LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 4

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LE CIRCOSCRIZIONI A PRATO ED IL LAVORO DI COMPARTECIPAZIONE CHE CURAVANO (DA UN’ESPERIENZA DIRETTA) – UN NUOVO DOCUMENTO- PARTE 4

Fra gli interventi voluti dalla Circoscrizione nel corso della legislatura che si è chiusa, notevole è stato l’impegno nel settore dell’Educazione degli Adulti (EDA) che si è espresso in modo particolare con un Progetto finanziato dalla Comunità Europea, nel quale abbiamo potuto dimostrare il nostro ruolo guida, essendo impegnati in diverse iniziative pur con tantissimi partners, la maggior parte dei quali da noi espressamente coinvolti.
Abbiamo dato vita ad alcuni Circoli di Studio, proprio con l’obiettivo di conoscere meglio il nostro territorio (Mezzana, il Cantiere, la Cementizia, Gonfienti) con le sue trasformazioni nel corso degli ultimi decenni. Da questa attività abbiamo ricavato materiali interessantissimi che sono a disposizione degli studiosi e dei cittadini semplicemente curiosi di sapere qualcosa di più sul loro territorio.
Nell’espletamento del Progetto abbiamo costruito un rapporto molto stretto con la Circoscrizione di Bagnoli – Napoli, le cui trasformazioni territoriali negli ultimi due decenni sono un elemento di riflessione sul declino delle aree industriali e la loro riconversione.
Noi speriamo ancora una volta di poter studiare quelle trasformazioni soltanto in maniera accademica, sapendo che dalle diverse crisi cicliche, che la nostra area ha subito, siamo sempre (finora) riusciti a risollevarci. Ben tuttavia è abbastanza importante capire che una diversificazione, senza che si parli di abbandono, rispetto al settore del tessile, soprattutto in chiave turistico-ambientale, è oggi quanto mai opportuna. Il rapporto con la realtà napoletana ha visto un doppio impegno istituzionale con la visita nostra a Napoli nel luglio 2003 e quella dei nostri amici napoletani nel settembre dello stesso anno: poi i nostri impegni elettorali hanno rallentato i contatti, che andranno ripresi.

Nel settore dell’EDA la Circoscrizione ha avviato un rapporto molto stretto sancito da un’apposita ampia – e necessariamente generica – Convenzione con il “Buzzi”; abbiamo già realizzato due corsi di base di Lingua Inglese e di Informatica ed abbiamo già finanziato altri due corsi, sempre di base, per l’ultimo trimestre del 2004. Sarebbe nostra intenzione strutturare un intervento più efficace per una più massiccia diffusione sul territorio delle conoscenze almeno di base della lingua straniera e dell’informatica, rivolgendo la nostra attenzione particolarmente alla terza età: si pensa ad un’azione di tutoraggio continuo “on line”, per la cui realizzazione sarà necessario accedere a fondi europei.

Questo tipo di intervento realizzato con fondi europei (fra qualche settimana la Provincia pubblicherà i bandi appositi) potrebbe essere esportato in tutta la città.

Un intervento complessivo sul territorio andrà realizzato anche con l’apporto dell’altro Istituto Medio Superiore presente sul nostro territorio, il Liceo “Copernico”, con il quale stiamo avviando i primi passi per arrivare ad una Convenzione abbastanza simile a quella già stabilita con il “Buzzi”. Il Liceo “Copernico” peraltro ha già avanzato una serie di proposte che riguardano sia le problematiche giovanili sia la possibile acquisizione da parte degli adulti (si parla però soprattutto di giovani che abbiano superato la maggiore età ed abbiano bisogno di particolari competenze) di conoscenza delle nuovissime tecnologie informatiche.

Negli ultimi giorni del luglio scorso abbiamo avuto già un primo incontro con i referenti del “Copernico” che hanno espresso tutta la loro disponibilità ad una cooperazione attiva nei settori della formazione, della cultura e dello sport.

Va ricordato inoltre che in alcuni interventi di carattere formativo vi è una sottile linea di confine con altri settori, in particolare con quello delle attività sociali: è il caso del “punto ascolto per il disagio”, che si rivolge preventivamente verso i ragazzi delle scuole medie, e che si vorrebbe allargare alle scuole medie superiori, così come altri progetti che riguardano i più piccoli (18 mesi – 3 anni).

Allo stesso tempo forte è la contiguità fra gli interventi di tipo formativi e quelli relativi ai settori dell’ambiente, dello sport e della cultura. Ora andiamo a delineare il lavoro fatto nel settore della Cultura.

Come si può ben vedere, abbiamo cercato non solo di evidenziare i successi ma anche di sottolineare i punti grigi (non potremmo davvero chiamarli insuccessi) che necessitano di una verifica e di una messa a punto oppure, al limite, anche di un provvisorio o definitivo accantonamento. Ma se il lavoro finora non è mancato, partendo da quello che è stato realizzato, possiamo dire che il nostro impegno non potrà essere inferiore a quello fin qui profuso.

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LE MIE (o le nostre) TRE STRADE e Prato in Comune

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LE MIE (o le nostre) TRE STRADE e Prato in Comune

L’altro giorno ho avviato ad esprimere alcune mie riflessioni, per ricominciare il “mio” viaggio all’interno di questo Blog: un viaggio soprattutto che abbia un valore per me, prima che per tutti gli altri ai quali in ogni caso rivolgo la mia interlocuzione.
C’è una forma di disincanto, una sorta di pessimismo che, insieme alle contingenze familiari (lo ripeto: nulla di grave e serio, al di là del fatto che siamo stati costretti a mettere ordine in una congerie immensa di documenti, testi, fotografie ed oggetti che risalgono ad anni preistorici rispetto all’evoluzione tecnologica), ha imposto per alcuni di noi il dover rivedere alcune posizioni o, perlomeno, fare un tagliando intorno ai progetti che avevamo intrapreso.
Noi non siamo infinito, anche se solo per qualcuno di noi è riservata questa sorte: ma noi no, non siamo della partita.
Sono davanti a me per ora tre strade: la prima potrebbe essere quella di recuperare compagnie e luoghi praticati senza tuttavia tralasciare l’identità acquisita nel corso dei decenni; la seconda – la più improbabile – sarebbe quella di abbandonare del tutto la pratica politica; la terza – per me la più convincente e la più attraente – porterebbe ad una valorizzazione delle recenti elaborazioni allo scopo di rilanciare in modo più forte ed identitario alcune tematiche già presenti nel progetto di Prato in Comune.
Va bene aver allontanato dal Governo la Lega e Salvini, ma occorre allo stesso tempo sottolineare che non si può sopportare molto più a lungo il “ricatto” che ti porta a subire alcune scelte che non abbiano le necessarie caratteristiche di discontinuità: non ci può essere alcuna contiguità con il precedente Esecutivo. Sotto l’aspetto pragmatico “di basso profilo” gli interessi comuni tra PD, una parte della Sinistra ed il Movimento 5 stelle sono legati al bisogno di mantenere intatte le leve del Potere e dei sottopoteri più a lungo possibile, allontanando i tempi della crisi con l’obiettivo comprensibile – ma è poca cosa – di modificare i rapporti di forza.
A livello locale sarebbe molto importante dopo aver scelto insieme la terza “strada” farsi promotori di proposte nelle quali assumere ruoli riconoscibili dal punto di vista identitario.
Alcuni temi presenti nel programma elettorale per le amministrative del maggio-giugno 2019 hanno bisogno di essere declinati e coniugati, soprattutto perché è necessario far emergere le incongruenze insite in alcuni aspetti dei programmi dei nostri contendenti di Centrosinistra che oggi amministrano la città. Alcune di quelle parti programmatiche sono state scopiazzate da emissari dal volto angelico e frequentemente vengono riproposte in modo chiaramente demagogico ma essenzialmente vuoto nei contenuti pratici.

