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da giovane: “Iscritto al Partito Socialdemocratico”? seconda parte

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Rincorrere le piccole storie locali ha diversi scopi: il primo serve a recuperare la memoria personale che con il tempo rischia di dissolversi tra le brume dell’inverno; il secondo è inteso a far emergere anche le caratteristiche del mio “dissenso” verso tanti “giovani” che purtroppo non si sono resi conto che la Politica “non può” e “non deve” essere considerato un mestiere, soprattutto se è l’unico; il terzo risulta essere necessario per comprendere la parabola ascendente e quella discendente delle nostre “storie”.

Mi rendo conto di essere profondamente narciso nel parlare di me, ma nessuno può farlo meglio ed allora vi libero da ogni senso di colpa se mi ignorerete, e non ve ne vorrò!

da giovane: “Iscritto al Partito Socialdemocratico”? seconda parte

“SOCIALDEMOCRATICO? Davvero?” fu un nuovo colpo di fulmine che mi arrivò addosso più o meno inavvertitamente! Era un’abitudine, non solo democraticocristiana evidentemente, che voleva che le persone fossero reclutate per far numero. E capitò anche questo, anche se, essendo diventato maggiorenne ed avendo tra i miei più cari amici un docente di Latino e Greco con il quale si organizzavano scherzi di cui oggi un po’ mi vergognerei (una sorta di “Scherzi a parte” che riuscivamo ad interrompere sull’orlo delle tragedie), mi chiese di fare da padrino a suo fratello che, prima di sposarsi avrebbe dovuto passare a Cresima. Accettai e così su due piedi per riconoscenza fu proprio lui a consegnarmi (questa volta non in modo virtuale – come era accaduto con l’altro cadeau) la tessera del PSDI di cui era stato da poco nominato segretario cittadino. La presi comunque senza opporre resistenza, anche se non so che fine abbia fatto, non avendola più ritrovata già la stessa sera, tornato che fui a casa.
A quel tempo, ad ongi modo, le mie passioni erano prevalentemente di carattere organizzativo sociale e culturale ma pre-partitiche (non a-politiche). Avevo partecipato già in coda alla mia esperienza liceale alla fondazione di un Circolo i cui scopi che pure saranno stati evidenziati nello Statuto mi sfuggivano, non essendo ancora del tutto avvezzo a riconoscere implicazioni politiche non del tutto esplicitate ma collegate ad uno o più partiti anche se pian piano mi resi conto che tutti i dirigenti avevano una più o meno diretta connessione con una certa area, non di Sinistra per intenderci. In quel periodo la mia maturazione umana mi stava però conducendo verso un mondo fatto di contestazioni antiborghesi e mi ero avvicinato, appena messo piede nell’Università, a dei gruppi afferenti alla Sinistra Universitaria, partecipando a molte delle loro Assemblee.
Contemporaneamente il mio carattere umile e disponibile a contaminazioni che mi facessero crescere nella conoscenza del mondo ed una certa provenienza da ambienti che – per tradizione pragmatica – non potevano che essere –anche se moderatamente – anticomunisti, come ho già evidenziato, mi rendevano agli occhi dei miei vecchi e nuovi amici elemento plasmabile da coinvolgere: senza grande fatica, per così dire “naturaliter”, poi riuscivo ad aggregare intorno a progetti organizzativi decine e decine di giovani. Si trattava di ricerche storiche sociali e antropologiche relative al territorio ma anche eventi di carattere ludico quali viaggi sul mare con feste da ballo, o gruppi musicali e teatrali.
Il primo Circolo (quello di cui dicevo) era formato da giovani già molto più grandi di età rispetto alla mia, alcuni già avviati all’attività professionale, molti di loro appartenenti alla buona società, per intendersi quella più ricca del paese, la crème che festeggiava a quel tempo il “milione” quando ne raggiungeva la cifra sul conto bancario. Loro avevano progetti ambiziosi nella loro testa diversi dai miei: loro erano concreti io un sognatore idealista. Quel Circolo però finì presto la sua attività anche per dissidi interni: un pollaio con troppi galli ciascuno dei quali vuole primeggiare non ha una lunga vita.

Joshua Madalon

…seconda parte…. continua

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