ANNIVERSARI – PASOLINI 42 novembre 1975 – novembre 2017

Pasolini 2 novembre

ANNIVERSARI – PASOLINI 40 + 2

2 novembre 1975 – 2 novembre 2017

“Alle otto di un mattino del 2 novembre 1975, giorno dei morti, squillò il telefono.” Scrive Renzo Paris nel capitolo V del suo libro “Pasolini ragazzo a vita” nel quale titolo si compendiano vari elementi che ricordano il grande scrittore friulano: i due romanzi “Ragazzi di vita” del 1955 e “Una vita violenta” del 1959; la sua infinita dolcezza contemperata da una straordinaria lucidità intellettuale; l’amore per l’esistenza attuato attraverso uno sguardo impietoso che si dirigeva dritto al cuore delle problematiche antropologiche e sociali del suo tempo e con una capacità profetica su quanto sarebbe poi accaduto fino a noi.
In quel capitolo “Verso l’Idroscalo” Renzo Paris ricorda quella mattina: “Era una domenica nuvolosa…La voce nella cornetta era quella del mio amico Franco Cordelli. Senza aggiungere altro mi comunicò che avevano ammazzato Pasolini all’Idroscalo di Ostia….Esterefatto, abbassai la cornetta e chiamai Moravia. “Coraggio” mi disse “se vieni sotto casa mia andiamo insieme….”.
Quel giorno ero a Bergamo, giovane docente di Materie letterarie in fuga da Napoli dove, come poi accadde per i miei colleghi di studi, avrei dovuto attendere qualche anno per entrare nel mondo del lavoro. E la mattina dopo ero andato a Pontida con il treno per accettare una supplenza breve in una Scuola Media. Appena arrivato alla Stazione (a Bergamo alloggiavo in una camera affittata settimanalmente) avevo letto il titolo principale della locandina de “l’Unità” e mi ero affrettato a comprarla. Non ne sapevo nulla: in camera non avevamo la televisione e non esistevano ancora i marchingegni moderni come cellulari o Internet. Lessi con dolore quella cronaca e lo portai con me, dentro di me; quello stesso giorno però arrivò a casa mia a Pozzuoli un telegramma da Belluno per un incarico annuale e sarei partito qualche giorno dopo per Belluno.

In una forma di “metanarrazione” qualche anno fa ho parlato di quei giorni.

