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PICCOLE (ma signifIcative) INEFFICIENZE

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PICCOLE (ma signifIcative) INEFFICIENZE prima parte

72 anni – quasi – ancora abbastanza energico pur se appesantito da una pinguedine accumulata negli anni e non disponibile alle diete, autovalutato poco al disotto della sufficienza “digitale”, decido di recarmi all’Ospedale di Prato, quello nuovo, che non dista molto da casa, cum pedibus.

Non devo provvedere a problemi fisici incombenti; ieri mattina ero passato al Dispensario pubblico in via Vincenzo da Filicaia per ritirare i buoni per la Celiachia per mia figlia Lavinia. E’ appena iniziato il mese di giugno e in vicinanza del periodo estivo mi sono avvantaggiato: avevo saputo da uno dei fornitori dei materiali senza glutine, accreditato  dall’AIC, che la previsione di fornire una tessera elettronica da utilizzare al posto dei buoni cartacei ancora una volta era  stata procrastinata “a data da stabilire”.

Arrivato all’Ufficio non  sono sceso neanche dall’auto perché essendo ancora in possesso di una buona vista pur con ausilio meccanico tradizionale ho letto dal cartello che “L’ufficio è stato dislocato presso l’Ospedale Santo Stefano”, quello nuovo.

Dal sito che consulto direttamente dal mio cellulare ho letto che l’ufficio è aperto dalle ore 11 alle 12.

Sono le 10.30 e mi avvio.

Il sole è già caldo ed il percorso a piedi, pur non distante il luogo da raggiungere, appare già più faticoso del normale. Tra l’altro scelgo di tenere il passo svelto, come a sfuggire il disagio.

Arrivo alla reception per avere indicazioni. Mi indicano il desk della distribuzione medicinali poco più in là sulla destra. C’è una gran fila. Prima di staccare il tagliando decido di informarmi meglio sulla distribuzione dei buoni per la celiachia: “Non è qui” mi dicono “deve andare nell’altra ala, quella del Pronto Soccorso. Segua quella signora! Me lo ha appena chiesto!”.  Ringrazio e rincorro la signora, che gentilmente si offre di accompagnarmi in macchina. Le chiedo se ho capito bene l’indicazione dell’incaricata al desk e declino l’invito, puntando su due aspetti: la  costante presunzione sulle mie forze e la consapevolezza che farò prima di lei, che deve fare la fila per pagare il ticket per uscire dal parcheggio, anche se – immagino e spero per lei – potrebbe essere ancora nella fascia gratuita per il tempo intercorso tra l’arrivo e l’uscita. Puntando su tutto questo, corrispondo alla gentilezza: “Se arrivo prima, come credo, le prenderò il numero”. Come un ragazzino procedo a passo svelto verso il Pronto Soccorso. Ci arrivo trafelato e mi dicono che “Non è qui. E’ nell’altra palazzina”. Brontolo e protesto. Ma decido anche di andare rapidamente, avendolo promesso alla signora.

Raggiungo l’edificio indicato e seguo con puntigliosa attenzione le indicazioni sui vari ingressi. “Distribuzione medicinali” sarà questo, dico tra me e me. C’è una lunga fila e prima di chiedere, anche se sono certo di avere raggiunta finalmente la meta,  piombo direttamente al distributore dei numerini e ne stacco due, uno per la signora, che non è ancora arrivata,  e l’altro per me.  Avendo però  connaturata una certa forma di ansia, chiedo agli astanti, visto che non ci sono addetti all’informazione riconoscibili, di potermi affacciare per avere conferma. Nel mentre sopraggiunge la “signora” gentile alla quale porgo il numerino, come gesto di cortesia; insieme a lei entra anche un’altra donna con il càmice bianco. Chiedo a lei lumi in merito ai motivi della mia presenza. “Non è qui. E’ nell’altra ala, quella principale”……

…fine prima parte…..

Joshua Madalon

 

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