IL DESTINO DELLA SINISTRA….è nelle nostre (le tue, le sue, le loro, le mie) mani

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IL DESTINO DELLA SINISTRA….è nelle nostre (le tue, le sue, le loro, le mie) mani

Una delle maggiori (e peggiori) responsabilità del Partito Democratico (voi dite che siamo sempre alle solite? Che ce la prendiamo sempre con gli stessi soggetti? Sarà!) non è l’aver pivilegiato una politica molto lontana, sempre più, dal sentire comune della gente, del popolo che ha rappresentato il punto di riferimento prioritario delle forze politiche “genitrici”. E’ soprattutto quello di aver contribuito a dare fiato alla parte peggiore del nostro Paese, incoraggiando anche la più debole forma di razzismo, quella che non si riusciva neanche ad immaginare per se stessi (io….ma non sono razzista!) e che oggi non fa velo di sentirsi ed essere xenofoba.
Detto questo che oggi è semplicemente tautologico e davvero per non perdere altro tempo prezioso trovo fuori luogo l’idea che per fronteggiare l’attuale forza e l’avanzata ulteriore delle Destre sia necessaria ed utile una coalizione di tutte le forze della Sinistra. Innanzitutto chiariamoci una volta per tutte: il Partito Democratico avrebbe potuto essere una forza di Sinistra ma le sue scelte sin dalla nascita sono andate sempre più in altra direzione, perseguendo una forma di riformismo mortificante per quella parte di donne ed uomini che avevano indirizzato ed intendevano proseguire il loro cammino con più forza alla conquista di nuovi diritti e la difesa di quelli già con tanti sacrifici conquistati.
La “discesa in campo” di Matteo Renzi ha contribuito ancor più ad allontanare quella parte di sostenitori. In generale dietro di lui si sono fatti strada, posizionati, acquartierati, sistemati, vecchi e nuovi politicanti, molto lontani e diversi dai prototipi di base sia democristianpopolari sia comunistipidiessini.
Non c’era davvero molto da capire: i “nuovi” soprattutto i più spavaldi e aggressivi sbeffeggiavano tutti coloro che “non avevano compreso il cambiamento” (guarda un po’? il “cambiamento”!). in effetti il “cambiamento” ci sarebbe stato: basta andare a rivedere l’accoglienza che venne riservata ai candidati al Comitato elettorale con una congerie di gioventù in giacca cravatta e tailleur eleganti per comprendere come la trasformazione antropologica stava compiendo il suo corso. Poco tempo prima con lo stesso entusiasmo un candidato sarebbe stato accolto dai volontari che rendevano possibili grandiose Feste de l’Unità semmai in tuta da lavoro ed in ogni caso in abito informale. E’ un “amarcord” dal quale tuttavia alcuni di noi si sono affrancati. Lentamente ma inesorabilmente e definitivamente.
In queste condizioni e con la prospettiva che nulla cambi, e soprattutto senza alcuna volontà di cambiamento concreto (purtroppo a questo punto non bastano le chiacchiere: va completamente azzerata una classe dirigente, che si faccia da parte e semmai fondi un nuovo Partito senza menzogne ideologiche), non si può pensare ad una coalizione della quale faccia parte, insieme al PD, la Sinistra. Considero questa ipotesi deleteria, controproducente, antistorica. Allo stesso tempo ritengo priva di possibilità realizzativa, utopica a dirne bene, l’ipotesi avanzata come suggerimento al Partito Democratico di non presentarsi alle elezioni amministrative (anche le Europee?). Ma, di più: questa ipotesi laddove fosse accolta dovrebbe “anche” prevedere che nelle liste non ci siano “sempre” gli stessi che ci sarebbero stati con una lista PD?
Antistorica è in ogni caso anche il Fronte! Non ha mai prodotto, fosse in “grande” o fosse in “piccolo” il risultato di aggregare consensi. E’ stato sempre un disastro, anche e soprattutto perché (vedasi il risultato di LeU il 4 marzo) se un elettore non vuole votare per un Partito non basta che ce ne sia un altro, alleato, che si incarichi di collegare quei consensi. E non solo! C’è anche da sottolineare il rapporto di sottomissione che i piccoli sono costretti a subire, che non incoraggia affatto la partecipazione dell’elettorato al quale ci si rivolge.

Joshua Madalon

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reloaded (con una doverosa precisazione) de “QUANDO “sfrattarono” DON MILANI DALLA CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO (era il 2009)”

L’attualità di questo post è dato anche dalla circostanza fornita dalla sortita della signora Patrizia Ovattoni segretaria della Lega qui a Prato. Nel 2009 era Presidente della Commissione Cultura della Circoscrizione Est del Comune di Prato e si rese protagonista di questa anacronistica e paradossale, benché politicamente legittima, decisione.

http://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2018/10/17/news/la-segretaria-della-lega-tenta-la-marcia-indietro-sulla-ciclabile-che-favorisce-i-richiedenti-asilo-1.17362639?ref=hftiprea-1

QUANDO “sfrattarono” DON MILANI DALLA CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO (era il 2009)

Il post, nella sua forma variegata (un’introduzione, una lettera-invito, un Comunicato stampa, un’Agenzia ANSA), è un po’ lungo ma non me la sento di ridurlo o di spezzettarlo.

La nuova Amministrazione di Centrodestra, la prima nella Storia della città di Prato dopo la Liberazione, si era appena insediata e nella Circoscrizione Est, tradizionale serbatoio della Destra che per alcune legislature era stata strappata a quella parte, non si lasciarono scappare l’occasione di dare un “segnale” di cambiamento e si distinsero in un’operazione apparentemente paradossale ma che proseguiva di fatto la persecuzione verso il pensiero libero che era stata riservata già in vita al Priore di Barbiana.

