“DISSENSO” PER “AMORE”

prato     dalla terra di Prato

 

 

 

Quali sono i motivi per cui in tante occasioni nei “post” che confeziono mostro un’avversione nei confronti di quello che chiamano “rinnovamento” negli ambienti politici “democratici” ed in particolar modo in quelli che sostengono l’attuale leader – premier e segretario? Chiedo ai miei lettori che sono di certo meno di quelli di cui parlava Manzoni di avere pazienza per qualche tempo per poterne riparlare fra qualche mese, qualche anno per fare il “tagliando” al progetto. Non credo di avere torto ma sono certo che se pure non lo avessi non mi sarebbe riconosciuto dal “potere” politico che ha già in altre occasioni “sballato” e mai ha voluto riconoscere di averlo fatto. Parlo di tutta la vicenda vergognosa del “dimensionamento” che più di dieci anni orsono ha costretto uno dei più autorevoli ed importanti Istituti della nostra città, il “Dagomari”, ad essere spostato d’imperio dalla sua sede. In quell’occasione il Partito (DS in quel periodo) ebbe un atteggiamento “pilatesco” rinunciando ad assumere qualsiasi posizione e lo scontro “interno” fu durissimo. Lo racconterò con documenti molto precisi in una delle prossime occasioni. Non mi meraviglierebbe sentirmi rispondere che “ormai” sono passati tanti anni e non è più il momento di discuterne: il “momento”! già – quando sarà? E chi lo deciderà? Ma qualcuno sa come si fa la Storia? Anche se “piccola” come la nostra? Ma ritorniamo a tempi più recenti: la mia è una posizione di “sfiducia” nelle capacità di “rinnovamento” che questa classe dirigente che si è appropriata con modalità discutibili del “timone” del Partito afferma di volere realizzare. Molte delle “figure” che dovrebbero rappresentare questo “rinnovamento” benché giovani appartengono ad una vecchia scuola nella quale si utilizzavano metodi apparentemente democratici ma sostanzialmente di tipo stalinista; nel contempo l’innesto di una linea di derivazione “democratico-cristiana” ha comportato l’utilizzo di una metodologia di stampo doroteo. Ecco, nell’attuale Partito Democratico ancor più con l’era Renzi il “rinnovamento” (quello vero) ha dovuto, deve e dovrà fare i conti con queste due contrastanti realtà. Nel condurre l’analisi formulo una domanda: come si contempera la necessità da me condivisa di operare con il metodo del merito con alcune scelte “cencellesche” nella composizione dell’attuale Giunta Biffoni? Le difese d’ufficio sono imbarazzate ed imbarazzanti quando si accenna ad un’Assessore al Bilancio sostanzialmente incapace (possiede altre doti, e non ironizzo!) di occuparsi di quel settore strategico e centrale sul piano politico ed amministrativo. Altro argomento centralissimo è da collegare alle difficoltà che in questa fase di “decisionismo spinto” finirà per avere il Partito così come lo abbiamo voluto costruire e realizzare; soprattutto se si intenderà dare seguito alla posizione populistico-demagogica che bisogna parlare meno e decidere di più. In effetti tale postulato era già formalmente applicato ed era da me (ma non solo) criticato nei documenti ufficiali sia personali che collettivi. E quindi anche questo arretramento “democratico” non risulta essere affatto nuovo. Dunque, che dire? Abbiamo un obbligo civile che è quello di esprimere il dissenso per “amore”, anche quando l’innamorato cui ci rivolgiamo non ci riconosce come suo partner. g.m.prato

 

Vi aggiungo un link: a me va benissimo che a “criticare” i metodi di questa classe di potere vi sia una personalità del calibro di Eugenio Scalfari.

http://www.repubblica.it/politica/2014/07/06/news/rompere_il_cerchio_magico_per_salvare_il_governo-90822528/?ref=HREA-1

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