DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 10

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 10

…L’erba muore, gli alberi, gli arbusti selvatici della macchia mediterranea, tutto diventa grigio, nero, ti sporchi perché tutto è carbone. Salvaguardiamo il verde. In una conca craterica vicina notiamo il cupo specchio lacustre dell’Averno. Teatro di mitologiche leggendarie imprese, dall’aspetto tetro, è stato ritenuto uno degli ingressi agli Inferi e una delle sedi della Maga Sibilla. Numerose sorgenti di acqua scaturivano qui intorno ma, interrate dall’eruzione del Monte Nuovo nel 1538 la maggior parte, ora ne rimane solo qualcuna.I ruderi del cosiddetto Tempio di Apollo, non altro che sala termale confusa con un tempio, sono testimoni dell’antica uso e della civiltà romana. Del lago si gode un’ottima totale vista dal belvedere della Domitiana dal quale ognuno può assistere al sapiente gioco di luci e di ombre che rende misterioso questo luogo. Nelle ore pomeridiane sulle sue rive il silnezio è ispiratore di pace. E così, lontano dai rumori della città, in alcune ore del giorno fastidiosissimi, alla ricerca di luoghi silenziosi e pieni di storia e di fascino qualcuno può scoprire scorci nuovi, che prima non aveva considerato. Non è forse migliore il silenzio? Nopn è meglio ascoltare i dolci rumori naturali? Quelli del vento, del mare calmo o in tempesta, la voce degli uccelli, i pesci guizzare, le rane tuffarsi, la brezza leggera che muove le onde superficiali e le foglie, il fruscio delle erbe.

Nota post dell’autore: Da qualche anno nel perimetro intero del quasi perfetto bordo circolare del Lago è stato tracciato un percorso verde con spazi per la sosta e per il birdwatching. In un’occasione vi ho trovato anche una serie di istallazioni artistiche molto interessanti proprio per una collocazione appropriata dentro il contesto naturale. Aggiungo che le pendici sono ricche di prodotti della terra a partire dalle uve che producono un ottimo vino. Quel che segue è da collegare al fatto che la maggior parte dei fruitori del libretto erano allievi delle scuole cittadine…

Ma qui in città il silenzio non è di casa. Siamo un po’ tutti rumorosi: le nostre voci che tendono ai toni alti; i nostri apparecchi radiotelevisivi, grammofoni e registratori che non ne vogliono sapere di stare zitti o perlomeno di continuare abbassando i toni; i nostri motori roboanti e scoppiettanti; il nostro entusiasmo esorbitante e tanti altri fattori che ci fanno prigionieri. Anche contro i rumori occorre mettere riparo.

Più vicino al mare c’è il Lago Lucrino (che sarebbe meglio chiamare “laguna” per le sue caratteristiche), era anticamente un ampio golfo in comunicazione diretta, per mezzo di un canale, con il più ampio lago d’Averno. Ritornando a quest’ultimo occorre aggiungere che fu la sede di una parte della flotta romana e in esso, per esercizi bellici e divertimento collettivo, si svolgevano le celebri naumachie (battaglie navali).
Esso è il risultato di un’accumulazione progressiva di detriti costieri e di sabbia, oltre che delle conseguenze della famosa eruzione del 1538, a causa della quale fu ulteriormente scollegato dall’altro specchio lacustre.
Famoso per la ittiocoltura, nell’epoca romana imperiale fu tenuto in gran pregio per la coltivazione delle ostriche, iniziata e condotta con un metodo industriale da un certo Gaio Sergio Orata.

Joshua Madalon

….fine parte settima – 10……

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UNITA’ DELLE FORZE ANTIFASCISTE non significa unità politica ed amministrativa (e la responsabilità è di tutti)

UNITA’ DELLE FORZE ANTIFASCISTE non significa unità politica ed amministrativa (e la responsabilità è di tutti)

Non è un capriccio, nè una forma di rivalsa acrimoniosa e livorosa, e neanche la volontà di distinguersi la ragione per cui continuo ad essere più che convinto che non ci possa essere alcun accordo con il Partito Democratico soprattutto nelle elezioni amministrative e politiche. La distanza si è sempre più progressivamente acuita sin dalla Fondazione, laddove si avvertivano già segnali di emarginazione del dissenso critico di molti militanti da parte dei dirigenti delle due maggiori forze politiche – DS e Partito popolare. In pratica oggi non sentirsi più rappresentati dal Partito Democratico viene rafforzato anche dal fatto che non ci si sente nemmeno più rappresentati dalle forze politiche della Sinistra di testimonianza, quelli per così dire “nudi e puri”, espressione totale dell’intransigenza in nome di un’ideologia.

