OGGI SI VOTA in Emilia Romagna (anche in Calabria!) – nell’occasione recupero un mio post relativo alle Europee del 2014 che precedettero quelle Regionali di qualche mese (maggio – novembre): c’erano già allora segnali di (in)sofferenza

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OGGI SI VOTA in Emilia Romagna (anche in Calabria!) – nell’occasione recupero un mio post relativo alle Europee del 2014 che precedettero quelle Regionali di qualche mese (maggio – novembre): c’erano già allora segnali di (in)sofferenza

Fresco di nomina come Segretario del PD (dicembre 2013) e come Presidente del Consiglio (febbraio 2014) Matteo Renzi esultò per il risultato alle Europee (25 giugno 2014) e si montò la testa: spesso è accaduto (ma la conoscenza della Storia evidentemente non è il suo punto “forte”!) che grandi successi improvvisi annuncino altrettanto improvvisi sfracelli. In Emilia Romagna, terra “rossa”, la partecipazione alle elezioni Regionali di novembre (dopo il grande boom del 40 e più per cento del risultato alle Europee, dove – per la cronaca – era andato a votare il 58,7%) rappresentò un segnale importante di riflusso con il 37,71% di partecipanti alle elezioni regionali in Emilia Romagna. Bonaccini vinse ed il commento di Renzi sulla bassa affluenza fu irridente, sprezzante, nel suo stile bullesco “Si tratta di un elemento secondario”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/23/regionali-urne-deserte-in-emilia-romagna-calabria-meno-40-degli-aventi-diritto/1229156/

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In quell’occasione scrivevo:

Si festeggi pure! perché il risultato è di quelli a tutti gli effetti “storico”, “e-po-ca-le”. Eppure è lo stesso Premier, che nella Conferenza Stampa di lunedì 26, qualche ora dopo il “brindisi” collettivo dello staff di via del Nazareno, si appresta a smorzare con politica eleganza i toni fino a quel momento trionfalistici. “Nulla da festeggiare” ma grandi responsabilità da assumere. Sono pienamente d’accordo. In effetti è Renzi che si accorge che il 40 % dei consensi, pur se limitati da una percentuale di votanti più bassa, sono fin troppi da potersi adeguatamente gestire. E’ come se si fosse accorto di un’anomalia davvero unica e rivoluzionaria secondo la quale in Italia per la prima volta ci si trovi di fronte ad un elettorato che è per più della metà di Centrosinistra. Ma come può essere accaduto tutto questo? Non parlo solo come chi non ha condiviso il percorso di Renzi men che mai negli ultimi tempi, non parlo come chi – ciecamente – non vuole riconoscere il bel risultato ed il grande merito del lavoro collettivo (il Partito) ed individual\collettivo (i tantissimi candidati ed i loro sostenitori-militanti): vorrei che mi si riconoscesse un ruolo di super-partes anche se in modo temporaneo. Di certo sta ancora funzionando il consenso “bipartisan” per il Renzi che ha avanzato molte promesse e ne ha mantenute ben poche, ma fra queste molto forte è quella degli “80 euro” anche se distribuiti in modo parziale. In ogni caso va riconosciuto che anche questa è una promessa che ne annuncia – a livello di sensazione – altre che potrebbero contribuire ad aprire “varchi” positivi a chi cerca lavoro o a chi lo ha perso (in entrambi i casi non sono destinatari del “bonus”): funzionano ancora – anche perché formulati da un “homo novus” gli annunci e le promesse di “giustizia sociale” e di “risparmi (“spending review”) costruiti intorno al funzionamento del settore pubblico. L’elettore dunque sta firmando alcune cambiali in bianco, per ora: ma ritornerà a votare PD? Beh, dipende! Dipende da quel che d’ora in poi riuscirà a fare il Governo che, dopo l’ubriacatura delle Europee, dovrà tornare a contemperare posizioni di Sinistra con quelle di Centro e quelle di Destra che non sono cambiate di colpo e che non cambieranno, a meno che Alfano ed il composito raggruppamento di Centro non vogliano suicidarsi del tutto, visti i risultati. Forse, e sembrerà davvero strano quel che dico, il futuro è nelle mani non del PD di Renzi ma nel Movimento 5 stelle (non di Grillo e Casaleggio ma dei suoi “freschi” militanti). Infatti se dietro di esso non continuerà a muoversi il Beppe Grillo vestito da “sfasciacarrozze” (non dimentichiamo – spesso i politologi in buona o cattiva fede non lo dicono – che il lavoro del leader del Movimento è quello di “comico” ed in ogni caso di “interprete” – avete visto che “agnellino” contrito era il giorno dopo le elezioni?) e il Casaleggio, che muove le fila dietro le quinte, si facesse – o fosse fatto – da parte, forse si capirebbe che in Italia c’è in tutta evidenza un deficit di Sinistra e che sarebbe necessario costruire una Rete che non conti solo sul web, che non si appiattisca su quello; che sarebbe altresì necessario costruire dei “luoghi” per organizzare il dialogo ed in ogni caso sarebbe importante “partecipare” al confronto dialettico su tutti i territori anche a muso duro ma con cognizione di causa come tante volte ma sporadicamente hanno dimostrato di saper fare i cosiddetti “grillini”, alzando i toni dello scontro politico. Ecco, se si facesse strada questa consapevolezza, forse il PD e Renzi avrebbe maggiori difficoltà a sentirsi “sereni” ed a festeggiare. In pratica il 42 % dei consensi è fatto in gran parte di un elettorato storico mal disposto anche se con tanti mal di pancia a rimettere in discussione la sua “fede”, un elettorato che ha mugugnato e minacciato sfracelli ma che poi ha accolto come il male minore l’ascesa di Renzi, l’unico in grado (un nuovo “unto del Signore”), dicono, di sconfiggere Berlusconi ( a dire il vero sia nel 2013 che oggi a battere Berlusconi ci hanno pensato gli elettori di Grillo; il punteggio in modalità calcistica sarebbe di 2 a 1 a favore del M5S); un’altra parte di quel 42 % è fatto di gente e del suo elettorato personale che si è imbarcata sul battello di Renzi fiutando la buona occasione ed è semmai tutt’altro che di Sinistra. Dunque è un 42 % fluttuante che difficilmente tornerà interamente a votare PD, se i conti personali non torneranno. E questo anche Renzi lo ha capito: ecco perché più che festeggiare dovrà stare attento a meditare.

Giuseppe Maddaluno

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