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LA COMPLESSITA’ e l’inadeguatezza del quadro politico (e della nostra società)

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LA COMPLESSITA’ e l’inadeguatezza del quadro politico (e della nostra società)

Non è mai facile governare la complessità; non lo è in tempi normali, e – per quel poco che abbiamo potuto vedere – non lo era fino a pochi mesi fa. Poi, con il procedere, l’incalzare, della crisi epidemica, divenuta pandemica, le difficoltà si sono moltiplicate a cento ed a mille. Gli ottimisti si erano entusiasmati riempiendosi di orizzonti positivi: per loro (anche io ne ho fatto parte) oltre al fatto che sarebbe andato “tutto bene”, ne saremmo di certo usciti migliori. Ma quell’ottimismo era corroso alla base dalla incapacità solo parzialmente riconoscibile del mondo politico e dalla voracità di una parte importante del mondo imprenditoriale che, mostrando lacrime di coccodrillo, si preparava ai lauti banchetti sulle disgrazie della stragrande maggioranza della gente. Il dibattito “politico” ha mostrato limiti deprimenti con una Opposizione più interessata a lucrare facili anche se sempre meno sicuri decimali piuttosto che a dare suggerimenti utili per lenire, non dico affrontare e risolvere, la sofferenza diffusa.
Manca in tutti costoro lo sguardo sulla complessità dei problemi ed anche nei decreti, che, come le grida manzoniane, anche oggi “diluviano” a suon di centinaia e centinaia di pagine spesso incomprensibili, se ne ha la riprova. Ovviamente, in questo modo non è affatto facile riuscire a comprendere la qualità dei provvedimenti e ciascuno degli appartenenti alle diverse categorie, anche per questa farraginosità degli “strumenti” legislativi con tutti quei rimandi, tipo “visto che….”, “considerato che…., “considerato altresì…”, “visto altresì…” ecc… che alla fine servono a limitare l’accesso a chi in una condizione di inferiorità riconoscibile, si arrende, a meno che non abbia degli “Azzeccagarbugli” ben informati e ben ammanigliati che sappiano indirizzarlo. Questa è una vera e propria “malattia” per la quale non c’è “vaccino” che possa fermarla.

IL MONDO DELL’ARTE E DELLO SPETTACOLO

Negli ultimi giorni, per tutta una serie di coincidenze mi vado occupando, da semplice “uomo della strada” dei problemi degli artisti. Si comprende certamente che, nell’opinione diffusa, abituata a seguirne le vicissitudini tra canali televisivi e rotocalchi, appaiono navigare nell’oro tra luccichii abbaglianti e paillettes scintillanti nei loro salotti esclusivi. E si comprende così che, davanti a tragedie immani che colgono migliaia di persone, le cui attività sia da piccola impresa come da dipendente di piccola impresa (soprattutto nel turismo e nella ristorazione), non si riesca nemmeno ad immaginare che quelle “luci” che ancora brillano nelle riproposizioni di concerti e grandi eventi sono soltanto la punta luminosa di un colossale iceberg e si sono – anche queste – affievolite man mano che la crisi mordeva. Questa “invisibilità” è tale anche per chi amministra e governa il Paese e le città: una certa responsabilità è da assegnare all’individualismo congenito con il carattere dell’artista che non riesce, soprattutto in Italia, a farsi forte in una collettività di tipo “sindacale” per far sentire le proprie urgenze.

LA COMPLESSITA’ non è un optional

E, facendo ritorno alla “complessità” si può notare come anche nelle città gli interventi delle amministrazioni annaspano nel corrispondere solo a poche parti dell’insieme. Uno degli “esempi” è, a quel che per ora si sa, in quel di Prato: il Sindaco ha annunciato di voler “pedonalizzare” per quattro sere su sette gran parte del Centro storico. Bella idea! Purtroppo però deve averne solo parlato con una parte degli esercenti, soprattutto ristoratori, senza tener conto dei mille problemi che avranno i residenti, che in ogni caso già cominciano a farsi sentire.

Joshua Madalon

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