Queste riflessioni qui sopra riportate sono sorprendentemente collegate a quello che è accaduto in questi ultimi giorni qui a Prato. Mi riferisco alla richiesta di gruppi neofascisti di poter svolgere un loro raduno a Milano ed a Prato a 100 anni precisi dalla Fondazione dei fasci di combattimento. E a tutto quello che ne è stata conseguenza.
Come mai? Dietro l’entusiasmo dei gruppi che hanno sostenuto in numero corposo la necessità di dover svolgere comunque una contromanifestazione a mio parere c’è in larga parte una malafede profonda.
Si è pensato di poter collegare gli interessi ideali di associazioni come ANPI e sindacati come la CGIL a quelli del Partito Democratico che, dietro lo schermo di una ventilata ma impossibile necessaria “unità” delle forze politiche della Sinistra, pretenderebbe di continuare ad illudere masse di elettrici ed elettori. Si chiede loro di contrapporsi alle Destre senza punto cambiare nelle fondamenta le sue scelte politiche.
Non c’è peraltro alcun segnale di cambiamento: rimangono in piedi i rapporti privilegiati con la parte più ricca del Paese: Prodi si è illuso dopo la vittoria di Zingaretti, forse anche altri si sono illusi in quella direzione, ma basterebbe osservare quanti tra coloro che hanno sostenuto fino all’altroieri la parabola renziana si siano immediatamente imbarcati sulla zattera del nuovo. Cosa rappresentano costoro?
Una “non novità”, una noiosa non novità!
A Prato inoltre il Partito Democratico non ha nemmeno tentato di cambiare; non ha dato segnali di voler rivedere il suo rapporto con il mondo imprenditoriale e con le categorie economiche più forti rinunciando ad indirizzarle alla difesa delle categorie più deboli.
L’amministrazione PD continua a vendere fumo sulla partecipazione e su progetti che abbiano a cuore l’ambiente; anzi si prosegue a portare avanti scelte che emarginano i cittadini a favore dei
costruttori, allestendo momenti partecipativi che sono offensivi dell’intelligenza umana.
Metteremo in evidenza tali mancanze, allo scopo che possano essere accolte da chi governerà nei prossimi cinque anni questa città.

Come possono pensare, donne ed uomini con una propria autonoma intelligenza, a cadere nella trappola dell’unità ? e come possono pensare di convincerli senza aver fatto uno, due o tre passi indietro per ragionare su quel che poteva pure apparire utile e necessario prima?

Joshua Madalon

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 9

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Ritorno a riprendere il viaggio sui tempi della “memoria” personale. Il mio impegno storico, ambientalista e culturale è già tutto inscritto in questo piccolo contributo che diedi alla mia città.

Il libro è “PASSEGGIATA nei Campi Flegrei – Pozzuoli” novembre 1971
Quelli che…sono nati ieri lo sappiano

DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 9
la parte settima- 8 è stata pubblicata il 2 marzo u.s.

….Al di sotto del Monte Sant’Angelo, la località detta “Taiano” (per errore “Toiano”) era sede una volta quasi certamente della villa di Ottaviano Augusto (da cui il toponimo ridotto in “Taiano”). Accanto a questa, al di là della via Domitiana (leggasi “Domiziana”), un’altra altura cava è quella del Monte Nuovo. La sua storia è forse, per il periodo storico in cui si elevò, più conosciuta.

Nota post dell’autore: Insieme ad altri due amici di ginnasio ho scritto un giallo “Il diavolo a Monte Nuovo”, di cui tratterò a breve con una serie di post

In quella zona dove sorgeva una volta un villaggio detto “Tripergole”, fondato dagli Angioini, dopo numerose avvisaglie di carattere sismico e vulcanico, la notte del 29 settembre del 1538, in una rapida e catastrofica eruzione, si formò quell’altura che con poca fantasia fu denominata “Monte Nuovo”, distruggendo tutto intero il villaggio. Ovviamente il paesaggio venne ad essere modificato.
Parlando del paesaggio attuale la vegetazione che ricopre quel Monte è quella che caratterizza i terreni vulcanici: per lo più pini ed arbusti, più la macchia mediterranea con tutte le sue straordinarie specie varie e costanti. La presenza della pietra lavica è anch’essa imperante e rende dura vieppiù la salita a chi senza una guida già esperta vi si avventuri nelle escursioni.

Nota post dell’autore: Quando ero fanciullo ed ancora ai tempi (i primi anni Settanta del secolo scorso) in cui scrivevo questo libretto,al Monte si accedeva liberamente. Oggi è la sede di un Parco protetto e per accedere occorre varcare un ingresso ed essere autorizzati a procedere.

Ha un profondo e stretto cratere e la vista, una volta arrivati sull’orlo, spazia su largo tratto del golfo di Pozzuoli. Come tutte le altre nostre alture, anche questa è spesso oggetto di incendi per lo più estivi che ne depauperano il patrimonio boschivo, rendendo il paesaggio di un colore grigio fumo tendente a sfumare sul nero degli alberi bruciati. E’ un aspetto desolante che forse per voi, miei cari giovani amici, non avrebbe bisogno nemmeno di una descrizione perché molte volte, troppe davvero, facilmente ne avete avuto diretta esperienza. E spesso la colpa è nostra: un fiammifero acceso, un mozzicone di sigaretta, i resti di un bivacco mal spento e poi con la comoplicità involontaria del vento. Questo per essere ottimisticamente buoni! Ma bisogna fare molta più attenzione.Anche gli animali, dai più piccoli ai più grandi, ne soffrono; per non parlare poi del pericolo di frane (anche se, a dire il vero, in questi posti di cui sto trattando, esso è minimo).

parte settima – 9 …continua….

