RITORNO A CASA – extra

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RITORNO A CASA – extra

Il viaggio è stato da parte mia dedicato al silenzio ed all’ascolto per circa 4/5 di esso; solo dopo Formia con relativa quiete ho parlato con i miei compagni occasionali di viaggio, o meglio quelli che erano rimasti e non per mia scelta ma per caso: gli altri erano usciti anticipatamente per scendere ad Aversa. Due parole lungo tutto il viaggio in Intercity, però, le avevo dette: “Orvieto” e “Latina” per indicare ai presenti, ignari ed inconsapevoli viaggiatori distratti, dove eravamo. “Viaggiatori” autoctoni meridionali che vivono senza meritarne il pedaggio…………….per oggi è così!

CASE – 14

San Domenico

CASE – 14

Quando si cominciò a pensare a costruire il nostro futuro (avevamo sui trenta anni) l’orientamento era di trasferirci o verso il mare o in Toscana.
Il mare ci mancava (la prima “casa” di Marietta era stata il “faro” del porto di Pozzuoli) ma ci mancavano anche i grandi “flussi” culturali. Nei nostri viaggi italiani non ci dispiaceva l’atmosfera di Rimini ma non escludevamo nemmeno la costa livornese.
Napoli ci aveva deluso, anche se quelli erano anni (eravamo tra il 1975 ed il 1982) connotati da grandi speranze di rinnovamento e la città capoluogo era stata amministrata per la prima volta da un esponente del PCI, uomo di grande cultura, Maurizio Valensi, il cui cognome per errore anagrafico venne modificato in Valenzi.
E preferivamo l’esilio.
Ma – come ho scritto – “quando si cominciò a pensare”…..

E sì perché non era ritenuto facile trasferirsi essendo appena entrati in ruolo ordinario. Invece l’Amministrazione ci sorprese e dovemmo scegliere rapidamente. E così scegliemmo la Provincia di Firenze: la Cultura vinceva sul desiderio del “mare”.
La scelta cui noi aspiravamo non era essenzialmente quella di Prato: questa ci fu imposta dal Ministero. La prima abitazione fu “diversa” per Marietta e per me; in una prima fase mia moglie venne a Prato da sola e fu “ospite” della “Casa della giovane” nel complesso del Monastero di San Vincenzo: si trattava di un luogo nel quale avevano difficile accesso i maschi (solo per brevi visite) ma la responsabile del servizio, dotata di particolare ed acuto humour, mi aveva proposto, quando fossi venuto a trovarla, di alloggiare in uno spazio “esterno” in un sottoscala (l’ho sempre interpretata come una “boutade” e non so se corrispondesse al vero) ma ella stessa si impegnò a cercarmi una soluzione ben diversa e più accogliente allorquando ottenni anche io un’assegnazione “provvisoria” a Empoli.

Fui ospite di una famiglia di immigrati interni formata da una “terremotata irpina” ed un artigiano romano, con i quali ancor oggi manteniamo ottimi e riconoscenti rapporti.
Quindi il primo tetto pratese per Marietta fu quello accogliente ma rumoroso di via San Vincenzo mentre il mio era in quest’appartamento al secondo piano di un condominio anonimo prospiciente via dell’Autostrada al “Soccorso”.
Nel frattempo ci impegnavamo a ricercare un “tetto comune” che trovammo in un primo tempo in condivisione con una coppia di coniugi di Latronico parenti di parenti di Marietta; e poi nei tempi liberi andammo alla ricerca di un appartamento da affittare (ma i prezzi erano esorbitanti anche in rapporto alle proposte molto spesso in condivisione con spazi artigianali molto rumorosi) o da acquistare (le proposte erano molto varie e complessivamente più interessanti), per cui in quei giorni visitammo moltissimi locali, fin quando non ci si accordò per la nostra prima abitazione di proprietà in Viale Galilei 79.

