PRIMA GLI ITALIANI!

pARCO PRATO

PRIMA GLI ITALIANI!

La febbre del consumismo non ha antidoto, non c’è nessun vaccino che sia capace di limitarne gli effetti negativi; e ce ne sono tanti. Uno dei supermercati più affollati è l’Unicoop di via delle Pleiadi. La smania di un Natale sempre più anticipato si tocca con mano un sabato mattina orario inoltrato già da “pentole e padelle sul fuoco”. “Ma non vi hanno avvertito che anche per tutta la domenica sarà aperto?” provo a pensare, senza riflettere però che anche io sono là colpevole di non aver pensato che, forse, era il caso di passarci di prima mattina. Perlomeno avrei potuto acquistare con maggiore consapevolezza quel che era strettamente e veramente necessario.
Ma il segnale che ci fosse la baraonda consumistica lo avevo scoperto già all’arrivo in auto: file lunghe e nervose caotiche e ricerca isterica di un posto più vicino possibile. La fila delle auto era frenetica e nervosa e non era stato facile per il popolo isterico imbroccare la fila giusta per trovare un posto. Mi ficco in un corridoio ed imbrocco un varco rapidamente per portarlo via ad un concorrente che però venendo di fronte era a maggiore distanza rispetto a me.

“Siete assurdi. Sarebbe ottima cosa venirci a piedi!” suggerisco io mentalmente dall’interno della mia Citroen rossa. E poi ci penso e lo ricordo a me stesso: cosa ci faccio io?

Dopo la giostra dell’autoscontro con i carrelli vado verso le casse. La fila alle casse è lunga e l’addetto è lento; peraltro si sofferma a dare indicazioni utili al miglior acquisto oppure decide di ripartire due casse di birre tra due clienti, al puro scopo di consentire loro di avere lo sconto. Per di più non mi ero accorto di essere alla cassa 1 riservata a donne con il pancione e portatori di handicap di vario tipo. Più di una volta ho pensato che mettere insieme queste categorie non mi sembrava una buona idea… Infatti, mentre già sono ormai in procinto di deporre i prodotti sul nastro, arriva un non vedente accompagnato. Gli faccio spazio, anzi chiedo alla signora che lo guida se vuole che la aiuti, ma mi risponde quasi a gesti tanto che mi viene da pensare che sia non udente ed è in ogni caso una donna molto triste. Sento dentro di me un dispiacere collegato al fatto che non riesco a comunicare, ma poi faccio in modo che sistemi da sola la spesa e spostando il suo compagno con la destra gli faccia imboccare nel senso giusto il corridoio della cassa.
In tutto questo caos finiti gli acquisti esco e non ricordo più nella gran confusione dove sia la mia auto. “Forse….” e mi inoltro in uno dei corridoi dei parcheggi proprio di fronte all’uscita del supermercato. Non sono convinto che sia quello giusto. Peraltro, cavolo!, c’è un caos assai maggiore anche perchè pioviggina e, pur se non si comprende la ratio quando piove c’è ancor più disordine. Il mio carrello poi si rifiuta di collaborare linearmente e si mette di sghimbescio come il famoso “cappello sulle 23” di alcuni chansonnier di teatro di rivista come Nino Taranto.
Le auto si incrociano con gravi rischi di cozzare con paraurti e portiere che si aprono in modo scomposto. Davanti a me con il carrello imbizzarrito che non riesco a domare una sontuosa Range Rover Evoque di traverso cerca di districarsi. A guidarla a me sembra uno sceicco con accanto una donna araba con velo. Finalmente riesce a procedure e si dilegua. Vado oltre verso l’auto di cui ho intravisto il posteriore a una decina di metri. Avanza un’altra auto anche questa orgogliosamente di rappresentanza. “Poteva spostarsi con il suo carrello? No?” mi apostrofa la signora che guida. E mi viene spontaneo pensare: “Prima gli italiani! Suvvia, una volta per uno: adesso tocca anche a me, d’altronde non pretenderete di interpretarlo unilateralmente, no?”.

Joshua Madalon

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