Chi tempo e tempo aspetta, tempo perde

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Chi tempo e tempo aspetta, tempo perde

Sarò brevissimo! Laconico! Sintetico!

Si aspettava settembre per riprendere il cammino di “Prato A Sinistra”. Sta passando ed ottobre non promette per ora nulla di buono!
C’è chi si occupa di un Movimento e lavora per esso; c’è chi si occupa del suo “campicello” e non mostra più attenzione se non in modo ipocrita, mostrando (ma solo mostrando) disponibilità; c’è poi chi afferma che non si muoverà se gli altri non sono chiaramente disponibili.
Io mi aspetto però che “tutti” si assumano la responsabilità del disastro prossimo venturo, perchè facendo così non coinvolgeranno le centinaia e migliaia di “homeless” politici che confluiranno su astensione e qualcosa d’altro!
Io credo sia del tutto chiaro che non è per nulla possibile un accordo, preventivo e non solo, con il Partito Democratico. E, vivaddio!, non lo si può ipocritamente affermare e poi non agire di conseguenza. E, allora, se fosse così, ditelo e non ingannate la gente! E non vi sorprendete, come delle verginelle, che vi si dia di “cortigiani”!
A questo punto sarò disponibile a sobbarcarmi, senza nulla pretendere, e – lo ripeto – senza nulla pretendere (sono stanco da molto dei soliti “giochini”), alla creazione di un percorso di ALTERNATIVA.

E'lora

Ora è il momento, non ci saranno molte altre occasioni!

JOSHUA MADALON (Giuseppe Maddaluno)

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UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – terza parte

Pubblico questo testo in più parti per evidenziare quanto si sarebbe potuto realizzare e quanto si sia perduto – Oggi abbiamo solo una strada: quella della SINISTRA Unita ed Alternativa

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – terza parte


COMITATO DI PRATO PER IL PARTITO DEMOCRATICO DELL’ULIVO

Prato 12 dicembre 2006 –
Dopolavoro Ferroviario
Incontro con i Partiti

(…vedi prima parte 20 settembre e seconda parte 21 settembre)

A Montecatini siamo andati a portare soprattutto due messaggi:

1) il rinnovamento della politica e della democrazia (lo slogan della manifestazione era infatti “RINNOVIAMO LA POLITICA”) si ottiene anche con un rinnovo generazionale e noi vogliamo puntare soprattutto sui giovani;

2) la questione dell’equilibrio dei generi è fortemente collegata al rinnovamento della politica, perché si riesce a portare più donne a partecipare direttamente alla politica se si costruiscono nuove regole per la selezione delle classi dirigenti politiche ed amministrative del nostro Paese.

Abbiamo, anche per questo, deciso subito di avere, pur nella loro provvisorietà, due Coordinatori – una donna ed un uomo – ed i due delegati per Montecatini sono stati scelti con lo stesso criterio così come le due persone che, pur a titolo e con compiti diversi, sono stati inseriti in un organigramma nazionale della Rete dei Cittadini per l’Ulivo.

Abbiamo approvato un Regolamento interno smilzo, essenziale, puntato sugli obiettivi prioritari espressi negli articoli 2, 3 e 4.

Oggi siamo il Comitato di Prato per il Partito Democratico dell’Ulivo aderente alla Rete dei Cittadini per l’Ulivo. Abbiamo dei rappresentanti ufficiali, abbiamo degli obiettivi comuni, abbiamo delle proposte da sottoporre alla città e pensiamo di doverlo fare soprattutto alle forze politiche interessate alla creazione del nuovo Partito Democratico.

Una delle questioni prioritarie parte dalla consapevolezza personale di ciascuno di noi, che occorra dare un senso alla nostra operatività politica. Ciascuno di noi per quello che può, per quello che sa, per quello che sa fare, metterà a disposizione le sue energie, e lo farà con maggiore convinzione e tenacia se l’obiettivo sarà chiaro e condiviso.

E’ necessario far risorgere in noi prima che negli altri, ma poi soprattutto negli altri, la passione per la politica. Bisognerebbe davvero che l’obiettivo del POTERE fosse sostituito da quello del PIACERE e ci viene in mente la sollecitazione verbale di don Milani, “I CARE”.
Sentiamo che si avverte forte il bisogno, anche se a volte prevale lo scoramento, di restituire forza e dignità morale all’agire politico.
Verrebbe da dire che prevale la sensazione che tutto ciò che facciamo alla fine è inutile, poiché sembra che niente cambi, il pensiero che si tratti di una valutazione qualunquistica ci sfiora ma se ci guardiamo intorno, abbiamo paura che ciò sia vero.

