PROVE DI RIPARTENZA

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PROVE DI RIPARTENZA

Non sarà possibile un vero cambiamento politico, come più volte annunciato in modo altisonante con slogan e gesti simbolici da parte della “nuova” classe politica, che ha sostituito quella “vecchia”, senza un vero e proprio patto sociale condiviso in modo ampio nelle sue diverse e complesse articolazioni.

Abbiamo assistito spesso inerti ed inermi alla trasformazione antropologica progressiva della società italiana, debilitata ulteriormente da progressivi interventi governativi che dagli anni Ottanta del secolo scorso sono arrivati fino a noi, rendendo normale l’edonismo sospinto dalle luci mediatiche ed elevato a stile di vita principale. Con interventi permissivi progressivi sono stati praticamente sdoganati comportamenti illeciti che hanno consentito ai più furbi di farsi strada ed assurgere ad esempi considerati positivi pur nella loro palese illegalità. Il debito pubblico ha continuato a lievitare, mentre l’elusione e l’evasione fiscale assumeva livelli sempre più alti. Anche per questo, in modo sommerso l’economia ha continuato a girare indisturbata, contando su compensi praticamente “a nero”, che hanno consentito di non porre in modo eccessivo in evidenza la crisi economica. Si ricorderanno le affermazioni paradossali delle “pizzerie strapiene” e degli “aeroporti affollatissimi” portate ad esempio di una società florida, che poneva in discussione la denuncia di una sempre più diffusa sofferenza di un numero sempre più alto di cittadini.

In effetti, quando si gira nei nostri centri storici e nelle cattedrali del consumismo, stracolme di giovani spensierati e festanti, la sensazione di ritrovarsi in un mondo dorato è molto alta e viene da chiedersi da dove provengano le risorse che in ogni caso in quei contesti vengono redistribuite in modo legale. Lavoretti marginali malpagati a nero o cespiti provenienti dai risparmi delle famiglie sono spesso la base primaria per le “piccole spese nel tempo libero” dei giovani. Ma per loro, in generale e ad ogni modo, non si apre un futuro così roseo da poter prevedere di mantenere il tenore di vita degli anni verdi, sia quello loro di adesso che quello dei loro genitori sin dagli anni della loro giovinezza.

Troppe volte l’atteggiamento maramaldesco non è in grado di fare i conti con le realtà: tutto sembra possibile, tutto quello che “gli altri hanno fatto o non fatto” è da rivedere, modificare o ribaltare, tutto sembra molto facile perché dovrebbe basarsi sull’idea che per essere concreta deve invece essere posta al vaglio della realtà,ma poi così non è. Se non si cambia il modello comportamentale costruito, ad essere superficiali ed imprecisi, in quasi più di mezzo secolo, non si può modificare la struttura socio antropologica del nostro Paese.

Questo messaggio non è solo per chi governa, ma è soprattutto rivolto a chi non ha mai governato di fatti, la Sinistra, che deve mettere da parte l’impianto ideologico e scendere nel concreto delle dinamiche, rinunciando alla sua posizione su di un comodo piedistallo sterile di chi si fa forza con i valori ma non li mette a confronto con il mondo reale che continua a girare sotto i suoi piedi. Modificare i modelli comportamentali significa anche saper riconoscere il marcio che viene tante volte rappresentato da chi si trincera dietro il paravento ideologico rivoluzionario e finisce per non riuscire a distinguere la legalità dall’illegalità, il rispetto delle regole e delle leggi dall’insolenza rozza, la conoscenza dalla presunzione.

Joshua Madalon

 

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