MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 1 (dopo il preambolo dello scorso 27gennaio)

MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005) la storia di E.T. Eugenio Tinti parte 1 (dopo il preambolo dello scorso 27 gennaio)

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Eugenio Tinti classe 1899, uno di quelli che a giusta ragione possiamo anche chiamare “ragazzo del 99”: infatti, benchè interessato da alcuni acciacchi dovuti all’età (102 anni compiuti), ogni mattina dalla sua abitazione in Viale Montegrappa continua ad andare, con la sua andatura lenta ma anche con la postura eretta che fa invidia a tanti giovani, alla Coop di Piazza San Marco per fare le sue spese con una sosta, poi, vero il ritorno, al bar “Europa” dove incontra i suoi amici, i cosidetti “senatori” ed, a volte, càpita che con loro si accendano animate discussioni di tipo politico (e non solo) che gli rammentano la prima gioventù.
Eugenio Tinti è un testimone importante e credibile dell’intero XX secolo, peraltro possiamo dire che ha conosciuto tre secoli: anche se a volte esprime il suo pensiero con qualche lieve difficoltà (e come se ne rammarica!) ne è consapevole ed ha una gran voglia di parlare, di sè, del suo tempo, della sua storia.
Eugenio Tinti è rimasto più o meno quello che era, “un ragazzo del ‘99”: di lui ci dicono, prima di incontrarlo, quelli che da più tempo lo conoscono, che sia caparbio e deciso, un vero e proprio “Leone”, segno zodiacale che gli appartiene in modo certamente appropriato. E’ un po’ anche per questo la disperazione (espressa con amoroso affetto) di chi gli sta più vicino, la figliola Marite (diminutivo di Maria Teresa) ed il genero Lohengrin; ma è ovvio che c’entra poco l’età, perché si tratta di una persona autosufficiente ed anche un pochino esuberante con un caratterino non proprio ammorbidito dal passare degli anni e dell’accumularsi delle esperienze.
E poi, lo abbiamo già scritto, è uomo difficile da convincere, difficile che cambi le sue idee, le sue certezze. Verrebbe da chiedersi quale sia il segreto di tanta vitalità: una cosa è certa, la passeggiata quotidiana ( ne è assolutamente convinto) gli serve a mantenere in forma la circolazione. Andò a piedi anche fino al Palazzo Comunale, rifiutando sdegnosamente l’auto blu messagli a disposizione (data l’età e l’occasione) dal Sindaco, anche quando, nell’agosto di due anni fa, fu festeggiato ufficialmente per il compimento dei cento anni. Poi, vedremo in seguito quali altri segreti vitali si nascondono in un uomo così.

Eugenio Tinti non ha avuto una vita facile: due guerre mondiali una delle quali, la prima, combattuta in modo diretto; una contrapposizione chiara e forte contro il Fascismo; una fede non sempre comoda da comunista (anche in una Regione rossa come la Toscana); un lavorofaticoso e poi, come è normale per chi raggiunge la sua età, qualche piccolo acciacco ed il venir meno di tanti amici e congiunti con la conseguente malinconica solitudine, contemperata però in lui dal suo carattere forte e risoluto, che gli permette di affrontare ancora le difficoltà normali della vita.

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quinta parte (Marzo 2012 – inizia il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quinta parte (Marzo 2012 – inizia il Congresso)

Come ho detto nei post precedenti fu una festa collettiva.
Inserimmo anche delle musiche, mentre i titoli e le parole che noi pronunciavamo apparivano su uno schermo: non eravamo certo in un palazzetto dello Sport, la stanza era quella del Circolo ARCI San Paolo in via Cilea, una stanza per un centinaio di persone, non tante di più, ma le tecnologie utilizzate erano state pensate in grande. E c’era un grande entusiasmo.
La canzone di apertura era dedicata alla città.

La mia città, senza pietà, la mia città
ma come è dolce certe sere
a volte no, senza pietà
mi chiude in una stanza
mi fa sentire solo
Una città, senza pietà, la mia città
non la conosco mai fino in fondo
troppi portoni, troppi cassetti
io non ti trovo mai
tu dimmi dove sei

Adesso dove si va, cosa si fa, dove si va
siamo sempre dentro a qualcosa
un’auto che va o dentro un tram
senza mai vedere il cielo
e respirando smog…

ma guarda là, che cazzo fa, ma pensa te
ma come guida quel deficiente
poi guarda qua, che ora e’ già
ma chi ti ha dato la patente
che ti scoppiasse un dente
a te….

siamo sempre di corsa
sempre in agitazione
anche te…
che anche se lecchi il gelato
hai lo sguardo incazzato

La mia città, senza pietà, la mia città
ma come è bella la mattina
quando si accende, quando si sveglia
e ricominciano i rumori
promette tante cose

Ma dimmi dove sarà, prima era qua
c’è un nero che chiede aiuto
dove sarà questa città
E’ sparita senza pietà
c’ha troppi muri la mia città

Ma guarda che civiltà la mia città
con mille sbarre alle finestre
guardie giurate, porte blindate
e un miliardo di antifurti
che stanno sempre a suonare

