BUONA PASQUA! 12 APRILE QUESTO TEMPO DI CORONAVIRUS E’ UTILE PER LE RIFLESSIONI

Medical and health personnel at work at the entrance to the infectious diseases ward of the hospital during the national lockdown of Covid-19 Coronavirus, Rome, Italy, 17 March 2020.  ANSA/NICOLA FOSSELLA
Medical and health personnel at work at the entrance to the infectious diseases ward of the hospital during the national lockdown of Covid-19 Coronavirus, Rome, Italy, 17 March 2020.
ANSA/NICOLA FOSSELLA

BUONA PASQUA! 12 APRILE QUESTO TEMPO DI CORONAVIRUS E’ UTILE PER LE RIFLESSIONI

Non dimentichiamoci di coloro che hanno sofferto più di tutti – quelli che non ci sono più e coloro che li hanno dovuti piangere senza dare – ed avere – il conforto di una vicinanza.
IL GIORNO DELLA MEMORIA delle vittime del Coronavirus sarà un impegno per tutti coloro che avranno superato questa crisi.
Come ho scritto in uno dei miei post “veloci”, “non dobbiamo dimenticare di analizzare le responsabilità senza remore referenziali”. Non sarà facile, ma non possiamo venir meno a questo compito civile che spetta al “genere umano”, quello dotato di raziocinio.

Di sicuro, verremo fuori da questa esperienza con un nuovo bagaglio di conoscenze, che non sarebbe stato possibile acquisire in “tempi normali”.
Sotto questo aspetto, certamente funziona l’affermazione che ci ha accompagnato soprattutto all’inizio di questo inedito viaggio: “Saremo migliori!”. A volte mi è, lungo questi giorni,venuto da dubitare su questo esito positivo, di fronte a tutta una serie di tentativi che da più parti si sono mossi a limitare la possibilità di procedere verso cambiamenti progressisti nella società, che emergevano.
E’ del tutto chiaro che mi riferisco a quella parte del “padronato” (non mi viene in mente un termine diverso per meglio definire l’imprenditoria: di peggio, invece, sì!) che non ha bloccato fin troppo a lungo gli interventi produttivi, sostenuto da una parte significativa del quadro politico bipartisan, producendo danni smisurati sulla salute pubblica. Parole d’ordine diffuse anche tra i sostenitori “politici” di questa scelleratezza erano “….non si chiude!” e virologi d’accatto, forse famigli e vassalli dei potenti, e sostenuti da interessati allievi e/o servi sciocchi, si sperticavano a dire che “…si trattava tutto sommato di qualcosa poco più seria di un’influenza!”.
Sin dall’inizio abbiamo anche assistito alle furfantesche giravolte di una parte della Poltica, impegnata a cercare colpevoli al di là del proprio giardino, pronti i suoi rappresentanti a nascondere le malefatte pregresse, quelle per le quali si è fatto spazio alla Sanità privata a discapito di quella pubblica. In questa direzione purtroppo non sono andati soltanto i rappresentanti del Centrodestra, tanto è che anche nella nostra Toscana, tradizionalmente e perennemente amministrata dal Centrosinistra (scrivo dalla città di Prato), negli ultimi decenni il settore della Sanità è stato occupato da miriadi di Laboratiori ed Ambulatori privati, nel mentre venivano chiusi e/o ridotti gli spazi pubblici.
Quel “…non si chiude!” ha un senso positivo, se si pensa ad un’imprenditoria che abbia sempre dimostrato di tenere davvero alla buona salute dei suoi dipendenti; ma purtroppo non sono molti gli industriali che abbiano avuto come priorità la condizione ottimale sul luogo di lavoro: hanno sempre mostrato di privilegiare il proprio “status” a svantaggio dei lavoratori. Qualcuno anche durante il periodo più duro (che purtroppo non è ancora finito) della pandemia, allorquando un Decreto del Governo indicava la chiusura totale delle attività non considerate essenziali per il mantenimento del livello minimo di sopravvivenza, ha in un primo momento cercato di farsi inserire nella classificazione ATECO e poi, non potendo essere compreso in quello, ha addirittura trasgredito alle indicazioni governative continuando a produrre, anche in realtà pandemiche molto intense come la Val Seriana (illuminante è stato il servizio di Report “La zona grigia” del 6 aprile 2020) , condotto dal giornalista Giorgio Mottola).

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https://www.raiplay.it/video/2020/03/Report—La-zona-grigia-d2723d6e-ca03-426f-9223-6945f1bebe50.html

Quel che stride enormemente in questi ambiti è la profonda incapacità della classe dirigente imprenditoriale “in toto” di avanzare proposte indicative sostitutive se non un semplice “voler riaprire le attività” come se niente stesse accadendo. Tutto dovrà essere riorganizzato se si vuole ripartire. Lo farà il mondo della scuola, lo faranno le attività turistiche e dello spettacolo: perché mai non lo dovrebbe fare il mondo della produzione?

Joshua Madalon

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