La palestra delle idee 2

COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

La Palestra delle Idee - prossima fermata

COERENZA ED AFFIDABILITA’ (i perché di una Storia) ripartire da San Paolo con la Palestra delle Idee

Mi sono già molte volte trovato a sottolineare la distanza tra il Partito Democratico ed una parte sempre più considerevole di coloro che ne avevano sostenuto la Fondazione, tra i quali mi annovero.
Forse è necessario ribadire che già nella fase fondativa alcuni di noi (e dunque me stesso) avevano scelto di impegnarsi in modo critico e propositivo. In uno dei documenti da me stilati e datato 29 giugno 2008 scrivevo:

“abbiamo lavorato in modo particolare per il cambiamento, per un Partito davvero nuovo, per un Partito davvero aperto, per un Partito che includesse e fondesse; abbiamo lavorato “contro” coloro che non volevano cambiare pur profferendo parole di cambiamento o rimanendo in silenzio “in attesa fiduciosa”.
Questo nostro convincimento che occorresse restituire entusiasmo e fiducia alla gente, che occorresse rimettere in moto le passioni civili ed ideali ha dato fastidio, ha creato una sorta di muro difensivo da parte dei “politici di mestiere” soprattutto perché si chiedeva a “tutti” di rimettersi in discussione, di aprirsi al confronto, di riproporsi in modo nuovo.”

Trovammo dileggio e contrasti, ma siamo andati avanti.

A San Paolo poi abbiamo avviato un lavoro “democratico” lottando nel vero senso della parola ma con l’uso della ragionevolezza e della dialettica per poter aprire un Circolo nuovo nei metodi e nelle scelte. Altri contrasti ed altre contrapposizioni accompagnate da blandizie e tranelli vari. Di cosa si preoccupavano? Di sicuro di un metodo “democratico” aperto ai contributi di quante persone fossero interessate a partecipare in modo attivo (non ho visto affluire gente che non condividesse pienamente i valori della Sinistra) ed è nata così “La Palestra delle Idee”, un modo come l’altro di affrontare questioni territoriali e nazionali come l’Immigrazione, la Formazione, il Lavoro, la Sanità, la Cultura, l’Ambiente, il Territorio e via dicendo. Anche per questo la meteora Barca ci coinvolse con il suo “sperimentalismo democratico” che a San Paolo avevamo anticipato a praticare. E, fallito quel progetto insieme all’eclissi dello stesso Fabrizio Barca, abbiamo partecipato da protagonisti a “Trame di Quartiere”, portando il nostro contributo ed arricchendoci vicendevolmente.
Forse è proprio questo metodo a creare preoccupazione e timore in coloro che hanno disimparato a praticarlo ed è ancora più inaccettabile che sia posto un limite a chi lo pratica, allorquando ciò è svolto in maniera disinteressata e limpida (mi facevano ridere coloro che si chiedevano “perché lo fanno? chi c’è dietro?” e spero tanto non debba continuare a ridere adesso che sono passati tanti anni).
Certamente il metodo che continuerei a chiamare “sperimentalismo democratico” (Fabrizio Barca mi consentirà di appropriarmi del titolo) ha bisogno di un profondo rispetto e di cambiali in bianco; in cambio chi concede quel rispetto potrà trovare elementi utili per un raccordo programmatico che parta dal basso o, ad essere precisi, dal medio-basso (chi partecipa a questi incontri pur essendo questi “aperti e pubblici” è portatore di culture e conoscenze di un certo livello).

Ecco: il gruppo che a San Paolo potrebbe riprendere la sua attività, a partire da “LIBERI e UGUALI”, è nella sua stragrande maggioranza lo stesso che ha praticato lo “sperimentalismo democratico”; è quello stesso che, dopo un riconoscimento non solo formale da parte dello stesso Barca (voglio qui ricordare che Fabrizio partì dal Circolo San Paolo per il suo “Viaggio in Italia” di cui parla ne “La Traversata”), fu praticamente bloccato dal Partito che non ci riconosceva la necessaria affidabilità.

Joshua Madalon

FABRIZIO BARCA a San Paolo con Marzio Gruni e Daniele Pinai

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