Perché…
c’è chi ha troppo di meno
e chi non si accontenta
e c’è…
chi si deve bucare
in un angolo di dolore
e c’è…
che c’è bisogno di tutto
c’è bisogno di un trucco

Senza pietà, la mia città
“Signora guardi che belle case
però a lei no, non gliela do
mi dispiace signora mia
è tutto uso foresteria”

La mia città, senza pietà, una città
ti dice che non è vero
che non c’è più la povertà
perché è tutta coperta
dalla pubblicità

C’è chi a lavorare
è obbligato a imbrogliare
e c’è…
chi per poterti fregare
ha imparato a studiare
E c’è…
che c’è bisogno di un trucco
c’è bisogno di tutto
e c’è…
bisogno di più amore
dentro a questa prigione.

Poi partiva la mia introduzione

INTROD:ne GIUSEPPE
Non dimenticheremo questa giornata! Eccoci qua! Un saluto speciale ai responsabili del Circolo ARCI San Paolo che ci ospita; un saluto agli amici e compagni che hanno voluto seguire questa nostra Festa; un saluto alle cittadine ed ai cittadini che verranno a curiosare; un saluto ai membri della Segreteria Provinciale che sono qui e che verranno; un saluto alla segretaria Ilaria Bugetti etc etc etc… Dopo il piacere del saluto aggiungeremo qualche nostra riflessione facendo ben presente che è il frutto di un confronto collettivo di un Gruppo che opera in modo ormai automatico da un paio di anni e che vuole mettere a disposizione il proprio metodo al Partito cui si riferisce. Abbiamo detto che siamo a disposizione per dare e non ci aspettiamo di ricevere ben nulla in cambio; saremmo felicissimi se questo nostro impegno verso un ulteriore rinnovamento del Partito ci consentisse a breve di riconquistare la guida della città.
Non dimenticheremo questa giornata!
“Nuovo” Un Circolo Nuovo per un Partito Nuovo

Anche nel 2005\2006 l’ aggettivo “nuovo” risuonava nelle nostre menti e se ne
precisava un doppio possibile senso a seconda della posizione prima o dopo la
parola “Partito”.
Erano gli anni in cui, sotto gli attacchi di Lega e Forza Italia, si parlava
di deriva populistica e demagogica e di “Antipolitica” montante.
Erano gli anni in cui le Sinistre ed una parte del Centro sperimentarono
percorsi nuovi come l’Ulivo e l’Unione e si avviò il processo per la
costituzione del nostro Partito.
A detta dei “molti” che si impegnarono a farlo nascere, la scelta era
necessaria ed improrogabile anche in virtù del “bipolarismo”.
Leggere le pagine di quei mesi ci provoca tenerezza e nostalgia. E sarebbe
molto utile, soprattutto (e non solo) ai “nativi”, andare a recuperarle
attraverso i diversi archivi cui il web ci consente di accedere.
Alcuni di noi che quel tempo lo hanno intensamente vissuto hanno proprio in
mano quei documenti e si sono posti alcune domande: era giusto proporre quel
percorso? Come è stato realizzato? È oggi urgente procedere se non altro ad una
verifica?

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quarta parte (verso il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – quarta parte (verso il Congresso)

Il nostro non fu un Congresso come se ne svolgono tanti altri. Di certo i grandi Congressi, quelli nazionali, hanno dei loro “riti” che possono anche essere “spettacolari”, se non altro “mastodontici” nella loro struttura anche teatrale (grandi raduni con i loro apparati istrionici in grandissimi spazi). “Noi” a San Paolo pensavamo ad una festa- E “festa” fu. Allestimmo anche un canovaccio con una sceneggiatura di ferro come per una documentazione mediatica. Qualcuno di noi in fondo era esperto per questi aspetti. Non ci sarebbe stato un relatore unico; un gruppo consistente di compagne e compagni avrebbe letto parti della Presentazione, facendole intervallare da variegate forme multimediali e testimonianze in video (videoclip, letture).
Era uno spettacolo in tutti i sensi. Quel che avremmo detto lo scrivemmo insieme e ci furono varie edizioni del testo fino a quella finale.
Avevamo in mente di costruire un Circolo nel quale “tutti” (cittadine e cittadini di San Paolo e non) avrebbero potuto partecipare “anche” alle scelte strategiche territoriali, a prescindere dall’iscrizione al PD: un vero e proprio Laboratorio Democratico aperto, una vera e propria “Palestra delle Idee”. Non credo che non ci fossero nel Paese altri esempi consimili, ma a Prato non ce n’erano. Il Partito Democratico già allora, prima della meteora renziana, era rinchiuso in se stesso, piegato a difesa dei fortini degli apparati veteropopolari democristiani e vetero diessini. Ci guardavano con curiosità e con timori. Con curiosità coloro che aspiravano al “nuovo”, con paura quelli che il “nuovo” lo aborrivano, pur professandosi a parole come rinnovatori.
Se qualcuno di quelli che ancora appartengono ai vecchi apparati o agiscono come loro cloni vogliono obiettare rispetto a quel che scrivo, alle critiche che continuo a rivolgere a quei metodi, riflettano un attimo prima, se ne hanno la capacità, in quale stato di degrado hanno portato il PD, senza lasciarsi prendere da entusiasmi acritici legati a presunte “vittorie” che non appartengono loro.
Nei prossimi giorni pubblicherò anche “ad uso” dei prossimi Congressi (in quel di San Paolo ne è annunciato uno a breve) il testo di quella nostra “performance”.
Posso sbagliarmi per una forma senile di auto-sciovinismo, ma quel che scrivevamo allora è “purtroppo” ancora attuale perché “non praticato” (e i risultati si vedono).

