PER UNA NUOVA SINISTRA ALTERNATIVA E DI GOVERNO

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PER UNA NUOVA SINISTRA ALTERNATIVA E DI GOVERNO

Fino a quando gli interessi dei singoli o dei piccoli gruppi (quelli, per intenderci dello 0, = zerovirgola) prevarranno su quelli più legittimi della massa (e, beninteso!, parlo di “interessi” primari) non potremo avanzare una proposta credibile nei confronti di un’opinione pubblica ormai assolutamente disillusa e sempre più sfiduciata verso la Politica.
Abbiamo bisogno di riprendere a dialogare con quanti hanno guardato con nuova attenzione all’impegno durante e subito dopo la campagna referendaria dello scorso anno. Viviamo tutti nell’amnesia: è una delle peggiori malattie di cui è afflitto il genere umano, in modo particolare noi italiani. Il “fare spallucce”, il “tira a campa’” non è una prerogativa di questa o quella regione ma si va diffondendo con ampiezza in ogni dove.
C’era aria di festa nel coinvolgimento di quelle persone che avevano affollato il teatro Brancaccio e poi le cento e più piazze che hanno arricchito di contenuti, di condivisioni, di nuovi entusiasmi la prospettiva politica per una nuova SINISTRA alternativa al PD, ma non fatta di testimonianza: una SINISTRA per il GOVERNO di questo Paese.
Qui riporto il post pubblicato su Huffington Post di tre giorni fa (in un copia/incolla). Per piacere facciamone buon uso!

Joshua Madalon

ARCI 1984

(post scritto con Anna Falcone)

L’appello firmato da Luciana Castellina e da tante altre personalità pubbliche della Sinistra italiana, e i numerosi altri appelli giunti da tutta Italia in questi giorni tormentati, meritano una risposta seria e responsabile.
Il percorso del Brancaccio è stato il tentativo di costruire una lista che accogliesse, unisse e portasse in Parlamento la Sinistra più diffusa, concreta e carica di futuro. Quella dei cittadini, e delle tante lotte e vertenze disseminate nel Paese, per la difesa di un posto di lavoro, di un territorio, di un bene comune, di uno spazio, un diritto, un servizio o un principio. Quella della Costituzione, e della vittoria del 4 dicembre.
Abbiamo proposto di farlo non contro, ma con, i partiti: in un’alleanza per la democrazia e l’uguaglianza. Perché, come ci ha ricordato anche ieri Maurizio Landini, “il problema non è mettere insieme cose che già ci sono, ma innescare un nuovo processo”.
Ci siamo fermati quando abbiamo avvertito con nettezza, nei soggetti organizzati, la paura di mettersi in gioco fino in fondo, preferendo ad una partita in campo aperto il tratto autoconsolatorio dell’identità, e quello politicista dell’autoconservazione: si stava, e si sta andando, verso la somma di tre partiti già esistenti.
Se l’assemblea del 18 novembre rischiava di liquidare ogni anelito unitario, quella del 3 dicembre si sta costruendo – sono parole dell’appello cui rispondiamo – come mera “ratifica di una scelta interna al tavolo dei partiti”.
Una scelta legittima, certo: ma assai diversa dal “nuovo processo” che avremmo voluto, e che ci siamo promessi al Brancaccio.
Ora, e prima che sia troppo tardi, con sforzo d’immaginazione e ottimismo della volontà, ci par di vedere un solo modo per rimettere in carreggiata quel processo: costruire un processo autenticamente democratico di cui nessuno abbia il controllo.
Un’assemblea che possa decidere, liberamente e realmente, su programma, leadership, criteri delle candidature, comitati etici e di garanzia.
Crediamo che ci siamo ancora due modi per arrivare a questo risultato.
Il primo è costruire un percorso completamente diverso da quello deciso al tavolo dei partiti: ci vuole un percorso di elezione di delegati che non preveda membri di diritto, né liste bloccate proposte dalle presidenze delle assemblee (e composte per quote di partito stabilite a tavolino), ma una libera competizione elettorale tra liste diverse, che rappresentino modi diversi di intendere la Sinistra, mescolando le appartenenze e mettendo al centro i progetti.
Ma perché un simile percorso sia davvero credibile e partecipato occorre più tempo per presentarlo e per stimolare la massima affluenza possibile: è dunque necessario rinviare l’assemblea finale già convocata per il 3 dicembre.
Il secondo modo è mantenere, invece, quella assemblea del 3 dicembre: ma non costruendola per delegati, bensì aprendola a tutto il popolo della Sinistra, in un grande evento democratico le cui decisioni finali nessuno possa predeterminare in anticipo.
Una assemblea in cui migliaia di persone presenti fisicamente, e altre migliaia sulla rete, possano votare a suffragio universale su programma, leadership, criteri delle candidature, comitati etici e di garanzia.
Rimettiamo ai partiti la scelta tra queste due strade: a noi sta a cuore il risultato finale. Che è uno solo: riannodare i fili con chi ha perso la speranza, e non vota più, e far contare davvero la volontà di chiunque aspira a partecipare alla costruzione dal basso della Sinistra che ancora non c’è.
Aspettiamo una risposta pubblica a queste nostre proposte. Se sarà chiara, definitiva e coerente con i suddetti obiettivi, ci impegniamo a sottoporla al voto online di tutti gli aderenti al percorso del Brancaccio perché decidano, se la condividono, di impegnarsi nel percorso delineato. Non è, infatti, in questione la partecipazione di due persone a un tavolo di mediazione, ma l’apporto – di idee, di passione, di energie – delle migliaia di persone che hanno dato vita alle nostre assemblee negli ultimi mesi.
La strada è stretta, ma non ci stanchiamo di cogliere ogni opportunità per realizzare ciò che chiedeva il nostro appello di giugno: una lista a sinistra del Pd (e ad esso radicalmente alternativa, senza se e senza ma) che sia unica, credibile, innovativa e partecipata.
Nuova, insomma: e capace di invertire la rotta, di rovesciare il tavolo delle ingiustizie e delle diseguaglianze.
È davvero l’ultima possibilità di costruire qualcosa di nuovo: non perdiamola.
Grazie