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LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- parte 3

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LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- parte 3

A causa delle ristrettezze finanziarie alcuni obiettivi di questo anno 2004 non sono stati realizzati: ci riferiamo soprattutto alla volontà espressa di conservare tutta la documentazione della maggior parte degli interventi da noi finanziati nelle scuole, allo scopo di costruire un punto di riferimento certo per gli operatori ed i fruitori che verranno. Per realizzare questo obiettivo (Archivio – Banca Dati delle produzioni scolastiche) occorrono risorse umane e finanziarie, che porterebbero ad un sicuro risparmio negli anni futuri, soprattutto con la creazione di nuove competenze specifiche all’interno degli operatori scolastici, che potrebbero sostituire anche solo in parte gli operatori extrascolastici, dei quali finora sia noi sia le scuole non abbiamo quasi mai fatto a meno: in ogni caso ogni anno noi invitiamo gli operatori scolastici a conservare possibilmente nella maniera più compatta possibile all’interno delle loro strutture la memoria del loro lavoro.

Nel lavoro comune con le Istituzioni scolastiche del territorio vanno ricordati anche alcuni momenti straordinariamente importanti, come il mercatino di solidarietà che si svolge a ridosso delle festività natalizie sotto i portici della Circoscrizione e soprattutto la festa di fine anno, dedicata alla musica, che si svolge nei giardini della Scuola Media “Pier Cironi”: l’allestimento di queste iniziative viene programmato con incontri ai quali partecipano anche i genitori dei bambini e dei ragazzi coinvolti.
La Circoscrizione vorrebbe intervenire anche in altre occasioni, come ad esempio il Carnevale, ma per motivi diversi, non ultimo quelli legati alle risorse, non è stato mai avviato un percorso in tal senso (nell’ultimo anno abbiamo contribuito all’iniziativa della Tenda di Mezzana). Un altro momento di rilevante importanza è stata la redazione del Calendario di Fine Anno, realizzato con alcuni bambini ed alcune maestre della Scuola “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Mezzana, che hanno allo stesso tempo partecipato alla collana “Mediateca della Memoria” di cui poi si dirà nella parte riservata alla Cultura.

Un obiettivo importante che la Circoscrizione ha cercato di realizzare, e per ora c’è riuscita solo in minima parte, è l’apertura al territorio di un Punto lettura (meglio sarebbe una vera e propria Biblioteca, ma questo è un sogno possibile se cambiano i tempi ed aumentano le risorse) a Mezzana, vista la disponibilità ampia da parte della Direzione Didattica del II Circolo e di alcuni operatori, all’interno di Progetti Lettura. Di questo argomento abbiamo già parlato con il nuovo Assessore alla Cultura ed abbiamo già sentito il Direttore della Biblioteca “Lazzerini” Franco Neri. In altre Circoscrizioni (penso in particolare alla Circoscrizione Ovest) sono stati avviati interventi in tal senso con il Bibliobus itinerante o con la costruzione di nuovi Punti lettura.

Nel corso della legislatura precedente si è lavorato molto con i bambini ed i ragazzi (quarta e quinta elementare, prima, seconda e terza media) all’interno di progetti come il Consiglio Circoscrizionale dei Ragazzi (CCR): questo progetto coinvolgeva tutte le cinque circoscrizioni, ma era particolarmente attivo qui da noi, anche per il contributo attivo ed operativo di alcuni consiglieri, prima interni poi esterni come la Tatiana Mancuso.
Abbiamo nella parte finale della legislatura deciso di svincolare la nostra Circoscrizione dal progetto complessivo, impegnandoci in un’operazione di rivalutazione, che ha già dato interessanti risultati: si sono svolte le elezioni nelle classi, si sono poi svolte le elezioni del Presidente e degli altri organi istituzionali, sono stati scelti i principali argomenti su cui impegnarsi: l’alimentazione, la sicurezza all’interno degli edifici scolastici, l’urbanistica (grande è stato il coinvolgimento delle giovani generazioni nell’intervento di Urbanistica Partecipata che si è svolto a Mezzana), la cura e la conoscenza del territorio e dell’ambiente.

….3 continua….

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 6

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Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 6

Le strade sono vuote…sarà il caldo e l’ora certamente non del tutto adatta a muoversi. Anche le case appaiono inanimate…solo di tanto in tanto si incontra qualche anima. Uscendo da uno di quegli androni che portano verso panorami inattesi anche se sperati incrociamo due giovani, una coppia che a tutta evidenza dovrebbe abitare proprio là, da dove noi usciamo. Apprezziamo la bellezza tralasciando tutto quello che di vetusto, anche se non trascurato, appare in modo diffuso.
Poco dopo incrociamo una strada che porta verso la Marina; non c’è traffico…crediamo insolitamente, immaginando il viavai dei giorni normali. Ancora un po’ d’ombra c’è sotto le file dei palazzi e si va in fila indiana fino all’incrocio principale della via che conduce al mitico Mercato di Pugliano, dove nel dopoguerra molti di noi riuscivamo a trovare i primi jeans americani oltre a tanti altri materiali di seconda mano. Resìna o Pugliano erano mete ambìte: trovavamo di tutto e gli stracci di Prato non li conoscevamo ancora o, meglio, nemmeno Prato li conosceva ancora.
Siamo entrati nel Parco archeologico brulicante di visitatori; un luogo anche gradevole, ordinato, ben diverso dal più gettonato Pompei. Là una grande confusione in una sorta di suk polveroso ricolmo di paccottiglie di cattivo gusto; qui un giardino amèno che prende il via subito dopo un ingresso austero in puro stile neoclassico. Prendiamo i biglietti e scendiamo verso l’ingresso vero e proprio dove troviamo spazi di inattesa eleganza e pulizia. Scendendo non abbiamo incrociato pseudo venditori di oggetti di scarso buon gusto; dentro c’è molta folla ma la qualità appare essere ben superiore di quella che, in altre occasioni abbiamo incrociato nella città principale. Pompei vive grazie ad una propaganda immeritata, ma costruita nel tempo lungo, un ruolo di primo piano, anche grazie alla complessità degli spazi. Ercolano è ben più concentrata e consente una migliore fruibilità al visitatore colto; Pompei la raffronto ad un moderno centro commerciale mentre Ercolano somiglia a quello che può essere oggi un “centro storico” di una città mediamente importante come può essere Prato, città che a tutta evidenza ben conosco.
Oltrepassiamo i tornelli e ci rechiamo in uno spazio chiuso con la speranza che sia ben fresco. C’è una mostra sulla storia di Ercolano con l’esposizione di pezzi rari e preziosi. “Splendori ad Ercolano” è infatti il titolo dove gli “……ori” risplendono dentro teche ben protette. Non c’è fila e noi entriamo, anche se poi dentro si sgomita per poterci affacciare su alcune di quegli scrigni. Non è solo per il fresco che si gode, ci sono anche comode panchine per riposare le membra stanche, ma è tutto il contesto che ci rende raggianti e felici per avere fatto questa scelta, oggi che è il 15 agosto. Continuano ad entrare intanto frotte di visitatori che rendono più difficile la fruizione. Ci sediamo prima di riprendere il cammino sempre all’interno dell’exhibition ed ecco che appare una figura elegante e statuaria vestita con giacca e cravatta, fa un cenno ad alcune giovani la cui divisa ci fa capire essere provvisorie custodi degli spazi.

