LA QUESTIONE MORALE E L’EGO(T)ISMO DI UN LEADER

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LA QUESTIONE MORALE E L’EGO(T)ISMO DI UN LEADER

Che nel primo Partito di quello che fu il Centrosinistra vi sia una “questione morale” da affrontare non vi sono dubbi! La profonda ambiguità all’interno della quale si muove Matteo Renzi è figlia del “trasformismo” che ha portato a negare le “radici” stesse (quelle buone ed ideali, non solo ideologiche) della nostra Storia. La smemorataggine che caratterizza il “popolo” italiano non mi appartiene: ricordo benissimo le “lezioni” delle pseudo-giovani generazioni che ci erano impartite durante le fasi delle Primarie (“siete vecchi, superati; non vi siete accorti che il “mondo” è cambiato?”). In quei momenti anche se con qualche lieve amarezza ci sosteneva la speranza che costoro avessero potuto assumere un ruolo egemone nella conduzione del lavoro sui territori: invece sono spariti ed alcuni di loro – anche se pochissimi – sono ritornati a galla solo per rivendicare ruoli e funzioni che non avrebbero potuto meritare se avessero dovuto fare la “gavetta” come è invece capitato a tantissimi di noi. Ma cosa volete che vi dica? “Il mondo è cambiato!” anche se “in peggio”! ma proprio in quelle fasi, aprendo i varchi a chicchessia, si sono infiltrati oltre ad elettori della Destra (qualcuno si meraviglia di Verdini & compagnia bella: nulla di sorprendente se ricordate come – a Prato – esponenti sostenitori in prima fila della Destra vincente alle elezioni comunali del 2009 si ritrovassero a sostenere la candidatura di Renzi alle Primarie che lo elessero segretario del PD) anche esponenti della “malavita” (a Roma l’hanno chiamata “Mafia Capitale”, avete dimenticato? Eppure Orfini e Barca hanno avuto un bel da fare, e non penso proprio che quel lavoro sia finito), che hanno contributio ad inquinare ulteriormente la vita amministrativa del nostro Paese.

LA QUESTIONE MORALE E’ UN MACIGNO CHE PENCOLA SULLA TESTA DI NOI TUTTI E NON E’ POSSIBILE SUPERARLA SE NON SI FA CHIAREZZA SULLE MODALITA’ CON CUI SI E’ ACCEDUTO A CERTE POSIZIONI !

Abbiamo bisogno dell’impegno di tutte le persone oneste per affrontare questa fase. Renzi ha una enorme responsabilità sulle sue spalle: sta portando la nostra Democrazia verso lidi pericolosi dove prevalgono demagogia e populismo, e per realizzare il “suo” sogno imperiale utilizza una profonda spregiudicatezza. Non è un caso che stia personalizzando all’inverosimile le “battaglie” istituzionali, abbandonando al proprio destino le sorti amministrative di alcune città importantissime come Milano, Napoli, Roma attraverso una forma originale di je m’en fous già utilizzata quando in Emilia-Romagna la partecipazione dei cittadini alle elezioni scese molto al di sotto del 50%. Ora il suo obiettivo è l’approvazione della nuova Legge costituzionale che, se approvata, cambierebbe – sì – il quadro istituzionale ma lo porrebbe al servizio – non del popolo – ma di oligarchie e lobbies con una destrutturazione che falsamente risponde alla richiesta di “onestà” e “maorale”.

LA QUESTIONE MORALE NON SOLO NON SARA’ AFFRONTATA E RISOLTA MA VEDRA’ VINCENTE PROPRIO QUELLA PARTE DI SOCIETA’ CHE DOVREBBE ESSERE MESSA DA PARTE DAGLI ONESTI

I M P E G N A T I I N P R I M A F I L A ! ! !
PARTECIPA AI COMITATI PER IL NO AL REFERENDUM DI OTTOBRE

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non chiudete gli occhi e leggete (per carità, non pretendo di essere un “genio”) perché mai dico ” N O ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE “

