Domino letterario – giovedì 22 ore 21.00 al Circolo San Paolo in via Cilea 3 – Prato Chiara Recchia presenta MAURO FONDI ed il suo libro “ANGIOLINO si doveva chiamare Benedetti”

 

 

 

AngiolinoUn libro si legge se vi è la curiosità di approfondire il tema che viene annunciato dal titolo e dalla copertina; un libro si legge perché l’autore te ne fa omaggio e ti sei impegnato a presentarlo in una delle prossime occasioni; un libro si legge perchè l’amico che lo ha letto te ne parla così bene da spingerti a farlo; un libro si legge perché dopo le primissime pagine ti prende la voglia di continuare e continuare e continuare…a leggerlo fino alla fine.  Diciamo così: il libro che Mauro mi ha portato durante uno degli incontri politici delle ultime settimane, quegli incontri ai quali si partecipa per poter capire quali speranze ha il nostro Paese, quegli incontri nei quali si entra con ottimismo ed entusiasmo e se ne esce (questo accade a me, ovviamente)  con delusioni e pessimismo, è appunto “ANGIOLINO si doveva chiamare Benedetti” che giovedì sera Chiara Recchia sotto l’occhio e l’orecchio vigile del sottoscritto presenterà al Circolo ARCI San Paolo in via Cilea 3 a Prato. Mauro ha presentato questo libro già in altre realtà cittadine e credo non solo cittadine ma io non ho avuto occasione di assistervi. Peraltro nell’ultima presentazione a “L’Hospice” in Piazza del Collegio sono arrivato ma ho preferito eclissarmi per evitare di dover ripetere qualcosa che avrei potuto sentire (sono fatto così, voglio rischiare di dire le stesse cose ma non voglio che mi si dica che ho copiato). Mauro poi si è lamentato perché nessuno gli pone critiche negative e rilievi ed allora in coda all’incontro di presentazione del libro di Giardi e Mannori alla Libreria Mondadori gliene ho proposta una: la suddivisione in quadri separati della vicenda non mi convince del tutto. Ma, per davvero, questa critica è poca cosa rispetto all’intero impianto narrativo del suo romanzo. Piuttosto avrei bloccato il titolo con ANGIOLINO e non avrei aggiunto altro.

Questo lavoro di Mauro Fondi è un tipico esempio di romanzo di “auto-Formazione” strutturato per quadri ognuno dei quali ha un titolo. Esso è il risultato di una ricerca delle proprie radici e rappresenta un utile esempio per quanti altri (e davvero ce ne sono tanti e sono ancora pochi) vogliano accingersi con modalità simili o diverse a ricostruire la propria storia, vangando e rivangando i territori del passato, quello degli antenati vicini così simili ai nostri. La storia di Angiolo ed Annunziata dalla quale prendono il via le epiche e drammatiche vicende narrate e quella dei loro figli rappresenta anche il movimento della gente comune, quella di tutti i tempi, quasi sempre – ma non solo – la più povera.

Scritto con un linguaggio piano, semplice, mai complesso o involuto, ci mostra a pieno i connotati principali di un popolo operoso nel bene o nel male (lo sfruttamento minorile o il contrabbando)  come quello toscano, ricco di quella particolare cultura  contadina che mette in evidenza la pratica del fare.

Tutti i protagonisti dai più ai meno importanti fanno emergere l’orgoglio del loro lavoro o del loro impegno sin dall’avvio del romanzo nel prologo, e via via lungo l’intero percorso della vicenda che prende inizio da una provvidenziale agnizione nel senso più classico del genere mitologico e favolistico. Mauro Fondi assume i panni ed i connotati del vecchio Ettore, un vagabondo prima per necessità e poi per scelta che assomiglia molto ai vecchi saggi narratori cha hanno fatto la storia delle contrade toscane fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Mauro come Ettore conduce per mano il lettore alla ricerca del passato per riportarlo poi al presente.

Non vi dico null’altro perché la storia è molto ricca ed articolata e va gustata in modo diretto.

Intanto se volete approfittare per sentirla (o risentirla) potete venire al CIRCOLO ARCI SAN PAOLO IN VIA CILEA 3 A PRATO GIOVEDI’ 22 OTTOBRE ALLE ORE 21.00 – Sarete benvenute e benvenuti!