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…continua….

Dove eravamo rimasti? riprendiamo il cammino – LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- parte 1 e 2

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LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- prima parte

Come avevo già scritto l’altro giorno, molti sono stati i documenti che attestano quanto fosse importante il lavoro nelle Circoscrizioni. Utilizzo materiale di prima mano – la mia. Il Blog ovviamente è aperto alla partecipazione di chi volesse ampliare tale documentazione.

Quello che segue è la conseguenza dell’intervento precedentemente pubblicato riferito ad un incontro di maggioranza di Centrosinistra nella Circoscrizione Est in apertura della legislatura 2004-2009. In questo caso relaziono ai membri della Commissione.

CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO
Commissione Formazione e Cultura
MARTEDI 5 ottobre 2004

Centro Polivalente don Lorenzo Milani – ore 21.00

Introduzione

Una delle prime frasi che un Presidente di una commissione dovrebbe rivolgere ai membri di essa è certamente: “Buon lavoro!”. Ancor di più, un augurio di buon lavoro, è importante per me che nei precedenti cinque anni ho avuto la fortuna di presiedere questa stessa Commissione e ritengo di aver ben lavorato insieme a tutti i membri sia di maggioranza che di opposizione, che in questo momento di ripresa dei lavori in una nuova legislatura ( e penso soprattutto a quelli che, per diversi motivi, hanno lasciato questo impegno ) voglio particolarmente ringraziare per la collaborazione anche critica che hanno fornito a questo territorio nell’arco degli ultimi cinque anni. Di quel gruppo qualcuno è ancora presente e potrà essere testimone del clima con il quale abbiamo operato pur nella diversità ideologica: è pur vero che il lavoro nelle Circoscrizioni ha una caratterizzazione tale da essere fortemente pragmatico ed operativo, e questo in particolare nel lavoro della nostra Commissione non ha mai comportato lacerazioni.

La nostra Commissione si occupa di due settori creativi, la Formazione e la Cultura, che consentono a tutti noi anche di esprimere le proprie caratteristiche peculiarità. Inoltre, proprio per il “turn over” che si è prodotto con queste nuove elezioni, vi è la possibilità di rinnovare il nostro impegno in questa Circoscrizione contando su nuove energie.

Ad essere precisi e schietti vorrei in primo luogo sottolineare il mio pieno convincimento che, pur essendo all’inizio di un nuovo periodo legislativo, in questo territorio per tutta una serie di interventi significativi realizzati, in particolare, nella scorsa legislatura, nei diversi settori di nostra competenza non si possa minimamente pensare che si parta dal cosiddetto “anno zero”.
Occorrerà dunque, nel ripartire, valutare, fra i diversi progetti, quel che ha funzionato pienamente, quello che bisognerà migliorare assieme a quello che necessariamente potrà essere accantonato definitivamente. Ad ogni modo, bisognerebbe riconoscere “in primis” la validità dell’intero impianto adottato nella scorsa legislatura, anche e soprattutto perché, nel costruire il programma di governo per questa legislatura, forte è stata la presenza della progettazione sia formativa che culturale. Il Programma al quale si fa riferimento, essendo anche il Programma della coalizione che ha vinto le elezioni, non potrà essere eluso, ma varrà la pena sostenerlo e con il contributo di tutti migliorarlo. Pensiamo, infatti, che anche l’opposizione non voglia lasciarsi sfuggire, nel proseguire il lavoro svolto nella passata legislatura, l’occasione di poter cooperare anche con i suoi spunti critici alla realizzazione di obiettivi che servono in particolare a tutti i cittadini del nostro territorio, a prescindere dalla loro collocazione politica.

Per quel che mi riguarda, nei settori della Formazione e della Cultura, ritengo opportuno aprire la più ampia riflessione sul lavoro già svolto perché è necessario che i consiglieri (eletti ed esterni) sappiano, e possano valutare il punto di partenza dal quale prendiamo le mosse per apportare adeguamenti e miglioramenti all’azione di governo amministrativo su questo territorio.

Ora affrontiamo in modo sintetico ma preciso quel che nei cinque anni (1999\2004) abbiamo realizzato nei settori della Formazione e della Cultura in questa Circoscrizione.

LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- seconda parte

Proseguo a riportare il testo del documento la cui prima parte ho pubblicato lo scorso 2 settembre

CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO
Commissione Formazione e Cultura
MARTEDI 5 ottobre 2004

Centro Polivalente don Lorenzo Milani – ore 21.00

La Formazione

Il lavoro nel settore della Formazione è stato caratterizzato da un’essenziale continuità rispetto alla legislatura precedente (1994\1999), tranne che per qualche aspetto di cui ora si parlerà.

L’impegno della Circoscrizione nel settore della Scuola si è configurato fino a tre anni fa in un intervento diretto su alcuni progetti condivisi: la nostra struttura amministrativa seguiva passo passo (soprattutto dal punto di vista finanziario) i progetti approvati. In pratica si operava così: la Circoscrizione (il Comitato Esecutivo, la Commissione e poi il Consiglio) stabiliva in sede di Piano Programma i macro argomenti su cui far confluire l’intervento finanziario. Di norma, in tutti questi anni i macro argomenti sono stati: l’ambiente, la multicultura, la memoria, la musica, la lettura.

Da tre anni in qua, con l’avvento dell’autonomia scolastica (autonomia soprattutto finanziaria, anche se le risorse poi le dovevamo mettere anche noi), abbiamo modificato di poco la modalità di intervento, lasciando alle scuole tutta la parte amministrativa con esclusione del preventivo e del resoconto finale, anche se alla Circoscrizione interessa soltanto questo ultimo (infatti noi spesso abbiamo coperto solo parte dei progetti, laddove il preventivo particolarmente “sostanzioso” si riferiva a progetti che ritenevamo interessanti, lasciando alle scuole il compito di reperire altrove le rimanenti risorse necessarie).

In pratica funziona così: le diverse realtà scolastiche presenti sul nostro territorio (due Circoli Didattici, il secondo ed il settimo; una Scuola Media Statale, la “Pier Cironi”; due istituti Medi Superiori, il “Buzzi” ed il “Copernico”; alcune scuole private), attraverso dei referenti, a volte supportati dai Dirigenti Scolastici stessi, vengono invitati a presentare – di norma all’inizio dell’anno scolastico – i loro progetti riferiti in particolare agli obiettivi istituzionali sopra espressi.
Nel corso degli ultimi anni, considerando questo settore fra le priorità da mantenere intatte nel limite delle possibilità, la Circoscrizione ha fatto di tutto per confermare i budget assegnati alle diverse realtà scolastiche del territorio, senza distinguere fra pubbliche e private, anche se per la caratteristica e la mole dei progetti proposti e realizzati la maggior parte degli interventi finanziari è stata appannaggio delle scuole pubbliche.

Nel prossimo futuro speriamo di poter mantenere questo nostro impegno, anche se i segnali già da qualche anno non ci aiutano in tal senso.

La Circoscrizione inoltre segue con incontri periodici sia di tipo collegiale sia individuale il percorso degli interventi con incontri con i referenti e gli operatori interni ed esterni chiamati ad operare, fin quando, di norma nelle ultime settimane di scuola, non si perviene alla realizzazione del progetto con mostre dei lavori svolti, relazioni aperte anche al pubblico esterno, performance dei gruppi degli studenti coinvolti. Molto interessante è stata in questo anno 2004 tutta la serie di interventi formativi e culturali, in parte finanziati dalla Circoscrizione, che hanno visto coinvolto il VII Circolo ed in particolare la Scuola della Castellina, che è stata intitolata a Fabrizio De Andrè.

