reloaded de “Una “Maddalena” del Terzo Millennio” intro, prima, seconda e terza parte in attesa della conclusione

reloaded de “Una “Maddalena” del Terzo Millennio” intro, prima, seconda e terza parte in attesa della conclusione

 

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Una “Maddalena” del Terzo Millennio

Sarà forse la “selva oscura” o una delle tante modalità con cui noi maschi sperimentiamo la nostra sessualità, mettiamo in gioco il nostro “appeal”, o ancor più intraprendiamo una ricerca quasi all’interno di un gioco di ruolo che nella conduzione “correct” dell’esistenza è considerata rischiosa, proibita; sarà tutto o in parte questo, ma forse sarà il bisogno naturale di aprirsi a nuove esperienze….e così nel finire dell’inverno come una marmotta o un ghiro ancora insonnolito che si risveglia ai tepori Claudio lancia un’occhiata a quegli annunci particolari attraverso i quali donne per lo più giovani si lanciano alla ricerca di maschi proponendo prestazioni meravigliose ed orribili allo stesso tempo, alcune delle quali per Claudio, che ha consapevolezza della sua forza e dei suoi limiti, sono praticamente impossibili. “Alla mia età” egli pensa a voce alta “ non bastano promesse di quel tipo, non ce ne vogliono di più, ne abbisognano di diverse!”. E allora si dà sotto a sfogliare le pagine con le offerte, gustandosi in senso estetico alcune forme femminili rotondeggianti e sinuose, scoprendo l’esistenza di sorprendenti cadeaux verso i quali Claudio prova immediato rigetto, fino a quando la sua attenzione non si sofferma sull’unica foto di un annuncio stringato e cortese nel quale una persona decide di farsi apprezzare attraverso un semplice scorcio anonimo di cosce in posizione più che casta e pudica…………………………………………..

  1. A chi abitualmente ricerca “sesso” su quei siti difficilmente quelle immagini possono bastare; ed anche l’”annuncio” nella sua stringatezza ed essenzialità dignitosa non risulta per niente carico di promesse allettanti. Claudio come un esperto giocatore di poker decide di “vedere” ma più che altro, vista l’unica foto, di sapere qualcosa di più. Innanzitutto si affida ad un indirizzo mail che non garantisce la verifica della ricezione del suo messaggio.
    Infatti passano alcuni giorni, durante i quali Claudio è preso dai suoi impegni ed ha del tutto dimenticato di controllare la sua mail riservata ed anonima, o meglio contrassegnata da un nickname improbabile; lo fa raramente anche perché vuole tenere per sè quelle storie, laddove si concretizzino. Ha anche dimenticato che nel contatto da lui richiesto ha lasciato un numero di un cellulare, anche quello riservato, che non utilizza mai ed a volte lo smarrisce, dimenticandolo nel fondo di un cassetto. E quando se ne ricorda e lo recupera, dopo aver digidato la password gli appare un messaggio laconico: “Contattami. Ci sono! Laura”. Claudio capisce che si tratta di quella ragazza: le parole e l’immagine che la presentano si congiungono. Il messaggio, però, è della sera avanti, lo ha inviato alle 23.31 ed ora sono le 19.40 del giorno dopo. Che fare? Claudio recupera il numero contando sul fatto che anche lei, Laura, avrà memorizzato il suo. E’ una domenica sera; c’è una certa tranquillità in casa: “Ciao. Sono Claudio. Laura?” “Sì” “Ti disturbo?” “Niente affatto. Sono, però…a casa di amici e…non posso parlare troppo. Mi richiami?” “…Scusami. Non accendo questo cellulare così spesso…certo che ti richiamo” “Allora sentiamoci anche più tardi verso le 23 quando sarò a casa, sola!”

«Le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia», usava dire Bertrand Morane. Per tutta la vita è stato ossessionato e guidato dal fascino delle donne, e di certo gli sarebbe piaciuta la vista di tante paia di belle gambe al suo funerale…

Utilizzo come mio punto di riferimento proprio il testo collegato al film di François Truffaut “L’uomo che amava le donne” del 1977

 

Una “Maddalena” del Terzo Millennio – seconda parte

“Ma tu…dove abiti?”
Il telefono tacque…la voce, pensò Claudio, era giovanile….poteva avere l’età di sua figlia o anche di meno e non gli dispiacque di non aver accennato a contratti specifici…. e quella sera, dopo le 23, Claudio era già da più di un’ora nelle braccia di Morfeo e poi trascorse più di dieci giorni senza pensare tanto a quel contatto; dopo tutto….a quella età si diradano gli impulsi passionali e vengono sostituiti per lo più da considerazioni puramente estetiche… epidermiche ma non superficiali.
All’interno di quelle pulsioni si sviluppano in modo particolare i diversi sensi di cui gli umani dispongono fin dalla nascita ed a volte con il tempo si vanno perdendo ma non sempre capita che trovino un loro adattamento che li rende migliori e più attenti.

L’udito, innanzitutto, attraverso cui una voce e l’uso che ne viene fatto anche attraverso le scelte espressive e lessicali ti rende più familiare l’approccio: a Claudio in altre occasioni come quelle di cui ragioniamo ha dato molta noia, fino a farlo diventare ostile, quando a telefono senza conoscerlo (ma sarebbe lo stesso se a proferire tale termine con quelle modalità suadenti ed affettate fosse sua moglie) abusano del termine “a-mo-re” e si propongono apertamente con precisi e non richiesti dettagli. E poi l’olfatto che rende più gradevole il contatto umano con i profumi delicati e naturali di una pelle giovane in un ambiente sgombro di orpelli; ed il tatto, dalla prima stretta di mano sicura e forte ma non vigorosa fino alle carezze esplorative delle dolci sinuosità femminili. La vista, quella di un viso dolce, tranquillo, sereno, sorridente su un corpo aggraziato non eccessivamente abbondante nè smagrito; ed il gusto acquisito attraverso le labbra e con la lingua sin dai primi timidi, perchè non autorizzati del tutto, approcci.