Pur tuttavia non sempre le chiacchiere sono del tutto vuote, e la corsa – reale – all’accaparramento dei posti di potere è un elemento che ha ingenerato quasi sempre dei danni, fra cui, uno dei più gravi, è quello della disaffezione di gran parte della gente verso la Politica. Così come non si può continuare a fingere che alcune scelte, alcuni progetti, alcune proposte non siano, anche in questa città, state adeguatamente accompagnate sin dal loro primo avvio procedurale dal confronto e dal dibattito giusto e necessario.

Questo modo di agire crea poi il vuoto intorno agli amministratori ed ai politici; ma il vuoto viene poi colmato da quelle forze radicali ed estremistiche che strumentalizzano lo scontento e la sfiducia ed aizzano i cittadini male informati contro le nostre Amministrazioni.

La nostra città, Prato, anche per questa incapacità evidenziata negli ultimi tempi, è caratterizzata da un assordante silenzio. Non c’è dibattito, non c’è confronto, è una città decadente. Lo diciamo con senso critico, forse addirittura autocritico, e lo diciamo senza acredine, lo diciamo con preoccupazione, con partecipazione, anche se ci aspettiamo rapide amorevoli smentite; Noi diciamo e affermiamo allo stesso tempo che anche la nostra presenza, pur con i nostri limiti, intende essere di stimolo per contribuire a riaprire in questa città un dibattito all’altezza degli obiettivi che si propone di raggiungere, che merita di raggiungere.
Invece sembra quasi che si sia rinunciato a confrontarsi ad aprirsi a discutere; prova ne sia quel Piano Strategico della città di cui non si sa più niente.

….fine terza parte…. continua….

a cura di Joshua Madalon

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UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – seconda parte

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Pubblico questo testo in più parti per evidenziare quanto si sarebbe potuto realizzare e quanto si sia perduto – Oggi abbiamo solo una strada: quella della SINISTRA Unita ed Alternativa

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – seconda parte


COMITATO DI PRATO PER IL PARTITO DEMOCRATICO DELL’ULIVO

Prato 12 dicembre 2006 –
Dopolavoro Ferroviario
Incontro con i Partiti

…………… (vedi prima parte 20 settembre)

In questo ultimo periodo, proprio quando le difficoltà del Governo emergevano, è apparsa ancora più importante e non più rinviabile la costruzione del nuovo Partito Democratico: è necessario avviarsi verso una semplificazione del quadro politico, con aggregazioni su contenuti e idealità condivise anche se provenienti da radici culturali diverse; è ancora più necessario rinnovare la nostra democrazia con una iniezione di democraticità e trasparenza anche all’interno dei partiti per recuperare alla fiducia nell’azione politica il mondo giovanile che protesta sull’onda dell’antipolitica, del qualunquismo della non partecipazione (sono tutti uguali). Abbiamo oggi, di fronte, un grandissimo pericolo segnalato da Amato, quello di scivolare lentamente nel populismo, nello sfruttamento cinico di ogni protesta egoista e spesso non consapevole, non riflettuta, preda di aspettative che sembrano immediatamente non rispettate, il salario non è raddoppiato, i fondi per la scuola non sono quadruplicati, la precarietà sul lavoro non è stata annullata, non c’è ancora il matrimonio per i gay, si vuol distruggere la famiglia …. E così via in un crescendo di proteste su tutto e il contrario di tutto. Abbiamo bisogno di un rinnovamento, il partito democratico, che risvegli il bisogno di discutere con consapevolezza sulle necessità primarie di cittadini che vogliono esprimere il proprio pensiero, abbiamo bisogno di coinvolgere nel dibattito le competenze di cittadini che quotidianamente lavorano ed affrontano problemi per i quali hanno in mente soluzioni, abbiamo bisogno di una grande forza politica che dia slancio e fiducia a cittadini che vogliano costruire il futuro per sé e per i propri figli.

Da un anno a questa parte nella nostra città si è notata la presenza di un gruppo di cittadine e di cittadini impegnati, in un primo tempo, a sostenere la candidatura di Romano Prodi nelle Primarie, e successivamente a supportare, nella fase più calda della campagna elettorale, il Governo dell’Unione e la prospettiva di formare un Partito Democratico “nuovo” – non un nuovo Partito, ma un Partito “nuovo”.

