IL DEGRADO STRUTTURALE DEL POPULISMO e i rischi che corriamo – 2

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IL DEGRADO STRUTTURALE DEL POPULISMO e i rischi che corriamo – 2

 

 

Il nostro Paese è sull’orlo del tracollo; ne sono responsabili le classi politiche ed economiche che lo hanno governato finora e lo sono altrettanto quelle che si sono assunto il compito di governarlo, costituendo un conciliabolo di nuovo conio eterogeneo ma caratterizzato da una comune rabbia ed intolleranza condite entrambi  con forme reazionarie.

Molti sono gli esempi che si possono portare, ma più di tutti vale quello che afferisce al comportamento schizofrenico delle due forze di Governo in relazione ai fatti di Genova.

Se  qualcuno sperava in un cambiamento, in un rinnovamento delle pratiche di governo potrebbe avviare un suo ripensamento, se….se avesse ancora un po’ di sale in zucca. Temo che passeranno molti altri errori e sfaceli prima che ci si penta di aver sostenuto questa congerie rozza e volgare. Forse ciò avverrà quando il tracollo si sarà già verificato; speriamo possa essere un attimo, anche solo un attimo, prima.

In tal caso, se dovessimo ripagare i sostenitori dabbene di questo Governo della stessa moneta  che ci porgono, non basterebbe un pur salutare “Vaffa!”;  anche perché questo giochino rischia di mandare in fallimento l’intera società e servirebbe davvero a ben poco lamentarsi dei danni della Fornero, del Debito Pubblico stratosferico (ridotto con “fake” grazie a….), delle presunte e/o reali ruberie e delle incurie collegate peraltro ad un sistema  economico finanziario attraverso il quale sia il Movimento 5 Stelle che la Lega ha potuto usufruire di vantaggi significativi, di cui ora negherebbero l’esistenza.

Tornando a Genova, trovo il comportamento di Di Maio e Salvini non diverso da quelle corna di Berlusconi o quel “culone in….” riservato alla Merkel dallo stesso nostro illustre “statista”, entrambi in sedi ufficiali internazionali.  Un Di Maio vice premier e capo politico del M5S dovrebbe ben misurare il proprio eloquio e mantenere il giusto contegno di fronte alla tragedia. Sembra quasi che non ci sia il tempo per riflettere e ci si abbandona all’esternazione; mi ricorda (ma forse lo si è già dimenticato) il Di Maio “furioso” che annunciava a tamburo battente la richiesta di “impeachment” per Mattarella. Ora annuncia “immediatamente” a mercati aperti la revoca della concessione governativa alla Società Autostrade senza un minimo di atteggiamento pietoso verso le vittime.

Un Salvini vice premier e capo politico della Lega che va e viene da Genova, continuando a partecipare ad iniziative festose del Ferragosto, finendo con la ciliegina sulla torta del selfie vanitoso durante i funerali pubblici. Tout le monde lo hanno potuto ammirare. Questo sarebbe il “nuovo”?

Ma, per finire (ed è un the end amaro non solo per me e chi la pensa come me), voglio ricordare a tutti voi che le prospettive che abbiamo davanti non dipendono soltanto dalla irresponsabilità di quelli che c’erano prima ma in modo concatenato come un classico giochino di domino le scelte attuali  producono contraccolpi tali da portare anche all’uscita necessitata dall’Europa (screditata giorno dopo giorno con-sa-pe-vol-men-te) e dall’euro.  Se si continua ad essere ciechi si finirà con un referendum (non mi si dica che non è previsto; tutto si può fare con le attuali maggioranze parlamentari. Tenendo conto del fatto che i più ricchi e potenti spostano cifre stratosferiche da un paese all’altro con un click, avrà la sua moneta di cambio quel gruppo di “amici” che criticano le scelte sciagurate dei governi passati quando si troverà di fronte a “carta straccia” e come accade oggi in Venezuela ed è avvenuto in Grecia non venga a dirmi che “non l’avevo previsto”.

 

 

J.M.

 

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