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IL VOTO A FAVORE DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE SAREBBE UNA CAMBIALE IN BIANCO PER CONSENTIRE AD UN GRUPPO DI POTERE “IN-COSTITUZIONALE” DI AFFERMARSI ULTERIORMENTE NELLA PRATICA DELLE SCELTE IN BARBA ALLA DEMOCRAZIA – CI SI APPELLA AL POPOLO DOPO AVER FATTO A MENO DEL PUR MINIMO CONFRONTO – COME DIRE? SE LA SONO CANTATA E SUONATA NELLE LORO STANZE SENZA PERMETTERE ALLE STESSE OPPOSIZIONI (ANCHE QUELLE INTERNE ALLA MAGGIORANZA) DI POTER ESSERE ASCOLTATE E PRESE IN CONSIDERAZIONE – ORA CI SI CHIEDE DI VOTARE A FAVORE – MA DI CHE COSA? LA RIFORMA APPROVATA DAL PARLAMENTO E’ COMPOSTA DA BEN 41 ARTICOLI

VI CONSIGLIO DI DARE UN’OCCHIATA A QUESTO SITO
http://www.altalex.com/documents/news/2016/04/13/riforma-costituzionale-il-testo
PER AVERE L’IDEA DI COSA CI VIENE RICHIESTO CON L’APPROVAZIONE DI QUESTA RIFORMA.

NON VI SCANDALIZZATE QUANDO SENTITE PARLARE DI UN “COLPO DI STATO” – ANCHE L’OCCUPAZIONE DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE (STAMPA E TELEVISIONI) LASCIA INTRAVEDERE QUESTA SITUAZIONE ESTREMAMENTE RISCHIOSA PER LA DEMOCRAZIA – VENGONO MODIFICATI SOSTANZIALMENTE CIRCA 50 ARTICOLI DELLA NOSTRA CARTA COSTITUZIONALE – ALLO STESSO TEMPO SI E’ MESSO MANO ALLA RIFORMA ELETTORALE CHE GARANTISCE IL CENTRALISMO DEI PARTITI NELLA SCELTA DEI CANDIDATI –

AI CITTADINI SI CHIEDE DI VOTARE A FAVORE MA SENZA CHE SIANO CONSAPEVOLI DI QUALI CONSEGUENZE IL LORO VOTO FAVOREVOLE AVRA’ SUI LIVELLI DI DEMOCRAZIA DEL NOSTRO PAESE –

L’UNICA POSSIBILITA’ NELLE LORO MANI PER ESSERE DAVVERO PROTAGONISTI E’ QUELLA DI
VOTARE “ N O “

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MORIRE PER LE IDEE – vita letteraria di Pier Paolo Pasolini di Roberto Carnero – un percorso multimediale tra le pagine e le parole di Pier Paolo Pasolini – mercoledì 18 maggio ore 21.00 Circolo “Matteotti” via Verdi 30 PRATO

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MORIRE PER LE IDEE – vita letteraria di Pier Paolo Pasolini

MERCOLEDI’ 18 MAGGIO ORE 21.00 Circolo “Matteotti” via Verdi 30 PRATO

Un approccio didattico multimediale all’opera di Pier Paolo Pasolini

Incontro con Roberto CARNERO

curato da Giuseppe Maddaluno con il contributo di Altroteatro – Circolo letterario Pier Paolo Pasolini – Edoardo e Matilde Michelozzi

