Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984

download

large

Un progetto per il cinema – Prato 2 gennaio 1984

Premessa datata oggi giugno 2020 (ad evitare fraintendimenti)

Ero a Prato dalla fine del 1982; mi occupavo di cultura cinematografica per l’ARCI, ero coordinatore regionale toscano e membro del Durettivo nazionale dell’UCCA, avevamo fondato ed aperto il Cinema Terminale “Movies”; avevamo deciso di mettere in piedi un progetto per il Cinema a Prato. Come spesso mi è accaduto, non ho mai voluto tergiversare intorno ai problemi; c’era qualcosa che non riuscivo a comprendere: si voleva fare ma non si sapeva come portare a compimento, realizzare tali progetti. Nella Introduzione trovate “subito” le perplessità, le preoccupazioni, anche se amaramente appaiono un po’ polemiche. Subito dopo, ad evitare che si potesse dire che non vi fossero idee e progetti, ci sono idee e progetti complessivi per la città di Prato.

Introduzione

Impegno preso, impegno assolto, questo di presentarvi un progetto (anche se modesto) per l’attività cinematografica a Prato, ed ho posto in esso tutto l’entusiasmo e l’interesse che ho per il cinema, con quel poco di esperienza che ho accuumulato in questi pochi anni. Tuttavia non vedo ancora quelle certezze che sono necessarie per un mio lavoro sereno, affinchè la mia collaborazione possa contare effettivamente, e servire. Personalmente, non ho alcuna frustrazione da cui riscattarmi attraverso ruoli culturali liberatori: ho un lavoro che mi soddisfa e mi impegna, una famiglia felice, un’attività culturale già intensa. Non sarebbe dunque il “Movies” di Prato a garantirmi la felicità, anche se mi interessa vederlo crescere. Esistono delle ambiguità elusive soprattutto sul piano organizzativo e delle incertezze ancora profonde sull’assetto operativo: poichè ritengo in maniera alquanto presuntuosa, di essere in grado di offrire una collaborazione attiva, e necessaria, non considero sufficienti le garanzie del nostro rapporto attuale sia sul piano della riuscita culturale sia su quello economico finanziario, per cui non riesco oggi a prevedere altra soluzione se non quella di ridurre la mia collaborazione allo stesso livello di gran parte dei soci fondatori del nostro Circolo, ricordandovi che ho impegni altrettanto seri ed interessanti a livello regionale e nazionale. Esistono delle pigrizie, che chiamerei assopimenti teorico-politici” che non posso condividere; e poi, cari compagni, a conti fatti, chi me lo fa fare! Consideratemi, tuttavia, in ogni momento a disposizione, laddove si voglia chiarire il tutto ed affrontare ogni questione in maniera più seria e globale.

Dopo questa parte “critica” (l’isolamento nella gestione del Programma che non riceveva consensi da parte del gruppo dei fondatori) ed “autocritica” (nel riconoscere di sentirmi inadeguato, ma orgogliosamente consapevole delle potenzialità che avrei potuto esprimere) non rinuncio ad affrontare gli aspetti culturali necessari per una migliore promozione della nostra proposta.
1….

UCCA 1985 – PROGETTO DI ATTIVITA’ dell’ UCCA Prato Firenze martedì 23 aprile 1985 – terza parte (vedi 23 maggio)