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

Quello che segue è il testo di alcune mie riflessioni che spero possano essere ancora utili per coloro che aspirano ad un reale rinnovamento della pratica e dei metodi della Politica.
Voglio sottolineare, e lo farò ancora nelle prossime occasioni, che “noi” credevamo in quel che dicevamo: non era “aria fritta” per attirare il consenso di persone sincere. E, forse, l’apparato “politico” se ne avvide e ci contrastò ulteriormente negli anni successivi. Di certo “noi” non facevamo sconti: ci hanno “illusi” – alcune compagne e compagni che aspiravano a conquistare posti di prestigio; ci siamo “illusi” ma poi ci siamo ritirati sdegnati da tali comportamenti opportunistici, che sono la vera piaga della Politica. Noi credevamo in quel che dicevamo. Non era “aria fritta”!

Perché un Circolo “nuovo”

Ce lo chiedono, ce lo siamo chiesto più volte anche noi! In fondo la voglia e la capacità di lottare, di fare gruppo, di proporre, discutere non ci mancava, non ci manca e dunque avremmo pur potuto operare come minoranza in crescita all’interno del Circolo territoriale che fino a pochi mesi fa – potremmo dire fino ad oggi – esisteva come unico punto di riferimento ufficiale del Partito Democratico: cioè Borgonuovo-San Paolo.
Il fatto è che noi – anche se con diverse sfumature – pensavamo e pensiamo ad un Partito Democratico “nuovo” ben diverso da quello che vediamo muoversi sul piano pratico (i valori, gli ideali, i contenuti sono punti di partenza base per ciascuno di noi) nella maggior parte delle realtà territoriali. A noi sembra che anche il nostro Partito fatto da italiane e italiani dimentichi troppo presto le ragioni vere che ci hanno condotto a costituire questa nuova formazione, aggregando – sulla stessa base di valori ed ideali – forze provenienti da esperienze diverse, in primo luogo quelle cattoliche democratiche e quelle della sinistra democratica e liberale, senza trascurare quelle afferenti al comunitarismo, all’ambientalismo ed al criticismo radicale democratico. Eppure non sono passati che cinque anni (non mi sembra un secolo!) da quell’ottobre del 2007 in cui si svolsero le elezioni dei membri dell’Assemblea Costituente e vorrei ricordare, accanto alle esperienze che tanti di noi possono vantare quel che aveva detto presentando al Congresso dei DS un anno prima Piero Fassino su cosa avrebbe dovuto essere il futuro Partito Democratico:

« Diamo vita al Partito Democratico non per un’esigenza dei DS o della Margherita o di un ceto politico. No. Il Partito Democratico è una necessità del Paese, serve all’Italia. Vogliamo dare vita ad un soggetto politico non moderato o centrista, bensì progressista, riformista e riformatore. Un partito che faccia incontrare i valori storici per cui la sinistra è nata e vive – libertà, democrazia, giustizia, uguaglianza, solidarietà, lavoro – con l’alfabeto del nuovo secolo: cittadinanza, diritti, laicità, innovazione, integrazione, merito, multi-culturalità, pari opportunità, sicurezza, sostenibilità, sopranazionalità. E per questo dovrà essere un partito del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della cittadinanza e dei diritti, dell’innovazione e del merito, del sapere e della conoscenza, della persona e della laicità, della democrazia e dell’autogoverno locale, dell’Europa e dell’integrazione sopranazionale, della pace e della sicurezza….”

Quella fase l’ho vissuta in primo piano per convinzione profonda ed un po’ in modo defilato per carattere personale: ho molti documenti che attestano la mia convinzione ed anche la certificazione che non molti fra i Dirigenti di allora ,che sono mescolati ora fra coloro che attendono il passaggio di eventuali cadaveri per riprendere vigore, erano convinti della necessità, a prescindere dal loro specifico collocamento, di andare verso l’imprescindibile rinnovamento della mentalità (o del personale – in alternativa) politica. Di certo potrei raccontare quei giorni, quelle settimane, quei mesi a dialogare con sordi; e forse prima o poi lo farò!
E’ assurdo, oggi, dopo quello sforzo sentirci dire che “tutti” i Partiti sono da rottamare, che “tutta” la Politica fa schifo, che siamo “vecchi”. Vi sono stati degli errori, dei pressappochismi e soprattutto si è davvero pensato molto a mantenere i propri vantaggi, piccolissimi piccoli o grandi che fossero, a scapito del necessario e doveroso preannunciato rinnovamento.
Soprattutto ed al di là di quel che si vuole e si deve proporre e fare penso al metodo. Ed è questo l’aspetto prioritario che abbiamo voluto introdurre in questo nostro Circolo.