Alcuni si sono impegnati a mettere in piedi dei momenti di dibattito, di confronto sul “Programma”, in particolare intorno alle tematiche della Formazione. Allo stesso tempo in Prato sono stati organizzati incontri pubblici intorno al tema del Partito Democratico. Il tutto è stato realizzato con la partecipazione delle forze politiche, in primo luogo dei DS e della Margherita (ma si è notata la presenza dello SDI, dei repubblicani Europei e dell’Italia dei Valori), quasi sempre (interessante è stato il dibattito organizzato dai giovani della Margherita o quello organizzato da Baroncelli e Tomada al Palazzo Novellucci) su nostra sollecitazione.

Già al ritorno dalle ultime vacanze estive (ma l’idea era stata già espressa più volte prima di allora) alcuni di noi avanzavano la proposta di costruire una struttura leggera del Comitato perché superasse parte dei limiti creati dal volontarismo, quali ad esempio l’impossibilità di essere riconoscibili (al di là di quei due, tre leaders), l’assenza di un punto di riferimento concreto nella città e fuori di essa sia per le forze politiche che per la cosiddetta “società civile” cui si ritiene ci si debba prioritariamente rivolgere e proporre.

Abbiamo coltivato l’idea di aderire ad una delle Associazioni che agiscono sul territorio nazionale e siamo entrati in contatto con esse in più occasioni: volevamo organismi leggeri che assomigliassero poco o niente alla forma Partito ed alla fine abbiamo optato per la Rete dei Cittadini per l’Ulivo, fortemente consolidata in Toscana, soprattutto a Lucca, Livorno, Pistoia, Fiesole, Firenze e Grosseto.
Abbiamo costituito un’Associazione che aderisce alla Rete e, come tutti sapete, abbiamo avuto il tempo di partecipare con due delegati all’Assemblea Nazionale, riuscendo ad ottenere un riconoscimento insperato, che sa tanto per noi tutti di investimento per il futuro.

….fine seconda parte….

– a cura di J.M. —

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UN DOCUMENTO pro memoria – prima parte

Pubblico questo testo in più parti per evidenziare quanto si sarebbe potuto realizzare e quanto si sia perduto – Oggi abbiamo solo una strada: quella della SINISTRA Unita ed Alternativa

UN DOCUMENTO pro memoria – 12 dicembre 2006 – prima parte


COMITATO DI PRATO PER IL PARTITO DEMOCRATICO DELL’ULIVO

Prato 12 dicembre 2006 –
Dopolavoro Ferroviario
Incontro con i Partiti

Negli ultimi mesi si discute sempre più intensamente di questo nuovo soggetto politico che si chiama Partito Democratico.

Bisogna dire che non è sempre stato così, che vi sono stati periodi alterni durante i quali questo percorso veniva dato per interrotto più o meno in modo irrevocabile, si avanzavano dubbi irrisolvibili, si fermava il cammino, poi si riprendeva, poi ci si fermava nuovamente.

Tutto questo “balletto” di posizioni è stato interpretato dagli italiani come un rifiuto di gran parte degli uomini politici verso la formazione di un Partito che, prevedendo una destrutturazione, se pur accortamente e prudentemente guidata, degli organismi dirigenti delle attuali forze politiche, dovrà essere costruito su forme nuove, su regole nuove e puntare soprattutto su risorse umane in parte fresche raccolte fra quelle donne e quegli uomini che finora non hanno voluto o saputo appassionarsi alla Politica. Questo è accaduto anche a Prato ma poi ci ritorneremo su.

Il Partito Democratico di cui parliamo ha per ora un suo leader, e questo è chiaramente Romano Prodi. E nella nostra città l’attuale Presidente del Consiglio ha avuto estimatori già da prima che egli decidesse di impegnarsi in politica. E qui, a Prato, come in tante altre città, sono sorti i Comitati per Prodi, e successivamente un altro passaggio successivo con i Democratici per Prodi rispondendo ancora una volta a quella idealità profonda che ancora oggi ci ispira, dal momento che anche in questo nuovo progetto nel quale ci siamo lanciati vorremmo sottolineare la forte idealità ed un sano pragmatismo.