UCCA 1985 – PROGETTO DI ATTIVITA’ dell’ UCCA Prato Firenze martedì 23 aprile 1985 – terza parte (vedi 23 maggio)
….3….
…Una ripartizione in settori è opportuna per la mia indisponibilità a seguire come responsabile unico l’intero comparto della politica cinematografica, pur senza voler rinunciare al mio compito di coordinatore e ad un maggior impegno, ad una presenza complessivamente totale nel caso in cui l’Associazione, dopo questo primo periodo, intenda farsi carico nei miei confronti di un intervento esclusivamente politico onde farmi ottenere il distacco dalla mia Amministrazione, motivandolo in particolare con la formulazione di un progetto di alfabetizzazione e formazione audiovisuale che abbia come principale interlocutore la scuola.
Per ritornare al Coordinamento, dovendo essere aperto ad altre presenze, si è pensato oltre che a Comitati Territoriali particolarmente attivi, anche ad operatori che hanno fatto la storia della poltica culturale cinematografica in Toscana, oltre a rappresentanti di quelle strutture associative moderne che aderiscono all’ARCI o che in essa riconoscano un’interlocuzione preferenziale; ancora sarebbe importante all’interno di questa struttura direttiva inserire rappresentanti di quelle sale che aderiscono al Circuito Regionale e qualche rappresentante di spicco delle varie manifestazioni, rassegne specializzate e festival che si svolgono in Toscana, penso in particolare alla Biennale di Pisa nei confronti della quale possiamo anche vantare un rapporto già costante e particolarmente interessante, essendo noi fra i principali promotori dell’iniziativa.
Questa struttura di tipo aperto avrebbe certamente un maggior peso nella nostra realtà e garantirebbe una presenza più diffusa della nostra proposta di politica culturale cinematografica, se riuscisse presto a dotarsi di uno strumento di informazione all’altezza dei tempi. Dal mio percorso ( e dai miei contatti telefonici personali ) fra i Territoriali si avverte l’esigenza di conoscere, di essere aggiornati non tanto sulla produzione e sulla critica cinematografica, quanto sulle scelte politiche di fondo dello Stato, delle Regioni e sulle nostre posizioni, per cui anche se in un primo momento potrebbe valere il consiglio di abbonarsi al “GIORNALE DELLO SPETTACOLO” dell’AGIS, subito dopo bisognerebbe aggiungere a questo un commento, un giudizio, una serie di indicazioni politiche “nostre”.
Il mio orientamento è che si sia sempre meno avari di testi scritti da inviare ai Territoriali: ho chiesto all’amico Smuraglia di fornire indicazioni precise – per iscritto – sul ruolo, i compiti e lo scopo della Mediateca Regionale e sulla costituenda società di distribuzione; ai Territoriali va inviata una copia del Progetto Lagorio con il nostro commento (la cosiddetta “legge madre”) – se ne potrebbe far carico Piero Maioli, così come egli stesso potrebbe farci avere, essendo anche già stato approvato dall’Ufficio di Presidenza dell’UCCA Nazionale, una copia del progetto di alfabetizzazione e formazione da inviare a ciascun Territoriale; questo stesso documento, con il giudizio e le eventuali variazioni che vi sarebbero apportate, sarebbe poi inviato ai dirigenti territoriali.
Per quel che riguarda l’informazione strettamente culturale, occorrerà attendere qualche giorno perchè sia definitivamente chiaro il ruolo che avrà e l’impstazione che dovrà assumere la rivista comune dell’UCCA e della FICE, rivolta alle “sale d’essai” di queste due associazioni anche se, in particolare, considerato il costo elevato che avrebbe, io temo che la situazione generale di ARCI Media finirà per coinvolgere la nostra articolazione in maniera negativa, anche se – ce lo auguriamo – non letale.
…3…

UN MIO AMPIO INTERVENTO sesta parte (per la quinta parte vedi 22 maggio 2020)

unnamed

UN MIO AMPIO INTERVENTO sesta parte (per la quinta parte vedi 22 maggio 2020)

20 OTTOBRE 1995 (nell’aprile del 1995 ero entrato a far parte del Consiglio Comunale di Prato ed ero membro della Commissione Cultura e coordinatore della Commissione Scuola e Cultura del PDS provinciale; la legislatura in corso era la prima con la quale applicavamo la legge 142. 8 giugno 1990, quella intitolata Ordinamento delle autonomie locali che rivedeva nel profondo le prerogative del Consiglio e del Sindaco).

6.
Molte delle tematiche culturali diffuse sono legate alla struttura del PRG: ed è dunque ad esso che occorrerà guardare con particolare attenzione, in special modo per conoscere le caratteristiche della vivibilità in particolare nelle nostre periferie, le identificazioni dei “luoghi per lo svago ed il tempo libero, per la cultura sia come fruizione che come produzione, i cosiddetti loghi centrali”.
Per i temi squisitamente culturali mi rifarò in gran parte per mia comodità al testo che avevo consegnato al candidato a Sindaco Fabrizio Mattei. Risulta evidente che il “Metastasio” è trattato in questo primo ambito a monte della “querelle” degli ultimi mesi, ma vi si può lo stesso notare una profonda coerenza con quanto vado affermando adesso: il resto (non so se è un bene o un male) mi sembra ancora attuale. Nell’ambito di un progetto culturale complessivo per il governo della nostra città terremo presenti alcune linee essenziali: a) concedere maggiore forza e dignità, con un conseguente incentivo di bilancio, all’Assessorato alla Cultura; b) realizzare progetti culturali integrati che vedano come soggetti attivi, oltre alle due grandi strutture, anche quelle importanti strutture intermedie così radicate e diffuse sul territorio pratese; c) portare a compimento il processo di trasformazione del “Metastasio” da Consorzio a Fondazione, particolarmente per quel che concerne la produzione e la formazione, senza tuttavia trascurare il “cartellone”, che deve avere un supporto didattico in senso ampio, ovverosia deve essere conosciuto più diffusamente, superando alcune difficoltà che si sono presentate nella scorsa stagione; d) mettere in evidenza il ruolo peculiare del Museo “Pecci”: quello di essere una struttura sia pubblica che privata, in cui per il suo funzionamento c’è uno sbilanciamento forte, quasi a totale carico della parte pubblica; proprio per questo, occorre che l’Amministrazione faccia sentire maggiormente la sua presenza per far valere il suo ruolo, garantendo anche l’uso “pubblico”, nel senso più ampio del termine, di questa struttura; e) invertire il senso di marcia della “politica culturale”, che non significa sguarnire il “centro” e valorizzare la “periferia” a scapito del “centro” ma costruire un progetto di “cultura” che sia strategicamente rivolto all’innalzamento del livello qualitativo della cultura in modo lento e progressivo, particolarmente nella periferia, ascoltando anche le esigenze che sono espresse dai nuovi Quartieri ai quali va realmente garantita la prevista autonomia ma anche va data la possibilità di incidere concretamente sulla programmazione e di essere propositivi attivamente nell’elaborare un progetto culturale complessivo che parta dal loro territorio almeno a partire dalla condivisione degli indirizzi generali; f) valorizzare e dare consistenza alle richieste che provengono dal mondo giovanile, che lamenta l’assenza di luoghi di fruizione del tempo libero: si pensi al già progettato Palazzetto dello Sport, ad un possibile Teatro Tenda, alla costruzione di una nuova Piscina ed all’adeguamento di altre strutture di carattere sportivo; allo stesso tempo occorrerebbe sapere se nella definitiva stesura del PRG si riuscirà a tenere presenti queste richieste, affinché in ogni Quartiere siano reperiti spazi per la fruizione e la produzione di Cultura,,,,,,,

