UNA PROPOSTA CORAGGIOSA per affrontare il degrado urbano: rivitalizzare i luoghi di incontro e confronto – Joshua Madalon per PRATO IN COMUNE 2019 con Mirco ROCCHI Sindaco

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UNA PROPOSTA CORAGGIOSA per affrontare il degrado urbano: rivitalizzare i luoghi di incontro e confronto – Joshua Madalon per PRATO IN COMUNE 2019 con Mirco ROCCHI Sindaco

Le case del Popolo e i Circoli ARCI hanno svolto una grande azione civile sui territori, in particolar modo in quelle parti decentrate – lontane dal centro amministrativo e per lungo tempo anche in qualche modo produttivo – degli innumerevoli paesi che costellano in modo concentrico progressivamente sempre più distante il territorio pratese.
Non è ancor oggi raro sentir dire ad un abitante di San Paolo o di Iolo o di Mezzana o di Paperino, solo per fare qualche esempio, “vado in Prato” per significare che si sposta verso il centro, identificato più o meno nella parte circondata dalle mura.
La società liquida che caratterizza in modo sempre più impetuoso la nostra vita quotidiana ha decretato l’egemonia della solitudine allontanando le persone dai luoghi comuni e costringendo sempre più al declino questi ultimi, a partire per l’appunto dalle Case del Popolo e i Circoli ricreativi culturali.
Allo stesso tempo si è andato producendo un profondo invecchiamento sia dei gestori che dei frequentatori e fruitori dei servizi in quei luoghi. La loro crisi è soprattutto il segno di un abbandono negligente da parte delle Amministrazioni ed è ancor più stata aggravata dall’assenza di quegli avamposti democratici che erano le Circoscrizioni.
Queste ultime in realtà non potevano supplire totalmente al disinteresse mostrato verso i territori decentrati ma riuscivano ad incoraggiare, pur con forme a volte di una pur lieve protesta, la partecipazione dei cittadini.
Bisognerà riconoscere in questi luoghi uno “status” di Bene Comune da salvaguardare, utilizzandone gli spazi, incoraggiando le giovani nuove generazioni ad impossessarsene culturalmente. Bisognerà integrare un Piano operativo carente con la ristrutturazione ed ampliamento di questi spazi, mettendoli al servizio dei bisogni della cittadinanza, da quelli dei bambini a quelli degli anziani, facendo partire semmai delle forme di compartecipazione “dal basso” così come è d’altronde presente nel DNA di quelle forme collettive nate ormai da più di un secolo.
Sarebbe importante allo stesso tempo sottolineare l’esigenza che da più parti è stata posta in evidenza e che consiste nell’abbandono delle attività collegate al gioco d’azzardo attraverso le slot machine che generano ludopatie.
Per evitare le solite “giustificazioni” intorno alla “libertà degli individui” e “I bisogni di mantenimento” di un’attività, la nostra proposta è quella di eliminarle sulla base di un Progetto coraggioso, che come Prato in Comune presenteremo all’attenzione dell’elettorato.

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con PRATO IN COMUNE un modo divertente ed intelligente per portare avanti una campagna elettorale difficile ed entusiasmante con una squadra di candidate e candidati eccezionale

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UN MODO DIVERTENTE ORIGINALE PER PORTARE AVANTI UNA CAMPAGNA ELETTORALE DIFFICILE ANCHE SE, FORSE PROPRIO PER QUESTO MOTIVO, ENTUSIASMANTE E RICCA DI SORPRESE
PRATO IN COMUNE con MIRCO ROCCHI candidato SINDACO

