reloaded UN FUNERALE RICCO DI ALLEGRA MESTIZIA… del 2 gennaio 2016

Casaglieri

UN FUNERALE RICCO DI ALLEGRA MESTIZIA… le lacrime arrivavano a sgorgare ma non vi era disperazione. Una strana sensazione coinvolgeva i presenti; anche i congiunti credo che abbiano avuto la certezza di essere al centro di un vortice di positività. Franco regalava a tutti un sorriso con la sua consueta personale eleganza; lo regalava anche quando il suo sguardo era sarcastico e critico nei confronti di coloro che incrociava: e lo ha regalato anche in questa occasione, che solo apparentemente può sembrare l’ultima. Che stile possedeva Franco Casaglieri! Quale “aplomb” vergaiese-british egli mostrava sin da ragazzo; di certo a me, che lo conoscevo soltanto dagli anni Ottanta, non è stato dato di conoscerlo in quegli esordi, ma non vi sono dubbi alcuni a sentir parlare i suoi amici di allora. Certamente ci lascia un poeta “verace” intensamente immediato, di quelli che difficilmente troverà imitatori, e se non fosse così (e in tanti se lo augurano!), sarebbe un vero e proprio miracolo di “reincarnazione”. In verità non si costruiscono facilmente poeti-cantori in ottava rima e lo sapeva molto bene il Casaglieri, come lo sa Gabriele Ara, che negli ultimi anni si è adoperato in prima persona a formare nuovi talenti. Ho la sensazione però che tali peculiarità siano vieppiù innate, stimolate più dal contesto socio-antropologico che da una “scuola” tradizionale: una scuola di vita! Un pubblico d’eccezione fatto da gente semplice come sono gli artisti e gente semplice come possono essere gli amici di Franco in una giornata grigia e piovosa si sono ritrovati fianco a fianco lungo le navate del Duomo, accorsi a salutare il Casaglieri che anche in questa occasione ha voluto sorprendere tutti; di certo me, che quando il Castellani in una chat sul social per preparare una nostra iniziativa mi ha detto “ci vediamo dopo il funerale del Casaglieri” ho pensato immediatamente ad una “boutade”, l’ho richiamato per capire ed ho insinuato il dubbio, che tuttavia si è dissolto in modo drammatico in pochi minuti, allorché abbiamo tutti potuto accertarci che si trattava di una notizia concreta; mi risultava incredibile il tutto anche perché l’ultima volta che avevo visto Franco alla presentazione del libro degli amici Maurizio Giardi e Marco Mannori lo avevo trovato in piena forma e non mi era passato nemmeno per l’anticamera del cervello che potesse essere così tanto gravemente ammalato. Col senno di poi credo di poter dire che la forza e la bellezza della Cultura siano in grado di superare infinite barriere e l’Amore per la Vita non conosce ostacoli. Tanto è che con questo funerale organizzato per – e da – Franco, assoluto protagonista anche in Duomo in una giornata buia e piovosa, egli stesso ci ha voluto regalare all’alba del nuovo anno uno spettacolo inusuale straordinariamente vivace e pieno di ALLEGRA MESTIZIA!

“Noi siamo quella razza che non sta troppo bene, che di giorno salta i fossi e la sera le cene, lo posso grida’ forte, fino a diventa’ fioco; noi siamo quella razza che tromba tanto poco, noi siamo quella razza che al cinema si intasa pe’ vede’ donne ignude, e farsi seghe a casa; eppure la natura ci insegna sia sui monti sia a valle, che si po’ nasce bruchi pe’ diventà farfalle, ecco noi siamo quella razza che l’è fra le più strane, che bruchi siamo nati e bruchi si rimane, quella razza semo noi è inutile fa’ finta, c’ha trombato la miseria e semo rimasti incinta.”

La cerimonia si è conclusa con un canto collettivo… nella cornice austera del Duomo di Prato… in questo video “L’amore è come l’ellera…” è cantata dal grande Carlo Monni che ora troverà in Franco un compagno per le sue “improvvisate” straordinarie alla barba di noi tutti e della bravissima Lisetta Luchini, insuperabile chansonnier della tradizione toscana.