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ODIO E SANGUE

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ODIO E SANGUE

Ieri il mio post era dedicato alle “conseguenze” delle azioni individuali che diventano collettive. Nessuno può sottrarsi alle responsabilità rispetto a tutto ciò che accade: anche i grandi uomini del passato, anche quelli la cui onestà e magnanimità sia da considerarsi cristallina quanto a valori e ideali condivisi, non sono da considerarsi immuni dal doversi accollare in quota parte il peso degli eventi conseguenti alle loro azioni, o inazioni che dir si vogliano.
Quel che accade oggi è la diretta conseguenza di ciò che abbiamo costruito (o distrutto) nei tempi. Anche l’involuzione politica è in ogni caso una evoluzione, a seconda dei punti di vista. Di fronte ad un’esaltazione del libero mercato anche da parte degli eredi del socialismo rivoluzionario i lavoratori hanno perso il loro sostegno in cambio di ideali sfumati che progressivamente sono stati abbandonati del tutto. Permangono sacche di irriducibili sognatori che tardano a prendere la giusta consapevolezza dei limiti e delle contraddizioni pratiche delle azioni che I loro leader vanno proponendo come miglior futuro possibile.
Il malessere diffuso tangibile concreto coinvolge tutto e tutti. Occorre costruire progetti che siano in grado di opporsi con una critica puntuale non distruttiva ma severa, partendo da ciascuno di noi, con il riconoscimento dei limiti che abbiamo avuto.
Se ciò non accade e si prosegue nel giustificazionismo, il disastro sarà ancor più maggiore e vivremo tempi che non ci saremmo mai augurati, non del tutto diversi da quelli che nel periodo apparentemente pacifico per tante parti del mondo occidentale insozzò di odio e di sangue la pur molto vicina penisola balcanica. Già l’odio dilaga tra noi; da qui al sangue potrebbe non mancare molto.

Joshua Madalon

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LA VARIABILE UMANA

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LA VARIABILE UMANA

Copio/incollo da Internet ricercando “quante sono le cellule in un unico corpo umano?” e “quanti sono gli abitanti del nostro Pianeta?”

Numero di Cellule nel Corpo Umano. 3.72 × 1013, ovvero: 37.200.000.000.000 ovvero 37.200 miliardi. E’ questo il numero di cellule che compone grossomodo il corpo umano, secondo un recente studio1 pubblicato sulla rivista Annals of Human Biology.
Per popolazione umana mondiale si intende il numero di esseri umani viventi sul mondo in una data definita. Si stima che al 31 ottobre 2011 la popolazione mondiale abbia raggiunto la soglia di 7 miliardi di abitanti. A marzo 2019 la popolazione mondiale ammonta a circa 7,69 miliardi di persone.

Ciascuno di noi è diverso ma ciascuno di noi è portatore di responsabilità individuali che si innestano nella collettività.
Quel che sta accadendo in questi minuti è la conseguenza di azioni individuali e collettive precedenti delle quali siamo tutti e tutte responsabili in quota parte, ma in ogni caso “responsabili”!
Quel che accadrà successivamente è il risultato di azioni precedenti, contemporanee ed in linea di tempo futuro che ciascuno di noi compirà.
Dallo studio della “Storia” ciascuno di noi avrà potuto cogliere i nessi e le connessioni; proprio per questa grande incommensurabile diversità tra tutti noi esseri viventi quel che è avvenuto prima non potrà mai ripetersi nelle stesse identiche modalità ed anche gli esiti di ogni azione non posseggono in se stessi un marchio di riconoscibilità tale da poter essere identificabili in toto per essere utilizzabili. Pur tuttavia conoscere in modo scientifico complessivo gli eventi della Storia aiuta a riconoscere nelle loro pieghe gli aspetti più reconditi che hanno prodotto. Ciò può essere utile ma solo se si è in grado di interpretare le variabili legate ai tempi ed alle modalità con cui il tutto si è verificato e si va costruendo.

Joshua Madalon

L’ ANTIFASCISMO PACIFICO e la manifestazione di Forza Nuova (cosa dice il Prefetto)

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L’ ANTIFASCISMO PACIFICO e la manifestazione di Forza Nuova (cosa dice il Prefetto

Quasi ventimila firme a richiedere la sospensione della manifestazione di Forza Nuova, indetta per il 23 marzo qui a Prato. Non è sfuggita a nessuno la coincidenza con la data nella quale a Milano cento anni fa vennero costituiti i Fasci di combattimento. Un’altra formazione neofascista, Casa Pound, aveva programmato proprio a Milano per lo stesso giorno lo stesso luogo, Piazza San Sepolcro, una manifestazione che è stata tuttavia già da qualche giorno annullata dalle autorità preposte, Prefettura e Questura, al mantenimento dell’ordine pubblico.
A Prato, no. Questa mattina un improbabile Prefetto, costretta dalla pressione di ben 18.000 firme e da un parterre ricchissimo di Associazioni ed Istituzioni che si richiamano correttamente all’Antifascismo oltre che alla Democrazia a convocare – dopo aver rifiutato per giorni di indirlo – il Comitato per l’ordine pubblico della città se ne è cavata frettolosamente in meno di mezzora, evidentemente senza tener conto delle pressioni democratiche popolari ma allo stesso tempo cedendo a ben altre pressioni, confermando l’assenso alla richiesta che Forza Nuova aveva prodotto,di svolgere la propria manifestazione nelle strade di Prato.
Intervistata su Rai Tre Regionale la signora Prefetto ha mostrato una certa confusione a volte balbettando. Ha così evidenziato la contraddizione con la quale si stava scontrando tra la sua formazione costituzionalmente antifascista e democratica ed il nuovo che, insieme al Governo, sta avanzando. Non è in assoluto possibile richiamarsi alle leggi senza tener conto dei primo comma della XII Disposizione transitoria e finale che così recita: “E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.” Per ovviare a questa prescrizione costituzionale ci si nasconde dietro l’assenza di richiamo al Partito Fascista all’interno della documentazione istitutiva di queste forza che, tuttavia, tramite i loro leader ed i loro iscritti, non hanno mai nascosto di volersi riferire a quelle forze politiche che hanno prodotto odio e sangue nel secolo scorso e se ne vantano costantemente nelle azioni e negli slogan. La Democrazia è una cosa seria, e va difesa fino a quando attraverso di essa si opera per il bene di tutti,”senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come recita l’art.3 della nostra Carta costituzionale. Tra le opinioni politiche non può tuttavia, senza entrare in netta contrasto con il resto della Carta, essere annoverata la rinascita del Fascismo. E soprattutto non può essere tollerato l’uso della violenza, che è invece caratteristica prioritaria nelle parole e nei fatti di questi raggruppamenti.
In questi giorni il Prefetto avrebbe potuto leggere tra le righe (forse non solo “tra” ma anche “dentro”) l’arroganza, la violenza verbale che è foriera di quella fisica, la sfacciataggine legata probabilmente al sentirsi sicuri e protetti, che hanno mostrato i leader locali e nazionali di Forza Nuova. Non lo ha fatto e potrebbe renderne conto soprattutto nel caso in cui a Prato in questo fine settimana si verificasseo episodi di violenza ad uomini e cose. Ed allora sarebbe giusto e necessario chiederne le dimissioni per manifesta incapacità e scarsa autonomia collegata ai bisogni locali non collimabili con quelli nazionali di parte.