26 maggio ’19
ELEZIONI COMUNALI PRATO 2019
VOTATE E FATE VOTARE
PRATO IN COMUNE

MARTEDI’ 21 MAGGIO ORE 21.00 AL CIRCOLO CURIEL IN VIA FILZI 39/m
CENA CON DELITTO

CENA con delitto

Prato in Comune è un Progetto politico culturale che guarda al futuro, si muove in un contesto difficile, reso ancor più arduo dalle contingenze politiche nazionali e dalla incapacità di quanti si sono occupati della cosa pubblica da Sinistra, non solo Centrosinistra, fino ad oggi.
La campagna elettorale di Prato in Comune è condotta soprattutto sui temi ambientali a 360°, su quelli della Democrazia partecipativa, quelli del Lavoro, quelli Sociali, quelli urbanistici a 360°, quelli delle Culture, intese nel senso complessivo del termine.
A segnare questa volontà Prato in Comune organizza una Cena un tantino particolare, alla quale ti invita a partecipare e ad allargare tale invito a quanti possono, a tuo parere, gradirlo.
Ad organizzare tale Cena sarà uno dei nostri candidati, il dott. Enrico Solito, nelle vesti di autore di gialli. Tutti saremo coinvolti anche in un “plot” intrigante e saremo invitati a sciogliere alcuni misteri, in un gioco certamente più coinvolgente rispetto al normale agone politico. I testi sono di Enrico Solito, la messa in scena è a cura di Alessandro Brandi di “Effetto Notte 2.0”.
La “Cena con delitto – Sherlock Holmes: Delitto a teatro” avrà luogo martedì 21 maggio dalle ore 20.00 presso il Circolo CURIEL in via Filzi 39/M
Antipasto toscano con crostini
Pennette al ragù
Arrosto misto con contorno
Dolce
Caffè
Bevute
Quota cena 20 euro
Per prenotare telefonare
Marzio 329 217 0392
Giuseppe 346 525 9722

CENA con delitto

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – quinta ed ultima parte

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – quinta ed ultima parte

“ ‘I ci aggie ditto…gliel’ho detto ‘o dottore al dottore ca nun me senteve bbona, ma chille manco p’’a capa mi ha voluto dare ‘o certificato”
Era rammaricata di non aver ricevuto quel che desiderava e lo esprimeva in un linguaggio misto tra un napoletano ed una sorta di traduzione simultanea in italiano.
Una delle due ragazze era evidentemente piccata dal rifiuto del suo medico curante di concederle qualche giorno di malattia. L’altra ascoltava forse distratta anche da suoi pensieri e sembrava non dare peso al dramma dell’amica.
In effetti non appariva sofferente, forse insofferente sì, e nervosa.
Erano due operatrici sanitarie, forse dipendenti da una cooperativa; parlavano di bambini e di colleghi non sempre disponibili al rispetto delle regole. Lo fecero in quella modalità ibrida e ripetitiva come se avessero bisogno allo stesso tempo orgogliosamente di sentirsi autoctoni ma anche italiani. Un’umanità in movimento come il treno che mi conduceva di nuovo verso la mia infanzia, la mia adolescenza e parte considerevole della mia giovinezza. Uscimmo dal tunnel e la luce intensa del sole ci colpì ed illuminò il golfo; come un sipario che si apre davanti a noi lo spettacolo della natura prese tutta la mia attenzione. Nisida, Capri, Miseno, Procida, Ischia, Bacoli, Monte di Procida, Baia, il Monte Nuovo ed il Gauro tutto davanti a me rimandava alla memoria ricordi lontani e vicini. Al di sotto di noi, la città bassa di Pozzuoli con la sua Terra murata; al di sopra il vulcano Solfatara.
Ero a casa. C’era il sole. Mi mossi con i bagagli pesanti a scendere le scale dopo tutti gli altri. Incrociai due sguardi smarriti di extracomunitari e pensai a cosa potesse significare il sentirsi stranieri. Usxii dalla stazione e lessi un graffito sul muro “Salvini unico straniero” e lo fotografai. Pensai “Lo invierò ai compagni che sono impegnati nella campagna elettorale per incoraggiarli. E’ un buon primo saluto civile della mia città”.

Joshua Madalon
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APOLOGO (ahinoi!) CONTEMPORANEO (di chi è la colpa se non “nostra”? di educatori e intellettuali!)

…ispirato da dialoghi reali….

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APOLOGO (ahinoi!) CONTEMPORANEO (di chi è la colpa se non “nostra”? di educatori e intellettuali!

