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UN’ANTICIPAZIONE “CONDIZIONATA” DI “Cambridge-London 2018″

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UN’ANTICIPAZIONE “CONDIZIONATA” DI “Cambridge-London 2018″ (fuori sacco)

Volevo trattare delle mie impressioni sul viaggio in Gran Bretagna più in là, così come sono solito fare allo scopo di far decantare emozioni sia positive che negative, ma…avverto il dovere di anticiparle anche se in modo “parziale” di qualche giorno, a causa di un increscioso seppur (forse) atteso intervento del neo Ministro dei Beni Culturali del Governo grigio-nero(!)-verde di questo sempre più disgraziato e culturalmente disastrato Paese. Il signore in questione è Alberto Bonisoli, targato 5 Stelle, ma…con un curriculum “culturale” di indubbio valore: traggo da Wikipedia (al netto delle fake) “è direttore della Nuova accademia di belle arti di Milano; è presidente, dal 2013, dell’Association of Italian Fashion Schools[1] e dal 2017 dell’Association of Italian Art and Design Accredited Higher Education Institutions.Nel 1986 si è laureato presso la Università Bocconi[2] dove poi è stato professore di Innovation Management.E’ stato anche Decano, dal 2008 al 2013, della Domus Academy, scuola di design di Milano.”
Tante parole “inglesi” che sono di moda, alla faccia del sovranismo (e questo è un merito), ma “zero capacità” di collegarsi alla straordinaria imprenditorialità britannica nel settore dell’Arte e della Cultura. Il nostro eroico rappresentante dei Beni Culturali ha appena ieri (più o meno, pare, se non mi sbaglio o se è una “fake”) affermato che si deve dire “basta” all’ apertura gratis per i Musei (non tutti ma tanti) ogni prima domenica del mese. Va bene quella di agosto (il prossimo 5) ma da settembre, non più! Semmai si voglia derogare, lo decideranno liberamente i Direttori.
Ora questo signore con un tal curriculum nulla ha imparato da uno sguardo oltre Alpi.
Era il 22 luglio, sì, era una Domenica ma poteva essere anche un lunedì, un martedì o un venerdì o un sabato: dalle 10.00 alle 17.00 con la mia famiglia – 4 persone adulte – saremmo comunque entrate gratis. E non solo: dopo la mattina al British nel pomeriggio dopo un pranzo di cui tratterò perchè molto particolare, tutti e quattro siamo andati “anche” alla Tate Gallery “gratis”. E non perchè noi si sia speciali: tutt’altro, è la norma che vale per tutti senza distinzioni di casta, colore – della pelle e politico – di appartenenza nazionale. In Gran Bretagna la Cultura è di tutti,è “per” tutti. E non solo nei “grandi” Musei. In effetti è una gran cosa: immaginate cosa ci sarebbe costato un ingresso per 4 persone se avessimo dovuto pagare. Prendiamo ad esempio la Galleria degli Uffizi: il biglietto minimo è di 20 euro, che per 4 fa 80. Hai voglia di corrispondere “redditi di inclusione o cittadinanza” a chicchessia; se ne ha effettivo bisogno, dovrà necessariamente rinunciare alla Cultura. Con il risultato (forse voluto?) di impoverire la nazione. L’esempio albionico sarebbe invece da imitare e “migliorare” in terra italica: dietro quella modalità di fruizione ci sono famiglie potenti e professionisti mecenati che hanno sovvenzionato le arti e le culture senza mai chiedere nulla in cambio tranne che la “memoria”.
Il nostro Paese rischia di essere ancor più povero. Fermiamo questi “barbari”! e non considero questo epiteto offensivo, visto che oggettivamente ci si va muovendo in quella direzione, ammantando l’operatività politica di parole come “rinnovamento”, “rivoluzione”, “cambiamento”.
Ho scritto in altra occasione che queste parole sono ambigue, e per questo la loro interpretazione è varia e contraddittoria.

Joshua Madalon

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