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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 7

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 7

Dall’alto possiamo individuare in questa pianura un altro cratere, quello di più grosse dimensioni, dove la “bocca” del cratere è la stessa immense totale pianura.
Al di là della nuova via Campana venendo dalla città di Pozzuoli vi è il cratere detto di Campiglione alla cui base si accede attraverso una feritoia caratteristica aperta su uno dei lati. E’ sito nella vallata formata dal monte Barbaro (detto anche “del Salvatore” perché antica sede di una Chiesa così denominate) e dal monte Sant’Angelo dove, ascendendo le dolci pendici occidental, ancora può essere visitato il rudere di un vecchio monastero. Queste due alture che noi tuttavia chiamiamo “monti” formano il complesso del monte Gauro, luogo di una tra le più importanti battaglie tra Romani e Sanniti. Questo luogo, dove io, piccolino, mi recavo, tutto verde, un bosco fittissimo pieno di alberi, castagni, querce, faggi, cerri, un sottobosco molto vario, dove vedevi gli animaletti scappare impauriti nelle loro tane, mentre uccelli dalle piume di tutti I colori e di tutte le specie più varie tenevano indisturbati sui rami il loro quotidiano concerto, è ora sede di un parco di ricreazione.

Nota post: Il “Carney Park” è stato aperto nel 1966. Gestito dalla Marina a stelle e strisce è stato per decenni patrimonio esclusivo della Nato che aveva sede a Bagnoli. E’ un parco plurifunzionale. Campo da golf, vari campi per sport come il basket o il football Americano, spazi per picnic e altro. A mio ricordo non era facile avvicinarsi già negli anni Settanta. Ora, non so.

A dir la verità, quando sono tornado in questo posto e per la prima volta ho visto il parco, all’interno del quale mi sono solo affacciato timidamente e rispettosamente grazie però al permesso concessomi da un amico, ho capito che qualche volta la natura può essere sacrificata in parte per buoni scopi, come può essere quello di fornire all’uomo un luogo di ricreazione all’aria aperta, dove trascorrere spensieratamente il tempo libero, a patto tuttavia che non divenga un luogo esclusivo per una minoranza privilegiata. Sacrificata ma non deturpata, la natura acquista un senso moderno, proprio ciò che cerca l’uomo del Duemila legato alla tecnica ma desideroso più che mai del verde, dell’aria pura, del mare pulito. Ma spesso proprio noi, mentre chiediamo che ci venga fornita la nostra parte di spazio libero e verde, mentre ci ribelliamo disperatamente agli inquinamenti dell’aria del suolo e del mare, mentre denunciamo l’estinzione di alcune specie animali, siamo I complici e talvolta gli artefici veri di tutto ciò di cui noi accusiamo gli altri.
Non abbiamo rispetto per il verde che vorremmo ci fosse dovuto. E forse quel che oggi chiediamo ci è stato già dato e lo abbiamo dilapidato, sperperato. Gli animali siamo noi stessi ad ammazzarli. Le statistiche sulla caccia parlano chiaramente. Non possiamo fare a meno dei motori che la tecnica ci ha fornito e continuiamo ad inquinare la terra, accusando con infinita ipocrisia gli altri. E’ difficile cambiare, ma dobbiamo cambiare.

…..fine settima parte – 7….continua

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