Vorrei non fuorviarvi con questa mia sorta di affermazione – quella che farò – anticipatrice e di per sè apparentemente risolutrice: il libro che andiamo a presentare all’interno di questo contenitore multimediale è di una straordinaria inconsueta “semplicità”, di una linearità che rende piana e comprensibile la vicenda “pasoliniana”, anche se la stessa vita del “poeta” (e con questa “accezione” ne sintetizzo la fondamentale caratteristica, aggiungendo che anche Dante nella sua complessa multiforme poetica viene indicato come “il Sommo” – Poeta per l’appunto) e, quindi, la stessa vita di Pasolini ha nella sua complessità il segno distintivo della semplicità negli approcci tematici, semplicità che facilita – allo stesso modo che il libro di Roberto Carnero – la comprensione per il lettore sia esso d’accordo o in disaccordo con quanto espresso. Tale semplicità è collegata ad una inesauribile capacità di sintesi che va immediatamente a segno anche quando ci si trovi a contatto con una visione lucidamente apocalittica – ed a volte disperata – della società italiana nel passaggio cruciale dal Fascismo all’epoca del boom economico.
Ecco forse spiegato l’assunto di partenza.
Ma non sarebbe possibile raggiungere tale risultato senza la sensibilità e la preparazione professionale di colui che ne è autore, capace di avvicinare noi e soprattutto i “giovani” cui il libro è diretto in modo specifico all’universalità pasoliniana. Non sempre gli uomini di cultura, gli intellettuali lo sono, ma forse l’attributo di intellettuale “tout court” a Roberto sta troppo stretto e quell’abito non gli calza, soprattutto quando pensiamo a quali debbano essere le qualità per esserlo che non corrispondono a quelle di coloro che purtroppo credono di poterlo (o doverlo per influenza divina) essere. La gran massa di costoro li identificherei in “venditori di fumo contornato da parole o semplicemente “parolai”. E ne è purtroppo pieno il mondo.
Ho avuto modo di esprimere già a Roberto in una forma pur necessariamente vaga e sintetica come dalla lettura di queste pagine (circa 200) emerga la “passione” che lo sostiene, rivelandogli come, pur conoscendo io la produzione pasoliniana, egli sia riuscito a far riemergere in me ancora una volta il desiderio di andarne a rileggere alcune parti; ed ho sperato fortemente, essendo forse stato e sperando – di poterlo ancora essere, un educatore, che ciò capiti anche ai giovani ed agli altri che avranno questo libro tra le mani e vorranno proseguire ad inoltrarsi poi nei sentieri della poetica pasoliniana.

Lettura da “Scritti corsari”
“lo non ho alle mie spalle nessuna autorevolezza: se non quella che mi proviene paradossalmente dal non averla o dal non averla voluta; dall’essermi messo in condizione di non aver niente da perdere, e quindi di non esser fedele a nessun patto che non sia quello con un lettore che io del resto considero degno di ogni più scandalosa ricerca.”
“Forse qualche lettore troverà che dico delle cose banali. Ma chi è scandalizzato è sempre banale. E io, purtroppo, sono scandalizzato. Resta da vedere se, come tutti coloro che si scandalizzano (la banalità del loro linguaggio lo dimostra), ho torto, oppure se ci sono delle ragioni speciali che giustificano il mio scandalo.”

Quando parlo di “semplicità” e in questo caso di “semplicità riflessa” mi vengono in mente decine di esempi da cui traspare un altro elemento caratteristico e distintivo, l’umiltà che PASOLINI ricavò in modo antropologicamente diretto (sentendosene pienamente “parte”) dalla CULTURA del popolo, dal popolo stesso, quel sottoproletariato rurale prima ed urbano o suburbano poi con il quale egli si confrontò vivendone in modo intenso le vicende storiche e sociali del suo tempo (quelle agrarie dei contadini del Friuli nel tempo del cosiddetto “Lodo De Gasperi” e quelle suburbane nell’emarginazione dei ghetti a ridosso della Capitale.
Pasolini praticò a distanze variabili questa “umanità” e la descrisse nei suoi romanzi, la fece vivere mostrandocela in diretta nei suoi film, ne approfondì i contesti in decine di riflessioni, sia in versi che in prosa.

Nel saggio di Carnero – e qui inevitabilmente sintetizzo al massimo – i temi dell’incessante ricerca antropologica culturale, della mutazione genetica e del genocidio, dello scontro feroce con la borghesia chiusa e retriva si respirano in ogni pagina attraverso un costante ricorso ai testi.

“Povero come un gatto del Colosseo” Le ceneri Gramsci – Il pianto della scavatrice
II
Povero come un gatto del Colosseo,
vivevo in una borgata tutta calce
e polverone, lontano dalla città

e dalla campagna, stretto ogni giorno
in un autobus rantolante:
e ogni andata, ogni ritorno

era un calvario di sudore e di ansie.
Lunghe camminate in una calda caligine,
lunghi crepuscoli davanti alle carte

ammucchiate sul tavolo, tra le strade di fango,
muriccioli, casette bagnate di calce
e senza infissi, con tende per porte….

