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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

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PASSEGGIATE FLEGREE di metà settembre 2018 – parte 2

 

Abbiamo deciso di scendere verso via Napoli attraverso le rampe Cappuccini sul far della sera per godere dell’ultimo sole d’estate rinfrescato però dalla brezza marina attenuata, quel caldo ma non tanto, piacevole frescolino serale. Lavi è scesa indossando un paio di infradita che hanno deciso di interrompere la loro collaborazione ed una dopo l’altra in diverse parti l’una dall’altra si sono rotte. Scegliere di utilizzare la pianta nuda dei piedi in un ambiente come quello di Pozzuoli non è proprio l’optimum e  allora dopo un tentativo di Mary, fallito, di riaggiustarle alla meglio, mia moglie stessa decide di andar in uno dei negozietti cinesi della città, che di certo è aperto nonostante sia domenica e per giunta di sera, a cercare un paio di ciabatte per sostituirle. Lavi ed io siamo rimasti seduti alla prima panchina libera che abbiamo trovato sul lungomare.

Si sorride del caso, rilevando che ogni volta che si decide di venir fuori qualche caso strano ci accade. Ricordiamo l’episodio dell’ape sulla spiaggia di Acquamorta che ci ha costretti a cambiare programma e temiamo possa accadere qualcosaltro di nuovo. “Questa è mia figlia Lavinia!” dico ai due amici gentili che si sono avvicinati. Gentili anche per un cortese passaggio serale di qualche giorno prima, quando eravamo scesi giù Mary ed io e li avevamo incontrati sullo stesso percorso. Spiegato l’accaduto, la gentilezza si ripete: “Se avete bisogno, questo è il mio numero di cellulare! Chiamateci e vi riportiamo volentieri su, più tardi”. “Grazie, ad ogni modo vi aggiornerò brevemente”.

Di lì a poco, un messaggio whatsapp di Mary ci annuncia che ha trovato un paio di ciabatte e che arriva, noi di risposta diamo indicazione del luogo dove ci troviamo.  Sono buffe le ciabatte, tipicamente cinesi, che ci porta Mary, ma dopotutto Lavi le utilizzerà. Annunciata da una telefonata, appare anche Teresa, la zia e la cognata, che ci ha raggiunto per fare una passeggiata. Finalmente. Ci fermiamo sul Lido che è stato strutturato quest’anno  sulla scogliera ed argomentiamo intorno alla difficoltà di poter nuotare lì davanti con le onde che battono sulle impalcature: pensiamo anche ai bambini che non sanno ancora nuotare e ci chiediamo anche come si possa investire in strutture turistiche marine in assenza di balneabilità, accertata e palesata con cartelli diffusi su tutta la linea della riva. So che potrebbero rispondere che lo spazio, piuttosto elegante, opera come “solarium” e la discesa a mare attraverso delle ampie e sicure scale in legno serve esclusivamente per bagnarsi senza immersione.

In questo scorcio di fine estate la sera, prefestiva e festiva, gli spazi vengono utilizzati come bar esclusivo, il cui accesso è sorvegliato da un giovanotto che facendo passare chi lo desidera comunica agli addetti al servizio del locale quanti posti sono necessari preparare. Un segno, questo, di professionalità che fa piacere scoprire e che, tutto sommato, rende meno severa la critica. Non è il mio mondo, questo; non lo è mai stato. Ma ne conosco l’esistenza e non mi ergo a giudice sulle scelte libere soprattutto dei giovani.

Ci si muove per procedere. La serata è calda piacevole, come si era annunciata.

Joshua Madalon

 

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