NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – terza parte

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NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – terza parte

La grandezza degli uomini si riesce a cogliere nella loro profonda capacità di utilizzare l’ironia, il paradosso apocalittico e profetico della parola. Nel brano che verrà letto subito dopo, tratto da “Esperienze pastorali” e datato 1958, risuona la denuncia dell’indifferenza (“abbiamo dormito”) e dell’acquiescenza ai poteri forti che evidentemente non ha consentito di fermare l’ingiustizia sociale. Nella prima pagina di “Esperienze” c’è una dedica ai Missionari cinesi che preannuncia la “Lettera”. E’ lo stesso titolo a delinearne la temporalità futura rivolta a dei possibili nuovi salvatori missionari cinesi. E’ una metafora sin troppo chiara della crisi dei valori sulla quale troppo spesso discutiamo senza essere in grado di trovare concrete soluzioni. E’ la dimostrazione della grandezza di don Lorenzo che con un gioco di parole rappresenta non solo il suo tempo ma quello che verrà, quello che è accaduto e che potrebbe accadere.

“LETTERA DALL’ OLTRETOMBA”
Riservata e segretissima ai missionari cinesi
CARI E VENERATI FRATELLI,
VOI CERTO NON VI SAPRETE CAPACITARE COME PRIMA Dl CADERE NOI NON ABBIAMO MESSA LA SCURE ALLA RADICE DELL’ INGIUSTIZIA SOCIALE.
E’ STATO L’ AMORE DELL “ORDINE” CHE CI HA ACCECATO.
SULLA SOGLIA DEL DISORDINE ESTREMO MANDIAMO A VOI QUEST’ULTIMA NOSTRA DEBOLE SCUSA SUPPLICANDOVI Dl CREDERE NELLA NOSTRA INVEROSIMILE BUONA FEDE.
(MA SE NON AVETE COME NOI PROVATO A SUCCHIARE COL LATTE ERRORI SECOLARI NON CI POTRETE CAPIRE).
NON ABBIAMO ODIATO I POVERI COME LA STORIA DIRA’ Dl NOI.
ABBIAMO SOLO DORMITO.
E’ NEL DORMIVEGLIA CHE ABBIAMO FORNICATO COL LIBERALISMO Dl DE GASPERI, COI CONGRESSI EUCARISTICI Dl FRANCO. CI PAREVA CHE LA LORO PRUDENZA Cl POTESSE SALVARE.
VEDETE DUNQUE CHE C’ E’ MANCATA LA PIENA AVVERTENZA E LA DELIBERATA VOLONTA’.
QUANDO CI SIAMO SVEGLIATI ERA TROPPO TARDI. I POVERI ERANO GIA’ PARTITI SENZA Dl NOI.
INVANO AVREMMO BUSSATO ALLA PORTA DELLA SALA DEL CONVITO.
INSEGNANDO AI PICCOLI CATECUMENI BIANCHI LA STORIA DEL LONTANO 2000 NON PARLATE LORO DUNQUE DEL NOSTRO MARTIRIO.
DITE LORO SOLO CHE SIAMO MORTI E CHE NE RINGRAZINO DIO.
TROPPE ESTRANEE CAUSE CON QUELLA DEL CRISTO ABBIAMO MESCOLATO.
ESSERE UCCISI DAI POVERI NON E’ UN GLORIOSO MARTIRIO. SAPRA’ IL CRISTO RIMEDIARE ALLA NOSTRA INETTITUDINE.
E’ LUI CHE HA POSTO NEL CUORE DEI POVERI LA SETE DELLA GIUSTIZIA.
LUI DUNQUE DOVRANNO BEN RITROVARE INSIEME CON LEI QUANDO AVRANNO DISTRUTTO I SUOI TEMPLI, SBUGIARDATI SUOI ASSONNATI SACERDOTI .
A VOI MISSIONARI CINESI FIGLIOLI DEI MARTIRI IL NOSTRO AUGURIO AFFETTUOSO.
UN POVERO SACERDOTE BIANCO DELLA FINE DEL II° MILLENNIO ”

….fine terza parte… continua

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COME ABBIAMO PREPARATO LA SERATA DEL 7 APRILE – presentazione del libro di Michele Gesualdi “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” con Seun Balù Isingbadebo, maria Laura Cheli e Sandra Gesualdi seconda parte

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COME ABBIAMO PREPARATO LA SERATA DEL 7 APRILE – presentazione del libro di Michele Gesualdi “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” con Seun Balù Isingbadebo, maria Laura Cheli e Sandra Gesualdi seconda parte

Avevo chiesto a Michele Del Campo, con il quale da anni mi confronto, di affiancarmi nella conduzione dell’incontro nel quale avremmo presentato il libro di Michele Gesualdi, ragazzo di Barbiana.Con la stessa modalità che avevamo scelto per il libro di Mario Lancisi, allorquando, come dicevo nella prima parte, avevo chiesto un ausilio a Gabriele Zampini, che conosco da molti anni essendo stati in contemporanea per 10 anni Presidenti di una Commissione Scuola e Cultura in due delle Circoscrizioni pratesi, lui al Sud io all’Est. Michele non poteva per motivi contingenti occuparsene, non se la sentiva di prendere un impegno per poi dover eventualmente rinunciare ed immediatamente mi ha fatto il nome di Maria Laura, come di persona sensibile e preparata. Mi fido ormai ciecamente di Michele, per cui gli ho detto di preavvertirla e che l’avrei chiamata poi io per fissare un incontro.