Nell’ultimo anno i passi incerti verso il futuro Partito Democratico hanno quasi vanificato quella forza prorompente espressa il 16 ottobre 2005 con le Primarie; al resto ha provveduto in modo negativo una legge elettorale oggettivamente pessima ed un avvio di legislatura caratterizzato da un assalto al potere fra poltrone di prima fila e comodi strapuntini di lusso. A tutto questo si aggiunga la difficoltosa capacità di comunicare gli intendimenti reali sottesi in una Finanziaria in perenne trasformazione che ha creato una grande confusione ed una perdita reale di credibilità fra gli elettori del Centrosinistra.

—- fine prima parte —-

J.M. (tra i redattori di questo Documento)

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LE SCUSE (e molto altro): preambolo, in ed end

esodo 2

LE SCUSE (e molto altro)

Preambolo

Non è inusuale scusarsi con persone deboli, incapaci di comprendere la propria naturale limitatezza (quella che, d’altronde, appartiene a noi umani).
Lo faccio, acquisendo progressivamente la certezza di aver sollecitato nervi scoperti.
Lo faccio, precisando che alla fin fine “chi è causa del suo mal…….”.
Se si vuole essere sempre più “marginali” non tenendo conto dei precedenti, e quindi della storia “piccola” e della Storia “grande”, continuando sulla stessa strada, a nulla valgono gli improperi stimolanti, così come a nulla valgono le “scuse”. Rischiano di rimanere soltanto delle reciproche offese ed a poco o nulla servono le “scuse”.
E non è neanche utile identificare in questo o quel modo i comportamenti individuali pseudopolitici; o ancor più, da “affine” non tocca a me sanzionarli: lo hanno fatto, e lo faranno (se le cose non cambiano) i cittadini. Ecco perché sono doverose le mie “scuse” ma non risolverebbero i problemi se non vi è reale resipiscenza della drammaticità del momento.

In

Negli ultimi mesi si è andata delineando una certa tendenza da parte di quegli irriducibili sostenitori di una Politica che operi principalmente sui valori della Democrazia, della Libertà, della Giustizia sociale per poter invertire il corso delle scelte governative degli ultimi venti-trenta anni che ha prodotto un maggior divario tra ricchezza e povertà.
Quel che è tuttavia apparso ancor più drammatico è la assoluta indifferenziazione tra coloro che al Governo hanno rappresentato la Destra e coloro che oggi nello stesso ruolo sostengono di essere la Sinistra. In questa “melassa” indistinta, questo “blob” anonimo, si sono inseriti i “dilettanti” del M5S che hanno raccolto voti da Destra, da Centro e da Sinistra, donando motivazioni provvisorie agli scontenti.
A ciascuno di noi tocca prioritariamente occuparsi del proprio territorio; pochi di noi possono vantare una Cultura ed una Conoscenza politica a livello nazionale. E dunque è su noi stessi che dobbiamo giocare il nostro futuro. Poco o nulla dovrebbero contare le scelte nazionali, e soprattutto queste ultime non dovrebbero influenzare le nostre, che richiedono riflessioni, decisioni e scelte che non hanno bisogno di un “via libera” a noi estraneo.
I tempi dovrebbero essere maturi: come accade in natura, più in là si va, ciò che oggi è maturo si decompone.
In sintesi e al di là di ulteriori metafore naturalistiche la scelta di avviare un percorso unitario delle realtà (associative, politiche ed individuali) della Sinistra pratese non può essere rinviata troppo a lungo.
“Necesse est” ritornare ad incontrarci, partendo dai documenti già approvati (Carta di intenti e Bozza di Statuto) per avviare riflessioni sul “Progetto di Alternativa 2019”.
La forte ambiguità di un Governo cittadino, vassallo di interessi estranei, incapace di operare scelte autonome ed accondiscendente alla volontà di altri, non può essere tollerata.
In questo momento appariamo anche noi ambigui ed indeterminati, probabili facili prede di sirene accattivanti (in ciò si senta offeso chi vuole ma dimostri nelle scelte il contrario). Occorre ridare nuovo vigore al Progetto.
Il nostro lavoro innanzitutto deve essere orientato a costruire un solido e ben distinto progetto di Alternativa che possa aggregare l’interesse dei tanti che dichiarano, da Sinistra, di non sentirsi rappresentati dal PD, che hanno pian piano perso la speranza e vagano nel novero delle astensioni o vengono presi da “cattivi pensieri”.
Occorre anche lavorare per costruire alleanze all’interno della società civile, professionale ed imprenditoriale, imparando a non essere pregiudizialmente diffidenti, ascoltando anche le opinioni diverse (spesso sottolineo l’esigenza di attaccare quelle che sono le ambiguità della Sinistra nella sua “prassi”: parliamo anche di questo!).

