavavano di fronte al “Mi sono fatta il mazzo tanto” della gentile signora non poteva mancare l’ospitata da parte della strenua “femminista” borghese Lilli Gruber, che costruendo una “narrazione” fuori dalla realtà non è stata in grado di sottolineare l’ignoranza della Ministra, colpevolissima (non è “sua” materia, ma lo sanno anche “le pietre”) di non saper distinguere tra “test molecolari” e “tamponi rapidi”.

5- VERSO UN NUOVO LOCKDOWN (ediz.straord.ria) reloaded IL SENSO DI RESPONSABILITA’ (differire le competizioni elettorali e referendarie al 2021) pubblicato lo scorso giugno

reloaded IL SENSO DI RESPONSABILITA’ (differire le competizioni elettorali e referendarie al 2021)

Lo scorso giugno scrivevo questo post. Quel che è qui riportato non ha avuto ascolto. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Il mondo “politico” ha dormito o, al più, si è impegnato in altra direzione. Punto.

Scrivevo l’altro ieri quel che segue (in corsivo)

Lo ripropongo di nuovo
Chi ci governa (dallo Stato centrale alle Regioni fino ai Comuni) ha chiesto ai cittadini di mostrare un senso di responsabilità di fronte ai diversi drammi derivati dalla pandemia: ci ha imposto un rigoroso “lockdown”; ha costretto molta parte del Paese alla inattività con le conseguenze di una profonda riduzione fino allo stremo del reddito di ciascuno.
Il popolo italiano nella sua quasi totale maggioranza ha mostrato di rispettare queste limitazioni di “libertà” in nome degli interessi vitali messi in pericolo dal Covid19.
Da più parti, sia la comunità scientifica sia quella politica ed istituzionale invitano alla prudenza temendo un ritorno della pandemia da qui al prossimo autunno-inverno. Non è sicuro ma è possibile.
Non vorrei essere l’unico folle a richiedere che il senso di responsabilità che viene richiesto ai cittadini non debba coinvolgere la stessa leadership politica istituzionale del nostro Paese.
L’invito è a differire di un anno (fino alla primavera inoltrata 2021) le elezioni amministrative regionali ed ogni altra competizione elettorale o referendaria. Le motivazioni che mi spingono a rivolgere questo appello sono chiare: non ci potrebbe essere una campagna elettorale “serena”.

La smania per gli appuntamenti elettorali sta ad evidenziare la scarsissima considerazione dei veri problemi del Paese da parte della classe politica italiana. Sarebbe oltremodo opportuno il differimento di un anno degli appuntamenti elettorali. Sarebbero molteplici le motivazioni favorevoli a questo “gesto”, in primo luogo il rispetto per la grave situazione che si è creata e che va verso un aggravamento ulteriore. Le campagne elettorali sono sostanzialmente fatte di enunciati positivi e propositivi “da realizzare in un quinquennio”; il Paese ha bisogno invece di fatti concreti “ad horas”.
In questi rilievi non c’è alcuna differenza tra chi “governa” e chi fa “opposizione”. Appaiono tutti ben disponibili a dimenticare le traversie e tuffarsi in una “intensa(?!?) calda campagna elettorale “estiva”, con il risultato certo (non valgono rassicurazioni in merito: gli “interessi” particulari prevarranno alla grande, ricoperti da un ipocrita riferimento ad interessi “collettivi”. Molti dei “protagonisti” delle prossime contese, previste in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto, scalpitano da tempo ed allo stesso modo alcuni leader nazionali di Centrosinistra, di Centrodestra e Destra insistono addirittura di poter votare prima possibile, il che avrebbe in un primo tempo potuto significare nei mesi estivi, poi sembrano accontentarsi di settembre, noncuranti non solo delle problematiche connesse alla conduzione di una campagna elettorale sotto gli ombrelloni e, si intende, nel rispetto delle regole anti Covid, ma anche delle tante urgenze collegate alla ripresa del nuovo anno scolastico con annessi e connessi già oggetto di accese discussioni.