fine CASE 14…. continua

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CASE – 13

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– questa è la credenza veneta alla quale applicavo il lenzuolo sul quale proiettavo i “capolavori” del Cinema mondiale nella mansarda di Feltre –

CASE – 13

L’ingresso ampio ad uso soggiorno era utilizzato soltanto quando venivano a trovarci amiche ed amici, quasi tutti delle nostre parti “terroniche” (gli autoctoni – non meridionali – posseggono modi diversi per condividere le amicizie: di solito i pub, i bar, le osterie, i ristoranti); ancora oggi, che vivo in Toscana, devo notare che ad ospitare negli appartamenti privati amiche ed amici a pranzo o a cena non vi è abitudine tra i non meridionali ed anche tra questi ultimi va prevalendo l’indisponibilità ad utilizzare i propri appartamenti per eventi privati allargati.

In quell’ingresso di Feltre avevamo collocato una credenza veneta primo Novecento acquistata da un rigattiere di Santa Giustina che era utilizzata non solo per contenere materiale d’uso consueto (bicchieri, posate, piatti ed altro) ma anche per un uso del tutto “inconsueto”: mantenere tra le imposte a vetro i lembi di un lenzuolo utilizzato come schermo per proiezioni.
In quel luogo ho visto e studiato i grandi capolavori dell’Espressionismo tedesco (Murnau, Lang, Wegener, Wiene e altri) e della Nouvelle Vague (Truffaut, Godard, Resnais e altri), i film di Jean Vigo e di Jacques Tati, le opere fondamentali del Neorealismo e della “commedia all’italiana”, oltre a quelli degli anni Trenta francesi (Clair, Renoir, Carnè) ed i capolavori del Cinema d’Animazione sperimentale come quelli di Norman MacLaren e Yoji Kuri che uno dei più carissimi amici di sempre, Carlo Montanaro, architetto cinefilo di Venezia ci procurava.
Fondai un cineclub (“La Grande Bouffe”) in collaborazione con la sede dello IULM (una delle giovani Università indipendenti del Nord Italia) ed ebbi modo di operare con Cristina Bragaglia, Fernaldo Di Giammatteo, Antonio Costa, Carlo Montanaro, Gian Vittorio Baldi, Leonardo Quaresima, Giovanna Grignaffini ed altri.
Da quel soggiorno si accedeva ad una soffitta semi abitabile attraverso una botola, ma io credo di esserci andato un paio di volte in sei anni. Sin quando siamo stati a Feltre io e mia moglie non abbiamo avuto bambini, ma una inattesa sorpresa era in agguato e per qualche mese abbiamo fatto da balia ad un minuscolo gattino che proprio perché era appena nato e forse era stato abbandonato involontariamente dalla sua mamma-gatta riconosceva in noi i suoi genitori. Ma, questa, è davvero tutta un’altra – bella bellissima – storia.

Eccone la testimonianza fotografica!
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CASE 13 – continua….

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CONDITIO SINE QUA NON…….SINISTRA, dunque, SIA SINISTRA! PUNTO E BASTA

SINISTRA
CONDITIO SINE QUA NON

“CONDITIO SINE QUA NON” e non per tutelare i miei interessi personali “legittimi o illegittimi” essi siano considerati, ma per costruire una vera alternativa di SINISTRA libera e non al servizio di “interessi” molto particolari e poco più (e qui son buono!) che “personali” è la NON COMPROMISSIONE CON IL PD RENZIANO senza “se” e senza “ma”, assunta come ELEMENTO DI BASE INDISCUTIBILE.
Posso comprendere la “fregola” di qualche giovane ma, dopo la comprensione, la stigmatizzo come “ansia individuale per farsi strada a gomitate, piegate ad una interpretazione di “coerenza”.
Detto questo, poichè la mia vita (lo dico ad uso di coloro che di problemi esistenziali non capiscono una sacra “mazza”) ha di fronte a sè poco FUTURO ma molto PASSATO (il PRESENTE è ingannevole e fuggevole e stenta ad esistere) non intendo impegnare il mio TEMPO in codesto modo.