Angelo d’Orsi ed il 1917 Anno della Rivoluzione – a Montemurlo oggi, lunedì 20 novembre, alle ore 21.00 nella Biblioteca “B.Della Fonte” a Montemurlo

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Angelo d’Orsi ed il 1917 Anno della Rivoluzione

Questa sera in una delle sale della Biblioteca Comunale “Bartolomeo Della Fonte” a Villa Giamari in Montemurlo si terrà un incontro con il prof. Angelo d’Orsi, incentrato sulla presentazione del suo libro “1917 L’Anno della Rivoluzione” edizioni Laterza.
Il Comune di Montemurlo con la collaborazione dell’Associazione ALTROTEATRO di Firenze coordinata dal prof. Antonello Nave ed il contributo alle scelte dei testi ed ai filmati di Giuseppe Maddaluno e Chiara Gori ha organizzato anche due serate propedeutiche che si sono svolte il 6 ed il 13 novembre presso il centro Giovani antistante la stessa Biblioteca in Piazza don Milani.
A quei due incontri hanno contribuito, oltre ai sunnominati Giuseppe Maddaluno e Chiara Gori, quattro giovani di Altroteatro: Serena Di Mauro, Davide Finizio, Serena Mannucci e Bianca Nesi che hanno letto I brani e gli intermezzi esplicativi, aiutati da immagini tratte da vari filmati, tra cui un documentario “La Russia dai Romanov alla Rivoluzione”, film celebrativi come “Lenin in Ottobre”, grandi capolavori come “La corazzata Potemkin” e “Reds”, film come “Una lunga domenica di passione” e “Joyeux Noel”.
Nella serata conclusiva, questa del 20 novembre, il pubblico potrà incontrare uno dei massimi esperti di Storia contemporanea ed in particolare della figura di Antonio Gramsci, al quale ha dedicato proprio quest’anno “Una nuova biografia” edizione Feltrinelli.
A presentare l’autore sarà ancora una volta il prof. Giuseppe Maddaluno coadiuvato dalla giovane Giulia Calamai.
L’ingresso è libero.

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Niente di nuovo sotto il sole

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Niente di nuovo sotto il sole

Non ha forse ragione Bersani quando afferma che non sia possibile alcun accordo, senza un’analisi critica da parte del PD a trazione renziana (“tutto il PD non solo Renzi!”) su una serie di scelte nel settore ampio del lavoro?
Il mediatico “Job’s Act” ha potuto, sì, vedere risultati positivi dal punto di vista dei numeri ma quel “positivi” non è dalla parte dei giovani, dei disoccupati, dei cassintegrati, dei diseredati, degli “ultimi” ma è a favore degli imprenditori piccoli medi e grandi che hanno usufruito di speciali garanzie e le hanno utilizzate spesso – troppo spesso – umiliando e mortificando la dignità del lavoro.
Non voler riconoscere questo è il segnale che quello di Renzi e questo Esecutivo di Gentiloni insieme al maggior partito di esso non è in grado di comprendere il discrimine tra una Politica di Sinistra a vantaggio dei molti ed una politica di centrodestra a vantaggio dei pochi. Oltretutto non è possibile alcun accordo con chi ritiene di poter vantare credito distribuendo elemosine sotto forma di “bonus” a chi da quelle scelte viene ulteriormente colpito: sembra quasi sia ritornato il tempo della “scarpa” o del “pacco di pasta” in cambio del voto: “ti ho dato gli 80 euro, ricordati di me!”
E così nelle politiche scolastiche dove, insieme ai bonus, è stata avviata una “monsteRiforma” chiamata pomposamente “La Buona Scuola” con il risultato di aver burocratizzato all’inverosimile un percorso educativo che dovrebbe puntare su una ridiscussione fondamentale dei “curricola” perchè si adeguino al resto del Mondo; l’attuale Riforma ha reso molto meno stabili gli insegnanti e non è in grado di produrre un orientamento per il futuro destino dei giovani. Allo stesso tempo il Governo sia quello Renzi che l’attuale non è riuscito a riparare il grave stato degli immobili scolastici, su cui roboante aveva prodotto parole vane l’attuale Segretario PD.
Io, per la cronaca, non parlo a nome di MDP-Art.1; prendo solo a pretesto ciò che sinteticamente Bersani esprime. Non aderisco neanche ad una delle altre forze oggi in campo per la costruzione di un’Alternativa di Sinistra (SI e Possibile, Rifondazione e altre sigle), ma osservo con attenzione quel che si muove in quella direzione con un unico certo orientamento: a mio parere, è l’ora di operare tutti (anche una parte del PD che non ha ancora deciso) per costruire una forza di SINISTRA che abbia un suo programma di Governo autonomo e contrapposto a quello del Partito Democratico.
A tale proposito, mi preoccupano le vicende di “Democrazia e uguaglianza”, l’Associazione fondata da Anna Falcone e Tomaso Montanari che tutti meglio conosciamo come “Assemblea del Brancaccio”, perché da una parte noto l’insensibilità delle forze politiche che avrebbero dovuto sostenerla dall’altra riconosco che vi è nei due promotori una certa forma di ingenuità collegata alla disabitudine a destreggiarsi nell’agone politico. Personalmente per quel poco che posso mi adopererò per far riprendere quel Progetto, non solo per evitare che si disperdano tante energie ma soprattutto per non svenderle a gruppi tendenzialmente “minoritari” e “ribelli”.
Ricordando la Falcone e il Montanari mi viene da dire che certamente la costruzione di un percorso politico non è paragonabile a quanto necessario per una campagna referendaria. E bisogna tenerne conto. A tale proposito bisognerebbe ben ricordare quel 4 dicembre di un anno fa, allorchè un gruppo dirigente del più importante Partito italiano guidato dal Presidente del Consiglio tentò di sconvolgere dalle fondamenta la nostra carta costituzionale (i principi non venivano toccati ma sarebbero stati più facilmente modificabili dopo l’approvazione di quelle modifiche) ma fu sonoramente sconfitto.
Non aver riconosciuto le ragioni di quella sconfitta è alla base della conferma totale del mio dissenso.