Passavano l’olivaio, lo straccivendolo,
venendo da qualche altra borgata,
con l’impolverata merce che pareva

frutto di furto, e una faccia crudele
di giovani invecchiati tra i vizi
di chi ha una madre dura e affamata.

E, ritornando ai temi dello scontro con la borghesia , egli non poteva non scontrarsi con coloro che disprezzava e dai quali era continuamente attaccato…
(come è evidenziato nell’intervista che il giornalista tenta di fare ad Orson Welles ne “La ricotta” o in tante altre pagine)

Il libro ha una struttura solo in parte “cronologica” e si occupa nelle ultime pagine – come si evince dal titolo – di ricostruire le fasi finali della tragica morte del Poeta, andando poi a toccare anche vicende più recenti che hanno in pratica riaperto il caso, connotandolo di ulteriori misteri. Uno spazio ampio viene dato – e questo è molto utile didatticamente – ai due “romanzi romani”, caratterizzati entrambi dalla parola “vita”, ed alla produzione “polemista” e “cinematografica”.
Ecco, se pensiamo che ci troviamo di fronte ad un libro formato “tascabile” di poco più di 200 pagine, non possiamo che gridare al “miracolo”!

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RENZI PALADINO DEGLI INTERESSI DEL POPOLO? Ma ci faccia il piacere!

RENZI PALADINO DEGLI INTERESSI DEL POPOLO? Ma ci faccia il piacere!
Ribadisco quel che ho già scritto.

SOLO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM DI OTTOBRE GARANTIRà LA POSSIBILITA’ PER I CITTADINI DI POTERSI VERAMENTE ESPRIMERE ATTRAVERSO IL VOTO E – DA QUESTO PUNTO DI VISTA – RINGRAZIO RENZI ED I SUOI FEDELI SOSTENITORI PER AVER AFFERMATO CHE “SE SI PERDE IL REFERENDUM – VOTANDO “ N O “ — QUESTA MAGGIORANZA PRATICAMENTE ILLEGALE ANDREBBE A CASA E CI SAREBBERO NUOVE ELEZIONI.

Ecco! NUOVE ELEZIONI praticamente “costituenti” o “ri-costiruenti” come la cura che i medici suggeriscono a chi ha bisogno di tirarsi un po’ su dagli stress!
MA DI QUALI POLTRONE PARLA IL PRIMO MINISTRO? E’ proprio lui che pensa alle “sue” poltrone quando difende una Legge elettorale costruita per garantirsi il controllo “prima (ed è l’elemento più grave), durante e dopo” la campagna elettorale per la scelta degli “eleggibili” (una sorta di “nuova casta” dei super-fedeli di questo o quel “ras locale, regionale o nazionale”): un “golpe” neanche troppo camuffato.
E allora ci si impegni a cancellare questa Riforma nella sua complessità. Mi appello anche a coloro i quali hanno più volte visto le proprie proposte non accolte (ci dicono che hanno discusso moltissimo: certamente lo hanno fatto per contrastare quel “rinnovamento” che dai cittadini viene richiesto: riduzione decisa dei costi della Politica con abolizione del Senato, riduzione del numero dei Deputati, regolamentazione per gli emolumenti ed i benefit (il calcolo della Pensione segua le regole dei comuni cittadini), regolamentazione per l’accesso alla Politica (solo chi ha un posto di lavoro “certificato” può essere “eleggibile”, in modo che dopo due legislature – regola che valga per tutti – si ritorni a fare il lavoro di prima la cui sicurezza, attraverso una Legge dello Stato, deve essere garantita).
Nella “CAMPAGNA ELETTORALE” le elettrici e gli elettori ascolteranno le “PROPOSTE” e su quella base assegneranno il loro voto a coloro che siano più convincenti.
Una RIFORMA degna di questo nome non può essere AFFIDATA nelle mani di chi non è stato ELETTO a quel ruolo.