Passano dunque un po’ di giorni e Claudio ritrova su uno dei fogli vaganti sui tavoli stracolmi di appunti il contatto di quella ragazza, Laura.
Forma di nuovo il numero, dopo un’iniziale titubanza.
Libero ma non risponde: c’è la segreteria ma a Claudio non piace lasciare messaggi, non lo fa nemmeno con gli amici.

E’ il tardo pomeriggio e deve uscire per raggiungere un gruppo di amici al Circolo. Come sempre fa, spenge il cellulare e lo lascia nel cassetto della sua scrivania: non ne ha bisogno, a casa sanno come fare per chiamarlo nel caso fosse necessario, ma non è mai accaduto.

 

fine intro prima e seconda parte (domani la terza)

 

J.M.

 

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Foto di Agnese Morganti

 

Una Maddalena del Terzo Millennio – parte terza

E’ sera tardi. Claudio è al computer nel suo studio, tranquillo. Scrive. Ha riacceso il cellulare privato inserendo la modalità silente. Ed ha provato anche a ricomporre il numero di Laura. Lo fa lanciando soltanto due squilli.

Mentre prepara un documento lo ha sotto gli occhi davanti al monitor. Ed è così che ad un certo punto nel semibuio della stanza il piccolo schermo si illumina: c’è un messaggio. “Ci sono”, breve ma chiaro. “Ci sono” e’ quasi mezzanotte. Tutto tace e l’ambiente è molto lontano dallo spazio notte della famiglia. Claudio tuttavia ha una forte titubanza a chiamare a quell’ora. E, poi, davvero non sa cosa dire; forse non sa come dirlo: la sua è una curiosità senile, non c’è un ardore maschile irrefrenabile e insoddisfatto. Di quella donna, peraltro, non sa nulla e si rifiuta di pensare a lei come ad una comune squillo. Quando l’ha sentita, in quelle brevi battute, l’ha percepita come fosse una sua amica con la quale avviare un rapporto di complicità. Non più di tanto. Di lei conosce la voce molto diversa da quella di “altre” che nei contatti si sono proposte; e conosce le sue cosce (almeno lui crede siano le sue), unica parte in vendita sui banchi del sito che ha visitato.

Claudio pensa che, forse, proprio a quell’ora nel silenzio della notte in quella parte riservata della casa sia sia il tempo migliore per rompere gli indugi; anche per capire meglio chi sia Laura.

“Ciao. Penso sia difficile che tu ti ricordi di me. Ci siamo sentiti qualche giorno fa. Eri a casa di amici”

“Sì, mi ricordo, ma…”

“Non ho potuto richiamarti prima, sono stato via alcuni giorni”

“Ah…ma allora?”

“Non ho avuto modo di pensare ad incontrarti, immagino che tu abbia inserito l’annuncio per questo, no?”

“Certamente…”

“Beh, diciamo la verità, sono molto curioso di conoscerti. Dove stai?”

“Io abito ad Agliana, ma ho un posto riservato a Lamporecchio. Quando vuoi venire?”.

Claudio, a quel punto, rompe gli indugi, aiutato anche dalla leggerezza della conversazione telefonica

“Va bene anche domattina, intorno alle 10. Sono a Prato, ci impiegherò un’ oretta, non sono un Nuvolari”

“Magnifico! Tu vieni su e quando sei a Lamporecchio mi richiami e ti do le ultime indicazioni per arrivare fino a casa mia. Hai il navigatore?”

“Sì, dai. A domattina, allora!”

Una di quelle casette a schiera utilizzate dal turismo estivo; Claudio ha ricevuto tutto in dettaglio.

Quella mattina si è alzato come sempre intorno alle 8. Ha detto alla moglie che usciva per uno dei soliti appuntamenti al Circolo e si è diretto verso Pistoia salendo sulle strade che si inerpicano lievemente sul Montalbano Ovest.

Laura così come aveva detto la notte prima, non appena lui aveva superato il cartello che indicava l’ingresso al paese, gli aveva fornito telefonicamente l’indirizzo, provando anche a descrivere bene le caratteristiche del luogo. Claudio aveva mostrato di sapersi districare sui meccanismi tecnologici che gli davano precise indicazioni ed aveva visto su Google maps il cancello corrispondente al numero civico.

“Quando sarò fuori parcheggerò e poi ti chiamo”. Poi impostò il navigatore e gli si affidò.

fine parte terza….