LA SINISTRA come appendice è inconsistente e non (sol)tanto per le valutazioni demoscopiche, ma soprattutto nella realtà sostanziale. Di fronte a raggruppamenti tendenti alla compromissione un elettore che non sia un convinto militante (e qualche perplessità, con i tempi che corrono, potrebbe apparire anche in quest’ultimo) affida il suo voto a gruppi seriamente demagogici e populisti oppure accresce l’area del non voto molto ampia ed articolata ( scheda bianca, nulla o astensione dal recarsi al seggio).
Quando accenno al mio TEMPO RESIDUO intendo sottolineare soprattutto che la costruzione di un PARTITO della SINISTRA in questo Paese manca dai tempi del grande PCI degli anni Settanta (lo straziante frequente amarcord di Enrico Berlinguer lo attesta). E se era vero “allora” che sarebbe stato impossibile che la SINISTRA assumesse le leve del Potere, oggi possiamo dirci che questo assunto, che ascoltiamo come un “mantra” maledetto, sia una minaccia ed un alibi imperdonabile.
Una minaccia per spaventare i coraggiosi, da parte della Destra e del Centro s.; un alibi per coloro che affidano le loro ambizioni ad un’annacquata forma di SINISTRA che non vede poi l’ora di “calarsi” nella formazione di governi e sottogoverni.

LA SINISTRA che non fa LA SINISTRA fino in fondo diffonde frustrazione e non contribuisce realmente al bene del Paese.
Ho anche la sensazione che qualcuno abbia paura di promuovere la stessa parola “SINISTRA” e che di riflesso come un acuto senso di colpa pensi che quella possa far paura. No, la gente non ha “paura”, è semplicemente “schifata” dalla profonda incoerenza di tanti sedicenti esponenti della SINISTRA.

Perché mai dovrebbe fidarsi delle affermazioni programmatiche ricche di elementi positivi di giustizia sociale da ottenere e ri-ottenere se poi i proponenti si rivelano pron(t)i a mescolarsi nella melassa centrista?

Certo, dopo le deludenti esperienze fin qui avute, gli elettori hanno buone ragioni per mostrarsi ancor più cauti nella scelta e dovrebbero compiere uno sforzo di fiducia; ma, tant’è, se non si comincia non si può concludere, se non si parte (con il piede giusto) non si raggiunge mai una meta.

SINISTRA, dunque, SIA SINISTRA! PUNTO E BASTA

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CASE – 12

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strong>CASE – 12

L’indirizzo preciso è via Mezzaterra 33 e vi abitavano, essendone proprietari, i coniugi Casòn.
Quando arrivai a Feltre avvenne quello che di solito mi sorprendeva non poco: una sorta di empatia che mi poneva immediatamente in relazione con le persone con cui entravo in contatto. Non me la spiegavo ma ci deve essere stato qualcosa di positivo tra me e la Dirigente scolastica di allora all’IPSIA “Rizzarda” che qualcuno ricordava come “Maria la sanguinaria” (ma vi assicuro che aveva torto: era una donna davvero in gamba, una vera Preside “manager”) o con i coniugi Casòn che immediatamente mi accolsero, pur, e questo era un limite in quegli anni nei quali da quelle parti sorgeva prorompente la Lega, essendo, io e gli altri che mi fecero compagnia in quell’appartamento, dei veri e propri “terroni”.
A dire il vero, era piuttosto facile esserlo, dato che già a pochi chilometri – al di là di Quero a sud verso Valdobbiadene – si era considerati tali dai “feltrini”.

Il luogo era affascinante; mi si creda, lo era (e forse ancora oggi lo è) al di là della malinconia di anni energicamente giovanili.