Joshua Madalon

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AI GIOVANI CHE LOTTANO PER CAMBIARE IL MONDO – un riconoscimento, un monito ed un invito

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AI GIOVANI CHE LOTTANO PER CAMBIARE IL MONDO – un riconoscimento, un monito ed un invito

I giovani manifestanti a favore del clima, capitanati dalla giovanissima leader Greta Thunberg, criticano giustamente I propri genitori e tutti quelli che oggi hanno un’età tra gli …enta e gli …anta, rimproverando loro di non aver fatto nulla per evitare I danni attuali che – ci si creda o meno – produrranno in modo progressivo cambiamenti climatici che condizioneranno l’esistenza delle generazioni future a partire dalla loro.
Considero allo stesso tempo manchevole la loro critica in relazione al fatto che, essendo molti di loro già in grado di produrre riflessioni ponderate, non affondano politicamente la loro analisi sulle questioni, mantenendosi in maniera superficiale ancorati all’attacco degli attuali “potenti” e delle masse amorfe che in modo attivo per convenienza e passive per dabbenaggine e debolezza li sostengono.
Le generazioni ignave a cui lanciano strali sono state più o meno protagoniste di marce e battaglie politiche a sostegno di buone cause. Si partiva anche allora dalla critica feroce verso I “padri” e si giurava che ci si sarebbe comportati molto diversamente. Quasi tutti sono poi rientrati nelle greggi antropologiche inquadrati e più o meno incasellati in una vita così normale da non essere nemmeno più riconoscibili come quei barricaderi e rivoluzionari che si era stati e che si prometteva di continuare ad essere.
So bene che vi deludo, mie care amiche e miei cari amici giovani, e vi instillo il seme del dubbio. Ma non posso esimermi dal farlo, innanzitutto perché sono personalmente deluso da me e dai miei coetanei, incapaci di sottrarsi svincolarsi dai lacci del Potere e poi perché temo che anche voi ci deluderete e ne sarete affranti. Forse se qualcun altro, oltre me, vi facesse comprendere come vanno le vicende dell’esistenza, riprenderemmo insieme a ragionare su tutti questi temi. Dopotutto però la mia delusione mi ha condotto a non avere più fiducia nelle forze politiche alle quali ho dato sin da giovane un sostegno: per convenienza delle leadership si sono stretti accordi, segreti e palesi, con lobbies finanziarie ed imprenditoriali, che hanno finito per mortificare il libero pensiero. Un giovane infatti, come sono stato anche io, ha voglia di cimentarsi nell’agone politico portando il proprio contributo ma questo cozza contro gli interessi particolaristici dell’apparato, la cui sopravvivenza è collegata in una società di mercato ai fondi economici che affluiscono non sempre, ce lo insegnano le cronache, in modo legale.
Lavoriamo dunque per costruire una società nuova, nella quale vi siano competenze e professionalità indipendenti dai poteri economici. Non sarà facile, ma è proprio questa la sfida che io, care e cari giovani, vi lancio. Chi vivrà saprà e di certo è nelle vostre mani il futuro, ma – sappiatelo – anche molti di coloro, tra i quali mi annovero potrebbero essere al vostro fianco senza chiedere nulla in cambio, solo per recuperare il tempo perduto “insieme” a voi. Ne avete bisogno anche per affidare a noi la cattiva coscienza che potrebbe rodere il vostro cervello, quando avrete l’età mia, nel caso in cui le vostre battaglie finiscano come sono finite le nostre.