….6…

PELLE E ANIMA seconda parte per la prima parte vedi 20 maggio

grignaffini-ritratto (1)

PELLE E ANIMA seconda parte per la prima parte vedi 20 maggio

Il libro, edito da Casa Usher – Biblioteca dello spettacolo – Cinema a pagina IV portava una sintesi:
“Questo volume viene pubblicato con il contributo del Comune di Empoli, Assessorato alla Cultura, in occasione della rassegna “Fino all’ultimo Godard – 25 anni di Nouvelle Vague”, tenutasi ad Empoli dal 24 gennaio al 18 aprile 1984, allestita a cura di Jaurès Baldeschi, Bruno Berti, Giuseppe Maddaluno, Giulio Marlia, con la collaborazione di Regione Toscana, Amministrazione Provinciale di Firenze, Cineclub Unicoop, ARCI Empoli, Distretto scolastico n.25, Istituti scolastici superiri, Consorzio Toscano Cinematografico, Ambasciata di Francia.”
A pagina VII una breve presentazione da parte dell’Assessore alla Cultura del Comune di Empoli, Lucano Ferri (che aveva seguito in prima persona tutte le fasi ideative ed organizzative della Rassegna):
Da qualche anno oramai, ad Empoli, si è sviluppato un nuovo interesse nei confronti del cinema, grazie al prezioso lavoro svolto dal cineclub Unicoop e dall’ARCI e da un nuovo e costruttivo rapporto che si è sviluppato con il mondo della scuola. Sono questi i presupposti che ci hanno stimolato a raccogliere questi maeriali di studio sulla Nouvelle Vague che ci sembrano di interesse, non solo nel nostro ambito locale, ma un più ampio respiro di carattere nazionale. L’interesse per il cinema transaplino è partito dalla primavera del 1983, quando, su specifiche richieste della scuola, il Comune di Empoli promosse una serie di incontri sul cinema francese degli anni trenta che ottennero un discreto successo e a cui parteciparono vari studiosi dell’arte cinematografica. Da qui lo stimolo per continuare l’analisi su una realtà cinematografica come la Nuovelle Vague che ha finito per influenzare e sconvolgere il panorma cinematografico mondiale. Pertanto, gli scritti e i materiali, inediti in Italia, che vedono la luce vogliono essere un modesto contributo al dibattito e alla riflessione su questo importante fenomeno.”