Un quadro sintetico degli interventi realizzati, quest’anno, con le scuole della Circoscrizione è a vostra disposizione. Da quest’anno, al posto dell’unico primo incontro collegiale ho avviato già dalla scorsa settimana incontri riservati con ciascuna delle Istituzioni scolastiche del nostro territorio (pubbliche e private) nelle loro sedi per programmare i futuri interventi, verosimilmente quelli da realizzare nel 2005.

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dove eravamo rimasti? – Ritornare per conoscere e (ri)conoscere

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…dove eravamo rimasti?……………………………………………….

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere

L’ampia scelta del viaggiatore consapevole, quello che usa piedi e gambe ancora buoni a sostenere le menti, consente di poter variare in corso d’opera il percorso. E così Mary ed io in un Ferragosto bollente insieme ad una pletora di turisti, badanti ed accompagnatori vari – il 15 di agosto è un giovedì e, dunque, doppia festa – abbiamo deciso di visitare il Museo di Pietrarsa dedicato alla storia delle Ferrovie italiane, straordinariamente rappresentata da quella prima tratta che da Napoli portava a Portici inaugurata dai Borboni il 3 ottobre 1839, quel prototronco ferroviario costruito più per mera vanità dei regnanti che si spostavano da una reggia all’altra.
Internet ci aiuta con una delle sue applicazioni a controllare orari e costi. E quel che sorprende è proprio la voce di questi ultimi simile a quella di una corsa normale che dalla capitale flegrea porta alla Stazione di Piazza Garibaldi-Napoli centrale. Non ci importa molto dei costi che sono alla nostra portata ma scoprire che – tutto sommato – non avremo un aggravio ci incoraggia ad organizzarci.
Alla stazione faccio il biglietto sia per l’andata che per il ritorno. Per disabitudine ma forse anche per cultura chiedo all’edicolante di andare a Casarsa. E no, non siamo in Friuli ed il luogo si chiama Pietrarsa e non vi ha avuto dimora Pier Paolo Pasolini.
Siamo obbligati seguendo il consiglio dell’app inspiegabilmente poi a trasbordare a Mergellina: è strano perché il treno su cui dovremo salire proviene dalla stessa linea, parte da Campi Flegrei e transita fino a San Giovanni Barra. Per questo motivo non ci sarebbe niente di strano se il trasbordo avvenisse a Campi Flegrei, Piazza Leopardi, Mergellina, Piazza Amedeo, Montesanto, Piazza Cavour, Piazza Garibaldi, Gianturco o in estremo S. Giovanni Barra, dove termina la corsa: ma a quel punto si potrebbe scendere e salire sul treno che va verso Salerno o Sapri. Noi tra un dubbio e l’altro scendiamo a Campi Flegrei pensando che in questo modo non abbiamo problemi di trovare un posto comodo: il treno nasce proprio da qui.
Saliti a bordo in carrozze praticamente vuote Mary esprime tuttavia una sua perplessità: alla fin fine non le piace l’idea di visitare il Museo di Pietrarsa. Perchè mai non me lo ha detto prima? Ma tant’è. Il 15 agosto di quest’anno c’è anche una ulteriore possibilità da sperimentare, incoraggiata dalla gratuità. C’è tutto il complesso degli scavi di Ercolano ai quali oggi si accede senza pagare. Google Maps ci aiuta a capire come poterne approfIttare: in fondo possiamo visitare Pietrarsa e poi riprendere il treno: c’è soltanto una stazione dopo ed è quella di Portici Ercolano. Pietrarsa è già frazione del comune di Portici; ci vogliono meno di cinque minuti.
Arrivati a Piazza Garibaldi mentre i vagoni si riempiono di centinania di turisti finisce la parte sotterranea del tratto metropolitano che da Pozzuoli porta a Napoli centro. Nè Mary nè io siamo andati oltre in tanti anni di utilizzo del “metrò” e ci sorprende il panorama misto tra postmodernismo, archeologia industriale e degrado urbano. Passiamo a pochi metri dal quartiere Luzzati, sede delle vicende prodotte dalla penna fertile di Elena Ferrante. Dall’altro lato migliaia di container sovrapposti e accatastati come contemporanee artistiche installazioni disegnano un paesaggio che gareggia con lo skyline dei grattacieli del nuovo Centro Direzionale e la sagoma per niente rassicurante del Vesuvio. Strutture industriali vetuste e abbandonate sono inframezzate da boscaglie intricate vincenti mentre grovigli di strutture viarie mettono in evidenza l’incessante, malgrado il giorno di festa, lavorio umano. Il treno procede con paziente lentezza.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 2

Poco prima di arrivare a Pietrarsa si decide di compiere un illecito: non scendere e proseguire in deroga al biglietto di viaggio. Una sola unica stazione, meno di un chilometro. Al controllore laddove fosse apparso possiamo dire che ci eravamo distratti guardando il paesaggio. In verità il treno sosta qualche minuto ed il conduttore è là a pochi metri da noi per far ripartire il convoglio. Partito il quale, Mary ed io ci alziamo per andare in un’altra carrozza contromano rispetto alla direzione del treno. La prossima fermata è quella di Portici Ercolano. Abbamo deciso di andare a visitare il complesso archeologico della città vesuviana. Ciascuno di noi c’è stato nei tempi passati ma ci fa piacere ritornarci e, poi, oggi 15 agosto l’ingresso è libero e ci sono nuovi ritrovamenti rispetto a prima e nuove exhibition da seguire e gustare.
Pietrarsa si allontana anche se la struttura del Museo composta di alti hangar che si protendono verso il mare rimane sempre a vista mentre il porto di Portici con alcuni pescherecci alla fonda per la giornata festiva si avvicina mentre pochi bagnanti sostano sugli scogli e sulle rene sottili e qualche barca da diporto va fuori o entra.
E come previsto pochissimi minuti, meno di cinque trascorrono ed il treno si ferma nuovamente e noi scendiamo in modo furtivo. Ad essere giusti, non abbiamo commesso un vero e proprio illecito, dato che al ritorno dovendo riprendere quel treno a quella stessa stazione ci toccherà acquistare un biglietto di viaggio molto più costoso: una sorta di multa morale, una forma di contrappasso minimo. Il viaggiatore “fai da te” ha indubbiamente questi limiti.
Ad Ercolano ci eravamo stati, sì, ma arrivandoci in auto più o meno direttamente: nella cittadina eravamo già venuti da giovani per acquistare vestiario usato in un mercato molto rinomato ben prima di quello “pratese” chiamato Pugliano e Resìna dove arrivavano balle di panni usati dagli States.
Non conosciamo però quel luogo, è del tutto nuovo per noi, appena usciti fuori dalla stazione. Una chiesina marina con delle brevi scalinate sulla sinistra, a destra invece un piccolo bar e pochi avventori. Mi rivolgo ad uno di questi, un signore che mi appare vispo e attento, e gi chiedo quale direzione prendere per arrivare agli scavi. Con uno sguardo pietoso ci fa comprendere preventivamente che la distanza da percorrere è abbastanza lunga; lo fa in contemporanea con un rapido consiglio ad un gruppetto di giovani che chiedono quale supermercato sia aperto: di Ferragosto in un paesetto della cinta vesuviana è abbastanza difficile trovarne. Indica in una direzione confusa ed icerta per tutti noi un negozio cinese, mentre il gruppo bofonchia parole in un dialetto volgare indistinto. A noi, invece, il signore riserva un trattamento diverso con gesti abbastanza chiari: salire verso una piazza, girare a destra. Procedere per circa un chilometro fino ad un semaforo; a quel punto svoltare a sinistra e trovarsi proprio all’ingresso del complesso archeologico. Di solito in questi casi dopo il primo consiglio ne sortisce un altro: una sorta di “passaggio a pagamento”, una forma di taxi abusivo: non sarebbe una vera e propria sorpresa. Ma non accade. E noi procediamo, sfruttando una linea d’ombra che ci aiuta a sopportare il caldo che già si fa sentire.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 3

Il viaggiatore consapevole in possesso di buoni piedi e di vigile mente scopre molto più di quanti invece si affidano ad altri occhi, altri piedi, altri mezzi, altre menti. Su questo Blog ho costruito narrazioni, ad uso poco più che personale, basate sempre sulla conoscenza e la scoperta diretta. Anche nei viaggi da fermo, ospite temporaneo di mezzi pubblici o privati, ho raccontato degli incontri e delle “visioni” in cui mi è stata data l’occasione di imbattermi.