Nel 2002 allorquando ero Presidente della Commissione Istruzione e Cultura in quella Circoscrizione un altro membro della Giunta, Luigi Palombo, ci propose di dedicare la Sala del Consiglio nella nuova sede de “I Lecci” a don Lorenzo Milani. Luigi, che ora purtroppo non è più con noi, aveva conosciuto il viceparroco di Calenzano in modo diretto essendo il fratello minore di don Ezio che era stato molto vicino a don Lorenzo ed aveva intrattenuto con lui un’intensa corrispondenza. La proposta fu accolta con grande entusiasmo.

Il comunicato invito è a mia firma ed è del Natale 2009 (25/12/2009).
A quel tempo insieme ad un gruppo di compagne e compagni che avevano operato su quel territorio avevo già contribuito in prima persona a costituire un’Associazione di Cultura e Politica Democratica, denominandola Dicearchia 2008.

Care amiche e cari amici

Buon Natale e felice anno nuovo!

Vi informo che l’Associazione Dicearchia 2008 insieme al Gruppo PD alla Circoscrizione Est del Comune di Prato organizzerà per venerdì 15 gennaio 2010 ore 21.00 presso il Circolo “I Risorti” a La Querce via Firenze 323 una

SERATA DON MILANI

nella quale parleremo del Prevosto di S.Donato (Calenzano) e Priore di Barbiana dopo la decisione presa con l’approvazione di una Mozione dalla maggioranza di Centrodestra della Circoscrizione Est di annullare l’intitolazione della Sala polivalente (Sala consiliare ed attigue) dedicata dalla precedente Amministrazione di Centrosinistra a don Lorenzo Milani dedicandola a don Luigi Sturzo.

Utilizzando Facebook abbiamo aperto un Gruppo “DON LORENZO MILANI vs. DON LUIGI STURZO – CONTRAPPOSIZIONE RIDICOLA” – Chi possiede un account Facebook può aderire ed inserire propri commenti.
Allo stesso tempo potete aderire all’evento SERATA DON MILANI.

Chi è interessata\o può considerarsi automaticamente invitata\o.

Rinnovo i miei AUGURI e vi allego alcuni documenti (un Comunicato Stampa del Gruppo PD in Circ.ne Est ed un dispaccio ANSA) in relazione all’oggetto.
Aggiungo che abbiamo richiesto l’adesione dei Gruppi PD in Comune ed in Provincia e siamo in attesa di una risposta (il Presidente del Consiglio Provinciale Maroso ha già data la sua disponibilità annunciando a voce che c’è certamente l’adesione del Gruppo).

1) ARTICOLO

“DON MILANI, ULTIMO COME I SUOI ULTIMI”
La propaganda come priorità del centro destra

Tra i vari problemi della Circoscrizione di Prato Est, esposti con varie interrogazioni e mozioni presentate dal gruppo del Partito Democratico, il centro destra ha scelto di dare la precedenza, per la discussione nel Consiglio Circoscrizionale del 9 dicembre, alle mozioni sui crocifissi nelle scuole e alla rimozione dell’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione stessa.

Non sembra che per le scuole sia priorità urgente discutere sulla presenza o meno dei crocifissi nelle aule: i tagli inferti così drasticamente alla pubblica istruzione da parte del ministro Gelmini stanno mettendo a dura prova la qualità della proposta educativa nei confronti degli alunni della scuola stessa.

Tuttavia si continua da parte del centrodestra locale, come di quello nazionale, a preferire le azioni di sola facciata e propaganda, come quello tenuto dall’assessore Milone a La Tenda di Mezzana il 10 dicembre sulla “razza cinese”, così come è stata definita da Tosoni, Presidente della Commissione Consiliare Sicurezza Urbana del Comune di Prato.

Per non essere da meno, visto che si hanno da sfruttare i numeri e si vogliono far vedere i muscoli di chi comanda, la maggioranza del centrodestra ha approvato di togliere l’intitolazione della Sala Polivalente della Circoscrizione Est a Don Milani e di intitolarla a Don Luigi Sturzo, relegando al primo una saletta attigua di minore importanza, quasi si volesse misurare l’importanza degli stessi in base alle dimensioni dei locali a loro intitolati.

Non ci ha guadagnato il nuovo intestatario, illustre personaggio storico, trascinato in una così inopportuna e squallida contrapposizione politica.
Non ci fa una bella figura la maggioranza che ha imposto questa scelta, ridimensionando Don Milani, la sua opera e la sua memoria. Proprio il grande Sacerdote, che ha operato a poca distanza dal territorio della Circoscrizione Est stessa, a S. Donato di Calenzano dove lavorò per una scuola di operai, è stato trattato da ultimo, come gli ultimi, di cui tanto si occupò nella scuola di Barbiana.

I consiglieri della maggioranza parlano di un affiancamento dei due grandi personaggi, di una titolazione ugualmente importante per Don Milani. Ma ci si chiede perchè non intitolare qualcosa di nuovo a Don Luigi Sturzo, anziché TOGLIERE, perché così è stato, qualcosa al prete di Barbiana? Questa soluzione era stata suggerita nell’ambito della discussione avvenuta in Consiglio di Circoscrizione, ma non è stata considerata possibile dall’attuale maggioranza.

La realtà è che l’intenzione di questa maggioranza di centrodestra pare essere più lo sfogo di una prova di forza che il dare risalto ad un personaggio storico illustre come Don Sturzo, di cui nessuno discute i meriti.