Joshua Madalon

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ANNIVERSARI 2017 a MONTEMURLO lunedì 20 novembre ore 21.00 IL PROF. ANGELO d’ORSI A MONTEMURLO con il suo libro “1917 L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE” edizione Laterza

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ANNIVERSARI 2017 a MONTEMURLO lunedì 20 novembre ore 21.00 IL PROF. ANGELO d’ORSI A MONTEMURLO con il suo libro “1917 L’ANNO DELLA RIVOLUZIONE” edizione Laterza

L’evento è organizzato dal Comune di Montemurlo che si avvale della collaborazione dell’Associazione Altroteatro Firenze coordinata dal prof. Antonello Nave.
Nelle scorse settimane si sono svolte due iniziative propedeutiche curate dagli stessi soggetti culturali con letture ed immagini. A leggere i brani erano Davide Finizio, Serena Mannucci, Serena Di mauro, Bianca Nesi. La scelta delle immagini era di Chiara Gori.

A preparare e svolgere la serata sarà lo stesso prof. Giuseppe Maddaluno, a nome di Altroteatro insieme all’attrice Giulia Calamai.
Il prof. d’Orsi è già stato gradito ospite di un’iniziativa organizzata a Prato da Altroteatro presso lo Spazio Aut di via Filippino 24 lo scorso 1 giugno. In quell’occasione con un’anteprima pomeridiana alla Feltrinelli di via Garibaldi è stato presentato l’altro importante saggio da lui pubblicato per i tipi della Feltrinelli dedicato alla figura di Antonio Gramsci.

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1917 L’Anno della Rivoluzione è un saggio intenso, una sintesi straordinariamente completa dei personaggi e delle vicende che costellano quell’anno che si chiuderà con la Rivoluzione d’Ottobre, con la occupazione del Palazzo d’Inverno e con l’avvio delle trattative di pace tra la Russia e gli Imperi centrali e la pubblicazione delle Tesi sull’Assemblea costituente.
Il saggio si concentra sul tema della Rivoluzione, evento che con la sua imponenza ma anche la sua “apparente” semplicità ha creato non poche speranze, sulle quali ancor oggi di tanto in tanto siamo ad interrogarci.
Il 1917 è senza alcun ombra di dubbio caratterizzato dalla presenza di personaggi come Antonio Gramsci, giovane di 26 anni attivo nella città di Torino dall’ottobre del 1911, da Nicolaj Lenin che ha 47 anni e vive gran parte della sua vita in esilio, e dagli avvenimenti del 4° anno di guerra. In tutto questo quadro si inseriscono altre vicende come la “Rivoluzione russa di marzo”, che da molti è considerata il vero snodo con la caduta dello zarismo, le apparizioni mariane a Fatima, le rivolte popolari diffuse anche ma non solo in Italia, la disfatta di Caporetto e si chiude con quella speranza di pace che si realizzerà soltanto un anno dopo.
Il libro del prof. D’Orsi è diviso in 12 capitoli ciascuno riferito ad un mese di quell’anno preceduti da una breve Premessa e da una Introduzione e conchiusi da una Cronologia, da una Bibliografia e sitografia imponente.
Noi pensiamo di dedicare la nostra introduzione alle due figure che abbiamo segnalato come dominanti: Gramsci e Lenin.

Al primo tra l’altro Angelo d’Orsi ha dedicato la sua vita. Uno dei più forse “Il più” recente dei suoi lavori è stato “Gramsci Una nuova biografia”.