3.

La strada è in leggera salita. La carreggiata abbastanza ampia appare però ridotta a poco più di metà per le auto parcheggiate da ambo i sensi di marcia. Procediamo in modo previdentemente lento in fila indiana rispettosa io avanti Mary dietro. Sull’altro lato della strada un Parco giochi peraltro inaccessibile perché evidentemente chiuso; si intravedono le strutture dei giochi e quelle di un Giardino pubblico. Un cartello lo indica come Parco pubblico comunale o Parco della Reggia. E’ il 15 agosto.
Ma la “sorpresa” che ci incuriosisce di più è sulla nostra destra, laddove spunta una rientranza dimessa in modo non dissimile dai marciapiedi a tratti sconnessi con una cancellata semiaperta da indurre a chiedersi se sia possibile varcarla. Abbiamo notato di aver costeggiato un muretto sormontato da una inferriata oltre la quale si nota una vegetazione boschiva violentata da una presenza umana indiscreta e irrispettosa dell’ambiente. I commenti sono severi ma ci spingiamo a varcare l’ingresso percorrendo una via sterrata non adatta a piedi e gambe malferme. Siamo nel Bosco di Portici, il Boscoreale; non si pensava di visitarlo ma siamo all’inizio del viaggio, la curiosità è di gran lunga più forte della stanchezza che più in là potrebbe coglierci, e ci inoltriamo. Una indicazione suggerisce di andare verso una Prateria: non ne comprendiamo il senso, ma consapevoli del fatto che ci tocca percorrere un paio di chilometri chiediamo ad una ragazza che è a chiacchiera su una delle panchine intorno ad una peschiera secca se proseguendo in su si riesca ad arrivare ad un’uscita più vicina ad Ercolano. Ci dice di no, che c’è un’uscita dalla Reggia ma che è di sicuro chiusa e ci invita, però, ad andare verso la “Prateria” aggiungendo che ne vale la pena. I modi gentili della giovane donna e la nostra curiosità innata aiutano: arriviamo su un grande prato dove impunemente pascolano cani di stazza diversa in deroga alla prescrizione affissa al lato destro del varco tra le siepi che delimitano il luogo. Ecco dunque “la prateria” molto curata ed abbondantemente annaffiata di fresco. Procediamo verso il mezzo di essa: sugli sfondi a sinistra c’è il mare, a destra la struttura architettonica, discreta ed imponente allo stesso tempo, della Reggia.
Alcuni anziani siedono su panchine addossate al limitare dello spazio verde: converso con uno di loro. La Reggia è vuota, è stata saccheggiata degli arredi; c’è il rammarico dell’orgoglio tradito e lo sciovinismo tipico dei neoborbonici, osannanti il livello di civiltà di quei regnanti e del tempo che fu. C’è un attacco veemente al massone Garibaldi reo di aver consegnato il Regno delle due Sicilie ai Savoia.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 4

Mary si infervora e argomenta sui limiti dei Borboni e sulla inconsistenza storica della loro potenza industriale ed economica pari o addirittura superiore ad altre contemporanee. Il signore cambia il tema e dopo aver chiesto di dove noi si sia, saputo che si viene dalla Toscana si dilunga in una storia romantica di cui era protagonista una sua zia, una di quelle storie che circolano e sono credibili perchè i percorsi del destino sono imperscrutabili e sorprendenti, una di quelle storie cui la narrativa letteraria rosa, o i fotoromanzi e la cinematografia ci ha fatto appassionare. Un amore a prima vista in un contesto borghese zeffirelliano.
Ritorniamo verso l’uscita insieme a lui che, abbandonando la parte apologetica e melò, si improvvisa guida. Ci descrive, contornate da una tipica aneddotica popolare, le vicende della Reggia dalla sua costruzione nella prima parte del Settecento fino ai giorni nostri, caratterizzati da un progressivo depauperamento. Si tratta di un abbandono storicamente decretato peraltro in primo luogo dal processo storico e contemporaneamente dalla scelta di privilegiare il sito omologo di Caserta, ispirato volutamente allo splendore di Versailles. Non ininfluente è stata certamente la vicinanza con le altre due sedi di Napoli ben più rappresentative della “grandeur” borbonica e ben più congeniali al potere aristocratico e baronale.
All’uscita il signore ci accompagna per un pezzo verso la parte più alta del corso che abbiamo percorso prima di entrare nel Bosco. Gli argomenti sono altri, molto più coinvolgenti dal punto di vista sociale ed antropologico. Il tema è quello dell’invasione degli extra e l’ispirazione è tuttavia un povero disgraziato forse più anziano di noi che parla tra sè e sè in un linguaggio locale incomprensibile che percorre quel tratto di strada chiedendo elemosina mentre sporco e lacero fuma un mezzo spinello. Extraterrestre comunitario autoctono. E’ in ogni caso un argomento che ricorre sempre più nel dibattito pubblico: è rivelatore della incapacità che le classi politiche governative hanno mostrato in campo sociale a favore di coloro che più hanno bisogno ed in quello dell’accoglienza dei migranti non economici. E si scopre che sempre più persone non sono in grado di accettare tali inadempienze: essenzialmente è una guerra tra poveri.
Poco più in su sempre sulla nostra sinistra un’insegna indica l’ingresso al Teatro comunale dedicato a i De Filippo. Deve essere uno spazio piccolo commisurato alla larghezza ed al luogo: ma molto spesso spazi piccoli riservano grandi sorprese e sono il trampolino di lancio di tante professionalità nell’ambito artistico.
Sulla sommità del corso c’è una Piazza con una rotatoria; di fronte una Chiesa, quella dell’Arciconfraternita del Ss.Sacramento a sinistra si ritorna, percorrendo la Strada statale 18 Tirrena Inferiore, verso Napoli. Noi dobbiamo procedere a destra su via Università. Salutiamo il nostro provvisorio amico e mantenendoci sulla linea d’ombra ormai molto più sottile ci avviamo. La strada è più stretta del Corso Umberto. Ma ci sembra più ampia perchè è ad una sola linea di marcia ed è dotata a tratti di dissuasori che consentono ai pedoni di essere protetti ed alle auto di non poter parcheggiare.

