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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 16

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 16

…La presenza delle terme a Pozzuoli (ed esse erano numerosissime), importante fattore economico e culturale, trova nella penna appassionata di Pietro da Eboli la sua collocazione letteraria nel tempo. Pozzuoli viveva allora un’atmosfera allegra nel ricordo dei suoi più bei giorni, alloraquando sulle sue coste approdava gente appartenente ad ogni ceto, ad ogni nazione. Durante tutto questo tempo sappiamo che Pozzuoli, il cui significato etimologico del nome è ancora incerto, alternò periodi di benessere a quelli di crisi in massima parte dovuti proprio ai sopraccennati lenti movimenti del suolo (è questo il significato della parola “bradisisma” derivata dalla lingua greca dove bradys è “lento” e sismos “movimento, scossa, terremoto”). Non va dimenticato che anche noi viviamo uno di questi periodi di crisi.

Pozzuoli-Stemma

Nello stemma di Pozzuoli vi sono sette teste. Di aquile o di galli, questo è il problema. Qui diciamo che sono aquile, anche perché tra galli e aquile preferiamo che siano queste ultime in quanto rappresentano di certo una maggiore nobiltà e una più nobile virtù rispetto a quanto non faccia il simbolo dei galli. Ma in questo campo, data l’ambiguità dello stemma riguardo alla parte superiore delle teste dove c’è chi ha voluto vedere teste di galli e chi, al contrario, corone di aquile reali tutto viene lasciato all’immaginazione e, per dir così, all’intuizione. Ma “sette teste” cosa potrebbero significare? Poichè nei testi di storia leggiamo che sette furono i martiri cristiani, forse addirittura puteolani, condannati a morte e giustiziati ( essi sono: Sosio, Gennaro, Desiderio, Festo, Acuzio, Eutichete e Procolo, attuale protettore della città di Pozzuoli ), possiamo arguire che ad essi si riferisca lo stemma e che le teste siano dunque di aquile, capaci di volare a maggiori altezze dei galli. Ma la storia ed altre varie supposizioni parimenti credibili ci parlano delle sette famiglie nobili puteolane e forse, ad una lettura più laica, questa è la più valida tesi, in quanto molto probabilmente furono queste famiglie a voler riunire nello stemma le loro forze. Le due tesi ad ogni buon conto si fronteggiano parimenti.

Se Napoli è la città che vive nei vicoli e se questi, quasi da soli, bastano a darle un senso di vita, Pozzuoli che pur le è vicina è tutta nei paesaggi, nelle sue incantevoli bellezze, nel suo verde ancora tale. Ma allorquando ci spogliamo del vestito di turista e ritorniamo a guardare con occhi scanzonati questa nostra cara città, passeggiando per le sue strade e discorrendo con la sua gente, della quale anche noi facciamo parte, ci accorgiamo che non tutto è perfetto, che anzi tante cose vanno male.
Le nostre strade troppe volte sono sporche, e non bastano gli spazzini comunali. Ma la colpa, a badarci bene, non è del Comune, non è degli spazzini. Siamo noi, gente del posto, a non avere un adeguato senso civico, a non aver capito che Pozzuoli per la sua storia appartiene al mondo intero e che per questo deve essere rispettata e salvaguardata da tutti i possibili pericoli di speculazioni (i cui esempi oggi non mancano) che deturpano il paesaggio occultando, ogni volta che lo possono, preziosi documenti architettonici archeologici.

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