L’ingresso è aperto. La biblioteca si trova in Piazza don Milani – Montemurlo.

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La caricatura di una “Sinistra” per denigrarne il Progetto – parte 2 – un avvio di proposta

La caricatura di una “Sinistra” per denigrarne il Progetto – parte 2 – un avvio di proposta

Parte 2

I denigratori di professione continuano a sottolineare che, senza il PD, non vi sia destino favorevole per chi sceglie una strada di autonomia ed indipendenza. E si danno da fare per augurare, a coloro che intendono segnare la differenza tra una Politica caratterizzata da una forma di neocentrismo che occhieggia alla Destra ed un possibile pieno recupero dei valori fondanti e dei principi della nostra Costituzione, modesti risultati. E descrivono la Sinistra, composita e variegata, come un’armata Brancaleone incapace di andare oltre la testimonianza di quei valori e principi tesa soltanto ad ottenere riconoscimenti poco più che personali dei vari leader, che la guidano.
Beninteso, tale rischio c’è: ma, come sottolineato nelle ultime ore, quel rischio sarebbe molto più alto se ci si integrasse all’interno di un quadro politico nel quale la Sinistra sarebbe compressa e la sua identità (quantunque oggi, come scrivo poi, non basta più affermare principi senza entrare nel vivo delle questioni e “sporcarsi” pragmaticamente le mani senza tuttavia compromettersi indegnamente) venisse praticamente ad essere fagocitata in toto in un ambiente sterile ed asfittico.
Rimarrebbe ovviamente il rischio di non riuscire a rappresentare i bisogni e le fondamentali necessità di una parte del nostro Paese cui gli utlimi Governi hanno riservato un trattamento pietistico di concessioni dall’alto.

Ecco cosa intendo per “caricatura” della Sinistra: una massa litigiosa alla ricerca di identità separate che si unisce senza rinunciare ad affrontare, analizzare ed avviare tentativi di soluzioni con proposte sui problemi più importanti che affliggono la nostra gente.
Questo quadretto ben poco idilliaco è in sintesi ciò che il PD e le Destre sperano che noi, donne ed uomini il cui cuore continua abattere a Sinistra, si sia.
Il rischio, come scrivevo, c’è. Ed alcuni segnali degli ultimi giorni lo hanno mostrato: mi riferisco alla questione Brancaccio, contrassegnata da un certo fastidio emerso in una parte delle Sinistre nei confronti dell’attivismo propositivo di due dei principali protagonisti della campagna referendaria vincente del 4 dicembre 2016, Anna Falcone e Tomaso Montanari. L’assemblea convocata al Brancaccio per il 18 novembre è stata annullata proprio per le difficoltà sorte tra le diverse forze politiche, che hanno irritato i due organizzatori. Ne è sorto un forte dibattito che ha coinvolto la società civile che aveva aderito al Progetto ed alcuni rappresentanti di quella parte della nostra gente si sono autoconvocati in un luogo diverso di Roma per proseguire a trattare quei temi e “andare avanti”!

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In proporzioni molto più ridotte ma ugualmente significative anche nella nostra realtà si è verificato uno stacco, un tilt nel percorso di quell’Assemblea “aperta” che abbiamo chiamato “Prato a Sinistra”.

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Ovviamente il livello nazionale “oggi” ha la precedenza, essendo l’appuntamento elettorale politico molto più vicino di quanto non lo sia quello amministrativo locale e, quindi, bisogna affrontare e risolvere la questione che per brevità ho chiamato “Brancaccio” (e chi legge sa che mi riferisco a quel luogo di Roma, il Teatro Brancaccio, dove nel giugno scorso si sono incontrati rappresentanti delle forze politiche alternative al PD e tantissime cittadine e cittadini intenzionati a partecipare ad un vero e proprio rivoluzionario rinnovamento dei metosi e delle pratiche politiche) se non si vogliono fornire alibi discriminatori alla leadership del Partito Democratico ed a quei gruppi che hanno scelto di aderire all’invito di aggregarsi al suo carro.

Il percorso è impervio (anche per la litigiosità meramente ed a tratti artatamente ideologica) ma affascinante: spetta a noi, a quella parte di cittadine e cittadini desiderosi di poter affermare la propria civicità, il desiderio di giustizia sociale, di restituire dignità al mondo del lavoro, di ricostruire un tessuto “culturale” che riesca ad affrontare le discriminazioni e le paure e soprattutto ridia fiducia e sicurezza.

Occorre puntare (e sì, è il mio chiodo fisso!) sulla funzione della Cultura nel senso ampio del termine: molti dei problemi dei nostri giorni si connettono proprio al progressivo sgretolamento dei processi collegati al mondo della Cultura e della Conoscenza.
Bisognerà lavorare, dunque, per riprendere il cammino che ci consenta di costruire un Progetto di Governo del Territorio che affronti le contraddizioni all’interno delle quali la Sinistra ha vissuto solo rivestita di una propria forza autonoma di testimonianza ed allargare il proprio orizzonte per conquistare una più ampia e solida rappresentanza.
Questa è la sfida dei prossimi giorni!

