CINEMA – una storia minima – terza parte

CINEMA – una storia minima – terza parte

George Méliès contribuì a rendere “arte inventiva” il Cinema che in un primo momento aveva avuto solo un ruolo di documentazione. Molti sono i “giochi” che dalla “prestidigiazione”, arte nella quale Méliès era già abilissimo, vengono poi trasportati in modo ancora più sorprendente sulla pellicola. Non si può parlare tuttavia di un profondo cambiamento “narrativo” ma di certo alcune tecniche furono sperimentate proprio con lui: effetti speciali come la doppia esposizione, la dissolvenza, l’arresto di ripresa e la sovrimpressione furono utilizzati a piene mani. Il suo è in definitiva un “cinema delle attrazioni”.

Nello stesso periodo la nuova arte si diffuse in gran parte del mondo occidentale. Negli Stati Uniti William Heise e Alfred Clark, entrambi facenti parte dell’équipe di Edison girò The Execution of Mary, Queen of Scots nel 1895, utilizzando gli stessi effetti speciali.

In Inghilterra George Albert Smith nel 1900 in un filmetto che rimarrà alla storia proprio per le sue scelte narrative descrive una singola azione che si svolge nel medesimo posto adottando attraverso piani sequenza interconnessi tra loro, primi piani e particolari, quello che sarà poi il montaggio.

Nel film che è Grandma’s Reading Glass, (Le lenti della nonna) per la prima volta viene utilizzata la “soggettiva”. In un minuto e mezzo circa viene mostrata una scenetta familiare con una donna (probabilmente una nonna, quella del titolo) che è intenta a rammendare, mentre un ragazzo (forse un nipote) gioca con una lente di ingrandimento, che dirige verso un orologio che poi appare in “ un particolare-primo piano” con i suoi meccanismi. Sempre con la lente poi il ragazzo si rivolge prima verso un uccellino in gabbia e poi verso il gatto: entrambi vengono ripresi in un primo piano, all’interno di quello che poi verrà chiamato “montaggio alternato”. Diciamo che da qui comincia quello che noi abbiamo imparato a conoscere come il Cinema.

Nel 1903 negli Stati Uniti Edwin S. Porter gira “Life of an American Fireman” e subito dopo “The Great Train Robbery full movie – Assalto al treno”: entrambi segnano un profondo rinnovamento nell’utilizzazione delle tecniche di costruzione narrativa che li fanno giustamente ritenere come antesignani del cinema d’azione.

In Italia il cinema procede più o meno con le medesime modalità che avevano caratterizzato quello francese, inglese ed americano. Infatti i primi film sono essenzialmente delle prove documentarie, anche perchè risultano essere commissionate dagli stessi Lumière, come la ripresa rigorosamente “a camera fissa” della visita a Monza di re Umberto I e della regina Margherita di Savoia e di Papa Leone XIII che passeggia nei giardini vaticani.

Dopo questa prima fase documentaria, come è d’altronde avvenuto altrove, anche in Italia si fa spazio alla narrazione. In quest’ambito si fa strada Filoteo Alberini che nel 1905 gira “La presa di Roma”, uno dei primi lungometraggi (250 metri di pellicola, una decina di minuti) a soggetto. Il film celebrava la “presa di Porta Pia”: si trattava di una grande ricostruzione storica in sette quadri, l’ultimo dei quali è già a colori (ovviamente la tecnica del “colore” era solo all’inizio ed avveniva “a mano”). La distribuzione “a quadri” del film lasciava spazio anche ad una sorta di “montaggio” tra le diverse azioni nei diversi momenti della narrazione.

https://www.youtube.com/watch?v=bRDdaJqV7LI&t=58s

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LE TRAPPOLE della vecchia Politica

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LE TRAPPOLE della vecchia Politica

Ognuno di noi, chi prima chi dopo l’avvento di questo tempo “sospeso”, si è ritrovato a dire più o meno apertamente “da questa tragedia usciremo più forti”. In realtà, poi, alcuni di noi, anche gli stessi ottimisti che guardavano alla parte piena del bicchiere (mezza o meno, non importava), in preda ad una crisi di fiducia verso le vicende che si snocciolavano, hanno cominciato a non essere tuttavia così certi dell’esito “positivo” di questi eventi. Se, per puro caso, rileggete alcuni miei post, l’alternanza fiducia/sfiducia la ritroverete piena. Non è necessario che vi sottoponiate a simili torture: tanto non scrivo mica pensieri originali e sconvolgenti. Il fatto è che il quadro politico non è cambiato e si rincorre l’ordinario, semplicemente. In realtà, nessuno tra i protagonisti del panorama politico di questi tempi aveva mai immaginato di dover fronteggiare un quadro critico di portata “pandemica”, come quello con il quale ci troviamo a combattere. E sì, combattere! Quante volte ce lo siamo sentito dire, che stavamo di fronte ad una “guerra”. Una guerra anomala, certamente. Fatta di un gran numero di perdite progressivamente in maggior parte anziani, con patologie pregresse non di semplice trattamento, persone indebolite già di per sé bisognose di cure: era una guerra che proteggeva i più forti, i giovani soprattutto; era una guerra diversa davvero da quelle di cui noi qui in Europa abbiamo sentito per fortuna soltanto narrare dai reduci e dai libri di storia. Una guerra lontana, perlomeno fino a quando non ha intaccato nel profondo la nostra natura umana debole e sensibile al dolore morale: qualche amico, qualche conoscente lontano vi è stato coinvolto (parlo di me che fino ad ora non ho dovuto soffrire perdite in questa guerra); per altri, invece, purtroppo le cose non sono andate così bene ed in alcune zone del Paese è stato inevitabile doversi confrontare con questo tipo di sofferenza.
Davanti a queste tragedie, senza fare retorica, bisogna saper chinare il capo e darsi da fare, così come fecero i giovani “angeli del fango nel 1966 a Firenze. Anche allora ed in quelle condizioni si combatteva una guerra contro gli elementi della natura. E invece una parte della Politica sceglie di mirare all’ottenimento di vantaggi quasi interamente personali, non mancando di mettere in evidenza la naturale difficoltà di chi governa, che trova ostacoli anche all’interno della coalizione che dovrebbe invece abbandonare le distinzioni che servono in “tempo di pace” ma non sono utili “in tempo di guerra”. E le posizioni si scontrano utilizzando vecchi strumenti. Mi viene da credere che non tutto ciò che si fa, in quei Palazzi, sia dal Governo sia dall’Opposizione, appartenga ad una classe politica superficiale e dilettante. Il rischio vero che corriamo noi tutti è quello di arrivare in fondo, avendo semmai rispettato tutte le prescrizioni riduttive di libertà, e ritrovarci con una realtà dai connotati peggiori, non solo dal punto di vista dell’Economia ma soprattutto da quello dell’Etica. Il dubbio che mi è balenato davanti alla mente è che si stia giocando da una parte e dall’altra una battaglia che mira semplicemente all’ottenimento di una posizione più vantaggiosa per continuare a gestire “male” il Paese, difendendo la parte più forte e ricca mentre ci si riempie la bocca di preoccupazioni per i più deboli. E questo, diciamocelo, non ce lo possiamo permettere: bisogna quindi proprio per difendere il nostro Paese contrapporsi a questi stili e provare sgomitando ad andare avanti, guardando indietro solo per capire come non commettere gli stessi errori. Sarà dura, ma dobbiamo crederci.

Joshua Madalon

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