DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – ottava parte 1(per la settima – 18 vedi 10 aprile 2020)

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DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – ottava parte 1 (per la settima – 18 vedi 10 aprile 2020)

Questo è lo shortlink per riprendere il cammino su uno dei temi che ho trattato relativamente a quel che ho vissuto negli ultimi tempi in cui stabilmente sono stato nella mia terra natìa: “Pozzuoli nei Campi Flegrei”
DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE http://www.maddaluno.eu/?p=11530
E’ datato 10 aprile 2020

Il titolo è
DA GIOVANE: LA SENSIBILITÀ AMBIENTALISTA, STORICA E CULTURALE – SETTIMA PARTE – 18 e ultima della parte settima – una necessaria precisazione

In linea di massima sono alcuni appunti su come nacque l’idea di scrivere un testo per il secondo ciclo delle scuole elementari e per le classi della scuola media inferiore della città di Pozzuoli.
Ho trascritto tutto il testo del librettino in vari post. Di certo le informazioni che in esso ho dispensato risultano in alcune parti essere datate: si trattava in qualche modo di abbinare ad esse delle indicazioni civiche per le nuove generazioni ed infatti il riferimento del titolo della serie di “post” è “illuminante” allorquando si fa riferimento alla “sensibilità ambientalista, storica e culturale”.

Tra le attività che, da organizzatore (in cooperazione con Raffaele e Renato), svolsi in quella straordinaria occasione dei “2500 anni dalla fondazione di Dicearchia”, ci fu il Concerto della “Nuova Compagnia di Canto Popolare” che era stata fondata all’inizio della seconda parte del decennio precedente (1966) dai musicisti napoletani Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Roberto De Simone e Giovanni Mauriello ai quali si unirono Peppe Barra, Patrizia Schettino, Patrizio Trampetti, Fausta Vetere e Nunzio Areni.
Prendemmo contatto con l’impresario, che in quel periodo iniziale era Giulio Baffi, uno dei personaggi del mondo dello spettacolo, come studioso del teatro, non solo popolare, ma soprattutto quello di ricerca e di studio che era (ed è) una delle caratteristiche fondamentali dell’esperienza della NCCP, particolarmente in quel periodo in cui facevano riferimento in modo diretto al grande “maestro” Roberto De Simone.
In pochissimi giorni avevamo già concordato gli aspetti amministrativi e per la fase logistica organizzativa, essendo stato previsto l’utilizzo di uno spazio della Diocesi, la Cittadella Apostolica che si trova accanto all’Accademia Aeronautica, fissammo un appuntamento con alcuni membri della Compagnia alla Stazione della Metropolitana.
Arrivarono Eugenio Bennato, Giovanni Mauriello e Patrizio Trampetti; e, con loro, il geniale fratello maggiore di Eugenio, Edoardo, che si estranea e non partecipa alle discussioni, confermando la sua indole ribelle. Andammo poi tutti insieme a fare un sopralluogo tecnico acustico nel Teatro della Cittadella.
Molti tra noi già conoscevano ed apprezzavano la Nuova Compagnia di Canto Popolare che avevamo seguito sin dalle loro prime prove. Io stesso avevo in qualche occasione avviato un percorso teatrale etnomusicale insieme a Salvatore Di Fraia, Raffaele Caso e Enzo Aulitto senza ottenere tuttavia alcun incoraggiamento per i risultati – per me – davvero deludenti (non ho mai avuto una preparazione musicale); e non ho insistito, assistendo volentieri però al successo dei miei compagni di avventura di quel tempo che ancora oggi riescono ad esprimere un buon livello nelle loro performance.

Nel prossimo post riporterò un Comunicato Stampa da me redatto per l’occasione del Concerto di cui parlo, che si tenne il 22 ottobre del 1972.

Nuova Compagnia

Nuova Compagnia

NUOVA CCP

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico 9. (per la parte 8 vedi 16 settembre)

PER UNA STORIA DEL PARTITO DEMOCRATICO – una serie di documenti del Comitato di Prato per il Partito Democratico


9.

In quello stesso incontro il Comitato di Prato per il Partito Democratico presentò una Bozza di Regolamento, così come già previsto”sintetico e leggero” che fu approvata all’unanimità. Qui di seguito i 10 articoli