DOMINO LETTERARIO – giovedì 22 ottobre ore 21.00 ARCI SAN PAOLO Prato ore 21.00 – Chiara Recchia presenta MAURO FONDI ed il suo “ANGIOLINO si doveva chiamare Benedetti”

 

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DOMINO LETTERARIO – giovedì 22 ottobre ore 21.00 ARCI SAN PAOLO Prato ore 21.00 – Chiara Recchia presenta MAURO FONDI ed il suo “ANGIOLINO si doveva chiamare Benedetti”

Un libro si legge se vi è la curiosità di approfondire il tema che viene annunciato dal titolo e dalla copertina; un libro si legge perché l’autore te ne fa omaggio e ti sei impegnato a presentarlo in una delle prossime occasioni; un libro si legge perchè l’amico che lo ha letto te ne parla così bene da spingerti a farlo; un libro si legge perché dopo le primissime pagine ti prende la voglia di continuare e continuare e continuare…a leggerlo fino alla fine. Diciamo così: il libro che Mauro mi ha portato durante uno degli incontri politici delle ultime settimane, quegli incontri ai quali si partecipa per poter capire quali speranze ha il nostro Paese, quegli incontri nei quali si entra con ottimismo ed entusiasmo e se ne esce (questo accade a me, ovviamente) con delusioni e pessimismo, è appunto “ANGIOLINO si doveva chiamare Benedetti” che giovedì sera Chiara Recchia sotto l’occhio e l’orecchio vigile del sottoscritto presenterà al Circolo ARCI San Paolo in via Cilea 3 a Prato. Mauro ha presentato questo libro già in altre realtà cittadine e credo non solo cittadine ma io non ho avuto occasione di assistervi. Peraltro nell’ultima presentazione a “L’Hospice” in Piazza del Collegio sono arrivato ma ho preferito eclissarmi per evitare di dover ripetere qualcosa che avrei potuto sentire (sono fatto così, voglio rischiare di dire le stesse cose ma non voglio che mi si dica che ho copiato). Mauro poi si è lamentato perché nessuno gli pone critiche negative e rilievi ed allora in coda all’incontro di presentazione del libro di Giardi e Mannori alla Libreria Mondadori gliene ho proposta una: la suddivisione in quadri separati della vicenda non mi convince del tutto. Ma, per davvero, questa critica è poca cosa rispetto all’intero impianto narrativo del suo romanzo. Piuttosto avrei bloccato il titolo con ANGIOLINO e non avrei aggiunto altro.
Questo lavoro di Mauro Fondi è un tipico esempio di romanzo di “auto-Formazione” strutturato per quadri ognuno dei quali ha un titolo. Esso è il risultato di una ricerca delle proprie radici e rappresenta un utile esempio per quanti altri (e davvero ce ne sono tanti e sono ancora pochi) vogliano accingersi con modalità simili o diverse a ricostruire la propria storia, vangando e rivangando i territori del passato, quello degli antenati vicini così simili ai nostri. La storia di Angiolo ed Annunziata dalla quale prendono il via le epiche e drammatiche vicende narrate e quella dei loro figli rappresenta anche il movimento della gente comune, quella di tutti i tempi, quasi sempre – ma non solo – la più povera.
Scritto con un linguaggio piano, semplice, mai complesso o involuto, ci mostra a pieno i connotati principali di un popolo operoso nel bene o nel male (lo sfruttamento minorile o il contrabbando) come quello toscano, ricco di quella particolare cultura contadina che mette in evidenza la pratica del fare.
Tutti i protagonisti dai più ai meno importanti fanno emergere l’orgoglio del loro lavoro o del loro impegno sin dall’avvio del romanzo nel prologo, e via via lungo l’intero percorso della vicenda che prende inizio da una provvidenziale agnizione nel senso più classico del genere mitologico e favolistico. Mauro Fondi assume i panni ed i connotati del vecchio Ettore, un vagabondo prima per necessità e poi per scelta che assomiglia molto ai vecchi saggi narratori cha hanno fatto la storia delle contrade toscane fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Mauro come Ettore conduce per mano il lettore alla ricerca del passato per riportarlo poi al presente.
Non vi dico null’altro perché la storia è molto ricca ed articolata e va gustata in modo diretto.
Intanto se volete approfittare per sentirla (o risentirla) potete venire al CIRCOLO ARCI SAN PAOLO IN VIA CILEA 3 A PRATO GIOVEDI’ 22 OTTOBRE ALLE ORE 21.00 – Sarete benvenute e benvenuti!