Ho fatto trascorrere una settimana prima di lanciare l’invito a sentirci attraverso gli strumenti del web; poi siamo riusciti a sentirci. Ed un lunedì sono andato a scuola: mancavano tre settimane all’incontro. Conosco già la sua scuola e so come muovermici, anche se mi faccio accompagnare da un bidello fino all’Aula insegnanti raccomandando di annunciare la mia presenza. L’Aula è una fucina di documenti e di libri, tutti inscatolati ma a me sembra una foresta di colori con misure assortite e non del tutto ordinate. Li osservo senza mettere mano, per il timore di scompigliare l’ordine sparso, anche se ho il desiderio di vedere che reprimo.

Maria Laura non l’ho mai incontrata; la foto su Facebook non la ricordo, ma – quando vedo avanzare una figura dal fondo del corridoio – non posso pensare che non sia lei e mi sollevo dalla sedia per andarle incontro. E’ inequivocabilmente lei; sorride e forse si sorprende della mia familiarità. Ma quando sento che c’è empatia non mi sottraggo a convenevoli di antiche amicizie.
Ci sistemiamo in un angolo: ho portato con me alcune letture, dei testi, il libro di Michele Gesualdi. Lei mi dice che ha appena cominciato a leggerlo e teme di non riuscire a finirlo. Le dico che intanto ci sono tre settimane, ma che il libro lo divorerà in pochi giorni, senza strafare.

Michele racconta una parte importante di se stesso, della sua vita vissuta accanto a don Lorenzo non solo come uno dei prediletti ragazzi di Barbiana, ma quasi fosse un figlio che, nell’età matura, intenda fare i conti con se stesso e con il “padre”.

Maria Laura è anche preoccupata per quel che deve dire, chiede a me: ciascuno di noi deve parlare di sè, non tanto per autocelebrare il suo livello culturale quanto per trasmettere la passione ricevuta da coloro che ci hanno formato a quanti attraverso noi siano disponibili a riceverla. Testimoni diretti e testimoni indiretti cooperano.

immagini.quotidiano.net

Le parlo di Michele Gesualdi e del momento non facile che sta attraversando, che non gli permette di seguire direttamente la presentazione del libro e le dico che lo farà la figlia, Sandra, che ho invitato già dal 14 gennaio, quando l’ho incontrata per la prima volta a Sesto Fiorentino, alla Libreria Rinascita in uno dei primi incontri con questo libro.

Di Sandra Gesualdi parlerò nel prossimo post.

….fine seconda parte….continua

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NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – seconda parte

NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – seconda parte

Se si riflette su quel “più moderata” si comprende che don Lorenzo dichiarava apertamente il suo pensiero che era già “oltre”, aveva già varcato i limiti della sopportazione. Era una scelta di classe la sua tutta permeata dai valori evangelici. Mi sono però chiesto se non ci fosse dell’ironia in quel “moderata”! Se la sua è “più moderata” quale poteva essere quella “rivoluzionaria”? Per non parlare di quella proposta “luddista” che si ritrova nella “Lettera a don Piero” che fa storcere le labbra allo stesso Arcivescovo di Camerino, che aveva accettato di scrivere la Prefazione a “Esperienze pastorali” ma non aveva ancora letto quella parte.
Erano gli anni Cinquanta. Che dire? In un luogo diverso dall’Italia così da sempre fortemente legata alla Chiesa ( scusate la digressione altrettanto personale: penso al Sudamerica della “teologia della liberazione” successiva di poco all’esperienza donmilaniana; ricordo che poco più di un anno dopo la morte di don Lorenzo ero ad Assisi con tantissimi altri giovani alla Cittadella che stava divenendo un centro di riferimento per la sinistra cattolica all’annuale convegno universitario, il XXIII, dal 27 al 30 dicembre 1968, avente come titolo: “la violenza dei cristiani”, con la relazione del sociologo Franco Fornari a quel tempo docente presso la facoltà di sociologia di Trento; ricordo che in quell’occasione incontrai tra i miei quasi coetanei anche Francesco Guccini che tenne là il suo primo concerto ) , don Lorenzo avrebbe anche potuto essere considerato addirittura “Comunista” (“un vero comunista”), lui che era nato in una famiglia ricchissima e non gli mancava nulla, lui che ad un certo punto ha intuito (la si chiama “vocazione”) che la sua vita sarebbe stata dall’altra parte tra i poveri dell’Oltrarno, tra i contadinelli di Montespertoli, tra gli operai di Calenzano e Prato, tra i pastori del Mugello, tra coloro che non avevano alcuna possibilità di accedere alla parola ed alla conoscenza e volle dare a tutti questi una chance in più per potersela giocare nella vita attraverso un metodo, una pratica non scritta ma concretamente provata quotidianamente 12 ore per 365 giorni all’anno. E, come non interpretare se non in questa linea rivoluzionaria post-francescana, anche la scelta di distribuire le copiose derrate che dalla sua famiglia affluivano in Seminario per meglio nutrirlo a tutti gli altri suoi compagni, scelta che egli volle chiamare “cooperativa”?
In questa direzione di redistribuzione di ciò che possedeva (gli spazi dei luoghi e della sua mente) cominciò già a Montespertoli da giovane prete consacrato in attesa di una sede; continuò poi a San Donato moltiplicando per dieci il numero dei frequentanti e poi in quella che fu la sua sede ultima e definitiva a Barbiana dove ottimizzò, grazie alla concentrazione del luogo, il suo metodo.
In questa linea abbiamo voluto inserire una delle lettere più famose di don Lorenzo Milani nella quale si comprende pienamente la coerenza di alcune sue scelte apparentemente ambigue.

Lettera di don Lorenzo Milani
San Donato 1950
Caro Pipetta,
ogni volta che ci incontriamo tu mi dici che se tutti i preti fossero come me, allora …
Lo dici perché tra noi due ci siamo sempre intesi anche se te della scomunica(1) te ne freghi e se dei miei fratelli preti ne faresti volentieri polpette. Tu dici che ci siamo intesi perché t’ho dato ragione mille volte in mille tue ragioni:
Ma dimmi Pipetta, m’hai inteso davvero?
E’ un caso, sai, che tu mi trovi a lottare con te contro i signori. San Paolo non faceva così.
E quel caso è stato quel 18 aprile(2) che ha sconfitto insieme ai tuoi torti anche le tue ragioni. E solo perché ho avuto la disgrazia di vincere che…
Mi piego, Pipetta, a soffrire con te delle ingiustizie. Ma credi, mi piego con ripugnanza. Lascia che te lo dica a te solo. Che me ne sarebbe importato a me della tua miseria?
Se vincevi te, credimi Pipetta, io non sarei più stato dalla tua. Ti manca il pane? Che vuoi che me ne importasse a me, quando avevo la coscienza pulita di non averne più di te, che vuoi che me ne importasse a me che vorrei parlarti solo di quell’altro Pane che tu dal giorno che tornasti da prigioniero e venisti colla tua mamma a prenderlo non m’hai più chiesto.
Pipetta, tutto passa. Per chi muore piagato sull’uscio dei ricchi, di là c’è il Pane di Dio.
E solo questo che il mio Signore m’aveva detto di dirti. E’ la storia che mi s’è buttata contro, è il 18 aprile che ha guastato tutto, è stato il vincere la mia grande sconfitta.
Ora che il ricco t’ha vinto col mio aiuto mi tocca dirti che hai ragione, mi tocca scendere accanto a te a combattere il ricco.
Ma non me lo dire per questo, Pipetta, ch’io sono l’unico prete a posto. Tu credi di farmi piacere. E invece strofini sale sulla mia ferita.
E se la storia non mi si fosse buttata contro, se il 18… non m’avresti mai veduto scendere lì in basso, a combattere i ricchi.
Hai ragione, sì, hai ragione, tra te e i ricchi sarai sempre te povero a aver ragione.
Anche quando avrai il torto di impugnare le armi ti darò ragione.
Ma come è poca parola questa che tu m’hai fatto dire. Come è poco capace di aprirti il Paradiso questa frase giusta che tu m’hai fatto dire. Pipetta, fratello, quando per ogni tua miseria io patirò due miserie, quando per ogni tua sconfitta io patirò due sconfitte, Pipetta quel giorno, lascia che te lo dica subito, io non ti dirò più come dico ora: “Hai ragione”. Quel giorno finalmente potrò riaprire la bocca all’unico grido di vittoria degno d’un sacerdote di Cristo: “Pipetta hai torto. Beati i poveri perché il Regno dei Cieli è loro”.
Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò.
Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso. Quando tu non avrai più fame né sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno d’un sacerdote di Cristo: “Beati i… fame e sete”.

1. La scomunica decretata nel 1948 dal Sant’Uffizio contro tutti quelli che aderivano al Partito Comunista.
2. Il 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana vinse le elezioni politiche.