 

Una nuova forma di Resistenza pacifica ma decisa prima che sia troppo tardi

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Una nuova forma di Resistenza pacifica ma decisa prima che sia troppo tardi

Viviamo un’età di mezzo, un Medioevo tardivo, nel corso della quale potrebbero crollare del tutto i già traballanti pilastri istituzionali. Occorre alzare l’asticella del nostro impegno, non rannicchiarsi nei meandri sicuri della nostra esistenza: il rischio c’è di non saper corrispondere al sempre più flebile grido di dolore di una massa sempre più crescente nella sua forma indistinta. E di fronte a questi drammi può apparire appagante il ritrarsi nel comodo privato. C’è una classe poltica immatura, incapace di assumersi le sempre più alte responsabilità. Vecchie e giovani èlite giocano irresponsabilmente sui destini della nostra terra. Non possiamo permettere che ci trascinino in uno scontro “in-civile” ed allora è necessario anche da una posizione di forte minoranza assumersi il compito di lanciare l’allarme. Un Governo sgangherato come quello che ci ritroviamo non era per niente immaginabile ma la crisi politica del Centrosinistra a guida renziana ha prodotto macerie istituzionali dalle quali è sortita una forma di “mostro” a tre teste divergenti e ciò che non era prevedibile è accaduto. Il verdetto delle urne del 4 marzo 2018 non ha sancito alcun vincitore assoluto: il Partito che ha preso più voti è stato quel Movimento anch’esso a tre teste come Cerbero o lo stesso Lucifero dantesco. Successo cercato ma forse inatteso che ha creato schizofreniche attese di soluzioni improvvisate intorno alle problematiche del mondo del lavoro. La forza politica “tradizionale” che ha ottenuto maggiori consensi è stato il PD in caduta libera, dopo l’ubriacatura del 40 e più per cento delle Europee del 2014 e la smania di potere del suo leader nel ruolo di nuovo De Gasperi artefice di una rivoluzione istituzionale. Viste le distanze tra M5S e PD sancite da un lungo scontro era improbabile creare un’asse tra le due forze, anche se allo stesso modo risultava complicata l’altra soluzione. Tuttavia le consultazioni del Capo dello Stato, che invitava ad un’assunzione di responsabilità la forza maggioritaria, hanno portato ad una forma abnorme di Governo. Mattarella ha confidato nelle sue capacità di controllo, agendo sul corpo inesperto e debole del principale azionista, inserendo il nome di Giovanni Tria nel dicastero di Economia e Finanze, accogliendo con riserva la nomina alla Presidenza del Consiglio del prof. Antonio Conte, con il quale per ora intrattiene un rapporto di fiducia costante, che somiglia molto più ad un vigile controllo. Tutto questo produce una situazione in perenne incertezza, che crea la sensazione diffusa della necessità di soluzioni radicali antidemocratiche, le cui pericolose avvisaglie non sono mancate negli ultimi tempi: la tolleranza nei confronti di gruppi neofascisti e l’attacco alla libertà di espressione del pensiero accanto alla repressione indistinta delle proteste sono elementi che necessitano di riflessioni ponderate ed azioni conseguenti sul piano delle scelte di campo.

Occorre con urgenza ricostruire una nuova forma di Resistenza pacifica ma decisa prima che sia troppo tardi.

Joshua Madalon

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Una delle “lezioni” di cui tener conto dopo la “campagna elettorale” appena conclusa…..

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Una delle “lezioni” di cui tener conto dopo la “campagna elettorale” appena conclusa…..

Già prima della campagna elettorale, accanto alle forme strumentali di sottovalutazione, intorno a “Prato in Comune” si è creata una diffusa attenzione. Essa era dovuta all’affermazione costante che da parte dei suoi componenti veniva espressa sulla necessità di dare vigore e sostanza, sostanza ed energia, ad un Programma di Sinistra, partendo dalla constatazione che tali temi non avevano (e non avrebbero) trovato una loro essenza in quella parte di mondo politico che si colloca nel – ed intorno al – Partito Democratico. Ed è accaduto che quasi sempre agli incontri ufficiali organizzati da Prato in Comune vi fosse la presenza di “osservatori” non neutri, come possono essere considerati i giornalisti. Non “osservavano” soltanto ma, rielaborando i nostri contenuti li rieditavano sotto la loro sigla.
In quei periodi anche su questo Blog attuavo una forma di prudenza, astenendomi (non del tutto, ovviamente, come si può rilevare dalla lettura dei miei post) dall’approfondire analisi tematiche anche su argomenti di mia diretta competenza. Mi limitavo, nella consapevolezza che altri, che avevano a disposizione mezzi molto più incisivi di comunicazione, avrebbero potuto far veicolare come proprie le nostre idee. Il rischio c’era e alcune nostre posizioni e qualche slogan c’è stato copiato da chi evidentemente non sapeva più in modo autonomo declinare le proprie generalità politiche.
Ovviamente accanto ad un primo disappunto, abbiamo avvertito anche una certa punta di soddisfazione e di orgoglio: molto di quanto noi dicevamo, partendo da una critica severa verso l’Amministrazione di centrosinistra 2014-2019, trovava riscontro in una parte delle nuove leve.
Anche per questi motivi, preparandoci ad una Opposizione critica e puntuale partendo da quanto da noi esposto nei Programmi (“partendo” perché non li consideriamo come indiscutibili) sarebbe logico attendersi la giusta attenzione da parte di alcuni consiglieri di maggioranza.

Joshua Madalon

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NOTE SPARSE di Joshua Madalon