“Galciana? certo che conosco dove si trova…”
Lily si meravigliò che Adelina detta “Lina” sapesse dov’era situata la sua casa. Non proprio dove fosse lei, che non glielo aveva neanche detto, ma suppergiù! A Galciana nei primi tempi che abitava a San Paolo c’era distrattamente finita e, poi, ci abitavano anche alcuni vecchi amici.
“E come mai sai dov’è Galciana?”
“Ci vengo spesso in Biblioteca!” rispose Lina.
Le due mature signore frequentavano la piscina di San Giusto per motivi terapeutici e mentre si preparavano per gli esercizi in acqua dialogavano.
“E che ci vai a fare in biblioteca?”
“A leggere e scegliere libri da prendere per portarli a casa…”
“Ma paghi? A che serve prendere libri?”
“Per me è un grande piacere! A volte si trovano anche libri da portar via e tenere per sé”
“Mah, non capisco proprio a cosa possano servire…Ma dov’è questa biblioteca?”
Lina provò, pur con difficoltà (non era abile a descrivere i luoghi), a dare indicazioni a Lily e le aggiunse che la Biblioteca (con la “B” maiuscola”) si trovava non molto lontano da quello spazio gestito dai frati francescani che ospitavano richiedenti asilo, soprattutto donne e bambini.
Lily a quel punto ebbe un evidente cambiamento di umore e “Non mi piacciono quelle persone…ci portano malattie, violenza e tolgono il lavoro a noi e ai nostri figli e… “poi aggiunse con uno sguardo incattivito “…sono d’accordo con Salvini….prima gli italiani….” e si immerse nell’acqua della piscina.

Joshua Madalon

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COSA E’ LA SINISTRA – CAMPAGNA ELETTORALE PRATO 2019 – con PRATO IN COMUNE per MIRCO ROCCHI Sindaco cosa è la Sinistra

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COSA E’ LA SINISTRA – CAMPAGNA ELETTORALE PRATO 2019 – con PRATO IN COMUNE per MIRCO ROCCHI Sindaco

Lo so che non è elegante, ma di fronte alla domanda che Biffoni Sindaco uscente e ricandidato per il 2019 ha rivolto nel corso dell’incontro organizzato ieri mattina (12 maggio) al “Terminale” ai rappresentanti della Sinistra, Bruno Varriale (candidato consigliere di Prato in Comune) e Roberto Daghini (candidato Sindaco dei Comunisti pratesi), sulle ragioni per cui non hanno inteso sostenerlo in coalizione nella competizione elettorale, l’unica risposta immediata che mi viene sarebbe “Ma ci è o ci fà?”.
La domanda è un’offesa all’intelligenza umana, a partire dalla sua.
Innanzitutto il Centrosinistra non è Sinistra e se PD è un Centrosinistra ormai consolidato la Sinistra è tutt’altra cosa. Di poi, dire che c’è qualcuno che “presume” di incarnare la Sinistra ha un’ambivalenza: da una parte il Centrosinistra o ciò che ritiene di essere tale e dall’altra la Sinistra o ciò che ritiene di essere tale. Non c’è possibilità di mediazione. Inoltre le politiche del Centrosinistra hanno prodotto danni immensi a sfavore dei ceti meno abbienti: nel Paese ma anche sui territori. Dunque la Sinistra, quella che a torto o a ragione presume di essere l’ unica e vera, rappresenta un’alternativa alle politiche ambigue nella collocazione neoliberista di sostegno alle categorie più tutelate da poteri forti, quelli della grande imprenditoria e della finanza.
Di fronte a queste critiche ben note al Partito Democratico non c’è stato alcun segnale da parte di quella leadership di disponibilità al dialogo ed al confronto. E’ peraltro assai vero che questo possibile potenziale dialogo e confronto è stato reso vano dalla presunzione di poter fare a meno della Sinistra.
Fare a meno di essa può significare essenzialmente che si presuma di poter surrogare fittiziamente le sue istanze attraverso la presenza di rappresentanti della minoranza, anche se quest’ultima, cresciuta nel consenso popolare, risulta tuttavia in concreto sottostimata e ben poco valorizzata, ma non è in assoluto ciò di cui ha bisogno la città.
Insomma la Sinistra non è il Centrosinistra e sarebbe davvero l’ora che ci se ne renda conto.

