dal Programma di “LIBERI E UGUALI” – CON LA CULTURA SI VIVE

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dal Programma di “LIBERI E UGUALI” – CON LA CULTURA SI VIVE

Proseguo nell’analisi “personale” del Programma di “Liberi e Uguali”. Sorprende la posizione quasi defilata del tema “CULTURA”. Sarà una mia fissazione: ma la CULTURA dovrebbe essere al primo punto dell’agenda politica.

Non penso a quella CULTURA legata agli eventi ed a ciò che gira intorno ad essi, legati essenzialmente al business. Quella è in linea di massima una forma di subcultura, sottomessa al mercato ed a quello collegato indissolubilmente. Quella Cultura non può interessare il processo civile del Paese, non può avere status di attenzione particolare per una formazione politica di Sinistra che voglia rinnovare, cambiare dalle fondamenta la vita delle nuove generazioni.
Quel che noi “oggi” osserviamo e giudichiamo negativamente della nostra società (lo scarso rispetto delle regole, la valorizzazione dell’apparire, il disprezzo per il merito, l’umiliazione verso i deboli) deriva dalla scarsa considerazione verso le tematiche culturali, del sapere e della conoscenza che nel corso dei decenni una classe dirigente spesso incolta e famelica di potere ha prodotto. Ne sono segnali incontestabili il degrado progressivo della contesa politica con l’apparire di movimenti che hanno finito per valorizzare personaggi populistici e demagogici (non solo quelli afferenti al M5S).

Sarebbe altresì importante approfondire un’analisi severa sulle ragioni per cui si vanno riproponendo in modo crescente formazioni che afferiscono alle Destre più aggressive e razziste.

La CULTURA, dunque, sia al centro del Progetto politico dei prossimi anni. Una grande Rivoluzione Culturale non necessariamente configurata come alcune di quelle che abbiamo conosciuto come “imposte” dall’alto! Una grande Rivoluzione Culturale che riprenda idealmente il percorso, ad esempio, delle straordinarie esperienze delle 150 ore (anche in questo caso non mi riferisco ad una riproposizione di quei momenti e di quel periodo, essendo passati più di quaranta anni da allora). Mi piacerebbe che la parola CULTURA venisse abbinata a “del Lavoro”, dell’Ambiente”, “della Salute”, “del Sapere e della Conoscenza”, “della Legalità”, “dei Diritti”, “delle Differenze” e “dell’Umanità”.

Con la cultura si vive


Con la cultura si mangia, si vive, si lavora: nutrendo il corpo e la mente. Sviluppando diritti e cittadinanza attiva. L’Italia è cultura, il made in Italy è cultura, la nostra storia e tradizioni sono cultura, la nostra quotidianità è cultura e il sistema produttivo culturale e creativo occupa il 6% del totale dei lavoratori. Per questo una valorizzazione moderna che tuteli pienamente e insieme promuova è la sfida che ci pone il nostro tempo.
Serve una strategia che abbiamo perso: riguarda le biblioteche che devono tornare ad essere centri di aggregazione e scoperta; il sistema dei musei che si devono riempire di narrazione e visitatori; il patrimonio artistico e archeologico la cui gestione faccia tesoro delle migliori iniziative che vengono dalla società introducendo pratiche di co-gestione che coinvolgano le comunità locali, che tendano a socializzare i benefici e a creare valore condiviso.
Un percorso di valorizzazione che si estenda alle periferie – anche grazie ad esperienze di cittadinanza attiva ed autorganizzata – alle zone degradate e alle aree interne del nostro Paese anche per nutrire un turismo di qualità che soprattutto nel Sud Italia può rappresentare una formidabile risorsa di sviluppo sostenibile capace di iniziare a colmare il gap con il resto del Paese.
Occorre avviare un processo serio per il riconoscimento delle professioni culturali e interventi per garantire la qualità e stabilità del lavoro. Troppe sacche di precariato e di sfruttamento. Va regolamento anche il volontariato culturale che non deve essere sostitutivo del lavoro. Lo stesso va detto anche dell’uso del servizio civile con fondi statali, che a volte rischia di apparire sostitutivo rispetto a vuoti in organico.

Ho apprezzato il riferimento alle “periferie” cuore pulsante della vita di ogni città, piccola, media e grande, soprattutto per le ultime due categorie. Negli ultimi decenni si è avuta maggiore attenzione per i centri storici, lasciando alle periferie le briciole dell’attenzione politica, spesso collegate ad interessi personalistici e senza una vera e propria progettualità che ne affronti le emergenze, il degrado, l’abbandono.