ANNIVERSARIO (triste) di straordinaria insolita allegria: FRANCO CASAGLIERI

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ANNIVERSARIO (triste) di straordinaria insolita allegria: CASAGLIERI e MONNI

Sì, certamente la mia esperienza amministrativa in una Circoscrizione che era grande quanto la mia città d’origine è stata entusiasmante e ne sono stato arricchito immensamente. Il lavoro in Circoscrizione è gratuito; solo i Presidenti del Consiglio Circoscrizionale percepivano un compenso che era basato su quello degli Assessori. A tutti gli altri eletti veniva corrisposto un gettone di presenza ad ogni partecipazione in Consiglio o in Commissione. Ma personalmente quel lavoro l’avrei fatto anche gratis ed a pensarci ora lo rifarei ancora di più gratis. In quegli anni ho avuto modo di conoscere tantissima gente di Cultura e di Spettacolo perché mi occupavo di questi temi come Presidente della Commissione Scuola e Cultura. E sin dai primi giorni prima nella sede di via Firenze e poi in quella di via De Gasperi ho lavorato per dare un contributo anche personale (qualcuno ha rilevato nel tempo che fosse “troppo personale”) alla gestione del programma culturale del territorio di mia competenza. Indubbiamente alla fine dei miei due mandati potevo dire di avere costruito dei contenitori che sarebbero andati avanti quasi da soli ma non avevo fatto il conto con il cambiamento di maggioranza che si verificò nel 2009, sia in Circoscrizione che in città.
Fu in quegli anni che ebbi modo di conoscere Franco Casaglieri, che peraltro abitava anche nel territorio circoscrizionale, quando mi fu presentato da Gianfranco Ravenni, che si occupava negli uffici non solo delle mie materie ma che per le questioni culturali ha sempre avuto una grande cura ed attenzione. Franco, non appena lo incontravi metteva in moto quella sua verve straordinaria che oltre a mettere a proprio agio gli interlocutori non ti consentiva di capire se stava a prenderti in giro o faceva sul serio. Io, ad esempio, non l’ho mai capito. Ma alla fin fine non era questo quel che importava: lui arrivava, ti presentava un’idea, la discuteva con te, ti faceva sentire importante perché tu la condividessi , stabiliva con il funzionario il budget, e via! E poi qualche settimana prima ti faceva sapere bene chi sarebbero stati i suoi compagni di viaggio. Franco aveva una capacità di coinvolgimento ampio e con lui vedevi arrivare Carlo Monni, Logli Altamante, Bobo Rondelli e ti poteva capitare che nel pubblico si affacciassero anche Ceccherini, Paci, Ettore il Grezzo, un tale Roberto Benigni e su di lì. Una volta si esibirono al Cantiere e gli abitanti del quartiere vuoi per timidezza vuoi per maleducazione (che a volte si confondono in un tutt’uno) non si decidevano a schierarsi sul davanti del palco e continuavano, mentre il Monni si impegnava con i suoi monologhi un po’ scollacciati inframezzati a canzoni come “L’amore è come l’ellera…”, a rimanere di lato e dietro, mentre davanti c’era un minuscolo drappello di “autorità” e qualche loro amico e parente.
Dopo un quarto d’ora di quella solfa, Monni si rifiutò di continuare la sua esibizione, anche perché nessuno dei “cantierini” ne voleva sapere di mettersi davanti.
In un’altra occasione con la Circoscrizione, affidandoci sempre a Franco, pensammo bene di organizzare un Concerto di Bobo Rondelli nella frazione di Gonfienti. A quell’evento avrebbe partecipato anche Carlo Monni. L’iniziativa era collegata alla festa paesana che si svolgeva in collaborazione con la Parrocchia: nessuno di noi aveva previsto che tra il cantante e la gente per bene, timorata di Dio, religiosa non poteva correre buon sangue. Ed infatti fu un vero disastro con polemiche che durarono alcuni giorni sulla stampa locale.
Di occasioni di incontri con Franco ve ne sono stati tanti anche fuori dai contesti pubblici; l’ultima volta che l’ho visto è stata la presentazione del libro di Maurizio Giardi e Marco Mannori, “Il fratello di Marta” alla Libreria Mondadori a Prato (oggi non c’è più “anche” quella libreria), ma non capii che stava male: era fatto così, scherzava come sempre, ti prendeva (o no?) per il culo. Poi arrivò la notizia della sua morte il 31 dicembre del 2015. Due anni fa, proprio il 2 gennaio, ci furono i funerali nel Duomo. Funerali solenni, anche allegri come lui avrebbe voluto che fossero se vi avesse potuto partecipare da vivo. Solenni anche perché ufficiati da due vescovi, l’emerito Gastone Simoni e quello in carica Franco Agostinelli oltre che dall’esperto di arte e spettacolo don Giuseppe Billi.
Uno dei suoi amici pratesi più cari, un artista dell’ottava rima come Gabriele Ara in quell’occasione ebbe a chiedergli proprio di salutare Carlo Monni non appena lo avesse incrociato lassù nei pascoli del cielo.

Joshua Madalon

In giornata ripubblicherò anche quel che scrissi il 2 gennaio del 2016

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