PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 3

 

PASSEGGIATE FLEGREE giugno 2018 – parte 3

 

Riprendemmo la strada del ritorno ripercorrendo quella dell’andata, mentre la giornata si faceva più calda ed afosa. Avevamo previsto di fermarci ad un supermarket adiacente al Cimitero ma riflettemmo sul fatto che una volta fatto acquisti  deperibili avremmo dovuto necessariamente far ritorno a casa, anche perché, appesantiti dalle borse colme di derrate non potevamo pensare di proseguire nel nostro primo pedonale vagabondaggio flegreo.

Arrivati alla piazza Francesco Capomazza, quella subito dopo la Chiesa della santissima Annunziata, la attraversammo per utilizzare la via Pergolesi, intitolata al grande musicista che poco più avanti concluse la sua vita terrena, a soli 26 anni, il 16 marzo del 1736.

 

 

 

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Sulla destra, mentre si intravedeva il panorama del Golfo di Pozzuoli con un ampio sguardo sulle bellezze dei Campi Flegrei, un altro grande vallone abbandonato ma ricchissimo di vegetazione ci  rendeva  esplicito il lavorio intenso della natura con la sua grande bellezza. A sinistra una lunga fila di persone di età diversa si accalcava all’ingresso del carcere per fare visita ai propri congiunti, vivi.

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Mentre dirigevo la telecamera sulla destra, evitavo con accortezza il lato sinistro; ma subito dopo lanciando lo sguardo verso l’alto non era possibile distoglierlo dalla lunga ed “appesa” scalinata che portava alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova.  Eretta nel 1472 e dedicata congiuntamente a San Francesco d’Assisi andò distrutta per il cataclisma naturale del 1538, che aveva sconvolto tutta l’area. In quel luogo c’era  stato dunque anche  il Convento dei Cappuccini dove morì Giovan Battista Draghi detto Pergolesi, a causa della tubercolosi. Il giovane ormai affermato violinista sperava di poter guarire utilizzando l’aria salubre dei luoghi flegrei, ricchi di vapori e fanghi benefici; ma la sua salute era già stata compromessa da una serie di fattori genetici che avevano visto perire prematuramente gran parte della sua famiglia.

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Proprio poco più giù scendendo c’era stato negli anni passati uno stabilimento termale, che nel tempo era stato abbandonato per incuria gestionale. Quando ero ragazzo frequentavo con assiduità  il Cinema che aveva occupato parte delle Terme, che dal suo antico proprietario aveva preso il nome, “Lopez”.

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Da qualche anno sapevamo che, dopo la chiusura definitiva delle Terme e quella del Cinema, alcune anime imprenditoriali si erano attivate per recuperare  quella attività. Nel frattempo si erano progressivamente concluse le vicende di altri stabilimenti come quello detto de “La Salute” e poi le “Terme Puteolane”, entrambe sulla strada che porta a Bagnoli. Eravamo già passati di là alcuni mesi addietro, avendo intravisto un accenno di recupero del complesso,  incoraggiati anche da cartelli che pubblicizzavano attività turistiche. Eravamo entrati ed eravamo stati informati di una prossima ma non precisata riapertura.

Non speravamo, quindi, di avere risposte diverse e nuove, ma decidemmo di entrare nuovamente in quegli ambienti per sincerarcene. Con nostra sorpresa, dopo un breve percorso dall’ingresso si intravedeva  un salottino al piano inferiore molto lindo e curato. Non c’era nessuno a ricevere eventuali visitatori o curiosi importuni e scocciatori come potevamo essere noi; ma mentre scattavo qualche foto si era palesata una signora in palese tenuta da cameriera che, al nostro cenno di indicazioni, ci aveva invitati a procedere senza indugi o timidezze. Più avanti si sentivano delle voci dall’ inconfondibile slang locale e si procedette in quella direzione.

….fine parte 3….

 

Joshua Madalon