I CARE – GLI ESAMI (di Stato) NON FINISCONO MAI…DI SORPRENDERE

I careEsterno dagomariFOTO per Blog

Gli Esami (di Stato) non finiscono mai…di sorprendere. L’ho già scritto; mi mancherebbe di scriverlo sui muri. Eh già! a proposito di “scrivere sui muri” voglio raccontarvi una Storia che, mettendo da parte una mia lieve punta d’orgoglio come docente, vale la pena divulgare. Alcuni anni fa, circa otto (non sono preciso e me ne dolgo ma l’exemplum è ugualmente utile come tale), al ritorno dalle vacanze estive entrando nel cortile della mia scuola (l’Istituto Tecnico Commerciale “Paolo Dagomari” di Prato) non posso non notare che sul pilastro dell’arcata destra vi è un’ampia scritta in corsivo fatta con uno spray, “I care – mi interessa”. Non so quanti l’abbiano notata perché, intanto, non ci sono ancora gli studenti (siamo alla fine di agosto e dobbiamo preparare gli “esamini” di recupero); sono sorpreso negativamente dalla imbrattatura della parete ma positivamente dalla scelta del tema trattato che è fondamentalmente pedagogico ed attinente al ruolo educativo che l’Istituzione deve proporsi di rappresentare. Ci si trova di fronte, dunque ad un “paradosso”: andrebbe ricercato il colpevole per redarguirlo e subito dopo lodarlo. Ne parlo con il Preside (a quei tempi era il prof. Stefano Papini) e concordiamo di “sopravvalutare” l’azione che consideriamo comunque negativa dato che per poterla realizzare chi l’ha prodotta ha dovuto scavalcare nel periodo estivo il cancello compiendo un’azione riprovevole e pericolosa (in quel periodo non erano ancora state installate le telecamere esterne per la sorveglianza). Perché “sopravvalutare”? Il Preside propone di incrementare la scritta con una nuvoletta che la contenga ed un’aggiunta in fondo con il riferimento di don Lorenzo Milani. Trovo la soluzione ottimale e condivisibile perfettamente in linea con lo stile di educatore che Stefano rappresenta e collegata anche alle mie personali idee inclusive ed aperte alla “multimedialità” artistica (in fondo quella scritta è davvero un’”opera d’arte” ed un’ammissione civica di altissimo livello!). Mi rimane una curiosità immensa: chi ne è stato l’autore?
Quell’anno avevo portato agli Esami di stato una classe fra quelle che ricordo con maggiore piacere. Avevano lavorato con me nell’elaborazione delle tesine ed una delle allieve che mi aveva dato maggiore soddisfazione aveva voluto lavorare su don Milani. Quando sono arrivato a Prato nel 1982 conoscevo già don Milani da uno dei libri che era stato “guida” dei giovani degli anni Settanta dopo il Sessantotto, soprattutto dei giovani che si avviavano come me ad un impegno “civile” nella Scuola come docenti innovatori. Parlo di “Lettera ad una professoressa” con le cui idee espresse dai “ragazzi di Barbiana” ci eravamo confrontati negli anni di Feltre (dal 1975 al 1982 ero stato ad insegnare all’Istituto “Rizzarda” di quella cittadina) con le 150 ore (da me praticate come “esterno” in una Scuola Media – “Rocca” se non sbaglio!) e nella pratica politica del PCI e del Sindacato CGIL Scuola. Era una sorta di Vangelo o di “libretto rosso” (mi scuso per la blasfemia del tutto volontaria) dal quale attingevamo idee non solo per accoglierle ma anche per confutarle e discuterle animatamente come abitualmente facevamo con le Tesi dei vari Congressi politici e sindacali. A Prato quindi non ero digiuno ed ho fatto subito amicizia con alcuni dei protagonisti diretti ed indiretti di quegli anni: andando e tornando fra Prato ed Empoli avevo incontrato Franco Neri, che è stato allievo al “Cicognini” di Prato del prof. Agostino Ammannati (uno degli amici più cari di don Lorenzo sin dai tempi della sua presenza a Calenzano) e che è adesso il Direttore della grande Biblioteca Comunale di Prato. Avevo avuto modo di parlare in seguito con Edoardo Martinelli, uno degli ultimi allievi di don Lorenzo; avevo conosciuto più tardi ancora Michele Gesualdi che era stato uno dei punti di riferimento soprattutto nell’ultimo anno di vita di don Lorenzo, il 1967. E mi ero recato sia a Calenzano a trovare i compagni di don Milani nella sua prima esperienza di coadiutore a San Donato dove elaborò le sue “Esperienze pastorali” ed avviò una scuola per operai sia a Barbiana, dove era stato relegato come prete pericoloso dalla Curia di Firenze, e dove egli istituì la “Scuola” che è stata punto di riferimento di tanti di noi educatori. Con tutto questo “bagaglio” acquisito potevo dunque accompagnare la mia allieva su alcune delle strade che avevo percorso. Lo feci ed i risultati furono sorprendenti. Eh sì, anche perché, incontrandola qualche mese dopo la “sorpresa” della scritta, gliene accennai. Diventò paonazza per la vergogna anche se l’accenno non aveva alcun elemento di rimbrotto verso chicchessia…e mi rivelò di esserne l’autrice.

In conclusione intendo rilevare che la scritta sulla parete destra esterna della copertura nell’ingresso del “Dagomari” è stata fatta coprire dall’attuale Dirigente!

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