Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

PD San Paolo

Alcuni documenti sulla “storia” del Circolo PD Sezione Nuova San Paolo di via Cilea nella città di Prato – terza parte (verso il Congresso)

Quello che segue è il testo di alcune mie riflessioni che spero possano essere ancora utili per coloro che aspirano ad un reale rinnovamento della pratica e dei metodi della Politica.
Voglio sottolineare, e lo farò ancora nelle prossime occasioni, che “noi” credevamo in quel che dicevamo: non era “aria fritta” per attirare il consenso di persone sincere. E, forse, l’apparato “politico” se ne avvide e ci contrastò ulteriormente negli anni successivi. Di certo “noi” non facevamo sconti: ci hanno “illusi” – alcune compagne e compagni che aspiravano a conquistare posti di prestigio; ci siamo “illusi” ma poi ci siamo ritirati sdegnati da tali comportamenti opportunistici, che sono la vera piaga della Politica. Noi credevamo in quel che dicevamo. Non era “aria fritta”!

Perché un Circolo “nuovo”

Ce lo chiedono, ce lo siamo chiesto più volte anche noi! In fondo la voglia e la capacità di lottare, di fare gruppo, di proporre, discutere non ci mancava, non ci manca e dunque avremmo pur potuto operare come minoranza in crescita all’interno del Circolo territoriale che fino a pochi mesi fa – potremmo dire fino ad oggi – esisteva come unico punto di riferimento ufficiale del Partito Democratico: cioè Borgonuovo-San Paolo.
Il fatto è che noi – anche se con diverse sfumature – pensavamo e pensiamo ad un Partito Democratico “nuovo” ben diverso da quello che vediamo muoversi sul piano pratico (i valori, gli ideali, i contenuti sono punti di partenza base per ciascuno di noi) nella maggior parte delle realtà territoriali. A noi sembra che anche il nostro Partito fatto da italiane e italiani dimentichi troppo presto le ragioni vere che ci hanno condotto a costituire questa nuova formazione, aggregando – sulla stessa base di valori ed ideali – forze provenienti da esperienze diverse, in primo luogo quelle cattoliche democratiche e quelle della sinistra democratica e liberale, senza trascurare quelle afferenti al comunitarismo, all’ambientalismo ed al criticismo radicale democratico. Eppure non sono passati che cinque anni (non mi sembra un secolo!) da quell’ottobre del 2007 in cui si svolsero le elezioni dei membri dell’Assemblea Costituente e vorrei ricordare, accanto alle esperienze che tanti di noi possono vantare quel che aveva detto presentando al Congresso dei DS un anno prima Piero Fassino su cosa avrebbe dovuto essere il futuro Partito Democratico:

« Diamo vita al Partito Democratico non per un’esigenza dei DS o della Margherita o di un ceto politico. No. Il Partito Democratico è una necessità del Paese, serve all’Italia. Vogliamo dare vita ad un soggetto politico non moderato o centrista, bensì progressista, riformista e riformatore. Un partito che faccia incontrare i valori storici per cui la sinistra è nata e vive – libertà, democrazia, giustizia, uguaglianza, solidarietà, lavoro – con l’alfabeto del nuovo secolo: cittadinanza, diritti, laicità, innovazione, integrazione, merito, multi-culturalità, pari opportunità, sicurezza, sostenibilità, sopranazionalità. E per questo dovrà essere un partito del lavoro, dello sviluppo sostenibile, della cittadinanza e dei diritti, dell’innovazione e del merito, del sapere e della conoscenza, della persona e della laicità, della democrazia e dell’autogoverno locale, dell’Europa e dell’integrazione sopranazionale, della pace e della sicurezza….”

Quella fase l’ho vissuta in primo piano per convinzione profonda ed un po’ in modo defilato per carattere personale: ho molti documenti che attestano la mia convinzione ed anche la certificazione che non molti fra i Dirigenti di allora ,che sono mescolati ora fra coloro che attendono il passaggio di eventuali cadaveri per riprendere vigore, erano convinti della necessità, a prescindere dal loro specifico collocamento, di andare verso l’imprescindibile rinnovamento della mentalità (o del personale – in alternativa) politica. Di certo potrei raccontare quei giorni, quelle settimane, quei mesi a dialogare con sordi; e forse prima o poi lo farò!
E’ assurdo, oggi, dopo quello sforzo sentirci dire che “tutti” i Partiti sono da rottamare, che “tutta” la Politica fa schifo, che siamo “vecchi”. Vi sono stati degli errori, dei pressappochismi e soprattutto si è davvero pensato molto a mantenere i propri vantaggi, piccolissimi piccoli o grandi che fossero, a scapito del necessario e doveroso preannunciato rinnovamento.
Soprattutto ed al di là di quel che si vuole e si deve proporre e fare penso al metodo. Ed è questo l’aspetto prioritario che abbiamo voluto introdurre in questo nostro Circolo.

J.M.

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