Ritornare per conoscere e (ri)conoscere parte 5

E’ il 15 agosto. Sono le 12.00 e forse anche per questo non c’è nè traffico pedonale nè traffico di auto. Le strutture abitative sono caratterizzate da un misto tra imponenza e degrado suddiviso in egual misura tra sedi nobili e abitazioni popolari: non mancano gli esempi di “bassi” abitati e di strutture che un tempo forse conobbero fasti di ori, di glorie e di Storia. E’ il 15 agosto e davanti a noi c’è una città che sembra morta, invecchiata.
Procediamo lentamente sia per il caldo sia perché da un lato e dall’altro si aprono varchi profondi: sulla sinistra verso la collina vulcanica ci si addentra in quartieri che ci invitano ad essere esplorati, sulla destra lo sguardo si allunga verso la marina. Per un primo tratto la schiera di abitazioni mostra antiche vestigia aristocratiche mescolate a popolari magioni: il nostro obiettivo essenziale è procedere verso gli scavi della città romana. Percorse poche decine di metri appare l’imponente struttura della Reggia: incredibile ma è attraversata dalla via dell’Università che entra ed esce dai portici laterali. E già “Portici”, siamo a Portici. Poco prima di arrivarci c’è una Chiesa dedicata a Sant’Antonio. C’è una piccola cappella votiva esterna; l’interno cui si accedde attraverso una breve scalinata non è particolarmente interessante. Ne usciamo ed approfittiamo di una fontanella per rinfrescarci e bere. Ci inoltriamo nel cortile interno percorso da qualche sparuta auto e ci dirigiamo verso l’ampia trittica cancellata inaccessibile oltre la quale però si intravede in fondo il mare. La direzione è comunque quella della “prateria” che abbiamo già percorso. La struttura ora sede dell’Università di Agraria merita un nostro ritorno; l’Orto Botanico subito dopo l’uscita dal cortile sembra aperto ma è un’illusione, visto che un signore, forse un custode, ci dice che riaprirà solo a fine agosto.
Si vanno accumulando uno dopo l’altro buoni motivi per ritornare, sempre “rigorosamente” a piedi, forse in giorni meno caldi. Non amiamo il turismo da “giapponesi”, preferiamo il turismo “fai da te” semmai con l’uso di qualche mezzo per spostarsi da un centro all’altro…ma poi occorre procedere lentamente, osservando tutti gli angoli nascosti e, avendo tempo e forze, perlustrarli. C’è sempre tanto da scoprire, c’è sempre tanto da imparare. Poco prima di superare il portico di uscita verso Ercolano c’è una targa che ricorda come in quel luogo il 19 giugno del 1758 fosse nato Raffaello Morghen, incisore sopraffino delle vestigia ercolanensi.
Di fronte all’ingresso dell’Orto botanico c’è villa Maltese, ben tenuta almeno nell’aspetto esterno. Un viaggiatore già consapevole come noi può assegnare un giudizio così positivo ben conoscendo lo stato di un pur austero degrado degli altri spazi. Alcuni di questi rimandano a suggestioni riferibili al famoso Palazzo dello Spagnolo al quartiere Sanità di Napoli con quella scala a doppi rampanti pur con un ridotto numero di fornìci.
Ad ogni modo in uno di questi casi non c’è alcuna limitazione e noi ci addentriamo fino in fondo superando l’arco della costruzione ed affacciandoci ad un non previsto “belvedere” da cui la vista spazia spingendosi verso lo skyline di Capri.

…continua….

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La mia assenza

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Da tempo non sono presente su questo Blog

Riprendo il cammino, dopo un periodo di impegni dovuto ad un susseguirsi di emergenze domestiche.

Quel periodo non si è concluso e, dunque, il mio silenzio potrà protrarsi

Sono alle prese con il recupero di “memorie” (nulla di grave e serio, non ancora sono affetto – perlomeno credo! – di Alzheimer), di “storie” della mia vita.

Nel frattempo sono accadute molte vicende che hanno scosso la mia esistenza (e quella, maggiormente, di altre persone): un “cul de sac” inestricabile nel mondo politico condiziona qualsiasi tipo di scelta e, come dice una delle persone più a me vicine, rimarrò “libero pensatore” ancora una volta. E, poi, la tristezza ci ha colti con la perdita di un amico figlio di amici, una mancanza insopportabile nell’ambito della “natura”.

Riprenderò “lento pede” (l’età suggerisce prudenza e richiede inesorabilmente un oggettivo rallentamento) il cammino tra le mie cose, scrivendo nuovi post paraletterari o riflessioni parapolitiche oppure utilizzando materiali che rischiano, anche se immeritevoli di attenzioni aliene dai miei sodali – anche quelli più vicini, di perdersi tra la polvere degli anni. Due maxi garage chiusi per incuria sono stati riaperti ed hanno riportato alla luce oggetti e carte di vari decenni (nel primo i primi tre della mia vita; nell’altro i successivi tre). Abbiate compassione di questo “impasse” e preparatevi – eventualmente se gradirete ancora seguirmi – alla mole di documenti e commenti.

A presto, dunque!

Joshua Madalon

LE (mille) BUONE RAGIONI

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LE (mille) BUONE RAGIONI

La scelta di Matteo Renzi conferma a tante e tanti di noi le “buone ragioni” per cui abbiamo in momenti diversi lasciato il Partito Democratico dopo aver contribuito attivamente ed in prime persone a fondarlo.
Ciò non significa che in modo automatico una volta uscito Renzi sia possibile “rientrare”. Anzi, è proprio questo il punto. Matteo Renzi tra le sue affermazioni “in uscita” ha con la sua solita presunzione ed arroganza posto in evidenza l’inadeguatezza del progetto del PD; dimenticando a bella posta due fondamentali elementi: 1) che l’attuale PD è per natura e per i suoi riferimenti parlamentari ed amministrativi ancorato alla sua stessa leadership e 2) le scelte politiche attuali non sono dissimili da quelle sue, contrassegnate dalla schizofrenia egocentrica di un leader plurisconfitto che smania per poter riemergere sulla scena politica.
A dimostrazione di tutto questo vedansi nei livelli periferici quanto siano contati i zingarettiani nelle recenti competizioni amministrative.
D’altra parte la scelta era attesa e temuta in modo particolare proprio da quelli che, ipocriti patentati, per coerenza (che è dote preziosa) avrebbero dovuto seguirlo come lemming nel nuovo progetto. Non lo hanno fatto e non lo faranno, temendo “esclusivamente” al di là dei belli propositi carichi di ipocrisia di andare incontro ad una sonora debacle.
Anche per questi motivi l’aria all’interno del Partito Democratico non si è bonificata ed anche le “maggioranze” variabili formate con personaggi che si collocano dove li porta il vento inducono a non cascare in questo trabocchetto.
Forse in modo molto originale occorrerebbe ringraziare Renzi per questa sua sortita. Rafforza in tante e tanti di noi le “buone ragioni” per cui abbiamo scelto una strada diversa alla ricerca di costruire una Sinistra aperta, democratica ma soprattutto davvero attenta ad affrontare le emergenze che colpiscono innanzitutto le fasce più deboli del Paese, proprio quelle che in assenza di un riferimento forte e deciso nella Sinistra rivolgono inopinatamente la loro attenzione verso politiche antilibertarie, sovraniste demagogiche e populiste.

Joshua Madalon

LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- seconda parte

LE CIRCOSCRIZIONI a Prato ed il lavoro di compartecipazione che curavano (da un’esperienza diretta) – Un nuovo documento- seconda parte

Proseguo a riportare il testo del documento la cui prima parte ho pubblicato lo scorso 2 settembre

CIRCOSCRIZIONE EST DEL COMUNE DI PRATO
Commissione Formazione e Cultura
MARTEDI 5 ottobre 2004

Centro Polivalente don Lorenzo Milani – ore 21.00

La Formazione

Il lavoro nel settore della Formazione è stato caratterizzato da un’essenziale continuità rispetto alla legislatura precedente (1994\1999), tranne che per qualche aspetto di cui ora si parlerà.