J.M.

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MEDIATECA DELLA MEMORIA – un’ iniziativa della Circoscrizione Est del Comune di Prato nel maggio 2001 (LA GIORNATA DELLA MEMORIA FU ISTITUITA NEL NOVEMBRE DEL 2005)

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.

Così si legge su Wikipedia. Ma il recupero della “memoria” è stato uno degli obiettivi che, durante la mia permanenza amministrativa nella Circoscrizione Est come Presidente della Commissione Scuola e Cultura, insieme ad altri componenti come la Presidente Fulvia Bendotti ed il segretario amministraivo della Circoscrizione, Gianfranco Ravenni, ci ponemmo.

Non intendo accreditarmi come anticipatore, essendo ben consapevole che tante altre iniziative consimili si attuavano sia nella sfera pubblica che in quella privata.

Fummo stimolati e fortunati, in quanto – all’interno di un percorso programmato dall’Amministrazione che festeggiava le cittadine ed i cittadini che compivano 100 anni – incontrammo Eugenio Tinti.
A lui nel maggio 2001 dedicammo il primo opuscolo della “Mediateca della Memoria”. Il titolo ha un riferimento fantasy “E.T. (Eugenio Tinti)” – il sottotitolo indica la particolarità del contesto, “Tre secoli”.
A pagina 25 c’è una mia postfazione.

“La Circoscrizione Est del Comune di Prato, sin dall’inizio di questa legislatura (1999-2004) ha inserito nel suo Programma un impegno specifico di recupero della memoria collettiva attraverso la ricerca diretta sul territorio con il coinvolgimento della nostra gente. Questo Progetto porta il titolo di “Mediateca della Memoria” ed ha lo scopo attraverso tutta una serie di interventi (raccolta materiali, raccolta testimonianze, riprese in video e registrazioni audio, lavori svolti dalle istituzioni scolastiche con i giovani) di ordinare questi materiali e metterli a disposizione di quanti li vogliano studiare. La Circoscrizione poi con i mezzi e le risorse che riuscirà a convogliare su questo Progetto produrrà in proprio delle elaborazioni, come questa piccola e limitata monografia su Eugenio Tinti, che peraltro ringraziamo per questa collaborazione prestataci.”

A precisare il senso dell’iniziativa della Circoscrizione ecco le parole della Prefazione scritta dalla prof.ssa Fulvia Bendotti, presidente della Circoscrizione Est dal 1996.

“Càpita sempre più spesso ascoltare personaggi di grande prestigio (studiosi, politici, scrittori, uomini genericamente di cultura) formulare delle affermazioni sul secolo che si è appena concluso che tendono a rivalutare alcuni movimenti a scapito di altri, senza nessun apparente tipo di approfondimento analitico. Noi non intendiamo in questa sede supplire a questa carenza; vogliamo invece avviare una riflessione più profonda su alcuni aspetti del secolo scorso che, basandosi su documenti e testimonianze, chiarisca il più possibile le questioni. Sembra quasi, negli ultimi anni, che si vogliano dimenticare le ragioni diverse che nel Novecento hanno visto nascere e poi morire alcune ideologie di tipo totalitario per creare poi nella confusione generale una corte fumogena che offuschi la “memoria collettiva”: La Circoscrizione Est, nell’attuare il programma di questa legislatura, avvia dunque quella che ha chiamato “MEDIATECA della Memoria”: la raccolta di materiali più vari (lettere, fotografie, testimonianze, diari, nastri magnetici in audio e in video, ecc…) che supportino poi un lavoro di rielaborazione critica che, tenendo conto delle diverse idee e posizioni, contribuisca a mantenere la memoria sul secolo scorso. Queste riflessioni, frutto degli incontri con un nostro concittadino, Eugenio Tinti, costituiscono dunque il primo elemento di questa “Mediateca”.

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OGGI SI VOTA in Emilia Romagna (anche in Calabria!) – nell’occasione recupero un mio post relativo alle Europee del 2014 che precedettero quelle Regionali di qualche mese (maggio – novembre): c’erano già allora segnali di (in)sofferenza

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OGGI SI VOTA in Emilia Romagna (anche in Calabria!) – nell’occasione recupero un mio post relativo alle Europee del 2014 che precedettero quelle Regionali di qualche mese (maggio – novembre): c’erano già allora segnali di (in)sofferenza

