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PACE E DIRITTI UMANI parte XIX 19 (per la parte 18 vedi 16 luglio)

PACE E DIRITTI UMANI parte XIX 19 (per la parte 18 vedi 16 luglio)

…Prosegue l’intervento della Signora Liviana Livi, delegata di Amnesty International (voglio qui ricordare che la relazione è stata tenuta il 30 novembre del 2000; in questi venti anni alcune cose sono cambiate, in meglio ed in peggio: vi fornisco un link da cui partire per capire lo “stato delle cose” nel 2020)
Nel 427 avanti Cristo l’assemblea degli Ateniesi si interrogava sulla deterrenza della pena di morte.
Nel 1764 Cesare Beccaria scriveva sulle assurdità di punire il diritto privato con un delitto pubblico.
Nel 1786 nel Granducato di Toscana veniva abolita la pena di morte e la tortura.
Nel 1979 Amnesty International inizia la campagna permanente per l’abolizione della pena di morte: 40 paesi abolizionisti, 122 i paesi mantenitori, seconda dati aggiornati al 31 agosto 2000; 109 paesi non applicano più la pena di morte, 75 l’hanno eliminata completamente, 13 l’hanno abolita per i reati ordinari e 21 risultano abolizionisti di fatto, essendosi impegnati formalmente a cancellare la pena di morte dai propri ordinamenti, o non eseguendo condanne a morte da almeno 10 anni.
Gli stati che mantengono la pena di morte sono 87.
Negli ultimi anni il processo abolizionista ha acquistato una velocità sempre maggiore: dal 1994 al 1999 gli Stati che hanno abolito la pena di morte sono 21.
Il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che riafferma la sua forte opposizione all’uso della pena di morte ovunque nel mondo e sollecita tutti i paesi ad adottare una moratoria sulle esecuzioni ed abolire la pena di morte. Una convinzione errata molto diffusa è che sia un deterrente per il crimine, come è già stato detto; per esempio, l’Arabia Saudita sostiene che l’esecuzione ferma il crimine: ma allora, perché le esecuzioni in questo paese sono in aumento? Nel 1996, 69 esecuzioni; nel 1997, 107. In Louisiana dal 1975 al 1991 la popolazione carceraria è aumentata del 250%, del resto questo si inquadra in una crescita nazionale: negli Stati Uniti la popolazione carceraria era nel 1980 di 500.000, nel 1990, 1.000.000, nel 1997, 1.600.000. anche in un recente studio delle Nazioni Unite si è affermato che è improbabile una prova della funzione di deterrenza di questa pena.
Un’altra convinzione molto diffusa è che la pena di morte abbia l’appoggio della gente ordinaria e che sia l’opinione pubblica a richiederla. Effettivamente tutte le volte che c’è un sondaggio è impressionante il risultato che ne scaturisce. Negli USA è da oltre 10 anni che il 75% vuole la pena di morte, una maggioranza schiacciante, ma se si chiede se si è disposti a commutare la pena capitale con l’ergastolo, ecco che la percentuale di favorevoli alla pena di morte in assoluto scende al 41% mentre il 44% sceglie l’ergastolo. Se poi viene chiesto “quanto” siete favorevoli, vediamo che solo il 43% si è dichiarato “molto favorevole”. La pena di morte è una soluzione facile e di rapido effetto, una posizione dura contro il crimine. Ma mostriamo alla gente comune, in un quadro più completo, la crudeltà della pena: i lunghi anni ed i lunghi giorni, che sembrano anni, trascorsi nel braccio della morte, in cui ogni giorno potrebbe essere l’ultimo; il terrore quando ti giunge all’orecchio che un compagno di pena viene giustiziato; l’orrore di essere seppellito fino alla cintola nel terreno per poi essere lapidato a morte; l’indescrivibile sensazione di quando il cappio viene messo attorno alla tua testa e capisci che è venuto il tuo ultimo momento.

…XIX…

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