C’è un “populismo” buono?

C’è un “populismo” buono?

La domanda non attende risposte rassicuranti. C’è chi potrebbe pensare che sia strumentalmente diretta per giustificare qualsiasi tentativo di “ascolto” da parte della Politica dei problemi generali e particolari della gente. C’è chi invece potrebbe immediatamente affermare che non esista una forma di “populismo” nell’ambito della Sinistra e che questa modalità politica appartiene in modo esclusivo alla Destra o al più a movimenti di nicchia “autoreferenziali”. In effetti la domanda contiene una risposta e serve dunque solo ad ottenere una risposta “positiva”, distinguendo in partenza un “populismo” collegato a chi intende far crescere il dissenso verso chi governa ed un “populismo” inteso come “presa in carico” delle urgenze e dei bisogni primari della parte più debole del Paese.
Comprendo che, come tanti altri –ismi, anche questa parola ha assunto un suono significante negativo; ma, come per altri –ismi, il giudizio sfavorevole è, a mio parere, profondamente ingiusto.
Non si può aspettare – in modo benevole e passivo – cosa sanno “fare” quelli della Destra. Bisogna “fare” quello che è compito della Sinistra. La Destra avanza proposte ma per realizzarle dovrebbe comprimere ulteriormente le potenzialità dei ceti medi. Basterebbe riflettere su come si amministra un semplice “bilancio familiare”, quello in cui entrano da duemila euro in più al mese, quelle famiglie che hanno perlomeno un membro che lavora o percepisce una somma mensile intorno ai 1500/2000 euro.
Tra “entrate” e “uscite” l’equilibrio deve essere mantenuto. E allora? Se per fare un piccolo investimento (una nuova auto, un elettrodomestico, una nuova cucina come “ambiente”) servono nuove “entrate” cosa si fa? Si reperiscono le risorse necessarie prima di intervenire nella spesa.
Nello Stato per reperire fondi si applicano nuovi balzelli oppure si attuano scelte restrittive verso coloro che evadono – o eludono – il fisco. E c’è molto poco da fare: anche nel recupero di somme ingenti dagli evasori parziali o totali il peso di tali interventi graverà sugli “onesti”. A meno che non si attui una riforma fiscale “totale”, che consenta al cittadino di avvalersi di detrazioni corpose al momento della dichiarazione annuale dei redditi. In pratica un cittadino dovrebbe poter scalare dal complesso delle tasse per intero la “cifra” in più che un qualsiasi artigiano, professionista o detentore di partita IVA che presta un servizio aggiunge alla sua parcella. L’evasione – o elusione – avviene solitamente in modo molto “riservato” ed è per questo motivo che è difficile colpirla. Diversamente nei luoghi pubblici l’assenza dello “scontrino” può essere verificata in modo molto diretto da qualsiasi cittadino e semmai segnalata. Ovviamente il cittadino contribuente non dovrebbe comunque mai essere “a credito” con lo Stato, accontentandosi di avere comunque svolto un ruolo attivo nel recupero.
Quanto ai nuovi balzelli bisogna stare allo stesso modo attenti. Uno tra i tanti “facili innamoramenti” del popolo italiano è quello che gira intorno al tema “plastic free”. Su questo tema, come su tanti altri, ho da sempre pensato che si è, come italiani, tremendamente in ritardo. Ne parlerò in un prossimo post.

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