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La scuola al tempo del Governo Berlusconi – terza parte (vedi 11 maggio per seconda parte)

LaPresse (1)

La scuola al tempo del Governo Berlusconi – terza parte

– Un mio intervento sui temi della scuola 1994 (ero responsabile della Commissione Scuola e Cultura del PDS a Prato) – terza parte

E’ un tempo questo, di cui tratto nell’intervento, in cui è in atto una vera e propria trasformazione del quadro politico nazionale –abbiamo governi “quadripartiti” (Giuliano Amato dal 28 giugno 92 al 29 aprile 93) e di unità nazionale (Carlo Azeglio Ciampi 29 aprile 93 – 11 maggio 1994) seguito dal primo Governo Berlusconi che durerà 9 mesi fino al 17 gennaio 1995

Punto c – Il progetto di “autonomia” è fondamentalmente necessario e legato ad esigenze reali: proviene già dalla Finanziaria 94 del Governo Ciampi che aveva poi rinviata l’attuazione con una delega. Si parla di autonomia finanziaria, amministrativa, didattica. La delega è scaduta ed ovviamente non poteva essere rinnovata da un Governo diverso, cosicché è stata riscritta ogni cosa ed è di nuovo in discussione in Commissione al Senato. Sulla questione dell’autonomia vanno dette alcune cose:

1) molti sono stati gli equivoci, molta la disinformazione, per lo più voluta e strumentale; è stato creato un collegamento forzato fra “autonomia” e “privatizzazione”, senza il necessario approfondimento e senza avvertire la necessità, in particolare da parte dei giovani, di avanzare “controproposte”, in cui fossero evidenti e chiare e precise le regole da rispettare, specialmente nella parte finanziaria, collegata ai contributi “esterni”;
2) nell’autonomia amministrativa politica appare troppo pesante il ruolo dei Capi di Istituto, i cosiddetti “presidi-manager” e non è chiaro il loro sistema di reclutamento e di aggiornamento: affidare una scuola nelle mani di alcuni Presidi (penso a figure concrete in carne ed ossa) con questi compiti, con questi poteri è veramente un fatto pericolosissimo; c’è da aggiungere che alcuni Presidi, avveduti e scrupolosi, sono molto critici ed hanno notevoli problemi a vedere amplificare il loro ruolo e le loro responsabilità; 3) appare, proprio per questo strapotere dei presidi, non a caso chiamati “Capi di Istituto”, sempre più evidente il ruolo progressivamente più ridotto degli Organi collegiali, con particolare rilevanza della scarsa presenza degli studenti, che invece farebbero bene a richiedere una maggiore attenzione su questo aspetto, senza ostinarsi a cobattere l’ “autonomia” per quello che non è, ovverosia per la privatizzazione. Non intendo dire che non vi sia questo rischio, ma certamente se il ruolo e la presenza degli studenti negli Organi collegiali (ed il potere, già ridotto, di questi ultimi) venisse ulteriormente a diminuire, la situazione sarebbe davvero molto grave ed irreparabile. Una questione a parte è collegata al mancato decentramento dei poteri.
d) Da qualche giorno c’è sul tavolo della Commissione Cultura e Pubblica Istruzione del Senato anche il progetto di “Riforma”. Noi non possiamo che vedere con piacere che si parla di “innalzamento dell’obbligo” fino ai 16 anni, ma dobbiamo puntare concretamente ad un ulteriore innalzamento fino ai 18 anni. Pur tuttavia dobbiamo rilevare con una certa preoccupazione e sconcerto che al comma 7 dell’art.1 sia consentito l’assolvimento dell’obbligo nell’ambito dei corsi biennali di formazione professionale regionale. Al di là di quelle che possono apparire delle assicurazioni (“rispetto di standard di qualità…”), si deve sottolineare la volontà di questo Governo di distinguere una scuola di serie “A” da una scuola di serie “B”, dove si entra in possesso di una cultura e di una formazione di serie “A” e “B”, relegando i meno abbienti e dotati in un eterno “Limbo”.

…3…

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