Fresco di nomina come Segretario del PD (dicembre 2013) e come Presidente del Consiglio (febbraio 2014) Matteo Renzi esultò per il risultato alle Europee (25 giugno 2014) e si montò la testa: spesso è accaduto (ma la conoscenza della Storia evidentemente non è il suo punto “forte”!) che grandi successi improvvisi annuncino altrettanto improvvisi sfracelli. In Emilia Romagna, terra “rossa”, la partecipazione alle elezioni Regionali di novembre (dopo il grande boom del 40 e più per cento del risultato alle Europee, dove – per la cronaca – era andato a votare il 58,7%) rappresentò un segnale importante di riflusso con il 37,71% di partecipanti alle elezioni regionali in Emilia Romagna. Bonaccini vinse ed il commento di Renzi sulla bassa affluenza fu irridente, sprezzante, nel suo stile bullesco “Si tratta di un elemento secondario”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/23/regionali-urne-deserte-in-emilia-romagna-calabria-meno-40-degli-aventi-diritto/1229156/

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In quell’occasione scrivevo:

Si festeggi pure! perché il risultato è di quelli a tutti gli effetti “storico”, “e-po-ca-le”. Eppure è lo stesso Premier, che nella Conferenza Stampa di lunedì 26, qualche ora dopo il “brindisi” collettivo dello staff di via del Nazareno, si appresta a smorzare con politica eleganza i toni fino a quel momento trionfalistici. “Nulla da festeggiare” ma grandi responsabilità da assumere. Sono pienamente d’accordo. In effetti è Renzi che si accorge che il 40 % dei consensi, pur se limitati da una percentuale di votanti più bassa, sono fin troppi da potersi adeguatamente gestire. E’ come se si fosse accorto di un’anomalia davvero unica e rivoluzionaria secondo la quale in Italia per la prima volta ci si trovi di fronte ad un elettorato che è per più della metà di Centrosinistra. Ma come può essere accaduto tutto questo? Non parlo solo come chi non ha condiviso il percorso di Renzi men che mai negli ultimi tempi, non parlo come chi – ciecamente – non vuole riconoscere il bel risultato ed il grande merito del lavoro collettivo (il Partito) ed individual\collettivo (i tantissimi candidati ed i loro sostenitori-militanti): vorrei che mi si riconoscesse un ruolo di super-partes anche se in modo temporaneo. Di certo sta ancora funzionando il consenso “bipartisan” per il Renzi che ha avanzato molte promesse e ne ha mantenute ben poche, ma fra queste molto forte è quella degli “80 euro” anche se distribuiti in modo parziale. In ogni caso va riconosciuto che anche questa è una promessa che ne annuncia – a livello di sensazione – altre che potrebbero contribuire ad aprire “varchi” positivi a chi cerca lavoro o a chi lo ha perso (in entrambi i casi non sono destinatari del “bonus”): funzionano ancora – anche perché formulati da un “homo novus” gli annunci e le promesse di “giustizia sociale” e di “risparmi (“spending review”) costruiti intorno al funzionamento del settore pubblico. L’elettore dunque sta firmando alcune cambiali in bianco, per ora: ma ritornerà a votare PD? Beh, dipende! Dipende da quel che d’ora in poi riuscirà a fare il Governo che, dopo l’ubriacatura delle Europee, dovrà tornare a contemperare posizioni di Sinistra con quelle di Centro e quelle di Destra che non sono cambiate di colpo e che non cambieranno, a meno che Alfano ed il composito raggruppamento di Centro non vogliano suicidarsi del tutto, visti i risultati. Forse, e sembrerà davvero strano quel che dico, il futuro è nelle mani non del PD di Renzi ma nel Movimento 5 stelle (non di Grillo e Casaleggio ma dei suoi “freschi” militanti). Infatti se dietro di esso non continuerà a muoversi il Beppe Grillo vestito da “sfasciacarrozze” (non dimentichiamo – spesso i politologi in buona o cattiva fede non lo dicono – che il lavoro del leader del Movimento è quello di “comico” ed in ogni caso di “interprete” – avete visto che “agnellino” contrito era il giorno dopo le elezioni?) e il Casaleggio, che muove le fila dietro le quinte, si facesse – o fosse fatto – da parte, forse si capirebbe che in Italia c’è in tutta evidenza un deficit di Sinistra e che sarebbe necessario costruire una Rete che non conti solo sul web, che non si appiattisca su quello; che sarebbe altresì necessario costruire dei “luoghi” per organizzare il dialogo ed in ogni caso sarebbe importante “partecipare” al confronto dialettico su tutti i territori anche a muso duro ma con cognizione di causa come tante volte ma sporadicamente hanno dimostrato di saper fare i cosiddetti “grillini”, alzando i toni dello scontro politico. Ecco, se si facesse strada questa consapevolezza, forse il PD e Renzi avrebbe maggiori difficoltà a sentirsi “sereni” ed a festeggiare. In pratica il 42 % dei consensi è fatto in gran parte di un elettorato storico mal disposto anche se con tanti mal di pancia a rimettere in discussione la sua “fede”, un elettorato che ha mugugnato e minacciato sfracelli ma che poi ha accolto come il male minore l’ascesa di Renzi, l’unico in grado (un nuovo “unto del Signore”), dicono, di sconfiggere Berlusconi ( a dire il vero sia nel 2013 che oggi a battere Berlusconi ci hanno pensato gli elettori di Grillo; il punteggio in modalità calcistica sarebbe di 2 a 1 a favore del M5S); un’altra parte di quel 42 % è fatto di gente e del suo elettorato personale che si è imbarcata sul battello di Renzi fiutando la buona occasione ed è semmai tutt’altro che di Sinistra. Dunque è un 42 % fluttuante che difficilmente tornerà interamente a votare PD, se i conti personali non torneranno. E questo anche Renzi lo ha capito: ecco perché più che festeggiare dovrà stare attento a meditare.