Quel che io sto scrivendo qui non mi sembra essere argomento in cima ai pensieri di molti altri cittadini nè tanto meno dei diversi – a diverso titolo – partecipanti alle prossime contese elettorali. E’ indubbio che la preoccupazione maggiore della stragrande maggioranza del Paese siano le scelte di politica economica per fronteggiare la crisi e che la preoccupazione maggiore della stragrande maggioranza – oserei pensare la “totalità” – dei sostenitori delle forze politiche sia collegata strettamente alla messa a reddito dei loro presunti (o reali, non intendo discutere su questo: non ne ho oggettiva contezza) meriti, su cui preparerebbero una campagna elettorale paradossale, una campagna ancor più davvero insensata, nel malaugurato caso di ritrovarsi di fronte ad una epidemia di ritorno.

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Ci sarebbe davvero tanto da fare, al di là delle vaghe promesse elettorali, in ogni Regione. La pandemia ha messo in primissimo piano molti problemi che “prima” erano snobbati dalla stragrande maggioranza dei politici; in primo luogo, non ci stancheremo di ripeterlo, la delega ai privati di vasti settori della Sanità; la sottovalutazione dei temi ambientali e la cura delle infrastrutture più utili, in primo luogo quelle scolastiche, da troppi anni abbandonate nella loro progressiva obsolescenza ed insufficienza. Allo stesso tempo, però, ci si preoccupava di mettere in piedi “mostri” come il Ponte sullo Stretto o una nuova Pista aeroportuale a Firenze, i cui impatti sia ambientali che eco-umani sarebbero devastanti ed i cui costi rischierebbero di vanificare quel Piano di verifica statica su tutta la rete extraurbana nazionale resa necessaria dal suo invecchiamento.
Le urgenze non possono essere procrastinate ad una nuova stagione politica là da venire. Occorre occuparsene ora, subito.

Joshua Madalon

Parte 4 VERSO UN NUOVO LOCKDOWN (Ho appena sentito chiamarlo “gentile”!) (per la parte 3 vedi 18 ottobre)

Parte 4 VERSO UN NUOVO LOCKDOWN (Ho appena sentito chiamarlo “gentile”!)

Proseguo a trattare questo tema (è il 19 ottobre e ieri sera alle 21.30 il Presidente del Consiglio – moderna Pizia o, forse meglio, Sibilla – ha parlato) riandando a “gocce di memoria”

…E così solo per fare un esempio mi viene da ricordare che, una volta che ero uscito per una di quelle “passeggiate cricetiche”, avevo incrociato un amico e a una distanza di cinque metri stavamo semplicemente salutandoci quando lui mi segnalò preoccupato che stava per sopraggiungere una pattuglia di vigili urbani, che avrebbe potuto redarguirci e multarci. Non ebbi il tempo per voltarmi e rendermi conto di quel che mi stava dicendo che…..era sparito nel nulla, tanta era la preoccupazione “assurda” che le regole imprimevano nella mente di alcuni “corretti e responsabili” nostri connazionali. Li ho chiamati “bischeri” identificandomi in uno dei loro, anche perché – in quel periodo – in tanti abbiamo dovuto sottostare ad alcune limitazioni “assurde” a tutta evidenza sproporzionate dalle quali però non ci siamo difesi attaccando ma pazientando. A dirla tutta, personalmente, non ho mai smesso di scrivere, facendo un lavoro di analisi e di recupero, delle memorie.

In quel primo periodo di “distanziamento obbligato” sono rimaste chiuse alcune attività che invece avrebbero potuto proseguire il loro lavoro, sotto un attento controllo “sociale”: penso ad esempio alle attività di “barberìa” che nella fase post emergenziale della scorsa primavera sono state “chiuse”, mentre avrebbero potuto proseguire il lavoro rispettando le stesse regole che oggi sono state assunte come pratica quotidiana (non vi si accede se non per appuntamento e non ci sono mai più di due persone, una delle quali in attesa).

Limitazioni “assurde” che non dovrebbero essere ripetute, “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” (Errare può essere umano, perseverare è invece diabolico, criminale), sono tra l’altro quelle che hanno riguardato la possibilità di poter portare fuori nei giardini (anche se distanti da casa più dei classici “duecento metri”) i cani (i cani, non i gatti o i pappagallini)ma non i propri bambini. Un’altra limitazione “personale” (ma non credo di essere stato il solo ad avere quel bisogno) era che, avendo casa (con regolare residenza) i nostri due figli in una zona lontana più di un chilometro (uno di loro aveva deciso di domiciliare da noi e l’altra per ragioni di lavoro era domiciliata a Firenze) era praticamente “proibito” poter andarci, anche se solo per poter recuperare oggetti, vestiario e la posta. Oltre tutto per poter riportare a Prato la figlia da Coverciano abbiamo dovuto avviare una pratica burocratica come se dovesse rientrare dalla Nuova Zelanda.