EPIFANIE – Pasolini e Bach a Bergamo alta” di Giuseppe Maddaluno

Una camera spartana; era quello che aveva trovato a due passi dal Centro storico di Bergamo bassa, in via Pignolo. La proprietaria, una signora sui sessanta, aveva richiesto l’ anticipo dell’affitto settimanale; non si fidava dei meridionali. Troppe fregature aveva avuto e non le bastava che Fulvio le fosse presentato da un pigionale d’annata, anche lui era meridionale! Una stanza spoglia con pochi mobili e nessuna possibilità nemmeno di utilizzare la cucina; per fortuna Fulvio conosceva molto bene uno dei suoi amici terroni che lavorava alle Ferrovie dello Stato e che, ancora celibe, utilizzava a pranzo ed a cena la Mensa del Dopolavoro Ferroviario. Così, introdotto come amico fraterno, Fulvio ne poteva utilizzare i servizi pagando come “esterno” un prezzo molto conveniente. A Bergamo c’era anche un altro suo amico, Fausto, che abitava in via Novelli. Lo aveva conosciuto durante il servizio militare, Fausto. Era un ragazzo molto attento alle trasformazioni sociali ed era politicamente impegnato senza appartenenza ad alcun Partito; un “cane sciolto” attento alle attività dei “centri sociali”. Gli telefonò ed andò anche a trovarlo una domenica mattina; lavorava in una fabbrica nell’hinterland milanese e tornava a casa solo il fine settimana. Sembrò sfuggente, un po’ vago e superficiale nei rapporti che mostrava, in contrasto con la serenità dei giorni della “naia”, freddino! Era la fine di ottobre del 1975; il cielo era limpido e si respirava una buona aria. Bergamo non era inquinata come Milano e le giornate, mattina e pomeriggio, erano libere per Fulvio, che aveva ricevuto una supplenza ad un corso serale all’Istituto Tecnico e Commerciale “Vittorio Emanuele II”. Il lavoro era impegnativo ed occorreva prepararsi in modo adeguato: gli “studenti”, tutti adulti, erano desiderosi di apprendere e spesso, essendo coetanei o più anziani, sapevano molto di più dei loro docenti; se non altro, possedevano loro competenze specifiche di cui non celavano le conoscenze. Di giorno, Fulvio studiava, prevalentemente la mattina e poi andava ad esplorare la città; al pomeriggio frequentava il cineclub “Giovanni XXIII” sul viale omonimo. Oppure andava in giro per le scuole del territorio per capire se vi fosse bisogno di lui al termine della supplenza; di solito, ci andava di mattina. E quel giorno nel quale si recò a Pontida, una Scuola Media, sceso dal treno lesse sulla locandina de “l’Unità” che era morto Pier Paolo Pasolini. Si precipitò ad acquistarla e divorò le pagine con rapidità. Che grande, bella persona era Pier Paolo Pasolini; odiato dalla Destra e rinnegato dalla Sinistra aveva messo a nudo le contraddizioni della società del suo tempo, rivelandone la metastasi in atto nella “mutazione antropologica”. Che grande perdita per il nostro Paese; la sua lucidità analitica aveva accompagnato alcuni dei giovani di allora nella conquista della consapevolezza che fosse necessario un profondo radicale cambiamento. Misteriosa quella sua avventura nella notte allo Scalo di Ostia, quel mattino occupò per intero la mente ed il cuore di Fulvio. Era il 3 novembre 1975; Pasolini era stato ucciso in circostanze di difficile lettura nella notte fra il 1° novembre, giorno dei Santi, ed il 2 novembre, Giorno dei Morti. Ed i commenti erano perfidi, irridenti la sua omosessualità che dava fastidio ai fascisti maschilisti ed ai perbenisti di Centro e di Sinistra. Fulvio, continuando a leggere le pagine del suo giornale preferito, fece ritorno a Bergamo subito dopo essere stato informato che una supplenza ci sarebbe stata dalla settimana seguente ed aver lasciato il suo recapito domiciliare provvisorio. Quel pomeriggio al cineclub proiettavano “I tulipani di Harleem” un film di Franco Brusati, regista di culto in quegli anni. Vi si recò e si innamorò, di Carole André (la Lady Marianna di “Sandokan” televisivo, per intenderci).
Con gli studenti quella sera poi avviò a trattare la difficile fase delle “Guerre di successione”; alcuni però vollero sapere di Pier Paolo Pasolini e così fu che si avviò una discussione fra chi lo etichettava come un immorale frocio e chi lo riconosceva come poeta assoluto. Fulvio parlò della sua spietata lucida analisi della società condotta su quotidiani come “Il Corriere della Sera” e “Il Tempo” e sul settimanale “Il Mondo” e su riviste vicine al Partito Comunista come “Vie Nuove” e “Rinascita”. Ne sottolineò gli aspetti analitici e critici ed in particolare toccò il tema del “genocidio culturale” e della metamorfosi antropologica in atto. Parlò del suo cinema ed in modo attento alle prime prove, “Accattone” e “Mamma Roma”, che senza alcun dubbio erano collegabili ai romanzi più famosi come “Una vita violenta” e “Ragazzi di vita”. Accadeva così, nel corso serale: erano gli studenti, quelli più attenti (qualcuno sonnecchiava), a proporre la linea della serata. E Fulvio si adattava.