Art.1 E’ costituito a Prato il Comitato per il Partito Democratico, di seguito detto semplicemente “Comitato”.
Art.2 Il Comitato è un luogo aperto di dibattito e di impegno civile e politico che ha come unico scopo quello di contribuire e facilitare a livello locale il percorso politico per la formazione del Partito Democratico nel quadro di un più generale rinnovamento democratico del sistema politico.
Art.3 Il Comitato è costituito da cittadini e cittadine che, iscritti o non iscritti ai partiti politici, si riconoscano nell’area del centrosinistra e siano interessati alla costituzione del Partito Democratico ed al rinnovamento democratico del sistema politico.
Art.4 Il Comitato promuove il dibattito, la riflessione e la partecipazione civile e politica dei cittadini e delle cittadine. Promuove occasioni di incontro e di confronto finalizzati a favorire la costituzione di una forza unitaria, aperta e plurale, democratica e riformista. Organizza assemblee e dibattiti pubblici, specifici forum tematici e ogni altra iniziativa utile al raggiungimento del proprio obiettivo. Partecipa con propri rappresentanti, scelti in sedute aperte, pubblicizzate con largo anticipo, preferibilmente tra coloro che non hanno già appartenenza politica, ad iniziative pubbliche e ad incontri o tavoli di lavoro nei quali sia invitato. Assume tra le regole politiche prioritarie per la selezione della futura classe dirigente quella delle “Primarie”.
Art.5 Il Comitato è un organismo a termine che si scioglierà una volta costituito il Partito Democratico.
Art.6 Il Comitato dichiara incompatibile con la sua natura di servizio alle forze de L’Ulivo e all’intera coalizione di centrosinistra la presentazione di proprie liste in qualsivoglia competizione elettorale.
Art.7 Organi del Comitato sono: – l’Assemblea degli aderenti, convocata periodicamente in tempo utile e in modo plenario a mezzo mail, telefono o sms; – il Coordinamento, composto da un numero variabile di persone indicate dall’Assemblea degli aderenti mediante lo strumento delle votazioni. Il Comitato si avvale altresì di un Tesoriere e di un vice-tesoriere con il compito di raccogliere e tenere i fondi per le attività che di volta in volta il Comitato andrà a sostenere
Art.8 Al Comitato si aderisce tramite il sito web che verrà approntato o compilando l’apposita scheda di adesione cartacea. Non è previsto tesseramento e non è richiesta alcuna quota di iscrizione. Tuttavia, ciascuno degli aderenti potrà sostenere l’attività del Comitato con contributi liberi in ogni caso sempre certificati e contabilizzati. A ciascun aderente è garantita in ogni momento la facoltà di ritirare la propria adesione previa idonea comunicazione. Gli aderenti al Comitato possono liberamente aderire in modo personale a partiti politici e a qualsiasi altro comitato o associazione, purchè nell’ambito del Centrosinistra e nel rispetto dei valori democratici costituzionali.
Art.9 Il Comitato non possiede beni, non ha una sede, se non di volta in volta provvisoria laddove si riunisce, e non si strutturerà in sezioni. Si è dotato di un proprio sito web e di un proprio indirizzo di posta elettronica.
Art.10 L’Assemblea degli aderenti può modificare il presente Regolamento a maggioranza qualificata ma non lo scopo del Comitato.

ESTATE 2020 – parte 4 – arrivo a Venturina (per la parte 3 vedi 13 settembre)

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ESTATE 2020 – parte 4 – arrivo a Venturina (per la parte 3 vedi 13 settembre )

Prima di uscire, però, ci fermiamo ad un Autogrill per alcune operazioni “fisiologiche” ma soprattutto per sentire le nostre interlocutrici proprietarie di appartamenti. Avevamo già fissato per le 10.00 circa con una di loro; l’altra ci aveva fatto comprendere che bastava avvertire perché si rendesse disponibile. La terza persona l’avremmo vista nell’arco di tempo tra la prima e la seconda. Decidemmo comunque di avvertire che eravamo a pochissimi chilometri dall’uscita di Venturina, rassicurando che non ci sarebbero stati nuovi impedimenti.

Venturina è un piccolo borgo disteso nella pianura da cui poi si sale a Campiglia Marittima. E’ infatti, pur avendo la prevalenza numerica della popolazione complessiva, solo una frazione di quella cittadina che è a 232 metri sul livello del mare. Venturina proprio perchè alle pendici del Comune più importante si avvale di alcune fonti termali, due delle quali sono rinomate non solo tra i territori della Maremma ma anche fuori da questi. Il complesso più importante, che personalmente conosciamo da alcuni decenni, essendoci stati con i figlioli ancora piccoli una ventina d’anni or sono, è il Calidario. Si tratta di un complesso di vasche termali e di una serie di residence che si trovano proprio alle pendici del territorio del centro storico di Campiglia, prevalentemente medievale. Accanto a queste poco distanti ci sono le Terme di Venturina, una struttura moderna con vasca enorme ed anche in questo caso con la possibilità di trovare ospitalità nell’Hotel omonimo. Al di là della strada principale, Via delle Terme, un tratto dell’Aurelia Nord, vi sono due laghetti che possono, nelle ore più calde della giornata, ristorare il turista che non voglia utilizzare le spiagge, che distano poco meno di un chilometro in linea d’aria, di cui poi parleremo.

Venturina, lo impariamo subito in modo diretto, è così chiamata perché vi battono i venti in modo anche intenso e piacevole durante l’estate, smorzando così il senso d’afa. In modo indiretto ce lo confermano anche le persone che incontriamo. Quando arriviamo è ancora fresco e ci lasciamo accompagnare dal navigatore cellulare. Ci sono delle attività di trasformazione alimentare, come la PETTI: ci passiamo accanto. E poi dopo aver superato la Caserma dei Carabinieri, girando a destra lasciamo a sinistra il Corso principale del paese. A trecento metri il congegno elettronico ci dice di girare a sinistra, anche se i cartelli non indicano tale possibilità ma vediamo che altri prima di noi vi accedono. A destra c’è la Conad ed un centro commerciale modernissimo ma veniamo sospinti a girare a sinistra alla rotonda e procediamo diritto, costeggiando il Parco della Fiera. Lungo tutto il percorso il muro perimetrale del lungo Viale è adornato con una serie di ritratti che grandi artisti contemporanei hanno dedicato a grandi donne della Storia.