Prato, 17-12-2009
Gruppo dei Consiglieri del Partito Democratico
Consiglio Circoscrizionale Prato Est

Enrico Aiazzi, Giulia Ciampi, Giuseppe Francesco Gori, Carla Guerrini, Roberta Lombardi, Francesco Ricciarelli, Marco Sapia, Simone Tripodi

2) SALA DON MILANI ‘RIBATTEZZATA’ DON STURZO, POLEMICA A PRATO

(ANSA) – PRATO, 18 DIC – Le prossime riunioni del consiglio della circoscrizione est di Prato si svolgeranno nella sala don Luigi Sturzo e non più nella sala don Lorenzo Milani. Non un cambio di locale, ma un cambio di nome, voluto dalla nuova maggioranza di centrodestra con conseguente polemica con il centrosinistra, in minoranza. La sala infatti è sempre la stessa, solo che ora porta il nome del fondatore del Partito popolare mentre prima era intitolata al priore di Barbiana al quale adesso è stata dedicata la biblioteca circoscrizionale, finora mai ‘battezzata’. La decisione è stata presa a maggioranza nella riunione del consiglio di circoscrizione tenutasi nove giorni fa – nel corso del quale c’é stata anche una lunghissima discussione sulla presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici – grazie a una mozione presentata da due consiglieri di maggioranza, Giulio Mencattini dell’Udc e Andrea Antonio Bonacchi del Pdl. Un cambio di nome che già campeggia negli atti di convocazione della circoscrizione, anche se nessuna targa è stata apposta alla sala: del resto non c’era neanche prima per don Milani. Il centrosinistra, che ‘battezzo” per primo la sala con il nome di don Milani, non ha però gradito. Già nel corso della riunione di nove giorni fa la giovane consigliera Giulia Ciampi (credente e del Pd) aveva posto l’accento sul fatto che “Sturzo e Milani avrebbero forse litigato sull’opportunità o meno di votare democristiano ma questi due uomini di grande levatura non si sarebbero mai sognati di litigarsi il nome di una sala, di una scuola o di una strada”. Insomma don Milani continua, a pochi chilometri dalla parrocchia di san Donato a Calenzano dove scrisse ‘Esperienze pastorali’, a far discutere. L’unica differenza è che, anziché a Barbiana, stavolta è stato mandato in biblioteca. (ANSA).

Joshua Madalon

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…eppur si muove!

…eppur si muove!

Sono ritornato dalle vacanze con un po’ di stanchezza. Indubbiamente, non sono state le solite vacanze ma semplicemente una sorta di trasloco temporaneo tra quella che è la casa della nostra famiglia e quella dei nostri genitori. Chi ha seguito le mie “chiacchiere” a ruota libera dal buen retiro flegreo sa che abbiamo vissuto una quotidianità anche colta ma lontana dall’agone politico che invece ho ritrovato tornando a casa. A Prato. E così con la giusta e necessaria lentezza stiamo costruendo “Prato in Comune”, ispirata con desiderio di distinguersene, alle Città in Comune già avviate. Dopo l’avvio del 6 ottobre stanno per partire alcuni Gruppi di lavoro. Avranno una caratteristica “aperta” di ascolto. Solo una breve introduzione e poi attraverso la richiesta di partenza ciascuno è invitato a portare un contributo di idee. Lo slogan potrebbe essere “Sei invitata/o a partecipare non (solo) per ascoltare ma (soprattutto) per analizzare e proporre”.
Non sono previsti sproloqui; sono utili e sufficienti anche gli stimoli. I Gruppi di lavoro cominceranno il loro percorso per enucleare un programma amministrativo alternativo di Sinistra. Di tanto in tanto poi si svolgeranno momenti assembleari per compattare le idee espresse attraverso i tavoli di Lavoro.
Questi sono i temi. Non troverete la “summa” di ogni argomento. Ve ne sono alcuni essenzialmente trasversali, come ad esempio il classico riferimento ai “giovani”.

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1)Intercultura. Accoglienza, inclusione. Nuova cittadinanza. Giustizia sociale: si riunisce martedì 23 ottobre ore 21 al circolo di Cafaggio – Via del Ferro Referente Tommaso Chiti 3334671628

2) Sanità pubblica e sociale. Casa e nuove povertà. Verrà comunicato a brevissimo quando e dove sarà convocato.

3) Modello di città. Urbanistica. Piani operativi. Ambiente. Servizi locali. Mobilità sostenibile. Si riunisce venerdì 26 ottobre ore 21 presso il circolo arci di Viaccia – referente: Leonardo Becheri 3332450963

4) Lavoro. Sistema produttivo. Si riunisce mercoledì 24 ottobre ore 21 presso il circolo Arci di San Giusto – Piazza Gelli – referente Andrea Martinelli 3392277903

5) Cultura. Formazione continua. Scuola. Sport. Verrà comunicato a brevissimo quando e dove sarà convocato.

6) Decentramento e Democrazia partecipata. Patti di collaborazione. – si riunisce mercoledì 26 ottobre ore 21 presso il circolo Arci di San Paolo, Via Cilea – Referente: Giuseppe Maddaluno 3465259722

J.M.