L’impegno della Circoscrizione nel settore della Scuola si è configurato fino a tre anni fa in un intervento diretto su alcuni progetti condivisi: la nostra struttura amministrativa seguiva passo passo (soprattutto dal punto di vista finanziario) i progetti approvati. In pratica si operava così: la Circoscrizione (il Comitato Esecutivo, la Commissione e poi il Consiglio) stabiliva in sede di Piano Programma i macro argomenti su cui far confluire l’intervento finanziario. Di norma, in tutti questi anni i macro argomenti sono stati: l’ambiente, la multicultura, la memoria, la musica, la lettura.

Da tre anni in qua, con l’avvento dell’autonomia scolastica (autonomia soprattutto finanziaria, anche se le risorse poi le dovevamo mettere anche noi), abbiamo modificato di poco la modalità di intervento, lasciando alle scuole tutta la parte amministrativa con esclusione del preventivo e del resoconto finale, anche se alla Circoscrizione interessa soltanto questo ultimo (infatti noi spesso abbiamo coperto solo parte dei progetti, laddove il preventivo particolarmente “sostanzioso” si riferiva a progetti che ritenevamo interessanti, lasciando alle scuole il compito di reperire altrove le rimanenti risorse necessarie).

In pratica funziona così: le diverse realtà scolastiche presenti sul nostro territorio (due Circoli Didattici, il secondo ed il settimo; una Scuola Media Statale, la “Pier Cironi”; due istituti Medi Superiori, il “Buzzi” ed il “Copernico”; alcune scuole private), attraverso dei referenti, a volte supportati dai Dirigenti Scolastici stessi, vengono invitati a presentare – di norma all’inizio dell’anno scolastico – i loro progetti riferiti in particolare agli obiettivi istituzionali sopra espressi.
Nel corso degli ultimi anni, considerando questo settore fra le priorità da mantenere intatte nel limite delle possibilità, la Circoscrizione ha fatto di tutto per confermare i budget assegnati alle diverse realtà scolastiche del territorio, senza distinguere fra pubbliche e private, anche se per la caratteristica e la mole dei progetti proposti e realizzati la maggior parte degli interventi finanziari è stata appannaggio delle scuole pubbliche.

Nel prossimo futuro speriamo di poter mantenere questo nostro impegno, anche se i segnali già da qualche anno non ci aiutano in tal senso.

La Circoscrizione inoltre segue con incontri periodici sia di tipo collegiale sia individuale il percorso degli interventi con incontri con i referenti e gli operatori interni ed esterni chiamati ad operare, fin quando, di norma nelle ultime settimane di scuola, non si perviene alla realizzazione del progetto con mostre dei lavori svolti, relazioni aperte anche al pubblico esterno, performance dei gruppi degli studenti coinvolti. Molto interessante è stata in questo anno 2004 tutta la serie di interventi formativi e culturali, in parte finanziati dalla Circoscrizione, che hanno visto coinvolto il VII Circolo ed in particolare la Scuola della Castellina, che è stata intitolata a Fabrizio De Andrè.

Un quadro sintetico degli interventi realizzati, quest’anno, con le scuole della Circoscrizione è a vostra disposizione. Da quest’anno, al posto dell’unico primo incontro collegiale ho avviato già dalla scorsa settimana incontri riservati con ciascuna delle Istituzioni scolastiche del nostro territorio (pubbliche e private) nelle loro sedi per programmare i futuri interventi, verosimilmente quelli da realizzare nel 2005.

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UN PROMEMORIA

UN PROMEMORIA

TEMPO DI RIFLESSIONI (prima di agire)

Come hanno potuto intuire le (poche-pochissime) persone che seguono il mio Blog il mio silenzio prolungato in questo mese di Agosto ha coinciso con la situazione politica di questo nostro Paese, i cui interessi appaiono sempre più lontani dalla sensibilità degli attuali provvisori governanti e dei loro sostenitori, a dispetto dei proclami reiterati sulla prevalenza nazionalistica.
Non ho in questo “tempo” dato seguito alle argomentazioni dei “molti” che sui social sono state prodotte disconoscendo la validità e la essenzialità di esse. Nessuno di noi ha in questo momento (nè tanto meno “prima” di questo momento) la possibilità di incidere sulle scelte, che appartengono alla classe politica espressa il 4 marzo del 2018. E’ pratica oziosa e velleitaria questa di dispensare consigli non avendone nè il diritto nè il dovere. E d’altra parte sarebbe vieppiù frustrante il comprendere che dei tuoi consigli nessuno di coloro cui li si dirige ne tenga conto; anche nel caso in cui ciò che si suggerisce fosse messo in pratica non sarebbe realisticamente da assegnare a coloro che sui social si esercitano al ruolo di “mosche cocchiere”.
Non parlerò dunque di cosa dovrebbero fare gli attuali gruppi parlamentari, ma nei prossimi post eserciterò il mio ruolo per ribadire ciò che “sarebbe” necessario fare “dopo”.

Nel frattempo mi limito a riprodurre questo Appello

J.M.

Appello per un governo politico di risorgimento democratico

Associazione Nazionale Giuristi Democratici

La nostra democrazia costituzionale attraversa un momento drammatico.
La Lega sembra avere accuratamente programmato la data elettorale. Ha fatto cadere il governo, con un banale pretesto, nel momento in cui il proprio gradimento è massimo, per capitalizzare il consenso cinicamente raccolto negli ultimi mesi.
L’obiettivo è un governo compattamente di destra, che instauri un regime autoritario nel nostro Paese. Gli ultimi mesi ci hanno fatto comprendere molto bene quale sia il progetto. Demolire la resistenza dei corpi intermedi, partendo dalla magistratura. Condurre un’azione decisa sul mondo della scuola, con il pretesto di salvare i ragazzi da insegnanti di sinistra, mettere sotto controllo l’insegnamento stesso. Asservire l’informazione pubblica e privata. Poi toccherà alla Costituzione.
Nel 2022 vi sarà da eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Se la Lega avrà la maggioranza in Parlamento, potrà contare su una sponda decisiva per consolidare il nuovo sistema autoritario.
Occorre allora prendere una posizione chiara, in un momento in cui questo disegno può ancora essere arrestato.
Le forze che non si riconoscono in questo progetto, che hanno ancora a cuore la Repubblica costituzionale, devono dare vita ad un governo politico, democratico, costituzionale e di legislatura. Non un governo di transizione, ma un progetto basato sui valori fondanti della nostra Carta. Un governo che ripristini gli equilibri democratici. Che garantisca e fortifichi l’indipendenza dei poteri e della magistratura. Che rispetti i trattati e gli accordi internazionali e riprenda una dialettica corretta con le istituzioni comunitarie. Che intervenga per risolvere la crisi umanitaria del Mediterraneo. Che rimetta al centro dell’azione di governo il lavoro e la sua tutela.
Ciò che più conta, oggi, è impedire il concretizzarsi del disegno autoritario.
È illusorio pensare che un governo spregiudicatamente repressivo, con cinque anni a disposizione, restituisca facilmente il potere.
Non si deve dimenticare quanto accadde con il fascismo. Partito popolare e socialisti non si accordarono, e pensarono che Mussolini si sarebbe bruciato presto. Non capirono che chi ha le leve del potere le usa prima di tutto per consolidarlo, inventando nemici esterni e interni su cui far ricadere le colpe dei fallimenti.
Di fronte a questi rischi i leader ed i militanti dei partiti democratici debbono mettere da parte gli interessi egoistici. Non ci si brucia governando un Paese in crisi: ci si brucia, e per sempre, lasciandolo governare a una forza eversiva, nell’illusoria speranza di raggranellare qualche seggio in più dopo cinque anni.
È allora il momento di rivolgere un appello chiaro: si anteponga a tutto l’interesse collettivo. Passerà questa ubriacatura securitaria.
Ora si deve impedire il precipitare degli eventi.
Le forze parlamentari come Partito Democratico e Cinque Stelle, con i radicali, i liberali e la Sinistra devono tutte fare un passo di disponibilità a sostenere un governo di programma, la cui guida sia concordata, se possibile, o indicata autorevolmente dal Presidente della Repubblica.
Rivolgiamo un appello anche a tutte le cittadine ed i cittadini e a tutte le forze democratiche per costruire insieme un argine al disegno eversivo della Lega; la società è ricca di forze sane, dimostriamo che esiste un’Italia che resiste e contropropone.
12 agosto 2019