L’appartamento era una mansarda, collocata per l’appunto all’ultimo piano: una soffitta abitabile abbastanza ampia per viverla in due o tre persone.
Al primo piano dello stabile di via Mezzaterra 33 non ricordo chi ci fosse: i proprietari abitavano al secondo – al terzo vi era una famigliola di giovani sposi con i quali si è intrattenuta poi nel corso degli anni una lunga amicizia (lei, operaia in un’azienda di famiglia, un pastificio; lui, un infermiere all’Ospedale civico) ed all’ultimo vi era quella “mansarda” con un ballatoio esclusivo ed una porta abbastanza alla buona, ma i ladri presumibilmente avevano ben altro da fare, che portava ad un interno ampio, utilizzabile come sala da pranzo-soggiorno sostanzialmente buio, dal quale si accedeva attraverso un piccolo vano al bagno unico areato con una finestrella che affacciava nella parte interna del caseggiato; a sinistra si accedeva alla cucina, abbastanza ampia per contenere un gruppetto di pensionanti ed amici, anch’essa illuminata da una finestrella leggermente più ampia di quella del bagno.
Dal soggiorno si accedeva a tre camere da letto (due abbastanza grandi da contenere letti matrimoniali, armadi, comò e cassettoni, entrambe illuminate da finestre che affacciavano – essendo alti sia per il piano che per la posizione della cittadella – sulla vallata, seppur lateralmente alla strada principale, cui però si affacciava attraverso una finestrella bassa sia dalla seconda sia dalla terza camera meno luminosa e più piccola delle altre, dotata però di un letto singolo e di poco altro – poteva essere una cameretta per ospiti occasionali).

In quell’appartamento ci sono stato molto bene anche nei primi cinque anni di matrimonio con mia moglie Marietta.

CASE – fine parte 12 ….continua

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CASE – 11

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CASE – 11

E così parlando di “case” avevo accennato ad una di quelle che mio padre aveva costruito al di là della strada ferrata. Viale degli Aranci è nel Parco Bognar, che a Pozzuoli si legge con la “gn” di “gnocco” ma che dovrebbe essere letto in modo duro “ghn” riferendosi ad una famiglia di origine ungherese proprietaria di una “villa-castello” prospiciente la piazzetta della Metropolitana. E in Viale degli Aranci c’è ancora un appartamento al secondo piano del civico 10 dove i ricordi albergano e di tanto in tanto riesco a farli rivivere ritornandovi. Un ingresso-spogliatoio dal quale si accede sia nella sala da pranzo sia in un corridoio ampio su cui a sinistra si affaccia la cucina, un ripostiglio ed in fondo si accede in un altro corridoio che dà sia su una stanza-studio sia sulla camera da letto sia sul bagno. Ampi terrazzi si aprono dallo studio e dalla camera da letto con vista mare e dalla cucina che affaccia invece sul retro composto da alberi di alto fusto e vista sulla collina di San Gennaro-Solfatara-Astroni-Cigliano-Monte Gauro. C’è molta parte della mia storia, circa quaranta anni, in quell’appartamento e di tanto in tanto vi ritorno, preferendolo a quello “paterno” di via Girone.

Altrove, in un luogo lontano dai Campi Flegrei, che si affacciano sul golfo di Pozzuoli ed hanno di fronte le Isole campane, c’è un luogo nel quale la mia formazione si è ampliata. Un luogo in mezzo alle montagne ai piedi delle Dolomiti, una delle culle dell’Umanesimo pedagogico, la patria di Vittorino, Feltre, in provincia di Belluno. L’abitazione, che ho condiviso prima con amici “occasionali” e dimenticati (uno dei quali portava lo stesso cognome dell’attuale Premier, un reatino simpatico e coinvolgente, docente alle nascenti 150 ore, di cui però ho perduto le tracce), poi con amici che ancora oggi ancor più di prima riconosco come tali e di tanto in tanto risento e rivedo (Pinuccio, di Sannicandro di Bari, vendoliano ed amministratore comunale molto attento alle politiche culturali), era in un luogo strategico e centrale, quasi alla sommità della città antica, arroccata in una valle contornata da alte montagne, come il Tomatico che protegge la città dai raggi solari per lunga parte dell’anno.