Sto scrivendo, ora, semplicemente perchè si evitino aberrazioni assurde: so benissimo che erano utili a limitare al massimo anche se in modo costrittivo gli spostamenti.

Rilevo tuttavia che c’è un grande marasma istituzionale: da una parte c’è un Governo che vorrebbe avocare a sè molte scelte e dall’altra vi sono le Regioni che tendono ad assumere decisioni autonome relative a condizioni molto particolari molto diverse da territorio a territorio. Questo sta creando uno scollamento generale, molto evidenziato nella trasmissione che ieri sera (18 ottobre) è andata in onda su Rai Tre, “Che tempo che fa”. Ne parlerò in un prossimo post (tanto ormai – lo avvertiamo in tanti – siamo in un nuovo lockdown anche se questo è “gentile”).

19 ottobre PERCHE’ HO VOTATO SI al referendum – parte 4 de “Una grande sfiducia verso la classe politica, verso le forze politiche ed i suoi rappresentanti” (per la parte 3 vedi 4 ottobre)

PERCHE’ HO VOTATO SI al referendum – parte 4 de “Una grande sfiducia verso la classe politica, verso le forze politiche ed i suoi rappresentanti” (per la parte 3 vedi…..)

Ora “siamo alle porte co’ sassi”. E c’è il rischio concreto che di questo bailamme se ne possa avvantaggiare la Destra, non quella democratica e liberale che comunque non è il mio punto di riferimento, ma quella autoritaria, illiberale, antidemocratica, xenofoba e razzista.
Una delle battaglie più importanti sarà quella delle 7 Regioni. Ma ci sarà anche il Referendum.
Non è la vittoria del “SI” a preoccuparmi, ma quella del “NO”. Ho accolto con sollievo la decisione “ufficiale” del PD, ma sono molto preoccupato dalla persistenza a favore del NO da parte della Sinistra verso cui guardo con maggiore attenzione negli utlimi tempi, anche se da sempre ho sognato – anche con il PD (si vedano le mie personali diatribe con quel Partito che ho fondato e che ho lasciato da alcuni anni).
Trovo che chi difende la scelta del NO esprima in sostanza una sfiducia nei confronti dell’attuale classe politica e governativa, ma non solo questa: c’è sfiducia negli organismi paralleli (magistratura, forze sindacali, imprenditoria, associazionismo democratico diffuso) che sono il vero “sale” della Democrazia.
In primo luogo votando NO si smentisce quanto già deciso poco meno di un anno fa; in secondo luogo si evidenziano in tal modo le incapacità degli attuali parlamentari a porre in atto le conseguenti disposizioni legislative per l’adeguamento e per il rafforzamento della presenza democratica diffusa sui territori e dai territori verso il centro vitale del Paese; inoltre chi propone di votare NO lo fa utilizzando argomentazioni apocalittiche, distopiche, disperate, pessimistiche oltre misura. Indubbiamente lo fanno in modo molto articolato, convincente, soprattutto verso la massa di persone che ha bisogno di “credere” in qualcosa di “cristallizzato” o da rendere tale, dopo l’usura del tempo.
Io voto SI proprio perchè ho fiducia nella capacità reattiva del Paese verso quei rischi eversivi che i sostenitori del NO paventano. Questi ultimi non mi convincono del tutto e trovo la loro straordinaria bravura dialettica molto più pericolosa di quanto non lo sia la semplice constatazione che tutto si evolve e si trasforma, a partire dai nostri corpi e dalle nostre menti. Stabili ed indelebili devono permanere i “valori” comuni da declinare sempre al meglio per il bene di tutti, a partire dagli “ultimi”. Io voto SI perchè riconosco il mutare delle stagioni.

