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UNO e DUE

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UNO e DUE

1.

Cosa fare? Non ho intenzione di gareggiare con Lenin ma in ogni caso non possiamo evitare questa domanda rivolta a noi stessi. E, dunque, “cosa fare” e non solo “che fare?”, anche se la realtà con la quale stiamo confrontandoci – pur non essendo paragonabile tout court a quella dei primi anni del secolo scorso, è altrettanto foriera di oscuri presagi.
Occorrono ampie interlocuzioni nell’ambito della Sinistra. Ho dato la mia disponibilità personale ad interloquire con quella parte di Partito Democratico disponibile ad un profondo reale cambiamento rispetto alle fasi recenti renziane, che hanno evidenziato volontà centriste sempre più elitarie ed esclusive sempre meno attente ai reali bisogni delle parti più emarginate ed indebolite del Paese, che hanno subito l’attrazione della Destra populista e regressiva. E’ estremamente importante analizzare nel profondo i motivi per cui una larga parte di elettorato si orienta verso la Destra retrogada rappresentata da Matteo Salvini. Contemporaneamente tuttavia occorre agire mettendo in campo una progettualità di Sinistra che corrisponda alle loro richieste. C’è una sensazione, e forse più di “una sensazione”, che siano stati abbandonati per sopraggiunta incapacità di una leadership tesa a difendere i propri “fortini” come se fossero inespugnabili; ed è per questo che, oltre la incapacità, c’è una sottovalutazione dei problemi collegata ad una autosopravvalutazione.
Raccontare tutto questo, con l’esperienza personale, comporta la profonda amarezza di dover sottolineare il fatto che già dalla nascita del PD erano state evidenziate le contraddizioni che sono “scoppiate” in modo fragoroso all’avvento del renzismo. Questo Partito così come è “ora” non può funzionare come “difensore” dei più deboli; anche l’uscita di Renzi e di pochi altri non ne ha cambiato la fisionomia. Va rifondato. L’ho scritto nel corso della campagna elettorale delle amministrative pratesi e sono stato oltraggiato. Mi fa piacere però sentire in questi giorni voci che mi darebbero ragione. In questa direzione sono disponibile a contribuire “dall’esterno” ad avviare un nuovo viaggio.

2.

Ci sono forze politiche “di massa” come il PD (per capirsi sono quelle che raggiungono risultati a doppia cifra nei consensi “elettorali”) che non possono giustificarsi nè a livello locale nè a quello nazionale per tutto quello che accade: quasi sempre ne sono partecipi e complici non succubi. Ci sono d’altra parte forze politiche “testimoniali” come Potere al Popolo, LeU o Sinistra Italiana (per capirsi quelle che a stento superano il 3% quando va bene) che navigano nel sottobosco delle minoranze oppositive, assumendo il compito costituzionale di evidenziare i problemi facendoli emergere in tutta la loro gravità.
Ovviamente mi fermo nella parte “mancina” che è quella che mi interessa e coinvolge: troppe volte la forza di maggioranza, impegnata nelle sue navigazioni governative locali e nazionali non ascolta le “voci” e tira avanti perseguendo i suoi obiettivi che finiscono per emarginare le parti più deboli del Paese. Sarebbe opportuno trovare il tempo per fermarsi, anche solo per un piccolo spazio di tempo, e ragionare sui disastri che si compiono nel corpo sociale quando si va avanti senza osservare, senza ascoltare: e dire che con i “social” questa operazione è molto più semplice. Tutti i giorni, tutte le ore, ogni minuto ed ogni secondo sui principali “Social Network” il dibattito ferve ed il battito della vita procede. Chi è in grado di intercettarlo, ascoltarlo e interpretarlo ha gli strumenti per vincere. Troppe volte, però, si alzano steccati da parte di difensori di ufficio (le “mosche cocchiere” che tutto sanno) e si finisce per trascendere in modo poco utile.

O-vico-e-poesie-Di-Giacomo

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