NOTE SPARSE di Joshua Madalon

Una struttura “giovane” come “Prato in Comune, i cui obiettivi essenzialmente sono recuperare degli spazi a Sinistra che si sono andati perdendo nel corso degli ultimi decenni in maniera incessante e progressiva, ha bisogno di riflessioni e di azioni contemporaneamente ma senza fughe in avanti.
All’indomani delle consultazioni elettorali del 26 maggio abbiamo avviato un’analisi severa del risultato; la delusione non può però farci perdere di vista le condizioni con cui abbiamo operato. Dobbiamo sapere quali erano i nostri limiti riconosciuti; non dobbiamo farci prendere dalla frustrazione: ci sta che qualcuno abbia potuto scambiare la passione e l’entusiasmo del gruppo per sicumera e tracotanza ed essere indotto a ritrarsi ed abbandonare l’agone. Ci sta che l’inesperienza soprattutto di quella parte che per la prima volta si avvicinavano alla battaglia politica abbia modificato la sua percezione della realtà. Noi intanto venivamo da un rapporto snervante con una parte della Sinistra che ha inopinatamente abbandonato il campo poco prima delle scadenze per la presentazione del nostro candidato e della lista. Molti non conoscono questa parte di storia che invece rappresenta il grado di schizofrenia ormai ai limiti della sopportazione di una parte – di quella parte – della Sinistra: ancora una volta hanno mostrato l’incapacità a superare i dogmatismi vetusti e gli schematismi inutili ad interpretare la nuova realtà. Non si tratta di negare i princìpi ed i valori fondamentali ma di collocarli all’interno di un contesto fortemente modificato dall’Ottocento ad oggi, ed in modo ancora più forte dall’ultima parte del Novecento ad oggi. Tra l’altro giusto per scrvere un pezzettino di Storia (storia minuscola ma significativa) la rottura tra Prato in Comune e quella Sinistra si è consumata non sui” fondamentali” ma sulla candidatura di Mirco Rocchi (da aggiungere che prima di Mirco avevamo pensato ad un’altra candidatura, che per ragioni più strettamente “politiche” avrebbe dovuto incontrare il favore di tutti). A Mirco (ed alla giovane donna di cui prima) veniva contrapposto un candidato che – dopo la rottura – non ha neanche avuto il sostegno di chi lo aveva difeso strenuamente al punto da abbandonare la partita. In questo c’è la ragione per la quale parlo di “schizofrenia”.
Di fronte a questo quadro di maggiore difficoltà sopraggiunta in extremis abbiamo dovuto impegnarci in modo intenso, costruendo la lista, pezzo per pezzo,correndo dietro agli adempimenti burocratici lottando non solo contro il tempo cronologico ma anche quello climatico. Il tutto senza risorse minimamente necessarie per una pur piccola forza politica come la nostra.
Certamente non siamo riusciti a superare sufficientemente la prova: quel che dico prima e dico dopo non serve a giustificare la nostra debolezza. Comprendere ciò che è accaduto serve comunque a prepararsi per le prossime competizioni, in primo luogo la nostra “opposizione” all’Amministrazione di Centrosinistra contro la quale – da Sinistra – abbiamo presentato il nostro Programma ed il nostro candidato.
Un altro ostacolo al dispiegamento del nostro progetto è stato il ricatto del voto utile: siamo stati additati come responsabili di un possibile disastro politico a favore della Destra. Chi ha aizzato contro di noi la parte più onesta dell’elettorato lo ha fatto contando soprattutto sui proclami farneticanti di Salvini e Meloni; sono stati dei veri avvoltoi, uccelli spregevoli che campano approfittando dell’ausilio di altri. Queste sollecitazioni espresse anche con una certa cattiveria sono state ripetute anche in occasione del ballottaggio.
Ad ogni modo, andiamo avanti con ponderazione ed equilibrio.

Joshua Madalon

Note sparse – la Sinistra è morta? no, viva la Sinistra – 3

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Note sparse – la Sinistra è morta? no, viva la Sinistra – 3

No, non erano salmi, era la mia immaginazione in un contesto emotivamente non gradito: erano esercizi vocali accompagnati da violoncelli che provenivano dalle stanze della Scuola di Musica cittadina.

Venivo verso il centro dalla periferia solitaria, a quest’ora abbandonata a se stessa, per una verifica intorno agli accordi non solo musicali per niente musicali che si stringono davanti ad un boccale di birra, snack e aperitivi tra amici di lunga data, con percorsi politici diversi ma convergenze progettuali pragmatiche. Al centro quelli come me, pratesi non pratesi – non del tutto pratesi, ci vengono per parcheggiare l’auto nel posto più conveniente possibile e poi dirigersi verso obiettivi già segnati, ficcarsi in stanze oggi un po’ meno – ma solo un po’ – fumose, per uscire da queste intorno alla mezzanotte o poco più, riguadagnare la zona del parcheggio e ritornare nella periferia.