Joshua Madalon

D’AMORE E D’ALTRO di Daniela Tani – 14 racconti presentazione alla Feltrinelli di Prato

D’AMORE E D’ALTRO di Daniela Tani – 14 racconti presentazione alla Feltrinelli di Prato

E’ molto frequente, chiamati a presentare un libro l’essere banali, ovvi, generici e, oh mio Dio! Ecco per l’appunto che lo sono: nello sforzo di ricerca di superare tutti quei tranelli io ci casco ma temo che ciò sia inevitabile dovendo io parlare di un libro che contiene racconti che non ho scritto.
In effetti, è proprio a partire da questo che vorrei aprire la presentazione, forse ispirato dalla breve dedica in chiusura del libro, il “ringraziamento” a tutti coloro che hanno contribuito con i loro racconti alla genesi dei “nuovi” racconti.
E allora mi sono chiesto anche io, come autore minimo di narrazioni, perché mai uno scrive e così rincorrendo la domanda che si poneva Primo Levi (“L’altrui mestiere”) in modo serio e rigoroso facendo ad essa seguire risposte precise ed articolate sinteticamente esposte in nove possibilità mi inoltro nella piacevole chiacchierata

1) Perché se ne sente l’impulso o il bisogno.
2) Per divertire o divertirsi.
3) Per insegnare qualcosa a qualcuno
4) Per migliorare il mondo.
5) Per far conoscere le proprie idee.
6) Per liberarsi da un’angoscia.
7) Per diventare famosi.
8) Per diventare ricchi.
9) Per abitudine.

Altri scrittori hanno trattato il tema cercando di rispondere alla domanda, ricordo Baricco che non mi intriga molto ma anche Pasolini che amo alla follia. Alla domanda “Che senso ha scrivere?” Pasolini rispose:

“Mah..senso nessuno, mi sembra una cosa completamente priva di senso. Io continuo ad essere scrittore per forza di inerzia, ho cominciato a scrivere poesie a 7 anni e mezzo e non mi sono chiesto perchè lo facessi. Ho continuato a scrivere per tutta l’infanzia e l’adolescenza ed eccomi qui a scrivere ancora. L’unico senso possibile è un senso esistenzialistico cioè l’abitudine ad esprimersi cosi come si ha l’abitudine di mangiare e dormire”.

Svelata la mia passione per Pasolini, posso dirvi a conferma di quanto scritto prima che è da quel “ringraziamento” nell’ultima pagina del libro di Daniela che ricavo la mia interpretazione del senso che ha per lei la scrittura: “la straordinaria curiosità con cui ella guarda il mondo e la vita che vi si svolge e la declina e coniuga con la sua sensibilità”.
Ecco, dunque, la curiosità! Elemento fondamentale della nostra esistenza. E, lo dico a Daniela, non mi rifersisco a quella curiosità “morbosa” cui si accenna nel racconto “Il marito di mia cugina”.
Qualche giorno fa in un contesto molto triste e serio, un funerale di una partigiana ho assistito ad una strana inquietante omelia…….

Personalmente ho sempre chiesto ai miei studenti di essere sempre curiosi e mi appassionano e mi coinvolgono soprattutto coloro che sviluppano e praticano questa curiosità.
Quando mi hanno invitato a presentare il libro e l’autrice me ne ha fatto avere un testo in pdf ero in difficoltà, perché non mi piace leggere nè sui computer nè sui tablet e, pur avendo fatto uno sforzo per le prime pagine, ho atteso il cartaceo.
Andiamo al dunque! Dalla lettura emerge la capacità di Daniela di utilizzare un lessico familiare, piano, tipicamente quotidiano che è in grado di assecondare pienamente le caratteristiche delle figure umane che compongono le storie.
Nel libro vi sono 14 racconti; dal più ampio il titolo che ha di certo un riferimento alle passioni delle diverse protagoniste. E già! Bisogna dire che sono racconti scritti da una donna e tutti – come si dice? – “al femminile”. Anche per questo abbiamo pensato di far leggere alcuni brani da una donna.
L’universo femminile è profondamente diverso da quello maschile e può attirarsi anche delle ironie da parte dei maschi – alle quali ironie ne corrispondono altrettante verso i maschi da parte delle donne – ma è certamente affascinante soprattutto nelle sue caratteristiche profonde di mistero. I personaggi femminili dominano la scena ed ad essere sinceri quelli maschili svolgono ruoli marginali, a volte davvero effimeri e meschini, quasi sempre utilizzabili per le finalità di tipo sessuale, e via! Ecco, una bella rivincita da parte delle donne con questa serie di maschi (alcuni a dire il vero anche veri e propri “surrogati”) “usa e getta” e per chi leggerà questi racconti è un indizio! tranne quella figura straordinaria di Hassan su cui poi ci soffermeremo.
Tra le caratteristiche delle donne ce n’è una che proviene da molto lontano ed oggi si palesa nella bulimia del possesso, in quella che si chiama “mania compulsiva” sia dell’acquisto che del possesso tout court. E’ un’eredità antropologica che alle donne proviene dalla capacità atavica di scegliere, catalogare, elencare, governare il disordine. Ed ovviamente quella di scegliere per comprare. La protagonista del racconto “Gli amici e le cose” che ci consente di inoltrarci anche in quell’aspetto di società multiculturale molto cara a Daniela già da tempo ( i suoi due romanzi precedenti sono infatti “L’ospite cinese” del 2013 e “Kebab per due” del 2015).

