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UNITA’ DELLE FORZE ANTIFASCISTE non significa unità politica ed amministrativa (e la responsabilità è di tutti)

UNITA’ DELLE FORZE ANTIFASCISTE non significa unità politica ed amministrativa (e la responsabilità è di tutti)

Non è un capriccio, nè una forma di rivalsa acrimoniosa e livorosa, e neanche la volontà di distinguersi la ragione per cui continuo ad essere più che convinto che non ci possa essere alcun accordo con il Partito Democratico soprattutto nelle elezioni amministrative e politiche. La distanza si è sempre più progressivamente acuita sin dalla Fondazione, laddove si avvertivano già segnali di emarginazione del dissenso critico di molti militanti da parte dei dirigenti delle due maggiori forze politiche – DS e Partito popolare. In pratica oggi non sentirsi più rappresentati dal Partito Democratico viene rafforzato anche dal fatto che non ci si sente nemmeno più rappresentati dalle forze politiche della Sinistra di testimonianza, quelli per così dire “nudi e puri”, espressione totale dell’intransigenza in nome di un’ideologia.

Queste riflessioni qui sopra riportate sono sorprendentemente collegate a quello che è accaduto in questi ultimi giorni qui a Prato. Mi riferisco alla richiesta di gruppi neofascisti di poter svolgere un loro raduno a Milano ed a Prato a 100 anni precisi dalla Fondazione dei fasci di combattimento. E a tutto quello che ne è stata conseguenza.
Come mai? Dietro l’entusiasmo dei gruppi che hanno sostenuto in numero corposo la necessità di dover svolgere comunque una contromanifestazione a mio parere c’è in larga parte una malafede profonda.
Si è pensato di poter collegare gli interessi ideali di associazioni come ANPI e sindacati come la CGIL a quelli del Partito Democratico che, dietro lo schermo di una ventilata ma impossibile necessaria “unità” delle forze politiche della Sinistra, pretenderebbe di continuare ad illudere masse di elettrici ed elettori. Si chiede loro di contrapporsi alle Destre senza punto cambiare nelle fondamenta le sue scelte politiche.
Non c’è peraltro alcun segnale di cambiamento: rimangono in piedi i rapporti privilegiati con la parte più ricca del Paese: Prodi si è illuso dopo la vittoria di Zingaretti, forse anche altri si sono illusi in quella direzione, ma basterebbe osservare quanti tra coloro che hanno sostenuto fino all’altroieri la parabola renziana si siano immediatamente imbarcati sulla zattera del nuovo. Cosa rappresentano costoro?
Una “non novità”, una noiosa non novità!
A Prato inoltre il Partito Democratico non ha nemmeno tentato di cambiare; non ha dato segnali di voler rivedere il suo rapporto con il mondo imprenditoriale e con le categorie economiche più forti rinunciando ad indirizzarle alla difesa delle categorie più deboli.
L’amministrazione PD continua a vendere fumo sulla partecipazione e su progetti che abbiano a cuore l’ambiente; anzi si prosegue a portare avanti scelte che emarginano i cittadini a favore dei
costruttori, allestendo momenti partecipativi che sono offensivi dell’intelligenza umana.
Metteremo in evidenza tali mancanze, allo scopo che possano essere accolte da chi governerà nei prossimi cinque anni questa città.

Come possono pensare, donne ed uomini con una propria autonoma intelligenza, a cadere nella trappola dell’unità ? e come possono pensare di convincerli senza aver fatto uno, due o tre passi indietro per ragionare su quel che poteva pure apparire utile e necessario prima?

Joshua Madalon

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