jaures-baldeschi-3

A pagina IX troviamo una Nota introduttiva curata da Jaurés Baldeschi:
“Tra il gennaio e l’aprile del 1984 il Comune di Empoli, attraverso il comitato comunale per le attività cinematografiche, ha realizzato una ampia rassegna cinematografica dedicata alla Nouvelle Vague con la presentazione di una quarantina di film, alcuni dei quali inediti in Italia. Perché una rassegna cinematografica, e di ampia portata, dedicata alla Nouvelle Vague? Per moda, per una trovata estemporanea, per snobismo culturale? Niente di tutto questo. La Nouvelle Vague ha rappresentato uno dei momenti più alti di riflessione del cinema su se stesso, ha puntato uno sguardo molto attento sul mondo sociale e politico, ha vuto un notevole sviluppo nell’acquisizione di linguaggio, tecniche e tematiche, che anche se non del tutto originali perché mutuate dalla letteratura e dall’arte in genere, sono state approfondite sensibilmente e fatte proprie dai “nuovi maestri” del cinema. Se nel panorama cinematografico di oggi troviamo numerosi autori, più consapevoli del mezzo che usano, si deve soprattutto a quella stagione cinematografica. Se pensiamo a un film pregevole come “Lo stato delle cose” di Wenders, con la sua affascinante riflessione sul rapporto tra finzione e realtà nel cinema, sul senso del raccontare delle storie, non possiamo fare a meno di andare con il ricordo al Godard di quindici o venti anni fa (“Pierrot le Fou”, “Week-end”)….

…2…

LA SCUOLA AL TEMPO DEL GOVERNO BERLUSCONI – quarta parte (per terza parte vedi 18 maggio)

Berlusconi La scuola al tempo del Governo Berlusconi – quarta parte (per terza parte vedi 18 maggio)
– Un mio intervento sui temi della scuola 1994 (ero responsabile della Commissione Scuola e Cultura del PDS a Prato) – terza parte
E’ un tempo questo, di cui tratto nell’intervento, in cui è in atto una vera e propria trasformazione del quadro politico nazionale –abbiamo governi “quadripartiti” (Giuliano Amato dal 28 giugno 92 al 29 aprile 93) e di unità nazionale (Carlo Azeglio Ciampi 29 aprile 93 – 11 maggio 1994) seguito dal primo Governo Berlusconi che durerà 9 mesi fino al 17 gennaio 1995

4.
Questa scelta è inoltre, a mio parere, un incentivo forte ad un ulteriore abbassamento del livello culturale, un invito a chi “sente” di essere meno dotato, a chi è indotto alla pigrizia mentale a dirottare il proprio impegno quasi “obbligato” verso la formazione professionale con il rischio comunque di a) dare forze a strutture spesso inefficienti e squalificate (vedi molte realtà del Centro-Sud); b) erogare un servizio che non forma cittadinanza e non fornisce nemmeno cultura di base; c) distogliere la Formazione Professionale dal suo specifico compito che in alcune realtà molto operose dal punto di vista artigianale e industriale, come le nostre, è stato di grande rilevanza. Anche su questo argomento poco si dice e si discute fra i giovani.
Cosa è accaduto nella Scuola?
Parliamo innanzitutto di docenti. C’è stato da parte loro un atteggiamento di sconcerto di fronte alla vittoria delle Destre: un pessimismo più accentuato di quello che ho visto trapelare dal malumore di alcuni compagni qui in Federazione, una sensazione che non vi fosse più spazio per la rivincita e questo pessimismo, questa sensazione viene trasmessa da chi dovrebbe essere in possesso di maggiore carisma anche agli altri colleghi ed in modo meno diretto agli allievi più sensibili all’impegno civico. Se avessimo aspettato che si muovessero i docenti, almeno quelli che conosco io, anche i più bravi ed impiegati, avremmo ancora oggi una “calma piatta”. Invece si sono mossi gli studenti: sono più sensibili ma anche meno condizionati, più liberi! I docenti sono fondamentalmente timorosi: chi avrebbe potuto impedire ad un operaio di dimostrare la propria contrarietà al Governo nel suo specifico luogo di lavoro? Nella scuola non si può teoricamente farlo! Ci sono delle eccezioni, ma servono quasi esclusivamente a confermare la regola! Lo studente può farlo! E’ importante tuttavia che anche lo studente sappia calibrare adeguatamente le proprie lotte, gestendole ma arricchendole con la sua freschezza naturale anche con delle regole che tendano a non vanificarne gli effetti. L’impegno degli studenti in questo scorcio di anno è stato, a Prato ma non solo, collegato a questioni specifiche e dirette: la scuola e solo la scuola, piattamente la scuola. Se si leggono i diversi volantini con le piattaforme si fatica a trovare un riferimento al problema previdenziale (eppure sono i giovani ad essere i maggiori colpiti dall’attuale Finanziaria), alle questioni fondamentali dell’informazione e della cultura, ai problemi acuti del contrasto fra i diversi poteri dello Stato.