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UNA RISPOSTA all’ex governatore della Toscana che interviene su Facebook con un suo post – riportato in coda

UNA RISPOSTA all’ex governatore della Toscana che interviene su Facebook con un suo post – riportato in coda

Buongiorno anche a te, Enrico Rossi, che grazie ad “un sondaggio di Nando Pagnoncelli” ti appresti a “scoprire l’acqua calda”. Sono sarcastico, sì, irriverente. Ma bisogna che contribuisca con pochi cenni a darti una svegliata. So perfettamente di non meritarmi questo ruolo ma, visto che da qualche tempo lo vado scrivendo, lo vado dicendo, e – visto che non sono il solo – forse sarà il caso che ti rinfreschi la memoria. Innanzitutto il PD per andare a Sinistra deve cambiare rotta e, soprattutto, metodo; deve anche lavorare per costruire un modello di sviluppo che si orienti verso criteri ecologisti e civici, proprio come quella forza di Sinistra che in Toscana ha peraltro ottenuto, pur sostenendo nel calderone “magnum” Giani, un lusinghiero piazzamento. Ma, diciamocelo con sincerità, non se ne vede neppure l’ombra. Permangono macigni insormontabili ed insopportabili  sul cammino: in primo luogo la nuova Pista di Peretola con l’annuncio di interventi mortificanti dell’Ambiente per sanare i quali a nulla valgono le promesse di  “ristoro”; il tipo di raccolta differenziata che ha reso le strade di alcune città come quelle di Prato delle vere e proprie “discariche diffuse a cielo aperto”;  una Sanità che miracolosamente grazie all’ausilio del personale riesce a reggere all’urto delle emergenze (non solo quella legata alla “pandemia”) ma che con un accentramento massiccio delle funzioni sta creando disagi profondi.

Dovrei anche ricordare che Nando Pagnoncelli svela quella che è una realtà già evidente, spingendo alcuni a svolgere un po’ il ruolo dell’ingenuo della nota favola de “I vestiti nuovi dell’Imperatore” ed anche tu ci caschi. La Destra è “vincente”: in realtà in questa contesa come in quella del 26 gennaio scorso che ha riguardato l’Emilia Romagna non è stato il Centro (Centro) Sinistra a vincere: è stato Salvini a perdere.

 Dovrei ricordarti che “est modus in rebus” e che le “scorrettezze” procedurali si pagano in termini di consensi “convinti”: dire che “I voti a noi, allo schieramento e al presidente Giani sono arrivati dalla sinistra estrema, che è stata fortemente ridimensionata, dal bacino dell’astensione e da tanti compagni che altre volte avevano votato il M5stelle” comporta un “peso” non indifferente  per il prosieguo del cammino. Sono voti di disperazione, in risposta ad un timore che potrebbe essere davvero reso vano dall’arrivo di una figura più moderata come – solo per fare un esempio non replicabile – il governatore riconfermato del Veneto. Diciamocela tutta: in quei territori non vige certo la “dittatura neofascista” e non vi risiedono orde barbariche.

Intanto, facciamo in modo di non essere paternalisti e, se si vuole davvero cambiare rotta, diamoci da fare. Non ho più alcun ruolo per dire cosa debba fare la dirigenza del PD ma non mi esimo dal suggerire sommessamente che bisogna riequilibrare Segreterie e Direzioni, prendendo in considerazione alcuni cambiamenti che non sono stati riconosciuti, dopo l’arrivo al ruolo di Segretario di Nicola Zingaretti. A Prato anche l’elettorato ha di fatto riconosciuto questi cambiamenti, mentre la Segreteria risulta ancora squilibrata a favore dei precedenti assetti. Lo ripeto: non tocca a me, che ho lasciato il PD da più di sette anni, ma chi lo può fare lo faccia, soprattutto se vuole dare vita al cambiamento. Un cambiamento particolarmente del “metodo”; che non accada più che ci si rivolga a coloro i quali sono a Sinistra per invitarli a partecipare ad una coalizione della quale hanno già deciso programmi e candidati ai ruoli apicali. E’ lo stesso errore (ma è per davvero un errore”?) che è stato commesso a livello centrale nel richiedere al Movimento 5 Stelle di “accodarsi” in modo tardivo. Non si può continuare ad essere tanto presuntuosi e arroganti: solo riconoscendo questi ed altri errori si potrà avviare una stagione di confronti ed aperture. Non diversamente.

Questo è il post Facebook di Enrico Rossi

Buongiorno.

Un sondaggio di Nando Pagnoncelli ci avverte che il centrodestra, sia con legge elettorale attuale che con il proporzionale, è comunque avanti, anche se ha bisogno di Forza Italia.

Questo per dire che la vittoria alle elezioni regionali deve essere ben considerata, evitando facili entusiasmi.

Il successo ottenuto in Toscana conferma che il PD cresce solo se definisce a sinistra la sua identità, se rivendica un profilo politico e culturale meno indistinto e se dimostra di saper ben governare.

La svolta nella campagna elettorale è infatti cominciata quando con nettezza, anche grazie all’intervento di Zingaretti, si è parlato di antifascismo e di solidarietà, di modello toscano da difendere e rilanciare.

I voti a noi, allo schieramento e al presidente Giani sono arrivati dalla sinistra estrema, che è stata fortemente ridimensionata, dal bacino dell’astensione e da tanti compagni che altre volte avevano votato il M5stelle.

Dunque è un voto di sinistra quello che ci ha fatto vincere e a noi spetta di non deluderlo.

