IL “CANTIERE” DI PRATO – UNA MAGNIFICA PERIFERIA CENTRALE

MCM20027

merlato

Una periferia centrale
Il Cantiere di Prato
Appena al di là delle mura trecentesche della città di Prato scorre il fiume Bisenzio, sul quale un ponte ferroviario porta da Viareggio a Firenze e viceversa. Un’altra arteria ferroviaria più importante collega Bologna a Firenze e viceversa. Le tre rette (il fiume e le ferrovie) formano un triangolo all’interno del quale vi è un Borgo – il Cantiere – nato su terreni demaniali delle Ferrovie occupati temporaneamente fin dai primi anni Venti del ‘900 dagli operai che lavoravano alla costruzione delle stesse linee delle Ferrovie. Su quelle baracche successivamente in anni di deregulation e lassismo amministrativo, soprattutto in tempi di “ricostruzione” postbellica, è andato nascendo un quartiere residenziale. “Il Cantiere” è uno dei primi “luoghi” che ho conosciuto quando sono arrivato a Prato, nel 1982: nei primi giorni di permanenza sono stato ospite di una famiglia che abitava al Soccorso ma che aveva fra le sue amicizie più forti un’altra famiglia che viveva in uno dei fabbricati del “Cantiere”. Ricordo che mi capitò di dover svolgere una commissione e di essermi inoltrato in quel dedalo di stradine; la casa di quella famiglia appariva a me in forma ridotta come il palazzo del protagonista di “Psycho”, Norman Bates o quanto meno quello altrettanto inquietante (e un po’ giustamente grottesco) della famiglia Addams. Le abitazioni erano incerte nella loro struttura e contrassegnate da un patchwork architettonico; le stradine si divincolavano senza prevedere una loro percorribilità al di fuori di quella pedonale. Provenendo da realtà sismiche e vulcaniche di primissimo livello giurai a me stesso che non sarei mai entrato in quelle strutture (per fortuna vi erano anche abitazioni che non si erano montate la testa con orgogliose sopraelevazioni ed in quelle avevo meno timore ad entrare). Nel 2008 richiesto dall’amico Eduardo Bruno, che stava preparando per la Circoscrizione Est una serie di iniziative per il centenario della Direttissima, di scrivere un contributo per il libro, preparai questo testo che ora vi ripropongo. In quegli anni dal 1999 al 2009 sono stato Presidente della Commissione Scuola e Cultura della Circoscrizione Est e come tale seguii l’iter amministrativo per la realizzazione di quel Centenario.

UNA MAGNIFICA PERIFERIA CENTRALE

“Non tutti i pratesi conoscono il Cantiere. Eppure si tratta di una realtà quasi unica che dovrebbe spingere chi si occupa di problematiche sociali, urbanistiche ed antroposociologiche ad analizzarla nel profondo. Il Cantiere è una “magnifica periferia centrale”: non vi si può passare per caso, bisogna andarci e correre il rischio di perdersi attraversandolo a piedi nelle esclusive stradine pedonali contorte su cui affacciano corti e balconcini tipicamente meridionali con i loro fiori e le loro piantine (salvia, rosmarino, lavanda e basilico) profumate di aromi antichi.
Il Cantiere è a due passi dal Centro storico: il fiume Bisenzio lo divide in pratica dalla Stazione ferroviaria di Prato Porta al Serraglio ed è separato dal resto della città (dai quartieri residenziali della Pietà e della Castellina) dalle due linee ferroviarie che collegano Prato con il Tirreno e con Bologna. La storia del Cantiere di cui così intensamente si parla è caratterizzata da questa grande libertà espressa da chi nel corso degli anni vi ha costruito la propria casa partendo da semplici baracche. Si può parlare di anarchia, perfino di illegalità ma non si può nascondere guardando alle diverse unità abitative tirate su con la massima libertà creativa che ci si trova di fronte a vere e proprie invenzioni architettoniche che si richiamano frequentemente alle diverse origini dei loro costruttori.
Un altro aspetto che ha caratterizzato questo luogo è lo spirito cooperativo che ancora oggi vi si respira e la grandissima cordialità, tipica del Mezzogiorno, dei suoi abitanti, che ti accolgono già davanti ai loro ingressi spesso seduti a conversare fra loro nella bella stagione e non solo. Orti e giardini ricchissimi e curatissimi allo stesso tempo emanano profumi di ambienti mediterranei ed i dialetti diversi confermano le diverse provenienze dei più anziani.
I colori delle abitazioni, anche questi, richiamano il clima mediterraneo e appaiono così ben mescolati ed assortiti allorquando guardiamo verso il cantiere dalla parte del Viale Galilei. Quella cornice di case basse multicolori sembra quasi una struttura scenografica preparata per un set cinematografico e mi ricorda de sempre l’isola di Procida quando vi ci si arriva dal mare nel porto di Marina Grande con il suo Palazzo Merlato. Sarebbe ottima cosa che l’Amministrazione Comunale proponesse per questa realtà vincoli tali da preservarne la conservazione e l’integrità nelle forme e nei colori.
Personalmente ed in modo disinteressato ho amato il Cantiere con le sue storie, le sue vicende, le sue difficoltà fin da quando sono arrivato – nel 1982 – a Prato. Ho conosciuto i suoi abitanti, a partire dal suo “Primo cittadino” (Remo Cavaciocchi) che tanto ha dato e sta continuando a dare per questo luogo.
Del Cantiere ho apprezzato il forte richiamo alla mediterraneità, all’essere un’ enclave, un’isola in mezzo al cuore della città: mi ha ricordato tutti gli anni della mia infanzia e della mia adolescenza vissuti in gran parte in una (la più piccola e graziosa di esse) delle isole dell’Arcipelago campano e nelle “cupe” e nelle zone archeologiche e vulcaniche abbandonate e selvagge dei Campi Flegrei fra i profumi intensi della flora mediterranea. Il Cantiere mi riporta quella particolare sensazione che provavo da bambino nel nascondermi in casa (il mio preferito era un piccolo comodino nel quale mi rannicchiavo in posizione fetale: da lì potevo sparire, vedere e non essere visto, sentire e non essere sentito. Oggi avverto più o meno tale emozione quando entro in questo luogo perché mi consente di sentirmi vicino e lontano dai turbinosi e ripetuti andirivieni quotidiani in un luogo dentro il quale sento che potrebbe accadere quel che avviene nella città di Shangri-La, dove il tempo si ferma e si riesce a conquistare anche se per poco la felicità ed un senso di eternità. Il Cantiere è, anche per questo, una parte della mia vita, della mia storia in questa città.”

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