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SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

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SEGNALI DI BARBARIE – l’attacco al sistema scolastico nazionale (la regionalizzazione)

Un arretramento culturale frutto di anni ed anni di sottovalutazione del ruolo e dell’importanza dello studio si appresta a rendere sempre più difficile l’esistenza in primo luogo di quella parte che invece ha dedicato gran tempo della sua esistenza allo studio ed alla diffusione della Cultura ed in secondo luogo di una gran parte della popolazione che, avendo avuto meno opportunità, senza del tutto sceglierlo, non ha potuto studiare ed è costretta a vivere ai margini della società condizionata da quella minoranza di incolti furbi e scaltri.
Ho trattato in altri post del problema della dispersione scolastica, derivata alcuni anni fa dalla possibilità di trovare un lavoro allettante sin dall’adolescenza ma che oggi è collegata semplicemente ad un discredito del valore degli studi in relazione al lavoro cui si potrà accedere (sapere che molti giovani laureati ingolfano concorsi che fino a ieri erano prerogative dei diplomati non è una bella prospettiva: la scuola viene così vista sempre più come un luogo di parcheggio in attesa di emigrare o di avere una botta di fortuna). Quando ero ragazzo (anni sessanta) ho visto alcuni miei amici che si erano allontanati dagli studi dopo la terza media diventare dei bravi artigiani; ma erano altri tempi, così come scrivevo poco prima.
A Prato, poi, mia terra di arrivo più o meno definitivo (si sappia che sono naturalmente “nomade”) ancora negli anni Ottanta si riusciva a venir via dal percorso scolastico per accedere ad attività allettanti dal punto di vista della soddisfazione economica. Ma è durata assai poco quell’età dell’oro, celebrata e rimpianta da Edoardo Nesi. Ed in ogni caso, ne stiamo pagando le conseguenze in questa “età della barbarie” che si sta annunciando in modo impetuoso.
La Cultura e la Conoscenza sono sotto attacco. Uno dei segnali, non pochi in verità, che mi sta angosciando è la distruzione proprio dell’unità nazionale, che appare un controsenso di fronte al sovranismo ed al populismo dichiarato. Non bisogna dimenticare che a volte la Politica ha delle forme contorte che sembrano voler far abbandonare dei percorsi che poi invece in modo subdolo riappaiono. E’ il caso della “secessione” del Nord, annunciata in modo roboante negli anni Ottanta e successivi ma poi abbandonata sull’altare di accordi strategici nazionali: ebbene, sta ritornando sotto forma di autonomismo strisciante, a partire dalla scuola.
Ne parla in modo diffuso su “LEFT” di questa settimana Donatella Coccoli in un articolo dal titolo “Chi fa a pezzi la scuola”. E non è solo la Lega del Governatore del Veneto e di quello della Lombardia ad essere interessato a questo progetto autonomistico: anche quello dell’Emilia e Romagna che appartiene al Partito Democratico si candida a regionalizzare intanto la scuola con modalità che smantellerebbero il sistema nazionale in ogni sua parte. Altro che secessione: grazie a quello che annuncia il Ministro Bussetti si andrebbe verso una regionalizzazione dell’Istruzione con tutto quello che ne consegue, sia dal punto di vista dei programmi e dell’accesso all’insegnamento sia da quello che potrebbe essere obbligo differenziato relativo alla conoscenza della storia regionale e dei dialetti locali. Non sarebbe importante per un docente conoscere la propria materia e saperla insegnare: piuttosto occorrerà sapere interloquire nella lingua degli studenti ( e delle famiglie e dei docenti ) autoctoni. E dopo la scuola si procederà oltre con il “Veneto first” e via dicendo. Uno sconquasso legislativo che ha allarmato anche i Sindacati e le Associazioni dei Docenti, che sono giustamente sul piede di guerra.

Joshua Madalon

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