Il presidente Giani ha cominciato bene, rivendicando la propria autonomia e appartenenza alla cultura del “socialismo liberale” di Carlo Rosselli e mostrando attenzione verso una lista elettorale della sinistra civica a cui ha annunciato di voler dare un assessore.

Ora il problema é del partito democratico: come raccogliere la spinta alla partecipazione che viene dal voto, aprire le sezioni ai nuovi elettori per farli veramente contare nelle scelte, insediarsi con forza nel territorio, nei luoghi di lavoro e nei quartieri.

Io penso che dobbiamo essere noi a fare prima e meglio quello che Salvini ha detto di voler fare per la Lega: “stiamo organizzando come un partito vecchia maniera”.

Noi, che dovremmo essere anche gli eredi del PCI, non dovremmo avere difficoltà a riformare un partito che rischia di essere ancora impostato sull’idea del capo ma diviso in troppe correnti, ricco di tanti notabili e potentati locali ma povero di tessere e sezioni veramente aperte e luoghi di discussione e partecipazione politica.

Un partito “vecchia maniera” non significa certo rinunciare ai nuovi strumenti e alle nuove forme di coinvolgimento degli iscritti e dei cittadini, né alla rapidità che oggi necessariamente si impone per fare politica con efficacia.

C’è bisogno di una rigenerazione del PD, come partito della sinistra italiana, riformista per il cambiamento della società, di un partito con una nuova organizzazione.

Un partito nuovo.

PACE E DIRITTI UMANI XXIV – 24 (per la 23 vedi il 12 settembre)

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PACE E DIRITTI UMANI
XXIV – 24

Inoltre, l’89% degli intervistati è a favore dello svolgimento di test del DNA. L’83% ritiene che sia fondamentale l’accesso ad un avvocato competente ed esperto e, ancora più importante, il 55% pensa che non sia sufficiente consentire un esame del DNA se non si garantisce al condannato a morte l’accesso ad un avvocato competente ed esperto. Il 69% degli intervistati si dichiara preoccupato per il rischio di giustiziare un innocente, mentre solo il 24% lo è del rischio che un colpevole riesca ad evitare la condanna a morte.
Quanto ai prigionieri con malattie mentali, dei 38 stati che mantengono in vigore la pena di morte sono solo 13 quelli le cui leggi proibiscono le esecuzioni di persone che hanno un ritardo mentale: un analogo divieto è contenuto nelle leggi federali sulla pena di morte. Dalla reintroduzione della pena di morte nel 1976 sono stati giustziati almeno 35 prigionieri con malattie mentali. L’esecuzione di minorati mentali viola la risoluzione 1989, n. 64 del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, adottata appunto il 24 maggio 1989, concernebte le salvaguardie a garanzia della protezione dei diritti umani di coloro che rischiano la pena di morte. Questa risoluzione raccomanda che gli stati membri delle Nazioni Unite non ricorrano alla pena di morte per le persone che soffrono di ritardo mentale o hanno una competenza mentale estremamente limitata.
Vi sono anche casi di condannati amorte volontari, ad esempio l’esecuzione di Dan Patrick Auser in Florida. Dopo un temporaneo rinvio disposto da un giudice distrettuale il 25 agosto scorso ha avuto luogo in Florida l’esecuzione di Dan Patrick Auser un uomo la cui vita era stata segnata dalla malattia mentale e da numerosi tentativi di suicidio. La Corte d’Appello federale dell’undicesimo circuito ha respinto il ricorso dell’avvocato Gregory Smith, secondo il quale il prigioniero non era mentalmente competente né in grado di prendere decisioni sul proprio destino. Auser, condannato a morte nel 1995 per aver assassinato una donna in un motel, aveva chiesto che nulla impedisse la sua esecuzione e aveva licenziato un precedente avvocato che intendeva dimostrare che il suo cliente aveva volutamente esagerato i particolari macabri dell’omicidio per ottenere la condanna a morte. “Questa condanna a morte non valida poiché si basa su falsità prodotte dal signor Auser nel tentativo di sovvertire il corso della giustizia e coinvolgere lo stato nel suo grandioso tentativo di suicidio” aveva dichiarato l’avvocato. Amnesty International si oppone alle esecuzioni dei “volontari”, considerandole come un suicidio assistito dallo Stato. Il fatto che sia un condannato a decidere di morire non significa che l’esecuzione sia meno crudele o che la responsabilità dello Stato sia minore: la decisione di un prigioniero di accelerare la propria fine può rappresentare un’ultima disperata risorsa per porre termine nel più breve tempo possibile alla sofferenza ed alla attesa angosciosa, o più semplicemente può essere la conseguenza di una malattia mentale che dovrebbe essere adeguatamente curata: Auser è stato il settantaduesimo “volontario” messo a morte dal 1976, anno della ripresa delle esecuzioni.
Io ho finito: vi ringrazio per avermi ascoltato.

