da Alfredo Vernazzani sull’articolo di W.Veltroni (La Repubblica 29 agosto 2018)

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da Alfredo Vernazzani sull’articolo di W.Veltroni (La Repubblica 29 agosto 2018)

 

Lo scorso anno grazie a mia figlia Lavinia ebbi modo di incontrarlo in uno di quei casi che evidenziano i contrasti storici ed antropologici della terra flegrea (ma non solo: potrebbe essere un difetto tutto italiano che giustificherebbe quel “Prima gli italiani” che vorrebbe portare a valore la nostra nazionalità ma dimentica gli “orrori” che commettiamo nel non rispettare “regolarmente” le regole e farsene vanto).

Si tratta di un giovane, Alfredo Vernazzani, ricercatore in Filosofia della mente, della percezione e delle scienze cognitive alla Ruhr-Universität di Bochum.  E’ stato presidente dell’ANPI Deutschland dal 2015 al 2017, dove ha organizzato diverse iniziative in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e il Consolato generale. Nel 2011 è stato invitato a partecipare ad un incontro con gli allora presidenti,  italiano, Giorgio Napolitano, e tedesco, Christian Wullf, in un workshop sul Futuro dell’Europa.

Lo seguo su Facebook mentre gira per il mondo, a dimostrazione che gran parte della nostra “intellighentia” trova una sua collocazione di merito “solo” fuori dai nostri confini. Se Salvini  e tanti altri avessero pensato anche a far rientrare questi “cervelli” valorizzandoli e non mortificandone le qualità oggi avremmo un mondo migliore e di certo avrebbero compiuto un’opera meritoria per “elevare il grado di Cultura” del nostro Paese; ma a tutta evidenza costoro sarebbero soltanto visti come intralcio e quindi non se ne parla: anzi, andiamo avanti con il “reddito” che non è “assistenzialismo” e la “flat tax” che non è “un regalo ai più ricchi”, un nuovo regalo.

Stamattina ho letto un suo post che si ispira all’intervento di Walter Veltroni.

Eccolo:

 

Naturalmente, conoscendo il soggetto, sapevo bene in cosa mi sarei imbattuto quando ho letto il recente articolo di Veltroni su «La Repubblica». Forse dovrei star zitto, ma come vedete non sono riuscito a trattenermi. Accantonando ogni considerazione sullo stile patetico da brutto compitino melenso — 10 e lode e gli applausi della professoressa — perché qua ci son cose ben più gravi persino (!) della perduta arte del buon eloquio e del saper scrivere, basta leggere questo articoletto per capire perché Salvini continuerà a tuonare le sue minacce anti-europee ed anti-migranti a sfregio di ogni Europa, diritti umani, buon senso, ed umana decenza.

Perché l’unico straccio di critica che il nostro fa al PD è un felpato e cauto attacco alla retorica di Renzi. Non, per carità, agli scandali come Banca Etruria, non al fatto che malgrado le tante belle e ipocrite parole abbia reclutato come collaboratori amici e conoscenti del ‘giglio magico’ nella miglior tradizione della raccomandazione all’italiana, non il fatto che contro qualunque critica Renzi sparasse contro i ‘professoroni’ e i ‘gufi’ tanto per gettare ulteriore discredito alla categoria dei competenti e di chi, poco alla volta e con fatica, si sforza di comprendere o anche di criticare in modo costruttivo, e non infine ad un referendum costituzionale pensato male, inopportuno, e gestito con la spocchia e piagnisteo del bimbo offeso ‘se non vi sta bene io non gioco più!’. Il nostro Walter nel pieno rispetto della ormai inveterata cecità (o ottusità) di tanti dirigenti del PD, protesta ricordando la sua idea di partito, quella che riempiva il Circo Massimo e raggiungeva il 34%. Non ricorda però che la stagione Veltroniana del PD è durata un battito di ciglia ed è finita con una sconfitta elettorale. Non rammenta la propria incoerenza, la stessa di Renzi, quella di aver promesso di abbandonare la politica per «andare a occuparsi dei bambini in Africa» una volta assolto il suo incarico di sindaco di Roma (per poi gettarsi alla guida del PD). Non si sviluppa una sana autocritica di partito, spiegando come Salvini vinca non perché sia un bravo politico — non lo è, non lo è mai stato, è solo un ottimo animale da campagna elettorale — ma perché la ‘sinistra’, comunque la si voglia definire, anziché ribattere con intelligenza agli slogan peggiori (ben intenzionati o meno) dei 5S, della Lega e quant’altro, ha contrapposto Orfini, la Madia, la Boschi, Franceschini ed altri soggetti disegnati nel peggior bestiario di arroganza e disgustosa ignoranza italica, perché il massimo orizzonte culturale di questa gente sono Giovanni Allevi, Jovanotti, Saviano, ed altri nomi pescati nel grande e fetido marasma culturale italiano.

Walter la butta sulla crisi mondiale della sinistra, è un fatto storico, che ci vogliamo fare. Non è che se alle insicurezze e problemi della gente — reali o percepiti che siano — su temi come migrazione, istruzione, lavoro, ecc. il PD lascia il campo a Salvini — in nome poi di una opposizione fantasma — non si pensa che il PD dovrebbe opporre una visione politica articolata e ragionata, magari formandosi anche sui tanti personaggi validi della nostra storia come Calamandrei, Carlo Rosselli, Eugenio Colorni, no, per Veltroni la sinistra si riduce ancora una volta alla irritante formuletta dell’«accendere un sogno». Ma naturalmente la colpa non è solo di Walter e del PD di Renzi, è colpa anche di quei milioni di imbecilli, quella «trascurabile maggioranza» (sì, è una citazione, e non è di Jovanotti) che sta là assopita e che sognava la catastrofe cui andiamo incontro oggi.

E no, i vostri avatar social con la scritta ‘Qui ci abita un antifascista’ non vi renderanno antifascisti, condividere i post dell’imbecille di turno, da Fusaro — e ne sono convinto, dovremo guardarci molto bene da questo soggetto pericoloso in futuro — e Salvini, ed altri con un salace commento solo per sentirvi parte della vostra cerchia non servirà ad arginare la marea, anzi, la rafforzerà soltanto.

 

Alfredo Vernazzani

J.M.

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