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ALCUNI DANNI DERIVATI DALLA PANDEMIA

ALCUNI DANNI DERIVATI DALLA PANDEMIA

E’ a tutta evidenza una rappresentante della buona borghesia “intellettuale”(!!!) del Nord quella “signora”(!) che si dice “chirurga” e che, animata da un grande amore per il prossimo “si dice” essere andata ad aiutare “nei loro paesi (a casa loro)” le tribù africane quando era più giovane; nel suo alto eloquio si scaglia lancia in resta contro quelle giovani (al femminile come il termine che la “signora” utilizza) “senza arte nè parte” (questo lo interpreto io; lei, per l’appunto, dice ben altro) che si permettono di andare ad offrire il loro aiuto senza preoccuparsi dei rischi che corrono. La “signora” in questione rappresenta certamente il pensiero di quanti sentono di appartenere ad una “razza” (termine odioso ma che tenta di interpretare il pensiero espresso) “superiore”, che tutto può, a cui tutto deve essere consentito. Il video che porta alla ribalta questo “essere superiore” intende esplicitare un moto di protesta che coinvolge una di quelle rappresentanti dell’improvvisazione che, incappata in una vicenda drammatica, è riuscita a salvarsi ed a far ritorno in Italia, a casa sua. Si intende in realtà protestare per i modi con cui questo avvenimento si è concluso: grandi festeggiamenti, parata di rappresentanti delle Istituzioni, pagamento (forse) di un riscatto ed una “conversione” all’Islam, che è stata come una “ciliegina amara e velenosa” per tanti buonpensanti.
Le “giovani” che senza arte nè parte vanno verso i Paesi dell’Africa “nera” sono gli obiettivi principali degli strali della “signora”; vien da pensare, e forse non ci si sbaglia, che ben diversa sorte avrebbero avuto “giovani virgulti” anche loro “senza arte nè parte” ma appartenenti al genere “maschile”. Il dubbio è forte e la sensazione è altrettanto alta che si possa trattare di una forma di maschilismo e di riflesso di uno degli aspetti peggiori della mitizzazione della produttività industriale e conomico affaristica “lombarda”. Come diceva un noto uomo politico, “a pensar male spesso ci si azzecca”.
Su questa linea di “ipocrisia spinta” non ha mancato di esercitarsi (ad evitare di perdere l’allenamento) Matteo Salvini. Il nostro – o meglio quello degli altri o il vostro – eroe, intervistato da un giornalista sulla “parata” di politici presenti ad accogliere la giovane cooperante che era stata liberata dai suoi rapitori, ha affermato che “lui, no, non ci sarebbe andato; lui, no, non avrebbe consentito (forse immaginando di interpretare il ruolo di Presidente del Consiglio) che ci fosse tanta partecipazione, lui noooo!”, dimenticando come si comportava quando era Ministro degli Interni, con il suo presenzialismo spinto oltre misura, eccedente addirittura la stessa figura di Primo Ministro.
Comcludo questo mio post, osservando che – in un tempo come questo nel quale dovrebbero emergere in modo più netto le riflessioni, ci ritroviamo di fronte invece ad un fenomeno di regressione civile, che dovrebbe preoccupare. I problemi più forti, “dopo” questo tempo, non saranno quelli sanitari, non saranno quelli economici, ma quelli sociali ed antropologici comportamentali: avremo bisogno di una grande cura se vogliamo risollevare questo mondo che già prima non funzionava a dovere. Il riferimento ad una certa Cultura “meneghina” tiene conto di aspetti che emergono con chiarezza; non vogliono essere una generalizzazione e non lo sono. Indubbiamente si riferiscono ad un “modello” di vita che non appartiene a chi, come me, preferisce vivere una esistenza contemplativa, idealistica, fatta di libertà e ricca di sogni.

Joshua Madalon
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