Quelli che hanno sottoscritto la richiesta referendaria hanno avuto per questo compito il “Via Libera” ed il “rispetto” da parte dei leader dei loro Partiti. Con quella “scelta” gli “ipocriti farisei” hanno consentito di bloccare di fatto per un anno i processi legislativi riformatori necessari ad adeguare l’apparato legislativo generale dello Stato alla riduzione dei rappresentanti parlamentari. Anche contro di loro e per il bene comune e nel rispetto della volontà espressa nell’ultima votazione io voto SI. Come tanti altri membri di questa comunità dichiaro sin da ora la mia disponibilità a battermi affinchè la Democrazia sia maggiormente diffusa sui, e dai, territori attraverso un micro humus partecipativo in modo reale e concreto: diciamoci il vero, è questa la “rivoluzione” che gli apparati temono, non di certo la possibilità che vi sia la nascita di una forma repressiva reazionaria antidemocratica.

Joshua Madalon

18 ottobre – VERSO UN NUOVO LOCKDOWN parte 3 (per la parte 2 vedi 17 ottobre)

Parte 3

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN

Scrivo in data 16 ottobre. Pubblicherò questo post tra qualche giorno. Ieri il Governatore della Campania ha mantenuto una sua promessa (“Quando i contagi supereranno il numero di 1000 chiuderò tutto” aveva detto pochi giorni fa), chiudendo soprattutto le scuole e promettendo interventi ancora più drastici in altri settori. La Ministra dell’Istruzione pubblica, Lucia Azzolina, ha commentato in modo acido “E’ una decisione grave e sbagliata”. Ora leggo che ci sarebbe anche una ribellione in atto contro questa scelta di De Luca con una raccolta di firme 

Ad essere seri, occorrerebbe precisare che da parte di alcuni governatori era stato chiesto un intervento meno aggressivo e totale, come quello di consentire ad una parte degli studenti la possibilità di utilizzare per un periodo le “lezioni a distanza” per tutta una serie di materie, contribuendo in questo modo a razionalizzare e contingentare la presenza diretta in aula riservata a quelle materie in cui è necessario svolgere la parte “laboratoriale”. La qual cosa avrebbe permesso di evitare il sovraffollamento sui mezzi di trasporto pubblico locale. La Ministra, che conferma di capirci davvero poco in materia scolastica vissuta sul campo, ha risposto in quel caso:  “Non se ne parla”.

Possiamo sospettare che la sortita di De Luca sia una contromossa “pratica” a questa forma di arroganza di cui sempre più sono responsabili tutti i membri del Governo a partire dal Presidente del Consiglio che non prende le distanze dalla Ministra, anche se la sua affermazione “Chiudere così in blocco le scuole non è la migliore soluzione” lascia aperta la possibilità di un ripensamento a breve con la riprovazione del tono perentorio con cui l’Azzolina continua a porsi.

Oltretutto c’è la sensazione che non si possegga, da parte del Governo, la consapevolezza della gravità della situazione reale in cui la Scuola italiana (indubbiamente molti altri settori dall’Economia alla Sanità sono in crisi) nell’epoca del Covid19 sta viaggiando. Alcune scuole – non poche – sono state chiuse per i contagi ripetuti; c’è un’oggettiva difficoltà da parte delle famiglie a seguire una profilassi preventiva e curativa laddove vi siano casi conclamati di contagio, anche di un semplice contatto. La stessa app “immuni”, così ampiamente sponsorizzata come essenziale per poter combattere la pandemia, se scaricata induce (non costringe, ma questo è una delle ambiguità connesse) in tutta una serie di passaggi obbligati – nella responsabilità individuale – che comportano ingenti e non sempre sopportabili rinunce anche di carattere economico.

Abbiamo avviato questa serie di “post” proprio per segnalare alcuni aspetti schizofrenici rilevati nella pratica del primo lockdown. Pian piano tuttavia ci stiamo infilando in quello che appare dover essere un “nuovo lockdown”. Bisogna dire che per davvero non ci auguravamo di doverci arrivare. Come molto spesso si sente dire: “Gli italiani hanno dimostrato un grande senso di responsabilità e di rispetto delle regole durante il lockdown”. Mi sto sempre di più convincendo che “invece” siamo stati dei “bischeri”; tanti “bischeri”. Poi – sì – c’erano anche dei “ribelli”: erano, e sono –  perchè purtroppo non mancano nemmeno adesso, quasi sempre dei veri e propri deficienti che affermano cose così assurde da non poter essere nemmeno prese in considerazione “al minimo”.