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I brani sono letti da Giulia Calamai di ALTROTEATRO FIRENZE

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“GLI AMICI E LE COSE”

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C’è un altro aspetto del mondo moderno che affonda le sue radici nel mistero e nell’archetipico ed è il rapporto con il soprannaturale e la magia, un mondo arcaico dove si svolgono riti antichi che appartengono anche ai miei ricordi di infanzia. In verità sappiamo che ancor oggi queste pratiche vengono espletate e le formule magiche vengono tramandate dalle nonne alle nipoti (e già, sono soprattutto donne quelle che praticano questi riti e soprattuto donne quelle che vi fanno ricorso). In un altro racconto dal titolo promettente e significativo, “Il segreto”, troviamo Zeffira, una praticante di magia alla quale si rivolge la protagonista che narra.

“IL SEGRETO”

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Nel racconto più ampio che dà il titolo alla raccolta di cui leggeremo un brevissimo brano proseguiamo in quell’approfondimento di rapporti con culture e tradizioni diverse dalle nostre cui prima accennavamo. Quella che appare è per l’appunto una società multietnica che si affatica a creare collegamenti al suo interno, scontrandosi con le diversità e con le inevitabili contraddizioni che queste creano anche nei rapporti interpersonali e personali. Come in altri racconti di cui non abbiamo accennato emerge anche in questo la sfera sessuale delle protagoniste in modo sorprendente e prorompente ma sempre come naturale pulsione dell’esistenza umana, senza indulgere in forme di voyerismo peloso.
Protagonisti del racconto sono, oltre alla narratrice, la piccola Nazima e lo zio Mohamed. La lettura ce li presenta appena.

“D’AMORE E D’ALTRO”

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Con il prossimo brano ritorniamo a quella compulsività del possesso che può sfociare in cleptomania altrettanto compulsiva e “naturale”. Il racconto “Mia madre” contiene tuttavia anche altri riferimenti a quegli aspetti retrogradi del maschilismo attraverso la rappresentazione del padre, squallida figura, contornata dalla presenza della madre della protagonista, insignificante e sottomessa. Un modo questo per segnalare ancora una volta la necessità di una formazione che deve partire dal nucleo familiare. Ovviamente noi leggiamo solo una breve parte del racconto, significativa sì ma solo una parte.

“MIA MADRE”

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Avevamo preannunciato che avremmo parlato di Hassan. Abbiamo sottolineato come sia prevalente nei racconti la presenza di personaggi appartenenti a paesi lontani che hanno intrapreso viaggi tra mille ostacoli e pericoli e che oggi sono qui in mezzo a noi, a volte fuori di noi ma anche a noi vicini. Daniela conosce molto bene quella parte del mondo che si è avvicinato a noi. Ne ha analizzato con profonda sensibilità le forme, quelle delle province, delle periferie dell’esistenza: un mondo dolente dove la speranza si scontra poi con la paura ed il dolore. Siamo a concludere: i racconti come è giusto devono consistere in lampi epifanici o straccetti di vita – tranches de vie. Qui, in quest’ultimo racconto la vita incontra il destino drammatico di un popolo migrante.

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“LA LA LA”

J.M.

POVERA ITALIA, MODESTA SVEZIA

POVERA ITALIA, MODESTA SVEZIA

L’esclusione della Nazionale italiana di calcio dal prossimo campionato mondiale 2018 in Russia è semplicemente la certificazione conclusiva di un lungo percorso costellato da successi fortuiti e caratterizzato da un gioco prettamente difensivo che poteva poi sfociare in rapidi contropiedi vincenti. Raramente ho potuto in questi anni assistere a match divertenti ed aperti: quelle rarità si riferiscono a partite nelle quali le squadre avversarie lasciavano spazi aperti senza pressare, squadre tipo il Brasile che giocava e lasciava giocare.
Con la nazionale svedese l’Italia ha trovato una compagine che aveva ben imparato il classico “gioco all’italiana”, dimostrando altresì di possedere qualità fisiche superiori. Niente da recriminare, dunque. La Svezia è stata superiore dal punto di vista tattico e merita di superare il turno.

j.m.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e cieco di chi non vuol vedere

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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e cieco di chi non vuol vedere

La recente polemica che si è prodotta all’interno della Sinistra e del PD relativamente alle questioni sollevate da un Comunicato di Sinistra Italiana sui “ritardi” contestuali sia della demolizione del vecchio ospedale che del necessario rafforzamento quantitativo e qualitativo delle strutture sanitarie territoriali ha messo a nudo le differenze sostanziali con cui si guarda al futuro. Molto sinteticamente ho rilevato che sui problemi della città si è discusso fin qui molto poco e molto male, quasi sempre in forme di acquiescenza e subalternità al Partito Democratico. E’ il momento di occuparsene in modo più preciso e deciso.
Quel Comunicato è stato letto ed interpretato ad uso e consumo delle convenienze o perlomeno delle acquisizioni dogmatiche ed ideologiche di chi, senza approfondirlo, ha temuto potesse essere un attacco a quelle convinzioni. Ritengo non si possa continuare a privilegiare forme monolitiche di pensiero, dovranno essere affrontate e risolte molte delle contraddizioni che hanno fin qui caratterizzato gruppi della Sinistra poco più che autoreferenziali, se ci si vuole davvero confrontare con tutti. Rilevo poi che i temi dell’Ambiente non possano essere secondari a quelli della Sanità e viceversa; ed un dato di fatto concreto è che mentre quella vecchia struttura campeggia ancora intatta nella sua fatiscenza nulla di più e nulla di meno è stato realizzato per affrontare i disagi di una popolazione cui sono venute a mancare molte delle strutture pubbliche esistenti che non sono state sostituite da nuove, come peraltro era stato solennemente promesso. Pertanto chi si impegna a polemizzare spieghi cosa ha fatto, cosa sta facendo e cosa farà in merito a queste problematiche.