Joshua Madalon

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FERMIAMO LA MANIFESTAZIONE FASCISTA A PRATO

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FERMIAMO LA MANIFESTAZIONE FASCISTA A PRATO
Un appello alle istituzioni governative della città

In un Paese normale non ci sarebbero neanche minime discussioni intorno alla possibilità per una forza politica di poter essere rappresentata (o addirittura di poter esistere), avendo costitutivamente una struttura paramilitare, inneggiante con chiarezza alla violenza contro tutto e tutti. Inoltre non si può nascondere la volontà di voler ricostituire il fascismo nei fatti.
Detto questo è puerile (il quale addebito dovrebbe suonare in modo molto più grave se riferito a personaggi che mitizzano il loro machismo) l’atteggiamento delle forze politiche che vorrebbero nascondere i loro obiettivi dietro un riferimento alla democrazia che dovrebbe tutelare tutti ed affermano che vietare le loro manifestazioni sia da equiparare al fascismo e negano che l’intendimento dell’evento cui in modo particolare mi riferisco sia da collegare al centenario della adunata di Piazza San Babila dove fu costituito il primo nucleo del futuro partito fascista. Allo stesso modo trovo sciagurato e foriero di possibili sciagure l’atteggiamento che giudico benevolmente sciatto e permissivo delle istituzioni non solo quelle governative che hanno addirittura autorizzato la manifestazione rimanendo per ora sorde alle richieste di decine di associazioni e forze politiche democratiche antifasciste costituzionali.
E’ stato necessario e corroborante il contributo di centinaia di sostenitrici e sostenitori che in queste ore aderiscono all’Appello che qui riporto.

In questo momento ancora non è chiaro se da parte della Questura e della Prefettura verrà confermata la manifestazione di Forza Nuova. Da quel che si percepisce nel caso in cui questa venisse svolta sarebbe molto difficile il mantenimento dell’ordine pubblico. A Milano dove nello stesso giorno era prevista una analoga adunata di Casa Pound l’autorizzazione è stata revocata.
La vicenda può essere un monito positivo affinchè ci si renda conto che il popolo italiano non permetterà che ritorni in auge nessun tipo di fascismo e di dittatura.

Joshua Madalon

Potete ancora firmare su change.org

https://www.change.org/p/fermiamo-la-manifestazione-fascista-a-prato?recruiter=589744946&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=psf_combo_share_abi.pacific_post_sap_share_gmail_abi.gmail_abi&recruited_by_id=9e984460-6adb-11e6-9c53-2b7af580c7d3&utm_content=fht-14420939-it-it%3Av4&fbclid=IwAR0bEXsnAR7vFVH-rzyxFagb7_akPX85pg5TcIzykb2BPJfseUTjAD32Wsc

Questo è l’appello

FERMIAMO LA MANIFESTAZIONE FASCISTA A PRATO

Chiediamo la revoca dei permessi concessi alla manifestazione nazionale promossa da Forza Nuova a Prato il 23 marzo in Piazza del Mercato Nuovo, indetta per celebrare il centenario dalla nascita del fascismo.

Forza Nuova, creando un collegamento ideale tra l’invasione bolscevica e la celebrazione del Capodanno Cinese, sceglie di concludere la marcia in piazza del Mercato Nuovo, luogo in cui si trova il Tempio Buddista Pu Hua Si che ha promosso l’evento. Nella stessa piazza sorgerà presto una moschea.

Alla fine della manifestazione è previsto l’intervento del leader del partito Roberto Fiore, noto esponente dell’eversione nera degli anni bui del terrorismo.

Riteniamo che l’appuntamento nazionale di Forza Nuova nella nostra città sia un chiaro e inammissibile sfregio ai valori dell’antifascismo degnamente rappresentati da Prato, Medaglia d’argento della Resistenza, tanto più in relazione alla chiara connotazione commemorativa della nascita del fascismo.

La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta
la ricostituzione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista. Inoltre gli art 604 bis e 604 ter del Codice penale annoverano tra i “Delitti contro l’uguaglianza” condotte già punite dalla Legge n. 205\93 (“legge Mancino ) sanzionando chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, chi costituisce o partecipa ad associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, nonché chi minimizza i crimini della Shoah.

Non possiamo consentire che a Prato sfilino con i simboli del ventennio i neofascisti in esplicita opposizione al pluralismo e ai valori democratici tutelati dalla Costituzione.

Richiamandoci alla Costituzione, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, alla CEDU, alla Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e alla risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2018 sull’aumento della violenza neofascista in Europa, chiediamo che le istituzioni competenti svolgano una doverosa ed efficace azione di contrasto.

Prato è da sempre simbolo di pacifica e tollerante convivenza tra le varie culture che ne caratterizzano il tessuto sociale e, firmando questo appello, intendiamo tutelare la città, la sua identità e la sua coesione sociale, nonché rivendicare i valori della Costituzione.

Prato antifascista

Un racconto “morale” riproposto RACCONTO D’AUTUNNO

Prato

c’è un Teatro al quale si accede gratis in un luogo stupendo dove di tanto in tanto duellano con le parole, sprecandole sovrabbondanti ed inutili, semplicemente per auto convincersi che hanno un ruolo. Quel che è strano è che non sempre ciò che si dice vuol dire quel che una persona normale crede di capire….
In un’Aula di Consiglio comunale si discute di un Ordine del giorno e Alfonso, un ragazzino vispo ed intelligente cerca di capire. Ce la farà mai?

– RACCONTO D’AUTUNNO –

“…ha detto che loro sono pienamente d’accordo con il testo e che vogliono aggiungere degli elementi per migliorarlo…Buono, no?”.