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 2 (per la parte 1 vedi 11 ottobre)

VERSO UN NUOVO LOCKDOWN – parte 2 (per la parte 1 vedi 11 ottobre)

Nel periodo del lockdown in questi primi mesi dell’anno furono sospesi ad esempio i lavori edilizi sulle facciate del condominio dove abito. Ovviamente tutti erano concentrati e d’accordo sul blocco totale, incapaci di avviare riflessioni ponderate, equilibrate; posizioni diverse rispetto alle caratteristiche delle varie lavorazioni: un cantiere edile sulle impalcature esterne non ha bisogno di operai che stiano a meno di un metro di distanza. Nè uno nè due ma molto spesso dieci, venti metri di distanza in orizzontale e verticale. Non si toccano e possono utilizzare anche mezzi di trasporto singoli. Ma la, pur comprensibile perchè ampiamente diffusa,  nevrosi generale non consentiva riflessioni avvedute, calibrate sul tema specifico.  E questo valeva per ogni tipologia di “cantiere”; bastava prevedere controlli continui.                              Allo stesso tempo in quel periodo eravamo confinati in casa, con l’obbligo di non spostarci se non a non più di un raggio di 200 metri dalla propria residenza o domicilio (a patto che quest’ultimo fosse stato dichiarato come “unico” luogo di provvisoria residenza). Anche questa prescrizione è stata generalmente rispettata “in modo pedissequo ed acritico, irrazionale”. La stragrande maggioranza lo ha fatto per il profondo rispetto delle regole, a prescindere dall’uso della ragione. In realtà la “ragione” è stata piegata dalla paura.

Una passeggiata “lunga” ben più dei duecento metri, ma “in solitaria compagnia di se stessi”, avrebbe comportato molti effetti positivi sulla salute fisica e mentale. In contemporanea però nel chiuso delle mura (fossero abitazioni o capannoni o piccoli sgabuzzini) si poteva continuare a lavorare senza controlli. E profonde sono state le differenze tra coloro che potevano continuare ad operare in quello che abbiamo chiamato “smart-working” ( che è poi “lavoro a casa”, che per la nostra patologica sottomissione alla terminologia anglosassone viene anche detto “home-working” – solo che questo termine si può confondere con il più semplice “lavoro casalingo”) e tutti quelli che, per poter lavorare, avevano la necessità di uscire di casa. Molti tra questi ultimi sono stati costretti a rinunciare alla loro attività o hanno purtroppo perso “tout court” il loro impiego con tutte le conseguenze del caso.

Ovviamente, sono a sintetizzare alcuni aspetti proprio per segnalare innanzitutto il profondo ritardo “ingiustificabile” (in una situazione chiaramente e largamente “emergenziale” non si può perdere del tempo in giggionerie e passerelle varie, come è accaduto, solo per fare un esempio, con gli Stati Generali). Bisogna saper fare squadra, ampliando oltre le forme ideologiche ed i capricci molto personali – come quelli che caratterizzano ancor oggi la Ministra Azzolina – il parterre delle condivisioni e delle compartecipazioni organiche e funzionali ad una vera e propria più ampia e diffusa sui territori corresponsabilizzazione.

In realtà, proprio per questa incapacità dei governanti, stiamo dilapidando i sacrifici fatti nella prima parte di quest’anno e rischiamo di dover rinunciare soprattutto per insipienza e disorganizzazione ai vantaggi che avremmo dovuto mantenere in questi ultimi mesi.

La responsabilità è di tutti, a partire dal Governo, che non può – soprattutto in questa fase, che è, a tutta evidenza, la più delicata e pericolosa – non ascoltare i pareri dei rappresentanti delle Regioni, che – va notato – sono in maggioranza schiacciante condotte da forze politiche che sono all’Opposizione. Allo stesso tempo il Governo non può derogare dalle proprie competenze e responsabilità. Questo crea un vero e proprio blocco che non permette di essere in perfetta sintonia con il Paese. Fino ad ora i sondaggi hanno premiato l’azione del Governo, ma nel futuro sarà molto difficile mantenere questo consenso.