….4…

CINEMA – GLI ANNI VENTI prima del sonoro (vedi 16 maggio)

CINEMA – GLI ANNI VENTI prima del sonoro (vedi 16 maggio)

Prima di aprire il percorso annunciato intorno ai tre maggiori autori del Cinema tedesco del periodo espressionista, va rilevato che in quello stesso tempo, all’interno dell’Avanguardia artistica, in Germania si va sviluppando anche in contrapposizione allo stesso Espressionismo il “Cinema da Camera” (“Kammerspiel”) che, utilizzando molti primi piani ed una narrazione all’interno di ambienti “normali” produce opere significative. L’autore più importante di questo movimento fu Lupu Pick con La rotaia del 1921 o La notte di San Silvestro del 1923. Ascrivibile in gran parte al Kammerspiel è anche “Hintertreppe” di Leopold Jessner.

Nel primo di questi tre film della durata di circa un’ora è da notare la scarsissima presenza delle didascalie (diciamo una e mezza) a vantaggio dell’espressione fornita dai primi piani e dagli stessi ambienti. “La rotaia” soprattutto dimostra come il Cinema non avesse bisogno del sonoro.

Un altro dei capolavori anch’esso riferibile “in parte” al Kammerspiel è “L’ultima risata” ( Der letzte Mann) di Murnau, di cui accenneremo subito dopo.
Nel seguire la carriera dei tre grandi autori tedeschi che diedero vita e forza all’Espressionismo cinematografico dobbiamo ricordare le modeste (in relazione all’eccellente precedente del “Caligari”) opere di Robert Wiene nei primi anni venti: nel 1923 un “Delitto e Castigo” e nel 1924 un’incursione nel genere epico religioso non del tutto riuscito, “I.N.R.I.”, mentre per quel che riguarda Fritz Lang lo troviamo in netta ascesa con la celebrazione nazionalistica dell’epopea dei Nibelunghi con i due film epici-fantastici datati 1924:
I Nibelunghi: Sigfrido, conosciuto anche come I Nibelunghi: la morte di Sigfrido (Die Nibelungen: Siegfried) e
• I Nibelunghi: la vendetta di Crimilde (Die Nibelungen: Kriemhilds Rache).

I due film erano separati anche in virtù delle profonde differenze dal punto di vista scenografico e dei costumi, ma poi vennero uniti in un solo blocco mastodontico ma monumentale e molto attento ai riferimenti artistici.

L’anno successivo, il 1925 è invece contrassegnato dall’uscita del nuovo capolavoro di Murnau “L’ultima risata”, straordinario sguardo impietoso sulla misera esistenza di un portiere d’albergo sul viale del tramonto in una società sempre più grigia e rinchiusa in una profonda inarrestabile crisi etica.

E’ opportuno in ogni caso fermarsi a dare uno sguardo al resto della cinematografia mondiale che in quel periodo stava conoscendo uno sviluppo straordinario. Non bisogna dimenticare che già da questi anni si sviluppa il divismo: personaggi come Rodolfo Valentino e Louise Brooks diventeranno delle icòne virali non solo del mondo cinematografico. E non bisogna nemmeno dimenticare che il primo lungometraggio di Chaplin fu “Il monello”, grandissimo successo del 1921 mentre nel 1922 venne presentato per la prima volta un grande documentario, “Nanook l’esquimese” di Robert Flaherty, opera straordinaria sotto l’aspetto etnico ed antropologico che non trovò immediato sostegno dal punto di vista industriale, tanto che venne considerato come film di sostegno a una comica di Harold Lloyd.

Nell’URSS intanto si affacciava Dziga Vertov che sempre in quel periodo si impegnò nel cinema di documentazione con i suoi “Kino-Pravda” (Cine Verità). Sempre nell’ambito tedesco-austriaco, così come Fritz Lang, anche Eric von Stroheim si era affermato in quegli stessi anni e nel 1922 aveva realizzato uno dei suoi film più interessanti della prima fase (von Stroheim lasciò presto l’attività registica per dedicarsi a quella di interprete attore fino agli inizi degli anni Cinquanta): “Femmine folli” che ottenne un grande successo di pubblico. Negli Stati Uniti intanto si sviluppa la scelta epico biblica con la realizzazione di film come “I Dieci Comandamenti” (1923) di Cecil B.De Mille, che ebbe un grandissimo successo commerciale, ripetuto poi nel 1956.

“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo XV (vedi 19 maggio per 14ma)

31807
“PACE E DIRITTI UMANI” un intervento di Giuseppe Panella in suo ricordo XV (vedi 19 maggio per 14ma)

Prosegue l’intervento della Vicepresidente del Consiglio Provinciale di Prato, Gerardina Cardillo:

“…Non so quanti di voi hanno visto questo film, eravamo al Cinema Terminale. Nel film, lo dico per chi non lo avesse visto, una ragazza subisce un atto di violenza carnale; Antonia, che è la nonna, imbraccia il fucile, va incontro a questo giovane che ha violentato sua nipote e puntandogli il fucile contro gli dice con la forza delle parole di andare via dal posto, da quella comunità e gli dice puntandogli il fucile: “Io non lo ho mai utilizzato e non lo voglio utilizzare”, forse non sono le parole esatte, ma questo è il senso, e con la forza della parole fa scappare, costringe questo giovane ad uscire da quella comunità ed il giovane si avvia. Alcuni compaesani raggiungono questo giovane e lo ammazzano. Ora davanti a questa scena si levò un applauso in sala. Naturalmente io ero lì con questi ragazzi e chiesi se quell’applauso fosse stato istintivo; quello era stato in pratica un gesto di compartecipazione, perchè effettivamente quel soggetto aveva commesso un atto intollerabile. E allora davanti al gesto brutale, davanti alla reazione violenta, il massimo della violenza, praticamente l’avevano ammazzato anche loro, gli avevano tolto la vita con un applauso? E lì si innescò un gran dibattito, tra questi giovani ma meritava e naturalmente c’erano alcuni giovani che condividevano l’atteggiamento avuto da Antonia da questa donna che sovrasta tutti nel film, questa donna forte e che fa ricorso alla forza della parola; e c’era invece chi condivideva l’azione di chi aveva ammazzato ed aveva, a suo modo di vedere, giustamente punito. Dicevano infatti che chi aveva violentato quella ragazza “che non aveva sicuramente” tra virgolette “nessuna colpa” come veniva detto ecc. ecc. ecc. Allora, per ritornare al significato di oggi, di proclamare la Festa della Toscana sta in questo, la necessità di confrontarsi sui diritti, sui grandi temi dei diritti umani e di capire come bisogna coltivarli, perché effettivamente possiamo veramente tutti poi goderne. E poi un’ultima considerazione, oggi parliamo di pena di morte, il prof. Panella ha parlato di tortura e di altri argomenti; oggi parlare di diritti umani significa anche ben altro in una società quale quella nostra che si evolve, che è sempre più complessa: parlare di diritti umani significa ben altro e molto probabilmente noi abbiamo il dovere in una società quale la nostra, anche guardandoci intorno, di capire che significa oggi diritto di cittadinanza, pari opportunità per tutti, e via dicendo. Se vogliamo semplicemente scorrere poi quelli che sono i principi della nostra Costituzione, una carta sempre a tutt’oggi attualissima, magari non realizzata in tutte le sue parti, forse riusciremo a concretizzarla soltanto, e solamente, se ancora continuerà ad esserci una coscienza critica in tutti noi, e solamente se riusciamo ad essere sempre molto attenti e vigili, capire i fenomeni e trovare di volta in volta le soluzioni….

Costituzione_b_min

15….

SUCCEDE A PRATO

unnamed

SUCCEDE A PRATO

Era facile, anche se a qualcuno oggi questa affermazione può apparire ingenerosa ed inveritiera, era facile governare la città nel periodo più duro della pandemia. Tutto sommato la vita era sotto controllo, sotto l’autocontrollo della stragrande maggioranza dei cittadini e sotto il controllo delle forze dell’Ordine. Per lunghi giorni e settimane non ci si muoveva se non che per necessità; e l’indicazione di massima era che ci si allontanasse per non più di duecento metri dalla propria abitazione e che ci si servisse dei negozi di vicinanza. C’è stato un boom di ordinazioni on line e quando si derogava dai duecento metri “a piedi” ci si muoveva come dei ladri notturni, scegliendo le stradine meno frequentate nel timore che qualche pattuglia potesse interrogarci e sanzionarci. Nulla di importante si andava a fare: si sceglieva eventualmente un supermercato che non era proprio il più vicino ma forse era il più fornito e conveniente e ci si caricava di vettovaglie da portare a casa. Poche volte si è utilizzata l’auto caricandola all’inverosimile per spese che fossero più che settimanali, ma anche in quel caso ci si muoveva portandosi dietro il Modulo d’ordinanza, assicurandosi che fosse quello giusto, e sobbarcandosi a lunghe file di attesa. Nell’auto la benzina – ma non c’era il pieno – è durata oltre la prima decade di maggio: è stata quasi del tutto ferma per molte settimane. Parlo della mia famiglia ma posso confermare che, dall’alto del mio sesto piano da cui osservo il Duomo di Firenze, tutta la piana verso il Montalbano e Quarrata, e Pistoia con la sua schiera di colline sfumanti verso il mare, non vedevo muoversi quasi nulla: l’aria era tersa, le api al lavoro, le industrie (la Santo Stefano, ad esempio) non erano fumanti, c’era un grande straordinario silenzio, potevi ascoltare i versi dei vari volatili, che si avvicinavano peraltro più fiduciosi a noi umani. C’era angoscia diffusa per tanti, il timore di leggere notizie non rassicuranti sulla salute dei cittadini. La cronaca locale non si occupava d’altro: bollettini quotidiani aggiornati (contagiati, ricoverati, deceduti e via dicendo ogni giorno) e qualche notiziola qua e là legata agli interventi delle autorità (risposte a domande, ricerca di soluzioni alla sofferenza materiale indotta da una situazione già emergenziale ben prima dello scoppio della pandemia) alle sollecitazioni delle famiglie, soprattutto quelle con figli “piccoli” e scarsi spazi a disposizione, che hanno dovuto di punto in bianco riorganizzarsi in assenza del servizio scolastico, alle spinte del mondo imprenditoriale che avrebbe riaperto tutto già nella seconda metà del mese di marzo. C’erano le nuove povertà cui fornire rapide risposte. Ma tutto questo era inserito all’interno di un contesto molto ben definito: ecco perché, lo ripeto, non era difficile affrontarne le criticità. Bastava solo resettare una parte della struttura amministrativa in quella direzione, preparandosi tuttavia a quando molto di quello che era “fermo” si sarebbe mosso in modo molto repentino ed a quel punto non facilmente governabile.
Non essersi preparato a questo, che era nel novero delle possibilità più certe, è un grave segno di incapacità amministrativa. Ed ecco che non si è in grado di reggere la spinta giovanile a riappropriarsi degli spazi “perduti”, che per dare risposte apparentemente sollecite ai genitori si inventano riaperture scolastiche che non essendo state “programmate” quando lo si poteva fare si caratterizzano come forme demagogiche. Verrebbe il dubbio che lo si faccia semplicemente per occultare la propria incapacità amministrativa.
Joshua Madalon
FOTO

