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CINEMA gli anni 10 e l’inizio degli anni Venti – quinta parte

CINEMA gli anni 10 e l’inizio degli anni Venti

Il Cinema di Griffith quindi è tributario idealmente di quello italiano, nel quale venivano privilegiate le storie nazionalistiche e quelle classicheggianti riferite alla grande Storia dei Romani e dei miti ad essa collegati. In questa direzione ben si comprende l’apporto significativo di Gabriele D’Annunzio che partecipava alla scrittura delle didascalie (vedi “Cabiria”). Se si fa attenzione alle date si comprende che molta produzione anticipi lo scoppio della Grande Guerra e rende ancora più evidente quello che poi sarà il clima successivo alla fine di essa, particolarmente in Italia, vittima di una “vittoria mutilata”, non accettata da larga parte dell’ intellighentia “imperante”.

Anche il Cinema legato a testi letterari contemporanei (come “Cenere” dall’omonimo romanzo di Grazia Deledda o “Assunta Spina” di Salvatore Di Giacomo, entrambi interpretati da mostri sacri del teatro e del cinema, come Eleonora Duse e Francesca Bertini o lo stesso Gabriele D’Annunzio che ispirò il figlio Gabriellino nel film “La nave”, tratto da una sua tragedia, che nei toni e nei rimandi fa riferimento all’impresa di Fiume, nella quale il poeta era impegnato mentre il film veniva realizzato) o in ogni caso riferito a temi più intimistici si diffuse prima, nel corso e dopo il conflitto mondiale.

Nel frattempo si era sviluppata una grande attenzione verso la nuova arte in alcuni territori europei nordici tra i quali la Svezia, dove Sjostrom realizza opere molto interessanti dal punto di vista narrativo. Opere quali “Il giardiniere” del 1912, “Il calvario di una madre” del 1913 e altri prima di raggiungere l’apice cone “Il carretto fantasma” (1921) dal romanzo di Selma Lagerdof che risentiva a tutta evidenza delle atmosfere espressionistiche cupe e distorte.

https://www.youtube.com/watch?v=jnABbFqv9Wo

Indubbiamente questo cominciava ad essere un segno comune tra gli artisti, che si avvalevano, da protagonisti, anche dei nuovi movimenti d’avanguardia, in primo luogo per l’appunto dell’Espressionismo. E fu anche per questo motivo che la produzione più interessante ed imponente fu proprio quella tedesca.

Tre sono i protagonisti del cinema espressionistico tedesco, che si ispira al movimento artistico che tendeva ad amplificare gli aspetti soggettivi verso l’inconscio, il mistero, l’arcano. In primo luogo Friedrich Whilelm Murnau che con “Il castello di Vogelod” nel 1921 avvia ad indagare aspetti inespressi dell’animo umano e poi raggiunge uno degli apici subito dopo con “Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens)” del 1922, anche se in seguito (e ne parleremo in altro post) inciderà ulteriormente sulla qualità del cinema tedesco degli anni Venti. Altro grande autore del cinema espressionista fu Fritz Lang la cui fortuna durerà molto più a lungo negli Stati Uniti per dissensi nei confronti del regime autoritario nazista prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. L’opera maggiormente significativa di Fritz Lang all’inizio degli anni Venti (ma siamo anche agli esordi di questo regista (i suoi primi film sono del 1919) fu “Der Mude Tod” ( La morte stanca ) del 1921 che nel nostro paese è intitolata “Destino” ed è una storia con personaggi misteriosi ed inquietanti, così come saranno i protagonisti dei film di Robert Wiene (il terzo grande autore del Cinema espressionistico tedesco) in due dei suoi primi film: “Il gabinetto del dottor Caligari” e “Genuine” entrambi realizzati nel 1920. Il primo dei due film è da sempre stato considerato tra i più importanti film della Storia del Cinema; il secondo apre un percorso ispiratorio verso la figura del “Vampiro”; il suo titolo originale è infatti Genuine, die Tragodie eines Seltsamen Hauses o, in inglese, Genuine: A Tale of a Vampire. Non sarà infatti un caso che solo due anni dopo apparirà quello che è un altro tra i grandi capolavori di quel tempo, il “Nosferatu” di Lang di cui abbiamo accennato. In un prossimo post osservando il corso degli Anni Venti approfondiremo la parabola dei tre grandi autori tedeschi.

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