Santa Trinita è una strada diritta che raggiunge poi una delle porte della città. A quell’ora di norma è affollata di giovani festanti. Continuo il mio lento passeggio in un varco molto ristretto. Più avanti ad uno dei tavolini rivedo un giovane compagno della Sinistra che dialoga davanti ad un boccale di birra con una ragazza; sono incerto se palesarmi, ma è lui che mi vede e mi chiede “Che si fa?”. Non voglio interrompere il suo dialogo ma è lui ad interloquire con me “Si ragiona e si va avanti” cercando la sintesi “abbiamo discusso a lungo nei mesi scorsi e non si è compreso il motivo per cui ci si è divisi, proprio in fotofinish”. Non commenta ma rilancia “Sto cercando di riprendere il ragionamento, anche se ho tanti impegni” In realtà so bene che è così, ce ne ha troppi di impegni ed alla fine la forma prevale sulla sostanza: è il limite dei sognatori. Gli chiedo un numero di telefono per un contatto che considero necessario. Me lo linka sul dispositivo Whatsapp in un attimo. Lo saluto e proseguo. Incrocio di sottecchi un gruppo di persone con cui non voglio parlare: forse è anche il loro desiderio e avanzo tra la folla. “Forse là dietro, ai giardini di Sant’Orsola, sono giunti alla conclusione” penso, perchè avverto lo scoppiettare di mortaretti e fuochi di artificio. Quello spazio è invisibile da dove sono; io vado oltre su una strada parallela ma a distanza di sicurezza. Arrivo davanti alla sede della Sociale Corale Giuseppe Verdi. Per strada c’è più spazio; i negozietti sono più etnici collegati ad attività alimentari o di servizio per comunità estere. Non ci sono più tavolini. Mentre osservo il numero civico della Società corale un giovanotto mi saluta; lo riconosco: è uno dei giovani rampanti e pasionari del PD che è anche capace di soppesare la realtà. Parliamo della sua possibilità di entrare in Consiglio, collegata a quella di uno o più ingressi in Giunta da parte di alcuni eletti. Non mi sembra angosciato davanti all’eventualità di rimanerne fuori. E’ scappato solo temporaneamente dalla festa per comprare le sigarette. Gli faccio i miei auguri e decido di tornare indietro.
Lentamente come sono venuto così torno verso il parcheggio. Sotto il tunnel della stazione di Porta al Serraglio incontro due ragazzi: conosco lui ma non ne ricordo il nome. Mi aiuta sorridendo. Mi parla di Pier Paolo Pasolini e dell’amore che ho suscitato in lui nell’ultimo anno delle superiori per il poeta friulano; e mi chiede, a sorpresa, di Fioravanti. Capisco che si riferisce al professor Maurizio Fioravanti, costituzionalista e Presidente del PIN. Gli dico che l’ho visto poche settimane prima e poi gli chiedo perché mai vuole sapere di lui. “L’ultimo anno lei ci portò ad un Convegno sulla Costituzione. Il professor Fioravanti fu così coinvolgente e soprattutto chiaro nella sua esposizione, tanto che – lei non può saperlo perché Italiano e Storia erano materie riservate agli esterni – utilizzai tutti gli appunti di quell’incontro per fare il tema: quell’anno c’era proprio una traccia sulla Costituzione ed ebbi la valutazione massima”.
La ragazza che lo accompagna è solare, anche al buio è splendente. E’ un buon viatico per il futuro, quello che ci attende e questo incontro sul far della notte ci lascia grandi speranze.

Joshua Madalon

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Note sparse – la Sinistra è morta? ma no, viva la Sinistra – 2

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Note sparse – la Sinistra è morta? ma no, viva la Sinistra – 2

…e così vado avanti, salutato il gruppo, mentre da lontano avverto una sorta di salmodiare come una messa cantata, quasi funebre. Altre persone a me ignote affluiscono lungo la Piazza San Francesco nel mentre mi avvio verso via Santa Trinita. Tra queste due figure, una anziana l’altra giovane: l’anziano mi sorride con quella forma di interrogazione muta sembra dire “Sei contento? Suvvia, abbozzala!” ma non lo dice, mentre invece da quel gruppo di donne, quelle dell’avvio di questa metanarrazione (ad uso pedagogico), mi viene in modo esplicito e diretto richiesto “Sei contento?” “No!” secco. e arrivederci con cordialità.
Ci fermiamo a parlare con abbracci possenti oltre che di una rozzezza primitiva, quasi a volermi convincere che sia stato giusto votare nel secondo turno il Centrosinistra. L’anziano mi presenta il giovane, che vuole capire il mio punto di vista, anche se non lo condivide. A me sembra un approccio onesto e argomento mettendo insieme la storia degli ultimi anni e la deriva di un Centrosinistra nel quale i valori della Sinistra avevano trovato sintetiche corrispondenze con quelli di un Centro moderato attento ai bisogni dei più deboli. Una deriva che purtroppo era originata da un elemento fondamentale ineludibile, quello di aver dovuto rendere conto, nella genesi di una nuova forza politica frutto di un accordo tra ex PCI ed ex DC (la prendo da lontano), prima di tutto ai gruppi dirigenti escludendo di fatto la base. In definitiva quanto è accaduto è generato dall’atto fondativo, sbagliato. I residui della Sinistra sono stati occultati a favore di un progetto ambiguo ed ipocrita nelle affermazioni paraideologiche. Nei fatti a prevalere sono stati gli interessi dei gruppi dirigenti e inevitabilmente nella realtà si è prodotta una forma Partito molto più attenta al mantenimento dei “poteri” consolidati nella parte più traffichina e postideologica del nuovo Partito, il PD. L’avvento del “renzismo” ha posto in evidenza questa “metastasi” in atto.
Il giovane mi ascolta ed argomenta su quello che sa; è così giovane da non potersi avvalere di conoscenze ed esperienze dirette, ma non presume di conoscere e sapere. Ed è un buon avvio di confronto; raccolgo anche il suo parere su “Prato in Comune”. “Lo considero un progetto elitario, autoreferenziale” afferma “che non poteva aspirare a sintetizzare i bisogni molteplici, che sono invece punto di riferimento dei Partiti che hanno una base popolare più ampia”. Argomento, condividendo il fatto che il nostro progetto è appena all’inizio; è un bimbo che gattona che ha bisogno di essere aiutato a sostenersi soprattutto da forze giovani. In queste condizioni, mentre ci si barcamena tra sostegni ipocriti e malèfici anatemi sostenuti dal bisogno di fronteggiare la Destra, le Destre e la necessità di avviare un percorso di riconoscibilità di una Sinistra democratica di Governo, una Sinistra che sia Sinistra che non sia un rosa pallido centrosinistra, indubbiamente il nostro lavoro è improbo ma gli obiettivi cui miriamo sono alti e la nostra consapevolezza ci sospinge con passione ed entusiasmo.
Ci scambiamo un arrivederci a partire dai contatti sui social. E proseguo, mentre imboccando via Santa Trinita tra tavolini affollati di giovani avventori nel chiacchiericcio generale ascolto l’origine di quei canti, che mi apparivano Salmi.