Giuseppe Maddaluno

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Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – seconda parte (dopo il Preambolo)

Un Blog ha un senso sia quando chi lo conduce esprime le sue caratteristiche, produce testi originali narrativi o pre-narrativi o ancora metanarrativi, sia quando ci si inoltra in riflessioni sociopolitiche legate al tempo che si vive sia quando ci si affida alle onde della memoria soprattutto quella locale e personale, intendendo riferirsi ad esperienze vissute nel corso degli anni, allo scopo di non ridurle nel grande buglione dell’oblio.

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La vicenda “San Paolo” porta il segno di tali scontri e divisioni. Non fu per niente facile avviare il procedimento per la nascita del nuovo Circolo, anche per il fatto che la stragrande maggioranza, la totalità assoluta dei proponenti aveva sostenuto convintamente Massimo Carlesi, candidato “popolare” alla carica di Sindaco nelle Primarie del Partito Democratico, mentre sul territorio agiva un altro Circolo PD che aveva sostenuto il candidato dell’apparato, Paolo Abati. Noi dunque eravamo stati “eretici” e lo rimanevamo anche dopo la sconfitta del 2009, forse anche a noi addebitata in quota parte, minima. Si assisteva ad un’anomalia, che oggi sono portato a considerare “congenita” (anche in questo tempo, come allora dopo una sonora sconfessione dell’apparato, dopo la vittoria “popolare” nelle Primarie aperte ad elettrici ed elettori non solo iscritte/i, della nuova linea Zingaretti, la Segreteria “renziana” ha voluto mantenere una maggioranza illegittima), con la Segreteria sonoramente sconfitta che tuttavia non si schiodava da via Carbonaia. Chiaramente chi decideva non era favorevole alla nostra richiesta.
Trascorsero alcuni mesi durante i quali l’apparato fece melina, frapponendo ostacoli inimmaginabili in un consesso democratico.
Nel 2010 ci fu però un Congresso e noi di via Cilea sostenemmo in maggioranza Ilaria Bugetti preferendola al candidato che aveva i favori del gruppo più forte, Stefano Ciuoffo. Anche in questo caso la nostra candidata prevalse e divenne Segretaria provinciale.
Il percorso per il nostro riconoscimento fu facilitato anche se le difficoltà non furono poche. A fine aprile del 2011 potemmo così annunciare in un Comunicato stampa l’avvio del procedimento fondativo del nuovo Circolo.

COMUNICATO STAMPA

PRATO 04.05.2011 (c.b.) Un nuovo circolo del Partito democratico a San Paolo: tutti d’accordo per l’avvio del percorso costituente. La decisione è stata presentata ieri dalla Segreteria Provinciale del PD al coordinamento del circolo Borgonuovo-San Paolo, ed è stata messa a punto una road-map finalizzata alla nascita del nuovo Circolo.
Si tratterà di un “percorso costituente” che vuole essere nelle intenzioni dei proponenti del nuovo Circolo “un vero valore aggiunto nel quartiere, capace anche di coprire una più vasta area territoriale e di lavorare anche al recupero di iscritti oltre a nuove adesioni al Partito in tutto il territorio”.
Per l’apertura del nuovo circolo di San Paolo in via Cilea presso il Circolo ARCI, i “promotori” in questa fase costituiranno un Coordinamento pro-tempore nominando un responsabile (portavoce).
La fase transitoria sarà chiusa in ottobre con il voto formale dell’Assemblea provinciale del Pd. Da quel momento in poi sarà attiva una nuova suddivisione territoriale sulla quale incidere con la propria attività politica in netta autonomia dei due Circoli.

«Sono molto soddisfatta per l’accordo raggiunto – commenta la segretaria provinciale Ilaria Bugetti – perché si sono messe le basi per crescere ed allargarsi, non per dividere l’esistente. Sono sicura che i promotori faranno un buon lavoro, in uno spirito di collaborazione con il circolo esistente e, per quanto mi sarà possibile, darò il mio contributo al successo dell’iniziativa, che significa nuovo circolo ma anche consolidamento di quello di Borgonuovo».

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PREAMBOLO – Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato

PREAMBOLO – Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato

Circolo

Un Blog ha un senso sia quando chi lo conduce esprime le sue caratteristiche, produce testi originali narrativi o pre-narrativi o ancora metanarrativi, sia quando ci si inoltra in riflessioni sociopolitiche legate al tempo che si vive sia quando ci si affida alle onde della memoria soprattutto quella locale e personale, intendendo riferirsi ad esperienze vissute nel corso degli anni, allo scopo di non ridurle nel grande buglione dell’oblio.