Una nota: in uno degli ultimissimi libri dedicati alla figura di don Milani attraverso il padre Albano scritto da una nipote di don Lorenzo, Valeria Milani Comparetti, figlia di Adriano, fratello maggiore del Priore viene messo in dubbio che Pipetta sia di Calenzano; probabilmente fu una conoscenza che Lorenzo giovane ebbe tra gli “ultimi” di Gigliola, contrada di Montespertoli, dove i Milani avevano una grande tenuta.

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—fine seconda parte— continua

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COME ABBIAMO PREPARATO LA SERATA DEL 7 APRILE – presentazione del libro di Michele Gesualdi “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” con Seun Balù Isingbadebo, maria Laura Cheli e Sandra Gesualdi prima parte

COME ABBIAMO PREPARATO LA SERATA DEL 7 APRILE – presentazione del libro di Michele Gesualdi “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” con Seun Balù Isingbadebo, maria Laura Cheli e Sandra Gesualdi

prima parte

Il ritmo e le scansioni rapide della serata del 7 aprile si sono svolte quasi alla perfezione (quel “quasi” è da addebitarsi alla mia responsabilità di “conduttore”). Innanzitutto Seun, questo giovane studente universitario al primo anno di Lettere Moderne, lo avevo già sentito di spalle intervenire nel corso della presentazione del libro di Mario Lancisi il 17 marzo scorso, un altro libro su don Milani dedicato ai temi della disobbedienza civile del tipo che Danilo Dolci avrebbe sintetizzato “Se scoppia la guerra, tu che fai? Ci vai?”.
E poi quando mi è stato segnalato come possibile introduttore della serata dalla Rete degli studenti medi ho voluto incontrarlo e l’ho invitato nella dependance della chiesa di San Bartolomeo in Piazza Mercatale poco prima che iniziasse il mio incontro bi-settimanale con gli stranieri (cinesi, pachistani, georgiani, honduregni, guineani, ivoriani, marocchini e altri di altre etnie) per l’insegnamento della lingua italiana. Non ho mai parlato nè scritto di questa esperienza: eppure nell’occasione ho detto a Seun che non ci sarebbe stato miglior luogo nel quale potersi vedere per parlare “anche” di don Milani. Oggi forse “lui” avrebbe proprio utilizzato quegli ambienti per portare avanti il suo metodo.
E così ci siamo visti là; mi aspettavo un giovane che mi avrebbe fatto domande su come introdurre la serata. Invece, no! Era già preparato e mi ha parlato, lui, di chi fosse don Milani e della scuola e del suo futuro: ama la poesia e la letteratura e si esercita nella loro produzione. Gli ribadisco comunque che ciascuno deve dare ciò che ha, che ciò che si conosce va messo a disposizione degli altri e che è così che si impara insegnando – si riceve mentre si dona e si dona quando si riceve in un continuo perenne interscambio.
In questa particolare occasione ho potuto anche conoscere Maria Laura; me l’aveva segnalata Michele (Del Campo) al quale mi ero rivolto per la conduzione della serata. Nessuno può negare che io sia colui che dirige il contenitore nella sua complessità ma non mi è mai piaciuto (ed adesso più che mai perché la stanchezza non me lo consentirebbe) condurre tutti gli incontri. Leggo i libri, ne approfondisco le tematiche, prendo i contatti, mi assumo tante delle responsabilità dell’organizzazione ma ho bisogno di un sostegno. A Michele, così come ho fatto con Gabriele (Zampini) –
hanno entrambi una connotazione comune nel nome che portano: angeli protettori – nella serata dedicata al libro di Mario Lancisi, avevo chiesto di affiancarmi. Lui mi ha proposto Maria Laura, che ho poi incontrato per due volte nei lunedì precedenti all’evento del 7 aprile nella scuola dove insegna, un avamposto multietnico della città di Prato intitolata proprio a don Lorenzo Milani.

Parlerò di lei nella seconda parte di questo mio intervento.

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NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – prima parte

NOTE LIBERE DOPO LA LETTURA DEL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” Prato 7 aprile 2017 – prima parte

Gesualdi libro

Quando ci dicevano “Voi siete i veri comunisti!” eravamo soltanto dei giovani idealisti pieni di energia che si impegnavano per costruire un mondo diverso da quello dei nostri padri, senza tener conto che in moltissimi casi quegli ultimi erano stati resi infelici da una o due guerre mondiali, dal Nazifascismo e dagli altri movimenti antilibertari della prima parte del secolo.
Ma gli anni in cui noi sentivamo dire “Voi, sì che siete i veri comunisti!” interpretavamo quelle parole quasi sempre con la convinzione che lo si dicesse più per piaggeria che per una valutazione vera e propria del nostro lavoro.