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La caricatura di una “Sinistra” per denigrarne il Progetto – parte 1

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La caricatura di una “Sinistra” per denigrarne il Progetto parte 1

C’è una parte del popolo italiano che ancora crede che il Partito Democratico possa avere la giusta attenzione verso i problemi, i bisogni e le esigenze della gente meno tutelata (disoccupati, cassintegrati, precari, lavoratori a nero, sfruttati, pensionati, bisognosi di cure, poveri) e promuovere una progettualità che attenui progressivamente le differenze sociali sempre più stridenti.
Sin dal primo momento ho dato credito a questa possibilità nel momento fondativo del PD, ed ho avuto molta fiducia nel fatto che la Politica si rinnovasse nei metodi e nei protagonisti con un ringiovanimento non solo anagrafico; e mi sono impegnato a creare un luogo nel quale il confronto dialettico delle differenze fosse in grado di condurre a soluzioni il più possibile condivise. Questo mio impegno, e non solo il mio, è stato visto da coloro che oggi potrebbero cantar vittoria, ma irresponsabilmente, come un pericolo per il loro concetto di “democratico” che ha ben poco a che vedere con la natura stessa della Democrazia. L’assunzione del potere da parte di Renzi ha riportato in auge gran parte di quella leadership che era stata sconfitta perché rappresentativa di un modo di interpretare la Politica con modalità estranee ai movimenti democratici e molto lontane dalla sensibilità della gente comune, tanto è che si sono desertificati i circoli e molti tra i tesserati del periodo iniziale del PD – la fine del primo decennio e gli inizi del secondo di questo secolo – hanno abbandonato il Partito, a volte sostituiti (ma non sempre) da nuovi iscritti. A questo proposito vi riporto la parte finale di un articolo da “Repubblica” di ieri 12 novembre, un reportage di Paolo Ghiseri. Eccolo:

“Orbassano, periferia sud oves di Torino. La storia la racconta Gino Bianco, 66 anni, operaio alla Fiat a 17, 47 anni di iscrizione al partito. “Ce ne siamo accorti una mattina appena aperto il tesseramento. Normalmente noi abbiamo un’ottantina di iscritti. Hanno cominciato ad arrivare persone malate. Qualcuno addirittura con la bombola dell’ossigeno”. La bombola dell’ossigeno? “Certo. Abbiamo ricostruito dopo che erano i malati curati da un medico di base della zona. Lui li curava e diceva: ‘Se volete darmi una mano andate ad iscrivervi al Pd. Così mi candido in politica’. Sono arrivati in 170 e si sono presi la sezione. Il medico
porta i voti a uno della Famiglia”. La Famiglia? “Io non faccio il nome ma tutti sanno chi sono i signori delle tessere da queste parti. Ho segnalato tutto al partito ma non è successo nulla. Perché io dovrei rimanere? Chi me lo fa fare se la politica è diventata questo? Con altri stiamo ragionando se restare o andarcene”. Dove volete andare? “Qualcuno andrà in Mdp. Ma altri più semplicemente smetteranno di fare politica”.

C’è qualcuno che ancora può credere che chi sente di appartenere alla Sinistra possa aderire al PD o accodarsi – “accucciarsi” alla sua corte – oppure ancora come invita a fare qualcuno ”senza provare vergogna alcuna a pronunciare tale parola” a collaborare (è un termine padronale secondo il quale c’è chi comanda e chi collabora)? E pensa ancora qualcuno che possa valere, per riportare a più miti consigli, il “ricatto” della possibile vittoria delle Destre?
Sono questi ad avere perso il capo; non quelli che, preoccupati della deriva “dem” e della possibile vittoria delle Destre, spingono a trovare un accordo unitario della SINISTRA.

Un nuovo Partito, sì ma su basi programmatiche chiare e nette, poco dogmatiche ed ideologiche e molto più aderenti alla realtà di quella parte della popolazione i cui bisogni e necessità vanno ascoltati e meritano risposte che non siano demagogiche e populistiche, come quelle delle Destre ma purtroppo anche dell’attuale Partito Democratico.