Era un novembre climaticamente accettabile e Fulvio ne aveva utilizzati alcuni fine settimana, quando le scuole erano chiuse, per visitare altre parti di Bergamo. Bergamo alta (la città antica medievale romanica) è un piccolo gioiello inatteso per chi viaggia soltanto nella “bassa”, dove si sono invece sviluppate le caratteristiche moderne economiche ed industriali. Vi si accede attraverso un servizio di funicolare (a piedi è molto più faticoso arrivarci) e la percezione storica del mondo bergamasco cambia totalmente. Quel 4 novembre di festa Fulvio prese la Funicolare e attraverso stradine strette giunse nella splendida Piazza Vecchia, un vero e proprio capolavoro nel suo insieme. Vi fu girato “Il cavaliere del sogno” film dedicato alla vita di un grande bergamasco, Donizetti. Vi si trovano tutti insieme il Palazzo del Podestà, il Palazzo della Ragione e la Torre medievale del Comune. Andando avanti si trovano poi la Cappella Colleoni che celebra altro illustre figlio bergamasco, il Duomo romanico e la Basilica di Santa Maria Maggiore. Fulvio notò affisse delle locandine in alcuni dei locali che annunciavano per la sera del 4 novembre un grande Concerto all’interno del Duomo. Un’ orchestra tedesca con un Coro internazionale avrebbe proposto la “Passione secondo Matteo” di Bach. Non poteva mancare. Fulvio risalì di nuovo a Bergamo alta quella sera; non aveva mai sentito la “Passione” per intero ma ne aveva ascoltato brani proprio nei film di Pasolini e gli sembrò un “segno” straordinario quella concomitanza di eventi. Il Duomo alle sei e mezza di quel pomeriggio era gremito all’inverosimile; vi erano delle transenne che limitavano il passaggio fra il pubblico “comune” e le autorità cui era stata riservata la parte più ravvicinata all’orchestra su comode poltrone. Su una di queste vi era anche il Vescovo, figura possente per altezza e larghezza. Fulvio non si scoraggiò e superando il varco si posizionò in forma asiatica intrecciando le gambe. Non vi era alcun servizio d’ordine e l’esempio fu seguito da altri giovani, incoraggiando anche qualche meno giovane a fare la stessa scelta.
Alle sette in punto di quel pomeriggio gli orchestrali, circa 25 elementi, fecero il loro ingresso davanti al pubblico, sistemarono i loro spartiti sui leggii ed avviarono la loro azione per provare gli accordi. Dopo circa cinque minuti entrò il Coro formato da circa 20 elementi maschili e femminili e poi entrarono e si posero a sedere davanti ai lati dell’Orchestra tre donne e tre uomini (2 soprani, 1 contralto, 1 tenore e due bassi). Subito dopo, accompagnato dagli applausi del pubblico, fece il suo ingresso il Direttore e dopo due inchini al pubblico ed agli orchestrali che furono invitati ad alzarsi, salì sul suo podio e dopo aver impartito alcune indicazioni avviò il Concerto. L’avvio, musicale e corale, è immediatamente solenne e Fulvio, colpito da un brivido di emozione e di piacere, venne trasportato su una “nuvola” lieve ed eterea; voci angeliche pietose accompagnano l’Uomo con la sua Croce verso il suo estremo sacrificio. A tanta ieraticità non resse la stanchezza del Vescovo che scrollava la testa sonnacchioso. Al Corale ampio n.10 (“Son io che dovrei espiare Legato mani e piedi Dannato all’inferno Gli insulti e le catene E i tuoi patimenti Tutto ha meritato l’anima mia”) l’Alto prelato crollò in un sonno profondo ed in esso permase cullato dal Corale n.15 e da quello più tranquillo del n.17. A nulla servì il Tenore ed il Coro dell’Aria n.20 né la Corale n.20 che mantennero invece Fulvio ad un’altezza costante sulla sua “nuvola”, dalla quale fu costretto a scendere dopo il Corale conclusivo della prima parte, causa breve intervallo. Anche il Vescovo si scosse, disturbato da un addetto che gli chiese se aveva bisogno di bere qualcosa. Il concerto riprese e nulla cambiò: il vescovo riprese anch’egli il suo sonnellino e Fulvio il suo viaggio estatico. Non aveva mai sentito nulla di simile nei suoi giovani anni; il mondo gli sembrò più accettabile e comprese anche quanto la morte di Pasolini avesse proiettato quel grande nell’eternità, accomunandola a quella del Cristo. Quella sera uscì dal Duomo sorretto da due angeli che lo mantenevano al di sopra di tutte le altre persone accompagnato dalle note della “Passione” e dai suoi cantori.
fine