Erano gli anni Sessanta e poi Settanta e tra le montagne bellunesi con altri giovani come me impegnati nella scuola, nel Sindacato, nel PCI e nella scuola (la ripetizione è voluta) ci siamo ritrovati tra le mani e nella mente il libro dei ragazzi di Barbiana che ci indicava una delle strade possibili da percorrere nella nostra libera pratica pedagogica. E ci siamo ritrovati ancora una volta a fianco di giovani operaie ed operai, che, non avendo avuto la possibilità (a volte la voglia sostenuta anche da famiglie bisognose o poco sensibili in tale direzione) la possibilità – dicevo – di frequentare la scuola, avvertivano concretamente il bisogno di conoscere cogliendo l’occasione delle 150 ore appena istituite all’inizio degli anni Settanta. Oggi mi ritornano in mente quei tempi e grazie a tante riletture anche donmilaniane le comprendo sotto una luce diversa: non è detto che questa possa essere l’interpretazione definitiva, ma per ora e per me è così.
A noi allora leggendo alcuni testi scritti da personaggi che hanno avuto uno stretto rapporto con la Chiesa, a volte acritico altre invece critico ma sempre nel solco dell’”obbedienza”, rilevo l’imbarazzo ad accettare don Milani, considerato avversario dalle Sinistre ed eretico dalla stessa Chiesa, che mal tollerava il suo schierarsi con gli ultimi, gli umili, i poveri, i diseredati, gli sconfitti, i contadini, gli operai, mentre essa continuava ad essere prevalentemente con i potenti, i ricchi, i padroni. Come interpretare altrimenti il fastido che, insieme a don Milani, davano a coloro che detenevano i giochi del potere di allora figure come La Pira, Turoldo, Balducci e altri? Erano anni di scontri ideologici, a volte davvero feroci, da una parte i comunisti dall’altra i democristiani, ma di certo, nessuno di quelli che ho menzionato era “comunista” intendendone l’affiliazione a quel Partito , nè tantomeno ci si poteva confondere con coloro ch combattevano la libertà religiosa (i comunisti mangiapreti); ed infatti il favore di don Lorenzo soprattutto nella sua permanenza a S.Donato non fu mai affidato a quel Partito nè ad altro Partito di Sinistra (il PSI per intendersi) ma nemmeno tout court – come accadeva di norma – allo Scudocrociato, preferendo concedere il proprio sostegno alle persone che, in qualsiasi contenitore militassero, rappresentassero davvero i bisogni della povera gente: operai, sindacalisti, contadini.
La parola “Comunista” così bella da inorgoglire noi giovani che lavoravamo per una società più giusta, più equa, più aperta e democratica non credo però che abbia mai spaventato lo stesso don Milani, pronto ad essere critico e severo da una parte e dall’altra in moltissime occasioni. Oggi non possiamo continuare a mentirci e dobbiamo dire che, se esiste ciò che la Chiesa promette, le porte del Paradiso possono ospitare sia coloro che hanno militato sotto lo scudo crociato che quelli che lo hanno fatto, allora, dietro la falce e martello, che credano o non credano se sono stati onesti ed esemplari. E allora perchè negare soprattutto oggi, lontano da quelle barriere innalzate da una parte e dall’altra, a don Milani accanto al termine “Priore” l’accezione “ cattolico di Sinistra”?
Tra le altre cose già allora, negli anni Settanta intendo dire, alcuni di noi capivano che il Partito Comunista si stava imborghesendo e cominciava a preferire i salotti buoni della finanza, della Cultura, del chiacchiericcio futile, degli aperitivi sulle belle terrazze e abbandonava progressivamente al loro destino i contadini e gli operai, i poveri, gli emarginati, gli umili, quelli che non hanno più forza di contrattazione perché non hanno nè difese nè difensori. Noi allora, l’ho detto prima, ricchi della nostra forza interiore giovane, entusiasti e pieni di speranza, rappresentavamo il futuro anche per una parte della società adulta e ci arricchivamo forse impropriamente (non ho intenzione di mettere un cappello personale sulla figura di don Lorenzo) anche delle sue parole che in “Esperienze pastorali” ad un certo punto diceva:

“La nostra proposta più moderata sarebbe piuttosto una legge così redatta:
«Art. 1 – La terra appartiene a chi ha il coraggio di coltivarla.
«Art. 2 – Le case coloniche appartengono a chi ha il coraggio di starci.
«Art. 3 – Il bestiame appartiene a chi ha il coraggio di ripulirgli ogni giorno la stalla.
«Art. 4 – I boschi appartengono a chi ha il coraggio di vivere in montagna.
È nostra opinione però che una così tardiva giustizia non basterebbe a fermare l’esodo.
Bisogna ricuperare anche tutte le ricchezze che per secoli son partite dalla terra verso i salotti cittadini (e dire che l’Art. 43 della Costituzione vorrebbe invece indennizzare i salotti!).
Rendere queste ricchezze ai loro veri proprietari, trasformarle in bagni, sciacquoni, scuole, strade, trattori, canali.
Bisogna buttare tutte queste cose ai piedi dei contadini, supplicarli di perdonarci e di fermarsi.
Ma anche per questo è già tardi”.