Continuerò nella mia analisi del programma di “Liberi e Uguali” in modo sintetico nei prossimi giorni.

Joshua Madalon

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Un chiarimento necessario (soprattutto per me).

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Un chiarimento necessario (soprattutto per me).

Ho l’abitudine di scrivere, innanzitutto sul mio volto e, poi, anche sui fogli di carta, quelli che sono i miei veri pensieri. Ho mandato a quel paese un po’ di gente senza tante chiacchiere e l’ho fatto spesso in controtendenza, cioè quando meno mi faceva comodo. E, anche per questo, passo per essere un fesso! Ma alla fin fine posso discutere a testa alta con chi mi parla di “coerenza” accreditandosene qualche briciola in più. Sono forse un anarchico, un libero pensatore, ma non ho mai piegato il capo ad una convenienza, comportamento che in Politica è modalità rara.

Non sono però affetto da dogmatismo, checché ne dica mia moglie, la più severa critica delle mie attività politiche, e forse questo è il limite all’interno del quale ci si imbatte in incomprensioni anche con alcuni dei miei interlocutori politici e culturali. Rimango fortemente convinto che fare Politica non significhi esclusivamente affermazione del “proprio” pensiero ma più propriamente il confrontarsi anche aspramente in modo dialettico sulle vie d’uscita da tracciare.

Ho una visione disincantata che mi allontana spesso da coloro che presumono senza interrogare gli altri di avere già le ricette preconfezionate per tutto: ve ne sono tuttora – e tanti, e forse troppi – sul mio cammino.

E negli ultimi tempi, con la maturità degli anni – il loro cumulo non le saggezze –questo mio scetticismo mi provoca un’apparente assenza, una sonnolenza catatonica che tuttavia supero nella forza che mi sopravviene con l’ottimismo della volontà che sopravanza il pessimismo della ragione. Nulla a che vedere con la vita straordinaria di Rolland e Gramsci; la mia è quella di una persona men che normale.

In tutto questo tempo mi sono impegnato a sostenere le minoranze, anche se all’interno di forze di maggioranza – al solito o un primo o secondo Partito per numero di voti – ma non penso di averlo fatto consapevolmente. Se non altro questo mio atteggiamento è stato dovuto proprio a quella libertà di pensiero assoluto che mi ha condizionato dalla nascita. Chi avesse voglia e tempo da perdere può ricercare i miei tragitti; ripongo nei miei lettori – poco meno o poco più dei classici “manzoniani” – la massima fiducia in quel che scrivo (cioè le mie stesse affermazioni di principio poste in alto).

Ed è con tale spirito che, muovendomi in questo bailamme di contesto elettorale, disconoscendo da tempo l’appeal renziano, dagli albori per l’appunto, ho avviato insieme ad altre persone un progetto di alternativa di Sinistra, specificandone le caratteristiche con l’accezione per me necessaria “di Governo”. Qualche dubbio mi è sopraggiunto ma l’ho fugato con la prassi democratica, proponendo che quel contenitore nuovo avesse già nel nome la parola così vituperata, cioè “Sinistra”. Non c’è glamour né appeal nel popolo, i sondaggi non sono favorevoli a sentire quella parola, che certamente suona da sempre come “sventurata” e “nefasta”. Ma è nella nostra storia e dobbiamo portarcela dietro come una Croce per il Cristo.

Con queste modalità di rinnegazione della propria Storia (o che ci sia un inganno?) i due nuovi contenitori che dichiarano una propria appartenenza alla Sinistra ne rifiutano il nome. Per le motivazioni presenti nel secondo capoverso di questo mio scritto ho aderito a partecipare da indipendente e con riserva (per le prospettive dichiarate) alla campagna elettorale di “Liberi e Uguali”. L’ho scritto e l’ho detto. L’ho detto e l’ho scritto.

Intendo lavorare per la creazione di un soggetto unico ed alternativo al PD, che già prima dell’avvento di Renzi ha mostrato scarsa attenzione all’ascolto delle minoranze, soprattutto quelle appartenenti alla Sinistra. Vorrà pur significare qualcosa? Le ambiguità che appaiono con una certa cadenza ossessiva in relazione ad accordi successivi da parte degli esponenti di LeU con il PD, una volta sfiduciato l’attuale leader e leadership, vanno fugate. Diversamente il mio apporto si limiterà all’attuale campagna elettorale.
Confermo la mia chiarezza espressa in alto, assumendomene per intero le responsabilità.

Joshua Madalon

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