PERCHE’ DICO NO!

Caro amico
cerco di spiegare i motivi per cui ritengo che sia molto importante che nel Referendum di Ottobre vinca il NO.
Ed è un “plus” per me che questo significhi una sconfitta per Renzi essendo prioritaria la “vittoria” di chi sostiene che questa Riforma debba essere cancellata per proporne immediatamente un’altra che abbia il segno distintivo della Democrazia e della Partecipazione.
Innanzitutto non può essere la stessa classe dirigente politica, quella che ha creato il disastro istituzionale degli ultimi anni (la cui punta di “iceberg” è stato il “Porcellum” anticostituzionale)e lo ha difeso e protratto troppe volte per difendere i propri personali interessi di casta e di lobby, (non può essere la stessa classe dirigente dichiarata “illegale” dalla Corte) a proporre un cambiamento che possa avere come elemento fondamentale l’ampliamento della Democrazia partecipativa.
E’ fin troppo chiaro anche dalle dichiarazioni dei difensori del SI che questo Parlamento non possa fare di meglio! Ed a questo Parlamento personalmente non chiedo nulla se non quello di farsi da parte prima possibile per dare spazio al “nuovo”. E la protervia con cui mi esprimo e che non rinnego nasce dal fatto che troppi segnali ci sono stati finora da parte di coloro che vorrebbero rimanere abbarbicati a quel ruolo anche rinnegando la propria libertà di pensiero.
Facciano una buona volta prevalere il buon senso e si impegnino per il NO.
Caro amico,
quando parlo di “Costituente”, mi proponi una “lezione” di Storia.
Non si può controbattere che sarebbe necessario un passaggio tragico: non è necessario. Quel che è accaduto negli anni Quaranta del secolo scorso non è riproponibile; basterebbe semplicemente andare ad “Elezioni” e poter votare per quelle forze politiche che presentassero un Progetto di “vero rinnovamento”.
Non ci si può inoltre appellare al “popolo” per farsi sostenere dopo aver bypassato qualsiasi rapporto non solo con il proprio “popolo” di riferimento politico ma con quello più ampio “tout court”.
Chi ha discusso questa proposta? Un Parlamento “incostituzionale”! punto e basta!
Ed io propongo addirittura di andare avanti!
Approfittiamo della fase referendaria per ascoltare il “POPOLO”.
Invece cosa succede?
Parte una “campagna” il cui obiettivo sarebbe quello di poter rimanere in sella per qualche altro mese ancora, una campagna anche fatta di cattiveria come non se ne conoscevano da tempo.

Perché dico NO!

Caro amico
cerco di spiegare i motivi per cui ritengo che sia molto importante che nel Referendum di Ottobre vinca il NO.
Ed è un “plus” per me che questo significhi una sconfitta per Renzi essendo prioritaria la “vittoria” di chi sostiene che questa Riforma debba essere cancellata per proporne immediatamente un’altra che abbia il segno distintivo della Democrazia e della Partecipazione.
Innanzitutto non può essere la stessa classe dirigente politica, quella che ha creato il disastro istituzionale degli ultimi anni (la cui punta di “iceberg” è stato il “Porcellum” anticostituzionale)e lo ha difeso e protratto troppe volte per difendere i propri personali interessi di casta e di lobby, (non può essere la stessa classe dirigente dichiarata “illegale” dalla Corte) a proporre un cambiamento che possa avere come elemento fondamentale l’ampliamento della Democrazia partecipativa.
E’ fin troppo chiaro anche dalle dichiarazioni dei difensori del SI che questo Parlamento non possa fare di meglio! Ed a questo Parlamento personalmente non chiedo nulla se non quello di farsi da parte prima possibile per dare spazio al “nuovo”. E la protervia con cui mi esprimo e che non rinnego nasce dal fatto che troppi segnali ci sono stati finora da parte di coloro che vorrebbero rimanere abbarbicati a quel ruolo anche rinnegando la propria libertà di pensiero.
Facciano una buona volta prevalere il buon senso e si impegnino per il NO.
Caro amico,
quando parlo di “Costituente”, mi proponi una “lezione” di Storia.
Non si può controbattere che sarebbe necessario un passaggio tragico: non è necessario. Quel che è accaduto negli anni Quaranta del secolo scorso non è riproponibile; basterebbe semplicemente andare ad “Elezioni” e poter votare per quelle forze politiche che presentassero un Progetto di “vero rinnovamento”.
Non ci si può inoltre appellare al “popolo” per farsi sostenere dopo aver bypassato qualsiasi rapporto non solo con il proprio “popolo” di riferimento politico ma con quello più ampio “tout court”.
Chi ha discusso questa proposta? Un Parlamento “incostituzionale”! punto e basta!
Ed io propongo addirittura di andare avanti!
Approfittiamo della fase referendaria per ascoltare il “POPOLO”.
Invece cosa succede?
Parte una “campagna” il cui obiettivo sarebbe quello di poter rimanere in sella per qualche altro mese ancora, una campagna anche fatta di cattiveria come non se ne conoscevano da tempo.