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Note sparse – la Sinistra è morta? ma no, viva la Sinistra

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Note sparse – la Sinistra è morta? ma no, viva la Sinistra

“Sei contento?” me lo chiede raggiante un’amica, che insieme ad un gruppo di donne avanza in direzione contraria alla mia, mentre passeggio ignaro – o meglio avendolo dimenticato “freudianamente”(!) – del fatto che sono in corso a poche decine di metri i festeggiamenti per la vittoria (o, forse, della scampata sconfitta) del “biffonesco” rassemblement di un pallido centrosinistra nella città di Prato.
Le rispondo con un “No” secco, fermo e serio. Non posso soffermarmi per varie ragioni per andare oltre quel secco “No”. Ci salutiamo con identico sorriso: l’amicizia è solida. Anzi un’amica che fa parte del gruppo che sovviene e che ha avvertito il mio stato d’animo sorride anch’essa, memore del passato comune in percorsi di speranze disilluse, e mi saluta con grande cordialità.
Fa caldo in questa sera di giugno, un’afa inattesa dopo lunghe giornate di pioggia e di freddo. Sono uscito di casa intorno alle 21.30 per fare due passi: non lo faccio mai senza un obiettivo preciso. Ma stasera non ho impegni ed a casa non c’è nessuno. La serata è tranquilla. E’ un giovedì e non ci sono ancora i consueti appuntamenti culturali.
Appena transito in via Mazzoni, dopo aver notato che non ci sono più i capannelli elettorali (la campagna è finita), incrocio una coppia di amici. Ci scambiamo poche parole: cosa ci sia più in là dalla Piazza del Comune in poi. “Ci sono dei gruppi giovanili, forse della Scuola “Verdi” lì ai giardini” indicando il luogo in modo approssimativo. Vado oltre camminando lentamente verso la Piazza del Comune godendomi il clima sereno in una Piazza piena di avventori e vuota di entusiasmi. Non mi sembra di intravedere facce note, anche se mi sforzo di concentrare il mio passo. All’altezza di “Mattonella” vedo un ragazzone alto che mi sorride; ha un po’ di barba. Sono tranquillo, così tanto da non ricordarne subito l’identità: eppure subito dopo mi risveglio dal torpore e lo riconosco.”Mi dispiace per te, per non avercela fatta” è una forma sincera, non ipocrita, non spettando a me la cura del sostegno per la sua elezione. Arrivano altri che riconosco da lontano anche per la frequentazione e capisco che sono reduci dalla festa. Ci salutiamo con il proposito di rivedersi e in modo serio “Nel rispetto della reciproca autonomia. Non vi fate illusioni” dico loro, stringendo con vigore le mani.
La storia va avanti e non si torna indietro, come la nostra vita e se qualcosa è accaduto è molto strumentale stare a pensare, anche soltanto a pensare, che ci possano essere dei passi a gambero. E’ molto più facile che ciò accada per chi non è mai stato nel Partito; può essere stato anche molto lontano da esso, non averlo fondato, non averne sofferto la difficile gestazione. E’ molto lontano dalla realtà colui che pensa sia utile ad un rafforzamento dell’ala sinistra un rientro dei ribelli. Anche di fronte a qualche successo relativo esiguo è del tutto evidente il disastro. Il PD a guida renziana (non è cambiato nulla dopo il grande successo “popolare” nelle Primarie per Zingaretti) perde copiosamente voti: rispetto alle europee del 2014 perde 22490 voti; rispetto alle comunali del 2014 ne perde solo 14765. Cala anche rispetto ad un anno fa con un -1555.
Domani scriverò altre note partendo dalla passeggiata di giovedì.

….note sparse….1….

….sembrava una messa cantata il suono di litanie che proveniva da Santa Trinita

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Oggi sabato 8 giugno, giorno che precede la convocazione elettorale per la scelta del Sindaco della città di Prato. Che fare? Mah!CHE FARE? (e non mi sento un Lenin) – sulle sorti della Sinistra

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CHE FARE? (e non mi sento un Lenin) – sulle sorti della Sinistra