Un marziano che fosse per caso piombato in quell’Aula, a parte il fatto che non ci avrebbe capito un gran che, si sarebbe convinto di quanto espresso dal giovane Alfonso che accompagnava la madre ed un gruppo di sostenitori dell’ANPI.
Si trovavano in Consiglio comunale ed assistevano ad un dibattito su un Ordine del giorno presentato dalla maggioranza relativo al divieto di concessione di spazi pubblici ad Associazioni, gruppi e singoli che non dichiarassero nel loro Statuto apertamente di ispirarsi ai valori esplicitati nella Carta costituzionale, chiaramente antifascisti. Aveva appena finito di parlare uno dei rappresentanti dell’opposizione di Centrodestra e ad Alfonso era parso che fosse d’accordo con i contenuti dell’Ordine del giorno ma chiedeva che venissero approvate delle integrazioni. Tra l’altro appariva quasi offeso dal fatto che quelli che gli erano di fronte si considerassero “antifascisti” lasciando intendere che, dunque, dall’altra parte fossero “fascisti” o “filofascisti”.
La madre di Alfonso, Rebecca De Vivo, presidente dell’ANPI, cercò velocemente di spiegare ad Alfonso “Guarda, molte volte quel che si dice qui dentro non significa quel che a te sembra…quello lì semplicemente vuole annacquare tutto, metterci ancor più elementi per rendere impossibile poi la vera applicazione di quel che si chiede…alla fine non sarà possibile concedere spazi a nessuno per cui…li si concederanno a tutti….Sei troppo giovane ancora…”. Alfonso con tutti gli sforzi possibili cercò di capire ma non ci riusciva: perché mai uno per dire una cosa ne deve dire una che è esattamente il contrario?
Tra l’altro aveva sentito anche interventi della maggioranza che anche loro non capivano perché mai quegli altri non capissero ma ci aggiungevano tutta una serie di riferimenti a fatti orrendi che si erano verificati settanta anni prima ed esprimevano l’orrore verso alcuni che inneggiavano a coloro che li avevano commessi, accusando l’opposizione di volerli proteggere e fiancheggiare. Si parlava anche di una ripresa delle forze di Destra e del pericolo che correva la Democrazia.
Tra i banchi dell’opposizione ad Alfonso parve di intravedere la figura di Agathe Clery; lo disse a Lucio, che era tra i rappresentanti più giovani dell’Associazione, e questi “Ma no! Agathe Clery è un personaggio inventato…quella è solo una consigliera!”. Eppure aveva le stesse sembianze di quella dirigente d’azienda che odiava dal profondo dell’anima la gente dal coloro scuro e che era stata colpita da una rara malattia che progressivamente le avrebbe fatto cambiare la pelle rendendola simile alle persone che disprezzava.
Intervenne poi una donna dai banchi dell’opposizione, seduta in fondo quasi a volersi distinguere dagli altri e si diffuse in un intervento pedagogico facendo l’elenco dei parenti e degli amici e dei valori comuni a cui ella si era ispirata sin da quando era ragazza, e teatralmente aveva dato anche libero sfogo alle lacrime: un intervento che ad Alfonso apparve una lezione non richiesta di Storia in un contesto che aveva bisogno di un Si o di un NO. Aveva anche aggiunto che la Storia dell’antifascismo era ormai di dominio pubblico e che la studiavano alle elementari, alle medie inferiori ed anche a quelle superiori. Non disse “Uffà” ma poco ci mancava. Chiese lumi a Lucio mentre Rebecca si intratteneva a parlare con alcuni dei consiglieri di maggioranza. “Si tratta di una consigliera eletta nella maggioranza ma che ha lasciato quella parte non condividendone più le linee del Sindaco, lo stesso che aveva convintamente sostenuto in campagna elettorale…Alfò, è un altro dei misteri della Politica. Oggi ti stai proprio facendo una cultura…”

