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NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – quarta parte

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NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – quarta parte

E così don Milani ci aiuta a capire il mondo contemporaneo.
Non si può certo dire che non se ne abbia bisogno. Personalmente ma insieme a molte amiche ed amici, sto da alcuni anni ripercorrendo le strade di molti dei nostri maestri. Lo faccio insieme a loro costantemente e – parlo soprattutto per me – senza mai la volontà di padroneggiare le loro vicende, accostandole alle mie. Ho la consapevolezza della mia piccolezza di fronte a loro, ma – devo essere sincero – di questo mi faccio forza e costantemente imparo, acquisisco cose nuove, cerco con sempre maggiore difficoltà data l’età di elaborarle.
Il bisogno di affidare il nostro futuro a questi maestri è ancora più urgente in un periodo di profonda crisi morale ed intellettuale ed è questo uno dei motivi per i quali di tanto in tanto recuperiamo “memorie”, lo facciamo per gli eventi drammatici e festosi, come la Resistenza e la Liberazione, come la Shoah e le Foibe, come la Costituzione ed i Trattati di Roma, lo facciamo anche “approfittando degli ANNIVERSARI” ricordando figure come Pier Paolo Pasolini e poi quest’anno, significativamente una linea rossa (chissà perché poi “rossa” traducendo “fil rouge”) tra Gramsci, don Milani e Danilo Dolci. Gli ultimi due si sono mossi nello stesso periodo degli anni Cinquanta e Sessanta elaborando ciascuno nella sua diversa realtà metodi educativi rivoluzionari: don Lorenzo però chiude la sua vita terrena il 26 giugno del 1967 mentre la parabola di Danilo Dolci proseguirà per oltre trent’anni fino al dicembre 1997. Quanto a Gramsci, la stima che aveva nei suoi confronti don Lorenzo era molto alta e le “Lettere dal carcere” facevano parte della Biblioteca di Barbiana accanto a testi classici.
Per affrontare questi temi abbiamo deciso di allungare lo sguardo sul passato, accumulare valori nel presente per poterli utilizzare nel futuro piccolo nostro e grandissimo per quelli che verranno. Per poterlo fare abbiamo bisogno sia dei personaggi e degli eventi sia dei loro testimoni diretti ed indiretti. Vogliamo essere utilizzatori utilizzabili ed utilizzati all’interno di quell’interscambio funzionale che è alla base della pedagogia. Insegno ma imparo ed imparo insegnando, ponendomi in discussione, una perenne crisi, nell’insegnamento. Punti di partenza e punti di arrivo contemporanei.
Oggi non parleremo ovviamente nè di Gramsci nè di Dolci. Ci fermiamo a parlare di don Milani e ne ascoltiamo le parole che egli rivolge ad una giovane studentessa che con una lettera gli aveva posto alcuni quesiti. E’ una delle pagine più belle per noi che allora eravamo giovani e ci apprestavamo all’impegno.

Napoli 7 gennaio 1966
Cara Nadia,
da qualche tempo ho rinunciato a rispondere alla posta e ho incaricato i ragazzi di farlo per me. Arriva troppa posta e troppe visite e io sto piuttosto male. Le forze che mi restano preferisco spenderle per i miei figlioli che per i figlioli degli altri. Oggi però la Carla (14 anni), arrivata alla tua lettera e dopo averti risposto lei con la lettera che ti accludo, mi ha avvertito che ti meriteresti una risposta migliore.Ti dispiacerà che io faccia leggere la posta ai ragazzi, ma dovresti pensare che a loro fa bene. Sono poveri figlioli di montagna dai 12 ai 16 anni. E poi te l’ho già detto, io vivo per loro, tutti gli altri son solo strumenti per far funzionare la nostra scuola. Anche le lettere ai cappellani e ai giudici son episodi della nostra vita e servono solo per insegnare ai ragazzi l’arte dello scrivere cioè di esprimersi cioè di amare il prossimo, cioè di far scuola.
So che a voi studenti queste parole fanno rabbia, che vorreste ch’io fossi un uomo pubblico a disposizione di tutti, ma forse è proprio qui la risposta alla domanda che mi fai. Non si può amare tutti gli uomini. Si può amare una classe sola (e questo l’hai capito anche te). Ma non si può nemmeno amare tutta una classe sociale se non potenzialmente. Di fatto si può amare solo un numero di persone limitato, forse qualche decina forse qualche centinaio. E siccome l’esperienza ci dice che all’uomo è possibile solo questo, mi pare evidente che Dio non ci chiede di più.
Nei partiti di sinistra bisogna militare solo perché è un dovere, ma le persone istruite non ci devono stare. Li hanno appestati. I poveri non hanno bisogno dei signori. I signori ai poveri possono dare una cosa sola: la lingua cioè il mezzo d’espressione. Lo sanno da sé i poveri cosa dovranno scrivere quando sapranno scrivere.
E allora se vuoi trovare Dio e i poveri bisogna fermarsi in un posto e smettere di leggere e di studiare e occuparsi solo di far scuola ai ragazzi della età dell’obbligo e non un anno di più, oppure agli adulti, ma non un parola di più dell’eguaglianza e l’eguaglianza in questo momento dev’essere sulla III media. Tutto il di più è privilegio.
Naturalmente bisogna fare ben altro di quel che fa la scuola di Stato con le sue 600 ore scarse. E allora chi non può fare come me deve fare solo doposcuola il pomeriggio, le domeniche e l’estate e portare i figli dei poveri al pieno tempo come l’hanno i figli dei ricchi.
Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza perché non si può far scuola senza una fede sicura. È una promessa del Signore contenuta nella parabola delle pecorelle, nella meraviglia di coloro che scoprono se stessi dopo morti amici e benefattori del Signore senza averlo nemmeno conosciuto. «Quello che avete fatto a questi piccoli ecc.». È inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio. Ai partiti di sinistra dagli soltanto il voto, ai poveri scuola subito prima d’esser pronta, prima d’esser matura, prima d’esser laureata, prima d’esser fidanzata o sposata, prima d’esser credente. Ti ritroverai credente senza nemmeno accorgertene.Ora son troppo malconcio per rileggere questa lettera, chissà se ti avrò spiegato bene quel che volevo dirti.
Un saluto affettuoso da me e dai ragazzi, tuo
Lorenzo Milani

….fine quarta parte….continua…

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