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End

Chi scrive non lo fa per ottenere riconoscimenti ma perché “osa” scrivere ciò che pensa ed è stanco, come tanti altri che invece tacciono, di questa profonda “ignavia”, questo “traccheggiamento” tattico che serve soltanto a pochi, piccoli o medi o grandi “pescecani”, e non fa nulla per risolvere i problemi.

J.M.

Foto di Agnese Morganti

ANNIVERSARI: Danilo Dolci e Antonio Gramsci – due riflessioni

ANNIVERSARI: Danilo Dolci e Antonio Gramsci – due riflessioni

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Non è “Democrazia” il parlare parlare parlare e poi non progettare per realizzare e poi “non” realizzare ciò di cui si è parlato e progettato. E’ solo un orpello, una parola vuota che non risolve i problemi della gente.
Danilo Dolci in una delle brevi liriche contenute ne “Il Limone lunare” scrive

E’ solo un parlatoio
questo, e non un centro di cultura
come dice di essere:
vi ci sfilano i nomi più importanti
come comete –
si parla e riparla.

Eppure è irto di sbirri
che goffi tentano di non dar nell’occhio.

E, poi, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico 2017/18, vorrei dedicare ai miei colleghi in servizio una parte del lungo articolo pubblicato da Antonio Gramsci il 29 gennaio del 1916 su “Il Grido del Popolo”. Era firmato come di norma con le lettere iniziali del suo nome e cognome, ALFA GAMMA”. Non lo commenterò, augurandomi che possa essere interpretato in modo positivo.

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Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri. Serve a creare quel certo intellettualismo bolso e incolore… che ha partorito tutta una caterva di presuntuosi e di vaneggiatori…. Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di piú di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.
La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per evoluzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà, come avviene nella natura vegetale e animale in cui ogni singolo si seleziona e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L’uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. Non si spiegherebbe altrimenti il perché, essendo sempre esistiti sfruttati e sfruttatori, creatori di ricchezza e consumatori egoistici di essa, non si sia ancora realizzato il socialismo….

Joshua Madalon

I GIOVANI E LA MEMORIA

I GIOVANI E LA MEMORIA

I giovani non possono avere memoria di ciò che non hanno vissuto, di un tempo in cui non hanno vissuto. Devono “fidarsi” e spesso si fidano di persone che hanno obiettivi individuali e che interpretano la realtà secondo una loro specifica obiettività. Anche io non ho vissuto il tempo delle divisioni ideologiche della parte centrale del primo Novecento; sono nato poco dopo ed ho imparato a distinguere tra le diverse ideologie orientandomi verso quella che privilegiava i valori della libertà, della democrazia, della giustizia sociale, senza conculcare con la violenza l’opinione e l’espressione di queste. Negli ultimi tempi si sono diffusi alcuni interventi istituzionali tesi a non concedere l’uso di spazi pubblici per manifestazioni neofasciste. Qualcuno ha ben pensato che, allo stesso tempo, occorresse prevedere di non concederle anche ai “comunisti”. Al di là delle “mie” personali predilezioni, non si può certo equiparare il fascismo italiano con il comunismo di questo Paese. A parte il fatto che il primo è stato sconfitto, che mi sembra debole giustificazione; certamente il secondo ha preso parte alla Resistenza alla pari dei cattolici e dei liberali, e si è distinto poi nell’elaborazione della Carta costituzionale per affermare ideali comuni a tutti gli altri Partiti. All’interno di quella Carta vi è la XII disposizione transitoria

« È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.

Una successiva Legge, quella del 20 giugno 1952, n. 645 (cosiddetta legge Scelba) in materia di apologia del fascismo, sanziona

«chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e «chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

E, poi, nessuno di noi “comunisti italiani” nega che il “comunismo sovietico” abbia fallito, comprimendo e soffocando ogni libertà personale, ogni dissenso. Non c’è in noi alcuna nostalgia: tutt’altro! Piuttosto siamo scontenti di questa Democrazia incompiuta e continuiamo a lottare per realizzarla.