Alfonso era arrivato più tardi rispetto alla madre ed ai suoi collaboratori; si era attardato per seguire gli esiti di un match di volley internazionale che non si decideva a concludere. Abitavano a pochi passi dal Salone del Consiglio ed era abituato a girare per le vie del centro da solo: aveva tredici anni e la Politica lo interessava così a grandi linee, ma quel giorno, invitato dalla madre ad accompagnarlo aveva soltanto chiesto di rimanere ancora un po’ a casa.
Salì per le scale alte insieme ad uno dei vigili che faceva lo stesso percorso ed al quale aveva chiesto come fare per entrare nella sala del Consiglio. Lo seguì e prima di entrare, così come gli aveva suggerito raccomandandosi Rebecca, silenziò il suo cellulare.
Che meraviglia! Un luogo nel quale non era mai stato: la famiglia di Alfonso non era originaria di Prato; era arrivato da circa due anni e non aveva avuto, anche per pigrizia, mai occasione di visitare il Palazzo comunale. Non salutò neanche con un cenno del capo, tutto preso dal girare lo sguardo intorno verso gli affreschi ed i fregi che arricchivano quel luogo. Si diresse pian piano verso il gruppo, che mostrava una grande attenzione al fiume di parole che proveniva dai banchi dei consiglieri attraverso i microfoni. Lui non capiva assolutamente nulla di quel che stavano dicendo perché non aveva per niente capito i meccanismi di quel tanto parlare e dell’agitazione che ciò faceva nascere sia tra chi interveniva sia tra una gran parte di quelli che ascoltavano e si esprimevano con gesti e parole spezzate.
Lucio gli spiegò in larghe linee i motivi della contesa, proprio mentre interveniva un uomo maturo, brizzolato, che dimostrava di essere molto esperto dei duelli politici, apparendo leader della maggioranza: difese l’operato della sua parte, rilevando che fosse necessario creare un argine alla deriva antidemocratica che andavano proponendo gruppi di estrema Destra sempre più presenti in città con le loro provocazioni.
Alfonso era un ragazzino di intelligenza superiore alla media ed afferrò immediatamente il senso del dibattito, anche se non riusciva a capire perchè si esprimessero con tanta foga, poco meno di quella che aveva accompagnato l’esito della partita di pallavolo le cui fasi conclusive aveva voluto seguire poco prima.
Il più anziano del gruppo, Andrea, che era seduto in prima fila insieme a Rebecca, notò l’interesse di Alfonso e si complimentò con lui, chiese però di abbassare le voci, annunciando che stava per intervenire il più folcloristico rappresentante dell’opposizione e che forse, al di là del giusto rispetto dovuto per il luogo, valeva la pena ascoltarlo. Folcloristico lo era doppiamente, anche perchè il suo slang era poco chiaro, parlando in un italiano incerto, ma aggressivo nei toni, disprezzante, irridente. “Voi volete approvare quest’Ordine del giorno solo per continuare a strumentalizzare a vostro vantaggio alcuni episodi irrilevanti. E’ un vero e proprio schiaffo alla Democrazia, alla libertà di espressione. Non c’è differenza tra noi e voi sul piano dell’antifascismo! Siamo forse più antifascisti noi di quanto lo siate voi!”.
Dall’altra parte chiese di intervenire una consigliera di maggioranza. “Se quel che dite rispondesse a verità, e cioè che siete più antifascisti di noi, innanzitutto non stareste a rinfacciarcelo non riconoscendo che la discriminante antifascista è nel nostro DNA costitutiva più di quanto lo possa essere nel vostro che riscontra – o finge di farlo – l’esistenza dell’antifascismo in modo strumentale, e lo dimostrate nell’agire quotidiano, spesso sostenendo in modo celato ma anche aperto le azioni provocatorie di forze dell’estrema Destra in questa città… Anche per questo il vostro tentativo di rendere tutto una melassa confusa ed indistinta non può che fallire. Mentite sapendo di mentire ed in modo non dissimile dallo stile che contraddistingue chi, da antifascisti (se in realtà voi lo foste), dovreste combattere. Non siete credibili in questa farsa da guitti di strada!”

Si andava facendo sera, ma era ancora più buio del solito. Ed infatti ad un certo punto le parole sparse dell’interno furono contrastate da un roboante tuono e per un attimo ci fu anche un calo di pressione dell’energia elettrica. Niente di importante, ma la Presidente del Consiglio titubò un poco, cincischiò con delle frasi smozzicate prima di concedere la parola ad un tizio nei banchi alla sua Destra che somigliava un poco a Dick Tracy e che rivelò subito la sua verve popolare radicata nelle modalità con cui si esprimeva che tuttavia rivelava una buona esperienza oratoria “Non si comprende perché mai avete tutta questa fretta per approvare un Ordine del giorno su questi temi: a noi non sembra che vi sia tanta urgenza. Riparliamone in Commissione.” E sullo stesso schema intervenne un altro dei giovani seduto a Destra “Strano davvero questa fretta di approvare tale delibera: non si è mai visto che si discuta in Consiglio nei primissimi giorni di settembre…”.
Strano, sì. Perché mai? Anche Alfonso se lo chiese e lo chiese a Lucio, che però era attratto da un paio di gambe che sbucavano tra le sedie dei consiglieri ed andava spippolando sul suo smartphone. Non ottenne risposta, ma non insistette più di tanto, anche perché dalla Presidenza venne annunciato che non vi erano più iscritti a parlare e che si poteva procedere alle dichiarazioni di voto.
Ribadirono tutti le loro motivazioni, chi avrebbe votato il Documento chi avrebbe votato gli emendamenti e non avrebbe approvato l’Ordine del giorno se non fossero passati quelli e poi prese la parola una giovane seduta anch’ella sulla Destra, che aveva per tutto il tempo confabulato con altri due consiglieri, un giovane ed una ragazza dai capelli rossi tipo Pippi Calzelunghe, ed annunciò che il suo Gruppo, evidentemente quei tre, avrebbe votato a favore sia dell’Ordine del giorno sia degli emendamenti, a prescindere dal fatto che questi fossero poi approvati o meno dalla maggioranza.
Alfonso aveva ben ragione di essere confuso. Che strano modo di ragionare! Guardò perplesso Andrea che con un sorriso gli rispose: “Alfò, questa è la Democrazia! D’altronde meglio così; un Ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza sarebbe stato “zoppo”: dobbiamo anche ringraziarli! anche se continuano ad essere ambigui e la loro scelta è orientata a non scontentare il plafond dei loro elettori, un po’ di Centro un po’ di Destra ed un altro po’ di Sinistra!”.
Qualcuno poi suonò una campanella ed alcuni consiglieri che erano fuori posto si sistemarono per votare….
Alfonso, quella sera, tornando a casa, non ne volle nemmeno parlare. Era andato con curiosità a seguire quel dibattito; forse era ancora troppo giovane. Non ci aveva proprio capito nulla: anzi, era più confuso di prima. E decise che, sì, forse tra qualche anno ci sarebbe tornato. Forse! Ma chissà! La Politica non faceva davvero per lui: aveva un carattere da sognatore. La fantasia non gli mancava. Quel pomeriggio però non era riuscito ad utilizzarla. Era così arida la Politica? Eppure è uno dei compiti più importanti per chi voglia contribuire a migliorare il mondo, a partire dal suo.