Joshua Madalon

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte quarta

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte quarta

Festose accoglienze da parte dei due viaggiatori al sopraggiungere dell’attempato nuovo arrivo, che ricambia con affettuose dimostrazioni d’affetto. Da quel che appare si tratta di un loro parente. Eloquio tipicamente contrassegnato dall’appartenenza autoctona, l’anziano descrive la fatica che ha fatto per venire a piedi dal cimitero, un altro tra i diversi luoghi sacri della città, quello di Fuorigrotta. La statura e la portatura magra gli consentono certamente di poterlo fare: ha una lunga capigliatura bianca che riduce in una lunga treccia, della quale è evidentemente orgoglioso nel mentre la scuote come un giovane puledro ribelle. Il suo slang strascicato un tantino nobile e affettato ne rivela la femminilità patente, anche questa sbandierata apertamente. Anche i commenti verso giovani corpi maschili di passaggio sono coloriti da un desiderio incorrotto, incoraggiato dai suoi conoscenti con parole sorridenti e ammiccanti. Tutte queste notazioni sono rese possibili da una sosta prolungata e finiscono per essere considerate fastidiose dalla pia dama, che lanciandomi uno sguardo di disgusto e disapprovazione decide di lasciare la carrozza. I commenti salaci ma non volgari del signore colpivano la sua sensibilità.
Dopo qualche minuto di sosta c’è un moto di insofferenza per un ritardo inspiegabile. E ci sono commenti coloriti e acidi da parte dell’anziano vivace signore, che si alza e va verso la testa del convoglio per protestare. Ne fa ritorno senza avere ottenuto risposte data l’assenza di personale: siamo senza nocchiero, dunque. E protesta per il fatto che le toilette di servizio sono chiuse. E’ seduto in diagonale rispetto a me, che ne riesco ad osservare le movenze femminee. Incrocia il mio sguardo “Il treno non è in ritardo…le ferrovie allungano i tempi…se osserva il display si renderà conto che non è ancora l’ora di partenza!” gli faccio per placare un’ira irrazionale. Capisce, dal modo con cui interloquisco, che non sono più napoletano “Bello signore, di dove siete?” mi fa ed io corrispondo. Intanto il treno con soli tre minuti di ritardo parte. “Sono nativo di Napoli ma da più di quaranta anni sono fuori, a Prato” rispondo “Ah addo’ ce stanno i cinesi” Ecco, il solito stereotipo, penso. “E so’ cattive” “No” ribatto “per nulla, sono come tanti altri: ci sono i buoni e i cattivi!” “Ma vuie site in pensione?” mi fa, proseguendo un dialogo con me, tralasciando la sua compagnia, che tuttavia segue con attenzione. “Sicuramente, ‘na bbona pensione!” e “pecchè nun me sposate? Site nu bbuono partito”. “Grazie!” gli dico “io sono già sposato!” “Mah, lasciatela ‘a muggliera vosta e vvenite cu ‘mme!”. “Io vi ringrazio ma non penso di volerlo fare. Scusatemi!”. Non sono certo che la sua fosse una proposta solo amena; forse ci provava, forse era una provocazione. Tuttavia, arrivammo a Bagnoli e il gruppo si alzò per scendere. Le due persone più giovani sorrisero e salutarono con una certa affabilità, consapevoli forse che – chissà – avrei potuto diventare un loro parente, avessi accettato la proposta.
Ci si stava ormai avvicinando a Pozzuoli, termine di corsa, e a Bagnoli salirono due giovani ragazze.

…fine parte quarta….

Joshua Madalon

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – UN’UMANITA’ IN CAMMINO – parte terza

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – UN’UMANITA’ IN CAMMINO – parte terza

