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PRATO IN COMUNE o “come nella Sinistra si possano avere idee diverse senza perdere l’orientamento”

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PRATO IN COMUNE o “come nella Sinistra si possano avere idee diverse senza perdere l’orientamento”

Lo scorso 14 ottobre scrivevo un post che trattava di una scelta portata avanti dalla Dirigente dell’Istituto scolastico “San Niccolò” relativo al divieto imposto agli studenti stranieri (in modo specifico “cinesi”) di utilizzare nel corso della loro permanenza all’interno delle mura scolastiche la loro lingua per comunicare. Sottolineavo che in un primo momento anche io ho trovato questa scelta antilibertaria ed abnorme. “In un primo momento”; dopodichè ho riflettuto e sono tornato con la memoria agli anni del mio insegnamento nella scuola media superiore e ho cercato di capire il senso di una scelta così perentoria da parte della Preside e del Consiglio d’Istituto di quella scuola.
L’istituzione scolastica è una comunità dialogante all’interno della quale occorre essenzialmente perseguire obiettivi di inclusione attraverso la condivisione di spazi, conoscenze ed esperienze per mirare alla integrazione positiva nella società nella quale l’altra importante istituzione ha scelto di vivere almeno una parte della propria esistenza, e cioè la famiglia. Se quest’ultima peraltro chiede esplicitamente che i propri figli acquisiscano abilità linguistiche autoctone anche per contribuire ad un inserimento più forte in questa società è compito dell’altra istituzione con la quale si interagisce rendere possibile questi risultati. Senza queste regole i gruppi etnicolinguistici tendono ad isolarsi comunicando anche per comodità nella propria lingua.
Indubbiamente la percezione che viene indotta da notizie che ci raggiungono attraverso articoli di stampa costruiti su interviste che tendono a produrre l’effetto “sensazionale” è quella di una costrizione insopportabile dal punto di vista libertario. Occorre però ricordare che la vita in comune deve essere sempre regolata da precise norme che tendano al perseguimento degli obiettivi di cui sopra. Forse sarebbe stato importante, ma non sappiamo se ciò sia o meno avvenuto, comunicare preventivamente agli studenti queste scelte motivandole.
Ho segnalato tuttavia questo tema proprio per far comprendere che le “regole” non devono essere sempre e comunque considerate “di Destra”, scatenando proteste “ideologiche” da parte della “Sinistra”. Continuerò a “faticare” per spiegarlo ai miei compagni.

PRATO IN COMUNE – prove di dialogo (intorno ad un caso recente)

“No, non sono per niente d’accordo!” Roberto è stato assertivo in modo netto.
Eppure, avevo bisogno di portare un esempio per poter poi ulteriormente confermare ed affermare la necessità di una visione diversa da quella prettamente ideologica rispetto alle multiformi realtà. Il “punto di vista” che non rinnega la validità dei valori collegati alla libertà, alla richiesta di giustizia sociale connessa al bisogno sempre più impellente di raggiungere l’eguaglianza tra le diverse classi. “Est modus in rebus” con cui affrontare non necessariamente in modo moderato ed ambiguo, a dirla tout court “riformista”, le diverse questioni. Ribadisco dunque che non si riuscirebbe a fare un solo passo in avanti senza mettersi a disposizione dialettica non pregiudiziale nei confronti di coloro che a prima vista appaiono nostri avversari. Bisognerebbe convincersi che alcune persone ed alcuni eventi tra quelle e quelli che incontriamo potrebbero essere utili a comprendere meglio la realtà che vogliamo trasformare e non è detto che non si riesca a trovare delle ragioni che suffraghino pienamente la realizzazione dei valori in cui crediamo. C’è una modalità integralista che chiude completamente a saracinesca le porte del dialogo e finisce per non essere utile al progresso: d’altronde, si può essere ancora più convinti delle “proprie ragioni” dopo un dialogo, dopo l’approfondimento delle “ragioni degli altri”. Certamente da soli o in piccola compagnia ci si sente sicuri e protetti, ed è infinitamente più comodo! Diversamente c’è da faticare, utilizzando il cervello in modo aperto e senza condizionamenti. E, dopo questo preambolo, scendiamo nello specifico: non ho condiviso la posizione di una parte della Sinistra e dei Giovani Democratici in relazione alla scelta che il Consiglio d’Istituto della scuola “San Niccolò” ha approvato all’inizio di questo anno scolastico concernente il divieto di utilizzare a scuola la lingua cinese da parte dei bambini e ragazzi di quella nazionalità.
Di primo acchito anche a me è apparsa una scelta antilibertaria ed ho condiviso l’opinione di chi la osteggiava anche se nelle affermazioni di chi la proponeva ed in quella di chi la combatteva trovavo da subito delle profonde verità. Perchè – mi sono chiesto – non incrociarle? Immagino che siano queste le modalità che attengono ad educatori e politici nel tentativo di migliorare il nostro mondo. La contrapposizione non rende facile l’esistenza e crea altri muri.
La scelta della scuola “San Niccolò” è indubbiamente quella di chi ha un ruolo specifico nel campo dell’educazione; tocca al “politico” andare oltre ma per “procedere” bisogna parlarsi; altrimenti ciascuno rimane nella convinzione delle “proprie ragioni”.

Joshua Madalon

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