cultura

E, di nuovo, dico che LA CULTURA – solo essa – CI SALVERA’

2487,0,1,0,354,256,356,1,3,24,32,0,1,122,0,1977,1968,2177,246387
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E, di nuovo, dico che LA CULTURA – solo essa – CI SALVERA’
Sì, certo. Contrappongo alla Cultura la politica, non quella collegabile ad una gestione dei beni comuni tesa all’ottenimento di obiettivi positivi ma quella che privilegia personalissimi interessi individuali e quelli di lobbies e gruppi di Potere visibili ed invisibili all’interno della complessa melassa finanziaria internazionale.
Quella politica aborre la Cultura, se ne serve però finchè contribuisce a far crescere il consenso e poi la allontana da sé quando i suoi sacerdoti, gli intellettuali, fanno il loro mestiere in autonomia.
Ho conosciuto la Politica, dopo aver praticato essenzialmente la Cultura, senza però mai lasciarla ma utilizzandola all’interno della pratica politica come strumento indispensabile: i miei interventi pubblici e quelli in Consiglio comunale, i miei progetti in Circoscrizione, la mia attività nel PD prima durante e dopo la sua costituzione hanno avuto come elemento fondamentale di riferimento costante la pratica della Cultura e del Pensiero, aggiungerei “libera/libero” se questo però non inducesse in errore di valutazione, facendo di me una figura di tipo anarchico. Non mi sento tale, avendo sempre inserito nei miei progetti la massima condivisione, quell’”insieme” che è una delle basi che pongo e propongo a chi incontro per lavorare.
Oggi, e da alcuni mesi, rifuggo dalla Politica praticata da personale inadeguato culturalmente ed umanamente, professionalmente sospinto, più che da un desiderio di essere “al servizio”, dalla volontà di corrispondere ad ambizioni personali non sempre oneste; perché “quantunque” fossero oneste ciò non basterebbe a superare quel “gap” qualitativo che emerge dappertutto nelle generazioni nuove e in quelle “rinnovate ad arte” sedicenti “rivoluzionarie copernicane”, alle quali invece amnca proprio il “quid” necessario a farsi accreditare come tali.
E’ un quadro abbastanza desolante, molto diffuso; anche se qualche eccezione non manca, riusciamo ad intravederla e ci viene da dire con quella che è un augurio di speranza disperata “se son rose fioriranno” ricordando però di fare attenzione sempre alle “spine”!

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