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 11 e ultima (per la parte 10 vedi 3 ottobre) a breve il testo intero

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984 parte 11 e ultima (per la parte 10 vedi 3 ottobre) a breve il testo intero

Il programmista

Un’ulteriore figura ch va tenuta presente, molto importante, è quella del programmista, il cui compito è programmare tutti i film, tenendo presente bene le scadenze particolari sul calendario, mantenere i rapporti con le case distributrici e far preparare (e preparare egli stesso, semmai) il materiale di supporto critico. Inoltre spetta al programmista mantenere i rapporti con la stampa, con la pubblicità e con la tipografia. Non spetta a lui fare in modo che il materiale filmico (pellicole, affiches, materaile di propaganda) arrivi e parta dalla sede del Circolo, nè è responsabile per le inadempienze esterne ( case distributrici, tipografie, ecc…), nè per lo stato del materiale in arrivo nè per quello in partenza.
Rapporto con Enti e Istituzioni

Altro ruolo da considerare è quello di colui che dovrà mantenere i rapporti con gli Enti locali e le Istituzioni Regionali, con gli altri cineclub toscani e non, con il Consorzio Toscano Cinematografico e il Ce.d.Ri.C., con le Associazioni di Cultura sul territorio nazionale. Questi rapporti potrebbero però essere mantenuti da più persone, cioè il ruolo potrebbe essere scorporato e suddiviso, così come si potrebbe fare per tutti gli altri, mantenendo un minimo di omogeneità e di coerenza. Un ruolo così importante, ovviamente, deve essere assunto da persone che abbiano una certa conoscenza tecnica, giuridica e politica.

Rapporti con le scuole

Interessante è anche un compito che mi è stato sempre a cuore, ma che non rivendico come mio: curare i rapporti con le Istituzioni educative, con l’Assessorato alla Pubblica Istruzione per creare i presupposti di un contatto costante sulle problematiche riguardanti il mondo degli audiovisivi e del Cinema in particolare. E’ questo un settore di primaria importanza che necessita di una persona che da sola se ne occupi, soprattutto perché sarebbe riservata a lei (o lui) l’incombenza di programmare l’attività culturale per la scuola e per gli studiosi e i cinefili con alcune proiezioni particolarmente riservate sia anti che pome-ridiane.

Qualche cenno sul coordinatore del complesso

Non aggiungo altri ruoli: anche se non ho ancora parlato di colui che dovrà coordinare l’organizzazione nel suo “complesso” e che comunque si interesserà anche della sala cinematografica. Qualche cenno su questa figura: dovrà intrattenere rapporti economici e di lavoro con tutti quelli che saranno i nostri interlocutori e collaboratori ( operatore, case distributrici, tipografia, spot pubblictari, ecc…), dovrà fare in modo che il materiale arrivi e parta, che sia in buono stato ( o perlomeno nello stato in cui ci è stato consegnato ), è responsabile di tutte le scelte organizzative pratiche (botteghino, maschera, controllo sala, pulizia uffici e sala, ecc….)

Il tesseramento

Quanto al tesseramento, anche se ora le scelte potrebbero già essere state compiute, la mia idea era quella di emettere un tesserino del Circolo “MOVIES” dal costo simbolico di lire 1000 obbligatorio per tutti gli spettatori ( paganti e non ) e di riservare l’ingresso a biglietto intero ai soci del Terminale e del Movies e quello con lo sconto ai soci ARCI: altrimenti a cosa dovrebbe servire la tessera ARCI in una struttura che complessivamente vi aderisce, per un Circolo che viè chiaramente affiliato?

Una postilla molto personale

Detto tutto questo che, partendo da un punto di vista teorico, è arrivato a toccare anche aspetti molto pratici, quali – ad esempio – la divisione degli incarichi e delle competenze, le difficoltà, le necessità che troviamo di fronte a noi, occorre adesso provvedere a risolvere quei nodi che qui sono posti in evidenza e dare anche quelle risposte che qui vengono sollecitate. Non sono affatto convinto che si debbano attendere gli esiti delle tornate congressuali per rispondere ad una particolare esigenza da me posta sulla collocazione precisa che io dovrei avere nella futura struttura dell’ARCI di Prato e del “MOVIES: altrove il mio impegno è già richiesto in maniera precisa ed io devo quindi decidere nei prossimi mesi che e che cosa privilegiare. Fra le altre questioni, vado chiedendomi da un po’ di tempo se valga la pena, alla mia età, con un figlio in arrivo, mettermi a correre dietro ai miraggi per concretizzarli.
Se i prossimi incontri saranno più convincenti dei precedenti, se garantirete rispetto per il mio lavoro e la mia professionalità, se si capirà finalmente cosa si vuole fare, appronterò una seconda parte, ancora più pratica, di questo progetto, nella quale tenderò a chiarire come si possano costruire i rapporti esterni, che sono indispensabili a far crescere il prestigio e la conoscenza del nuovo Circolo e della sua struttura e quali siano le iniziative, come e con chi attuarle.
Prato. Li 02.01.1984