Termina qui l’intervento della signora Liviana Livi, delegata di Amnesty International di Prato

Riprende a condurre la serata il prof. Giuseppe Maddaluno, coordinatore delle Commissioni Scuola e Cultura delle cinque Circoscrizioni del Comune di Prato

Fine parte XXIV – 24

CINEMA – Storia “minima” 8 – gli anni Trenta (per la parte 7 vedi 10 settembre)

CINEMA – Storia “minima” 8 – gli anni Trenta (per la parte 7 vedi……)

8.
Il cinema Americano, come abbiamo potuto intravedere dalle vicende che coinvolsero tanti talenti, giovani o meno giovani, europei (tra tutti ricordiamo appunto Fritz Lang e Alfred Hitchcock, oltre che, per un breve intervallo, una sorta di gita fuori porta, Sergei Eisenstein), in quegli anni cominciava a dettar legge soprattutto per la parte che riguardava il cinema di evasione, la commedia soprattutto, diventando punto di riferimento dello show-business. Una di queste da segnalare per l’anno 1934, fu “Accadde una notte” di Frank Capra, che segna – oltre alla consacrazione divistica della mascolinità di Clark Gable – l’avvio di quel cinema buonista, paternalista ottimista che interpreta una parte importante del mito americano.

Tra il 1933 ed il 1935 Jean Renoir dopo i primi successi apre un percorso di capolavori, come “Madame Bovary” una rilettura meno rigorosa del capolavoro di Flaubert e più condizionata dalla sua visione sociale contemporanea. Il film che lo consacra definitivamente al Paradiso cinefilo sarà “Toni”, una storia drammatica incentrata nel mondo del sottoproletariato degli immigrati italiani nel sud della Francia. Renoir fu ispirato da fatti realmente accaduti (alla fine dell’Ottocento, da quelle parti, in Provenza, ad Aigues Mortes c’era stata una strage “razzista” che aveva visto coinvolti alcuni immigrati italiani) anche se ne volle raccontare solo alcuni aspetti legati a storie intime e personali di amore e morte. E’ molto importante sapere che su quel set operò come aiuto regista il giovanissimo Luchino Visconti (nel suo primo vero grandissimo film, “Ossessione”, prototipo della stagione del Neorealismo italiano,riconosceremo gli stilemi del suo maestro, Jean Renoir).

Non possiamo dimenticare di segnalare che in quegli stessi anni prosegue la splendida carriera documentaristica di Robert Flaherty, che coglie il segno ancora una volta dopo “Nanook”, “L’ultimo Eden” e “Tabu” con un nuovo capolavoro di documentazione drammatica, “L’uomo di Aran” che narra il rapporto dell’uomo con le forze della Natura, utilizzando una tecnica fotografica di grande livello artistico. Il film che venne premiato al Festival di Venezia come miglior film straniero nel 1934, si incentra appunto su una famiglia di pescatori alle prese con la durezza del lavoro in una realtà nordirlandese impervia e ventosa.

Certamente meno problematica dal punto di vista antropologico e sociale narrata da Lubitsch nella ripresa della famosa operetta di Franz Lehar, dopo la prima edizione che nel 1925 era stata proposta da Erich von Stroheim, in una sorta di “allegra” vacanza dopo Femmine folli e Greed. Ma il successo per Lubitsch – visto che per la prima volta si poteva utilizzare il “sonoro” (che per un’operetta è essenziale) – fu assicurato. Si tratta ovviamente de “La vedova allegra” di cui riporto la colonna sonora originale.

Affacciandoci poi sul nostro palcoscenico nazionale, quello italiano, il 1934 è anche l’anno dell’epopea garibaldina, unitaria, antiborbonica e inevitabilmente sabauda del film “1860” di Alessandro Blasetti. Il film racconta la preparazione dell’impresa dei Mille e il suo regista fu certamente condizionato dal periodo storico nel quale egli viveva, il Ventennio fascista.


Del 1935 segnaliamo l’uscita del primo film con persone in Technicolor, “Becky Sharp” di Rouben Mamoulian, ispirato al romanzo “La fiera delle vanità” di William Makepeace Thackeray. Questa tecnica era stata utilizzata prima di allora per alcuni film di animazione della serie “Silly Symphonies” di Walt Disney, come quello dal titolo “Fiori e alberi” del 1932.

Fine parte 8

Aspetti negativi e aspetti positivi della Sanità pubblica toscana (partendo da alcune esperienze personali) parte 2 (per la 1 vedi 9 settembre)

Aspetti negativi e aspetti positivi della Sanità pubblica toscana (partendo da alcune esperienze personali) parte 2