E così mi permettono di scendere; anzi, mi aiutano a farlo. Li saluto e riassettandomi così come posso visto che la valigia non riesce a reggersi in posizione eretta mi avvio verso l’uscita. Avevo programmato di fermarmi a chiedere alcune informazioni ma con quei pesi da trasportare mi servirebbero almeno altre due braccia per stare comodo. Per fortuna avevo già fatto il biglietto della Metropolitana. Lo custodivo abbastanza nel profondo di una tasca interna della giacca pronto ad esibirlo al controllore sul treno, ma sorprendentemente Trenitalia si era decisa ad impedire ai portoghesi partenopei di entrare sulle banchine senza il titolo di viaggio e c’era un blocco invalicabile formato da tre giovani. Con cortesia per evitare le attese di frettolosi passeggeri, segnalo loro che mi facciano passare e che mostrerò loro il mio biglietto subito dopo averli superati ed aver riposto i miei bagagli. Con qualche lieve difficoltà motoria riesco ad estrarre il foglio su cui avevo stampato il doppio viaggio della giornata, e devo faticare non poco a farglielo interpretare: sono ancora un po’ inesperti.
C’è la solita umanità rumorosa anche se condizionata sempre più fortemente dalla modernità ad una solitudine dialogante. A volte mi chiedo se tutta questa moltitudine, nella quale mi inserisco, non sia connotata da follia. Fatico a scoprire sprazzi di felicità, ancor più in questo indaffararsi frenetico e non riconosco nemmeno più quel fatalismo ben tipico dei partenopei, sintetizzato in quel defilippesco “Hadda finì ‘a nuttata”. La “nuttata” è ancora lunga e non finisce mai; a volte sembra quasi che neanche la guerra sia finita: le macerie sono ancora tutte in attesa di una perenne ricostruzione.
Come sempre, quando un treno è appena partito le banchine sono vuote ma poi man mano che si attende il prossimo si rimpinguano e ti viene in mente il traghettatore infernale della “Commedia”.
Montare sul treno è un’altra impresa sia per la folla che per il peso dei bagagli e la distanza a cui sollevarli. Il treno della Metro non è fatto per turisti come noi: non c’è un posto dove sistemare i bagagli; non c’è un posto sicuro. Hai sempre la percezione che possano sparire ed allora dai fondo a tutti i tentacoli possibili a disposizione per abbrancarli, sostenerli, difenderli da un pericolo che in generale poi non c’è.
Chi sale e chi scende, chi scende e chi sale. A telefono sberciano, dialogano amorevolmente senza ritegno alcuno, stringono accordi non sempre chiari, si danno appuntamenti.
In uno di questi vani c’è qualcuno che risponde e “Sì, siamo sul treno che sta arrivando adesso a Mergellina, tra qualche minuto saremo a Campi Flegrei. Tu, dove stai?…Ah, allora ci vediamo, ti aspettiamo…”
Accanto nell’altro vano c’è una signora sola che snocciola i grani di una coroncina da preghiera e legge un librettino con immagini sacre da cui attinge speranze per la sua eternità.
A Campi Flegrei di solito il treno si ferma qualche minuto. Gli ingegneri ferroviari hanno scoperto che per far viaggiare i treni in orario basta allungare i tempi.

Alla fermata sale un signore segaligno.

….fine parte terza….

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte seconda

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IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino – parte seconda

La giovane veniva da Reggio Emilia e quando dal treno ci si è affacciati sul Tirreno ha esclamato “Il mare!” come una bimba e si è illuminata nel volto; allo stesso modo ma più maturo e disincantato i due americani, che evidentemente sapevano che l’Italia si allunga sul mare si apprestarono ad aprire i loro smartphone per riprendere il magnifico panorama del golfo di Gaeta. Avevo anche pensato poco prima di fare mostra delle mie conoscenze ed indicare ai miei provvisori compagni di viaggio l’altura del Circeo, che si erge a dominare l’area di Sabaudia e di Terracina ed era un’isola al tempo, se ci fu un “tempo”, di Ulisse e della maga. Ma non lo feci. Non potei trattenermi tuttavia allorquando miracolosamente grazie a congiunture climatiche favorevoli mi accorsi che con inusitata chiarezza si intravedevano le isole dell’arcipelago pontino, soprattutto Ponza e Ventotene. E gliele mostrai, utilizzando anche Google Maps. Nulla di emozionante avvenne poi fino a pochi minuti prima dell’arrivo a Napoli. Avevo anticipato un po’ tutti gli altri passeggeri, smontando i voluminosi bagagli dalla griglia superiore e sistemandomi nella parte anteriore del treno pronto a scendere non appena fossimo arrivati a destinazione. Il treno di solito si ferma per attendere il segnale di via libera e così lanciai uno sguardo verso la montagna che sovrasta il golfo: era cupa e minacciosa dalle nuvole nere che la sovrastavano. Mi ritornava alla mente il Leopardi de “La Ginestra” che riflette sulle condizioni dell’uomo pur con un sottile filo di speranza residua. Non appena il treno si è mosso, ho rivolto lo sguardo dalla parte opposta: un aereo decollava da Capodichino e mi ricordava che il giorno dopo sarei andato con metropolitana e navetta ad aspettare Lavinia che verrà da Parigi per una sua nuova incursione nella cultura storica dell’ateneo partenopeo; subito dopo ho rivisto la struttura esterna del Cimitero di Poggioreale, il Cimitero monumentale della città, una egregia summa della grande Cultura di questa città, dove riposano tra gli altri Benedetto Cairoli e Benedetto Croce, Francesco De Sanctis e Salvatore Di Giacomo, Vincenzo Gemito e Saverio Mercadante, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani e il grande incommensurabile Antonio de Curtis; poco distante dall’altro lato ho intravisto il Rione Luzzatti, assurto a memoria culturale nazionale – ed internazionale – grazie alla penna di quella misteriosa persona che è Elena Ferrante (donna? o uomo?) con le vicende della sua opera “L’amica geniale”; e lo skyline del Centro Direzionale che sovrasta come una Gotham City casareccia tutta l’umanità diversa per tanti motivi che sotto di esso si arrabatta alla meglio per sopravvivere.
Gli americani intanto si sono affacciati con i loro bagagli immensi come le loro praterie e le distanze e mi chiedono da che parte si scenderà “Mah, chi lo sa!” faccio con la mia mimica e capiscono perfettamente il mio muto linguaggio. Sorridono quando capiscono che toccherà loro scendere per primi, visto che mi trovo dalla parte opposta, ma sono gentili e forse sono anche un po’ pragmatici: d’altra parte anche se mi lamento ho molto meno bagagli di loro.