Oggi, proprio in questo quadro di estrema confusione politica alcuni giovani, strumentalizzando alcune paure reali o percepite utilizzando le prerogative fondamentali della Democrazia sancite dall’art. 21 della Costituzione, che nei primi due commi afferma « Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. », si organizzano in formazioni neofasciste, inneggiando ai protagonisti della storia del Novecento, che utilizzarono la violenza contro i loro oppositori. Oggi quei giovani “senza memoria” prendono quelle bandiere sporche di sangue e alzano voci minacciose contro la Democrazia. I loro sostenitori e sostentatori li sobillano, consapevoli o inconsapevoli poco importa.

Ritornando ai giovani di qualsiasi parte, continuo a dir loro che occorre “studiare, ascoltare, riflettere” senza lasciarsi prendere da emozioni fasulle costruite su miti lontani e fondamentalmente negativi. Le grandi “rivoluzioni” sono state realizzate costruendo progetti nuovi ed originali.
Diffidate dalle “imitazioni”!

Joshua Madalon

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Foto UCCA

reloaded LA SINISTRA Peter Pan

Peter Pan

LA SINISTRA Peter Pan

Crescere è uno degli effetti naturali dell’esistenza, anche se non sempre il passare degli anni ci migliora; eppure l’esperienza dovrebbe essere d’aiuto così come la conoscenza dei fatti storici, da quelli recenti a quelli più lontani, riportati dai testi di Storia o raccontati da testimoni diretti.
Essere adulti significa anche sapersi staccare dai cordoni ombelicali, quelli reali e quelli ideali; vale a dire quelli della famiglia di appartenenza (dal punto di vista prettamente esistenziale è un fattore naturale) e quelli dei gruppi con cui ci si è accompagnati per un periodo della vita (quelli dell’infanzia, della scuola, dell’adolescenza e via via, fino ad andare alle passioni comuni, sportive, ricreative, sentimentali, culturali e…politiche). Bisogna sapere accettare come ineludibili questi distacchi, elaborando più rapidamente possibile i lutti.
Alla difficoltà dei distacchi contribuisce con forza anche l’avvertimento di una grande “sicurezza” nel grembo materno e familiare, che molto spesso concede vantaggi di ogni tipologia, dalla sensazione di poter essere protetti dagli attacchi esterni (il “gruppo” come branco) alla certezza di poter ottenere dei vantaggi anche economici che, uscendo da quel “grembo”, non proteggerebbero più i transfughi.
Il dibattito sulla SINISTRA mi intriga ma mi angoscia allo stesso tempo.
La SINISTRA deve crescere, non solo numericamente, ma psicologicamente. Deve staccarsi dal cordone ombelicale di una forza politica che non si è impegnata e non si impegna a rispettare una parte considerevole di se stessa. Anche per questo, madre-matrigna, merita di essere abbandonata. Una forza politica, quella beninteso sedicente Democratica, che ha sempre meno a che fare con le posizioni di SINISTRA. E’ necessario dunque prendere il largo staccando le gomene, alzando le vele. Occorre sapere costruire una vera ALTERNATIVA; la parola deve avere un suo significato preciso: occorre costruire un PROGETTO, partendo dalla gente, con la quale bisogna parlare, facendosi riconoscere come ALTERNATIVI nel vero senso della parola. La gente, il popolo non ha più fiducia nella Politica; e come dar loro torto! Tanti ciarlatani girano il nostro mondo parlando bene ma poi sottomettendosi a dei compromessi che mettono in dubbio le loro parole, a cominciare dal termine “Democrazia”.
E fino a quando la SINISTRA non impara a fare la SINISTRA, della quale c’è un immenso bisogno (e lo possiamo comprendere tutti i giorni), finirà per contare davvero poco. Ai “soloni” che prefigurano la “necessità” di fare accordi con la forza politica maggioritaria lancio l’invito a farsi da parte ed a bussare direttamente (fanno prima, no?) a quella porta. Forse temono di ricevere “in anticipo” pugni sui denti e calci nel culo? Perché è quello il destino poi di una SINISTRA servile. Perché un elettore dovrebbe votare per un “leccaculo”? Personalmente, o mi asterrei, o voterei l’originale o mi rivolgerei ad altra forza che mi attragga nell’imminenza del voto. Ecco: chiediamoci come mai una forza fondamentalmente “ruspante” dal punto di vista culturale di infimo livello (si piglia quel che passa il “convento” del web!) come il M5S riesca a competere in questo panorama politico dei nostri giorni
La SINISTRA ha praterie ampie, sconfinate, ma non ha mai imparato a crescere.