CASE – parte 11 continua…

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CASE – 10

CASE – 10

Quel palazzo nel quale abitava una persona che avrebbe dato una svolta alla mia vita! Avevo da poco iniziato l’Università ed andandovi in treno – via Mezzocannone a Napoli è raggiungibile sia da Montesanto che da Piazza Cavour, due delle stazioni sotterranee della linea Metropolitana che da Pozzuoli porta a Piazza Garibaldi – incontravo molti studenti puteolani, tra i quali uno che diverrà amico e mi introdurrà nelle vicende culturali facendomi diventare co-protagonista della stagione Sessanta/Settanta del secolo scorso in terra flegrea. Insieme a lui e a pochi altri abbiamo fondato circoli culturali il cui ruolo formativo ha prodotto personalità di rilievo nella Cultura, nella Politica, nell’Imprenditoria e nella Società puteolana. In particolare fu il Circolo “Maiuri” a svolgere questa funzione facendo crescere –concretamente (la maggior parte degli iscritti erano giovani liceali) – e sviluppare la classe dirigente futura. Anche l’appartamento dove aveva sede il Circolo è un luogo tuttora sacro e magico trovandosi in una posizione strategica sul percorso della passeggiata di via Napoli poco prima delle Terme Puteolane, che ricordano l’opera di Pietro da Eboli (“De balneis puteolanis”).

Eravamo in tre a vivere la nostra esistenza in modo socialmente trasgressivo; molti dei nostri scherzi erano costruiti con tecniche teatrali da fare invidia al più moderno “Scherzi a parte”. In uno di questi dovetti impersonare il fratello di una giovane donna insidiata dal marito di un’amica di uno del trio. Era tutto preparato ma non tutto funzionò come doveva perché ad un certo punto il marito tornò a casa ed io dovetti svelare – a fatica – l’imbroglio. In effetti tutto finì bene perché i miei amici erano appostati ed essendosi accorti del “rientro” avevano ben pensato di farmi prendere un coccolone ma dopo pochi minuti decisero di suonare ed annunciarsi (non penso che abbiano pronunciato la frase oggi di rito: “Sei – siete su “Scherzi a parte”). Un altro scherzo che mi vide protagonista fu quando il più grande del terzetto che già insegnava mi chiese di andarlo a sostituire in classe . Lo so che non si può fare, ma allora in pieno regime di anarchia mentale non ci pensai nemmeno mezza volta ed accolsi con entusiasmo la proposta. Era in una sede staccata, la classe che avrei dovuto intrattenere e dentro di me pensai che sarebbe stata una bella prova di docenza. Feci io la proposta, ritenendo che avrei potuto fare una lezione su Joyce e Proust e sul “flusso di coscienza”. E l’idea fu accolta. Così una mattina mi avviai verso il Liceo Classico e con la faccia tosta di colui che già si sente un docente, avendo avuto istruzioni precise sulla collocazione della classe vi entrai senza chiedere permesso ad alcuno. In verità conoscevo anche il Preside che ad un certo punto fece anche capolino, confermando peraltro la nomea che lo diceva dedito a facili ubriacature, ma non notando imbarazzo nè in me nè negli allievi proseguì il suo cammino lungo i corridoi. I ragazzi furono molto carini con me; in silenzio ascoltarono la mia lezione che non aveva i soliti caratteri cattedratici, anche perchè facendo teatro riuscivo a rendere lieve il tutto con letture scelte in modo appropriato dal “Dedalus” e dai “Dubliners” oltre che da qualche brano della “Recherche”. Le due ore piene di lezione volarono e solo alla fine si avvertì un lieve rumorio perché qualcuno – o qualcuna? – abbozzò un applauso, e qualche altro ne seguì l’esempio. Su questo “episodio” che segnò la mia esistenza ho scritto un racconto, “Gil o dell’amore e passione” e quindi non mi inoltro nella narrazione di ciò che avvenne poi.