fine prima parte

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PERCHE’ (ancora) NO! Lettera all’amico Fabrizio (Fabrix)

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PERCHE’ (ancora) NO!
Lettera all’amico Fabrizio (Fabrix)

Carissimo
ho avuto la sensazione di non avere spiegato a fondo le motivazioni per cui “non posso” essere parte di un Gruppo che si richiama in modo espresso e diretto al Partito Democratico.

Innanzitutto non ritengo da tempo ormai e l’ho espresso in tantissime occasioni che quel Partito che ho contribuito a fondare esista più. A mio parere, quella che è adesso quella forma che ci si ostina a chiamare PD è soltanto un pallido ectoplasma proiettato su un telone ammuffito.

In seconda battuta non intendo compromettermi ad alcun titolo con soluzioni atte a mantenere un eventuale piede sinistro in un Partito che, per “coinvolgere” parti della società che ancora sono disposte a credere che “Cristo sia morto di sonno”, si inventano una “foglia di fico” che nasconda le aberrazioni di Centrodestra dell’attuale (ma anche del futuro) PD a guida renziana con la candidatura di Orlando. Ci sono ancora verosimilmente dei creduloni che possano accettare tali condizioni, pur di mantenere in piedi la baracca. Addurre a giustificazione di tali scelte a livello locale il fatto che ci si debba occupare del territorio è segno di profonda debolezza; per far questo basterebbe un Comitato, e ce ne sono stati e ce ne possono essere a iosa. Non è necessario un Circolo di Partito.

Peraltro nel cancellarmi da quel Gruppo che fa riferimento ad un Partito che NON voterò, verso il quale ho espresso una profonda disistima, non ho inteso – e questo lo sottolineo – sottrarmi, rifiutarmi in relazione al mio impegno civile. L’ho dimostrato ed evidenziato in più occasioni: me ne darai atto, non potrai negarlo!
Auguro un buon lavoro a te ed a quelle persone che ancora riescono a credere che, in buona fede, si possa riportare il Partito Democratico nell’ambito delle politiche del centroSinistra.

Ho molti dubbi a proposito e credo che dovremo avere nuove occasioni di confronti elettorali significativi come quello del 4 dicembre 2016 per far comprendere a quanti ancora oggi si ostinano a sostenere il PdR che si possa davvero cambiare. Solo attraverso il voto sapremo: oggi i sondaggi ci dicono che il PdR non è il primo Partito (la colpa ovviamente è di coloro che ne sono usciti, MAI di coloro che ancora sostengono aberrazioni destrorse in un corpo che dovrebbe rappresentare la Sinistra nel centro!). Hai riflettuto, ad esempio, su quel che è avvenuto a Roma? Il disastro della Giunta Raggi è responsabilità del PD e di Renzi; in quella città avevamo un Sindaco che aveva (ed ha) una valenza internazionale ed anche se aveva commesso degli errori non erano molto diversi da quelli che aveva commesso a Firenze un altro Sindaco. Si è voluto metterlo in difficoltà artatamente; non si sono voluti attaccare i veri “poteri forti” malavitosi che pure hanno avuto un ruolo ed una funzione nel PD della Capitale (tanto che i “buoni” Orfini e Barca avevano avuto il loro da fare per “ripulire” il Partito, con scarsi veri risultati finali) ma si è giubilato Marino con un atto inedito davanti ad un Notaio.

Bel risultato! Questo è il PD a cui tu credi? Accomodati.

Te lo dico da “vero amico”! A Prato poi la scelta che ho fatto – io ed altri (ma, lo sottolineo, la maggioranza del Circolo con i criteri statutari “interni” che ci eravamo dati) – è stata più volte suffragata da atteggiamenti di compromissione con parti di Destra della nostra città e di sottomissione ai “diktat” di Firenze e della Regione Toscana.

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PERCHE’ “A SINISTRA”!

PERCHE’ “A SINISTRA”!