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GRAMSCI e la Rivoluzione Russa – pillole di ANNIVERSARI con un articolo del 15 settembre 1917

GRAMSCI e la Rivoluzione Russa – pillole di ANNIVERSARI con due articoli del 25 agosto e del 15 settembre 1917

L’altro giorno abbiamo pubblicato un nostro post sul tema della Rivoluzione russa, analizzando alcuni aspetti collegabili al mese di settembre 1917.
Abbiamo anche accennato a Gramsci ricordando il nostro impegno a mantenere viva la memoria di quel grande uomo, politico, filosofo, storico, narratore.
Abbiamo annunciato peraltro gli incontri sul tema della Rivoluzione russa (a novembre saranno 100 anni dal suo compimento), aiutati anche dal prof. D’Orsi.
Oggi, 15 settembre 2017, vi trascriviamo due degli scritti di Antonio Gramsci pubblicati (anche se non firmati) su “Il Grido del Popolo” del 25 agosto e del 15 settembre 1917. Il primo è dedicato a due protagonisti avversari di quella Rivoluzione. Ovviamente Gramsci è a Torino e conosce solo quanto gli viene raccontato in tempi sfalsati. Poco egli sa di quanto sta avvenendo in contemporanea che è in minima parte quello che abbiamo trattato l’altro ieri su questo Blog, anche se il suo acume gli consente di comprendere pienamente quanto sta avvenendo. D’altra parte tra i suoi informatori c’è il prof. Concetto Omero cui appartiene lo stralcio riportato in partenza e riferito ad un articolo di quest’ultimo, dal titolo “Diagnosi interessata” e pubblicato su “L’Avanti!” del 10 agosto 1917.
Ricordiamo che Kerenski, dopo le “giornate di luglio” che erano state un nuovo annuncio della imminente “Rivoluzione”, il 6 agosto era diventato capo del governo.

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Lenin

Il grido del popolo

KERENSKY E LENIN

“Ecco così Kerenski mettersi da un lato contro la reazione che tenta rialzare la testa; eccolo all’opera, dall’altro lato, contro i massimalisti; ed ecco la dittatura che cerca, fra il proseguire della guerra e il desiderio di pace, il punto di appoggio nella tendenza media. Ma ecco Lenin ed i suoi fedeli lottare per la maggior conquista con quanto più è possibile imporre di rinunce ai detentori della ricchezza, non dimenticando che essendo il socialismo il punto di arrivo, occorre che le folle considerino il Governo d’oggi non come il legittimo rappresentante delle proprie aspirazioni, ma come il nuovo “migliore avversario” che ha preso il posto del peggiore avversario precedente”.

Questo lo stralcio di un articolo del prof. Concetto, stralcio di articolo che in brevi tratti fotografa chiarissimamente la situazione Russa compendiata nei suoi uomini più rappresentativi: Kerenski e Lenin. Per conto nostro aggiungiamo: forse Kerenski rappresenta la fatalità storica, certo Lenin rappresenta il divenire socialistico; e noi siamo con lui, con tutta l’anima.

LA RUSSIA E’ SOCIALISTA

Le avanguardie degli eserciti del Kaiser, comandate dal generale Korniloff, marciano su Pietrogrado, per ristabilire l “ordine”, per ripristinare la decaduta autorità, per domare la rivoluzione. I “prussiani” di Russia tentano la riscossa. Era prevedibile, è nell’ordine naturale delle cose. I questurini, mandati al fronte a combattere, ritornano con Korniloff, come gli emigrati francesi tentarono ritornare con Brunswig per punire i ribelli che avevano abbattuto la Bastiglia. I giornali borghesi che hanno accusato Lenin di ogni nefandezza per l’insurrezione massimalista del luglio che doveva servire ad accelerare il ritmo della rivoluzione, ora chiamano Korniloff “salvatore della patria” e incominciano a dire che anche Kerenski è venduto ai tedeschi.
Ma la rivoluzione russa non sarà fermata. I “prussiani” di Russia possono anche impadronirsi di Pietrogrado, possono anche per un momento sembrare i trionfatori, ma non riusciranno mai a cancellare la rivoluzione avvenuta nelle coscienze in questi sette mesi, le esperienze attraverso le quali è passato il popolo russo. La Russia è socialista; il fermento socialista ha lievitato le masse e queste, se pure potranno essere compresse momentaneamente dall’ondata reazionaria, riprenderanno il loro slancio in avanti.