…. fine prima parte….
Joshua Madalon

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“Aprire le orecchie prima di aprire la bocca” un invito da Michele Serra che allargo ad interlocutori occasionali e locali

“Aprire le orecchie prima di aprire la bocca” un invito da Michele Serra che allargo ad interlocutori occasionali e locali

Un interlocutore occasionale su Facebook al culmine di una querelle, una delle solite tra chi sostiene la leadership renziana del sedicente PARTITO DEMOCRATICO e chi ritiene che sia necessaria una ALTERNATIVA di SINISTRA diversa sia dal PD (che ha smarrito completamente la strada a Sinistra) che dalle altre compagini a forma di cespuglietti potati dell’attuale Sinistra, mi ha dedicato “L’AMACA” di Michele Serra del 29 ottobre scorso che qui riporto integralmente

“LIBERALI, fascisti, socialisti, democristiani. Gente che rispetta la Repubblica insieme a gente che la odia. Nazionalisti e secessionisti. Animalisti e cacciatori. Libertini e omofobi. Il partito delle escort insieme a quello ‘della famiglia’. Tutte queste cose è il centrodestra italiano, più altre ancora. Gente che nemmeno si odia, perché per odiarsi bisogna avere qualcosa da spartire o un motivo del contendere. Gente che, semplicemente, si ignora. Ma alle prossime politiche si presenterà unita, senza uno straccio di visione comune del Paese, solamente per spartirsi il potere.

Da un certo punto di vista: che invidia. È una lezione di cinismo, ma anche di realismo. Di nihilismo ideale e inesistenza culturale, ma anche di umiltà, nel senso che nessuno di quei signori, evidentemente, si considera custode di qualche tabernacolo.

E dall’altra parte? Un odio tra le persone che non arretrerebbe nemmeno di fronte a un’emergenza nazionale: se prima muore lui, posso morire felice pure io. Una spocchia ideologica indivisibile, ognuno si tiene la sua. Una mancanza di pudore, e perfino di ipocrisia, che leva il fiato (vedi la vicenda Visco: non potevano sbrogliarsela nelle segrete stanze, pure se ridotte a stanzette?). Vinceranno Berlusconi (!?) e Salvini. Il primo, a sinistra, che oserà lamentarsi, prima di farlo si guardi allo specchio.”

Ovviamente, Serra fa un mestiere che lo costringe a scrivere quotidianamente e non sempre coglie davvero nel segno; o meglio – sono sincero – non sempre ne condivido il pensiero.
Fatto è che oggi 12 novembre 2017 Serra mi fornisce un assist poderoso affrontando il tema del “lavoro” in un modo (“involontariamente?”) critico verso il PD e la sua interpretazione reale (attraverso il “Job’s Act” difeso a spada tratta da Renzi & co.) delle politiche del lavoro.

Dice Serra: “…Tra le barricate in difesa del vecchio assetto super normatizzato, legato a un mondo che non esiste più, e lo sbraco liberista ci sono, nel mezzo, praterie di possibilità. Il lavoro della sinistra sarebbe occupare quelle praterie. Lavorare sul lavoro con caparbietà, laicità, capacità di ascolto, senza che gli opposti estremismi si accusino l’un l’altro di essere servi delle banche oppure mummie della storia. Aprire le orecchie prima di aprire la bocca. Quanti lo fanno, a sinistra?”

Ebbene, Serra mi dà la possibilità di rispondere sia all’interlocutore occasionale che ad altri che in questi giorni vanno disquisendo su questioni locali, in particolar modo collegate alla vecchia struttura dell’Ospedale di Prato ed all’inadeguatezza conclamata del Nuovo.

Il signor A.T., al di là delle forme ideologiche tra Destra e Sinistra si rende conto che le scelte del (Centro)Sinistra non si sono distinte da quelle della Destra? La differenza tra la Sinistra e la Destra dovrebbe perlomeno essere all’incirca quella tra la difesa degli interessi e dei bisogni dei ceti sempre più impoveriti ed emarginati e la difesa dei grandi interessi imprenditoriali e plutocratici. Il Partito Democratico ha difeso i primi? La crescita di cui si vanta costantemente sia il Governo che il PD ha prodotto effetti positivi per quella parte di popolazione – la maggioranza – che ha bisogno di recuperare potere (anche se in minima parte) d’acquisto e di ridurre il divario sociale?

Ai miei interlocutori locali faccio notare che la polemica indotta dall’intervento di Andrea Martinelli ha solide basi di ascolto anche se appare espressa in “time out”. Ed è così che mi sento semplicemente di offrire un suggerimento a chi ha contrapposto a quell’intervento (da “Campo Progressista” a qualche altro esponente della Sinistra, come il Consigliere Regionale Nicola Ciolini) un’improvvisazione complessiva che non è capace di approfondire le ragioni concrete che stanno alla base dell’intervento, che pochissimo hanno a che vedere con la questione del defintivo “smantellamento della vecchia struttura” e del futuro “Parco” e moltissimo hanno invece a spartire con l’inadeguatezza delle strutture ospedaliere in assenza perdurante di “strutture sanitarie intermedie”, di “strutture per il primo soccorso” (una sola Guardia medica per l’intero territorio a fronte di ben altre situazioni in piccoli Comuni a pochi chilometri da Prato) e con la chiusura di un Distretto come quello di san Paolo cui si contrappone soltanto la promessa di una “prima pietra” del “nuovo” nel prossimo anno ma senza la certezza di quando verrà invece posta “l’ultima pietra”.

Bene quel che dice Serra che pongo a chiusura del mio post: . “Aprire le orecchie prima di aprire la bocca.” Ecco! Aprirle – aggiungo io – ascoltando la gente. La Sinistra che verrà deve saperlo fare!