LE MIE PASSIONI

trescore-cinema-676346.660x368
LE MIE PASSIONI

Tra le mie “passioni” oltre alla Politica c’è lo Spettacolo (dal Cinema al Teatro) che ho praticato in molti sensi e di cui mi nutro costantemente. “Nutrirsi”, care amiche e cari amici, non è solo una necessità fisiologica, come qualcuno ha voluto sottolineare.
In questi mesi di “lockdown” condizionato, riconoscendo che potevo ritenermi tra quelli più fortunati anche se la preoccupazione di un futuro complicato soprattutto per quelli che verranno non mi ha mai abbandonato (ho 73 anni ed in ogni modo non sono “nel mezzo del cammin” ma molto oltre), non ho mai tralasciato di dedicarmi alle mie “passioni”. Tanto è che non appena siamo “emersi”, non appena ne abbiamo avuta la possibilità, il primo pensiero è stato l’ascolto del “grido di dolore” che emergeva da una delle parti più messe in difficoltà dalla crisi: il mondo dello “spettacolo”. Con il quale, anche passati gli anni dei miei impegni “diretti” in Filodrammatiche universitarie e Collettivi (fine anni Sessanta-metà anni Settanta) ed in produzioni videocinematografiche (anni Ottanta, metà anni Novanta), non ho mai staccato del tutto (noto è il mio impegno in Altroteatro di Antonello Nave).
La passione per il Cinema che mi ha portato anche a cimentarmi come scrittore e regista, abbinata alla mia principale attività professionale come docente di Italiano e Storia in un Istituto Tecnico Commerciale, il “Dagomari” di Prato, mi ha spinto a privilegiare una ricerca costante sulle “motivazioni” che hanno spinto gli Autori cinematografici ad intraprendere quel tipo di impegno. Ecco quindi la ragione per cui, già negli anni scorsi, ho prodotto dei Powerpoint dedicati a pochi autori, quelli che ho più amato, forse proprio per una certa consonanza esistenziale che avevo riscoperto comune in loro.
Sul mio account di Facebook, sulla mia pagina e sul mio Blog, dal 25 marzo ad oggi ho presentato in modo secco “non professorale” le “prime opere” di 66 autori e ne sono pronti altrettanti. Indubbiamente credo di poter elaborare dei percorsi per costruire un discorso più ampio; sto provando a metterlo in cantiere.

più-grandi-attrici-di-hollywood

Allo stesso tempo, attratto dai grandi interpreti e memore di una ricerca molto attenta pubblicata nel 1981 dalla casa editrice “La Casa Usher” dal titolo “Divi & Divine” a cura di Davide Turconi e Antonio Sacchi, dal primo giorno di Maggio ho rivolto la mia attenzione al mondo del “divismo” cinematografico.