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reloaded Pasolini, don Milani, Gramsci e Danilo Dolci sarebbero degli “incompresi” (anche) oggi

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Pasolini, don Milani, Gramsci e Danilo Dolci sarebbero degli “incompresi” (anche) oggi

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L’affermazione è semplice, forse una delle tante banalità cui il web ci ha abituati, ma continuando a leggere e rileggere le pagine di questi grandi uomini del secolo scorso e praticando le piattaforme dei social mi rendo sempre più conto che questi personaggi “incompresi” nel loro tempo avrebbero il fiato corto anche oggi, di fronte ad una società sempre più immiserita culturalmente, sempre più imbarbarita nei rapporti umani e sociali, incapace di risollevarsi da una crisi epocale che ha fatto smarrire artificiosamente la bussola delle ideologie, rendendo tutto nebbia, melma, fanghiglia indistinta. Essendo poi inevitabilmente protagonisti dell’attualità, non necessariamente di primo piano e non solo, portiamo la stessa responsabilità di tutti quelli che noi accusiamo: il mondo politico, quello culturale, quell’altro dell’impresa e della finanza rappresentano questo degrado nel quale noi nuotiamo. La frammentazione politica, collegata alle pretese poco più che personali di quadri dirigenti cresciuti esclusivamente per concorrere a carriere proprie e dei propri “grandi” sostenitori sta creando un brodo di coltura di gruppi reazionari che non promette nulla di buono per il futuro (fascisti, neonazisti, oltranzisti di sinistra); la Cultura, complice una Politica scolastica sempre più burocratica e meno umana, sempre più legata alla formazione di futuri “schiavi”, sta divenendo un semplice strumento mercantile ad uso di lobbies finanziarie ed industriali.
Di fronte a tutto questo proviamo una certa consolazione mentre, nel chiuso delle nostre aule o dei nostri studi privati, scorriamo le pagine dei “grandi” del secolo scorso. In esse la denuncia di un “disastro”, un’apocalisse prossima ventura della quale non siamo riusciti a comprendere la gravità.
Forse non tutto è perduto, ma occorrerebbe che il personale politico rinsavisse e facesse lo stesso il mondo della Cultura.
Non mi riferisco purtroppo per ora a nessuna delle forme partitiche vecchie e nuove che si sono profilate negli ultimi giorni o che lo faranno nei prossimi. Occorre uno sforzo immane di generosità, una capacità di fare qualche passo indietro personale per consentire di fare qualche passo avanti collettivo.

Non avverto tuttavia ancora questa consapevolezza e mi fanno paura soprattutto più le “ipocrisie” degli annunci che i “silenzi”!

Quel che è particolarmente strano, forse lo è per me ma non per tanti altri, è l’occasione che mi ha sollecitato a scrivere questo post: non ci avevo pensato fino a questo tardo pomeriggio.
Ho letto un’intervista che il giovane e bravo giornalista Stefano Feltri fece a Fabrizio Barca nel 2013: è pubblicata in apertura del libro “La traversata – Una nuova idea di partito e di governo” edito da Feltrinelli nella collana Serie Bianca”.
Da quel tempo è passata un’eternità: eppure sono appena quattro anni. Archeologia politica che ha tuttavia una funzione straordinariamente illuminante su quel che si poteva fare, su quel che si è fatto. Si poteva costruire una Sinistra nuova, si è distrutta quel poco che c’era.
Rileggendo quelle pagine si può comprendere molto del disastro che ha compiuto Renzi e tutte/i coloro che lo hanno sostenuto pensando al proprio tornaconto o inconsapevolmente. Soprattutto a queste/i ultime/i inconsapevoli consiglio vivamente di procurarsi il libro e rendersi conto di quanto è avvenuto.

A presto con riflessioni politiche e culturali

Joshua Madalon
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PRATO IN COMUNE – prove di dialogo (intorno ad un caso recente)

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PRATO IN COMUNE – prove di dialogo (intorno ad un caso recente)

“No, non sono per niente d’accordo!” Roberto è stato assertivo in modo netto.
Eppure, avevo bisogno di portare un esempio per poter poi ulteriormente confermare ed affermare la necessità di una visione diversa da quella prettamente ideologica rispetto alle multiformi realtà. Il “punto di vista” che non rinnega la validità dei valori collegati alla libertà, alla richiesta di giustizia sociale connessa al bisogno sempre più impellente di raggiungere l’eguaglianza tra le diverse classi. “Est modus in rebus” con cui affrontare non necessariamente in modo moderato ed ambiguo, a dirla tout court “riformista”, le diverse questioni. Ribadisco dunque che non si riuscirebbe a fare un solo passo in avanti senza mettersi a disposizione dialettica non pregiudiziale nei confronti di coloro che a prima vista appaiono nostri avversari. Bisognerebbe convincersi che alcune persone ed alcuni eventi tra quelle e quelli che incontriamo potrebbero essere utili a comprendere meglio la realtà che vogliamo trasformare e non è detto che non si riesca a trovare delle ragioni che suffraghino pienamente la realizzazione dei valori in cui crediamo. C’è una modalità integralista che chiude completamente a saracinesca le porte del dialogo e finisce per non essere utile al progresso: d’altronde, si può essere ancora più convinti delle “proprie ragioni” dopo un dialogo, dopo l’approfondimento delle “ragioni degli altri”. Certamente da soli o in piccola compagnia ci si sente sicuri e protetti, ed è infinitamente più comodo! Diversamente c’è da faticare, utilizzando il cervello in modo aperto e senza condizionamenti. E, dopo questo preambolo, scendiamo nello specifico: non ho condiviso la posizione di una parte della Sinistra e dei Giovani Democratici in relazione alla scelta che il Consiglio d’Istituto della scuola “San Niccolò” ha approvato all’inizio di questo anno scolastico concernente il divieto di utilizzare a scuola la lingua cinese da parte dei bambini e ragazzi di quella nazionalità.
Di primo acchito anche a me è apparsa una scelta antilibertaria ed ho condiviso l’opinione di chi la osteggiava anche se nelle affermazioni di chi la proponeva ed in quella di chi la combatteva trovavo da subito delle profonde verità. Perchè – mi sono chiesto – non incrociarle? Immagino che siano queste le modalità che attengono ad educatori e politici nel tentativo di migliorare il nostro mondo. La contrapposizione non rende facile l’esistenza e crea altri muri.
La scelta della scuola “San Niccolò” è indubbiamente quella di chi ha un ruolo specifico nel campo dell’educazione; tocca al “politico” andare oltre ma per “procedere” bisogna parlarsi; altrimenti ciascuno rimane nella convinzione delle “proprie ragioni”.