Verso la fine del primo decennio del XXI secolo Prato visse l’esperienza della vittoria del Centrodestra alle amministrative del 2009. Fu un evento traumatico anche annunciato ma fortemente temuto. Quella “storia” meriterebbe un approfondimento serio da parte degli storici; lo dico in modo convinto, perché quella sconfitta era il segnale di quanto fosse stata complessa e travagliata la gestazione della nuova formazione politica del Partito Democratico.

Quella esperienza fu traumatica ed ha lasciato il segno in tutto il Paese fino ad oggi.

In questi giorni si parla di “scioglimento” e di “rifondazione”. Su questo dirò quel che penso in un prossimo post.
Oggi intendo invece avviare a riprodurre alcuni documenti che mi riguardano in modo più o meno diretto.

Sono stato per alcun anni, quindici per la precisione (cinque in Consiglio comunale e dieci in Circoscrizione Est, dal 1994 al 2009), ad occuparmi di Scuola e Cultura. Nel 2007 ho partecipato in modo diretto alla fondazione del PD sostenendo la candidatura di Rosy Bindi. Nel 2008, consapevole della conclusione della mia esperienza amministrativa (come tante e tanti, ho svolto un lavoro diverso da quello prettamente ed esclusivamente politico, la qual cosa mi ha consentito di essere “libero” nell’espressione del mio pensiero) ho fondato insieme ad altre compagne (menziono in modo particolare Tina Santini) e altri compagni un’Associazione politico culturale, “Dicearchia 2008″.

Nel 2009, nel mentre si andava concludendo il mio impegno amministrativo nella Circoscrizione Est, cominciai a dedicarmi alla riapertura di un Circolo PD presso il Circolo ARCI San Paolo di via Cilea. E’ importante far sapere a chi con conosce il territorio di Prato che San Paolo è situato nella parte Ovest della città, mentre la mia attività politico amministrativa si era svolta nella parte Est.
Nel 2009 tra l’altro erano accaduti eventi strani, segnali davvero preoccupanti di frattura tra la volontà dell’apparato partitico e quella dei potenziali elettori nella scelta del candidato Sindaco. C’era stato un forte scontro, un dibattito acceso, ben sopra le normali righe, alla fine del quale il candidato “ufficiale” del Partito era stato sconfitto sonoramente in elezioni Primarie.
Queste fratture avevano prodotto un vero e proprio disastro dal quale il Partito, complice poi l’avvento della meteora renziana, non si è più risollevato.

Prato-2009

Nel prossimo post continuerò questo preambolo ed aggiungerò alcuni documenti

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PAROLE : DISUGUAGLIANZE

PAROLE : DISUGUAGLIANZE di J.M.

Non può essere considerato un vezzo, nè tanto meno una modalità ipocrita da parte della Sinistra, quella con la “S” maiuscola non quella snob che tanto spesso si mette in mostra e finisce prima o poi per cadere in contraddizione. Mi riferisco alle argomentazioni umanitarie, “umanistiche”, che spingono a sentirsi tutti “uguali”, a lavorare per abbattere le disuguaglianze sempre crescenti; temi che vengono discussi nei consessi partitici e sindacali ma che poi rimangono lì e finiscono per aggravare piuttosto che portare a soluzione la realtà economica delle classi più deboli. Ma, lo ripeto, affinché queste mie parole non appaiano altro “esercizio retorico”, non credo sia un vezzo o un puro lavacro delle coscienze la volontà di discutere; in realtà poi ci si ferma di fronte a muri insormontabili che spingono alla rinuncia nel procedere. Era già enormemente difficile affrontare le disuguaglianze nella metà del secolo scorso, quando ero ragazzo e l’economia si muoveva in ambiti poco più che nazionali; lo è oggi in modo drammatico di fronte ad un’economia globalizzata, fluida, liquida, sfuggente, oleosa. Tornare indietro è assolutamente improponibile; d’altra parte non dipende dalla volontà né individuale né collettiva politica e tutto potrebbe per qualche anno accadere all’interno di uno sconvolgimento apocalittico catastrofico che nessuno, proprio nessuno a partire dai più deboli, ha mai pensato di innescare.
A parte questi ultimi ragionamenti ipocondriaci di un ultrasettantenne mi piace ricordare l’impegno di Fabrizio Barca
Andate su questo sito sbilanciamoci.info o copiate questo link

http://sbilanciamoci.info/abbattere-le-diseguaglianze-la-ricetta-di-barca/

Il sito ha un sottotitolo che è

L’economia com’è e come può essere
Per un’Italia capace di futuro

Ci trovate un’articolo

Diseguaglianze, la ricetta di Barca
Rachele Gonnelli

Fabrizio Barca ha trattato da anni questi temi, partendo dalla sua esperienza di Ministro al tempo del Ministero per la coesione territoriale nel Governo Monti. Ha continuato a farlo con un Progetto di cui ho trattato in altri post.
Qui di seguito

“Ecco la triplice disuguaglianza che l’Europa deve combattere”

per il Research Magazine della LUISS (LUISS Open)

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https://open.luiss.it/2017/12/01/ecco-la-triplice-disuguaglianza-che-leuropa-deve-combattere-appunti-di-fabrizio-barca-per-una-nuova-politica-di-coesione/

Segnalo anche un’intervista al quotidiano “Avvenire” del 15 dicembre 2019 dal titolo “Aggredire le disuguaglianze”.