STATI GENERALI 5 – una variazione di CTS (per la parte 4 vedi 1 ottobre)

STATI GENERALI 5 – una variazione di CTS (per la parte 4 vedi 1 ottobre)

…prosegue qui il mio intervento datato 13 febbraio 2002…

…Invece per fortuna questo non è accaduto, perché nelle Circoscrizioni, e qui parlo soprattutto per quella che meglio conosco, la Circoscrizione Est, ma non ho dubbi che la stessa atmosfera sia presente anche nelle altre, si respira un’aria di cooperazione, si tocca spesso con mano quel grande entusiasmo, quella passione per la direzione della “cosa pubblica” che deriva dal rapporto quotidiano con la “gente”: ed è anche per questo che, quando si affrontano i problemi, spesso questi vengono risolti ancor prima che siano all’evidenza dell’opinione pubblica vasta, e ciò genera fiducia verso tutto l’apparato amministrativo comunale.

La vita delle Circoscrizioni è, anche per questo motivo, esemplare; è, anche per questo, efficacemente formativa per i futuri amministratori di questa realtà: e penso soprattutto ai giovani che trovano in questo impegno l’arena indispensabile nella loro crescita civica nella quale cimentarsi in un agone politico, accingendosi a più complessi e rilevanti appuntamenti. Dico tutto questo anche perché a più di uno – purtroppo – sembra che vi sia un diffuso scarso credito da parte proprio delle forze politiche nei confronti del lavoro delle Circoscrizioni: vorrei qui esprimere un desiderio, che le forze politiche nel momento in cui designano i loro candidati farebbero bene ad indirizzare verso le Circoscrizioni il meglio delle risorse umane di cui dispongono, a partire ovviamente dalle giovani generazioni, ma senza dimenticare quanti hanno acquisito già esperienza nel lavoro politico ed amministrativo.

D’altra parte però l’impressione che si ha spesso è che il lavoro nelle Circoscrizioni sia visto come un elemento inferiore di livello rispetto a quello nei Comuni e nella Provincia. Inoltre e viceversa, la valorizzazione del lavoro nelle Circoscrizioni dovrebbe ottenere una maggiore considerazione e valorizzazione, soprattutto a livello di Esecutivo (non è un organismo pletorico, essendo formato da cinque rappresentanti oltre la figura del Presidente, cui viene riconosciuto un compenso paragonabile a poco meno quello di un Assessore), con la corresponsione di specifici “gettoni” di funzione, che facciano fronte all’impegno di tempo ed alle spese vive (dunque, un “rimborso spese”) che chi è chiamato ad occupare una responsabilità amministrativa pur di secondo livello spesso deve fronteggiare “in proprio” o “a carico” familiare: penso per l’appunto ai giovani ma non solo, e su questo argomento, lo rilevo con molta franchezza, non accetto da nessuno alcun tipo di moralismo spicciolo. Questo aspetto, peraltro, non va affrontato necessariamente all’interno della legislazione nazionale, ma con la saggezza della “politica” locale.

Passiamo all’argomento che mi è stato specificamente richiesto di trattare: è quello della Cultura, della Formazione ed in maniera più ampia della Educazione permanente.

Le Circoscrizioni si occupano, quasi come se avessero la più completa autonomia, quasi come se avessero la delega specifica, di Cultura e di Formazione sui territori di loro competenza. Spesso le scuole o i cosiddetti “luoghi della cultura” decentrati o le Associazioni culturali che si occupino anche di Formazione permanente conoscono quasi esclusivamente la Circoscrizione come punto essenziale di riferimento al quale riferirsi e proporsi….

…5…