PRO – MEMORIA 2 MEMENTO DI UN MOMENTO

ALTRO PREZIOSO DOCUMENTO PER CONOSCERE LE RAGIONI PER CUI SIAMO DELUSI
pubblicato l’8 maggio 2013
CIRCOLO PD SEZIONE NUOVA SAN PAOLO – VIA CILEA 7 PRATO
DOMENICA 5 MAGGIO 2013 – ORE 18.00
LA PALESTRA DELLE IDEE – PERCORSI PROGRAMMATICI CONDIVISI
Sintesi dell’incontro dei Circoli PD di Prato e Fabrizio BARCA
“Yes we can”. Ha concluso così Fabrizio Barca domenica sera al Circolo Sezione Nuova San Paolo di via Cilea 7 a Prato, prima tappa del suo annunciato “tour” nazionale per presentare il suo Manifesto. Ed è proprio così: “si può fare” perché la base degli iscritti ma soprattutto dei simpatizzanti, tutti attivisti nelle ultime vicende politiche ed elettorali, ha risposto positivamente all’appello lanciato dal gruppo di San Paolo ed è intervenuta numerosissima come non mai, a dimostrazione dell’urgenza e la necessaria severità con cui occorre affrontare molte delle questioni sollevate dall’ex Ministro. Innanzitutto la “forbice” che segna la distanza sempre più ampia e divaricata fra la Dirigenza nazionale e locale e la “base” degli iscritti e dei simpatizzanti. Barca ha chiesto che vi sia un continuo rapporto dal basso verso l’alto (che sappia ascoltare) e dall’alto verso il basso (che non abbia pressioni nelle scelte, che siano ragionate e libere nel solco dei valori costituendi il Partito); in questa richiesta gli interventi che hanno preceduto l’intervento dell’ex Ministro sono stati chiari e precisi nella condivisione. Allo stesso tempo i rappresentanti dei Circoli intervenuti hanno rappresentato il momento difficile che si va attraversando chiedendo con veemenza che siano riconoscibili i 101 ( e forse più ) grandi elettori del PD che hanno tradito nel segreto dell’urna quanto avevano promesso poche ore prima: molti degli intervenuti ricevendo plauso quasi totale hanno utilizzato parole molto forti nei confronti dei “traditori”. E’ stata anche avanzata la richiesta di andare più rapidamente possibile all’effettuazione del Congresso, evitando di dover procedere ad una gestione provvisoria che potrebbe protrarre ad libitum la soluzione della forma Partito da privilegiare e le tematiche fondamentali da affrontare ed approfondire.
La forma Partito che presenta Barca nel suo Documento “Memoria politica” ha raccolto molti consensi: convince soprattutto la massima apertura “esterna” dei Circoli, strutture considerate fondamentali, a simpatizzanti, associazioni e gruppi che vogliano interloquire con il Partito alla ricerca di soluzioni utili per i diversi territori. Convince la possibilità di affrontare tematiche anche di valenza nazionale ed internazionale utilizzando l’esperienza pratica locale, come nel caso dei temi dell’immigrazione e dell’integrazione di Culture. Convince la richiesta che il Partito si stacchi dallo Stato e che sia a senso unico la strada che dal Partito porti allo Stato, ribadendo sia il predominio della competenza e del merito nella selezione dei rappresentanti sia la non commistione fra cariche politiche e cariche pubbliche.
Chi è intervenuto lo ha fatto aderendo alle idee espresse nel Documento di Barca, anche quando formalmente da parte di qualcuno è stato dichiarato di non averlo letto ma di averne ricavato da interviste televisive e giornalistiche il senso.