Joshua Madalon

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PRATO IN COMUNE; verso i Gruppi di Lavoro – Decentramento e partecipazione attiva diffusa

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PRATO IN COMUNE; verso i Gruppi di Lavoro – Decentramento e partecipazione attiva diffusa

L’esperienza degli ultimi dieci anni e quella ad essa precedente sollecita tutti noi ad una riflessione sulla crisi della partecipazione attiva sui territori, in primo luogo quelli più periferici.
Abbiamo provato a porre in evidenza negli anni come a questa necessità le istituzioni contrapponevano una visione essenzialmente centralistica del coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini, anche se nei progetti e nelle scelte amministrative non si risparmiavano ad indentificarle come “strumenti partecipativi”. Nei fatti quella modalità di presentare le scelte appariva sempre più una sorta di giustificazione per avere un “via libera” da parte di un gruppo sempre più ridotto di persone interessate, ma succubi di interessi poco più che personali.
Non si vogliono certo riproporre esperienze del passato vantandole come “età dell’oro”, anche se non si può mettere da parte tutto il bagaglio di risorse umane e di progettazioni che in quell’ambito sis ono prodotte e che hanno fatto crescere la capacità “politica” reale forgiata sul rapport diretto con I territori.
Alcuni di noi sono stati protagonisti di quelle stagioni e potranno essere utili in un’elaborazione progettuale future che riporti l’attenzione giusta sulle problematiche delle frazioni, che non possono essere accontentate semplicemente con una mano di vernice o poco più, quando mancano di strutture vitali per il tempo libero e la Cultura, per lo Sport ed il sociale.
Dobbiamo recuperare il tempo perduto e proporci all’attenzione della gente con idee innovative che partano tuttavia da un primo contatto fatto soprattutto di ascolto. Evitiamo di essere proponenti semmai ideologici ma apprestiamoci ad organizzare incontri. Dopo questo momento pubblico nel quale ci presentiamo per farci riconoscere cominciamo a marciare creando collegamenti per condividere ed aggregare.
La crisi delle Circoscrizioni è stato il segnale della distanza sempre più forte tra le forze politiche che governavano la città e la voglia di partecipare in modo più diretto da parte dei cittadini. Indubbiamente la pratica della Democrazia ha avuto anche dei costi ed è su questi problem che in gran parte surrettiziamente si sono prodotte le fratture che hanno poi condotto alla scelta dell’abolizione “in toto” di quelle istituzioni di secondo grado. Appellandosi alla legislazione che prevedeva la non obbligatorietà di istituire quegli organismi in città che non superassero I 250.000 abitanti come si ricava dall’art. 17 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), il Comune di Prato scelto di non dotarsi dal 2014 di tale strumento democratico.
Senza tuttavia proporre alternative concrete e coerenti con le affermazioni politiche di valorizzazione delle periferie. Tali interventi peraltro nel periodo 2014-2018 sono stati essenzialmente operazioni elitarie che non hanno coinvolto la popolazione, nè nella fase elaborativa nè in quella decisionale e realizzativa.
Sarà opportuno nel costruire questa serie di incontri sui territori non chiudersi nella convinzione di essere in possesso dell’assoluta poco più che unica verità .

Dobbiamo avere grande rispetto per chi ancora guarda al PD e per chi ha continuato anche nella crisi a sostenerlo, dobbiamo essere noi in grado di portarli ad aderire ad un progetto che non deve essere nuovo, ma deve riutilizzare gli strumenti della Democrazia che sono stati “rottamati” dalla politica negli ultimi anni, lasciando credere che non fosse più necessario stare a discutere. Indubbiamente ha funzionato il messaggio che la Politica trascorresse troppo tempo a ragionare su questioni marginali all’interno dei Circoli e delle Sezioni. Era certamente vero nel senso che si investivano risorse fisiche nel chiuso e si abbandonavano le strade, i condomini, le piazze, i mercati.
Accanto al messaggio del PD, un Partito che non aveva mai risolto del tutto ( e non lo ha fino ad ora ) le contraddizioni della sua genesi a freddo, fatto proprio dai nuovi adepti e da quelli vecchi e scaltri che andavano approfittando dell’aria nuova che tirava e che affermava che la nuova Politica avrebbe fatto a meno di tanti sproloqui, andava emergendo in modo prorompente un profondo discredito popolare della classe politica che tendeva ad affermare un nuovo modello di Democrazia, quella “digitale”,
Sarebbe opportuno far comprendere ciò che fondamentalmente risulta evidente: la proposta di far Politica attraverso l’utilizzazione del web che il Movimento 5 stelle ha diffuso con evidente successo risulta “esclusiva” e “sospetta”.
Induce alla solitudine.
Noi vogliamo combattere la rassegnazione attraverso l’impegno attivo.
Fondamentalmente sarebbe bene ricordare che prima o poi la Storia busserà alle nostre porte e dobbiamo essere poi pronti a rispondere, ma non [ detto che ne avremo le forze. Compito di chi ha capelli bianchi ( non parlo solo di me che ne ho pochi anche se bianchi ) e storie da ricordare: anche quello di assumere un ruolo defilato ma utile.

Ritornando alla questione della partecipazione, vorrei qui riproporre solo a titolo esemplificativo la proposta che un gruppo di ex PD del Circolo di San Paolo aveva avanzato nel 2014.