Mamma! mamma! mamma! sto a mmorì de’ freddo!

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ANNIVERSARI 2017-18 un vademecum per la SINISTRA che verrà! – OBIETTIVO UNICO: applicare la CARTA COSTITUZIONALE!

ANNIVERSARI 2017-18 un vademecum per la SINISTRA che verrà!

OBIETTIVO UNICO: applicare la CARTA COSTITUZIONALE!

La libertà e l’uguaglianza dei cittadini non possono essere interpretate in modo parziale a sostegno di una o altra classe sociale. Se fondamentalmente non eistono più le “classiche” classi sociali ma vi è stato oggettivamente un rimescolio di quelle all’interno di una società liquida gassosa nella quale molti fenomeni sociali non riescono a distinguersi, quasi a confermare quanto diceva Hegel sulla “notte in cui tutte le vacche sono nere”, una dimensione insolita nella quale ciascun elemento galleggia in piena e disperata autonomia.
Gli studiosi (i filosofi, i sociologi, gli antropologi) hanno sviscerato e studiato in modo profondo questa società senza tuttavia trovare il giusto ascolto da parte di quell’altra società (economica e politica, politico-economica) che non accetta per propri fini ed interessi di confrontarsi, utilizzando il contingente per migliorare le proprie posizioni di potere, senza affrontare le problematiche che in un futuro sempre più prossimo porteranno a deflagrazioni possenti e ad un’implosione generale dell’attuale società umana. Apocalittica potrà apparire tale prospettiva, ma il mondo del futuro, quello dei nostri discendenti, è sempre nelle mani di coloro che “oggi” vivono, pensano, decidono.
Ed ecco perchè è assolutamente importante decidere da che parte stare sin dai prossimi minuti, ore, settimane, NON MESI, perché non c’è più tanto tempo. Il fallimento del PD renziano è sotto gli occhi di tutti; le promesse erano vane ed alcune/i di noi le avevano previste. Eravamo ovviamente dei “gufi”! ma a noi è sempre piaciuta quest’accezione infantile utilizzata per spiegare ad un elettorato altrettanto infantile che il loro destino era nelle mani di quelle persone come Cassandra o Tiresia che sanno cogliere nel segno dei tempi le possibili tragiche prospettive, ma che vengono additate come menagrami, rematori contro corrente, fattucchiere e negromanti.
La società del nostro Paese ha bisogno di un forte agglomerato politico di Sinistra per poter affrontare le differenze sempre più forti generate da una politica industriale-economica che ha progressivamente creato nel mondo del lavoro immense sacche di indigenza e povertà, umiliando i meriti ed a volte (fin troppe) aiutando con meccanismi perversi ed anti-economici la persistenza di altrettante vaste sacche di inefficienza. In risposta a tutto questo, solo pietismo fariseo d’antan sempre pronto a rinascere (vedi bonus vari praticamente utili soltanto a farsi belli ed a ripulire le proprie sporche coscienze).
Che fare? E’ da tempo che rifletto e suggerisco di mettersi a discutere per poter poi decidere un vasto progetto politico. Non penso – e dunque non pretendo – di esserne in grado, soprattutto da solo di certo non riuscirei acavr neanche un “ragno da un buco”.
Il nostro punto di riferimento dovrà essere la Costituzione dei nostri padri. Inapplicata perché scomoda, interpretata ad uso dei pochi potenti e dimenticata. In quella dimenticanza c’è un rischio profondo che potrebbe ri-apparire all’orizzonte dopo il tentativo del dicembre 2016: approvare con i 2/3 (art.138) del Parlamento modifiche ad uso parziale tali però da sconvolgere l’assetto istituzionale piegandolo ai voleri ed agli interessi diretti della plutocrazia oligarchica.

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Joshua Madalon

GUFO