PERCEZIONE E REALTA’ a partire dall’uccisione del giovane carabiniere a Roma

PERCEZIONE E REALTA’ a partire dall’uccisione del giovane carabiniere a Roma

con un’introduzione personale

Preferisco passeggiare e incontrare gente, scrutare i volti, ascoltare storie piuttosto che…rimanere fermi sul bagnasciuga o nuotare nell’acqua alta. Quando ero ragazzo, a mare ci andavo per incontrare amici e ragazze, con i primi si facevano memorabili partite a calcio più simili a quelle della Pallagrossa per alcuni aspetti tecnici, la sabbia, ed in più di un caso gli ostacoli (scogli e bagnanti) e il leggero declivio del campo. Con le seconde si intrecciavano storie molto spesso unilaterali e rese impossibili da recondite promesse secretate nelle stesse famiglie. Nondimeno gli sguardi e gli ammiccamenti promettevano possibili trasgressioni.

Quando si torna a casa, non sempre, ora che l’età avanza ed occorre fare i conti con questa realtà, ci capita di rivederci negli sguardi e nei portamenti dei giovani. Tanto tempo è passato e le tecniche di comunicazione sempre più avanzate utilizzano altri codici, che ci escludono. Anche i luoghi si sono andati modificando e non li riconosciamo più. I canali di tramissione sono innumerevoli ed immensi e non si connettono tra di loro. La sensazione che noi abbiamo è che questo abbia drasticamente ridotto i rapporti umani non tanto e non solo tra generazioni diverse, come naturalmente accadeva quando ero giovane ma anche e soprattutto oggi tra le generazioni omologhe: ho detto ridotto e non annullato, in quanto il livello virtuale è diventato egemone e vincente e produce scarsi avanzamenti nelle conoscenze, troppo spesso costruite su basi percettive e non scientifiche. Si comunica ciò che si considera “atteso” per costruire certezze fasulle su situazioni di comodo che generano consensi. E’ il marketing della comunicazione.

Ora io scrivo su un mio Blog: ho un limitato gruppo di utenti Facebook che vi hanno aderito (il consueto “like”) spontaneamente o dietro un mio invito. Io, penso che loro lo sappiano, non scrivo attendendo il loro consenso. Utilizzando la semplicità espongo il mio pensiero.
In pratica esercito la mia interpretazione di cittadinanza attiva anche attraverso la narrazione e soprattutto la metanarrazione.

Questa mattina riflettevo sul caso del “carabiniere” ucciso a Roma. Un fatto tragico e doloroso. E’ accaduto però che questo omicidio sia stato immediatamente interpretato a livello percettivo come se fosse stato commesso da nordafricani violenti rappresentanti di alcune di quelle comunità che da alcuni anni – forse decenni – bussano alle porte della nostra terra. Ed è partito un fuoco di fila comunicativo che accentuava odio e cattiveria nei confronti di tutti loro.

Certamente molti di coloro che alimentavano quel rullo di tamburi erano ben felici di poter screditare in toto sia quelle comunità sia coloro che ne sostengono i diritti. Ci sono cascati alla grande, nel gioco della percezione, negata invece a piene mani nelle recenti campagne elettorali. Si alza il tono dello scontro nell’affermare appunto che l’insicurezza diffusa nelle città non sia collegata alla realtà, ma ad una sensazione epidermica, contraddicendo tuttavia i dati trionfalistici del Viminale che llo stesso tempo indicano un abbassamento dei reati.
Ed infatti è bastato poco per capire che non si trattava di nordafricani ma di rappresentanti di una comunità che gode la stima dell’opinione pubblica per il grado di civiltà e correttezza che esprime ma che tuttavia – come è normale – alcune volte non corrisponde alla realtà.

Joshua Madalon

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