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Un circolo virtuoso

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Un circolo virtuoso

“C’è un buon clima!…” mormora Mario. “Sì, c’è un buon clima!…” di rimando affermo.
Lo so bene che l’intendimento è più che altro un’ enunciazione in forma di auspicio non asseverante. Siamo partiti da un’idea territoriale per le insoddisfazioni politiche locali, quelle stesse che generano allontanamenti e divisioni a livello nazionale dal Partito Democratico e dagli altri corpuscoli sinistroidi incapaci di progettare un’idea di Governo. Ci siamo ritrovati in un contesto obbligato dopo il fallimento di un’ipotesi collettiva, creata da reciproche difficoltà, che avrebbero potuto essere superate – senza oggettive garanzie – dopo lunghi e snervanti confronti: non ce n’era il tempo. Incalzavano le “politiche” del 2018 ed il Governo ha anticipato di qualche mese la sua scadenza e, di rincalzo, l’indizione dei nuovi plebisiciti.
Una campagna elettorale è ad ogni modo impegnativa; ancor di più lo è per un Progetto “nuovo” che avrebbe la necessità di rodarsi un po’ per volta.
Correremo per poter arrivare al traguardo finale del 4 marzo per poi essere operativi subito dopo, qualunque sia il risultato. Le affermazioni di uno “sguardo lungo” non siano solo strumentali all’impegno di queste prossime quattro settimane. Neanche l’insuccesso mi farebbe ritrarre dall’obiettivo delle “amministrative” del 2019.
In queste ultime ore i nostri candidati formalmente ci chiedono di essere aiutati a costruire Programmi che abbiano come punto di riferimento la nostra area. Ieri mattina (4 febbraio) ho scritto un post sul tema delle politiche di accoglienza; contestualmente ho ripubblicato un paio di post di luglio e agosto 2017. Uno di questi ha titolo “UNA PROFONDA MANCANZA DI CULTURA” e tratta di una serie di episodi di xenofobia travestita da perbenismo che, complice l’estate, “forse” è passata sotto silenzio.
Quelle vicende ci aiutano a capire quali siano le esigenze concrete da analizzare: è innanzitutto una “PROFONDA MANCANZA DI CULTURA”, poi c’è una grande incapacità politica generale nell’affrontare le questioni dell’accoglienza a livello locale, sia nei settori della sicurezza che in quelli del decoro urbano.
La centralizzazione progressiva dei processi partecipativi, che di quando in quando poi strumentalmente vengono riportati nelle periferie, quando per lo più le scelte sono state già fatte, ha imbarbarito il contesto socioantropologico, facendo venir meno il confronto virtuoso. Tali scelte sono state giustificate dai costi amministrativi senza tuttavia valutare soluzioni diverse che riuscissero a valorizzare le forme di partecipazione che i Quartieri prima e poi le Circoscrizioni erano riuscite a costruire. Si è pensato a quanto si sarebbe risparmiato a danno di quanto umanamente si è andato deteriorando e perdendo.
Noi dovremmo riproporre la costituzione di Comitati civici diffusi, coordinati da personale amministrativo a ciò preposto, ma sostanzialmente afferenti a strutture preesistenti territoriali (i Circoli, le Parrocchie, le Associazioni) e strutturati sulla base della partecipazione volontaria. La mia idea è quella di costituire frontiere culturali periferiche che affrontino in modo diretto l’analisi dei bisogni materiali e ideali del cittadino.
Non siamo all’Anno Zero. Già nel 2014 ne avevo scritto insieme a compagne e compagni del Circolo San Paolo in quella “Memoria” ad uso dei “Luoghi idea(li)” dal titolo “DALLA CULTURA DELLA CONOSCENZA ALLA CREAZIONE DI UNA PERCEZIONE DI SICUREZZA SUI TERRITORI” dove tra l’altro si paventavano i danni che sarebbero venuti con la fine dell’esperienza delle Circoscrizioni dal 2013. Leggere quel testo sarebbe ben utile al netto della mia personale soddisfazione.
Ecco cosa intendo per “CIRCOLO VIRTUOSO” da ricreare.

Joshua Madalon

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