Oggi sabato 8 giugno, giorno che precede la convocazione elettorale per la scelta del Sindaco della città di Prato.
Il sabato è giornata di “riflessione”, non si può fare campagna elettorale. C’è il “silenzio”.
http://www.maddaluno.eu/?p=9546
Nei giorni che precedevano la manifestazione antifascista del 23 marzo scorso in Piazza delle carceri – manifestazione di risposta a quella di Forza Nuova – ed in quelli ad essa seguenti avviavo una riflessione intorno alle scelte politiche che stavamo approntando in vista delle elezioni amministrative – oltre che politiche europee – di fine maggio.
Preparando il percorso di “Prato A Sinistra” prima e “Prato in Comune” dopo avevo posto molta attenzione intorno a quel che avrebbe dovuto significare la nostra essenza di “Sinistra”. Prima o poi la riflessione personale dovrebbe trasformarsi in una consapevolezza sempre più ampia e condivisa. Pena la inconsistenza progressiva del contenitore. I nodi se non sciolti, o avviati a sciogliere, vengono prima o poi al pettine, ed il rischio è quello di finire in un buco nero. In una serie di miei post forse autoreferenziali ed inascoltabili, vista la pochezza e l’inaffidabilità dell’autore, ho avviato la denuncia di una parte delle contraddizioni della Sinistra, soprattutto di quella fortemente identitaria, radicale, antagonista, che si pone autonomamente sullo scranno più alto dell’ortodossia divenendo elitaria.
Basterebbe guardare appena al di là del proprio naso, oltre il piccolo orto di casa, per capire non solo che il mondo è cambiato, che è una forma lapalissiana utile per tutte le stagioni della vita, ma soprattutto che la Sinistra – così come da quella parte si intende – si è fermata più o meno agli anni Settanta del secolo scorso. La Sinistra così come è in gran parte ora non riesce a distinguersi, pur presupponendo di farlo, da altri soggetti assai diversi e lontani ideologicamente da essa. Non riesce soprattutto ad affrontare le emergenze strutturali del mondo contemporaneo, non riesce nemmeno a provarci, ròsa dal dubbio di compromettersi: preferisce rimanere nel proprio guscio asfittico ed improduttivo considerandosi superiore a tutto il resto del mondo.
Sarà che nelle mie frequentazioni di Sinistra ho incontrato solo dei “geni”, di quelli che hanno il Verbo “incorporato” e non si pongono domande, non hanno mai dubbi (il rischio è quello di dover poi vivere tra poche persone che ritengono di sapere e tante altre che acquisiscono come “unico e assoluto” quel sapere), e finiscono per costruirsi il proprio recinto, tronfi di poterlo governare. Anche se in una progressiva emarginazione.
Rigetto peraltro l’idea che non ci sia più la Sinistra. Fatemi utilizzare una forma anch’essa “lapalissiana”, ovvia. Se c’è la Destra ed è del tutto evidente che ci sia, non può non esserci la Sinistra. Certamente non è quella di cui troppo spesso si tratta sui mass-media; non è quel centrosinistra pallido targato PD, che mostra tanti limiti da non essere più riconoscibile nella sua accezione parziale di Sinistra. “Sinistra” essenzialmente è in questo periodo quella di cui parlo sopra, che se non si adegua al nuovo mondo finisce certamente per essere emarginata. Abbiamo bisogno di gente che si interroga, che riesce ad emergere dagli angoli, che sia disponibile a ragionare fuori dagli schematismi meramente ideologici. il mondo non è mai stato di chi si ferma agli “assiomi” senza procedere verso i “postulati”.
Per oggi basta; forse ho già scritto troppo. Forse si capirà anche quale sarà il mio “voto” di domani. Ma non ve lo dico in modo chiaro, anche perché non mi è consentito.

Joshua Madalon
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“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – seconda parte

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“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – seconda parte

L’intervento del prof. Giuseppe Panella continua, davanti (lo ricordo) ad una platea composta da studenti e docenti, oltre che da un pubblico formato da amministratori pubblici ed intellettuali. Il luogo era la Sala riservata alle conferenze, quella ampia al piano superiore del Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci”, il cui direttore era allora Bruno Corà.

Dicevo che Pietro Leopoldo era il secondogenito ed era fratello di quel Giuseppe II primogenito di Maria Teresa la cui opera riformistica soprattutto intesa alla trasformazione dell’Austria in uno stato moderno ma anche a controbattere e combattere duramente lo strapotere della legislazione che favoriva i beni ecclesiastici, e comunque il predominio degli ecclesiastici e dei gesuiti, passerà nei libri di storia (almeno nei manuali che voi usate a scuola) con il nome di giuseppinismo.

Quando Giuseppe II morirà nel 1791, sarà chiamato Pietro Leopoldo al trono con il nome di Francesco I e lascerà la Toscana per diventare Imperatore d’Austria. Il problema è che quello che gli era riuscito in Toscana, cioè l’abolizione della pena di morte e di tutte le pene ancora di derivazione medievale, non riuscì nell’ambito del grande Regno Asburgico, dove la proposta di abolizione della pena di morte, pur avallata dallo stesso Beccaria nel 1792, non incontrò quel successo che invece aveva avuto nella riforma della legislazione toscana, non solo, ma nonostante Beccaria stesso richiamasse la legislazione toscana come esempio di contemperamento tra severità della pena e mitezza della punizione, nonostante questo, l’intento di abolire la pena di morte anche nell’ambito del regno austriaco non riuscì per la decisa opposizione da parte di una serie di Consiglieri del nuovo Imperatore.

L’editto, il proemio dell’editto, continua così:

“Con la più grande soddisfazione del nostro paterno cuore, abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene congiunta con la più esatta vigilanza per prevenirne le reazioni, e mediante la celere spedizione dei processi, e la prontezza e sicurezza della pena dei veri delinquenti, invece di accrescere il numero dei delitti, ha considerevolmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli atroci, e quindi siamo venuti nella determinazione di non più lungamente differire la riforma della legislazione criminale con la quale abolita per massima costante la pena di morte, come non necessaria per il fine propostosi dalla società nella punizione dei rei, eliminato affatto l’uso della tortura, la confiscazione dei beni dei delinquenti, come tendente per la massima parte al danno delle loro innocenti famiglie che non hanno complicità del delitto, e sbandita dalla legislazione la moltiplicazione dei delitti impropriamente detti di lesa maestà con raffinamento di crudeltà inventati in tempi perversi, fissando le pene proporzionate ai delitti, ma inevitabile nei rispettivi casi, ci siamo determinati ad ordinare con la pienezza della nostra suprema autorità quanto appresso”.