Càpita – prima o poi – di dover ricorrere a qualche cura, al bisogno di un consulto. Càpita a ciascuno di noi per questioni più o meno importanti di dover avere delle informazioni, di dover ricorrere all’ausilio di uno specialista, di dover prenotare una visita. Siamo in Toscana: dicono che la Sanità di questa Regione sia tra le migliori e quasi certamente qua e là sul territorio toscano qualche elemento di eccellenza affiora. E, poi, è indubbio che in un consesso di quasi ciechi quello che ci vede poco risalta. Sono ingeneroso, e lo so molto bene, e avverto di non poter fornire un giudizio sereno, visto quel che mi accingo a rilevare.
Nulla di grave, ma ho avuto bisogno di cure specialistiche: due cisti sebacee sulla nuca, da asportare. A fine agosto dello scorso anno decido di sottopormi ad una visita ambulatoriale chirurgica all’Ospedale di Prato; chiamo il numero del cup e dopo qualche minuto riesco a parlare ed a trovare un appuntamento per metà settembre: sono fortunato (così mi dice l’operatrice) perché proprio in quel frangente c’era stata una disdetta e quindi l’attesa non sarebbe stata così lunga (peraltro la mia richiesta non ha alcun motivo di essere considerata urgente).
Non la faccio lunga ma a conclusione della visita che si svolge il 17 settembre 2019 accetto di essere sottoposto alla asportazione chirurgica delle due cisti prevista per il 28 agosto del 2020. In quella data indubbiamente nessuno di noi poteva avere la benchè minima preveggenza di quel che sarebbe accaduto dalla fine di febbraio ad oggi con la pandemia Covid19. Ma neanche ci si attendevano, motivati da ragioni di “risparmio” ma anche di “razionalizzazione” (qui qualche “fenomeno” politico amministrativo poteva essere di aiuto), quei meccanismi farraginosi che di lì a poco la Regione Toscana avrebbe posto in essere con il numero unico per le prenotazioni e per le informazioni. Detta così, e leggendo e rileggendo i comunicati ufficiali, sembra che si tratti di una vera e propria modernizzazione rivoluzionaria che avrebbe reso più facile l’accesso del pubblico.
La prevalenza degli aspetti comunicativi rispetto alla utilità di tale accentramento del servizio informazioni e prenotazioni mette in evidenza come la “modernità” pubblicizzata si ponga nettamente a scapito della concretezza funzionale. Ma al “ridicolo” non c’è mai limite.
Fiducioso nella tecnologia ritornato dalle ferie ho ritenuto utile contattare il centralino del CUP dell’ASL di Prato per capire se l’intervento del 28 agosto sarebbe stato confermato (immaginavo che ci potessero essere degli slittamenti causati dagli eventi pandemici). Riformo il numero che avevo contattato in precedenza e scopro che “ora” c’è un numero unico per tutti i territori della Ausl Toscana centro (Firenze, Empoli, Prato, Pistoia). Niente di male, mi dico: si tratterà di aspettare un po’ di più perchè ovviamente la platea dei potenziali interessati è molto più ampia; ma avranno di certo preparato un format generale che contenga l’insieme delle richieste. Mi dico che tutto sommato l’aiuto della tecnologia può rendere l’uomo più felice, può velocizzare le risposte ai bisogni.
Vengo immediatamente smentito dai 45 minuti di musichine e messaggi ripetitivi che sono costretto a subire (ho il tempo anche di immaginare le enormi difficoltà degli analfabeti digitali – e non solo digitali) e poi, ciliegina sulla torta, da una gentile impiegata centralinista che, dopo avermi ascoltato attentamente mi dice che mi collegherà immediatamente con la struttura di Prato.
Ovviamente e innanzitutto mi sento “scemo”. E poi, una volta ricevuta la conferma della data dal CUP di Prato mi sono chiesto perché mai un cittadino debba perdere del tempo in questa sorta di girotondo. I politici ed amministratori tecnòlogi ultramoderni li sento già concionare sul fatto che vi è la possibilità di accedere al CUP online e mi viene la voglia frenetica di mandarli a quel paese. Io so aggeggiare “abbastanza” e non so se merito per questo motivo la sufficienza, ma non più della minima sufficienza. Penso ai milioni di “deficienti digitali” e sono davvero sgomento per il “nostro” futuro. Ma veniamo agli aspetti positivi.

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I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 14 (per la 13 vedi 8 settembre)

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I CONTI NON TORNA(VA)NO parte 14 (per la 13 vedi 8 settembre)

prosegue la trascrizione del Documento sul Dimensionamento redatto dalla Commissione Cultura del Comune di Prato in preparazione della seduta aperta che si sarebbe svolta il 14 dicembre del 1998

La Commissione esprime il parere che si limitino al massimo i disagi alla popolazione scolastica, evitando se possibile spostamenti di scuole da una parte all’altra della città, tenendo conto del ruolo che istituti importanti hanno avuto e continuano ad avere nella realtà cittadina in relazione ad uno specifico territorio, richiamandosi espressamente a quanto detto a più riprese nel succitato Decreto 233. Bisogna altresì evitare, mantenendo un’ampia diversificazione sul territorio, nell’ambito dell’insegnamento superiore, la contiguità di scuole consimili, anche se con specificità differenziate: si ricorda a tale proposito ancora una volta il documento del Consiglio Scolastico Provinciale, allorchè si richiama allo stesso problema.

La Commissione fa presente che il Decreto in oggetto parla di dimensionamento delle istituzioni, e non delle strutture, scolastiche e richiama l’attenzione esclusivamente sui parametri quantitativi minimi (500) e massimi (900) cui dovranno, pur se a regime ed orientativamente, attenersi le Conferenze nel tracciare le linee del PIANO.

La Commissione non ritiene opportuno andare ad un’utilizzazione sempre “a pieno” delle strutture, in quanto gli spazi vitali di un Istituto non si limitano al numero di Aule normali disponibili, ma consistono soprattutto in Aule Speciali, Biblioteche, Palestre, Laboratori, Mense e quant’altro non specificato, anche per consentire possibili sviluppi in settori quali corsi di recupero, attività pomeridiane, la formazione continua, la formazione permanente, l’educazione degli adulti, la formazione professionale, i corsi post-diploma, l’aggiornamento del personale e quant’altro non specificato.