Troppe volte sento tra molti (non la maggioranza, ma molti) di coloro che si vanno impegnando a costituire una nuova aggregazione politico-culturale (invertirei volentieri i due aggettivi, scrivendo “cultural-politica”) un pregiudizio verso il termine “Sinistra”. Eppure, l’incredibile è che sono poi dei veri e propri protagonisti della Sinistra locale. Giustificano questa forma di pregiudizio rincorrendo le ubbie antistoriche di quella parte di popolazione, colta ed incolta, che strumentalizza ad uso e consumo proprio quel pensiero; dicono “la Sinistra è vista come fonte di divisioni, occorre aggregare anche coloro che non la apprezzano, non la amno ma sono in ogni caso nall’area progressista e democratica, sarebbe dunque meglio non utilizzare quella parola!”. Ed infatti cosa era accaduto nel preparare la piattaforma delle idee per la nuova aggregazione? Non si trovava nelle due dense pagine neanche una volta la parola “Sinistra”. A maggioranza l’abbiamo inserita nella prima affermazione come punto di partenza, di riferimento costante da mantenere. Allo stesso modo a maggioranza l’abbiamo voluta nel nome dell’aggregazione che dunque si chiama “A SINISTRA”. I distinguo però non terminano e continuo ad avvertire una particolare sensibilità quando si pronuncia quella parola; democraticamente è accettabile che vi sia qualcuno che non la ami. Ma è del tutto evidente che proprio quella critica da cui si evidenzia il pregiudizio debba essere il nostro punto di riferimento come obiettivo da superare. Il nostro Paese ha bisogno della Sinistra: è quella che manca, non la si ritrova più. E la responsabilità è anche di coloro che potrebbero farla crescere ed invece rincorrono le ubbie di una parte della società e preferiscono situazioni più comode di compromesso al ribasso, semmai continuando ad occuparsi di problematiche della Sinistra ma….senza dare troppo fastidio ai manovratori.

Guardate il nostro mondo, quello che ci gira intorno, camminando per le strade; non sostate nei vostri circoli, nelle vostre stanze fumose e piene di idee che galleggiano come nuvolette nell’aria, nelle vostre camere a chattare scrivendo i vostri aulici pensieri che finiscono negli spam del web, si disperdono anch’essi nell’etere. C’è una moltitudine, solo a volte riconoscibile ma più spesso silente, che mostra la sua sofferenza: gli sfruttati, i poveri di ogni etnia chiedono giustizia in una società sempre meno giusta. Noi cosa facciamo? Come rispondiamo a questi bisogni?

La Sinistra ha questo compito; non basta il pietismo caritatevole che tampona solo temporaneamente le urgenze. Occorrono interventi strutturali che riconoscano i bisogni, valorizzino i meriti, costruiscano un futuro nel quale la redistribuzione delle ricchezze abbia una funzione di riconoscimento della dignità dell’Uomo.
Se continuiamo però soltanto ad interrogarci, ad approfondire le problematiche (fase importante ed essenziale ma non risolutiva) ma non avviamo anche contestualmente – pur con la possibilità di sbagliare – una fase progettuale, quella che è l’urgenza ci sfuggirà di mano e non saremo in grado di avanzare proposte perché nel frattempo ci troveremmo di fronte ad altre nuove incomprensibili emergenze.

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ANNIVERSARI 2017 – don Milani (27 maggio 1923 – 26 giugno 1967) SPAZIO AUT PRATO VENERDI’ 7 APRILE ORE 21.00

ANNIVERSARI 2017 – don Milani (27 maggio 1923 – 26 giugno 1967) SPAZIO AUT PRATO VENERDI’ 7 APRILE ORE 21.00

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In due delle tante pagine dedicate al ricordo di don Milani “Non so se don Lorenzo” (pag.134-135), Adele Corradi la giovane maestra che scelse di lavorare nella sua scuola a Barbiana ricorda uno degli episodi che turbò il giovanissimo Lorenzo mentre attraversava una strada dell’Oltrarno.
“…una donna lo aveva fatto sentire in colpa perché, in tempo di guerra, quando il pane era nero, mangiava pane bianco nelle strade dei poveri…..e don Lorenzo aveva detto:”Quella era la Madonna…”
“…gli chiesi come aveva fatto a imparare a dimenticarsi di sè. Lui mi rispose che lo aveva fatto cambiare la donna che lo rimproverava affacciata a una finestra in una strada di poveri, poi, come assorto in quel ricordo: “Vorrei ripassare di là…Chissà se si affaccia…”
E’ questo uno dei tratti “epifanici” che caratterizza la vicenda donmilaniana.

UN INVITO A PARTECIPARE

Barbiana e Gesualdi 001

Su don Milani dal libro “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” di Michele GESUALDI

Su don Milani dal libro “don LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” di Michele GESUALDI

Riccardi

Nel suo testamento rivolgendosi ai ragazzi don Lorenzo Milani ha scritto: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non sia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto”.
Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, nel chiudere la Prefazione al libro di Michele Gesualdi scrive:
“Questo amore, fatto di intelligenza e affetto, tutto teso al riscatto e alla liberazione da ataviche eredità di rassegnazione e marginalizzazione, si ritrova nelle pagine di questo libro di Michele Gesualdi, che è un testimone privilegiato di questa realtà. Dobbiamo essergli veramente grati per questa ricostruzione della vicenda del Priore di Barbiana, così storica e allo stesso tempo così personale”.