fine parte seconda …..

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Joshua Madalon

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino

IN VIAGGIO VERSO NAPOLI – un’umanità in cammino

Ottima compagnia su un Intercity che mi porta a Napoli. Quando sono salito su con una valigia pesantissima due giovani mi hanno aiutato a sollevarla; poi ho pensato bene, essendo liberi tre posti su quattro, per concedere un provvisorio spazio maggiore ad uno dei giovani che mi aveva sorretto il peso del bagaglio nell’ultimo sollevamento pesi mi sono seduto nel posto libero di fronte a lui. Una signora che intanto era seduta nell’altra fila ha voluto farmi notare giustamente che era il suo posto ma che volentieri me lo cedeva. Dopo poco a Firenze è arrivata una giovane ragazza che aveva prenotato il posto dove era seduta la signora di cui prima parlavo. Le abbiamo spiegato quel che era avvenuto e le ho concesso di occupare intanto il mio posto, che ora si trovava di fronte a quello dove ero seduto. E’arrivato il controllore che con una straordinaria bonomia ed un eloquio partecipe ha benedetto questo nostro “tourbillon”. Nel frattempo ad Arezzo è salita una di quelle coppie da film della classica “commedia all’italiana”, un omino ed una donnina esile esile, tipicamente “napoletana”, aggressiva, che trascinava sia i bagagli che l’omino alla ricerca dei loro posti. Accortasi che erano occupati da due signori che semplicemente vi erano seduti ma avevano in ogni caso proceduto semplicemente ad uno scambio provvisorio, più o meno come me e gli altri, in modo scortese e violento tipico del popolo cialtrone, si è allontanata alla ricerca di altri posti liberi più spaziosi per poter ospitare il bagagliume disordinato che si trascinava dietro. “Alla faccia del piffero!” ho esclamato tra me e me; altro che tourbillon, pensando a chi quei posti avrebbe dovuto occupare in una delle prossime fermate.
Intanto la giovane di fronte a me aveva aperto il suo portatile e di tanto in tanto sorrideva per qualcosa che mi era ignota. Il controllore moderno ha la piena padronanza sulla collocazione dei viaggiatori ma si guardò molto, avendone fiutato il caratterino, dal far notare ai due nuovi arrivati che si erano seduti in posti peraltro lontani da quelli di loro pertinenza.

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Ed infatti a Orte è salita una maxifamiglia di americani con valigie enormi e lucide che con precisione ed un certo qual imperio (ditelo a loro: “prima gli italiani”! non vi faranno una “pernacchia” ma basterà il loro sguardo a rendervi esplicito cosa sia l’ordine) hanno preteso di occupare i posti che avevano prenotato. E così la signora con il suo omino hanno traslocato nei loro posti assegnati. A Roma Tiburtina, dove il treno sosta il tempo necessario per il cambio della squadra di ferrovieri, che è più o meno quattro-cinque minuti, mi sono accorto che la signora si preparava per scendere a fumare e mi sono permesso di farle notare che stava rischiando di rimanere a terra. Non l’avessi mai detto; mi ha aggredito con veemenza confermando la sua volgarità. In cuor mio l’ho mandata a benedire, ma alla fine ha seguito il mio consiglio.
Due, i senior marito e moglie, degli americani si sono seduti accanto a me ed alla giovane, occupando i posti loro assegnati accanto al finestrino.