IL DOMINO LETTERARIO E’ ORGANIZZATO DA ADSP CIRCOLO DELLE IDEE E DA ARCI SAN PAOLO VIA CILEA 3

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UN NUTRITO GRUPPO DI POETE E POETI DAL NOSTRO SUD partecipa a “PASOLINI 40” silloge poetica a cura di Altroteatro Firenze e Dicearchia 2008 Prato – parte 1 –

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UN NUTRITO GRUPPO DI POETE E POETI DAL NOSTRO SUD partecipa a “PASOLINI 40” silloge poetica a cura di Altroteatro Firenze e Dicearchia 2008 Prato – parte 1 –

Il libro (PASOLINI 40 – … il dialogo non finisce … versi di-versi) che verrà presentato il prossimo 3 novembre a Prato al Circolo “Matteotti” in via VERDI 30 (ore 21.00) raccoglie parole in prosa e in versi di un gruppo di poete e poeti provenienti da molte parti d’Italia. Tra queste parti il nostro Mezzogiorno è ben rappresentato sin dalla Prefazione di Melania Petriello, giornalista giovanissima che dice di lei sul suo Blog nel suo stile nitido e scoppiettante:
“Beneventana, con il sapore del sud nell’anima, sono innamorata della meravigliosa narrabilità delle cose. Ho messo piede in una redazione a quattordici anni ho capito che non ne sarei più uscita. T(r)emo ogni volta che dico di fare la giornalista: oltre a un mestiere, è una ipotenusa di senso. Ho studiato Lettere alla Sapienza di Roma e portato per un po’ i neuroni a zonzo tra Roma, Napoli e Bruxelles. Ora gravito quasi sempre intorno alla Capitale, e in coda sul raccordo sogno una vita sulle spiagge del Messico. Mi sono occupata di un importante ufficio stampa politico-istituzionale presso il Parlamento Europeo e sono attualmente consulente per la comunicazione e le politiche editoriali del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia.
Aggrappata all’eterno fascino della carta stampata, ho scritto anche per la tv.
Dopo refusi, teatro e letteratura vengono solo i miei boccoli platinati..

Straordinario per la chiarezza e la forza delle parole il suo libro collettivo, che a noi pratesi è piaciuto in modo particolare quando Melania e Danila la sua editrice (eDimedia) sono venute a presentarlo alla FIL ed al Circolo “Matteotti”, “Al mio Paese. Sette vizi una sola Italia”

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Allo stesso tempo, la Postfazione è a cura di Gilda Policastro, salernitana di cui da Internet troviamo alcune indicazioni.
Gilda Policastro è assegnista di ricerca presso l’Università di Perugia. È redattrice della rivista «Allegoria» e collabora con «Alias», «Liberazione», «L’Indice dei Libri del mese», «l’immaginazione». Ha collaborato con “il manifesto” e con il supplemento culturale “La lettura” del Corriere della Sera. Ha pubblicato i volumi In luoghi ulteriori. Catabasi e parodia da Leopardi al Novecento (Giardini, Roma-Pisa 2005) e Sanguineti(Palumbo, Palermo 2009), oltre ad articoli su Dante, Leopardi, Pirandello, Manganelli, Pasolini, Leonetti, Balestrini. Ha esordito come poetessa a Romapoesia e RicercaBo 2007. È stata finalista del Premio Delfini 2009, la sua silloge Stagioni e altre è edita nel Decimo Quaderno di Poesia di Marcos y Marcos (2010). Pubblicato nel 2010 per le edizioni d’if il poemetto La famiglia felice, vincitore dell’edizione 2009 del Premio Mazzacurati-Russo. Del 2010 è anche Il farmaco (Fandango). Nel 2013 sempre per Fandango pubblica un altro romanzo “Sotto” ed un libro di poesie come “Non come vita” per Aragno editore. Ha pubblicato saggi in rivista e in volume, tra i quali Polemiche letterarie: dai Novissimi ai lit-blog per Carocci editore nel 2012. Da qualche settimana è uscito il suo nuovo romanzo “Cella” per Marsilio.

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–poete e poeti del Mezzogiorno a “PASOLINI 40″ fine prima parte…