Molti hanno puntato l’attenzione sulla poca chiarezza dei programmi del Partito, sulla divisione interna dei gruppi dirigenti in fondazioni, associazioni, correnti e linee di pensiero troppe volte estremamente distanti e divaricate fra loro.
L’incontro, così come desiderato da Fabrizio Barca, si è srotolato (dopo un brevissimo incipit procedurale del sottoscritto ed un “saluto” della Segretaria Provinciale PD Ilaria Bugetti) con brevissimi interventi da parte di alcuni coordinatori di Circolo, chiamati in modo organizzato preventivamente a portare il loro contributo di idee e proposte nell’ambito della proposta “barchiana”.
Tantissimi i Circoli presenti e tantissimi gli interventi la cui durata è stata severamente controllata nell’ambito dei 3\5 minuti massimo (tanto che a farne le spese è stato proprio il rappresentante del Circolo Sezione Nuova San Paolo, Stefano Gruni, chiamato – per esigenza di cortesia verso gli altri Circoli – a parlare per ultimo, allorquando l’uditorio fremeva per poter ascoltare Fabrizio Barca): sono intervenuti Gabriele Bosi del Circolo “Tintori” Prato Centro; Lucio Lamanna del Circolo 1° Maggio alle Badie; Manlio Altimati del Circolo “Lanciotto Ballerini” di Mezzana; Carolina Faini del Circolo di San Ippolito; Andrea Ghetti del Circolo San Giusto; Sergio Puggelli del Circolo di Coiano; Guglielmo Bongiorno dell’Unione Comunale di Cantagallo; Sandra Ottanelli dell’Unione Comunale di Vaiano; Barbara Innocenti segretaria comunale di Montale (PT); Simone Tripodi capogruppo alla Circoscrizione Est del Comune di Prato che si è soffermato soprattutto sull’importanza del rispetto delle “regole”.
In coda sono stati poi presentati alcuni “casi” di possibili “sperimentalismi democratici”: Gilda Fronzoni dell’Unione Comunale di Montemurlo ha proposto le “Riflessioni per una politica partecipata” con un calendario di appuntamenti che Fabrizio Barca ha mostrato di apprezzare augurandosi che vi sia nelle prossime occasioni (Gilda lamentava finora una presenza più bassa del previsto) maggiore afflusso; Daniele Pinai del Circolo San Giorgio a Colonica che ha presentato il progetto chiamato “Il Condominio” che utilizza in modo aperto l’idea della “mobilitazione cognitiva” che superi le divisioni fra cittadini ed iscritti\simpatizzanti proponendo a tutti incontri fuori dagli schemi consueti delle riunioni politiche affrontando problemi pratici e ricercando soluzioni condivise al massimo possibile all’interno di un confronto senza preclusioni di soluzione; infine è intervenuto Stefano Gruni del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo che ha presentato “La Palestra delle Idee”, titolo che richiama in pieno il documento di Fabrizio Barca che parla di Partito “palestra” e nella sua analisi precisa e dettagliata ha messo in luce le affinità fra l’attività svolta dal Circolo in questi anni – evidenziata nel Documento Congressuale di fondazione del Circolo datato 9 giugno 2012 – e molte parti della “Memoria politica dopo 16 mesi di governo”. Stefano Gruni ha presentato inoltre alcune mozioni che rivelano la piena consonanza di vedute fra il suo Circolo ed il documento di Barca in relazione a quel che devono essere e fare gli “uomini” di Partito dal momento che si propongono (o vengono proposti) a candidature amministrative.