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Pur tuttavia in realtà periferiche come possono essere quelle in cui noi viviamo (Prato, ad esser precisi) abbiamo la possibilità – non dico il dovere, ma l’occasione – per poter dare dei segnali in controtendenza. E invece càpita proprio il contrario: nella corsa a mantenere posti di leadership – che sono, lo ricordo agli smemorati a-storici, provvisori e traballanti – si rischia di innalzare altri poderosi muri ed aumentare la distanza tra indigenti e garantiti. Ne abbiamo avuto la prova nella recente contesa tra l’Amministrazione comunale insieme al principale Sindacato confederale contro l’organizzazione sindacale di base Si Cobas. Anche su questo ho detto quel che pensavo: in un tempo come questo, che ci è dato di vivere, le divisioni nuocciono proprio ai più deboli. Tra gruppi, istituzioni, organizzazioni varie devono essere proprio le più forti e sensibili, sensibili e forti concordemente, a fare passi in avanti di apertura. I più deboli non possono essere ulteriormente mortificati, umiliati; devono essere sorretti – cristianamente e laicamente – ed aiutati a sollevarsi.

….a seguire: Rifondazione…..

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Parole

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Parole

“Collera” nell’uso in italiano la parola significa espressamente “rabbia”, quasi sempre violenta (“durante la manifestazione è scoppiata la collera dei giovani” oppure “in un impeto di collera ha aggredito…”). Nel dialetto napoletano invece il termine si ammorbidisce arrivando a significare “dispiacere” (‘A papà nun me fa piglià collera” dice il padre al bimbo che trasgredisce, oppure “M’’e fatto piglià collera” se il comportamento sgradito è avvenuto), ed è soprattutto un modo tenero di rapportarsi con l’interlocutore, sia esso un parente o un amico caro che ha commesso, o sta per commettere un atto che potrebbe dispiacere. Ben diverso è il senso di “raggia” (vera e propria traduzione in dialetto partenopeo dall’italiano “rabbia”): “Nun me fà arraggià” (Non farmi arrabbiare) espresso con severità e prossemica violenta, più o meno aggressiva, a seconda delle occasioni. Il termine, deriva da “rage” (francese) ed è stato evidentemente acquisito nel corso di tutte le dominazioni in larga parte del Meridione. Oltre che a Napoli

anche in Sicilia

sciopero e manifestazione

– il significato dei due termini non può essere confuse. Invece l’altro giorno, discutendo sulla “manifestazione” a sostegno degli operai della “Superlativa” di Prato e delle multe comminate ad alcuni di loro e a due studentesse fiorentine per aver partecipato ad uno sciopero il 16 ottobre scorso, una persona avveduta e riflessiva su Facebook ha confuso i due termini. La “manifestazione” di cui si parla è quella dello scorso 18 gennaio. Oltre ai danni subiti dagli operai e dalle due ragazze si protestava per richiedere il ritiro dei “decreti Sicurezza” del Governo gialloverde.

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Il commento, che però non ritrovo più, confondeva i termini: ai manifestanti il Sindaco di Prato lanciava accuse, rilevando che il corteo aveva interferito con lo “shopping” del fine settimana delle famiglie. Il post criticava i partecipanti adducendo che uno “sciopero” va fatto “contro” chi non ha rispettato le “regole del lavoro” (gli operai non vengono pagati da mesi) e non “contro” la gente comune che ha tutto il diritto di vivere in tranquillità la propria esistenza anche nel week end. In realtà non si trattava di uno “sciopero” ma di una “manifestazione” che sono due termini ben distinti. Nello “sciopero” ci si astiene per un periodo più o meno lungo dal lavoro e di solito si fanno i “picchetti” davanti alla sede della ditta; nella “manifestazione” invece ci si muove per un percorso prestabilito, anche cercando di avere consensi popolari, perché non anche da parte delle “famiglie”. A Prato il 18 gennaio è accaduto poi che la manifestazione si sia mossa deviando dal percorso, e questa è un’altra storia. Nei giorni precedenti il principale Sindacato confederale aveva criticato la manifestazione e lo stesso primo cittadino era aveva attaccato in modo abbastanza sopra le righe gli organizzatori. Appare curiosa la debolezza mostrata dalle forze dell’ordine nel consentire in “spazi davvero ristretti” – e quindi facilmente controllabili – il passaggio dei manifestanti verso la Piazza del Comune. Non dico altro, se non che condividere la posizione espressa da parte di alcune consigliere di maggioranza PD, a favore delle motivazioni degli operai e contro i “decreti Salvini”.

Joshua Madalon

….a seguire “Diseguaglianze”…….

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