Democrazia sostanziale, economia sociale di mercato e territorio
a) Dopo le Circoscrizioni
Fra i temi più specifici che vorremmo affrontare c’è la indubbia necessità di trovare una soluzione rapida (ma ponderata in modo serio ed utile) ai problemi che scaturiranno con la fine dell’esperienza del Decentramento attraverso le Circoscrizioni. Cosa proponiamo per mantenere ed accrescere (visto che da molti erano considerate inadeguate a corrispondere ai nuovi bisogni) una funzione di “relazione di prossimità” in un periodo così complesso e difficile come quello che stiamo vivendo?
Il tema è complesso e sarà organizzativamente ed amministrativamente “trasversale”.
Qui di seguito poniamo una serie di quesiti “aperti”. Li elenchiamo .
a) Occorrerà riflettere su quali siano i compiti inderogabili che le attuali Circoscrizioni hanno avuto da mantenere e da cui prendere le mosse in modo tassativo

b) Interventi concreti su base di volontariato (molti già nel precedente incontro hanno sottolineato che sarebbe stato necessario nelle precedenti esperienze che non vi fosse alcun compenso a favore di chi si occupava di Decentramento), ma all’interno di un apparato organizzativo retribuito, tenendo in servizio “ad hoc” una parte del personale amministrativo attualmente impegnato
c) Censire spazi pubblici (Scuole – Chiese – ecc…) e sedi associative (ARCI, UISP, MCL, Case del Popolo, Patronati, ecc….) e di volontariato (Pubblica Assistenza, Misericordia, Croce d’Oro) disponibili sui territori
d) Costituire “condomini\ comitati di strada” con uno o più responsabili\referenti dell’Amministrazione
e) Costituzione di “Pro-loco” in tutti i paesi – laddove non esistano già

f) Rivitalizzare tutto ciò che c’è nell’associazionismo privato occupandosi del “Sociale”, del “Tempo Libero”, della “Cultura”, del “Territorio – Ambiente ed Urbanistica –Viabilità ed avere

g) contatti diretti attraverso i referenti di strada anche con i “Cantieri” (buche, perdite d’acqua, ecc…)

Temi e tempi del sub-progetto

Nella sua trasversalità dal punto di vista dei temi e tenendo conto anche dei tempi di realizzazione del presente Progetto, che noi vediamo come “parte” del nostro intervento sul territorio, questo argomento avrà una assoluta priorità rispetto a tutti gli altri. Nel corso degli ultimi giorni abbiamo avviato anche delle consultazioni sia a livello locale (con una seduta de “La Palestra delle Idee” dedicata esplicitamente a ciò) sia a livello nazionale, attraverso contatti con la realtà di La Spezia, con quella di Bergamo e di Reggio Emilia. I tempi di attuazione saranno suddivisi in

1) Fase preparatoria tramite confronti con gli Amministratori circoscrizionali storici locali e incontro con amministratori di altre città (febbraio-marzo 2014);
2) Verifica degli strumenti amministrativi e legislativi a disposizione incontrando funzionari dello Stato e della Regione Toscana (Stato – Regione Toscana)marzo 2014;
3) Enucleazione proposte attuative di politica “partecipata” sui territori, a partire da quello di San Paolo (aprile-maggio 2014);
4)Attuazione progressiva di “politiche partecipate” sul territorio (giugno-dicembre 2014).

Allo stesso tempo avvicinandoci ai nostri giorni possiamo avere come punti di riferimento per riprendere il cammino le analisi che altri in altri luoghi hanno prodotto insieme ai cittadini. Parlo in particolare del Programma amministrativo del candidato a Sindaco di Pisa per la coalizione “DIRITTI IN COMUNE” ma non solo.
E infatti andando alla ricerca di “buone pratiche” perché non tener conto dell’elaborazione che in altre città, come Bologna e Napoli, è stata prodotta in tema di Patti di collaborazione attiva tra cittadini e Amministrazione e che sta dando ottimi frutti.

Joshua Madalon

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LE DESTRE si battono con la chiarezza non con gli inganni

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LE DESTRE si battono con la chiarezza non con gli inganni