CASE 10 —- continua

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LA CREDIBILITA’ DELLA SINISTRA

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LA CREDIBILITA’ DELLA SINISTRA

C’è una vasta prateria davanti a quella parte del popolo italiano che si identifica nella Sinistra; negli ultimi anni la ricerca di aggrapparsi al Centro moderato, considerato la parte maggioritaria dell’elettorato potenziale, ha fatto sì che quello che avrebbe potuto essere il principale Partito della Sinistra smarrisse completamente la rotta, addentrandosi nelle secche condizionanti del “mercato e del profitto”.
Sappiamo come è andata e come sta andando: non mi faccio soverchie illusioni su quel che farà la minoranza del PD: so di certo, però, che una gran parte di coloro che potrebbero svolgere un ruolo ed una funzione utile alla società fuori da quel Partito, non riuscirà a scollare il proprio deretano dalle poltrone, poltroncine e strapuntini ai quali si sono incollati. E non mi riferisco ai leaders nazionali più importanti: loro, se decideranno faranno una profonda chiarezza con se stessi ed a loro va riconosciuta la stima e l’apprezzamento per la coerenza tra le parole e le azioni. “Se” decideranno!
A coloro invece che pur criticando o avendo criticato l’operato della Segreteria Renzi rimangono là, come dicevo, incollati a doppio strato per convenienza personale ricordo , e mi riferisco a persone che conosco, che hanno ricevuto molti voti sulla base di collocazioni “interne” al PD riferite a leaders che hanno già deciso di uscire con grande coerenza ed anticipando le probabili scelte di coloro che oggi si accingono a lasciare il PD. E’ il caso dei cosiddetti fu “civatiani” che hanno peraltro perso completamente le loro “truppe” (lo scrivo non in modo offensivo nei confronti degli elettori che ci sono cascati ma semplicemente per far comprendere che sono “capitani senza alcun gregario alle loro spalle, senza alcun portatore d’acqua”). Mi fanno una gran pena! Quei capitani che avrebbero anche ambizioni: si guardino allo specchio ed indaghino le loro coscienze! Gradiscono loro essere prigionieri, incatenati nelle galere del loro padrone, sottomessi alla gogna del loro attuale e futuro padrone, cani fedeli!
Ma lasciamoli al loro misero destino! E pensiamo a costruire la Sinistra! E’ una parola estranea a quel raggruppamento e non possiamo più concedere fiducia se non a noi stessi. Guai, caro amico, sentirsi inutili! Andiamo avanti, così.

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CASE – 9

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Anfiteatro-Pozzuoli

CASE – 9

Dopo tre anni dal nostro arrivo in via Girone ci spostammo al primo piano e dopo cinque accedemmo al secondo. Cambiava la visuale perché dal secondo e dal tetto che consisteva in un ampio terrazzo c’era un panorama eccezionale. Si dominava da lì tutto il Golfo di Pozzuoli: dall’isolotto di Nisida a Capri si passava a Capo Miseno ed alla costa di Bacoli dietro la quale si intravedeva la Terra Murata di Procida e il Monte Epomeo di Ischia e poi più vicino il Castello aragonese di Baia con il porto e via via Lucrino con il suo laghetto ed il Monte Nuovo e poi il Monte Gauro e Cigliano, tutte formazioni vulcaniche nettamente evidenti. Proprio al di sotto della strada di via Girone si trovava e se ne intravedevano le vestigia l’Anfiteatro Flavio; alle spalle invece dopo un sottile lembo di giardino di arance mandarini e limoni la linea ferroviaria della Metropolitana che collega Villa Literno a Napoli Centrale. L’appartamento vero e proprio, quello al secondo piano consisteva di un ampio ingresso da cui partiva un corridoio che portava a sinistra verso la camera da letto dei miei genitori, a sinistra della quale vi era la mia cameretta. Di fronte a questa la camera da pranzo e tornando indietro un bagno ampio e poi, di fronte alla porta di ingresso, la cucina. Grandi finestroni facevano entrare luce in cucina ed in bagno mentre tutte le altre camere avevano un balcone di quelli abitabili e le due camere da letto davano su un ampio terrazzo da cui si intravedeva il Golfo.

