ATTINGERE AI VALORI DELLA SINISTRA PER CAMBIARE!

ATTINGERE AI VALORI DELLA SINISTRA PER CAMBIARE!

Nel corso della vita non possiamo pensare di essere sempre gli stessi: mi vien da sorridere quando qualcuno afferma di essere coerente e mi adira non poco sentirmi etichettare da qualcuno come “non coerente”.
Molti di noi spesso credono di essere sempre gli stessi uguali a quelli che erano cinque-dieci-venti-trenta anni prima. E’ una banalità grande quasi come la stessa mia affermazione.
Con questo spirito dobbiamo metterci al servizio della nostra società, andando ad indagare nel profondo le ragioni del diffuso scontento, partendo dalle punte che emergono ma indagando in modo scientifico gli aspetti celati che come il ghiaccio degli iceberg è il più che non appare agli occhi dei semplici osservatori superficiali.

Nei percorsi della possibile Sinistra ci si imbatte in un fiume di “parole” più o meno come possono essere queste ed in una marea di “distinguo” procedurali, programmatici, fondamentalmente e spesso “tattici”.

Alcune volte sembra quasi di essere in una seduta d’esame con tanti professori e pochi allievi a dissertare su cosa sia importante fare prima e cosa dopo, con il risultato che, prima di poterci mettere d’accordo, di volta in volta si è fatto tardi e si torna a casa, disillusi e scontenti più di prima, con un senso di frustrazione immenso.

Noi non siamo più quelli che eravamo: i tempi cambiano e non ci si può sorprendere se possano cambiare anche le modalità con cui si fa Politica (vedi il M5S, al netto delle castronerie culturali ed amministrative: ma anche questo è il segno dei cambiamenti “in negativo”) oppure anche le modalità con cui si analizza la realtà e si affrontano le problematiche, proponendone le soluzioni.
Da mesi affermo qualcosa che evidentemente non è mai pienamente accolto dai compagni: analizzare le numerose contraddizioni con cui si continua a muovere la Sinistra, divisa tra regole e rispetto. Non basta, ad esempio, affermare dei principi, intorno ai quali si costituisca un’impalcatura di regole senza poi rispettarle a pieno, se non altro fino a quando la prassi non ci spinga a modificarle. Spesso accade invece che, fatte le regole, queste non vedano l’applicazione anche da parte di coloro (i più) che dovrebbero trovare vantaggio dalla loro applicazione, grazie a clausole che inducono ad una interpretazione molto ampia ed aperta (per i “meno”).

Nel mondo del lavoro, affinchè prevalgano competenza e merito, occorre essere rigorosi, anche allo scopo di consentire un vantaggio reciproco tra datore di lavoro e fornitore di manodopera; non si può consentire che veri e propri fannulloni siano beneficiati da una copertura sindacale, che impedisce ad altri di poter essere impiegati e diventano esempi negativi a parte il fatto che gli stessi potrebbero invece essere utilizzati in altre mansioni o altre attività più congeniali (non aver finora compreso tutto questo induce a posizioni reazionarie davvero pericolose: sarebbe addirittura preferibile essere attaccati sul piano di un’interpretazione soggettiva della Democrazia da chi difendesse poi il reintegro lavorativo e sociale degli incompetenti e degli inadempienti). Chi commette dei reati come nel caso dei pluri-cartellini o delle violenze fisiche su minori non può essere reintegrato come se nulla fosse accaduto: questa modalità non può essere – come spesso accade nel nostro Paese – etichettata come “giustizialismo” alla pari del “buonismo” di cui parliamo qui sotto.

Altro argomento dolente infatti è quello dell’immigrazione. Non condivido le scelte dell’attuale Ministro Minniti, ma ho la sensazione che a tale mostruosità si sia pervenuti a causa proprio innanzittuo di regole non rispettate, di interventi dilettanteschi approssimativi sempre sull’onda di un’emergenza perenne, all’interno della quale hanno potuto sguazzare legalmente organizzazioni volontarie legittimate ad operare nel settore dell’integrazione spesso senza un vero e proprio controllo. Si è creato un flusso di “interessi” pseudosociali che ha usufruito di immensi vantaggi dalla permanenza prolungata degli immigrati, senza mai costruire percorsi di vera e propria integrazione. A prescindere da Minniti e compagnia bella queste cose ce le dobbiamo dire e ne dobbiamo parlare liberamente senza sentirci semmai dire che stiamo corteggiando la Destra. Quest’ultima infatti ha enormi vantaggi proprio grazie alla non soluzione dei problemi collegati al mondo dell’Immigrazione e del Lavoro, ed è tutto dire!

calza foto fb

Per finire (ma solo per oggi), dobbiamo smetterla di assistere passivamente allo stato di degrado della Cultura nel nostro Paese. So infinitamente bene che la stragrande parte dei miei interlocutori è parte attiva ma troppe volte la svolge in maniera personalistica, anarchica, fermandosi a volte al lamento e in altre occasioni limitandosi ad organizzare marginalmente gruppi ed Associazioni che poco o nulla possono fare per modificare tale situazione. Quando parlo di Cultura il mio sguardo è largo e non si ferma ad uno solo dei vari settori da cui è composto il nostro vivere civile. Ma ne parlerò più diffusamente in un prossimo post: oggi questo è già troppo lungo!

Joshua Madalon

gatto silvestro