PRO – MEMORIA

Era l’11 maggio 2013 ed io scrivevo a nome del fu “CIRCOLO PD SEZIONE NUOVA SAN PAOLO” questo post. Ecco! da quel che scrivevo, di cui non rinnego nemmeno una virgola o un errore si riesce a comprendere la ragione per cui alcuni di noi tra i più attivi ed innovativi fautori di un PD maggiormente aperto, inclusivo e democratico oggi siano fuori da esso.
“La gente comune sempre più negli ultimi tempi ( ma il ricordo per me, sessantenne attempato, si allunga molto indietro fino agli anni Sessanta del secolo scorso ) si va convincendo ripetendoselo frequentemente che “in Politica sono tutti uguali”, “pensano solo ed esclusivamente ai propri interessi” e riflessioni similari più o meno colorite le sentiamo ripetere soprattutto nei mercati e nei luoghi di ritrovo consueti (bar, circoli, piazze), facendo sentire noi, militanti appassionati e disinteressati, complici colpevoli di uno stato di degrado generalizzato che, per primi, vorremmo abbattere definitivamente. Di fronte a noi vi sono esempi positivi di paesi realmente “civili” e democratici ( al di là del colore dei loro Governi ) nei quali i cittadini conservano intatta la fiducia nel loro ceto politico rispettoso delle regole al punto che, per errori che per noi non sono nemmeno presi in considerazione abbandonano “definitivamente e volontariamente” la scena politica. In Italia la realtà è ben diversa; la corruzione morale e materiale è fin troppo diffusa al punto da essere stata considerata prassi comune ed a volte elemento di “merito”. Noi del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea 7 continueremo a lavorare affinché emergano nel nostro Partito le migliori risorse umane, anche se siamo fortemente preoccupati in quanto nella fase convulsa che stiamo vivendo assistiamo ad una generalizzazione delle “proteste” che si caratterizzano per un riposizionamento allo scopo di ricollocarsi al momento del possibile “crollo”. In verità, non ci piacciono le “ipocrisie” da parte di coloro che fino a qualche giorno fa si sperticavano all’interno ed all’esterno del Partito in critiche feroci nei confronti di chi, come noi, non lesinava rimproveri alla classe dirigente locale (il nostro primo punto di riferimento) per la perdurante assenza di iniziativa politica sul territorio; quei rimproveri sotto forma di sollecitazione non sono stati mai realmente ascoltati e presi in considerazione. Il Circolo di via Cilea ha una sua distinzione particolare (può essere visto come un covo di rompiscatole, ma non ha mai detto qualcosa che non abbia poi fatto, e non ha mai fatto qualcosa che non abbia mai detto) e da quando è nato si è proposto sin dal suo nome (Sezione “Nuova” – non nuova “Sezione”) di portare a compimento il percorso di un Partito, quello Democratico, che aveva smarrito per interessi “particolari” prevalenti la sua strada, che alcuni di noi avevano provato ad indicare, ricevendo in cambio veleni ed ostracismi. Ci disgustano particolarmente quei tentativi di appropriazione “virginale” del nostro Partito da parte di coloro che non lo hanno mai digerito come elemento reale di rinnovamento dei metodi di fare Politica. Noi siamo convinti che non sarà facile perché i contrasti “interni” sono più perniciosi di quelli “esterni” ma ci andiamo provando ed indichiamo ad ampio spettro (associazioni, gruppi, comitati, forze politiche progressiste e democratiche) la strada del confronto senza forzature di partenza che non siano quelle idealmente consone al nostro appartenere alla Sinistra per raggiungere una “possibile” condivisione negli esiti progettuali. Lo andiamo facendo da tempo e continuiamo a farlo con la proposta de “La Palestra delle Idee”. Prossimo appuntamento: 24 maggio ore 21.00 si discute di “Immigrazione ed Integrazione – Il ruolo della Scuola pratese”. Il 31 maggio poi discuteremo di “Urbanistica ed Ambiente”.” OVVIAMENTE SI PARLA DEL 2013