VENERDì 7 APRILE ALLE ORE 21.00 A PRATO PRESSO LO SPAZIO AUT DI VIA FILIPPINO 24 SANDRA GESUALDI, MARIA LAURA CHELI E GIUSEPPE MADDALUNO PRESENTERANNO IL LIBRO DI MICHELE GESUALDI “DON LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana

..In questi cinquant’anni le ingiustizie e le povertà non sono certo diminuite, e la Barbiana di allora, così come apparve a don Lorenzo il 7 dicembre 1954, riflette nelle tante Barbiane del nostro tempo: quelle dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina, quelle delle zone di guerra e del Mediterraneo, dove il mare inghiotte o depone sulle spiagge i corpi delle vittime della fame, della schiavitù e dell’ingiustizia globale. Come nelle Barbiane di chi all’altra riva è approdato, senza però trovare lavoro e dignità: quelle delle baraccopoli e dei quartieri ghetto, delle case sovraffollate e dei rifugi di fortuna, quelle di chi cade in mano alle mafie del caporalato, del narcotraffico, della prostituzione.
Ma don Milani è nostro contemporaneo anche per quello che è il cuore, il nucleo pulsante della sua opera: la scuola…….

Don-Ciotti

(dalla Postfazione al libro di Michele Gesualdi, “DON LORENZO MILANI L’esilio di Barbiana, edizioni San Paolo, scritta da don Luigi CIOTTI)

VENERDI’ 7 APRILE ORE 21.00 A PRATO PRESSO SPAZIO AUT IN VIA FILIPPINO 24

IL LIBRO LO POTETE TROVARE ALLA LIBRERIA CATTOLICA DI PIAZZA DUOMO A PRATO

“DON LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” di Michele Gesualdi – presentazione a cura di Sandra Gesualdi, Maria Laura Cheli e Giuseppe Maddaluno allo Spazio AUT di Prato via Filippino 24 venerdì 7 aprile ore 21.00

Barbiana 001

“DON LORENZO MILANI – L’esilio di Barbiana” di Michele Gesualdi – presentazione a cura di Sandra Gesualdi, Maria Laura Cheli e Giuseppe Maddaluno allo Spazio AUT di Prato via Filippino 24 venerdì 7 aprile ore 21.00

Quando ci dicevano “Voi siete i veri comunisti!” eravamo soltanto dei giovani idealisti pieni di energia che si impegnavano per costruire un mondo diverso da quello dei nostri padri, senza tener conto che in moltissimi casi quegli ultimi erano stati resi infelici da una o due guerre mondiali, dal Nazifascismo e dagli altri movimenti antilibertari della prima parte del secolo.
Ma gli anni in cui noi sentivamo dire “Voi, sì che siete i veri comunisti!” interpretavamo quelle parole quasi sempre con la convinzione che lo si dicesse più per piaggeria che per una valutazione vera e propria del nostro lavoro. Erano gli anni Sessanta e poi Settanta e tra le montagne bellunesi con altri giovani come me impegnati nella scuola, nel Sindacato, nel PCI e nella scuola (la ripetizione è voluta) ci siamo ritrovati tra le mani e nella mente il libro dei ragazzi di Barbiana che ci indicava una delle strade possibili da percorrere nella nostra libera pratica pedagogica. E ci siamo ritrovati ancora una volta a fianco di giovani operaie ed operai, che, non avendo avuto la possibilità (a volte la voglia sostenuta anche da famiglie bisognose o poco sensibili in tale direzione) la possibilità – dicevo – di frequentare la scuola, avvertivano concretamente il bisogno di conoscere, cogliendo l’occasione delle 150 ore appena istituite all’inizio degli anni Settanta. Oggi mi ritornano in mente quelle parole molto frequenti negli apprezzamenti della gente di Feltre e solo oggi, anche grazie a riletture donmilaniane le comprendo sotto una luce diversa: non è detto che questa possa essere l’interpretazione definitiva, ma per ora e per me è così. E c’è il bisogno di superare quel convincimento che “comunista” fosse e sia a volte ancora oggi un’accezione negativa.
A noi allora, leggendo alcuni testi scritti da personaggi che hanno avuto uno stretto rapporto con la Chiesa, a volte acritico altre invece critico ma sempre nel solco dell’”obbedienza”, rilevo l’imbarazzo a collocare ideologicamente don Milani, considerato avversario dalle Sinistre ed eretico dalla stessa Chiesa, che mal tollerava il suo schierarsi con gli ultimi, gli umili, i poveri, i diseredati, gli sconfitti, i contadini, gli operai, mentre essa continuava ad essere prevalentemente con i potenti, i ricchi, i padroni.

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