fine parte prima

Joshua Madalon

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SECONDO INDIZIO – L’OVVIETA’ E LA PAURA – seconda parte CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 14 CON PRATO IN COMUNE

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SECONDO INDIZIO – L’OVVIETA’ E LA PAURA – seconda parte
CAMPAGNA ELETTORALE QUI PRATO, TOSCANA, ITALIA, EUROPA E MONDO – 14 CON PRATO IN COMUNE

Ognuno di noi ha il suo personale punto di vista, fatto da tanti elementi molto particolari, legati alle esperienze di una vita, alle letture, alle amicizie, agli eventi più recenti che condizionano nelle scelte. A Prato, dove con un gruppo di persone provenienti da varie storie politiche ma non solo ho partecipato a costruire un nuovo soggetto politico, PRATO IN COMUNE, abbiamo assistito negli ultimi tempi ad una serie di eventi che potrebbero, anche se non ce lo auguriamo ma lo temiamo e ci attrezziamo per scongiurarne gli esiti peggiori, essere “profetici” in relazione ad un’avanzata delle Destre nelle prossime contese elettorali locali, nazionali ed “europee” (il 26 maggio si vota per il Governo locale e per l’Europa).
Il 23 marzo Forza Nuova programma di svolgere una manifestazione nazionale senza neanche tanto nascondere l’obiettivo che è quello di commemorare la nascita dei fasci di combattimento a 100 anni da Piazza San Sepolcro a Milano. Lo stesso giorno i consimili di Casa Pound avevano organizzato una manifestazione di uguale segno a Milano. A Prato un numero che avrebbe dovuto essere considerato impressionante per la quantità di adesioni tra organizzazioni antifasciste, associazioni democratiche e singole persone chiede alla Prefetta ed al Questore di impedire quela manifestazione, segnatamente caratterizzata dalla volontà di richiamarsi al Partito fascista e dunque costituzionalmente illegale. La stessa cosa contemporaneamente avviene a Milano, dove in breve tempo le autorità ne vietano l’effettuazione.
A Prato invece accade che la Prefetta si avvalga di una forma di garantismo dell’illegalità disconoscendo a pieno la validità della Legge Scelba n.645 del 20 giugno 1952 e la Legge Mancino n.205 del 25 giugno 1993 ed avvalendosi curiosamente dell’art. 21 della Costituzione che concede libertà di pensiero. E autorizza la manifestazione di Forza Nuova. In quello stesso giorno, però, non può non autorizzare la contromanifestazione delle forze democratiche costituzionali antifasciste. Da quell’evento tuttavia viene a crearsi un baratro tra le masse popolari e le Istituzioni governative cittadine (Questura e Prefetto) che si concretizza nel corso della manifestazione del 25 aprile – laddove non solo i rappresentanti delle associazioni come l’ANPI e delle forze politiche della Sinistra contestano in modo sonoro i due esponenti – ed in occasione dell’arrivo in città del Ministro dell’Interno sotto la veste tuttavia di leader di una forza politica, allorquando si impedisce in un’area vasta, molto più ampia rispetto a quanto necessitato per i normali motivi di sicurezza, l’effettuazione della normale propaganda elettorale da parte delle forze politiche. Sempre più lontani dunque dal cuore della città!

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Tra l’altro in mezzo a queste due occasioni, il 25 aprile ed il 4 maggio, c’è la farsa della minaccia da parte del Questore di denunciare coloro i quali avevano fischiato in piazza. Una ridicolaggine assoluta, e non richiamo il saggio Presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’appellarsi all’oltraggio verso la Repubblica italiana (che tuttavia era stata ben offesa dai neofascisti il 23 marzo, su autorizzazione proprio di costoro che avvertivano di essere destinatari dei fischi).
Tutto sommato, assegnando a Prefetta e Questore un riconoscimento di essere anche un po’ furbi, potrebbe anche trattarsi di un escamotage per allineare sulla “libertà di pensiero e di espressione” Forza Nuova e contestatori, anche se questo abbinamento paritario è ancor più offensivo della dignità di chi si richiama ai valori della Costituzione e dell’antifascismo, che dovrebbero essere punti di riferimento essenziali ed indiscutibili di tutte le Autorità pubbliche dello Stato italiano.

….secondo indizio (prosegue)…..

Joshua Madalon

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