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Coronavirus, ipocondria e altre cose serie

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Coronavirus, ipocondria e altre cose serie

https://iltirreno.gelocal.it/prato/2020/03/15/news/l-odissea-per-avere-un-tampone-che-poi-e-risultato-positivo-1.38596809

http://www.notiziediprato.it/news/una-settimana-per-avere-il-tampone-che-poi-e-risultato-positivo-la-denuncia-della-vicepresidente-dei-medici-pratesi

Quel che è accaduto è gravissimo e, soprattutto, richiede un urgentissimo chiarimento da parte di tutte le autorità preposte al rispetto delle disposizioni impartite alla popolazione italiana. Quella popolazione alla quale si chiede di rimanere in casa per evitare la diffusione del contagio ma che allo stesso tempo vuole essere difesa nel momento del bisogno, soprattutto allorquando si tratta di cose serie e non semplicemente collegate a forme di ipocondria. Che ci stanno tutte pienamente e meritano attenzione e rispetto.
Occorre salvaguardare anche la dignità del lavoro degli operatori (in questo caso sembra trattarsi di un’operatrice) del 055 5454777. Non è del tutto fuori luogo che agli operatori abbiano dato indicazioni di non eccedere: io sono probabilmente in errore – ed in questa particolare situazione drammatica dovrei temporaneamente tacere -, ma di certo il comportamento della Sanità “pubblica” non è stato neutro in questa direzione ed agli stessi medici i vertici hanno contingentato prescrizioni di farmaci e di prestazioni, soprattutto per queste ultime riducendo all’osso il servizio “pubblico” a favore dei tantissimi “privati” che sono nati come funghi dopo le piogge autunnali.
Come scrivevo prima “non è il momento” e sono perfettamente d’accordo; ma non ce la faccio a tacere e vi dico anche perché: gli italiani hanno un grave difetto – sono di memoria “corta”. Arriverà il momento delle feste e finirà, come ci auguriamo, a tarallucci e vino. Mentre ce lo auguriamo, facciamo però un patto: la resa dei conti “totale” subito dopo le “feste” dovrà essere impietosa. Non è una minaccia rivolta ad una parte politica: lo è invece “rivolta” al mondo politico ed economico “in toto”.
Forse sarebbe bene ricordare che il nostro “sistema sanitario” stava scivolando lentamente ma progressivamente verso una vera e propria “americanizzazione”. Una volta l’America poteva anche essere un punto di riferimento, ma soprattutto negli ultimi anni la sentiamo molto lontana e Trump non fa nulla per farcela sentire vicina.
E non dimentichiamoci nemmeno che l’operosa Lombardia dopo i primi casi di Codogno e Lodi strombazzava, sostenuta da alcuni leader politici e dall’imprenditoria, che “Milano non si ferma”. E che dire di quello che hanno sostenuto poi i capi di Confindustria, riuscendo ad ottenere che le fabbriche, dopo la dichiarazione di chiusura completa di tutto il territorio nazionale da parte del Governo non si fermassero. E che dire di quelli che dalle zone rosse sgusciavano andando ad infettare altri territori ed altre regioni? Non erano solo “disperati” ma anche professionisti e piccoli imprenditori che per rincorrere il loro Dio, il “denaro” e il successo, non si sono fatti alcuno scrupolo a diffondere l’epidemia.
Con la mia ipocondria, che tuttavia riesco a tenere per la maggior parte del tempo segreta, già da alcuni giorni – soprattutto nelle ore notturne – ho riflettuto sulla grande difficoltà che hanno, non solo coloro che siano infettati da questo nuovo flagello, anche coloro che avessero seri problemi di salute immediati, urgenti, bisognosi di cure mediche ospedaliere di terapie intensive. Come dire? C’è il Coronavirus ma non è sparito l’ictus, l’infarto, un blocco renale o intestinale. Anche se, a sentire in giro, tutti i canali informativi parlano solo e soltanto di questo nuovo cataclisma. E cosa fanno i poveri cristi che avvertono, al di là delle paturnie ipocondriache, un malessere?

Ipocondria

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