22401033529

E, poi, un ultimo blocco quotidiano in questo periodo di “insegnamento a distanza” l’ho voluto dedicare (anche se è la prima volta che lo scrivo) agli studenti costretti dalla pandemia a preparare “a distanza” esami di Stato o in ogni caso tesine da impostare. “Cinema e letteratura” mette a disposizione opere cinematografiche la cui sceneggiatura è ricavata – o a volte ispirata – da testi fondamentali della letteratura mondiale. Per ora, avendo iniziato il 15 maggio ne ho postati solo 14, ma ne ho in preparazione molte di più.
Contemporaneamente sul mio Blog (sull’account e sulla Pagina Facebook) sto scrivendo una “Storia minima cronologica” del Cinema (il 23 aprile la prima parte; la seconda il 26 dello stesso mese; il 2, l’8 e il 16 maggio la terza, quarta e quinta parte).
Non ho mai pensato di utilizzare i “social” per cimentarmi in diatribe molto spesso di basso livello: lo ribadisco, intendo esercitare la memoria partendo dalle esperienze dirette che ho fatto.
Joshua Madalon

QUESTO BLOG

Era il secondo giorno dall’apertura del mio Blog, il 20 giugno del 2014. Era il quinto post che pubblicavo: due erano stati inseriti il giorno prima, 19 giugno e tre avevano fatto seguito. Il primo era un resoconto di una mia “incursione” in Piazza Bellini, dove alcune donne appassionate di poesia e letteratura si incontravano per presentare libri scritti da donne e su donne. Il titolo del post è LE DONNE DI EVALUNA – (LE DONNE DELLA CATTEDRALE DI GISELLA MODICA).
http://www.maddaluno.eu/?p=28
Il secondo contributo del 19 giugno è LA “FORMA” E’ “SOSTANZA”, che tratta di una mia riflessione sul modo abbastanza “pittoresco” di portar rispetto alle Istituzioni da parte di una neofita “pentastellata” mia ex allieva che all’insediamento del “nuovo” Consiglio comunale di Prato si era presentata in “short” e camicetta (faceva caldo, sì, ma “est modus in Locus”).
http://www.maddaluno.eu/?p=68

Il terzo post è del 20 giugno ed è tristemente ispirato a Pier Paolo Pasolini: il titolo è significativo LA MUTAZIONE ANTROPOLOGICA e tratta del degrado morale politico e culturale profondo in cui già allora il nostro Paese versava.

http://www.maddaluno.eu/?p=71

Il quarto post sempre del 20 giugno è dedicato ad una giovane artista contemporanea, Emma Grosbois, incontrata fortunatamente nelle settimane precedenti. LA NOSTRA AMICA EMMA GROSBOIS da PRATO a PALERMO… Il titolo è semplicemente beneaugurale ed il post è vuoto.
http://www.maddaluno.eu/?p=97

Il quinto post
http://www.maddaluno.eu/?p=102 è quello che oggi riprendo “paro paro” soprattutto per indicare ulteriormente che la mia strada è sempre la stessa. JOSHUA MADALON – QUESTO BLOG è il titolo ed il contenuto è quello in cui io credo.

 

Cielo stellato

QUESTO BLOG APPARTIENE A GIUSEPPE MADDALUNO ED OGNI SCRITTO E’ DI SUO PUGNO (E LA RESPONSABILITA’ DI QUANTO SCRIVE E PUBBLICA E’ SUA) A MENO CHE NON VI SIA CHIARAMENTE SCRITTO IL COGNOME ED IL NOME DEL PROVVISORIO COLLABORATORE O LA FONTE DA CUI LO SCRITTO DERIVI

 

Cara amica e caro amico questo BLOG può essere anche “tuo”! Si occuperà di CULTURA in tutte le sue declinazioni: CULTURA scientifica, CULTURA ambientale, CULTURA economica, CULTURA sociale, CULTURA letteraria, CULTURA storica, teatrale, cinematografica… CULTURA POLITICA in ogni senso. L’Italia, il nostro Paese ha vissuto e sta vivendo una profonda crisi per mancanza di CULTURA, per l’incapacità e la rapacità di una classe dirigente politica ed imprenditoriale che ha generato i populismi di Berlusconi, Grillo e Renzi che sono stati e sono i profondi persuasori di un popolo che non riesce più a decifrare i processi storici e politici per una profonda mancanza di riferimenti culturali.E’ chiaro che non posso nascondere la profonda delusione che provo nel conoscere la caratteristica di una parte dei “riciclati” e degli “imbucati” nelle diverse “squadre” che sostengono a livelli diversissimi il nuovo leader del Partito Democratico. Ed è anche per questo che non mi ci riconosco più! Punto

Questo Blog è dunque uno dei tentativi di fare “resistenza” a questo appiattimento generalizzato che si va diffondendo all’interno di una mutazione antropologica peggiore di quella di cui parlava Pasolini. Passi indietro in un baratro di ignoranza.

 

 

 

PICT0148PICT0171GiuseppeMaddaluno-150x150