Mio padre ha lavorato sempre con grandi Ditte edili campane che avevano sempre partecipato a grandi progetti quali la Funicolare di Mercogliano che porta alla sommità di Montevergine, sede di uno dei più importanti Santuari cristiani. Poche volte e per brevi periodi rimaneva a casa senza lavoro; ma di certo non lo seguivo nei suoi lavori anche perché diventando grandicello ero sempre più impegnato negli studi e nelle battaglie politiche culturali e sentimentali e sempre più ribelle. Ecco perché non sapevo nemmeno che aveva come capocantiere costruito un palazzo poco al di là della strada ferrata.

fine parte 9 – continua

SENZA SINISTRA NON ESISTE IL PD: ed è la verità

SINISTRA

SENZA SINISTRA NON ESISTE IL PD: ed è la verità

La frattura è inevitabile: prima o poi; e, allora, meglio “prima” che “poi”. A me sembra davvero troppo tardi.
Il livore e la protervia sono rappresentati, insieme all’arroganza e la sfrontatezza in Renzi, incapace di capire che occorrerebbe non un solo suo passo indietro, ma più passi indietro. Ma non può farlo, sia per il carattere che ha sia per il percorso che ha voluto intraprendere sin dai suoi esordi, al di fuori dei canoni e dei sentieri della Sinistra.
“Senza Sinistra non esiste il PD” ha detto la Finocchiaro, evidenziando con chiarezza cristallina come ad uscire dal PD sarebbe proprio la rappresentanza residuale minoritaria in quella forza (la gran parte è già uscita) e dunque involontariamente riconoscendo alla maggioranza una collocazione centrista spostata addirittura più in là, frutto di promesse e – forse – accordi con la realtà padronale più retriva reazionaria e conservatrice, che ha voluto e indirizzato le “riforme” che il governo Renzi ha inteso rappresentare come innovative e rivoluzionarie, ma che hanno invece prodotto un profondo arretramento della giustizia sociale.
Forse è il momento di fare chiarezza: per avere credibilità la SINISTRA deve fare la SINISTRA, abbandonando decisamente qualsiasi ipotesi di accordo con chi non la rappresenta, anche perché qualsiasi blandizie sarebbe soltanto frutto di calcoli personali o motivati da esigenze strumentali.
Quanti calci sui denti, quanti “stai sereno”, quanti aculei velenosi dobbiamo ancora sopportare prima di poter comprendere il carattere infido dell’universo renziano?
“Fortuna adiuvat audaces” e la Sinistra dovrebbe dotarsi di coraggio e segnalare al popolo che sui suoi fondamentali non scenderà mai a patti e che riprende il cammino.
Il coraggio della chiarezza servirà anche a diradare le nebbie dalle ambiguità e dalle diverse personalistiche valutazioni.
Devo ripeterlo? Un elettore, di fronte alla scelta se votare il PD o una forza di Sinistra che si presenta con obiettivi di possibili alleanze future con il PD, decide o di votare il PD o di astenersi oppure si disperde tra raggruppamenti ambigui, demagogici e populisti che mirano a distruggere il tessuto democratico residuale. Ancor peggio, perché lesivo della dignità umana, sarebbe a quel punto votare ancora una volta “turandosi il naso e sbarrando gli occhi”.

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