“Uniamo le forze per battere le Destre!” è l’invito a volte pressante che molte anime belle indirizzano a coloro, a tutta evidenza “anime dannate”, che invece pensano a costruire un’alternativa chiara e riconoscibile a Sinistra, molto critica sulle politiche neoliberiste del Partito Democratico. Un assembramento intorno a quest’ultima forza politica non può prescindere dalla valutazione negativa sulle scelte depressive non solo e non tanto in campo economico ma soprattuto nel Sociale portate avanti dai Governi più recenti, che non si sono distinti da quelli precedenti della Destra berlusconiana e finiana. Peraltro, e qui svolgo un inciso, non più tardi di 12 ore fa il buon Matteo Richetti intervenuto a “Piazza Puulita” noto programma di approfondimenti poltici ha forse involontariamente sostenuto che l’attuale Governo grigioneroverde si va caratterizzando per molti aspetti in continuità con quelli precedenti. Anche questo ci mancava!
Un abbraccio pur condizionato da necessità varrebbe a dire che non ci si distingue e così come è accaduto per l’esperienza del 4 marzo con la lista LeU che ondeggiava tra l’alternativa ed il sostegno al PD il risultato sarebbe inevitabilmente disastroso. Potrebbe servire solo al PD per raggranellare qualche zero virgola in più ma mortificherebbe l’intelligenza della vera Sinistra. Potrebbe essere utile al PD per sterilizzare dei potenziali avversari ma non contribuirebbe a cambiare la sorte della contesa finale.
Negli ultimi giorni a Prato abbiamo assistito sia alla nascita di un nuovo soggetto plurale di Sinistra, “Prato in Comune”, del quale sto trattando ampiamente essendone partecipe, sia la discutibile uscita dal PD da parte di Massimo Carlesi per approdare a “Democrazia Solidale” un soggetto liberal chic del Centro strabico. Forse si rivolgerà al PD sostenendolo, facendosi portavoce di una realtà cattolico centrista moderata ma incerta e quella parte cattolica delusa dalle politiche amminsitrative dell’attuale Sindaco Biffoni. Su Carlesi che ben conosco dirò altro in prossimi post.
“Liberi e Uguali” da parte sua vive una profonda crisi di identità. A dire il vero questa viene da lontano, sin dalla sua nascita. A Prato non posso non ribadirlo si è assistito ad una pantomima assurda nell’atto stesso della costituzione di un piccolo gruppo consiliare che non è stato in grado di formulare un progetto alternativo che, d’altronde, da un lato avrebbe prodotto frizioni ma avrebbe dall’altro contribuito fattivamente a migliorare, rivitalizzandola, la politica locale. Non ci si è distinti ed anche il risultato locale e nazionale ne ha risentito: LeU è stata vista come una sorta di riserva di compensazione del PD da parte di quell’elettorato grillino che si voleva agganciare e di sacca di traditori da parte di molti elettori “democrats” che accusavano prima e dopo i sostenitori di quella lista di avere la responsabilità dell’insuccesso del Partito Democratico.
La distanza di sensibilità politica tra gli ex renziani sempre più renziani e il complesso della Sinistra si è acuita e qualsiasi tentativo di riavvicinamento ha l’aspetto del ricatto. Fronteggiare le Destre, a Prato ma anche nel Paese, si può: con una politica chiara che dia risposte serie e concrete ai bisogni, prendendo da chi ha troppo (e molto spesso quel troppo non ha origine nella legalità) e fornendo a chi ha meno o poco o niente il necessario per vivere dignitosamente non da solo (non parlo di reddito di cittadinanza ma di “salario minimo garantito”); con una politica che abbatta con efficacia le solitudini e che premi l’impresa sociale, che si occupi dei beni ambientali e culturali rivitalizzandoli, che affronti le emergenze senza isterie, che rispetti le differenze e le diversità riconoscendone e sviluppandone il valore.
Tutto questo (e altro) non lo si può fare con chi non lo ha saputo o voluto fare finora.

Joshua Madalon

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…a microfono aperto….

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…a microfono aperto….

In pratica, stiamo viaggiando a fari spenti. Non c’è un “governo” che ci indichi la strada. E non mi riferisco alla pur confusa e pericolosa accozzaglia grigioneroverde nazionale ma al tentativo di incanalare in un alveo comune di Sinistra gruppi vari, partiti ed associazioni che si riconoscano nel voler essere alternativi al Partito Democratico, impostore sostenitore di una bandiera di Sinistra.

Da una parte c’è chi accelera in modo sconsiderato, dall’altra chi invece frena per bloccare possibili deragliamenti. In mezzo c’è invece chi ambirebbe a costruire un progetto che, partendo dai documenti ispirati a valori comuni ed approvati congiuntamente senza alcun remora o distinzione, sviluppi la sua azione sul territorio, contando sulle adesioni.

C’è una buona attenzione intorno al Progetto di “PRATO in Comune”.
D’altronde poco o nulla, più nulla che poco, si intravede come alternativa reale alla Destra. La sciatteria dell’amministrazione comunale ed in primo luogo la scarsissima attitudine a governare dimostrata in più occasioni dal primo cittadino, e la dichiarata compromissione sin dagli esordi con parti della città che oggi, come peraltro ieri, non fanno velo delle loro simpatie con la Destra più estrema, non lasciano più dubbi intorno al fatto che ci sia un elettorato di Sinistra, deluso ed orfano ormai da tanto tempo, al quale rivolgere maggiore attenzione. Ovviamente non è pensabile porre dei limiti di carattere ideologico al progetto da costruire. Se lo scrivo è perché ne ho il profondo timore, pur con il massimo rispetto nei confronti di chi questi limiti pone o sopporta in silenzio. Qualcuno tempo addietro ha detto, prendendosi i giusti impropèri, che “con la Cultura non si mangia”. Era ed è un imbecille! Ma non mi sento di essere, io, un imbecille, se affermo che “con le mere ideologie non si va avanti”. Possono servire per formare e consolidare dei valori, ma non si può pensare che i problemi reali si risolvano con le parole. Occorrono atti, scelte coraggiose; occorre dare risposta concreta alle questioni concrete: la disoccupazione, la mancanza di un reddito dignitoso, l’illegalità diffusa assurta a valore dove i più furbi sono i migliori e tutti gli altri dei fessi, una giustizia sociale generale che consenta a chi più ha di dare di più, anche sotto forma di impresa e di investimento.
Anche per questi motivi, non ci si può chiudere in un recinto ideologico ma bisogna aprirsi al confronto dialettico.
Se questo non è considerato fondamentale, possiamo anche fare a meno di impegnare il nostro tempo in un’impresa, che in definitiva sarà autoreferenziale, elitaria ed in ultima analisi fallimentare.
Dall’altra parte c’è chi guarda al Partito Democratico come punto di riferimento per fronteggiare le Destre. Trovo questo ragionamento, ricattatorio se non fosse anche pretestuoso e gratuito. Ne parlerò in un prossimo post.