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UN NUOVO CAMBIAMENTO o sarà la fine della Democrazia anche in questo Paese

Sono rimasto in silenzio, anche tra le mura domestiche ed amicali, in questi giorni. Provavo difficoltà a vaticinare prospettive in questa calda mezza estate astronomica ed in questa fase calante dei valori civili. A coloro che mi chiedevano cosa pensassi con la vana speranza di una illuminazione rispondevo con un mezzo umido e catarroso bofonchio. Ed è stato infatti un tempo di silenzio e di riflessioni, che non hanno tuttavia prodotto un ripensamento, anche se a qualcuno potrebbe venire il dubbio che io stia per aprire un varco in tal senso. Sono in sintonia con la riflessione di Daniele Pinai (post su Facebook 14 agosto ore 20.44), e non è la prima volta, ma provo un forte imbarazzo di fronte alle argomentazioni dei vari piccoli, medi e grandi leader, a parte quella che l’altro ieri – 17 agosto – è apparsa su “Repubblica”pagina 8 a firma di Pier Luigi Bersani. “… o si prende questo tornante come un’occasione per una correzione di rotta da parte di tutti i protagonisti, o qualsiasi soluzione apparirà un arrocco difensivo, e la destra potrà rimanere protagonista nel paese…”.
Ed è anche vero che in tutto questo tempo il mio silenzio è titanicamente (come iperbole immeritata ma ironicamente espressa) significativo per il fatto che quel che esprimono Pinai e Bersani è un punto di sintesi di quanto da me espresso in un fiume di post. Purtroppo devo rilevare – e “purtroppo” mi aspetto di dovermi ancor più ripetere e ripetere nei prossimi giorni e mesi – che quei consigli “diversamente” autorevoli saranno inascoltati ed andremo verso una deriva disastrosa.
Qualcuno farà spallucce, qualche altro mi considererà un inguaribile rompiscatole altri mi ignoreranno a bella posta. Scrivo anche per questo motivo: non mi si venga a rimproverare di non aver utilizzato il senso critico.
In soldoni, ritengo che la soluzione alla “crisi” debba partire dal riconoscere unilateralmente (tra coloro che aspirano al “nuovo cambiamento”) gli errori tattici e strategici nelle scelte troppo spesso contraddittorie rispetto ai punti fermi politici assunti preventivamente come necessari corollari imprescindibili. Occorre imparare a rimettersi in discussione: se nel Paese la Destra avanza significa che le risposte della parte opposta non sono state accolte, e bisogna chiedersi il perché non procedere come elefanti (o caproni) impazziti verso il baratro.
A quei tanti altri che continuano ad appassionarsi a difesa delle argomentazioni renziane, tronfie orgogliose ed acritiche rispetto ai disastri inferti alle posizioni di Sinistra in questo Paese sono a chiedere di fermarsi a riflettere, abbandonando forme scioviniste deleterie assumendosi la responsabilità primaria dell’aver consentito a Salvini ed alle Destre (non ci prendiamo in giro: con lui ci sono Casapound e Forza Nuova), le più chiaramente reazionarie dalla fine del ventennio fascista, di riprendere forza e vigore nella società.

Joshua Madalon

Intanto occorre mantenere desta ed attiva la “memoria” e non far finta che quel che è accaduto, quel che accade e – di riflesso – quel che accadrà sia colpa di un sortilegio maligno.

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Scherzi della Politica

Lapalissianamente parlando,ben si sa che molte affermazioni “politiche” si sviluppano in un senso che ai “più” è incomprensibile. Non per niente, quando si parla di “classe politica” la si associa ad una “casta”. Volendo essere “terra terra” senza però abbandonare del tutto la specificità per la quale si è andata sviluppando la mia professione potrei aggiungere che si parla in modo gergale, sottintendendo e ammiccando “perchè suocera intenda”.
In queste ore si alternano dichiarazioni solitarie e collettive; i social ci hanno abituato a sentirci protagonisti anche se di fatto con quella modalità non lo potremmo mai essere: è un po’ frutto dell’illusione generata da una democrazia del web che è in pratica la “contraddizione in toto” di ciò che dovrebbe essere la comune “democrazia”.
A me sembra che si stia assistendo ad un balletto dell’ipocrisia che potrebbe produrre danni incalcolabili proprio alla tenuta democratica del Paese. Nella totale irresponsabilità delle forze politiche – tutte nessuna esclusa – finiremo per dover celebrare il funerale della nostra Repubblica.
Tutti dicono di voler lavorare “per il bene del Paese” ma nessuno vuole fare un solo passo indietro. O meglio forse Salvini lo vorrebbe anche fare ma è un iracondo accidioso aggressivo e avendo seguito il suo istinto e delirio di onnipotenza non può farlo del tutto ed infatti la sua proposta sarebbe semplicemente un escamotage per poter ritornare sulla cresta dell’onda. Di Maio dopo la pausa per San Luigi (in fondo è ancora “un figlio di famiglia”) ha difficoltà a gestire la complessità del Movimento e si appende a qualsiasi alibi per poter fare marcia indietro. Zingaretti è ancora un “generale” senza esercito e non riesce a fare grandi concessioni al rivale esterno senza doversi accollare la responsabilità o di aver ceduto troppo o di aver calato le brache davanti a pivelli della Politica come quelli del Movimento 5 stelle o aver tenuto il punto e fatto fallire l’accordo: in realtà, scopro l’acqua calda, il peso del renzismo è intatto e in fase crescente dopo la dèbacle del Referendum e del 4 marzo.
Tutti però tra poche ore dovranno rendere conto al Capo dello Stato. Rimane molto poco tempo per decidere e c’è il rischio di produrre altri danni.
A coloro che si accapigliano sui social, che in questi giorni si sono divisi tra favorevoli o contrari ad un accordo rosso-verde, consiglierei di essere più prudenti. Come scrivevo sopra, non appartiene a nessuno di “noi” la verità e non è così semplice trovare degli accordi su temi intorno ai quali ci si è quasi scannati. La società nella quale viviamo è molto diversa da quella dei rioni dei quartieri dei paesi medi e piccoli che a stento riusciamo ad amministrare. La dimostrazione sta interamente in quello specchio della vita che quotidianamente abbiamo davanti: non si riesce più a comunicare e vengono veicolati messaggi mediati allo scopo di produrre percezioni sempre più negative che invitano a contrapporre tra loro i “perdenti” che sono numericamente in netta nettissima crescita mentre i vincenti si allontanano, sdegnati da questa competizione, a difesa dei propri interessi, e si ritirano nei loro dorati “castelli”.

Joshua Madalon

Spiaggia