(All’inizio dell’articolo si fa riferimento al tentativo (sventato) di golpe ad opera del generale Korniloff)

Nei prossimi giorni seguiranno altri post su questo tema; sono utili come “anticipazioni” degli interventi che, a cura di Altroteatro (Antonello Nave) e mio, saranno svolti il 6 ed il 13 novembre a Montemurlo.

Joshua Madalon

Foto di Agnese Morganti

ANNIVERSARI continua PILLOLE sul 1917

ANNIVERSARI continua

PILLOLE sul 1917

Tra qualche settimana insieme ad Altroteatro a Montemurlo parleremo della Rivoluzione russa. Tre date: il 6, il 13 ed il 20 novembre. Nelle prime due utilizzeremo immagini e parole; nella terza avremo la collaborazione di un grandissimo esperto, il prof. Angelo d’Orsi che torna da queste parti dopo gli incontri degli inizi di giugno quando abbiamo parlato di Gramsci.
Queste che seguono sono PILLOLE di Anniversari e cioè – seguendo il percorso segnalato dal docente torinese di Storia del pensiero politico nel suo libro “1917 L’anno della Rivoluzione” – andiamo a trattare alcuni aspetti mese per mese. Siamo a Settembre e parliamo di quel che accadde a Settembre in Russia.

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Il mese di settembre del 1917 (100 anni fa) si aprì con la conclusione di una parte importante della prima guerra mondiale, combattuta nel Baltico tra la marina tedesca e la flotta russa.
A Pietrogrado era già insediato il governo provvisorio di Kerenskij ed i bolscevichi erano stati perseguitati (alcuni imprigionati altri costretti a nascondersi per evitare la prigione). La sconfitta di Riga condizionò inevitabilmente la parabola della Rivoluzione. I bolscevichi avevano sempre percorso la strada degli accordi con la Germania e si presentavano con un atteggiamento apparentemente pacifista in senso strumentale: il malcontento generale tra i militari e i civili (in gran parte operai e contadini) portò un deciso sostegno alla Rivoluzione tanto è che nel periodo giugno-settembre di quell’anno nelle Elezioni della Duma centrale e delle dume rionali di Mosca i socialisti rivoluzionari passarono da 58 a 14 membri, i Cadetti da 17 a 30; i menscevichi da 12 scesero a soli 4 membri, mentre i bolscevichi salirono da 11 a 47.
I socialisti rivoluzionari attraversavano un momento di grande difficoltà e sbandamento dovuto a forti divisioni interne, che portarono di lì a poco (il 25 ottobre) ad una scissione tra Socialisti rivoluzionari di Sinistra vicini e solidali con i bolscevichi e Socialisti rivoluzionari di Destra più simili ai menscevichi e per questo il Partito originario aveva già pagato caro in termini di voti e seggi tali scelte.
I Cadetti erano i membri del Partito Democratico Costituzionale che in in russo era “Конституционная Демократическая партия” e dalle iniziali K D emerse il nuovo nome. Si trattava di un partito di ispirazione liberale e si riferiva prevalentemente a quella parte della borghesia liberale che pur considerando importante la forma costituzionale privilegiava una matrice monarchica. Il successo relativo ma provvisorio nel periodo Giugno – Settembre è certamente dovuto al ruolo che questa parte ricopriva all’interno del Governo provvisorio panrusso, sorto dopo la caduta dello zar Nicola II e guidato da Kerenskji.
I menscevichi erano parte importante del Partito Operaio Socialdemocratico Russo e si erano progressivamente distinti dai bolscevichi guidati Da Lenin in modo netto relativamente al ruolo da svolgere in un futuro Governo. Per i menscevichi era importante partecipare al parlamento borghese allo scopo di educare progressivamente le masse per condurle poi alla Rivoluzione. I bolscevichi erano invece in pieno disaccordo su questo punto e forzarono la mano subito dopo il settembre. Tra menscevichi e bolscevichi le differenze anche relativamente alla guerra erano molto forti, essendo i primi sempre stati ambigui tra una opposizione morbida ed una difesa sostanziosa della guerra come “difesa della rivoluzione”.

Joshua Madalon

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