Joshua Madalon

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PRATO IN COMUNE – i gruppi di lavoro parte 2

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PRATO IN COMUNE – i gruppi di lavoro parte 2

Dobbiamo avere grande rispetto per chi ancora guarda al PD e per chi ha continuato anche nella crisi a sostenerlo, dobbiamo essere noi in grado di portarli ad aderire ad un progetto che non deve essere nuovo, ma deve riutilizzare gli strumenti della Democrazia che sono stati “rottamati” dalla politica negli ultimi anni, lasciando credere che non fosse più necessario stare a discutere. Indubbiamente ha funzionato il messaggio che la Politica trascorresse troppo tempo a ragionare su questioni marginali all’interno dei Circoli e delle Sezioni. Era certamente vero nel senso che si investivano risorse fisiche nel chiuso e si abbandonavano le strade, i condomini, le piazze, i mercati.
Accanto al messaggio del PD, un Partito che non aveva mai risolto del tutto ( e non lo ha fino ad ora ) le contraddizioni della sua genesi a freddo, fatto proprio dai nuovi adepti e da quelli vecchi e scaltri che andavano approfittando dell’aria nuova che tirava e che affermava che la nuova Politica avrebbe fatto a meno di tanti sproloqui, andava emergendo in modo prorompente un profondo discredito popolare della classe politica che tendeva ad affermare un nuovo modello di Democrazia, quella “digitale”,
Sarebbe opportuno far comprendere ciò che fondamentalmente risulta evidente: la proposta di far Politica attraverso l’utilizzazione del web che il Movimento 5 stelle ha diffuso con evidente successo risulta “esclusiva” e “sospetta”.
Induce alla solitudine.
Noi vogliamo combattere la rassegnazione attraverso l’impegno attivo.
Fondamentalmente sarebbe bene ricordare che prima o poi la Storia busserà alle nostre porte e dobbiamo essere poi pronti a rispondere, ma non [ detto che ne avremo le forze. Compito di chi ha capelli bianchi ( non parlo solo di me che ne ho pochi anche se bianchi ) e storie da ricordare: anche quello di assumere un ruolo defilato ma utile.

Ritornando alla questione della partecipazione, vorrei qui riproporre solo a titolo esemplificativo la proposta che un gruppo di ex PD del Circolo di San Paolo aveva avanzato nel 2014.

Democrazia sostanziale, economia sociale di mercato e territorio
a) Dopo le Circoscrizioni
Fra i temi più specifici che vorremmo affrontare c’è la indubbia necessità di trovare una soluzione rapida (ma ponderata in modo serio ed utile) ai problemi che scaturiranno con la fine dell’esperienza del Decentramento attraverso le Circoscrizioni. Cosa proponiamo per mantenere ed accrescere (visto che da molti erano considerate inadeguate a corrispondere ai nuovi bisogni) una funzione di “relazione di prossimità” in un periodo così complesso e difficile come quello che stiamo vivendo?
Il tema è complesso e sarà organizzativamente ed amministrativamente “trasversale”.

…parte 2 ….. continua

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PRATO IN COMUNE – verso i gruppi di lavoro

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PRATO IN COMUNE – verso i gruppi di lavoro


L’esperienza degli ultimi dieci anni e quella ad essa precedente sollecita tutti noi ad una riflessione sulla crisi della partecipazione attiva sui territori, in primo luogo quelli più periferici.
Abbiamo provato a porre in evidenza negli anni come a questa necessità le istituzioni contrapponevano una visione essenzialmente centralistica del coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini, anche se nei progetti e nelle scelte amministrative non si risparmiavano ad indentificarle come “strumenti partecipativi”. Nei fatti quella modalità di presentare le scelte appariva sempre più una sorta di giustificazione per avere un “via libera” da parte di un gruppo sempre più ridotto di persone interessate, ma succubi di interessi poco più che personali.
Non si vogliono certo riproporre esperienze del passato vantandole come “età dell’oro”, anche se non si può mettere da parte tutto il bagaglio di risorse umane e di progettazioni che in quell’ambito sis ono prodotte e che hanno fatto crescere la capacità “politica” reale forgiata sul rapport diretto con I territori.
Alcuni di noi sono stati protagonisti di quelle stagioni e potranno essere utili in un’elaborazione progettuale future che riporti l’attenzione giusta sulle problematiche delle frazioni, che non possono essere accontentate semplicemente con una mano di vernice o poco più, quando mancano di strutture vitali per il tempo libero e la Cultura, per lo Sport ed il sociale.
Dobbiamo recuperare il tempo perduto e proporci all’attenzione della gente con idee innovative che partano tuttavia da un primo contatto fatto soprattutto di ascolto. Evitiamo di essere proponenti semmai ideologici ma apprestiamoci ad organizzare incontri. Dopo questo momento pubblico nel quale ci presentiamo per farci riconoscere cominciamo a marciare creando collegamenti per condividere ed aggregare.
La crisi delle Circoscrizioni è stato il segnale della distanza sempre più forte tra le forze politiche che governavano la città e la voglia di partecipare in modo più diretto da parte dei cittadini. Indubbiamente la pratica della Democrazia ha avuto anche dei costi ed è su questi problem che in gran parte surrettiziamente si sono prodotte le fratture che hanno poi condotto alla scelta dell’abolizione “in toto” di quelle istituzioni di secondo grado. Appellandosi alla legislazione che prevedeva la non obbligatorietà di istituire quegli organismi in città che non superassero I 250.000 abitanti come si ricava dall’art. 17 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali), il Comune di Prato ha scelto di non dotarsi dal 2014 di tale strumento democratico. Senza tuttavia proporre alternative concrete e coerenti con le affermazioni politiche di valorizzazione delle periferie. Tali interventi peraltro nel periodo 2014-2018 sono stati essenzialmente operazioni elitarie che non hanno coinvolto la popolazione, nè nella fase elaborativa nè in quella decisionale e realizzativa.
Sarà opportuno nel costruire questa serie di incontri sui territori non chiudersi nella convinzione di essere in possesso dell’assoluta poco più che unica verità.