La Commissione considera con preoccupazione la strutturazione di istituti che a regime supererebbero, così come vengono presentati, di gran lunga il parametro quantitativo massimo, mentre vede con favore la concessione di speciali deroghe ad Istituti che, pur essendo attualmente al minimo oppure oltre il massimo parametro, hanno caratteristiche tali da non poter essere dimensionati diversamente da come sono. Allo stesso tempo ritiene difficilmente proponibile la concessione di deroghe o il mantenimento “sic et simpliciter” di Istituti sovradimensionati che abbiano sullo stesso territorio scuole consimili con lo stesso specifico ordinamento: in ciò il ruolo degli Enti Locali dovrà agire con cautela e moderazione, concordando modalità e tempi di attuazione che, come già detto, dovranno essere uguali per tutti. Proprio per questo il dimensionamento non dovrebbe tener conto in maniera esclusiva dei contenitori.

La Commissione pur condividendo l’impostazione che tenda ad evitare il frazionamento su più sedi, sottolinea che, nel caso questo sia necessario per istituti sovradimensionati, la sede staccata sia intesa anche come un’operazione tendente al futuro improcrastinabile riequilibrio.

La Commissione sottolinea inoltre come sia fortemente importante offrire a tutte le scuole, attraverso il Piano, una buona occasione per migliorare, o quantomeno mantenere l’attuale livello della propria proposta di offerta formativa in relazione anche all’ambito territoriale ed ai bacini di utenza specifici cui si riferiscono.

La Commissione, quanto al più volte ventilato Polo Tecnico, esprime delle forti perplessità sulla sua necessità in un centro come il nostro, di media grandezza ma non paragonabile a città come Roma, Milano o Napoli; ritiene invece che nell’ attuale situazione debbano essere mantenute delle diversificazioni rispetto all’offerta formativa sul territorio, che garantiscano pienamente, con gli attuali standard, il pieno diritto allo studio

La Commissione per quanto non altrimenti specificato fa espresso riferimento al precedentemente documento redatto dalla III Sezione Verticale del Consiglio Scolastico Provinciale sul dimensionamento della rete scolastica nella provincia di Prato ed approvato a larghissima maggioranza.

La Commissione chiede di poter dibattere in Aula la proposta complessiva del Piano prima che esso venga portato all’approvazione definitiva nell’ambito della Conferenza.

.La Commissione esprime il parere che si debbano limitare al massimo i disagi alla popolazione scolastica e si debba mantenere inalterato ( e per lo più migliorato ) il livello qualitativo del diritto allo studio evitando altresì, con il mantenimento di un’ampia diversificazione sul territorio, nell’ambito dell’insegnamento superiore, la contiguità di scuole consimili (anche se con specificità differenziate), così come è stato evidenziato anche dal Consiglio Scolastico Provinciale in un’aggiunta al documento citato approvata anch’essa a larghissima maggioranza.

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Una grande sfiducia verso la classe politica, verso le forze politiche ed i suoi rappresentanti: Parte 2(per la parte introduttiva vedi 5 settembre)

Una grande sfiducia verso la classe politica, verso le forze politiche ed i suoi rappresentanti: Parte 2 (per la parte introduttiva vedi 5 settembre)

Tutto concluso: macchè! Una parte dei parlamentari, 71 sottoscrittori – 7 in piu’ di quanto fosse sufficiente – hanno depositato in Cassazione la loro richiesta di rimettere al giudizio dell’elettorato la proposta di legge costituzionale. Legittima ma ovviamente strumentale ed incoerente, visto che molti degli stessi firmatari aveva obbedito pedissequamente (ciò è ovvio dato il repentino “pentimento”) alle indicazioni dei Partiti in occasione delle diverse fasi (non una sola) in cui si è suddiviso il trattamento di tali modifiche.
Chi ha ovviamente messo in moto il meccanismo referendario appartiene alla classe politica di primissimo livello che avverte il rischio di non essere ricandidata, quella parte che è stata chiamata “casta”, riferendo tale appellativo alla loro, presunta ma accreditata dai fatti, intangibilità. Quella parte che propendendo per il No alla riconferma di quel testo che in modo definitivo con Legge costituzionale ha ridotto il numero dei parlamentari, sta operando allo scopo di mantenerlo nella sua attuale quantità.
Come si può avere fiducia in questi personaggi che prima approvano un testo ed una scelta e poi si avviano a proporne la negazione? La richiesta in Cassazione di poter rivedere tale decisione non è stata contrastata nemmeno un po’ dagli apparati politici di riferimento dei singoli proponenti. In realtà ciò viene autorizzato in modo ipocrita, giustificandosi con una volontà di rendere maggiormente democratica la riduzione dei parlamentari, senza peraltro tener conto che è nella volontà degli elettori, quella espressa attraverso sondaggi, che hanno più volte confermato la preponderanza del SI: anche i più recenti, quelli ultimi a ridosso della consultazione, che tuttavia vedono un calo del SI, dovuto quasi certamente alla sequela di enunciazioni sui gravi pericoli che la Democrazia, con questo attentato alla Costituzione, va correndo. E’ indubbio che le scelte non vanno fatte in modo tranchant – con un semplice SI o con un altrettanto banale NO – e che occorre di conseguenza modificare alcune parti della legislazione in tema di diffusione della Democrazia, espandendola però sui territori e riportandola da questi verso il luogo centrale deputato alle decisioni legislative.
Gli stessi personaggi politici – e civici – che spingono per un NO vanno operando in modo drastico e drammatizzante come se si dovesse trattare di una battaglia finale sui temi delle libertà costituzionali: da una parte sconfessano se stessi e dall’altra non assegnano alcuna fiducia su coloro che dovranno in ogni modo – qualsiasi sia il risultato della consultazione – mettere mano ai meccanismi “democratici” necessari a far funzionare la riforma base. Ci si richiama al dettato costituzionale lanciando apertamente timori sulla tenuta democratica del Paese, ben sapendo (non fosse così, sarebbe ben molto grave) che i “pilastri” della Carta sono immodificabili. Facendo questo, gettano discredito su se stessi, confermando il degrado purtroppo “naturale” del mondo politico, che mette in luce il bassissimo livello culturale dei suoi rappresentanti, alcuni dei quali si scagliano contro i sostenitori del SI (ancor più quando appartenenti al coacervo – vero o presunto – dei propri sostenitori) apostrofandoli come traditori.
Ancor più grave per l’appunto, è la colpa – a detta di costoro – di chi, essendo di Sinistra, afferma di voler votare “consapevolmente” a favore della riduzione del numero dei rappresentanti parlamentari. Si arriva a considerarli fuori da quei consessi ideologici, all’interno di una pura ed ormai superata – nella realtà quotidiana – barriera tra i vecchi schemi.

