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SONO NATO CON LA COSTITUZIONE ITALIANA – un mio intervento nei primi giorni del 2008 parte 3

SONO NATO CON LA COSTITUZIONE ITALIANA – un mio intervento nei primi giorni del 2008 parte 3

Nei primi giorni del 2008 festeggiando i sessanta anni della Costituzione italiana promulgata il 27 dicembre del 1947 fui invitato da un caro amico di Campi Bisenzio a tenere un intervento pubblico sulla nostra Carta. Quel che segue è il testo di quel mio contributo.

3.

Nel tempo in cui i nostri Padri costituenti si applicarono alla stesura della Costituzione non mancarono di certo i contrasti ma anche in essi si avvertiva fra i diversi avversari la consapevolezza della dialettica necessaria, per cui era sempre massima l’attenzione per tutti gli interventi per tutte le proposte per tutte le idee che venivano espresse.

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VITTORIO FOA in Cinquant’anni di Repubblica italiana pag. 45

“Ho molti ricordi. Il capo della Democrazia Cristiana era Alcide De Gasperi, quello del Partito Comunista era Palmiro Togliatti, il leader socialista era Pietro Nenni; poi c’erano un piccolo Partito d’Azione e un Partito Liberale, con tanti grossi nomi di un passato senza ritorno. Indubbiamente vi erano profondi contrasti, ma quando prendeva la parola De Gasperi, Togliatti lo ascoltava con attenzione e rispetto, e quando parlavano Togliatti oppure Nenni, la destra e il centro facevano silenzio.
Ricordo la drammatica seduta finale dell’Assemblea quando il giovane deputato La Pira chiese di scrivere nella Costituzione un richiamo a Dio, e il tono affettuoso e paterno con il quale Togliatti gli spiegò che la cosa era impossibile.”

Ovviamente non mancarono le differenziazioni. Dell’ Assemblea Costituente facevano parte, nel complesso dei 556 deputati, 207 afferenti alla DC, 115 al PS, 104 al PCI, 41 all’Unione Democratica Nazionale (liberali), 30 al Movimento dell’Uomo Qualunque, 23 al PRI, 16 al Blocco Nazionale della libertà, 7 al Partito d’Azione.
Sembrava, dunque, quasi logico che vi fossero delle differenziazioni, delle contrapposizioni. Ma sono sempre più convinto che in definitiva non si possa, non si debba parlare di “compromesso costituzionale”.

Vorrei a tale proposito utilizzare le parole di una persona a me molto cara, riportate da un suo intervento nello stesso libro di cui ho parlato prima.
Parlo del prof. Pietro Scoppola che ci ha lasciato pochi mesi orsono.

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PIETRO SCOPPOLA in Cinquant’anni di Repubblica italiana pag.136

Riferendosi in particolare all’art.3 Pietro Scoppola dice

“Se teniamo presenti le posizioni da cui partivano le diverse forze politiche presenti nell’Assemblea Costituente, ci rendiamo conto che l’opera compiuta dai costituenti ha avuto un grande rilievo culturale e politico; ci rendiamo conto che il cosiddetto “compromesso costituzionale” ha avuto un grande spessore.

Poi quasi con una sorta di correzione aggiunge

“Occorre liberarsi dalla versione riduttiva e negativa oggi ricorrente del “compromesso costituzionale” . Prima di ogni compromesso fra i partiti vi fu la coscienza ben viva nei costituenti – che si ritrova nei loro scritti e nei loro ricordi – di una grande responsabilità storica: quella di dar voce alla domanda che saliva dal Paese di una radicale rifondazione della convivenza dopo gli orrori della guerra. Occorreva una risposta che fosse all’altezza della vicenda epocale in cui l’Italia era stata coinvolta. Il fondamento vero della Costituzione, prima che nel compromesso fra i Partiti, è in questo suo stretto legame con la Storia.”

….3….

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