— fine —-

anche se alcune figure possono essere riconoscibili il testo ha puramente valore pedagogico orientato come è verso la conquista di una pratica politica che sia meno rigida e che dia più spazio alla fantasia . C’era una volta il Consiglio comunale dei ragazzi: purtroppo finiva per scimmiottare pedissequamente quello dei loro genitori. Invece sarebbe bello che i giovani si esprimessero molto liberamente e al di fuori degli schematismi precostituiti; forse Alfonso avrebbe molto da dire ed altri come lui potrebbero davvero insegnare ai grandi l’essenzialità e la concretezza.

 

 

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PRATO IN COMUNE – il viaggio è iniziato e prosegue

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PRATO IN COMUNE – il viaggio è iniziato e prosegue

Fino ad ora, solo saltuariamente, il mio Blog è stato dedicato all’esperienza di Prato in Comune – Da oggi proseguendo gli interventi di questi ultimi due giorni accanto a post miei personali (testi, racconti, riflessioni) pubblicherò anche parti del programma di “PRATO IN COMUNE” spiegando anche le motivazioni che hanno condotto alla scelta del candidato Sindaco MIRCO ROCCHI

Quello che segue è il testo del Manifesto presentato al Cinema Terminale il 6 ottobre 2018

Riteniamo che la maggioranza delle cittadine e dei cittadini pratesi abbia voglia di un cambiamento reale.
La città ne ha bisogno, la città lo merita.

Il territorio di Prato è da anni in piena transizione.
La crisi del sistema “distretto”, la terziarizzazione dell’economia, la composizione sociale e culturale degli abitanti della città con circa 35mila stranieri residenti sono solo alcuni elementi che raccontano la trasformazione della città laniera negli ultimi 20/30 anni. Trasformazione non supportata da un progetto complessivo e da un’idea avanzata di città: non ne sono stati capace chi, con maggioranze di centrosinistra o centrodestra ha governato Prato negli ultimi 10/20 anni.

La terza città dell’Italia centrale non può continuare ad essere ostaggio di finte alternative che si copiano in buona parte fra loro su politiche sociali e sanitarie territoriali insufficienti, derive securitarie e autoritarie che aizzano e fomentano le paure, il solito sentir ripetere di grandi opere spesso non prioritarie e comunque rimaste (o destinate a rimanere) in buona parte lettera morta.
Dobbiamo provare tutte e tutti insieme ad invertire la tendenza che isola i singoli in una condizione che non è capace di dar loro un futuro – sociale, lavorativo, affettivo – e che ha desertificato quel senso di comunità che era la vera forza di Prato.

Riteniamo sia necessario rimettere al centro i temi della casa, del sostegno al lavoro e del reddito , dell’inclusione sociale e della valorizzazione delle diversità. È necessario dare priorità ad infrastrutture che si caratterizzino per un’utilità reale a favore di tutti e non di pochi, alla tutela del territorio e facciano della valorizzazione dell’ambiente il faro su cui impostare il progetto politico.

Proponiamo questo sapendo che anche Prato non è “fuori dal mondo”, ma che si inserisce – tanto più alle prossime amministrative quando si voterà anche per le elezioni europee –
in un quadro nazionale che ci pone di fronte ad una alternativa insopportabile e pericolosa per la democrazia: o la barbarie delle forze della Destra variamente declinata o PD & co., difensori dei poteri forti, delle politiche di austerità e dell’attacco ai diritti sociali degli ultimi anni.

Non possiamo rassegnarci a consegnare la città a tutto questo.
Ne uscirebbe in ogni caso la riproposizione di un film già visto. Una consapevolezza che – a partire da tante realtà in Europa, in Italia ed in Toscana che si sono dimostrate alternative vincenti o comunque non marginali – si sta in queste settimane diffondendo anche a livello nazionale.

L’obbiettivo è costruire uno spazio aperto, pubblico che unisca – nella chiarezza dell’alternativa a formule fallite come centro destra e centro sinistra – forze politiche della sinistra, il municipalismo di sinistra, l’associazionismo diffuso, i movimenti DEMOCRATICI – e che faccia della pluralità e della partecipazione reale e incisiva dei cittadini il suo metodo di far politica ed il suo punto di forza.
Un impegno che tutti noi abbiamo già perseguito in molte occasioni, a cominciare dal referendum contro lo stravolgimento della Costituzione del 2016, che ci ha visto difendere un patrimonio che era anche un’idea di società che combatte le disuguaglianze, le quali oggi sono invece accettate da tutti gli altri come un dogma intoccabile. Per noi quello è un ineludibile spartiacque.

Per ribadire tutto questo terremo una prima assemblea pubblica di lancio di questo percorso a Prato, il prossimo SABATO 6 ottobre, in stretta connessione con altri che si vanno definendo anche in Toscana su queste linee, e cominceremo a lavorare in maniera aperta e partecipata per la costruzione di una proposta di governo per la città in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera.

Il resto, il dibattito che interessa più i rappresentanti che i rappresentati, lo lasciamo al vecchio a cui confermiamo di essere chiaramente alternativi.

Per sottoscrivere il manifesto:
pratoincomune2019@gmail.com

Joshua Madalon

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