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Una via d’uscita dal “cul de sac” – NON BASTANO LE IRONIE – CI VUOLE UN PUNTO E A CAPO

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Una via d’uscita dal “cul de sac”

NON BASTANO LE IRONIE – CI VUOLE UN PUNTO E A CAPO

Leggo ironie, pur contrassegnate da amarezze varie, che si riferiscono al fatto che da più parti – ed in maniera più intensa da quella  che aveva avuto fiducia verso il progetto del Partito Democratico – molte delle responsabilità  del degrado socioculturale che si concretizza nella leadership governativa vengano attribuite al percorso “renziano” di quel Partito.

“Ironie” che tendono ad evidenziare l’ingiusto addebito.

Il post che sto scrivendo esprime il profondo disappunto verso gli estensori di tali commenti ironici (ma lo ripeto: “amari”!).  E’ inammissibile che non si sia (stati) capaci – e non lo si sia ancor di più oggi – di analizzare approfondire le ragioni di un insuccesso ormai progressivo inarrestabile (soprattutto in presenza di un pregiudiziale rifiuto ad ammettere le proprie dirette responsabilità), che produce un danno immenso nel Paese.

Io so bene che riconoscere gli errori significherebbe dare ragione a chi come me non ha mai risparmiato critiche. Ma questi segnali sarebbero da considerare “positivi” in vista di un futuro non di certo ora vicino nel quale le strade potrebbero ricongiungersi.

Per la storia (la “piccola e minima” che mi appartiene) sin dall’avvio del processo fondativo ho sviluppato insieme a tante altre compagne e tanti altri compagni una serie di riflessioni sul deficit di democrazia che caratterizzava  la nuova formazione.

Attraverso molte difficoltà siamo andati avanti. A Prato la leadership del PD ha sin dall’avvio (la fondazione del PD è del tardo autunno del 2007) prodotto un vulnus irreparabile sul territorio, portando per la prima volta alla sconfitta del 2009. In quell’occasione il Partito si era proditoriamente arroccato intorno ad una scelta impopolare e non aveva gradito la proposta alternativa peraltro vincente in uno scontro di Primarie.

Quella leadership, sconfitta, fondamentalmente sfiduciata, ha ripreso vigore con l’avvento di Renzi, al quale ha inteso collegare i suoi destini.

Da quel momento in poi le scelte politiche ed amministrative hanno voluto aprire le porte a contributi alieni dal punto di vista culturale e valoriale, allo scopo di poter riprendere la guida dell’amministrazione cittadina.

Di fronte a tali scelte, difese peraltro a spada tratta allorquando alcuni di noi le hanno apertamente criticate, si rispondeva con un’alzata di spalle e con un “non importa chi sia o a chi appartenga colui che ci vota”.

Politiche dunque ambigue contrassegnate da un rapporto privilegiato con i “salotti buoni” e le “piccole lobbies” della città, e con un allontanamento costante dalle realtà “periferiche” hanno caratterizzato il governo del territorio.

In un contesto simile di chi è la responsabilità del disastro politico?

 

…continua….

 

Joshua Madalon

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