In sostanza, qual è il proposito di Pietro Leopoldo, del suo paterno cuore? E’ quello di abolire la pena di morte come non necessaria alla prevenzione e al ristabilimento dell’ordine, abolire del tutto la tortura perché inadeguata alla conoscenza ed all’accertamento della verità nei processi criminali e l’abolizione di alcune norme fortemente vessatorie presenti nei codici medievali e non solo, l’abolizione dell’istituto della confisca dei beni ai danni delle vittime e soprattutto delle famiglie delle vittime di questa confisca a vantaggio dell’erario. Era tradizione che i beni di famiglia e personali dei condannati a morte o dei condannati a lunghe pene detentive venissero incamerati dall’erario dello stato e, di conseguenza, il rischio, questo salta agli occhi, era quello di un incameramento di questi beni e della creazione di una pena che rendesse suscettibile questo incameramento. Tipico esempio della tirannide è appunto quello di inventare un reato che permetta di condannare un supposto reo per poterne sussumere ed incamerare i beni. Il codice criminale è molto lungo, la versione attualmente riprodotta ed analizzata da Dario Zuliani è oltre 12 pagine in folio, di conseguenza non mi sembra opportuno leggerla integralmente; si può però leggere, e lo farà qui gentilmente il prof. Giuseppe Maddaluno, il paragrafo 51 del codice criminale che è quello relativo all’abolizione della pena di morte, dopo di che io continuerò con il commento.

…seconda parte…..

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“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – intro e prima parte

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“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo – intro e prima parte

“Cesare Beccaria – Dei delitti e delle pene – e l’influenza che questa opera ebbe”

Nel 1995 fui eletto al Consiglio comunale di Prato. Fu una grande bella avventura quella campagna elettorale; una vera e propria “palestra” di vita politica. Dopo i fasti della vittoria del campionato del Mondo di calcio spagnolo del 1982, l’anno in cui arrivai a Prato e partecipai quasi da clandestino ai festeggiamenti in onore di Paolo (Pablito) Rossi “pratese doc”, eravamo poi arrivati ai fasti di Jury Chechi, altro “pratese doc” e grande ginnasta specialista degli anelli (“il signore degli anelli”), che poi otterrà la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta del 1996. Nella lista dei DS c’era anche lui. Come sia finita la contesa tra compagni e per quel che riguarda la mia personale “performance” vi rimando ad uno dei miei racconti metanarrativi (“Altri tempi?” del luglio 2016).
Ma oggi volevo parlare di quell’altra esperienza svolta nella Circoscrizione Est. Era il 1999. Una delle iniziative più significative di quella legislatura avvenne nel 2000, un anno dopo il mio insediamento come Presidente della Commissione Scuola e Cultura. La Regione Toscana aveva avuto una straordinaria intuizione nell’indire la Festa della Toscana per il 30 novembre in ricordo dell’abolizione della pena di morte voluta dal Granduca Leopoldo di Toscana promulgata con atto formale nel Codice Penale il 30 novembre 1786.
Il 30 novembre 2000 fu dunque indetta la prima Festa della Toscana.
In qualità di coordinatore delle Commissioni Cultura delle cinque Circoscrizioni (c’era ancora la condizione favorevole dell’omogeneità amministrativa che si perse purtroppo dal 2009) ebbi l’onore di gestire le iniziative cittadine organizzando la struttura di un Convegno su “Pace e Diritti Umani”, temi molto sentiti universalmente in relazione anche all’applicazione ancora vigente in tantissimi paesi della “pena di morte”.
Tra i relatori che ebbi modo personalmente di contattare ci fu il professor Giuseppe Panella, che conoscevo già da tempo avendolo incrociato in alcune occasioni nelle sue lezioni di epistemologia applicata soprattutto all’arte cinematografica, lezioni riservate ad allievi particolarmente curiosi interessati e dotati di senso critico.
Avevo annunciato qualche giorno fa di voler dedicare uno spazio a Giuseppe, venuto a mancare da poco prematuramente. Ed avevo ripescato il testo del suo intervento riportato in un piccolo dossier pubblicato nel novembre del 2002. La sala più grande del “Pecci” è stracolma di giovani e docenti.

….omissis mio intervento di presentazione….

Parla il professor Giuseppe Panella

Non vedo altro modo che quello di iniziare leggendo l’Editto del 30 novembre 1786 sulla riforma del codice criminale, proemio.

“Fino al nostro avvenimento al trono di Toscana riguardammo come uno dei nostri principali doveri l’esame e riforma della legislazione criminale, ed avendola ben presto riconosciuta rtroppo severa, e derivata da massime stabilite nei tempi meno felici dell’impero romano o nelle turbolenze dell’anarchia dei bassi tempi, e specialmente non adatta al dolce e mansueto carattere della Nazione, procurammo provvisionalmente temperarne il rigore con istruzioni ed ordini, ai nostri tribunali e con particolari editti, con i quali vennero abolite le pene di morte, la tortura e le pene immoderate e non proporzionate alle trasgressioni ed alle contravvenzioni alle leggi fiscali, finchè non ci fossimo posti in grado di mediante un serio e maturo esame e con il soccorso dell’esperimento di tali nuove esposizioni , di riformare interamente la detta legislazione”.

Chi parla in prima persona e dichiara questo proposito di riforma è il Pietro Leopoldo Granduca di Toscana. Pietro Leopoldo era il secondo figlio di Maria Teresa d’Austria e di Stefano di Lorena, che governavano la Toscana a partire dalla caduta dei Medici.
L’ultimo discendente della famiglia Medici, Gian Gastone, era morto nel 1761 senza lasciare eredi e lasciando la Toscana in condizioni di grande abbandono e fatiscenza come stato nazionale, uno stato ancora legato agli statuti medioevali, malgovernato e soprattutto uno stato povero.
Il primo compito che i Lorena si assunsero fu quello di riformare drasticamente sia la legislazione sia l’economia del Granducato, in modo da portarlo a livello europeo e di acclararne e consolidarne i processi di riforma e di modernizzazione che sembravano necessari ad un inserimento della Toscana nell’ambito dell’allora fiorente Regno Asburgico. Grazie.

….continua….fine prima parte

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