EPIFANIE – CAPRICCI DI BAMBINI – parte 2

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EPIFANIE – CAPRICCI DI BAMBINI – parte 2

Eugenio

Eugenio ha poco meno di un anno e da circa tre settimane riesce a bere da solo il latte dal bicchiere. Per cautela il suo bicchiere è di plastica con dei disegnini colorati di rosso e di blu raffiguranti dei cavalli in libertà, “Spirit cavallo selvaggio”; non parla ancora anche se da qualche tempo si sforza di esprimere fonemi che abbiano vaga corrispondenza con vere e proprie parole.
In sintesi, è un inventore!
E come tutti i bambini spesso mostra il broncio o sorride compiaciuto dinanzi al comportamento imitativo e così idiota degli adulti. E quando sorride è gioco facile per i parenti interpretare tale riflesso; non lo è per niente quando si imbroncia ed urla e piange, congestionando tutto il suo bel faccino. Le ipotesi più disparate uniscono e dividono la famiglia; ma non sempre: a volte si riesce ad azzeccare il motivo di quello che agli sprovveduti e superficiali appare tout court come un “capriccio”.
Il padre di Eugenio, Filippo, si ricordò ad un certo punto, prima di issare bandiera bianca, di uno strano vezzo della madre, di cui raccontavano tempo addietro le zie. Quando quella era bambina, la più piccola e viziata della famiglia, era solita piantar grane davanti alla sua tazza di latte, chiedendo con insistenza fino alle lacrime: “’A voglio chiena chiena”. E allora Filippo provò a riempire fino all’orlo la tazza, ottenendo il totale rasserenamento del pupo e degli animi agitati della famiglia.

G.M.

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