C’è aria di nervosismo dalle parti del Partito Democratico

2487,0,1,0,256,282,653,1,3,24,23,0,1,146,72,2246,2225,2258,149855
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C’è aria di nervosismo dalle parti del Partito Democratico: da quella parte che sostiene Renzi perché comincia a temere una sonora sconfitta e da quell’altra che invece non lo sostiene preoccupato dal fatto che egli abbia dichiarato che non si farà da parte anche se sconfitto.
La prima delle due parti (ma ve ne è almeno un’altra che, sonnecchiosa, ha dichiarato sommessamente che “non farà campagna elettorale per il PD” – pur facendone ancora parte) è la più severa nei confronti di coloro che man mano – prima pochi e senza clamori, poi tanti ed alcuni con ampie dichiarazioni – si sono chiamati fuori accrescendo il Progetto di “Liberi e Uguali”, sia dopo aver formato nuove compagini (prima “Possibile” con Civati, poi “MdP – Art.1” con Speranza) sia in modo libero. Quella parte del PD dovrebbe essere forse più severa con se stessa e con quel leader tracotante che si sono ritrovati a sostenere: forse deridevano Enrico Letta destinatario del famoso “stai sereno” e sorridevano agli epiteti ancora abbastanza carini di “gufi e rosiconi” rivolti agli oppositori interni e non si scomponevano allorquando Renzi utilizzava verso gli stessi compagni (è un termine che si addice ancora all’interno del PD? Ne dubito sempre di più) dissidenti il verbo “asfaltare”.
Cosa si aspettavano?
Per chi come me si era già allontanato “disgustato” dalla deriva renziana che aveva coinvolto pienamente anche l’Amministrazione cittadina ma ancor più dai “tradimenti” di chi per convenienze si è acconciato (oppure erano, costoro, già delle infide serpi non dissimili da tanti altri?), i transfughi della penultima e ultima ora avevano ormai superato i limiti della pazienza ed anche se portavano dietro di loro il sospetto di aver lasciato la barca ormai insicura e non si fidavano più del nocchiero, che non li avrebbe – complice leggi elettorali ad uso delle segreterie – confermati, non avevano certo altra scelta. Ve ne sono ancora altri che dovrebbero uscire – che hanno dichiarato già da un po’ il loro dissenso (e lo hanno espresso apertamente pur permanendo – sono quelli che hanno dichiarato che “non faranno campagna elettorale”) ma il mio timore è che anche qualcuno di quei “trasformisti” di cui accennavo prima possa buttarsi giù dalla barchetta, se le cose andassero come teme lo stessso leader.
D’altronde in tante realtà presunzione e dissennatezza hanno prodotto sconquassi. Come può un elettore di un PD le cui radici in buona parte sono nella storia della Sinistra sostenere personaggi come Benedetto Della Vedova (Dio mio, sarà anche come appare: signorile, facondo, rassicurante) la cui storia si innesta nella Destra di Fini e Berlusconi? Come si può sostenere a Bologna un Casini a fronte di un Errani; e che probabilità ha la Boschi a Bolzano di sfangarla?
A Prato “Liberi e Uguali” ha proposto due personalità che possiamo definire “civiche”; Luca Mori e Angela Riviello sono due figure conosciute nella realtà culturale, politica e sociale. Sono state persone entrambe ai vertici della campagna referendaria del 2016 ed hanno operato il primo in “Libertà e Giustizia” la seconda nell’ANPI mostrando di avere i titoli per occuparsi della cosa pubblica, a partire dalle problematiche locali.
“Liberi e Uguali” ha con questa scelta indicato l’avvio di un percorso che vada oltre la scadenza elettorale del 4 marzo per continuare a discutere sui programmi di governo locali, visto l’impegno delle amministrative del prossimo 2019.

Joshua Madalon

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