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Pubblico questo post appena chiuse le operazioni di voto.

Pubblico questo post appena chiuse le operazioni di voto.

Ad urne chiuse e mentre le operazioni di voto sono ancora in corso provo a costruire delle previsioni, e sarò forse anche molto severo.

Facciamo il punto: ho votato intorno alle sette e mezza di ieri domenica 20 settembre. Ora dirò come ho votato per il Referendum; non dirò cosa ho votato per la Regione Toscana.

Per quest’ultimo tema scrivo che, nel caso in cui si dovesse andare al “ballottaggio” tra Centrosinistra (Giani) e Centrodestra (Ceccardi) sceglierò tra tre opzioni: 1) non andare al seggio (visto il periodo, forse “non andrò al mare”); 2) votare scheda bianca; 3) annullare con una chiara attestazione la scheda con “Questo o quella per me pari sono”.
Come ho da tempo anticipato confermo di aver votato SI per la riconferma della riduzione numerica dei parlamentari. Sono sempre più convinto che, solo se la legge costituzionale approvata dal Senato della Repubblica, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta dell’11 luglio 2019, e dalla Camera dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, nella seduta dell’8 ottobre 2019, verrà confermata potremo procedere per una Riforma complessiva pienamente rispondente ai valori fondamentali della nostra Carta costituzionale. Potremo intervenire per creare un humus virtuoso diffuso sui territori, allo scopo di allargare i processi partecipativi non in maniera “fittizia” come è adesso. Chi è contrario a questa riduzione non ha veramente a cuore i processi partecipativi. Chi vuole che vi sia una Democrazia rappresentativa più forte – come sostengono gli assertori del NO – dovrebbe comprendere che è insostenibile il mantenimento di un apparato unico centralizzato così come è oggi previsto e dovrebbe aver ben compreso che è solo come correttivo alla riduzione che si potrà più fortemente richiedere che siano riconosciuti istituzionalmente rappresentanti dei territori per la costruzione di una vera Politica partecipata. Chi ha sostenuto e sostiene che non sia di Sinistra colui che vota SI o mente sapendo di mentire oppure, obnubilato dagli deologismi, non si è nemmeno reso conto che – laddove prevalesse il NO – sarebbe opera di una massiccia adesione delle Destre, le peggiori fin qui provate nel periodo “democratico”. E non finisce qui! Poichè la proposta per il SI è partita dalle due principali forze politiche che formano l’attuale assetto governativo (M5S e PD) laddove il “popolo” rigettasse la proposta con la prevalenza del NO sarebbe logico aspettarsi le immediate dimissioni dell’attuale Governo con tutte le conseguenze del caso in un periodo così delicato per la storia del nostro Paese. Bella operazione avrebbero fatto coloro che si reputano esclusivi detentori del pensiero di SINISTRA.
Quanto al Partito Democratico la cui Direzione ha dato il via libera al SI con 188 favorevoli, 13 contrari, 8 astenuti ( 11 non hanno partecipato al voto ) a me è parso un gesto doveroso ma affine al vituperabile perenne inossidabile “teatrino” della Politica, che sarebbe da riformare ed è purtroppo irriformabile. Dico questo, perché il “via libera” non è servito a nulla, visto che in tantissimi membri dell’apparato partitico si sono straimpegnati per il “NO”, impegnandosi ventre a terra per il rigetto della proposta referendaria, trincerandosi dietro un “voto di coscienza” in dissenso. Passasse il NO (lo dico agli amici del PD zingarettiano) l’intera Direzione dovrebbe rassegnare le dimissioni.
Concludo questo post riservando un pensiero alla Sinistra, quella che ritiene di essere l’unica depositaria della Verità. Quella che dopo aver attaccato la candidatura del rappresentante del Centrosinistra si ritroverebbe a votare per lui in un possibile ballottaggio. Tale gesto è legato alla frequente resipiscenza della Sinistra che la porta a votare quello che si definisce “il meno peggio” (Giani). Se fossi in lui mi sarei già offeso; ma – lo si sa da tempo – i politici di professione (e non solo quelli) hanno il pelo sopra il cuore e se ne strafregano. Io, di Sinistra, che ho votato SI ho detto quel che farei nel ballottaggio. Trovo per ora superfluo dire di più.

Giuseppe Maddaluno